.

.

Saturday, September 28, 2019

Louisiana: esplode un cluster di pozzi di gas. Fiamme per un mese e fiamme ancora.





Ogni tanto, per abitudine, controllo in giro per il mondo scoppi e simili di infrastruttura petrolifera.

Come detto in passato, per quanto possibile voglio tenere viva l'idea che trivellare non e' mai cosa buona e giusta, specie in un paese come l'Italia, ed e' per questo che continuo a voler tenere alta l'attenzione.

Ed ecco qui. Una serie di pozzi di gas naturale dove si trivella con la tecnica del fracking sono scoppiati nel nord-est della Louisiana, il giorno 30 Agosto e sono ancora che li ardono, un mese esatto dopo l'episodio.  Secondo i tecnici locali il tutto ardera' ancora per molto. 

Lo scoppio e' avvenuto proprio il giorno dopo le operazioni di fracking, in localita' Coushatta nella cosiddetta Red River Parish, con una torre di fuoco che era ben visibile a 30 miglia di distanza.  La citta' grande piu' vicina si chiama Shreveport. Non e' ben chiaro perche' il pozzo iniziale sia esploso, ma il fatto e' che fiamme e boato sono stati fortissimi. Il pozzo e' parte dello Haynesville Shale, un'area ricca di gas metano.

Qui ogni cluster contiene una serie di pozzi collegati. Non si sa nel caso specifico quanti pozzi siano scoppiati, alcuni siti parlano di due pozzi, altri di almeno quattro, che e' il numero minimo di pozzi collegati in ciascun cluster.  Non si sa.

Ovviamente c'e' preoccupazione per tutti gli inquinanti rilasciati in atmosfera sopratutto considerato che il blowout ha sputato robaccia per un mese.

Il gas dentro questi pozzi e' sotto pressione e cosi quando scoppiano, letteralmente tutto quello che e' mescolato con il gas, fluidi di perforazione, acque di scarto, residui petroliferi, tutto viene rivomitato dal sottosuolo in superficie.

Ovviamente visto che siamo in Louisiana, una specie di Basilicata d'America, ma peggio in quanto ad impatto ambientale e corruzione, l'ente predisposto per la protezione del creato, il Louisiana Department of Environmental Quality (LDEQ) dice che e' tuttapposto e che il "gas e' pulito".

Ahh, allora!
 
Comunque continuano a monitorare alla ricerca di SO2, H2S, composti organici volatili e .. altri esplosivi.  Ma, come detto, e' tuttapposto.

Ma come puo' essere? 

E il metano che esce in atmosfera non conta? E le fiamme che ardono davvero non rilasciano niente, ma proprio niente di dannoso?

A quanto pare no.

Ce' gente che vive a circa due chilometri dallo scoppio e a loro non e' stato comunicato niente. 

Ma intanto i pozzi continuano ad ardere. Cosa fare?

Si potrebbe trivellare dei pozzi parallelo per in qualche modo catturare il gas e le altre sostanze di risulta in modo che non vengano rilasciate in atmosfera, ma questo e' difficile e costoso, e abbisogna di molto tempo.

E quindi per ora la sola soluzione e' lasciare che il tutto arda fino alla fine.

Intanto, il metano che viene rilasciato e' un potente gas serra che, secondo alcuni studi e' anche 86 volte piu' potente della CO2 in quanto a provocare surriscaldamento sulla terra.

Si stima che negli USA almeno, i pozzi di gas e di petrolio rilascino in atmosfera enormi quantita' di metano, di piu' di quanto non dicano le stime ufficiali. Anzi, fino al 60% in piu'!

Qui non si sa nemmeno quanto metano in totale finora e' stato rilasciato e di quante migliaia di metri cubi sara' la conta finale di metano, nitrati e altri gas volatili che portano a inquinamento, effetto serra, e alla fine cambiamenti climatici.

E i residenti?

Ovviamente sono arrabbiati. La ditta che gestisce il pozzo, la GEP Haynesville, appunto non ha avuto niente da dire, da comunicare. La gente pero' ha visto e avvertito fiammate, puzze e tremori delle loro case.  Ogni tanti ci sono scoppietti addizionali.

Thursday, September 26, 2019

L'Indonesia sposta la capitale da Jakarta perche' affonda





 Jakarta, oggi, in alto

Provincia di Kalimantan, in basso




Ecco qui.  La prima citta' capitale e vittima dei cambiamenti climatici, Jakarta in Indonesia non sara' piu' la capitale del paese. Tutti gli uffici e le funzione associate alla capitale verranno trasferite a Borneo.

Lo dice il presidente Joko Widodo che annuncia che la nuova capitale sara' nella provincia di East Kalimantan, appunto sull'isola di Borneo.

La decisione non e' stata presa alla leggera. Dopo aver studiato documenti e meterologia degli scorsi tre anni, Widodo dice che il suo team e' giunto alla conclusione che Jakarta, popolazione 10 milioni
ha troppi problemi per essere ancora la capitale.

Traffico, troppa gente, inquinamento e ... elevato rischio di disastri naturali. La citta' e' certo in un posto strategico, altrimenti non l'avrebbero scelta come capitale tanti anni da, ma essendo diventata il centro di tutto, dell'attivita' governativa, della finanza, del business e del commercio Jakarta non ce la fa piu'.

E in piu' sprofonda. Jakarta, e' sull'isola di Java, che appunto scende di ben 24 centimetri l'anno in alcuni posti. Anzi meta' dell'isola gia' adesso e' sotto il livello del mare. E dunque ci sono gli elevati rischi di allagamenti e di danni. Alcuni calcoli dicono che la citta' potrebbe essere completamente sommersa entro il 2050. fra quasi 30 anni.



La nuova capitale invece sara' scelta per essere esente dalla maggior parte dei rischi, e non si trovera' ne' sull'isola di Java, ne su quelle di Sulawesi, Bali o Lombok, che non solo sono a rischio allagamento, ma anche a rischio tsunami, eruzione volcanica, e terrmoti. Tutti eventi che sono successi negli scorsi anni. 
 
La provincia di Kalimantan pero' e' fragile e delicata per altri motivi: e' una delle poche aree rimaste della terra dove vivono ancora gli orangotanghi, indisturbati. 

Ma cosa vuoi che contino gli orangotanghi? Abbiamo gia' distrutto parte dell'isola di Java, e ora passiamo alla casa degli orangotanghi. 
 
Sono stati gia' stanziati 33 miliardi di dollari per il trasloco della capitale da Jakarata a Kalimantan e i lavori potrebbero gia' iniziare nel 2021.
 
Siamo in troppi su questo pianeta, e per far spazio all'uomo, alle sue mille comodita' e ai suoi mille desideri eccoci qui, a togliere spazio vitale a tutto quello che resta sul pianeta, orangotanghi, alberi, uccelli. 
 
 

Wednesday, September 25, 2019

Canada: raccolta pubblica di 3 milioni di dollari per salvare la natura dalle palazzine











E' stata una iniziativa che ha coinvolto tutta la comunita', studenti, adulti, pescatori, negozianti e professionisti che in pochi messi hanno raccolto 3 milioni di dollari canadesi per comprare 800 ettari di terreno e di costa nel Princess Louisa Inlet.

La zona e' nota come Yosemite del Nord ed e' il risultato di un processo di erosione naturale scavato dai ghiacciai nel corso di milioni di anni.

Questo Princess Louisa Inlet si trova in una delle zone piu' selvagge del Nord-est del Canada, nel British Columbia, con foreste, cascate, orsi e aquile maestose.

Ci si arriva principalmente in barca, e nei dintorni isole, isolotti, piccoli villaggi, montagne, baie e tanti alberi e vedute spettacolari.

Alla fine del 2018 il proprietario del terreno in questione, il cui nome non e' stato reso pubblico, ha annunciato che tre lotti di terra che si snodavano lungo cinque chilometri di costa sarebbero stati venduti nel 2019.

Arriva una folta schiera di costruttori, disboscatori, speculatori.

Ma arrivano anche i cittadini che vogliono salvare la costa, gli alberi e la foresta.

Detto fatto.

Creano una fondazione di amici della costa, guidata da Andrew Day, cittadino normale.

A Marzo 2019 i primi contatti con i venditori.

A Maggio 2019 viene stabilito un prezzo.

3 milioni di dollari.

Solo un piccolo problema -- Come fare per racimolare tutti questi quattrini?

A Giugno 2019 viene messa in azione l'unica cosa possibile: l'acqjuisto da parte della collettivita'.
Residenti, visitatori, scuole, commercianti, indigeni locali. Basta solo pensare che ogni anno per turismo arrivano qui circa 10,000 inbarcazioni.  Andrew Day cerca di coinvolgerli tutti, vicini e lontani

E tutti si sono sentiti parte di questa iniziativa, anzi sono arrivi anche fondi da lontano, incluso dal Giappone e dalla Germania.

L'ultimo contributo e' arrivato da Benjamin Lightburn, un investitore di Vancouver, che in Agosto aveva letto dal sito web della TV canadese, il Canadian Broadcasting Corporation che mancavano solo 100,000 dollari per arrivare alla fine dei tre milioni. E cosi ce li ha messi lui.

E cosi, a Settembre 2019, dopo tre mesi Andrew Day, manda online l'annuncio che tutti aspettavano. 
I tre milioni di dollari sono stati raccolti.

La natura, almeno qui, e' salva.

Tutti hanno donato quello che potevano, da un dollaro fino ai centomila di Mr. Lightburn.
L'acquisto impone che non si potra' costruire per l'eternita'.

Il sito diventera' un parco pubblico, con il livello piu' stringente di conservazione. Saranno vietati il disboscamento, lo sfruttamento di ogni risorsa mineraria, e la costruzione di impianti idroelettrici. Nella pianficazione dell'uso del sito un ruolo speciale andra' agli shishalh, cioe' ai membri della comunita' indigena Sechelt First Nation, che da millenni vivono qui, in simbiosi con i ritmi della natura.

Tutto questo e' bello, ed e' raro, perche' l'acquisto non arriva dal mega-riccone di turno, quanto da donazioni di tanti cittadini, chi piu' facoltoso, chi meno, ma tutti hanno lavorato assieme per un risultato che dara' benefici a tutti.

Monday, September 23, 2019

Greta, ti voglio bene



Ho esitato a lungo prima di scrivere di Greta.

Mi pareva che di attenzione ne avesse gia' tanta, che sapesse il fatto suo, che fosse determinata e certa,  e che avesse smosso tante coscienze con la sua incoscienza di sedicenne, bella e innocente. E mi pareva che di lei fossero state scritte gia' tante cose, nel bene e nel male, delle sue trecce dei libri scandinavi di quando ero io adolesecnte, dei suoi viaggi in barca attraverso l'oceano, dei suoi sit in invece che andare a scuola, dell'idea di darle il premio Nobel per la pace.

Non avevo niente da aggiungere, per pudore verso una ragazzina caparbia ed idealista con una meta.
Ed e' sempre bello vedere le persone giovani avere degli ideali, quali che siano.

E invece vederla quasi in lacrime all'ONU ha smosso in me un sentimento di tenerezza, di una persona probabilmente stanca e forse un po confusa, che si e' ritrovata simbolo di una cosa piu' grande di se stessa e che cerca di fare del suo meglio in questo calderone mediatico in cui si e' ritrovata.

Uno ci deve pensare: a sedici anni a parlare a tutti questi imbalsamati della politica che non fanno un passo se non tutto il gotha dell'economia, dell'establishment, delle banche non ha prima dato il suo benestare, mentre che tutto il mondo la critica o la squadra.

Ho visto la sua impazienza, la sua rabbia, la certezza cristallina dentro di se che il clima e' davvero la cosa piu' importante del pianeta, piu' dell'immigrazione, della fame nel mondo, dei diritti delle donne e di Trump, Salvini e Macron. Perche' senza un pianeta sano, e tutto quello che rende il pianeta sano, alberi, animali, cieli blu e acqua limpida, non c'e' nemmeno tutto il resto.

E ho visto la sua frustrazione di fronte a codesti pseudoadulti di fronte a lei che non capiscono, che non si rendono conto che basta sedersi li, prendere decisioni logiche, e voila', si puo' iniziare domani a creare un pianeta senza fossili, migliore, per noi, per Greta e per tutti quelli che verranno dopo di noi.

La scienza e' chiara, l'evidenza e' lampante di fronte a noi, adesso, nel nostro quotidiano. Come fanno a non capire? A non vedere? A parlare di denaro, di crescita perenne, come se il pianeta fosse fatto per sfruttamento eternamente crescente. Come fanno a non pensare a quello che e' accaduto negli scorsi cento anni, e quanto peggio saranno gli anni a venire ora che tutto e' diventato fuori controllo. Ne parlo qui ogni giorno, ghiacciai che scompaiono, foreste distrutte, specie animali devastate, perdite di petrolio, inquinamento malato. Come non rendersi conto che non esistono prorita' piu' prioritarie di queste?

Evidentemente ci vuole il candore di una sedicenne a ricordarcelo.

E noi altri? A noi altri resta questo insegnamento: tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa, nel nostro piccolo o grande che sia per questo pianeta, che e' di tutti, specie dei nostri figli. Lo dico sempre: chi e' genitore ha una responsabilita' molto maggiore di comprare ai figli l'ennesimo gadget o vestito alla moda, ed e' quella di agire per il pianeta. Piantare alberi, stare attenti allo spreco, denunciare gli scandali, arrabbiarsi, protestare, essere strumenti di intralcio a speculatori e schifosi, trovando tempo e coraggio anche laddove non ci sono.  E questo perche' non c'e' dono piu' grande di un ambiente sano per le generazioni future.

Greta, cara. Ti voglio bene e ti ammiro. Sii forte, continua ad urlare la tua verita', non accontentarti delle parole, esigi i fatti. Non avere paura di loro, persone troppo immerse nella melassa e paralizzate.  Ti assicuro che sono loro ad avere paura di te, perche' non hai niente da perdere, perche'  non devi scendere a compromessi, perche' hai ideali puri. Circondati di persone che ti vogliono bene, cerca di prendere del tempo per te, e riposati ogni tanto. E quando sei stanca pensa a quante cose buone hai fatto in questi pochi mesi per il mondo intero.

Ti voglio bene, e ti sono grata.




Sunday, September 22, 2019

Il numero degli uccelli in Nord America e' calato di 3 miliardi di unita' dal 1970 ad oggi


La perdita di uccelli, che fa parte della perdita' di biodiversita' sul pianeta.

Dal 1970 ad oggi sono andati persi 3 miliardi di uccelli.

Alla fine, come sempre, tutto parte dalle azioni dell'uomo, che hanno portato ad estinzioni e a perdita di esemplari ad un tasso che il pianeta non ha mai visto prima.  A livello mondiale si stima che 
la popolazione mondiale di esseri vertebrati (uccelli, pesci, mammiferi ed anfibi) e' calato del 60% dal 1970 ad oggi.

In questi giorni uno studio in Science mostra i risultati di studi specifici sulla popolazione di uccelli nel Nord America. E' stato eseguito da un gruppo di studiosi del Cornell Laboratory of Ornithology, guidato da  Ken Rosenberg in collaborazione con l'ente nazionale di geologia americano, lo US Geological Survey, e assieme a varie organizzazioni ambientali, nonche' con l'input di vari cittadini che hanno monitorato il passaggio di uccelli.

Il risultato e' sorprendente, ma neanche troppo vista la moria globale di uccelli, anfibi, insetti. 
C'e' stato appunto un calo di 3 miliardi di unita' che il 30% della popolazione di uccelli del Nord America in 50 anni.

Negli scorsi 50 anni dunque, un uccello su quattro e' andato perso.

Le specie di uccelli a sorrfire di piu' di perdita sono gli uccelli comuni come emerge da una lista di 529 specie monitorati da vari gruppi, inclusi cittadini normali, e da dati radar.

Parliamo di rondini, merli, allodole, storni che un tempo aiutavano a marcare le stagioni, che compaiono nelle nostre poesie, e nei nostri cieli di primavera. E che adesso sono sempre piu' rari.

Durante gli studi metereologici, gli uccelli spesso vengono rilevati dai radar; e da questi dati meterologici monitorati nel corso degli anni, emerge che negli scorsi dieci anni la popolazione di uccelli e' calata del 14% .

In soli dieci anni.
 
Perche' gli uccelli sono in declino?

Lo studio non identifica una causa specifica, ma molteplici. Alla fine tutti sappiamo i veri motivi: la perdita di habitat, l'aumento dell'urbanizzazione, l'uso di pesticidi, l'inquinamento e tutto cio' che questo ha comportato.

Ci sono sempre piu' edifici, infrastruttura, e in genere perdita di aree aperte. Spesso gli uccelli muoiono a contatto con linee della corrente, con finestre e anche con infrastruttura collegata alla rinnovabili, come pale eoliche e simili. In altri casi vengono mangiati da gatti e altri animali domestici. Fa ridere? Si, ma ci sono studi che stimano che ogni anno vengono uccisi miliardi di uccelli per colpa di gatti, urti contro automobili,vetri, linee della corrente e turbine eoliche.
Tutto questo non vuol dire che le rondini stanno per estinguersi. Vuol dire solo che cinquanta, e anche solo dieci anni fa, ce n'erano molte di piu', e che se non facciamo niente le cose non faranno che peggiorare. Quello che e' sorpredente e' il tasso veloce di moria di questi uccelli

E perche' tutto questo e' preoccupante?

Beh, a parte per la bellezza, per la biodiversita' e per il nostro pianeta che cambia in una direzione a noi ignota, gli uccelli hanno un ruolo importante nel nostro ecosistema: mangiano insetti, disperdono semi aiutano la pollinazione, e sono cibo per altri animali (non solo i gatti!).

Hanno un ruolo fondamentale nell'agricoltura, specie per chi vuole praticare l'agricoltura sostenibile perche' mangiano pesti e riducono la necessita' di pesticidi.
Magicamente pero' alcune specie di uccelli hanno visto aumentare il numero di unita': sono uccelli acquatici e rapaci, come aquile e falchi. Perche'? Grazie a leggi per la loro protezione.

Per esempio, da quando il DDT e' stato vietato, alcune specie di aquile reali sull'orlo dell'estinzione sono tornate a fiorire. La stessa cosa puo' dirsi di specie che vivono in zone lagunari, anche qui a causa di legislazioni protettive.

Per saperne di piu' esiste un sito, detto 3billionbirds.org che indica come aiutare gli uccelli.

Tenere uccelli in casa, usare vetri schermati per non farci urtare gli uccelli, piantare alberi perche' l'ombra aiuta gli uccelli, evitare i pesticidi, ridurre l'inquinamento, tutte queste cose assieme, unite a leggi per favorire gli uccelli potranno fare la differenza se lo vogliamo.

Tutto questo riguarda il Nord America, ma solo perche' lo studio si e' svolto li. E infatti, aneddoticamente ogni tanto sento dire, specie dalle persone di una certa eta', che non ci sono piu' le rondini in primavera o le lucciole d'estate. 

Ma non deve essere per forza una sentenza di morte: nel 1963, erano rimaste solo 487 coppie di aquile reali.

Adesso ce ne sono piu' di 10,000.


Friday, September 20, 2019

Tutti i campus dell'Universita' della California divestiranno dalle fonti fossili



Siamo arrivati a questo, finalmente o in diretto attacco a Donald Trump non importa.

Tutta la University of California divestira' dalle fonti fossili.
Tutti i suoi 10 campus in giro per lo stato, da San Diego a San Francisco.
 
Il sistema universitario piu' grande d'America.

Perche'?

Perche' secondo i fautori di questa iniziativa, il rischio economico portato dagli investimenti in petrolio e' affini e' *troppo rischioso* per il futuro.

Non parlano di ambiente, quanto di vile denaro.  E cosi, ben 150 milioni di dollari sono stati ritirati dai fondi universitari, frutto di donazioni ed affini, che erano investiti nelle fossili.

Tuto questo e' musica per le orecchie di noi tutti ambientalisti e non far' che mettere piu pressione ad altre universita', enti pubblici e privati.

E certo sono considerazioni economiche ma tutto questo arriva da noi, ambientalisti, amanti della natura, attivisti che abbiamo reso l'idea di una fossil fuel economy obsoleta.

Non bisogna mai dimentiare l'enorme potere che abbiamo in termini di numero, di opinione pubblica, di consumatori.

Un giorno ci arriveremo e quel giorno deve arrivare presto. Sta a noi fare di tutto, svergognando ogni giorno singolo giorno petrolieri, speculatori, politici, signor-no ed affini a cui del pianeta non importa un fico secco.


Tuesday, September 17, 2019

Sannazzaro de' Burgondi: esplosione alla raffineria ENI

In alto: immagini dello scoppio di Sannazzaro del Dicembre 2016.
In basso: immagini dello scoppio di Sannazzaro del Settembre 2019.




Sono in Italia.

Lavoricchio dopo pranzo e tutto concitato mi chiama mio padre dall'altra stanza.

C'e' una esplosione dell'ENI a Sannazzaro de' Burgondi.

Le immagini del telegiornale, il TG3 delle 2:30pm non lasciano spazio ad equivoci.

Una enorme lama verticale gialla, rossa, grigia e nera invade il nostro televisore.

Arrivo in ritardo per il servizio completo ma sento solo le parole rassicurante della signorina del telegiornale.

Nessun problema per la qualita' dell'aria.

Seeeehhhhh.

Ma come possono pensare che tutta quella robaccia in atmosfera che esce fuori dal nostro schermo non abbia conseguenza alcuna per chi invece la vede entrare nei propri polmoni?

Ma ci credono davvero quelli dell'ENI o del TG3 o del PD o del M5S o della giunta comunale che davvero la qualita' dell'aria resta immutata dopo uno scoppio del genere?

Se lo credono sono scemi.

Intanto vado su internet ad indagare. Pare che il tutto sia iniziato alle 6:30 di questa mattina, 17 Settembre 2019. Non ci sono stati feriti, per fortuna ma il boato si e' sentito nel raggio di circa 15 km. 

Il tutto-sotto-controllo e' arrivato sia dell'ENI che dal sindaco Roberto Zucca che da Raffaele Cattaneo, assessore regionale all'Ambiente.

Loro stessi hanno parlato di "una densa colonna di fumo nero", pero' ci tengono a precisare che tutto e' stato "subito domato", e che in soli dieci minuti e' tutto rientrato nei parametri normali. Pure l'ARPA locale di Pavia/Lodi rassicura che non ci sono state alterazioni significative della qualita' dell'aria. Addirittura non saranno necessari ulteriori accertamenti.

Dal canto suo l'ENI precisa che non si tratta di un incendio, ma solo di una fiammata.

Chissa' che differenza c'e'.

Precisa ulteriormente Raffaele Cattaneo che non c'e' stata fiamma, quindi neanche un incendio. L'unico vero danno e' stata la rottura di un vetro.

La stampa locale invece parla di aria irrespirabile. 

E intanto la raffineria e' tornata al suo lavoro di sempre.

Tuttapposto, presto, veloce e all'unisono. 

Prima osservazione. In Italia ci vogliono sempre giorni e settimane e mesi per venire a capo di qualsiasi cosa, e qui in meno di mezzagiornata hanno stabilito che e' tuttapposto. Come in Giappone insomma, efficenza perfetta! Chissa' perche' questa efficenza esiste solo quando c'e' da rassicurare tutti su guai ambientali dell'ENI!

E' infatti cosi ogni volta da 12 anni che faccio questo lavoro - che sia Pavia o Potenza non e' mai niente di grave.  Mai.

Seconda osservazione. Bene, se e' tutto cosi innocuo, perche' non facciamo una raffineria a cielo aperto, con le stesse fiamme funzionanti 24 ore su 24? E meglio ancora perche' non mandarci a vivere quelli dell'ENI assieme con il sindaco Roberto Zucca e con l'assessore Raffaele Cattaneo? E con tutti i loro discendenti, figli e mogli. Tanto e' tutto sotto controllo.

Ovviamente non e' la prima volta che succede.

Un altro incidente il 5 Febbraio del 2017 e poi ancora precedentemente il 1 Dicembre 2016 un'altra esplosione, con ordine alla popolazione di tenere chiuse le finestre a causa dell'alta colonna di fumo provocata dalle fiamme. Pure qui l'ENI disse che tuttapposto e non c'era inquinamento.

E certo.

I fumi neri sono un elisir di lunga vita!

Il Corriere invece ricorda che "il rogo" ha interessato un impianto di gassificazione, in una zona vecchiotta dell'impianto per il quale era programmato un fermo per manutenzione.

Morale della favola: questi impianti non sono fatti per durare in eterno, ci sono sempre problemi piu o meno grandi per la natura stessa delle operazioni che si portano avanti qui. L'ENI e i politici non diranno mai "abbiamo un problema Houston", invece diranno sempre che e' tuttapposto.

Sta a noi non crederci, fare tutto il possibile affinche di questi schifi ambientali non ne venga fatto neanche uno in piu' ed esigere che le nostre case e le nostre automobili vengano alimentate da energia green, dove non ci sono ne scoppi ne colonne di fumo ne tuttapposti bugiardi dell'ENI.

Al massimo c'e' il sole che splende. 

Monday, September 16, 2019

Il Calderone d'Abruzzo - il ghiacciaio piu' meridionale d'Europa non esiste piu'










Come era il Calderone nel 1915

 
Le croci rosse, in alto a sinistra mostrano dove arrivava la neve fra le due guerre mondiali.

Si trova, o si trovava in Abruzzo e si chiama Calderone.
A circa 2650-2850 metri di altezza, sull'Appenino.

E' o era il piu meridionale dei ghiacciai d' Europa.

Fino ad un secolo fa c'erano 70 metri di ghiaccio fresco nel suo punto piu' nevoso durante l'estate. Adesso e' rimasto nevischio.

Da anni mostrava segni di instabilita': gia' nel 2001, 2007 e 2012 ci sono stati scioglimenti di neve drammatici. E poi nel 2017 le sue nevi superficiali si erano gia' sciolte completamente "fuori stagione" a causa della siccita' e del caldo. Questo non era mai successo prima.

La storia si ripete adesso nel 2019 : di nuovo tutta la neve superficiale si e' sciolta anche quest'anno, lasciando solo ghiaccio residuo, esposto al sole.
  
A causa di tutti questi scioglimenti non piu' eventi eccezionali ma continui, il ghiacciaio non e' tecnicamente piu' tale ma e' un glacionevato.

Come funziona?  Il mecanismo e' cosi: le nevi sui ghiacciai sono composte da nevi stagionali, grazie alle nevi dell'inverno precedente, e poi da uno strato di ghiaccio sottostante, permanente. Nelle annate passate, appunto nel 2001, 2007 e 2012 le nevi superficiali, quelle stagionali dell'inverno precendente, sono parzialmente scomparse verso la fine dell'estate esponendo lo strato permanente che adesso e' di 15--25 metri. 

Pian piano anche lo strato permanente inizia a ridursi e lo strato superficiale si riduce.  E cosi nel gennaio 2014 il catasto italiano lo riduce a “glacionevato”, non piu'  “ghiacciaio”,  e anzi nel 2000 si e' pure spaccato in due. Un “glacionevato”,  e' meno di un ghiacciaio piu' piccolo di un ghiacciaio e di limitato spessore.

E cosi, a causa di questi scioglimenti parziali e non, il ghiacciaio del Calderone e' ora una cosa diversa. Cento anni fa c'erano 70 metri di ghiaccio, ora non resta niente.

Qui il video su Rai News

Sunday, September 8, 2019

L'uragano Dorian e il petrolio di Norvegia nel mare delle Bahamas





Dorian e' stato un uragano di categoria 5 ed ha speso tutto il tempo necessario per distruggere molto dell'isola di Grand Bahama.

Fra la distruzione che si e' portato dietro, l'uragano ha scoperchiato sei cisterne giganti di petrolio, portando a enormi perdite in terra e in mare. Come se di guai non ne avessero abbastanza.

La ditta che gestisce le cisterne e'... norvegese (mmh, ma non erano campioni di sostenibilita'?) ed e' la nostra amica Equinor, ex Statoil.

Negano che il petrolio sia arrivato in mare - ovviamente e da buoni petrolieri, norvegesi o barbari che siano. Dicono che si, ci sono state perdite attorno alla localita' South Riding Point ma che il petrolio e' rimasto contenuto.

In realta' le foto non coincidono al 100% con quello che dice Hasting Stewart, capo delle relazioni esterne per la Equinor. Terra e mare attorno al loro impianto apparivano sature di petrolio.

Le perdite coprono almeno 2 ettari sulla terra e ci sono scie nere attorno alle isole di Great Abaco e Nassau, oltre che sull'isola principale di Grand Bahama, dove sorgono le cisternein questione.

E le foto lo mostrano.