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Saturday, July 21, 2018

Billion Tree Tsunami: il Pakistan si riforesta con un miliardo di alberi















 Imran Khan




The Government will endeavor its best to provide a better quality of life to the citizens of Khyber Pakhtunkhwa, create decent and clean job opportunities for the youth, and also provide a means for social uplift and poverty eradication in the province.




If you plant trees, we have discovered, by the river banks it sustains the rivers. 
But most importantly, the glaciers that are melting 
in the mountains, and one of the biggest reasons is because 
there has been a massive deforestation. 
So, this billion tree is very significant for our future.




Credo che manchi poco a definirla una moda, ma anche se fosse cosi' e' una moda bella.
E' la moda di piantare alberi.

E' ora il turno del Pakistan, regione che tutti immaginiamo arida e difficile. E invece qui ci danno una gran bella lezione di civilta'.

Armato di buona volonta' il governo della provicia di Khyber Pakhtunkhwa nel 2014 ha creato il suo Billion Tree Tsunami -- lo tsunami del miliardo di alberi -- nel nord-ovest del paese.

E' un progetto ambizioso di riforestazione che ha per scopo quello di limitare l'erosione,  frenare i cambiamenti climatici, ridurre gli allagamenti, e di portare sviluppo economico alle persone grazie agli alberi. Un miliardo di alberi.

Si, gli alberi in uesto angolo del Pakistan sono visti come opportunita' di sviluppo.

Perche' mai? Perche' un tempo colline e campi erano morti, tutti gli alberi erano stati tagliati e troppa era l'aridita'. Invece adesso che ci sono gli alberi tutto diventa piu' utile - perche' gli alberi hanno portato lavoro con foreste sostenibili, impiego per vivai privati, e manutenzione della foresta, oltre che frescura e vedute di pace.

Non per niente la neo foresta e' chiamata oro verde.

Il progetto e' iniziato nel 2014 per volere di Imran Khan, un giocatore di cricket diventato amministratore e membro del partito detto Tehreek-e-Insaf. Sono loro che governano in Khyber Pakhtunkhwa e sono loro che nel 2014 hanno stanziato ben 169 milioni di dollari per la riforestazione.

Hanno iniziato su un territorio che dal 2006 fino al 2009 era stato il controllo dei Talebani i quali l'avevano distrutto, come quasi tutta la provincia di Khyber Pakhtunkhwa durante gli anni della loro occupazione.

Gli alberi erano stati tutti, o quasi, abbattuti, complici anche speculatori del legno che facevano affari tagliando alberi indiscriminatamente. 

Una volta andati via i Talebani, il governo provinciale si e' messo all'opera e sono stati piantati 300 milioni di alberi nuovi.  Nel tempo sono arrivati altri 150 milioni di alberi da privati, e altri 730 milioni di alberi morenti sono stati curati e recuperati.

E' cosi ora c'e' una foresta crescente con un miliardo di alberi, un numero straordinario, confermato dal WWF.

Gli alberi porteranno piu' uccelli, piu' microbi, piu' insetti, piu' habitat, piu' animali e tutto l'ecosistema ne giovera'.  Il governo ha vietato il taglio di alberi, centinaia di operazioni illegali di segeheria e di legname sono state chiuse e i gestori di tali attivita' arrestati. 

C'e' pero' molto da fare ancora. L'ONU raccomanda che il 12% del territorio di ogni nazione sia coperto di foresta; nel Pakistan siamo solo a 5.2%.  Ma non c'e' dubbio che il Billion Tree Tsunami sia un eccellente passo in avanti.

Il programma doveva essere completato nel 2020. Ma hanno finito con tre anni di anticipo, nel 2017,  riportando la vita a 350mila ettari di terra e rivitalizzati. C'e' anche stata molta collaborazione fra comunita' locali ed enti centrali affinche' tutti si sentissero coinvolti.

Nel frattempo, nel 2017 il governo centrale di Islamabad ha annunciato di volere piantare altri 100 milioni di alberi entro il 2022.

E in Italia?

Perche' continuiamo ad abbattere alberi?

Dove e' il Billion Tree Tsunami d'Italia?

Dove sono i personaggi famosi che *fanno* qualcosa per l'ambiente?

Dov'e' l'oro verde in Italia?
 

Friday, July 20, 2018

Il ghiacciai che si staccano in Groenlandia, in Antartico e tutti noi






Il pezzo del ghiacciaio Helheim che si e' staccato in Groelandia e filmato dai coniugi Holland.
E' grande quasi quando l'isola di Manhattan.


Un altro ghiacciaio che ha minacciato la citta' di Innaarsuit, Groenlandia
per circa una settimana



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In questi giorni due storie di iceberg vaganti.
 
Il primo ad Innaarsuit, in Groenlandia, a 750 chilometri a nord del Circolo Polare Artico. Vivono qui circa 170 persone. Un giorno hanno scoperto un iceberg che era arrivato di fronte alle loro case.

Tutti in suspense, tutti fragili di fronte all'enormita' di quella roccia bianca di neve, tutti a rischio da questo iceberg di cento metri di altezza, e 10 milioni di tonnellate. 

E infatti le persone di Innaarsuit, pure abituate al freddo e al clima estremo, sono andate via, timorose di possibili tsunami causati da pezzi di iceberg che potrebbero staccarsi.

Non ci sono in questo posto alberi, fa freddo anche d'estate e la temperatura media e' sotto lo zero per molti mesi l'anno. C'e' solo una strada che finisce nel cimitero della citta'. Gli iceberg qui sono comuni, di dimensioni certo piu' piccoli di quello della foto in alto.  E infatti, raramente gli iceberg cosi grandi arrivano vicino alla riva, perche' sono spesso spinti da venti e correnti del mare verso largo. Ma l'iceberg in questione, probabilmente proveniente da un ghiacciaio non lontano,  e' riuscito ad arrivare vicino alle case e si e' incastrato in una baia locale.

Alla fine, il peggio e' passato. Dal mega iceberg non si e' staccato niente, e alla fine le correnti sono riuscite a portarlo in mare aperto, lontano dalle case. La gente e' tornata a vivere tranquilla.

Per ora.

E' innegabile che i pezzi di ghiacciaio che si staccano siano sempre piu' numerosi, in Artico come altrove. Un altro aspetto dei cambiamenti climatici.

Diversa invece la storia di David e Denise Holland, moglie e marito e glaciologi presso la New York University. Erano in Groenlandia anche loro, a circa 2000 chilometri da Innaarsuit in una spedizione per studiare il ghiacciaio Helheim.

A un certo punto, Denise Holland ha sentito dei rumori cupi, il suono forte come di un aereoplano che decolla. Hanno messo la telecamera in azione e... voila', un iceberg ancora piu' grande di quello di Innaarsuit si e' staccato. I coniugi Holland e i loro colleghi sono riusciti a filmare tutto l'evento. E' stato un processo violento, drammatico e irreversibile a sentire la loro testimonianza.

L'evento e' durato 30 minuti.

Era un pezzo di ghiaccio grande quasi quanto l'isola di Manhattan.

Le stime sono che pesava 10 giga-tonnellate. Cioe' un miliardo di tonnellate.

Non tornera' piu'.

E ovviamente non ci sono solo i ghiacciai che si restringono, ci sono i livelli del mare che si innalzano e l'acqua del mare di riscalda,  cambiando tutti gli equilbri planetari.

E questo e' quello che succede in Groenlandia, ma la situazione e' ancora piu' drammatica in Antartico, piu' lontana dagli occhi umani, e piu' difficile da studiare. Qui ci sono stati vari episodi di
staccamento di ghiacciai negli ultimi anni, come per esempio quello dello staccamento del Larsen C di cui abbiamo parlato anche in questo blog.

Dal 1992 al 2017 l'Antartico ha perso 3 miliardi di tonnellate di ghiaccio. 

Il quantitativo di ghiaccio dell'Antartico e' molto superiore a quello che e' in Groenlandia, e si teme che possano arrivare eventi catastrofici, con aumenti spropositati del livello del mare ed innescando reazioni a catena.

Chi e' che causa lo staccamento di tutti questi pezzi di ghiaccio, di questi eventi cosi dirompenti, cosi, assoluti e a senso unico? 

Noi, tutti quanti.



Thursday, July 19, 2018

ENI firma accordo con il "Centro Controllo Veleni"




E' una sopresa che spesso in Italia durante le proteste contro i petrolieri nostrani si vedano i cartelli VEL-ENI?

Non credo.

Ecco qui: l'ENI firma un accordo in grande pompa magna con il "Poison Control Centre" presso la  ICS Maugeri Clinical Scientific Institute di Pavia per "espandere la partnership" fra i due centri per la "ricerca di emergenza tossicologica, prevenzione e tratamento in tutti i paesi in cui l'ENI opera".

Mmh.

La partnership con il centro veleni?
E perche' mai?

Forse perche' sanno di stare avvelenando persone e pianeta?

Perche' cercano un modo di sbiancarsi la coscienza?

Vorrei tanto sapere se la partership con il Centro Controllo Veleni ce l'ha pure, per dire, Luxottica o Dolce e Gabbana.

Ad ogni modo, la nostra beneamata e' gia' attiva con tale partnership in Italia, ed ora fornira' i suoi servizi (al veleno!)  in altri 70 paesi in cui opera, specie nei paesi africani, fra cui Algeria, Angola, Congo, Egitto, Gabon, Ghana, Kenya, Libya, Mozambico, Nigeria, Sud Africa and Tunisia.

Ci sono qui circa 3,500 addetti ENI.

La partnership in Italia era nata nel 1996. Lo studio dei rischi tossicologici, dice l'ENI e' importante per la "medicina preventiva e per trattamenti clinici".

Ahh, certo.

Uno che vuole fare medicina preventiva va... dall'ENI!

Da questo comunicato stampa scopriamo pure che l'ENI ha al suo attivo circa *200 medici* a cui sranno dati "tutti gli strumenti" per assicurare il piu' alto livello di protezione ai suoi impiegati e a chi vive vicino i suoi impianti in tutto il mondo, come gia' fanno (dicono) in Italia.

200 medici.

Mmh.

Ma chi sarebbe questo medico a .. Viggiano? A Porto Torres? A Ravenna?
Cosa fa tutto il giorno?

Non sappiamo chi siano i membri medici nello specifico, ma il direttore di questo "Centro Controllo Veleni" a Pavia si chiama dottor Carlo Locatelli.

Nel corso della propria storia il "Centro Controllo Veleni" ha offerto aiuto nel preparare piani di emergenza e collaborato in casi di incidenti industriali, e in caso di "intossicazioni minori" su individui.

Chissa' chi li aveva causati quegli incidenti minori e quegli incidenti industriali!

Un uccellino nel cielo? La pioggia di Settembre? O forse l'ENI stessa?
Anche qui, non si sa.

Sappiamo solo che il Centro Controllo Veleni ha salvato tutto.

Per svolgere la sua attivita' di salvatrice dai veleni l'ENI tiene una serie di "antidoti" sui propri siti industriali e si assicura che siano sempre ben stoccati. Anzi, dicono che siccome sono un "punto di referenza per il database nazionale di antidoti" gli ospedali pubblici hanno spesso mandato persone
avvelenate proprio presso uno dei centri ENI per curarle.

Anvedi.

Dicono di essere "il primo punto" di appoggio per antidoti "che non si possono trovare in nessuna altra parte d'Italia" e che spesso il sistema santiario nazionale ha usato i loro prodotti in casi di emergenza.

Dei santi insomma!

Solo che oltre a fornire antidoti, forniscono pure veleni.

No, scherzo.

Oltre a fornire antidoti, dicono invece di fornire "esperienza di tossicologia" a Pavia, e adesso che saranno operativi in altri 70 paesi si adatterano a ciascuno di essi con informazioni su rischi anche non tossicologi fra cui morsi di animali, piante velonose, intossicazione alimentare e contatto accidentale con sostanze tossiche.

Fa ridere se non che fa piangere.

Medici che lavorano per l'ENI.

L'ENI che fornisce antidoti senza specificare che e' lei stessa che avvelena la gente.

Tutto questo "benvolere" sparso su altre 70 nazioni.

Un sacco di balle, come sempre; e zero vergogna.




Sunday, July 15, 2018

Cambiamenti climatici: il piccolo-grande Rhode Island porta in tribunale Shell, BP, Exxon e Chevron







Una lezione per Marcello Pittella, governatore lucano e per tutti i politici italiani.
Ecco cosa significa avere la schiena dritta.



"Rhode Island seeks to ensure that the parties who have profited from externalizing the responsibility for sea level rise, drought, extreme precipitation events, heatwaves, other results of the changing hydrologic and meteorological regime caused by global warming, and associated consequences of those physical and environmental changes, bear the costs of those impacts on Rhode Island.



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E' lo stato piu' piccolo dell'unione USA. E' il Rhode Island, stato costiero a sud di Boston, di cui non si sente parlare mai.

In questi giorni pero' e' sulle cronache USA per avere denunciato, l'intero stato del Rhode Island, BP, Chevron, ExxonMobil e Shell ed altre 17 petrol-ditte per avere "consapevolmente" contribuito ai cambiamenti climatici, e per avere causato "catastrofiche conseguenze" al Rhode Island, alla sua economia, alle sue comunita', ai suoi residenti e ai suoi ecosistemi.

E questo lo dice l'Attorney General, l'equivalente dell' assessore alla giustizia dello stato del Rhode Island e dal nome Peter F. Kilmartin, dal suo twitter account. 
 
Sebbene ci siano state altre cause contro i petrolieri in giro per il mondo, questa e' la prima volta che uno stato USA lo fa in modo ufficiale.

Per molto tempo l'idea e' stata che i petrolieri fossero dei colossi troppo grandi per qualsiasi tipo di azione legale, protesta, e che semplicemente ci si dovesse inchinare a Big Oil.

Vedi politici italiani, da Renzi a Pittella.

Invece in questi ultimi anni, sopratutto grazie alle proteste sempre piu' numerose contro i petrolieri e le loro azioni, dal fracking alle trivelle in mare, con le tante e tante iniziative popolari dal basso in tutto il mondo, Italia compresa, ci si rende conto che il potere dell'opinione pubblica puo' fare molto per fermarli.

Non siamo cosi deboli come pensavamo, specie quando l'eco delle loro nefandezze e della nostra resistenza si fa sentire in tutto il mondo.  E questo secondo me, da' anche coraggio e determinazione alla classe politica, se questa e' libera e non serva di nessuno. I politici che denunciano lo sanno che dietro di loro c'e' il consenso, e non un pubblico ignorante.

In questa faccenda del Rhode Island, non c'e' solo l'Attorney General a denunciare i petrolieri, ma proprio tutta la classe politica dello stato: il governatore Gina Raimondo,  i parlamentari Jim Langevin e David Cicilline e il senatore Sheldon Whitehouse. Tutti compatti.

Tutti senza paura.

Una piccola domanda: e se, per dirne una, il governatore lucano Marcello Pittella avesse fatto lo stesso, per tutti i danni che l'ENI ha portato alla sua regione? 

Non lo sapremo mai, perche' Pittella non ha mai avuto questo coraggio, questa voglia di difendere la sua gente. Li voleva accontentare tutti i raccomandati, figuriamoci se non voleva accontentare Mr. Petrolio!

Quello che sappiamo pero' e' che questo del Rhode Island e' un passo storico per le conseguenze all'industria del petrolio a livello mondiale.

E non dico per dire.

In tutto il mondo adesso si parla delle sigarette che fanno venire il cancro ed in alcuni posti (vedi California) fumare e' considerata una cosa da sfigati, che fa male, e che non ha senso. Non e' sempre stato cosi' e per decenni fumare e' stato visto come una cosa di uomini macho, o di donne sofisticate.

Come e' iniziato il tutto?

Quando gli Attorney General di vari stati USA hanno iniziato a denunciare in tribunale Big Tobacco. L'idea dietro queste denunce e' che il costo economico e sociale delle trivelle (o delle sigarette) finira' per incidere sulle tasche del contribuente pubblico, e che invece e' necessario che a pagare sia chi ha fatto il danno e ci ha lucrato sopra, i petrolieri (o i produttori di sigarette).

Kilmartin ha tenuto delle conferenze stampa dove ha spiegato il perche' del suo gesto.

I petrolieri sapevano quel facevano e che le loro azioni avrebbero messo a soqquadro il pianeta e le generazioni future. Lo hanno saputo per quasi 50 anni, secondo i loro documenti interni quando hanno iniziato loro stessi a studiare i cambiamenti climatici. Ciononostante hanno continuato a trivellare incuranti del pianeta, dei suoi abitanti e delle conseguenze catastrofiche del loro operato.

Sapevano che le loro azioni sarebbero state irreversibili. E invece hanno messo su un elaborato schema per nascondere la verita', ingannare il pubblico, insabbiare l'evidenza scientifica, creare dubbi nella mente della gente, dei regolamentatori, dei giornalisti, degli insegnanti e del pubblico in generale.

Nel Rhode Island, secondo Kilmartin, i petrolieri hanno violato la legge sull'inquinamento, l'Environmental Rights Act con il loro inquinamento e hanno distrutto regioni naturali dello stato.  
E dunque, il Rhode Island vuole che siano i petrolieri a pagare per l'innalzamento dei livelli del mare, delle siccita', delle precipitazioni estreme, delle ondate di calore e di altri eventi che hanno disturbato il naturale regime idrogeologico, ecologico e metereologico dello stato del Rhode Island. 
Non e' giusto che a pagare sia la collettivita', in nessuna maniera.
Non devono essere i residenti ne lo stato a pagare per rimediare eventi estremi come gli uragani
Harvey e Irma che hanno colpito il Rhode Island, ne tantomeno tutti quelli che colpiranno lo stato nel futuro.

Amen.

Ad averceli dei politici cosi in Italia.

Saturday, July 14, 2018

L'Irlanda diveste da tutte le fonti fossili - e' la prima nazione del mondo a farlo






Eccoci qui.

L'Italia detiene ancora il 30% delle azioni dell'ENI ed e' ancora inguaiata con il petrolio. Noi non lo sappiamo, ma sono sicura che quel 30% condiziona molte delle nostre scelte a livello di nazione, delle nostre politiche, del coraggio (o mancanza di coraggio) dei nostri politici.

Questa melassa politica-petrolio era evidente sotto il governo Renzi, e di tutti i governi prima di lui, con i ministri di ogni colore che hanno per lo piu' approvato tutte le trivelle possibili, a meno che non ci siano state eroiche resistenze e scandali popolari fra la gente.

Per il governo attuale e' ancora presto da dire, ma il fatto che il Ministro Sergio Costa non abbia, che mi risulta, detto ancora una parola sulle trivelle, mi preoccupa non poco e mostra che davvero si fa bene a temere che l'ENI strangola la nostra democrazia. 

Invece dalla piccola Irlanda una grande bella notizia.

Una legge che fa si che piu di 300 milioni di euro in azioni di 150 ditte di petrolio, gas e carbone saranno vendute il piu' presto possibile.

La legge definisce una ditta "fossile" se il 20% dell suo introito arriva dall'esplorazione, sfruttaemento o raffinamento di fonti fossili; se una di queste ditte inverte il suo focus e cade sotto questo limite del 20% gli investimenti possono continuare.

L'Iralanda cosi' diventa la prima nazione del mondo a divestire dalle fonti fossili secondo una legge passata con il supporto di tutti i partiti.

Tutti i partiti.

Tutti i partiti.

La nazione nel suo complesso ha circa 8 miliardi di euro in fondi di investimento nazionale, e la legge da 5 anni di tempo per completare la vendita.

La Norvegia ha fatto lo stesso, divestendo il suo fondo pensionistico dalle fonti fossili, ma solo con il carbone. Non sanno ancora cosa fare con le azioni che detengono di petrolio e del gas. E come potrebbe essere altrimenti, visto che lo stesso fondo di investimenti pensionistici e' figlio del petrolio!

E cosi quello che sembrava un micro movimento ha preso piede e sono tanti i piccoli e grandi enti che hanno aderito, chiese, scuole, cittadine. E ora il governo d'Irlanda.

E anzi, Thomas Pringle il parlamentare irlandese che ha introdotto la legge dice che il movimento di divestimento mostra al mondo intere che occorre agire e pensare il grande per fermare la catastroficita' dei cambiamenti climatici. Dice che occorre guardare al dila' dei ritorni economici a breve tempo del mercato.

Dovremmo tutti seguire l'esempio dell'Irlanda, e fare molto di piu' per questo martoriato pianeta.

Io sarei contenta gia' se Costa annunciasse che l'Italia non rilascera' piu' nessun tipo di licenza petrolifera sul suolo, sottosuolo o nei mari d'Italia.

Non e' difficile, basta solo volerlo.

Friday, July 13, 2018

A Sergio Costa: ispezioni sismiche ENI con dinamite in Sicilia, cosa facciamo?







I proprietari dei terreni interessati dalle attività 
verranno personalmente 
contattati e informati sulle operazioni da effettuare.

ENI – permesso di ricerca Friddani/Passo di Piazza


Ai comuni di Gela, Niscemi, Mazzarino, Piazza Armerina,
Aidone, Caltagirone, Grammichele,
Mineo, Ramacca, San Michele di Ganzaria,
San Cono, Mirabella Imbaccari

Ditegli: no grazie. Di Gela ce ne basta una sola.


A Sergio Costa: a lei l'onore e
la responsabilita' della scelta.

Il silenzio pero' e' da Ponzio Pilato.


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Diverse sono le concessioni in giro per l’Italia in uno stato di limbo, nel senso che sono state proposte sotto la precendente amministrazione del duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini, rispettivamente ministri dell’ambiente e dei beni culturali fino al 2018 e di cui non conosciamo il fato.

Che ne sara’ di queste concessioni?

Cosa fara’ il neo ministro Sergio Costa?

Io le boccerei tutte, per il semplice motivo che non sono i buchi che porteranno a migliorare ne' l’economia ne' la salute degli italiani, e che non c’e’ stato buco in Italia, o nel mondo se e' per questo, che nella complessivita’ delle cose sia stato buono per le comunita’ locali.

Certo, qualcuno si sara’ arricchito (=petrolieri e affini), ma il prezzo da pagare e’ sempre stato inquinamento, deserto di qualsiasi altra opportunita’ economica, emigrazione, sismicita’ indotta, poverta’ diffusa.

E allora eccone una di concessioni su cui Sergio Costa e Alberto Bonisoli, ministri di ambiente e cultura rispettivamente,  dovranno pronuniciarsi: la concessione dell’ENI Med di Friddani e Passo di Piazza nelle province di Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa, in Sicilia.

Eh si, perche' l'ENI non felice di avere distrutto Gela, passa al resto della regione.

Si tratta dell’esecuzione di ispezioni sismiche in due siti adiacenti, appunto Friddani e Passo di Piazza, in un un area complessiva di circa 1400kmq che si estende dal cuore della Sicilia, fino al mare.

Il tutto se approvato durera’ per 6-7 mesi e che si estende dalla piana di Gela per circa 50 km fino a Ramacca in provincia di Catania. 

Prima di entrare nei dettagli, una cosa e’ importante: l’ENI dovra’ prendere accordi, come primo passo, con i proprietari dei terreni per entrarci e fare queste operazioni, che includono scoppi con esplosivi.

Io mi auguro che ci sia qualche anima pia e oculata che gli dica di no, e che rifiuti il denaro che l’ENI gli offrira'. Sono soldi che puzzano di morte, ed e’ una prova di civilta’, di amore per l’ambiente e per le generazioni future, rifiutarli.

Di Gela ne basta una.

Nello specifico vogliono prendere dati lungo un tracciato complessivo di 332 km, usando esplosivo, vibroseis e massa battente.

Esplosivi? Si, esplosivi. Con dinamite. Fino a 10 kg a botta.

In qualche modo occorre perturbare il sottosuolo in modo che la risposta possa dare indicazioni su cosa ci si nasconda dentro (petrolio? gas? niente? tutte e due? poco? tanto?), e il modo piu’ semplice e’ quello piu’ brutale: facciamo esplodere cariche di dinamite in vari “punti di scoppio” in modo da perturbare il sottosuolo per bene e vediamo che succede.

Le camionette vibroseis (o qualsiasi altro metodo di "massa battente") usano lo stesso principio, solo che invece che mandare esplosivi si mandano camioncini, o altre masse inserite in apposite pozzetti, a scuotere il terreno da sopra, con le camionette vibroseis,  o fino a 100 metri di profondita’ con le masse vibranti, e poi si studia la risposta del terreno stesso.

Insomma una specie di airgun sottoterra.

L'ENI preo' ci tiene a rassicurare tutti.

Ma nessuna preoccupazione: la dinamite sara’ usata "solo" nel 20% dei lavori e solo in zone collinari.

Ora, notare che l’obiettivo di sempre dei petrolieri e’ di trivellare e di estrarre e di monetizzare, per i prossimi 30 anni, non di fare solo ispezioni sismiche o di usare esplosivi per sei-sette mesi. Quindi per me, dire si alle ispezioni sismiche con o senza esplosivi significa in essenza dire di si alle trivelle venture.

Come ho detto mille volte, la monaca di Monza si ritrovo’ tale perche’ non seppe mai dire di no, e prima lo dici il tuo no, meglio e’. Questo vale anche per le trivelle, dove il no va detto subito, prima che si possano intessere perverse tele di affari, interessi e scambi di vario genere.

Torniamo allora a Friddani e Passo di Piazza: la descrizione che ne fa l’ENI, come sempre e’ di un territorio desolato, dove non c’e’ niente e dove stiamo qui ad aspettare la manna petrolifera che scende dal cielo: campi coltivati, colture di "modesto pregio", strade carraie, aree naturali, masserie sparse, “spesso non abitate o utilizzate come ricovero per animali”, e “alcuni” centri urbani.

Quali centri urbani non si sa, forse per non fare spaventare nessuno.

Niente paura pero’, le linee sismiche saranno tracciate lontano da tali innominabili centri urbani, quindi … tuttapposto.

Questo uno stralcio dell'ENI sul "degrado dell'area"

Lo sfruttamento agrario e il pascolo hanno innescato fenomeni di degrado quali l’erosione, il dissesto idrogeologico e l’impoverimento del suolo. Il paesaggio vegetale naturale ridotto a poche aree è stato profondamente alterato dai rimboschimenti che hanno introdotto essenze non autoctone. 

E quindi, questo supposto "degrado" e' una scusa per trivellare? 

Cioe' siccome ci sono le piante non autoctone possiamo metterci trivelle non autoctone? 

Ovviamente e’ tutto fatto sotto la benevola ombra della “Strategia Energetica Nazionale” del 2013 che ha per obiettivo quello di trivellare-trivellare-trivellare in nome della riduzione dei costi e della sicurezza energetica, e questa e’ bella, del “pieno raggiungimento e superamento di tutti gli obiettivi europei in materia ambientale”.

Cioe’ l’Europa ci dice di emettere meno CO2, firmiamo pure gli accordi di Parigi e noi pensiamo che trivellando addirittura supereremo gli obiettivi europei sull’ambiente!

Spiccano pure le parole "sviluppo sostenibile delle risorse nazionali", come se ci fosse qualcosa di sostenibilile nelle fonti fossili.

Ridicoli.

Cara ENI: l’ambiente difeso con le trivelle non si e’ visto mai. Meno che meno con le trivelle targate ENI.

Ora, anche se loro parlano di un territorio quasi morente, essendo cosi’ grandi, le due concessioni hanno al loro interno varie aree sotto vincoli, con laghi, fiumi, boschi, foreste, siti archeologici, protezione ambientale.

Ma che vuoi che sia, le trivelle sostenibili salveranno tutto. E infacci ci sono pure calcoli pindarici per fare vedere che si, sara’ davvero tuttapposto.

In alcune delle aree trivellande si mostra che gia’ adesso sono superati i limiti di presenza in atmosfera di PM10, piombo, CO, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, e sopratutto benzene, un potente carcinogenico.

Trivellare migliorera’ la situazione? Ma certo che no, anche se loro dicono che ci saranno “idonee campagne di misurazione”.

Come dire, continuo a produrlo, ma adesso lo certifico l’inquinamento!

Ma non erano queste zone di campagna, con casolari abbandondati? Come fa ad esserci cotanto inquinamento da … benzene?

Mistero dell’ENI.

Andiamo avanti allora, e vediamo che l’area e’ caratterizzata, da alti valori di pericolosita’ e rischio geomorfologico, nonche’ di pericolosita’ idraulica ad esondazione.

Anche qui, niente paura. Non ci sara’ perturbazione alcuna.

Arriva poi la politica del carciofo (esiste davvero questa parola. Il concetto, fu usato dalla Germania Nazista per indicare il prendersi l’obiettivo un pezzetto alla volta, come dire, un pezzettino esterno del carciofo fino pian piano ad arrivarne al cuore).

E infatti dicono che siccome sono solo ipsezioni sismiche non ci sara’ alcuna interferenza con i bacini idrici, che non ci saranno scarichi sottoterra, nei laghi, nei fiumi o in altri bacini locali.

Dicono che l’acqua che gli servira’ per le ispezioni sismiche arrivera’ da autobotte.

Si, certo, Ma il discorso e’ quando arrivano le trivelle vere! Allora si che ci saranno scarichi e tutti sappiamo cosa vuol dire ENI+trivelle+scarichi in Sicilia. Significa Gela, dove ancora adesso l’acqua non e’ potabile a causa dell’inquinamento delle falde acquifere dovute proprio alle operazioni dell’ENI.

La gente ancora adesso deve bere l’acqua da autobotte, e da decenni, altro che l;’autobotte delle ispezioni sismiche temporanee.

Per di piu’ le attivita’ dell’ENI interferiscono, a loro stesso dire, con aree protette che includono: Siti rete Natura 2000, Important Bird Areas (IBA), e zone umide di importanza internazionale, Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), territori costieri, parchi, riserve nazionali o regionali, territori di protezione esterna dei parchi, foreste, boschi, terreni sottiposti a vincolo di rimboschimento e vincoli idrogeologici.

Un po di tutto.

Fra le aree protette le seguenti:

EUAP 1155 “Bosco di San Pietro”;

EUAP 1131 “Riserva Naturale Regionale Sughereta di Niscemi”

EUAP 1154 "Riserva naturale orientata Rossomanno - Grottascura - Bellia".

ZPS ITA 050012 “Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela”,

IBA 166 “Biviere e Piana di Gela”

SIC ITA 050001 “Biviere e Macconi di Gela”;

SIC/ZSC ITA070005 “Bosco San Pietro”;

SIC/ZSC ITA 050007 “Sughereta di Niscemi”;

SIC/ZSC ITA 060001 “Lago Ogliastro”.

SIC/ZSC ITA 060010 “Vallone Rossomanno”;

SIC/ZSC ITA 060012 “Bosco di Piazza Armerina”.

Se addirituttura possono essere trivellate, che le proteggiamo a fare?

L’ENI non dice “meglio evitare”, dicono solo, beh: abbiamo aggiunto altri capitoli alla fine di queste pagine, andatevele a leggerle e … tuttapposto!

Ancora, la maggior parte delle due concessioni e’ classificata zona sismica 2, cioe’ il secondo piu’ grave di pericolosita’.

Sono loro stessi a fare l'elenco di terremoti piu' o meno gravi che hanno colpito l'area: il terremoto del 4 febbraio 1169, il terremoto del 10 dicembre 1542, il periodo sismico fra il  9-11 gennaio 1693 e il
terremoto del 2002. Tutti questi eventi si sono sentiti nelle aree trivellande, per la stessa ammissione dell'ENI stessa.

Non ci sono commenti da parte loro. Cioe' fanno l'elenco dei terremoti e non dicono niente di cosa e come le loro attivita' impatteranno il sottosuolo.

... Usiamo qui esplosivi, eh?

Nella fattispecie questi esplosivi vengono detonati in pozzetti di profondita’ variabie fra i 9 e 30 metri, con fino a 10kg di dinamite. Alla fine saranno messi dei tubi di plastica che saranno poi riempiti di “materiale inerte” o “detriti di perforazione”.

E poi un tappo.

Non voglio essere maliziosa per cui lascio all’immaginazione del lettore elaborare cosa ci sia dentro questo materiale inerte, dentro a questi detriti di perforazione e sopratutto chi controllera’ cosa ci sia dentro davvero.

Quelli delll’ENI saranno pero’ cosi bravi da portare via involucri ed imballi dell'esplosivo, nastri e picchetti e ogni altro oggetto lasciato impropriamente sul terreno.

Eh gia’, l’aveva detto Descalzi che loro erano campioni del reciclaggio!

E poi compaiono un po di righe silenziose:

gli oli non più riutilizzabili vengono smaltiti da una società specializzata e autorizzata ai sensi della vigente normativa.

automezzo per trasporto materiali equipaggiato con motogeneratore di corrente e miscelatore di fluidi di perforazione e cementi

Mmh. Quali oli? Quali fluidi di perforazione? Per farci cosa? Quale societa’ specializzata? Sono tossici? Radioattivi? Cosa c’e’ dentro questi oli e questi fluidi? Resteranno residui nel terreno?

Non e’ dato sapere.

C’e tutta la descrizione del clima, della demografia e della viabilita' della Sicilia, non c’e’ la composizione chimica di questi oli e di questi fluidi.

Certo, perche' e' meglio lasciare tutti nell'ignoranza e che tutti pensino che sia acqua Ferrarelle.

Aggoungono ancora che le attività di prospezione sismica "non necessitano" di risorse vere e proprie.

Pero' useranno acqua tramite autobotte (non si sa da dove arrivera'!), useranno suolo agricolo con colture di "modesto pregio" e di pascoli (non hanno mai sentito parlare dell'eccessivo consumo di suolo in Italia?) e solo piccole superfici di suolo (si ma con dinamite!).

Addirittura dicono che staranno attenti con gli scoppi e le camionette vibroseis quando saranno in
"prossimità di edifici, di elementi di interesse storico, architettonico e archeologico".

Quindi vuol dire che si preparano a bombardare pure edifici di interesse storico!
Ma ... non eravamo fra colture di modesto pregio? E, di nuovo, perche' non dirci in che citta' siamo?

Tutto avvolto nel silenzio.

Il punto vero pero', come sempre, non e' la dinamite di oggi, sono le trivelle, l'acqua inquinata, l'aria avvelenata dei prossimi trenta anni di cui questa dinamite e' soltanto il preludio.

Gela e' iniziata cosi, e se nessuno fa niente, anche qui ci sara' una nuova Gela.

Il tutto si conclude con un grande taralluccio e un bicchiere di marsala.

L'ENI dice che tutti gli impatti saranno nulli o bassi, ad eccetto che quello socio-economico che invece sara' di una "modesta ricaduta economica". In totale il concetto gli impatti saranno nulli o trascurabii appare 15 volte.

Cioe' gioia e profumi per tutti.

Ultima chicca:  

Tutte le attività previste saranno condotte da EniMed S.p.A. sulla base dell’esperienza maturata relativamente al corretto sfruttamento delle risorse minerarie, nel massimo rispetto e tutela
dell’ambiente e del territorio.


Si certo, andatelo a dire alle mamme di Gela, e poi vergognatevi.

Ministro Costa, lei non puo' in coscienza sua approvare altra morte ed altra distruzione per la Sicilia.