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Thursday, June 4, 2020

Russia: stato di emergenza per perdita di petrolio in Siberia



Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato lo stato di emergenza in Artico in seguito allo sversamento di 20,000 tonnellate di olio diesel che sono finite nel fiume Ambarnaya nel circolo Artico.

Il tutto e' successo nella citta' di Norilsk il giorno di venerdi'  29 Maggio dove un impianto energetico dedicato alla produzione di nickel e di palladio e' collassato. Si pensa che il collasso sia dovuto alla subsidenza nei pressi degli impianti di stoccaggio del diesel.

Il permafrost su cui sorge l'impianto infatti si sta scogliendo rapidamente a causa dei cambiamenti climatici. Una specie di circolo infernale dunque dove il consumo di fonti fossili porta ai cambiamenti climatici che portano allo scoglimento delle nevi e del permafrost, che porta al collasso di strutture che porta a perdite di petrolio.

La ditta madre si chiama Norilsk Nickel ed e' stata anche accusata di negligenza criminale visto che ci hanno messo due giorni ad informare Mosca dell'accaduto. Il direttore di questo impianto e' pure finito in carcere.

Per ora siamo a un area di 350 chilometri quadrati inquinati, e intrisi di rosso.

Si calcola che sia il secondo piu' grande incidente in Russia, in termini di volume di petrolio ed anzi, Greenpeace lo ha gia' paragonato al riversamento in mare di petrolio da parte della Exxon Valdez nel 1989 in Alaska.

Costo della pulizia? Chi lo sa.

Ma si parla di almeno 1.5 miliardi di dollari e di circa dieci anni di tempo.

Di questa Norilsk Nickel abbiamo gia' parlato visto che nel 2016 fu responsabile di altre perdite di
sostanze chimiche che fecero tingere di rosso cupo un altro fiume dell'Artico.

Il ministro delle difese naturali di Russia, Dmitry Kobylkin, dice che non sa bene che fare ma di non voler bruciare tutto questo diesel. Forse useranno dei reagenti per diluirlo, forse lo pomperanno altrove. Ci vorranno pero' i miliari per affrontare la situazione nel suo complesso.

Putin e' d'accordo nel pompare il petrolio sulla terraferma adiacente.

Dice: "Tanto la terra li e' gia' piena di petrolio".

Come siamo messi, eh?






Sunday, May 31, 2020

Santa Monica, distruzione e saccheggi, 31 Maggio 2020












Domenica mattina.

Giornata che promette cose belle, le restrizioni del coronavirus un po' alleggerite, sole di fine maggio, voglia di normale, di positivita'.

Arrivo in macchina a sud, Huntington Beach. Cento anni fa citta' di petrolio, con i pozzi sulla spiaggia a centinaia.  E poi gradualmente Huntington Beach si scopre citta' di turismo, e si autoproclama capitale del surf mondiale.

Chiacchero e cammino con il mio amico di vecchia data Giovanni, che vive qui da trent'anni. Le vetrine spaccate di Rodeo Drive di ieri sera paiono lontane.

E' meta' mattina. Vediamo i negozianti mettere il compensato sulle vetrine, la polizia che controlla, persone che non sembrano turisti, che si guardano attorno, che studiano. Non capiamo bene. Qualcuno ci dice di tornarcene a casa per sicurezza.

Vado via dopo una lunga passeggiata.

Alla radio in macchina, le notizie di Santa Monica, la mia citta'.

Il sindaco di Los Angeles, Eric Garcetti, parla alla radio.

Notizie di disordini, di confusione. Inviti alla calma. Non capisco bene cosa succeda. Non riesco ad immaginare l'intensita' della cosa.

Arrivo a casa.

Accendo la televisione.

Sono le strade che conosco da venti anni. Strade lungo cui ho camminato e sono stata felice, triste, innamorata, arrabbiata. Strade lungo cui ho riflettuto della mia vita, del mio lavoro, del petrolio, dei compleanni che scorrono. Strade da cui ho ammirato tramonti. Strade dove ho corso. Strade che ho condiviso con persone amiche, con visitatori, con persone nate qui e che ne ricordano la storia piu' antica dei miei venti anni di California. Strade che non erano mie quando sono arrivata qui, ma di cui ora conosco ogni angolo. 

Non riconosco quello che vedo.

Anzi, riconosco tutto, Montana Avenue, Wilshire Avenue, e la mia preferita, la California Incline che porta dal centro citta' al mare lungo una spettacolare disceca. Riconosco le palme, l'archiettettura deco, i giardinetti , i parcheggi.

E' la mia citta'.

Ma quello che non riconosco e' il frastuono degli elicotteri, le sirene spiegate, la gente che corre. Vedo gente ammassarsi davanti ai negozi. Vedo gente prendere spranghe e spaccare le vetrine di Vans, un negozio di scarpe. Vedo le scatole di scarpe rotolare, vedo scarpe rosa e scarpe blue gettate lungo il marciapiede.

Vedo vetri in frantumi. Sento il ritmo delle spranghe. Vedo mini incendi.

Vedo rabbia negli occhi di chi spacca,  il resto del volto coperto da bandanna o da mascherine.
Ci sono spari, forse di lacrimogeni, non e' chiaro.

Il commentatore fa notare gente nella folla che si e' portata dietro mattoni, forse per gettarli. Vedo carri armati color sabbia mimetica a decine pronti per essere mandati di qua o di la. Vedo la banca, le gioiellerie, i negozi di valigie, tutti spaccati.

Vedo negozi di vestiti devastati, con manichini gettati a terra. Vedo immondizia per terra. Vedo barricate di poliziotti, di cartoni. Vedo la gente con le mani in alto, vedo gente che si inginocchia.
Vedo gente che arriva al municipio e che cerca di sfondarne le finestre. Vedo automobili in fiamme, vedo pompieri all'opera.

Sento clacson. Vedo graffiti dove non c'erano prima. Vedo gente che litiga, che urla. Altre sirene.

Arrivano i rinforzi da altre citta, anche da Santa Barbara e Santa Maria, e vari altri santi del rosario.

Penso ai proprietari di quei negozi. Alcuni gia' messi in ginocchio dal coronavirus e che non meritano questo.

Chiamano la guardia nazionale.
Mettono il coprifuoco alle 4pm.

Siamo stati in casa per quasi tre mesi, e questa sorta di anarchia e' un miscuglio di troppe cose brutte.

E' vero, la situazione bianchi e neri non e' stata mai risolta, e' vero c'e' tanta violenza da parte della polizia in diverse localita' specie contro le minoranze etniche. E poi c'e' tanta differenza di ceti sociali, troppa.  La vita e' eccellente qui in America, ma solo se sei ricco. E questo vuol dire che e' eccellente solo se sei ricco ed egoista. E non era cosi, anche solo al tempo in cui mio padre fece l'emigrante.  I ricchi sono sempre piu' ricchi, i poveri hanno la vita sempre piu' difficile.

Per i giovani, di ogni colore, se non sono gia' messi bene di famiglia, la vita e' dura. Gli affitti alle stelle,  il debito con le banche prima ancora di iniziare, la precarieta'.

Per tanto tempo abbiamo pensato, o ci siamo illusi, che potevamo coesistere tutti. Che ne avevamo fatta tanta di strada dopo i riots del 1992.  Che c'era spazio per chiunque qui. Che i colori non contano. Che di tutte le citta' americane forse Los Angeles degli scorsi 25 anni fosse la piu' magnanime, la piu' aperta, visto che davvero c'e' qui ogni razza, ogni colore di persona e che il sole splende su tutti, indistintamente.

Evidentemente non e' cosi. 

Il presidente Trump non e' stato capace di offrire una parola di conforto, di umanita', di unione in mesi di coronavirus, e men che meno dopo la morte di George Floyd. Anzi, e' stato cosi dal primo giorno in cui e' diventato presidente. Mai una parola edificante e costruttiva. Mai un commento di perdono, di affetto, di comunione. Sempre distruttivo. Brutto, di una bruttezza interna.

A volte vorrei essere Melania Trump. Solo per usare quella posizione di first lady per fare, per dire cose buone, per dare un sorriso, per avere della grazia. Che opportunita' sprecata. 

Non so cosa dire. Non so perche' scrivo. Ma e' la mia citta' , l'ho studiata, l'ho girata in lungo e in largo, le voglio bene.

Dalla televisione fanno vedere una panoramica di Los Angeles. Si vedono tanti alberi, stradine residenziali. Da lontano sembra tutto calmo. Il cielo e' blu'. E' bello quello che vedo.

La violenza e la distruzione, delle parole e delle vetrine, non e' mai la soluzione.

Ci sono cose che non ti piacciono? Cerca di cambiarle, a partire da te, dal tuo piccolo, dal tuo modo di fare. Sii la persona migliore che puoi essere, con comprensione, ascoltando l'altro, usando l'intelligenza per argomentare e non le spranghe per vandalizzare.

Mi mancano un po gli anni del petrolio. Per quanto stanca e a volte demoralizzata sentivo di fare una cosa buona.

Vorrei avere una bacchetta magica, per far scomparire tutto e per risvegliarci domani e ricostruirci, fuori e dentro.



Monday, April 20, 2020

Il prezzo del petrolio scende sotto lo zero: -$37 dollari al barile



Non lo so come mi sento a scrivere questo post.

La premessa e' che, come tutti ormai sanno, questa mia crociata anti petrolio e' stata perche' ENI e compari volevano venire a trivellare i campi vicino ai posti dove sono cresciuta. Non avrei mai pensato che sarebbe andata a finire cosi, e prima del 2007 non sapevo e non seguivo nulla dei mercati petroliferi.

E poi ci sono stati 12 anni di battaglie, a volte feroci, con ENI, politici, e sfruttatori.
Il petrolio era arrivato a oltre 100 dollari al barile.
E poi mi sono stancata - emotivamente e fisicamente e psicologicamente.
E poi e' arrivato il coronavirus.

La notizia di oggi e' che a causa della pandemia, e del fatto che e' tutto fermo, aerei e autobus, con superstrade vuote e scampagnate fuori citta' ora ridotte a ricordi vicini e lontani allo stesso tempo, il prezzo del petrolio e' crollato.

Ma nel frattempo hanno continuato a pomparlo e non sanno dove metterlo. Le raffinerie sono sature e non ne vogliono piu'. Cosi' il prezzo dei futures del greggio per Maggio 2020 ha sfondato il fondo dello zero ed e' diventato negativo, cioe' se accetti ora, tra meno di un mese ti daranno soldi se te lo prendi e te lo stocchi a casa tua.

E quant'e' questo prezzo?  -$37.63 dollari per barile.

Cioe' per ogni barile che accetti oggi di prenderti, a Maggio ti regaleranno oltre al tuo bariletto, giusto un po meno di 40 dollari.

Una sorta di bidone, insomma!

Scherzi a parte, il record precedente era nel 1986, quando te ne davano solo 10 se promettevi di prenderti un barile.

Se invece lo compri oggi per Giugno, pagherai solo $20.  
Anche questa cifra e' emblematica del crollo.

Nei limiti del possibile, il governo USA ha dato soldi a tutti per cercare di rivampare l'economia finora, ma niente o quasi ai petrolieri. Al massimo Trump ha un po' allargato lo stoccaggio nazionale a Cushing, Oklahoma, dove ci sono le riserve strategiche di greggio: il governo ha comprato un po piu di petrolio e ha concesso ai petrolieri di usare il sito come un parcheggio a pagamento temporaneo. Ma niente di piu' di questo. E le tasche dei consumatori, come sappiamo, sono a secco.

Il consumo mondiale di petrolio e' calato di almeno il 20-30%

Prima era di circa 100 milioni di al giorno. Ora ne consumiamo 20 o 30 milioni di barili al giorno in meno. 

E forse ancora meno.

Ogni giorno ci sono, solo negli USA 2 milioni di barili al giorno pompati di fresco che non si sa dove mettere.

E ci sono ancora a zonzo per il mondo petroliere cariche di greggio dell'Arabia Saudita che non si sa se e dove sbarcheranno e scaricheranno.

Lo stoccaggio di Cushing, Oklahoma era stato creato negli anni '70 ai tempi della crisi del petrolio in Medio Oriente. L'idea era di avere un cuscinetto di riserve da tenere in casi di emergenza per evitare la carestia di petrolio di quegli anni. Ma di recente, Cushing era gia' quasi a limite della sua capacita', a causa della produzione nazionale USA di petrolio e gas scoppiata in seguito al boom del fracking, e quindi lo spazio per allargarsi era poco.

E c'entra un po anche la politica. 

Il Dipartmento dell'Energia dell'amministrazione Trump in realta' aveva chiesto di poter *comprare* il petrolio extra al costo di 3 miliardi di dollari e depositarlo a Cushing, ma il Congresso, in mano ai democratici, ha detto di no. 

Hanno accettato di prendersi 47 milioni di barili, e hanno concessio ai petrolieri di stoccare temporamente il petrolio a Cushing pagando l'affitto per un massimo di 30 milioni di barili.   

Si era anche pensato di pagare i petrolieri per non pompare, ma anche questa proposta e' stata bocciata perche' violerebbe i trattati internazionali e sarebbe percepita come concorrenza sleale verso gli altri produttori di petrolio.

Che fare?

E chi lo sa.

La Russia e l'Arabia Saudita hanno accettato di diminuire la produzione, per un totale di meno 9.7 barili al giorno, a partire da Maggio 2020.  Molti pozzi saranno chiusi.

Ma tutto questo non bastera'.

Si prevede la bancarotta per molte ditte di petrolio, specie le piu' piccole e meno finanziaramente solide. 


E quindi veniamo a me. Cosa provo? Cosa penso? Alla fine, il petrolio nell'astratto e nel reale e' stato il lupus in fabula della mia vita per tanto, forse troppo tempo.

A dire il vero non provo granche' - non sono contenta, perche' il prezzo da pagare e' stata questa pandemia mondiale che ha portato morte e paura dappertutto.

Perche' volevo che vincessimo ad armi pari, anche se le armi dei petrolieri e dei politici sono sempre state piu' forte di quelle mai possibili di tutti noi.

Perche' volevo vincere con l'energia pulita, con le macchine elettriche, con una cittadinanza attiva, cosciente, intelligente, con una classe politica volente o nolente impegnata ad uscire da questo pantano fossile. Perche volevo vedere gente come Descalzi o Renzi svegliarsi sulla strada di Damasco.

Cosi non e' stato, ma la prendiamo cosi'.

E' stato questo piccolissimo virus a sconfiggere i petrolieri, anche se temporaneamente. In un certo senso e' la natura che ha avuto la meglio: dappertutto foto di animali e piante che si riprendono i loro spazi, e dall'altro il petrolio che ti regalano perche', per adesso almeno, non lo vuole piu' nessuno.

Adesso siamo qui, che ci piaccia o no.  Posso solo sperare che l'epoca post-coronavirus ci scopra meno consumisti, piu' innamorati del verde, della terra, dei cieli blu, piu' attenti al dolore e alle vite degli altri, con i nostri piccoli e grandi gesti quotidiani.

La morte per coronavirus spesso coinvolge il sistema respiratorio. La morte arriva in poco tempo, ma  il coronavirus non e' il solo nemico. E' solo un nemico piu' forte, piu' prepotente, piu' appariscente. Gli assalti quotidiani alla nostra salute sono invece piu' subdoli, ma portano danni gravi ugualmente, anche se visibili a lungo termine invece.

Proteggiamoli sempre i nostri polmoni e quelli degli altri, la nostra aria, il nostro habitat, anche dopo che il coronavirus scomparira'.









Wednesday, March 25, 2020

Coronavirus -- due


I fiori in un giardino vicino casa
Marzo 2020

Ecco,

ci siamo un po normalizzati, ma neanche tanto. Ormai sono vari giorni che ci alziamo, anche qui negli USA, ci prepariamo per il giorno, e poi... restiamo in casa. A volte occorre forzarsi di tenere una routine. Tutto e' piu' lento, piu' silenzioso, cerchiamo tutti di trovare un modo per rendere quest'altro giorno produttivo, in qualsiasi modo uno possa intendere la produttivita', per distinguere un Martedi dal Sabato.

Un nuovo normale.

A casa, abbiamo iniziato a guardare l'opera tutti i giorni. Il Metropolitan di New York ha mandato in onda una produzione diversa ogni giorno per una settimana, per la maggior parte Verdi e Donizetti. E cosi pure il Teatro Regio di Parma.  Mi piace questa cosa.  Una delle cose che avrei sempre voluto fare di piu' e' andare all'opera e impararne le storie. Durante gli anni del petrolio non c'era tempo, mai tempo, per niente.

Ed allora ecco che cerco di leggere e di ricordare le circostanze attorno a Va Pensiero o ad Amami Alfredo. E poi leggo la storia di Giuseppe Verdi -- un uomo che si e' fatto da se, da famiglia contadina e povera, e che mi riempie di ammirazione. Gli erano morte moglie e due figli e continuava a produrre note di bellezza e grazia.

E grazie al coronavirus ho scoperto una cosa molto bella. Tanti anni fa, l'opera veniva cantata nelle piazze durante le feste patronali o in altre occasioni di festa e pure non di festa. E Verdi non era una cosa per cui ci si vestiva di tutto punto per andarlo a sentire in qualche raffinato teatro milanese. Mia nonna - terza elementare - sapeva tutte, o quasi, le parole della Traviata e di Rigoletto, perche' le cantavano nella vita normale. Non sapevo questo.

A volte faccio ginnastica da sola  - temo che il mio corpo non piu' giovane perda ogni sembrianza a me familiare, e che gli anni avranno la meglio sui miei sforzi ginnici.  So che non e' una cosa razionale, ma sento molto il timore di invecchiare e di non avere fatto abbastanza nella vita.

Ogni tanto parlo con amici e amiche con cui non parlavo da tempo. E' bello sentire in tanti casi di essere le stesse del liceo, dell'universita', nonostante i decenni e le vie divergenti che ci separano. E' bello ridere ancora di segreti e di storie passate, aggiornarsi, sentirsi ancora complici. 

Ho anche guardato dei documentari su PBS, la TV pubblica americana, secondo me uno dei servizi migliori di questa nazione. Ne hanno mostrato diversi, sulla pandemia del 1918, che ha colpito in particolare Philadelphia. I commenti e i paralleli sono tanti; ma quello di cui possiamo essere grati e' che quantomeno nel 2020 abbiamo telefoni ed internet, zoom e tablet, per essere informati, per parlare, per starci vicini in qualche modo.

Sono uscita nei dintorni qualche volta, per andare al supermercato, per fare una passeggiata in notturna o alla mattina presto, o anche per un viaggio in macchina finche' si poteva. Qui e' ancora consentita l'attivita' fisica in solitaria.

La citta' e' diversa e il senso dell'udito piu' affilato. Tutto arriva ai miei sensi piu' limpido. E' stagione di pioggia qui e a volte dal ponte della quarta strada in sopraelevata il mattino e' cosi virile e sicuro di se, con le nuvole ben definite e le palme che ondeggiano nel cielo azzurro e lontano, che uno non si puo' non fermare e voler prendersi tutto.

Il mare di Marzo al tempo del coronavirus e' sincero, non c'e' foschia, non ci sono movimenti umani, rumori.

Alla mattina se apro le finestre sento gli uccellini dall'enorme ficus dietro casa che urlano a squarciagola. Chissa' forse anche loro sanno che e' tutto silenzio ed e' meglio riempirlo adesso che l'etere e' tutto per loro.

Ieri sera invece c'era un tipo che giocava da solo a pallacanestro, e il suo ritmo da rimbalzo era l'unico attorno a me. Faceva compagnia ai miei passi.  

La primavera non sa che c'e' il coronavirus. Ogni tanto sopro dei ciuffetti verdi che ieri non c'erano, vedo i cigliegi selvaggi e gli alberi di pesche nel giardino dei vicini che pian piano perdono i fiorellini rosa per trovare foglie verdi.

Sul balcone di casa in un vaso sono nate da sole delle fragole. Come sia sucesso non lo so, ma le ho mangiate, sono buone.



Thursday, March 19, 2020

Il coronavirus -- uno



Ore 4:00pm

Ho molto dibattituto se mettermi qui a scrivere per dare una forma ai miei pensieri, per comunicare con le poche o tante persone che hanno letto questo blog per tanto tempo, per far qualcosa di utile.

Non sapevo, non so, se ho qualcosa di costruttivo da dire o da dare. Ma alla fine, eccomi qui.

Voglio scrivere in punta di piedi, senza far rumore, solo con affetto, che alla fine e' stato il motore di questo blog per tutti gli anni in cui e' esistito.

Non daro' numeri, non diro' niente che nessuno non abbia gia' detto in termini di prevenzione, di stare a casa, di obbedire. Non c'e' niente da aggiungere alla catilena quotidiana di numeri di morte e di tristezza, e al cuore spezzato prima, e rassegnato ora, di tutti noi vicini, e lontani. 

Penso che in questi giorni di chiusura forzata delle nostre vite normali sia utile raccontare, parlare, comunicare, sentirci vicini. E quindi anche solo per offirire un modo di passare il tempo a chi e' a casa, voglio mandare spaccati di quello che succede qui, fuori e dentro di me.

Per tanti giorni e' stato un qualche cosa di lontano. In Cina, in una citta' che nessuno aveva mai sentito nominare, Wuhan, e poi lentamente in Europa, in Italia. Piano piano gli articoli di stampa e la TV iniziavano a parlare di casi sempre piu' in vicini, di cosa fare qui, se siamo preparati o no. Trump da galletto diventa un canarino triste.

La paura o forse la coscienza che non eravamo immuni e' arrivata qualche giorno fa. Piano piano anche le nostre citta' americane si sono svuotate. Il coprifuoco perenne non c'e' ancora, ma siccome la natura umana non cambia molto da Pechino a Pavia, ci sono anche qui tutte le cose che abbiamo visto in Italia, chi pensa di essere Superman, chi compra cibo per sei settimane. Ci sono anche storie di chi compra pistole, di chi si e' fatto costruire un respiratore per casa sua, di chi non capisce.

Ore 6:00pm

E ora proprio, il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti, ha parlato alla citta' con l'ordine di "stay at home" che e' una specie di quello che c'e' in Italia.  Non sono mai stata una grande fan di Garcetti, ma devo dire che in questa occasione e' stato rassicurante, statista. E adesso che parla il governatore della California, Gavin Newsom, sento lo stesso sentimento:  qualcuno che magari non sa esattamente quello che accadra' ma che spiega, che razionalizza, che da sicurezza. Ho avvertito lo stesso quando Giuseppe Conte ha parlato alla nazione.

Staremo a casa per un mese. 

Impareremo tante cose, come in Italia.

Qualche volta daremo il peggio di noi, ma spero che l'umanita' e la solidarieta' prevalgano, e che sara' il meglio di noi che prevarra'. 

Non ho mai vissuto in tempi come questi.

Ricordo da bimba una vaga paura della guerra fredda, della cattiva URSS, di Bresnev e di Khomeini che apparivano dal televisore, appena sbarcata in Italia nel 1979. Rai Uno li mostrava ogni sera al telegiornale.  Io non avevo neanche sette anni ed ero terrificata. Ricordo la paura dell'AIDS negli anni ottanta. Ricordo la confusione dell'11 Settembre o lo spossamento del terremoto dell'Abruzzo dell'Aprile del 2009. 

Ma nessuno di questi momenti e' come questo, in cui il nemico, la cosa che temi, e' invisibile, e' insidiosa, e' onnipresente, non se ne va, e non te ne accorgerai dove e come e quando verra'. Non e' su un aereo, o in una grande citta'. E' qui nell'aria, sotto le nostre scarpe, nelle nostre piazze, nei nostri paeselli.

Quando ero piccola, Bresnev e Khomeini erano lontani, e la guerra fredda possibile, ma non tangibile nel quotidiano.  Sting ci ricordava nella canzone "Russians" che i russi non sarebbero mai stati cosi stupidi da distruggere le vite dei loro cari: una bomba nucleare avrebbe ammazzato tutti, noi e loro.  Ancora mi commuovo a ricordare quelle parole "what might save us, me and you, is if the Russians love their children too".

E si, alla fine tutti abbiamo amato i nostri bambini piu' delle guerre.

Quanto tempo. 

Per l'AIDS, ero troppo lontana dal mondo di persone gay, dalle cose di sesso, troppo naive per sentirla come una cosa possibile nel mio piccolo mondo di studentessa delle medie o del liceo. L'11 settembre, e anche il terremoto, sono stati e sono eventi inaspettati per cui non ci si poteva preparare, e in un certo senso c'e' la beata ignoranza fino al momento in cui l'evento succede. E poi, dopo, c'e' il momento del ricostruire, del rimboccarsi le maniche, del fare.

E che dire del petrolio: avevo tempo, e per quanto fragili, strumenti per combattere ENI e politici ottusi, prima del disastro.

Ma adesso? Adesso, siamo davanti ad un nemico prolungato, sempre in agguato, per il quale non c'e' molto da fare se non star a casa ed aspettare che passi.

Come tutti ho paura anche io. O forse e' solo lo scoprimi piccola e impotente. Non ho paura per me, la mia vita e' stata bella e ricca, ma quanto per la fragilita' di tutte le nostre certezze.

Ho tanti pensieri --  di gratitudine per cio' che ho, che sono, per le persone che amo. Di riconoscenza per tutti quelli che fanno quello che fanno per noi tutti, medici, infermieri, cassiere, operatori delle pulizie che a volte si sono ammalati per noi. Di affetto per l'Italia, la sua bellezza, la bellezza della sua gente. Di umilta' - abbiamo mandato l'uomo sulla luna, abbiamo creato missili precisissimi e planetari, microscopi atomici, conosciamo i segreti del DNA e di Marte.  E ora ci fermiamo tutti per un virus invisibile.

Che possiamo fare?

Obbediamo, leggiamo, perdoniamoci, diventiamo persone migliori.

Ecco. Un caro abbraccio viruale a tutti.