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Friday, March 22, 2019

La tartaruga Afrodite e le sue sorelle Caretta Caretta: ferite e uccise da reti, rottami e rifiuti in Calabria

Tartaruga senza nome, trovata morta con la bocca piena di plastica 
 Italia, 2019

 
Afrodite, Caretta Caretta con le pinne in cancrena avvolte dal nylon della pesca
Italia, 2019


Chi non si intenerisce a parlare di tartarughe marine?

Sono goffe, lente, bonaccione, e sembrano non voler fare del male a nessuno. Un po come dei vecchi burberi ma buoni.

E in particolare le Caretta Caretta, protetta da tutti i trattati possibili immaginabili in Mediterraneo, in Europa, sulla carta, la specie di tartaruga piu' diffusa nei nostri mari.

Ed ecco qui immagini e storie che spezzano il cuore.

La prima, in basso,  arriva dal Centro di Recupero delle Tartarughe Marine a Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria che si occupa di appunto assistere le tartarughe ferite e spiaggiate.

Sempre di piu' queste ferite e questi spiaggiamenti arrivano dall'attivita' umana, pesca ed inquinamento.

E come in tutti i mari del mondo anche in Italia non mancano le storie di tartarughe ferite dalla plastica, ingarbugliate belle reti dei pescatori, nella monnezza umana.

In questo caso la storia ha una eroina sfortunata ed un nome: Afrodite. 

E' stata trovata pochi giorni fa, il 17 Marzo, a Pellaro, in Calabria, incastrata fra un cerchione di bici ed un pezzo di legno. Non riusciva a muoversi poverina, ed e' stata portata a Brancaleone per i soccorsi. Pesa 25 chili ed e' lunga 70 centimetri. E non solo il corpo era fra la legna e il cerchione, ma le pinne e il collo erano tutte attorcigliate negli infiniti fili da pesca in nylon. Chissa' da quanto tempo era cosi, visto che le pinne stesse erano in cancrena.

Giunta a Brancaleone e' apparso chiaro che le pinne dovrebbero essere amputate, ma questo significa la morte per una tartaruga.  Non e' chiaro ancora cosa accadra' e gli esperti dovranno decidere come procdere.  Il nome Afrodite arriva proprio da qui, perche' restera' senza braccia, come la Venere di Milo che a volte e' anche nota come Afrodite di Milo.

Afrodite non e' l'unica,  e le sue amiche spesso non hanno neanche nome.

Qualche giorno fa infatti un altra tartaruga e' stata trovata in Calabria, questa volta nel litorale La Castella nei pressi di Crotone, e dell'area marina protetta Capo Rizzuto.

La tartaruga Caretta Caretta di quest'area non era morente, ma era gia' morta con la bocca piena di plastica. E' per questo credo che non le e' stato dato un nome. 

Chissa' quante altre che non vediamo e che non sentiamo.
Chissa' quanto dolore.

Ecco,  questo accade nei nostri mari, nei nostri comuni. Io spero davvero che quando andiamo al mare d'estate facciamo del nostro meglio per non lasciare monnezza, per raccoglierla dove la troviamo anche se ci fa un po schifo e non e' nostra.

E sopratutto visto che si parla sempre di giovani che anelano per ideali, per cose concrete, perche' non organizzare frequenti opere di pulizia in mare, in spiaggia? Sono cose piccole certo, ma da qualche parte si deve iniziare.

E a quando le reti da pesca biodegradabili?

A quando la gente imparera' che il mare non e' il ricettacolo di biciclette rotte o della nostra monnezza?

Queste povere tartarughe non hanno fatto niente di male per finire martoriate dalla nostra plastica.




P

Saturday, February 23, 2019

Australia: si alle ispezioni sismiche nel Great Australian Bight, la casa delle balene








La psiche politica di questa nazione non mi e' ben chiara.

E' tutto un susseguirsi di decisioni senza capo ne coda, un giorno in favore dell'ambiente, un altro in favore dei petrolieri. E quindi posso solo concludere che non sanno quel che fanno e che i petrol-quattrini sono troppo piu' luccicanti dell'onesta' morale ed intellettuale.

L'altro ieri annunciano un miliardo di alberi, oggi annunciano che fra Settembre e Dicembre 2019 ci saranno nuove operazioni di airgun in un area di 30mila chilometri quadrati alla ricerca di giacimenti di petrolio e di gas nel Great Australian Bight. A eseguire il tutto la compagnia petrolifera PGS.

I pescatori di tonni sono sorpresi,  arrabbiati ed agguerriti.

Siamo nei pressi della Kangaroo Island e della citta' di Port Lincoln dove c'e' una consistente pesca, specie di tonni.  Il National Offshore Petroleum Safety and Environmental Management Authority (NOPSEMA) dell'Australia, ha dato il permesso all'airgun proprio in questa zona.

La PGS, che sta per Petroleum Geo-Services, ha ricevuto l'ordine di non interferire con balene e tonni che hanno qui la propria casa. Come se fosse possibile, o come se uno potesse dire a balene e tonni: attenti! Non andate per di qua che dobbiamo sparare!

La Southern Bluefin Tuna Industry Association, che rappresenta i pescatori, dice per bocca del proprio portavoce Brian Jeffriess, che se veramente le prescrizioni indicate saranno seguite, sara' veramente difficile per la PGS andare avanti. Dal canto suo, la Wilderness Society, associazione ambientale non ha avuto mezze parole.

L'airgun e' dannosa alla vita marina, e porta a lesioni, danni all'udito e perdita del senso dell'orientamento delle balene. I rumori vanno avanti senza sosta per settimane e mesi e di certo interferiranno con le attivita' di comunicazione della vita marina.

E poi ci sono domande sul turismo della zona, sulla bellezza, sulla possibilita' di scoppi, e la domanda fondamentale che e' sempre la stessa: se davvero vogliamo liberarci dalle fonti fossili, rispettare gli accordi di Parigi, come possiamo giustificare la nuova ricerca di petrolio?

E no, non bastano un miliardo di alberi. 

Ovviamente i petrolieri rispondono con le loro solite panzane.

La Australian Petroleum Production and Exploration Association cos'altro puo' dire? Che hanno una lunga tradizione di trivelle ed airgun in piena sicurezza, e che anche se si continua a trivellare, sono in pieno supporto delle energie alternative, ma che il petrolio ci serve.

I Ponzi Pilati dell'ambiente!


Friday, December 7, 2018

Florida: il biologo marino che invece della pensione piantera' un milione di coralli nella barriera corallina














I’ve postponed my retirement until I see a million corals replanted back on the reef

Dave Vaughn, 

E' sempre bello raccontare storie belle.


Si chiama Dave Vaughn, e' un biologo marino della Florida ed era prossimo alla pensione. Ma le cose sono andate diversamente: un giorno nel suo laboratorio e' riuscito a trovare un metodo per crescere coralli in modo velocizzato.

Invece che 75 anni, i coralli crescono in tre.
E addio alla pensione.
 
La scoperta e' avvenuta quasi per caso, nel Coral Restoration Center presso il Mote Tropical Research Center dove il professor Vaughn lavora.  Lui ha una barbona, lo sguardo intelligente e avrebbe potuto essere un hippy negli anni settanta; anzi tutto il suo team e' fatto di avidi surfisti, lui incluso. Il loro laboratorio della Florida ha lo scopo di studiare e cercare di proteggere l'unica barriera corallina presente negli USA, lungo le isole meridionali delle Florida Keys, di cui forse Key West e' la piu' famosa.

La barriera corallina della Florida e' sotto attacco, come tutte, a causa dell'acidificazione degli oceani, dei cambiamenti climatici, della troppa popolazione e della troppa pesca. Negli scorsi decenni abbiamo perso fra il 25 e il 40% di tutte le barriere coralline del mondo.

Un giorno per sbaglio il professor Vaughn ha sparso dei coralli spezzettati in acqua. Pensava che sarebbero morti subito, essendo tutti cosi piccoli, e invece con il passare dei giorni, non solo i coralli non morivano ma crescevano piu' in fretta del normale. E cosi assieme ai suoi colleghi Christopher Page e Rudiger Bieler hanno messo su un vero esperimento per seguire la crescita di coralli con questa tecnica del "micro-fragmenting", ponendo le condizioni giuste in acqua per aiutare questa crescita.

I risultati sono stati strepitosi: di solito i coralli impiegano dai 25 ai 75 anni per raggiungere la maturita' e i coralli normali che si vedono in mare hanno una eta' che varia dai 500 ai 1000 anni.
E invece con questo "micro-fragmenting" si e' arrivato ad un corallo adulto in tre anni, quaranta volte piu veloce del normale, di modo che non dobbiamo aspettare mezzo secolo per cercare di aiutare la barriera morente.

Il principio e' veramente semplice: se le condizioni del mare sono giuste, se uno taglia i coralli in sottili filari, i coralli stessi cercano di "sanare" le proprie ferite, proprio come quando la pelle cresce piu' in fretta vicino alla ferita dopo che uno si taglia. Essenzialmente, il taglio stimola la crescita.
E' lo stesso principio applicato ai coralli.

Dopo la crescita in laboratorio i coralli sono impiantati su coralli morti in mare e montitorati.

Ma... se i coralli vecchi sono morti, quelli nuovi seppure cresciuti in modo veloce come faranno a sopravvivere? 

Ed e' qui che entra la mano dell'uomo. Tante sono le specie di coralli presenti: in laboratorio si cercano le specie che possono tollerare condizioni diverse di acidita' del mare che cambia e che si pensa possano sopravvivere ad un oceano che cambia.

E' la soluzione perfetta? No, perche' inevetabilmente le specie piu' deboli non saranno presenti nelle barriere nuove, ma l'idea e' che almeno c'e' un qualche tipo di vita sulle barriere devastate.
E chissa che a un certo punto i politici non troveranno soluzioni di modo che gli oceani tornino alla normalita'.

Dave Vaughn ha deciso di rimandare la pensione: dedichera' il suo tempo a seguire la crescita e a piantare in mare almeno un milione di questi nuovi coralli. 

Sono state piantate 150 colonie nuove nei mari attorno alle Florida Keys, di cui 134 sono ancora in vita dopo un anno.  Su diciotto coralli gia' morti sono stati piantati otto frammenti di corallo vivo,  geneticamente identico a quello morto, e tutto procede bene, nel senso che i frammenti sono cresciuti.

Parliamo troppo poco dell'oceano, ma i due terzi dell'ossigeno che respiriamo arriva dal mare, e il suo depauperamento, di pesci, di coralli, di vita e' qualcosa che riguarda tutti.

Da qualche parte dobbiamo pur incominciare.




Saturday, October 20, 2018

Il 90% del sale da cucina nel mondo contiene microplastica, anche in Italia









In basso:

L'abbondanza di microplastica in tre tipi di sale in Italia:
due da sale marino (blue), uno da salgemma (rosso)





Doveva succedere prima o poi: l'oceano contiene plastica, i pesci contengono plastica, e ora la plastica arriva anche nell'acqua che beviamo, nel sale da cucina, in noi stessi.

Gli studi si susseguono da tempo.

Sappiamo che la microplastica e' presente nella birra che beviamo, nel pesce che mangiamo, e pure nell'aria che respiriamo e pure nell'acqua che beviamo

Nel 2015 il primo studio a mostrare la microplastica nel sale in 15 tipi diversi di sale della Cina. 

Altri studi, in altre parti del mondo mostrarno poi alti tassi di microplastica nel sale marino negli USA, Francia, Spagna, UK e Malesia. 

La tabella e' cosi riassunta

Spagna: 21 campioni su 21;
USA: 10 campioni su 10;
Cina: 14 campioni su 15;
Australia, Francia, Iran, Giappone, Maleysia, Nuova Zealanda, Portogallo, Sud Africa: 16 campioni su 17; (solo un campione francese era privo di microplastica)

Da dove arriva questa microplastica? Nessuno lo sa con certezza ma si pensa che sia dovuta alle microfibre dei nostri vestiti e dai frammenti della plastica delle bottigliette.

Ogni anno quasi 13 milioni di tonnellate di plastica vengono riversate nei nostri oceani.

L'equivalente di un camion della monnezza al minuto.

L'ultimo studio e' di un gruppo di ricercatori coreani, Ji Su Kim, Hee Jee Lee, Seung Kyu Kim e Hyun Jung Kim, della Incheon National University in collaborazione con Greenpeace Korea, che ha deciso di eseguire altri studi su 39 marchi di sale confenzionato e in vendita nei negozi di 21 nazioni diverse per confermare quanto trovato sopra e per eseguire una analisi completa.

La risposta e' che il 90% del sale nelle confezioni in vendita nel mondo e' contaminato da microplastica; i risultati del gruppo sono stati pubblicati nella rivista Environmental Science and Technology.

La microplastica compare in 36 dei 39 campioni analizzati.

Il peggiore e' stato il sale indonesiano, paese fortemente inquinato dalla plastica, e questo non e' una sorpresa.

C'e anche l'Italia in questo ultimo studio, con tre tipi di sale: due presi dal mare, e uno da salgemma, le concentrazioni sono di 4, 20 e 30 pezzetti di microplastica per chilo di sale.

Le marche non vengono rilasciate, ma il fatto e' che la microplastica e' arrivata nei nostri stomaci.
Un po di persone mi hanno scritto per dirmi: ma ... se e' salgemma e' impossibile che ci sia la plastica perche' quel sale si e' accumulato tanto tempo fa. Anche io ho pensato qualcosa di simile, ma il fatto e' che dalla miniera alla tavola ci sono tanti processi, e quel sale a volte viene trattato con acqua ed altre sostanze, per cui la contaminazione puo' avvenire strada facendo.

Non sono un'esperta di processi lavorativi del sale, ma lo studio coreano parla chiaro.

E non si tratta di dire: comprero' il sale dal posto X.
E' tutto il mondo che ha questo problema.

Nessuno sa che effetti ha questa microplastica sui nostri corpi.
Certo, e' di sicuro inquietante e non naturale.





Tuesday, October 9, 2018

Somerset, UK: dal mare ricompare quasi nuova bottiglia di detersivo per piatti del 1971






E' stata ritrovata lungo le spiagge di Somerset, nel Regno Unito.

Una bottiglia di plastica di almeno 47 anni; ed e' stata ritrovata quasi intatta, a dimostrazione di quanto tempo la plastica possa perdurare.

Era un contenitore di detersivo per piatti ed e' del 1971 o anche piu' vecchia, perche' il costo ancora chiaramente visibile dalla bottiglia mostra uno sconto di 4d pence, prima che il sistema britannico adotasse il metodo decimale, appunto nel Febbraio del 1971. 

La lettera d stava per "denarius" in latino - essenzialmente un pound (una sterlina) era fatto di 240d pence. Le cose poi vennero cambiate nel 1971 per rendere il sistema monetario piu' moderno e uniforme al resto del mondo.

Ed e' da quella d che dunque sappiamo che la bottiglia e' di almeno 47 anni fa.

Dopo tutto questo tempo e' stravolgente vedere che la bottiglia e' quasi nuova!
I numeri sono impressionanti: le bottiglie di plastica impiegano 450 anni per decomporsi nell'oceano e il 70% dell'immondizia nel mare e' plastica. 

Ogni anno entrano nel mare circa 8 milioni di pezzi di plastica. Entro il 2050 ci sara' piu' plastica che pescato.

Come sempre, a noi la responsabilita' e l'onore di agire. 

Saturday, August 25, 2018

I pesci perdono il senso dell'olfatto a causa dei cambiamenti climatici






Increases in carbon dioxide in the ocean 
have the potential to affect all fish species, 
including those that many people rely on for food and livelihood
Cosima Porteus, 
University of Exeter


Un nuovo studio mostra un altra faccia dei cambiamenti climatici sulla vita animale.

Questa volta i malcapitati sono i pesci.

La temperatura degli oceani aumenta, i coralli sbiancano, gli oceani diventano sempre piu' acidi, si indebolisce sempre piu' la consistenza delle conchiglie e dei corpi dei crostacei. In qualche caso i pesci migrano verso zone diverse dal loro habitat naturale, e nel corso di generazioni, diventano piu' piccoli.

Ma sul senso dell'olfatto poco si era studiato.

Pare irrilevante, ma il senso dell'olfatto e' molto importante per i pesci. Permette loro di cercare e trovare cibo, riconoscere pericoli, scappare dai predatori, cercare zone sicure, zone per la riproduzione ed anche comunicare fra loro. La visibilita' sottacqua e' infatti limitata e i pesci usano l'olfatto come senso principale di sopravvivenza.

Modificare la sensibilita' olfattiva dei pesci significa compromettere notevolmente la loro sopravvivenza, la loro riproduzione.

E in ultima analisi, compromettere l'industria della pesca, e le abitudini alimentari di comunita' che  di pesce vivono.

Lo studio in questione, che documenta gli effetti negativi degli aumenti di CO2 nei pesci, e' stato condotto da Cosima Porteus, della University of Exeter ed e' stato pubblicato in Nature Climate Change.

Funziona cosi: l'acqua del mare si combina con la CO2 per produrre acido carbinoico H2CO3, che rende l'acqua piu' acida.

Dai tempi della rivoluzione industriale ad oggi, i livelli di CO2 in oceano sono aumentati del 43% ed entro la fine del 2100 sono destinati ad aumentare di altre due volte e mezza.

La meta' della CO2 prodotta dagli uomini sopratutto a causa dell'uso smisurato di petrolio ed affini, e' finito nell'oceano abbassandone il PH, e dunque rendendolo piu' acido.

Cosima Porteus ha avviato la sua collaborazione con il Centre of Marine Sciences a Faro, Portogallo e con il Centre for Environment, Fisheries and Aquaculture Science nel Regno Unito ed ha studiato i comportamenti delle spigole in mare con varie concentrazioni di CO2.

Piu' acidiche le condizioni dell'acqua del mare, piu' la CO2 presente, meno i pesci rispondevano a situazioni di pericolo, come la presenza di predatori. Il che significa che non riuscivano ad avvertirne la vicinanza.

La risposta del senso olfattivo e' stata studiata misurando l'attivita' del nervo olfattivo dopo essere stato stimolato da acqua con concentrazioni variabili di CO2 fino ad arrivare alle concentrazioni di CO2 previste per la fine del secolo.

L'intento era di capire le conseguenze della CO2 sull'abilita' dei pesci di trovare cibo ed altri pesci, analizzando anche i livelli di bile, ed altri acidi intestinali, e cercando di capire come i recettori olfattivi dei pesci rispondevano alle molecole che li stimolano.

Il risultato?

Il senso dell'olfatto era dimezzato in efficenza se le concentrazioni di CO2 erano quelle previste per il 2100.

I ricercatori hanno trovato che alte concentrazioni di CO2 portano anche a cambiamenti genetici nel senso dell'olfatto, ma non in positivo.

Potrebbe essere infatti che i pesci rispondono a questo deficit nell'olfatto cambiando la propria genetica, nel corso di varie generazioni, per ottimizzare l'adattamento al nuovo habitat.

Per esempio, il numero di recettori olfattivi puo' aumentare nel corso di qualche generazione per compensare il diminuito senso dell'olfatto da ciascuno, oppure possono essere promosse delle varianti genetiche piu' sensibili.

Invece, tutto il contrario. L'espressione genetica dei recettori olfattivi era diminuita. Invece che compensare il senso dell'olfatto nei pesci studiati e' diventato peggiore.

Nello studio hanno usato le sogliole per la loro importanza commerciale, ma Cosima Porteus dice che secondo lei i risultati si applicano anche ad altre specie di pesce - salmone, merluzzo - e pure ai crostacei.

Nessuno puo' dire di non sapere; quello che manca, come sempre, e' l'azione concreta.






Sunday, August 12, 2018

Curitiba -- la citta' del Brasile senza monnezza












 Jaime Lerner

Curitiba, stato del Parana'.

E' una citta' del Brasile che nel 1989 stava letteralmente soffocando nell'immondizia. Scene come quelle che vediamo oggi nei fiumi dell'Indonesia, nei mari di Santo Domingo e a volte anche nelle nostre civilissime citta' italiane.

Cosa fare?

Trenta anni fa hanno avuto la brillante idea di iniziare con la raccolta differenziata "spinta", coinvolgendo per prima cosa i ragazzini, con gioco, con scambi di immondizia per bonus da spendere sul cibo, soldi per l'autobus, sussidi per cancelleria scolastica, regalini di Natale.

E quei ragazzini del 1989 hanno insegnato la lezione ai loro genitori, ma anche ai loro figli.

Qualcuno di loro e' diventato impegnato in politica, altri hanno avuti ruoli di responsabilita', ma il seme dell'importanza del recupero della monnezza e' rimasto.

Oggi il 70% dell'immondizia di Curitiba, una citta' di 3 milioni di persone e' reciclato, e quasi tutto viene raccolto. Ci sono circa 10,000 impegnati nella gestione dei rifiuti. Le spese per infrastruttura e' molto diminuita nel corso degli anni, perche' e' la gente e' impegnata da se.

Ad esempio, servono sempre meno camioncini dell'immondizia.

Il 100% delle famiglie fa la raccolta differenziata.

Un altro risvolto dell'impegno personale dei cittadini nel gestire la propria immondizia e' che il numero di infezioni da zanzare infettive e' calato del 99%.

Tutto questo e' nato da un progetto del sindaco della citta' del tempo, un architetto dal nome Jaime Lerner che volle rendere la sua citta' un laboratorio ambientale.

Nel 1960 il famoso archietto brasiliano Oscar Niemeyer aveva costruito la capitale, Brasilia, una citta' pensata a tavolino, ordinata, precisa, diversa dal caos delle altre citta' del paese.

Curitiba si trova a 1500 chilometri di distanza, ma volevano anche loro fare la stessa cosa, ordinare la citta'. Costruirono strade, demolirono edifici vecchi e storici per far spazio al nuovo, e la citta' scopri' viadotti nuovi sfreccianti nel cielo, incuranti di tutto quello che c'era sotto.

Al tempo era una cittadina che gravitava attorno a San Paolo, con un passato agricolo non troppo lontano. E infatti era nata sulla scia dei tanti immigrati europei, tedeschi, italiani, polacchi, ukraini, che si sono qui stabiliti verso il 1870. Accanto ai campi agricoli hanno portato i loro ristoranti, le loro aree di culto, i loro negozi.

La crescita della citta' continuo' senza sosta, finche' negli anni 1940 divenne troppo grande. La macchinizzazione della cultura di soia porto' disoccupazione a tanti contadini che si riversarono nella citta', e la popolazione raddoopio, fino a raggiungere 360mila persone nel 1960.

Favela, traffico, aria sporca avevano preso il posto delle chiesette e dei piccoli negozi degli immigranti della prima ora.

Nel 1964 ci fu un colpo di stato in Brasile. La giunta militare decise di portare ordine a tutto il paese.

Il sindaco Ivo Arzua di Curitiba volle appunto prendere spunto da Brasilia, con crescita ordinata, verso l'alto, e dare spazi maggiori al re della strada, la macchina.

Tutta questa spinta verso il modernismo svincolato dal passato non piaceva a Lerner, che voleva invece conservare l'aspetto originale della sua citta'. Un giorno sarebbe stato il sindaco della cittadina ma al tempo era solo uno studente di architettura.

Pian piano Lerner costrui' la sua carriera come pianficatore urbano.

Nel frattempo non ci furono passi concreti verso la "modernizzazione" come pensata da Ivo Aruza, a causa di burocrazia, parole, carte, documenti.

Ed e' stata una fortuna perche' finalmente nel 1972 Lerner divento' sindaco lui di Curitiba. Inizio' a spingere per una citta' fluida, cercando di unire lavoro e residenza, tempo libero e traffico, ricchi e poveri, futuro e passato, in spazi che possono coesistere.

Nel 1972 trasformo' una delle vie piu' grandi della citta', Rua Quinze de Novembro in una strada pedonale. I negozianti non ne vollero sapere ma lui ando avanti, certo che sul lungo andare sarebbe stato un successo.

La trasformazione da strada a via pedonale del primo tratto della strada avvenne in un weekend, in silenzio, da Venerdi' a Lunedi.

Poco democratico, certo, ma a quel tempo di democratico in Brasile c'era poco.

Al Lunedi' mattina i negozianti furono sopresi (e arrabbiati!) dalla chiusura al traffico automobilistico, ma ancora di piu' dal traffico pedonale che non solo si era riversato in strada, ma che perdurava anche dopo le ore di chiusura degli uffici. In poco tempo gli altri negozianti chiesero di pedonalizzare tutta la strada e cosi fu.

Nel 1974 introdussero per la prima volta corsie dedicate agli autobus, con l'ingresso da pensiline centro della strada in modo da non fermare il traffico ai margini, seguirono metodi di prepagamento del biglietto, tratte speciali piu' veloci con meno fermate, ed autobus piu' lunghi,  tutte novita' per l'epoca, partite tutte da Curitiba.

Per esempio, fu Lerner ad ingaggiare la Volvo affinche' costruissero autobus snodabili e piu' lunghi in modo da portare piu' persone. Quando li vediamo nelle nostre citta', e' da Curitiba che arriva l'idea.

Oggi l'85% dei residenti della citta' usa l'autobus, e il sistema delle fermate limitate e' stato copiato in mezzo mondo, anche Londra che prese ispirazione da Curitiba, e piu' di recente da Shanghai.

Allo stesso tempo si penso' di incentivare il verde pubblico. Nel 1971 Curitiba aveva un solo parco pubblico. Oggi ne ha varie decine, con circa 50 metri quadri a persona. Un numero enorme per l'America Latina, considerato che per esempio a Buenos Aires il numero e' di 2 metri quadri a persona.

Tutto fu fatto in modo sostenibile usando il legno di vecchi pali dismessi dalle ditte di elettricita', piantando alberi, incoraggiando la gente ad averne cura.

E cosi' non e' raro nel centro della citta' vedere pappagalli, uccelli, alberi rigogliosi.

Dove hanno trovato la terra? Al tempo c'era l'idea di cementificare il vicino fiume Iguazu, quello delle cascate, per le troppe esondazioni. La citta' compro' le terre vicino al fiume, le bonifico' e le trasformo' in parchi. Una soluzione eccellente: piu' spazi verdi e sistema ecologico protetto, e minor paura delle esondazioni.

Il centro della citta' fu preservato dalla scure dei modernisti estremisti.

Sopratutto la citta' venne consegnata ai cittadini, con l'idea che gli spazi erano *di tutti* e che *tutti* ne erano responsabili.  Sta qui la chiave di tutto secondo me, che tutti sentiamo di essere parti della res publica, quale che sia il nostro ruolo nella societa'.

E veniamo alla monnezza, un grande problema per la citta' negli anni 1980, quando la popolazione per la prima volta raggiunse il milione di abitanti.

Era difficile fare la raccolta tradizionale dell'immondizia, specie nelle favela: tanta gente, strade strette, monnezza gettata a casaccio, pure nei fiumi, incuranza.

Nel 1989 l'assistente di Lerner, Nicolai Kluppe, penso' di creare un sistema di incentivi per il recupero della monnezza. Era molto semplice: immondizia in cambio di gettoni per l'autobus.
Il sindaco accetto di provare l'idea. Non avevano soldi, e questo esperimento era a basso rischio.

Dopo quattro mesi, anche le zone piu' difficili di Curitiba, erano state ripulite dai residenti stessi.
 
E da li altre idee: non solo gettoni per l'autobus ma anche da spendere su cose utili. E cosi' a scelta, quattro chilogrammi di immondizia danno diritto ad un buono di un chilogrammo di verdura, uova e frutta. E poi ancora con il tempo a libri, e pure biglietti per il cinema.

Il sistema funziona a tuttoggi. 

Certo, a partecipare in questo programma sono stati per primi i piu' poveri, ma nel tempo si sono coinvolti i ragazzi e con loro le scuole, gli adulti, le generazioni. Reciclare, non sprecare, e' diventato un modo di pensare.

Anche nei centri commerciali si usano le forchette di metallo, il polystirolo e' essenzialmente inesistente, il riuso e' diffuso.

I 10,000 raccoglitori di immondizia sono ora ben organizzati con uniformi, metodi diversi per la raccolta di vetro, metallo, olio usato e pure materiale contaminato.  Qualcuno di loro ha il compito di scopare le strade, di raccogliere le cicche, di trasportare la monnezza nei posti appropriati di smaltimento o di reciclaggio.

Si parla spesso della teoria dei vetri rotti - cioe' che piu' degrado c'e', piu' il degrado cresce. Qui invece e' la teoria della citta' bella - cioe' che piu' e' bella la citta', piu' la gente ne avra' cura.

E ha funzionato.

I centri di recupero monnezza di Curitiba sono 23 in tutta la citta' e operano come non profit. Creano materiale da isolamento da materiale da costruzione, vetro torna ad essere vetro e cosi pure metalli e carta. La plastica diventa sedie da giardino. C'e' pure materiale per i tetti fatto di tubi di dentifricio con garanzia quinquennale.

Tutto quello che ricavano viene usato per comprare sedie a rotelle per chi ne ha bisogno.

Jaime Lerner divenne sindaco nel 1972 lo fu fino al 1992 con alcune pause intermedie. Fu poi nel governatore dello stato di Parana, di cui Curitiba e' capitale dal 1994 al 2002.  Ha anche creato un istituto per la pianficazione urbana di Curitiba, l'Instituto de Pesquisa e Planejamento Urbano de Curitiba che esiste tuttora e che funziona da laboratorio di idee.

Qui ha implementato le stesse idee di coinvolgimento della gente per il recupero dei fiumi e dei laghi inquinati.

Le regioni confinanti hanno preso un mutuo dal Fondo Monetario Internazionale per ripulire i loro fiumi. Lerner ha preso zero soldi, ma ha convinto la sua gente a farlo.

E' stato davvero intelligente. Per esempio, coinvolse i pescatori: quando le condizioni meteo erano cattive per catturare pesci, convinse loro di catturare monnezza in acqua. Lo stato li avrebbe pagati, proprio come a Curitiba.  E qui la strategia ha davvero funzionato, perche' non solo fiumi e laghi sono diventati piu' puliti, ma senza monnezza e' aumentato anche il numero di pesci e la pesca ne ha beneficiato enormemente.

Jaime Lerner ha vinto ogni sorta di premio ambientale possibile.

Dice che occorre partire dal basso, rendere tutti partecipi, iniziare le cose e avere poi il coraggio di riadattarle, di migliorarle, ascoltando la gente.

Ovviamente Curitiba e il Parana' non sono dei paradisi assoluti. Anche oggi, circa l'8% di Curitiba vive nelle favela, il traffico negli ultimi anni e' aumentato, e cosi pure il crimine, i graffiti. Pero' e' certo che se paragonata alle altre citta' del Brasile, Curitiba e' rimasta piu' umana, un po speciale e piu' bella.

Sopratutto trenta anni dopo l'esperimento dei biglietti dell'autobus, Curitiba e' una citta' ad immondizia zero.