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Thursday, October 18, 2018

Nigeria: Scoppia oledotto e muoiono in sessanta, forse in duecento









La conta dei morti non e' ancora completa. Reuters parla di sessanta morti, la stampa locale di duecento. E poi ci sarebbero almeno una trentina di ustionati gravi, e molti altri feriti, tutte vittime dell'esplosione di un oleodotto gestito dalla Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC). Sono anche andate distrutte delle case.

Non e' ben chiaro cosa sia successo. 

Le fonti ufficiali parlano di possibile sabotaggio allo scopo di rubare petrolio - una sorta di furto andato male. I residenti pero' parlano invece di un oleodotto difettoso da anni, per il quale la manutenzione era un optional. La NNPC, ditta di stato, viene accusata di negligenza e di avere pompato petrolio in un oleodotto vecchio, abbandonato da tre anni.

Della serie: piu' facile dare la colpa ai residenti piuttosto che fare mea culpa da parte del governo. Temo che non sapremo mai davvero cosa sia successo, se non che ci sono stati tanti morti.

Siamo in localita' Ososioma, vicino alla citta' meridionale di Aba, in Nigeria.

L'oloedotto in questione convogliava petrolio dalla raffineria di Port Harcourt fino ad Aba ed era parte di un sistema integrato, detto System 2E che pompava petrolio verso il sudest e il nord del paese. A Port Harcourt ci sono due raffinerie che operano al di sotto della loro capacita' usuale, a causa della crisi dei mercati energetici.

Ovviamente non e' la prima volta che scoppiano oleodotti in Nigeria con conseguenze catastrofiche.  L'esplosione piu' grave fu venti anni fa, nel 1998 quando un oleodotto nel Niger Delta uccise piu di mille persone; nel 2006 un altro incendio ne uccise 269. A volte gli scoppi si scatenano dopo la manomissione degli oleodotti, quando la gente e' radunata attorno per prendere quanto piu' petrolio possibile, amplificando il conto delle vittime.

Ovviamente ignoranza, disperazione e poverta' fanno da corredo a queste storie, in cui invece di allertare le autorita' del petrolio che perde, degli oleodotti sabotati, e dei piccoli incendi collegati, la gente cerca di avvantaggiarsene finche' non ci lasciano le penne.

Ma e' anche vero che e' necessaria maggior sicurezza, e che sia il governo nigeriano -- coperto da petroldollari, crisi o non crisi, ed i colossi internazionali, Shell ed ENI in primis che hanno distrutto questa nazione assieme ai politici nigeriani, dovrebbero investire di piu' nella manutenzione e nei controlli, alla ricerca di pericoli causati dai vandali, dall'usura e dalla corrosione.

Per ora si continua a litigare sul numero dei morti. 






Sunday, November 27, 2016

L'inferno petrolifero dell'Iraq




Se fosse successo nei nostri paesi occidentali ne avremmo parlato e disquisito per settimane.

Ma succede in Iraq e cosi sono qualche eroica agenzia di stampa internazionale -- Reuters in quetso caso -- ne parla.  Oppure la NASA che qualche tempo fa rilascio' foto da satellite di quanto accadeva nei cieli del paese.

Man mano che l'ISIS perde terreno in Medio Oriente appicanno fuoco ai pozzi che controllavano e se ne vanno.  Hanno semplicemebte messo esplosivi a casaccio e se ne sono andati.

Non gliene importava niente della gente, come puo' importargli dell'ambiente?

E cosi' una zona del nord dell'Iraq si chiama Quayyara ci sono campi di petrolio e sono stati  puntellata da incendi apocalittici e da fiamme e fumi che persistono da mesi, anche da Agosto 2016.

A cercare di fermare il tutto quel che resta del North Oil Company dell'Iraq, uomini che si avvolgono il corpo e il viso in stoffe protettive e che cercano di estinguire le fiamme.

Fra questi uomoini Hussein Saleh che per 30 anni ha lavorato per oil e gas e che dice di non avere mai visto niente di simile.  Ci vogliono giorni per sistemare un solo pozzo. Finora sono riusciti a fermare le fiamme che venivano fuori da sette o otto pozzi.

Ce ne sono ancora dodici.

Su ogni pozzo c'e' un gruppo di circa 150 persone a studiare come meglio fare e a usare tutte le precauzioni possibili.  Il lavoro e' pericoloso, non solo per le fiamme e i fumi tossici, ma perche' l'ISIS ha anche lasicato mine e bombe nei pressi dei pozzi stessi.  A volte viene usata acqua che si trasforma subito in un funo grigio; altre volte viene scavato il terreno attorno ai pozzi metro per metro per eliminare le possibili mine. Quando ne trovano, le fanno esplodere in modo controllato. Sotto le fiamme.  A volte ci sono malori.

Il petrolio dell'Iraq e della Siria e' servito ai signori dell'ISIS per finanziare le proprie attivita', tramite la vendita sul mercato nero dal 2014 ai mesi scorsi.  


Saturday, April 23, 2016

Messico: 24 morti e 18 dispersi in impianto petrolchimico Pemex

Sono morti in 24 nell'impianto petrolchimico della Pemex nella citta' di Coatzacoalcos, porto messicano nello stato di Veracruz.

La dinamica dell'incidente non e' chiara, ma si sa che a causa di una perdita di gas c'e' stato un incidente che ha portato oltre alla morte dei 24, il ferimento di altre 136 persone di cui alcune in modo grave.

Altre diciotto persone sono disperse, e parte dell'impianto non e' ancora stato ispezionato a causa delle condisizioni di inagibilita'.

L'odore di ammonia pervade il tutto e Reuters riporta che c'e' ancora fumo nero che sale dalle ceneri. Si specula che a causa dei bassi prezzi del petrolio sicurezza e manutenzione sono un po passati al dimenticatio, non solo in Pemex, e che questo incidente e' dovuto proprio ai tagli di personale e di controlli dediti alla sicurezza.

A complicare tutto, il fatto che i corpi non sono ancora stati rilasciati e dati alle famiglie, e ne sono stati resi noti i noi dei 24 morti. La gente aspetta fuori dall'impianto petrolchimico (respirando monnezza!)  per paura che i corpi dei loro cari vengano fatti scomparire, per evitare che ci siano autopsie e che magari vengano fuori verita' scomode per Pemex.

L' impianto produceva vinile ed era in joint venture con il produttore messicano di plastica Mexichem. Si producevano qui 900 tonnellate al giorno di chloroethene.

E' la prima volta che succede? No. A Febbraio 2016 nello stesso impianto un incendio ha ucciso una persona. Nel 2013 altri 37 sono morti nello stabilimento centrale di Citta' del Messico. In 26 invece morirono in un altro impianto Pemex per la produzione di gas naturale nel nord del paese nel 2012.

Nel 2015 scoppio' la piattaforma Abkatun Permanente, causando la perdita di quasi 800 milioni di dollari.

Evviva il petrolio.

Thursday, June 4, 2015

L'IKEA investe un miliardo di euro nelle rinnovabili



Il negozio IKEA a Sacramento

All'indomani del vertice sul clima L'IKEA aveva annunciato che avrebbe fortemente investito nelle rinnovabili, che avrebbero usato metodi "smart" nelle loro operazioni logistiche per dimiuire gli sprechi. Sono arrivati ad un +18% di efficenza negli scorsi 4 anni. 

The Guardian gli assegna il  Guardian Sustainable Business Awards


1. Producono il 53% dell'energia che gli serve dai tetti e da impianti eoloci

2. Hanno 314 turbine dedicate e 700,000 pannelli solari

3. In alcuni paesi -  Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Polonia, sono gia' al 100%
 
4. In Canada grazie all'eolico producono gia' il doppio dell'elettricita' che gli serve
 
5. Vogliono arrivare al 100% in tutti i loro negozi ed attivita'
 
6. Prevedono di farlo e di diventare esporatori complessivi di energia nel 2020 
 
7.  Da settembre 2016 venderanno solo illuminazione a LED, che portera' al risparmio ogni anno dell'elettricita' sufficente ad alimentare Londra e Parigi. 
 




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Non credo che ci sia bisogno di dirlo, ma non mi paga nessuno per questo enorme lavoro. Nemmeno l'IKEA. Anzi, cerco di evitarli perche' mi pare sempre che comprare da loro e' togliere lavoro a ditte piccole, i famosi ``mom and pop" stores che fanno fatica a competere con colossi internazionali.

Detto questo, ecco qui una iniziativa del gigante svedese che mi pare carino segnalare. L'IKEA ha appena deciso che investira' un miliardo di euro in attivita' contro i cambiamenti climatici nel mondo. Dal 2009 finora ne hanno investiti 1.5 per lo stesso scopo. In totale fanno 2.5 miliardi di euro in sei anni anni.

Di questo nuovo miliardo, circa 500 milioni saranno investiti nell'eolico e 100 nel solare. Il resto sara' usato per aiutare le comunita' del terzo mondo piu' esposte ai pericoli dei cambiamenti climatici -- per fare in modo che siano resilienti contro siccita', inondazioni e desertificazione, oltre che ad aiutarli nella transizione verso le rinnovabili.

Vogliono che tutti i loro impianti siano alimentati da fonti sostenbili e che i loro prodotti incentivino il risparmio energetico. Anzi, alla parita' energetica sono quasi arrivati con circa 700,000 pannelli solari sui loro tetti e circa 314 turbine eoliche collegate ai loro stabilimenti.

Il CEO della ditta Peter AgnefjÀll dice: 

“Climate change is one of the world’s biggest challenges and we need bold commitments and action to find a solution. That'’s why we are going all in to transform our business, to ensure that it is fit for the future and we can have a positive impact. This includes going 100 percent for renewable energy, by investing in wind and solar, and converting all our lighting products to affordable LED bulbs, helping many millions of households to live a more sustainable life at home.”

Questi investimenti non porteranno all'aumento dei prezzi e secondo Reuters l'investimento sara' ottimale per il pianeta, i clienti, e alla fine anche per l'immagine dell'IKEA. Hanno anche promesso che il loro obiettivo e' di arrivare ad usare legno solo da fonti sostenibili, e di far si che per ogni albero che abbattono, uno sia ripiantato.

Il fatturato dell'IKEA nel 2013 e' stato di 28 miliardi di euro.

Il fatturato della FIAT di John Elkann e di Sergio Marchionne che neanche voleva venderle le 500 elettriche in California e' stato di 86 miliardi di euro nello stesso anno.

Aspetto con ansia che la FIAT prenda esempio e decida di investire qualche miliardo nelle rinnovabili pure lei.

Qui la saga Marchionne-500 elettrica di California.

Tuesday, March 31, 2015

Germania, New Brunswick e Maryland: leggi contro il fracking

E' definitivo - il Maryland vieta il fracking nello stato oggi 2 Giugno 2015.
Hanno votato 103 a 33 nella Camera e 45 a 2 nel Senato.
Almeno loro.





Oggi primo Aprile, anche la Germania di Mrs. Merkel approva leggi ancora piu' severe contro il fracking. Secondo Reuters sara' a tutti gli effetti un divieto intergrale contro l'estrazione di gas di scisti a parte test sperimentali.
 
Il tutto deve essere ancora approvato dal governo tedesco, ma sara' vietato trivellare pozzi che sono meno profondi di 3,300 metri per salvare le falde acquifere e nei pressi di sorgenti di acqua. Sara' vietato trivellare nei parchi e nelle riserve naturali.

Ovviamente i petrolieri si stracciano le vesti, e questo e' un buon segno:la federazione delle industrie tedesche, la BDI dice che il divieto e' esagerato e anche se ci sono minuscole porte aperte allo shale gas queste sono troppo poche. Gia' un anno fa l'agenzia per l'ambiente di Germania aveva detto che il fracking e' una tecnica pericolosa e che sarebbe bene vietarlo per la sicurezza dell'acqua potabile. Alcuni petrol-investitori hanno gia' lasciato il paese.

Pace all'anima loro.

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Eccoci qui - il New Brunswick, stato del Canada ha votato in data 26 Marzo 2015 per il divieto del fracking nello stato. 

E' un divieto temporaneo che durera' per un anno ma le autorita' ricordano che il fracking potra' essere approvato solo se saranno soddisfatte cinque richieste: maggiori regolamentazioni ambientali e per la salute pubblica, un piano per lo smaltimento dell'acqua tossica, le consultazioni con i residenti ed in particolare gli aborigeni, una struttura di royalties soddisfacente ed una sorta di "licenza sociale" con l'approvazione della comunita'.

Il ministro dell'energia Donald Arseneault dice che

"It is responsible and prudent to do our due diligence and get more information regarding hydraulic fracturing."

Oltre il New Brunswick, il fracking e' adesso vietato in Quebec, Labrador and Newfoundland, e in Nova Scotia.

Il divieto del New Brunswick e'importante perche' si stima che nel sottosuolo ci sia uno dei principali giacimenti di shale gas reservoirs del North America, circa 2 trillioni -- 2000 miliardi -- di metri cubi, sebbene in sacche difficili da raggiungere.

Ovviamente la lotta e' sempre la stessa. I residenti sono preoccupati per l'inquinamento di aria, acqua e polmoni. I petrolieri sono preoccupati del portafoglio e quindi vai con la fantasia:lavoro, soldi, tuttapposto.

Intanto anche in Maryland c'e' una proposta di legge per vietare il fracking per tre anni, ma il voto finale deve ancora essere approvato.  Quello che invece e' stato approvato e' una legge secondo la quale i fraccanti sono responsabili di danni, morti, feriti, inquinamento sui loro siti trivellanti.  

Friday, October 24, 2014

Azerbaijan: collassa piattaforma, tre morti


Le fiamme


Il mar Caspio


Tentativi di spegnere l'incendio



Le piattaforme nel Mar Caspio


Sapore di petrolio


Siamo in Azerbaijan, di cui abbiamo gia' parlato varie volte e dove una piattaforma e' collassata nel mar Caspio durante lavori di manutenzione, incendiandosi.  Lo riporta il SOCAR, l'azienza nazionale del petrolio dell' Azerbaijan e che sta per State Oil Company of Azerbaijan.

Si tratta della piattaforma #441 -- che vuol dire che ce ne sono altre 440! -- del campo detto Narimanovneft e dove un pezzo della struttura di ferro e' caduta su una tubatura che ha causato le fiamme.  C'erano 41 persone sulla piattaforma, 37 si sono salvate, tre sono finite in mare ed un altro e' disperso.

E' stata la Reuters, agenzia di stampa britannica, a rendere il tutto noto, mica l'AGI - quella e' l'agenzia di stampa del 100% dell'ENI a cui non gliene importa niente di far sapere queste cose.

Ma tranquilli, come ci riassicurera' Confindustria Abruzzo e' tutto sicuro, verde, perfetto.

Anzi, green.




Thursday, August 14, 2014

Mediterranean Oil and Gas, 12 Agosto 2014 - RIP






 Sergio Morandi

Chicco Testa - pensavate di poterci trivellare, eh?


''What a waste of 3 years time and effort.
Luckily I only lose about £30k, but don't cry,
I did ok out of one of my others recently '




La costa teatina, oggi

E' cosi' e' finita anche la Medoilgas di Londra.

Il giorno 11 Agosto 2014 l'acquisizione della Mediterranean Oil and Gas da parte della Rockhopper Exploratione' stata completata. Dal giorno 12 Agosto 2014 le azioni della Medoilgas, sotto il titolo MOG, non sono piu' valutate alla borsa di Londra.  Erano precedentemente scambiate sotto la sezione AIM - Alternative Investment Market - che permette maggior flessibilita' azionarie a ditte minori.

Oltre che in Italia, la Medoilgas aveva interessi a Malta ed in Francia, ma il suo principale progetto era Ombrina Mare in Abruzzo. Gia' l'anno scorso la Medoilgas aveva venduto alcune delle sue concessioni, alla Canoel di Canada alla ricerca di liquidita'.

Il direttivo londinese costituito da Keith Henry, William Higgs, Christopher Kelsall, Sergio Morandi, Peter Jackson and Enrico Testa si e' dimesso da ogni incarico. Keith Henry, il Chairman dell'esecutivo ha commentato il termine delle attivita' di Ombrina con queste parole:

“With this transaction now completed and the reins handed over to Rockhopper, I would like to take this opportunity to thank the Board of MOG, and in particular Bill Higgs and Chris Kelsall, as the executives stepping down from the Company, for their efforts in guiding MOG to this successful conclusion. I am delighted that the MOG team in Italy will continue to play an important role as they join the Rockhopper team, and I wish all of them good luck for the future”.

"Con il termine di questa transazione e con la guida ora passata alla Rockhopper, vorrei ringraziare l'esecutivo della Medoilgas e in particolare Bill Higgs e Chris Kelsall per i loro sforzi nello guidare la MOG verso questa conclusione in modo positivo. Sono contento che la squadra della MOG in Italia continuera' a giocare un ruolo importante come parte della Rockhopper e auguro loro buona fortuna per il futuro."

Sia Sergio Morandi che Enrico (Chicco) Testa avranno altri ruoli dirigenziali presso la Rockhopper, con sede presso le isole Falkland. Gli altri membri dell'esecutivo non saranno invece parte della Rockhopper.


Restano aperte molte domande: come si comporteranno le autoritia' italiane impegnate nella valutazione di autorizzazione integrata ambientale su Ombrina Mare, visto che la ditta proponente non esiste piu'? Come sara' possibile sapere se la Rockhopper Exploration avra' tutte le garanzie per operare Ombrina, visto che tutte le valutazoni espresse finora, su capitali sociali, su infrastrutture, su organizzaizione interna e con altre ditte, e' stata fatta sulla Medoilgas e non sulla Rockhopper? Occorre una valutazione ex novo?

Quale che sia la risposta a queste domande, un fatto resta certo: la Medoilgas ha chiuso i battenti per i troppi ritardi sul loro fiore all'occhiello, Ombrina Mare e questo grazie a noi, popolo d'Abruzzo - eche dal 2008 ad oggi ha ostacolato la Medoilgas con ogni mezzo dal primo giorno ad oggi.

La fine delle operazioni della Medoilgas deve darci fiducia e renderci ottimisti: sebbene come individui possiamo far ben poco, e' come collettivita' che abbiamo un enorme potere e la fine della Medoilgas ne e' prova.