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Wednesday, September 13, 2017

Cina: niente piu' macchine a benzina, il futuro e' l'auto elettrica
















Non hanno fissato ancora una data, ma la Cina ha appena annunciato che nel futuro prossimo verra' *vietata* la vendita di automobili alimentate da combustibili fossili. 

L'hanno gia' annunciato UK e Francia, Norvegia e Svezia, e pure l'India, ma questa mossa eseguita in Cina, ovviamente, non potra' che avere ripercussioni a livello mondiale, considerato che e' uno dei principali mercati del mondo e con la capacita' nascente ma certa di poter costruire automobili elettriche in massa. 

L'annuncio arriva dal vice ministro dell'industria e della tecnologia informatica, Xin Guobin, che dice che non ci sono date, a differenza di UK e Francia che hanno fissato il termine del 2040, ma che l'obiettivo e' certo e che le date verranno stabilite nei tempi dovuti. 

Quello che era stato fisssato in precedenza e che si vuole migliorare e' di produrre almeno il 20% di auto elettriche o ibride entro il 2025.

Sara' una trasformazione enorme, per la Cina, e per noi tutti, che la FIAT lo voglia o no.

Perche' fanno questo i cinesi? 

Certo, perche' soffocano d'inquinamento, lo smog e' alle stelle, le malattie respiratorie pure, e la pressione popolare di migliorare le cose aumenta, in parallelo alla prosperita' dei cinesi.  E' una decisione che si pone sulla scia di eliminare il carbone come fonte energetica dal paese entro il 2030.

Ma ci sono altri motivi, piu' economici e di immagine.

Intanto dopo il fiasco di Trump (e degli USA!) sugli accordi di Parigi, la Cina vede in se stessa un  leader nella lotta ai cambiamenti climatici e questa decisione non potra' fare altro che sigillare ancora di piu' il suo ruolo o la sua aspirazione di diventare paese-guida ora che gli USA non ci sono piu'.  E infatti il presidente Xi Jinping e' uno dei piu' ferventi sostenitori degli accordi sui cambiamenti climatici.

E poi... Poi c'e' un enorme mercato da conquistare con le auto elettriche e i cinesi vogliono che siano i loro produttori di veicoli a prendersi questo mercato, e non Elon Musk con la sua Tesla o gli europei. Con l'obbligo dell'auto elettrica i produttori cinesi inizieranno ad essere piu' competitivi e a sviluppare progetti elettrici per il paese in modo piu' urgente e sostenuto, cosi' da avere un elettrico made-in-China prima che arrivino gli altri a prendersi il mercato interno. 

E chissa' magari anche a favorire le esportazioni di automobili cinesi a basso prezzo.  

Insomma, vogliono riprodurre il successo di Tesla in Cina.

Ma il governo cinese e' furbo.

Tutte le case automobilistiche straniere che intendono vendere in Cina devono entrare in consorzi 50-50 con ditte cinesi e fare e vendere i loro veicoli e camion in Cina. A causa delle alte tariffe sulle importazioni, e' difficile per le ditte straniere importare veicoli dai loro paesi d'origine, perche' non e' conveniente.

Dunque, chiunque vuole entrare nel mercato cinese deve farlo con queste joint ventures.

Non ci sono scorciatoie.

I cinesi possono fare questo perche' il mercato e' enorme, con 28 milioni di auto vendute nel 2016, un +14% rispetto al 2015. Basti solo dire che negli USA le vendite sono a 17.5 milioni di automobili, a tasso costante rispetto al 2015.

Quindi, per fare business in Cina, devi metterti in una joint venture con i cinesi. Il governo cinese, per ora, paga le royalties su eventuale proprieta' intellettuale che gli stranieri usano in queste joint ventures, ma intanto hanno preso ed applicato al loro paese il sapere sviluppato altrove.

Ma anche questo cambiera', perche il governo cinese prevede di eliminare la clausola sul pagamento delle royalties. E cosi, le ditte straniere non potranno far altro che prendere eventuali profitti sulle auto vendute, senza poter proteggere la proprieta' intellettuale.

Tutto questo non e' molto bello: ci vogliono anni ed investimenti per sviluppare tecnologie nuove e la Cina semplicemente usa i suoi numeri per prendersi i risultati del lavoro di altre ditte.

Si prevede che l'amministrazione Trump non la prendera' troppo bene, ma tutti sono in una cattiva posizione, europei ed americani.

Per non perdere quote di mercato in Cina, europei ed americani dovranno in un certo senso regalare anni dei loro studi e perfezionamenti sulle auto elettriche ai concorrenti cinesi.

La Cina non e' certo nota per la qualita' delle sue macchine. Ma l'idea e' che invece di cercare di superare l'occidente con i tradizionali motori a scoppio, lo faranno con l'elettrico. Per esempio, la Cina non ha mai dominato il mercato delle lampadine tradizionali, ma e' diventata il leader mondiale delle lampadine a LED una volta che il mercato ha preso questa direzione.

L'idea e' di fare lo stesso con le auto elettriche. Superare l'occidente non con il motore a scoppio ma con l'auto elettrica.

Ma cosa produce per adesso la Cina? Molte delle macchine elettriche di piccolo taglio non sono di alta qualita', ma alcuni modelli sono gia' alla pari con quelli europei, in particolare le ditte BYD e  Geely che ha comprato la Volvo nel 2010.

E gli altri?

Beh, gli altri hanno preso la sfida: Mercedes, Jaguar, Volkswagen hanno gia' annunciato che molti dei loro modelli saranno offerti sul mercato in versione elettrica fra il 2020 e il 2030.

Cina o non Cina, mi sa che in un certo senso ci vinciamo un po' tutti con questa corsa verso l'auto elettrica.

Thursday, June 4, 2015

L'IKEA investe un miliardo di euro nelle rinnovabili



Il negozio IKEA a Sacramento

All'indomani del vertice sul clima L'IKEA aveva annunciato che avrebbe fortemente investito nelle rinnovabili, che avrebbero usato metodi "smart" nelle loro operazioni logistiche per dimiuire gli sprechi. Sono arrivati ad un +18% di efficenza negli scorsi 4 anni. 

The Guardian gli assegna il  Guardian Sustainable Business Awards


1. Producono il 53% dell'energia che gli serve dai tetti e da impianti eoloci

2. Hanno 314 turbine dedicate e 700,000 pannelli solari

3. In alcuni paesi -  Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Polonia, sono gia' al 100%
 
4. In Canada grazie all'eolico producono gia' il doppio dell'elettricita' che gli serve
 
5. Vogliono arrivare al 100% in tutti i loro negozi ed attivita'
 
6. Prevedono di farlo e di diventare esporatori complessivi di energia nel 2020 
 
7.  Da settembre 2016 venderanno solo illuminazione a LED, che portera' al risparmio ogni anno dell'elettricita' sufficente ad alimentare Londra e Parigi. 
 




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Non credo che ci sia bisogno di dirlo, ma non mi paga nessuno per questo enorme lavoro. Nemmeno l'IKEA. Anzi, cerco di evitarli perche' mi pare sempre che comprare da loro e' togliere lavoro a ditte piccole, i famosi ``mom and pop" stores che fanno fatica a competere con colossi internazionali.

Detto questo, ecco qui una iniziativa del gigante svedese che mi pare carino segnalare. L'IKEA ha appena deciso che investira' un miliardo di euro in attivita' contro i cambiamenti climatici nel mondo. Dal 2009 finora ne hanno investiti 1.5 per lo stesso scopo. In totale fanno 2.5 miliardi di euro in sei anni anni.

Di questo nuovo miliardo, circa 500 milioni saranno investiti nell'eolico e 100 nel solare. Il resto sara' usato per aiutare le comunita' del terzo mondo piu' esposte ai pericoli dei cambiamenti climatici -- per fare in modo che siano resilienti contro siccita', inondazioni e desertificazione, oltre che ad aiutarli nella transizione verso le rinnovabili.

Vogliono che tutti i loro impianti siano alimentati da fonti sostenbili e che i loro prodotti incentivino il risparmio energetico. Anzi, alla parita' energetica sono quasi arrivati con circa 700,000 pannelli solari sui loro tetti e circa 314 turbine eoliche collegate ai loro stabilimenti.

Il CEO della ditta Peter AgnefjÀll dice: 

“Climate change is one of the world’s biggest challenges and we need bold commitments and action to find a solution. That'’s why we are going all in to transform our business, to ensure that it is fit for the future and we can have a positive impact. This includes going 100 percent for renewable energy, by investing in wind and solar, and converting all our lighting products to affordable LED bulbs, helping many millions of households to live a more sustainable life at home.”

Questi investimenti non porteranno all'aumento dei prezzi e secondo Reuters l'investimento sara' ottimale per il pianeta, i clienti, e alla fine anche per l'immagine dell'IKEA. Hanno anche promesso che il loro obiettivo e' di arrivare ad usare legno solo da fonti sostenibili, e di far si che per ogni albero che abbattono, uno sia ripiantato.

Il fatturato dell'IKEA nel 2013 e' stato di 28 miliardi di euro.

Il fatturato della FIAT di John Elkann e di Sergio Marchionne che neanche voleva venderle le 500 elettriche in California e' stato di 86 miliardi di euro nello stesso anno.

Aspetto con ansia che la FIAT prenda esempio e decida di investire qualche miliardo nelle rinnovabili pure lei.

Qui la saga Marchionne-500 elettrica di California.

Friday, August 29, 2014

La rivoluzione energetica dell'India, un pannello solare alla volta



“Solar power can contribute to the long term energy security of India, 
and reduce dependence on fossil fuels that put a strain 
on foreign reserves and the ecology as well.” 


L'India ha appena approvato un maestoso progetto per la generazione 
di 100 GW di energia solare entro il 2022.

 40 GW dai tetti e 60 dai campi solari


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A Luglio 2014 l'India ha annunciato che raddoppiera' le tasse sulla produzione di carbone e che i fondi verranno usati per incentivare l'energia verde. 















L'Uttar Pradesh

Narendra Modi, il primo ministro indiano

Barsana e’ un piccolo villaggio agricolo dello stato dell’Uttar Pradesh, India. Lungo le sue strade poloverose si animano mucche, meracatini, sari colorati.

Tutto parrebbe normale, se non fosse che Barsana vive una sua personale piccola-grande rivoluzione energetica. Da qualche mese a questa parte infatti c’e’ un proliferare di pannelli fotovoltaici installati sui tetti a generare energia dal sole. E’ energia economica, distribuita, facile, a portata di tutti. Sono scene che si ripetono in tutta l’India meridionale e da un po anche nell’Africa sub-sahariana.

Piu’ di un milardo di persone, nel 2014, non ha accesso a fonti di energia stabili. Questo impedisce le piu’ basilari funzioni quotidiane che noi occidentali tendiamo a dare per scontate, impedisce lo sviluppo di attivita’ economiche, delle comunicazioni, di assistenza medica, di refrigerazione delle merci.

D’altro canto, l'organizzazione mondiale della sanita' stima che ogni anno circa 4 milioni di persone a causa dell’esposizione a fonti energetiche adalto impatto ambientale usate per cucinare o per illuminazione, come il kerosene o il diesel. La luce generata da candele e da lampade ad olio e’ poco adatta alla lettura, agli studi o a qualsiasi forma di commercio notturno. A volte ci possono anche essere incendi involontari. E’ evidente che ci vuole qualcosa di meglio.

Per tanti anni, l’approccio dell’India e’ stato per lo stato di costruire mega-centrali alimentate a carbone, a gas, a petrolio. La rete elettrica pero’ ha bisogno di manutenzione, che non sempre c’e’, e cosi ogni tanto interi quartieri perdono l’elettricita. Per molti la domanda “c’e’ o non c’e’ la luce” e’ una incognita giornaliera. Nel 2012 una serie di fallimenti del sistema porto’ il buio a circa 700 milioni di persone.

Nonostante tutto, circa 400 milioni di indiani sono ancora senza elettricita’.

Il nuovo governo indiano ha pero’ deciso di cambiare rotta e di affidarsi all’energia distribuita, low cost ed indipendente. Il sole. A Maggio del 2014, il primo Ministro Narenda Modi ha infatti annunciato un programma per portare almeno la piu’ basilare forma di illuminazione a tutte le case indiane entro il 2019. Qual’e’ questa forma di illuminazione? Lampadine, alimentate dal sole.

E no, non ci vogliono mega investimenti. Hanno escogitato un sistema facile. Basta un telefonino. Una partnership privata-pubblica infatti installa pannelli solari sui tetti delle case o su edifici pubblici. Chi sta dentro, quando vuole l’elettricita’, digita un codice apposito e voila’, la luce in casa si accende. Si paga in proporzione a quanto si usa e le tariffe sono accessibili a tutti.

L’idea di usare le rinnovabili per villaggi remoti del mondo in via di sviluppo non e’ nuova, ma spesso i costi erano proibitivi. Le cose sono cambiate con l’avvento di tecnologie LED migliori, e di abbassamento dei prezzi sia di pannelli che di batterie.

La rete elettrica non serve piu’.

L’Uttar Pradesh e’ considerato il cuore di questo esperimento, essendo uno dei piu’ grandi e piu’ poveri di tutta l’India.

La parte privata della partnership con il governo si chiana Simpa ed e’ una ditta nata nel 2011. In soli tre anni e’ raddoppiata in numero di impiegati e si stima che entro il 2014 si arrivanno a circa 75,000 persone servite.

Un’altra delle ditte coinvolte e’ la OMC power che gestisce mini impianti solari, di circa 40 kilowatt l’uno che sono usati per ricaricare batterie, telefonini e lanterne LED per illuminazione. Uno puo’ abbonarsi al servizio per circa 120 rupie al mese (poco piu’ di un euro) e ogni giorno ricevere la sua bella lanterna carica al mattino e restituire quella scarica del giorno prima. Il kerosene costerebbe circa il doppio – e ovviamente inquinerebbe molto di piu’.

La OMC e’ passata da un impianto di energia solare nel 2011 a varie decine nel 2014. Per la fine di quest’anno contano di arrivare fino a cento impianti. Il successo e’ palpabile: i negozi sono aperti piu’ a lungo, i soldi risparmiati dal kerosene possono essere usati per altri commerci. Le lampade vengono usate per mungere le mucche prima dell’alba, le donne che fanno i sari hanno a disposizione luce migliore quando cuciono la sera, i ragazzini posono leggere e studiare anche dopo il calar del sole.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia si e’ posta come obiettivo quello di far arrivare l’elettrcita’ in tutto il mondo nel 2030. Per arrivare a questo obiettivo sarebbero necessary investimenti pari a $48 miliardi di dollar l’anno.

Sono tanti soldi?

Beh, ogni anno si spendono circa $37 miliardi di dollari solo per l’elettricita’ da kerosene. D’altro canto, l’industria del petrolio e del gas riceve ogni anno circa $500 miliardi di dollari sottoforma di sussidi governativi e sconti fiscali. Exxon Mobil e compari ne hanno proprio bisogno?

Nell’Uttar Pradesh e’ arrivata una tempesta. E’ andata via la luce a quasi tutto il vicinato, come succede sempre in tempo di monsoni. Ma il signor Singh e’ un cliente della Simpa. Digita il suo codice. La Simpa verifica che e’ tutto in regola con i pagmenti. La luce bianca e pulita si accende magicamente sul futuro.