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Monday, October 21, 2019

La sovrappopolazione mondiale










Nel 1960, 60 anni fa, eravamo in tre milardi sul pianeta.

Siamo adesso a sette miliardi e mezzo. 

Piu' che raddoppiati in cosi poco tempo. 
Ogni anno "celebriamo" il giorno della fine delle risorse su questo pianeta e ci impegnamo tutti a usare di meno, a sprecare di meno, a reciclare, a non usare la plastica e a mangiare locale.

Il fatto resta che anche se fossimo tutti il piu' santi possibili, la popolazione sulla terra continua a crescere a ritmi secondo me insostenibili.

Ed e' tabu parlarne.

Nel 2030 saremo in 8.6 miliardi.
Nel 2050 saremo in 10 miliardi.

Ogni anno ci sono 83 milioni di persone in piu' su questa terra.

Lo dice l'ONU.

Nel 2024, la popolazione dell'India superera' quella della Cina.

Ovviamente le soluzioni non sono di imporre limiti e punzioni, stile Cina ai tempi delle politiche sul figlio unico, o peggio ancora imporre la sterilizzazione come invece e' stato fatto in decenni passati in paesi poveri.

Che ci piaccia o no, pero' la bomba demografica e' piu' forte in taluni paesi, spesso poveri.  Ho imparato questa statistica poco tempo fa e non ancora sono riuscita a digerirla: in Nigeria la natalita' media e' di 6 figli a donna, e il tasso di sopravvivenza all'eta' adulta e' elevato. In poche parole, la popolazione cresce in modo vertiginoso, in quello che a tutti gli effetti e' un paese corrotto e con grande differenza fra i petrol-pochi-ricchi e la maggioranza di disperati.

Chi ne prendera' cura di tutte queste persone in piu' e dara' loro un futuro dignitoso? 

Un po di numeri:

Nel 1960 in Nigeria c'erano 60 milioni di persone.

Oggi, 60 anni dopo, ce ne sono 200 milioni.

Nel 2050 se tutto continua cosi' saranno in 400 milioni.

Saranno il terzo paese piu' popoloso della terra, dietro solo a Cina ed India.

Nel 2050 ci saranno piu' Nigeriani che Europei.

Ma come deve fare il pianeta?

Dove arriva il limite? Quando e' che troppo e' troppo?

E dico tutto questo veramente con rispetto dei nigeriani che di sofferenze come ne popolo ne hanno avute tante.  Anzi, il loro stesso governo e' preoccupato dell'esplosione demografica.

Non c'e' solo la Nigeria. I tassi di natalita' sono elevatissimi in almeno 26 nazioni, tutte in Africa, secondo le Nazioni Unite che stimano che queste 26 nazioni d'Africa raddoppieranno i loro cittadini entro il 2050, fra cui Etiopia, Congo e Uganda. Entro il 2100 invece Angola, Burundi, Niger, Somalia, Tanzania e Zambia arriveranno a 5 volte la loro popolazione attuale.

Forti tassi di crescita anche in India, Pakistan, USA ed Indonesia.

Nel loro complesso i 50 paesi piu' poveri della terra hanno un tasso di natalita' di 4.3 nascite per donna.

Come detto, e' insostenibile. Da un punto di vista di risorse della terra, di qualita' di vita delle persone, del creato.E infatti un sondaggio nel 2017 mostra che i 3/4 delle persone del Ghana, Nigeria e il 50% dei residenti del Sud Africa, il paese africano piu' ricco vuole andarsene dal continente.

Considerato come siamo gia' messi sul pianeta, l'esplosione della natalita' non potra' che peggiorare le cose. Abbiamo gia' specie in via di estinzione a tutto gas per far spazio all'uomo e alle sue esigenze, corruzione o guerra in molti dei paesi di cui sopra, cambiamenti climatici che riducono o rendono piu' difficile agricoltura e che portano aridita' e siccita'.  Dove andremo a prendere cibo, spazio, lavoro, per numeri cosi grandi di persone?
 
Di esempi ce ne sono tanti gia' adesso.

L'Indonesia spostera' la sua capitale da Jakarta, affollata e sporca e frenetica e troppo densamente abitata, ad un isola remota e ancora semi-selvaggia, casa degli orango-tanghi. Che fine faranno gli oranghi-tanghi e' facile immaginare.  Dovranno lasciar spazio alle persone e all'urbanizzazione.

L'Amazzonia viene tagliuzzata per far spazio ad agricoltura intensiva.

Il consumo di tutto, dalla carne, alle gomme per le automobili aumentera'. E con questo inquinamento e CO2 in atmosfera. Le nostre estati saranno sempre piu' calde. La vita sempre piu' difficile.

Uno studio del New York Times mostra che qui a Los Angeles  grazie agli enormi sforzi fatti da tutti, legislatori e cittadini, le emissioni pro capite di CO2 sono diminuite del 2% dal 1990 ad oggi.
Una buona cosa anche se modesta.

Pero' nel complesso, le emissioni di CO2 sono aumentate del 16%. Perche'?
Perche' siamo di piu!

Nel 1990 la popolazione dell'area metropolitana di Los Angeles era di 11 milioni di persone.
Ora siamo a 13 milioni.

E' evidente che non abbiamo migliorato niente da un punto di vista ambientale, consumiano tutti un po di meno, ma siamo di piu' a consumare, per cui.. cui prodest?

E si, lo so che c'e' sempre il mantra della crescita-crescita-crescita economica che non si puo' che avere con crescita di persone, ma ad un certo punto occorre fermarsi a riflettere. Questa crescita quando e' che e' sufficente?

Quand' che invece occorre dire basta?

Che fine ha fatto la decrescita felice?

Quello che occorre, io penso, e' maggiore istruzione, maggiore accesso a metodi anticoncezionali, maggiore opportunita' lavorativa per tutti, ma specie per le donne, che possano avere consapevolezza che la vita possa essere piu' che far tanti, troppi figli.

Qualcuno ne parla?

No.

E' come detto sopra tabu', perche' c'e' l'idea che chi-siamo-noi-ricchi-bianchi-europei a dire ai paesi con natalita' massiccia, spesso in Africa e/o in via di sviluppo che la loro natalita' e' un problema. C'e' pure "il crescete e moltiplicatevi" a volte troppo letterale della chiesa cattolica, o l'idea che occorre arrivare al figlio maschio e non fermarsi finche' non ci si arriva.

E' evidente pero' che non parlarne non porta via il problema. Io non mi occupo e non mi voglio occupare di flussi migratori e dei barconi di migranti economici che arrivano anche in Italia, ma e' lampante che finche' la popolazione continua a crescere a ritmi insostenibili in paesi con poche opportunita' ci sara' sempre pressione demografica dai paesi africani verso l'Europa.

Uno ci deve pensare: una nazione, appunto la Nigeria, che passera' in 30 anni da 200 a 400 milioni di residenti. E' impossibile gestire il tutto in modo coerente e intelligente. Trent'anni non sono niente e non e' possibile provvedere a tutti. Neanche la Svezia ci riuscirebbe secondo me.

E come detto sopra, non dobbiamo tornare alle sterlizzazioni di massa, ma occorre che un dialogo inizi, di modo che tutti abbiano voce in capitolo, che non sia una cosa di bianchi o neri, di ricchi o di poveri, quanto una cosa che riguarda il pianeta intero.

La cosa triste pero' e' che invece in altri paesi, specie quelli piu' ricchi, ed europei, la natalita' e' in decrescita. Molti paesi, inclusa l'Italia, e il Giappone hanno crescita zero o negativa. Il tasso ottimale per la riproduzione costante e' di 2.1 figli per donna; in Europa siamo a 1.6, secondo le ultime stime. Anche questo porta certo a problemi su cui occorre discutere:  invecchiamento della popolazione, pressione sul sistema sanitario. 

E' la prima volta che parlo di questo tema cosi apertamente. So che arrivaranno enormi critiche e accuse forse anche pesanti. So anche il problema e' molto piu' complesso e che esulano da questo mio spazio e ci sono domande difficili da porsi e ancora piu' difficili a cui rispondere: perche' gli europei non fanno figli? e' giusto pensare di sistemare le cose mandando persone da paesi con alta natalita' verso quelli con bassa natalita'? Si risolve cosi' il problema della sovrappopolazione? Se si, e' una vera soluzione o a un certo punto davvero siamo in troppi? E le culture autoctone? E le tensioni sociali? Chi deve pagare il tutto? Gli europei hanno obblighi verso gli africani per i secoli di colonialismo? Si possono fare questi discorsi senza essere tacciati di essere razzisti? O forse noi non lo sappiamo ma la terra davvero ce la puo' fare?

E tante altre cose che appunto fanno di questo tema qualcosa di difficile,  a cui non so dare risposte.

Pero' veramente penso che occorre iniziare a parlare del fatto che noi umani siamo troppi su questa terra e che piante ed animali e tutto cio' che rende il pianeta unico ed irripetibile abbiano il sacrosanto diritto di vivere.

Fra 10 anni ci sara' un miliardo di persone in piu' su questa terra.

Un miliardo.

Questi sono fatti e sono numeri, secondo me, agghiaccianti.

Sunday, April 14, 2019

Nonostante il finto figo Trudeau, il Canada continua ipocritamente a trivellare e a devastare

































Justin Trudeau la racconta e la sorride bene.
Ma la realta' non e' come lui vorrebbe farci credere.

Le Tar Sands del Canada, un angolo remoto a nord del paese avvolto un tempo da neve e ghiaccio e distese di bianco e' ora coperto di raffinerie, terreni violentati, fumi e puzze.

E' il piu' grande progetto industriale del mondo intero.

C'e' una autostrada che attraversa le Tar Sands per fornire vie di trasporto ai petrolieri.

Fanno ottocento chilometri di impianti di estrazioni di petrolio, raffinerie, desolforatori, vasche di monnezza varia, acqua inquinata. Ottocento chilometri, senza sosta. Nel complesso l'area in sui si eseguono queste operazioni di estrazione di Tar Sands e' grande quanto l'Inghilterra intera.

L'Alberta ha quattro milioni di persone, e se fosse una nazione indipendente sarebbe il quinto principale paese produttore di petrolio al mondo. Si calcola che le riserve di bitume dell'Alberta siano di 170 miliardi di barili.

I danni provocati da queste estrazioni a chi ci vive li, e al pianeta sono incalcolabili. Malattie, fumi, petro-economia, cambiamenti climatici, corruzione.

Eppure in Alberta vogliono pompare ancora di piu', espandendosi e mangiando ancora piu tundra. Vogliono colorare il bianco e il verde di nero.

Chi sono questi folli che vogliono continuare la devastazione? Beh, i politici dell'Alberta, ma anche il governo centrale del figo Trudeau non e' che abbia detto o fatto niente in contrario. E' un elefante in una stanza, tutti sanno, nessuno dice niente. E l'elefante si sposta e fa danni maggiori in altre stanze.
Ma c'e' di piu': a livello internazionale Trudeau e i suoi compari cercano di passare per verginelle ambientali, come la Norvegia, a fare la predica agli altri, presentando scintillanti azioni contro i cambiamenti climatici. 
Per gli altri, mica per se. Dicono che queste Tar Sands portano lavoro, che i legami fra residenti e trivellatori sono "complessi" e che occorre pensare, parlare, "dialogare".

Mi sovviene quando questo lo diceva l'ENI.

Fra i paradossi del Canada: quando si discutevano gli accordi di Parigi dicevano che volevano un tetto massimo dell'aumento delle temperature mondiali di 1.5 gradi centigradi.  Poi quando ci furono le proteste per l'ennesimo oleodotto che doveva attraversare il paese per portare petrolio dalle Tar Sands al mare, il cosiddetto Trans Mountain Oil Pipeline nel 2018, il governo di Justin Trudeau
lo nazionalizzo', al costo di quasi 4 miliardi di euro per essere sicuri che si sarebbe costruito e per incassare i petro-yuan dalla Cina.

La ditta in questione, la ex proprietaria dell'oleodotto, si chiama Kinder Morgan, ed e' basata in Texas. Gia' operano un oleodotto fra l'Alberta ed il mare - oleodotto vecchio di 65 anni e lungo 1,150 chilometri. Volevano semplicemente costruirne un altro, in parallelo dalla portata maggiore per far arrivare al mare, al porto, e in Cina ancora piu' petrolio. Ma sia i progetti per l'oleodotto nuovo che quello esistente vecchio si snodano lungo territori immacolati, attraverso fiumi e pure nel  Jasper National Park. Le proteste da mezzo mondo portarono quelli della Kinder Morgan ad annunciare che si sarebbero ritirati nell'Aprile del 2018.

Il governo del finto figo Trudeau had deciso di prendere in mano le redini del progetto e di completarlo con fondi pubblici. E quindi, da un lato il paese ha approvato una carbon tax il giorno 1 Aprile 2019 per tagliare le emissioni di CO2 ma allo stesso tempo vuole espandere le esportazioni di petrolio verso il mare per poterlo vendere ai cinesi.

Come puo' essere?

Non e' un controsenso?

Il finto figo Trudeau dice che dobbiamo agire per salvare il pianeta ma poi nazionalizza gli oleodotti!
Intanto nel cuore delle Tar Sands si continua a trivellare e a generare il petrolio per l'oleodotto e per i cinesi. C'e' gente che si ammala a tassi mai visti di tumore, bambini, giovani e vecchi. C'e' la foresta boreale ferita, ci sono gli animali malati e confusi dalla perdita di habitat, c'e' l'aria putrida in cima al mondo.
E' una questione del potere infinito dei petrolieri, che quando arrivano distruggono tutto, in Basilicata come in Alberta, perche' mangiano l'essenza stessa della democrazia e finiscono con il fare il bello e il cattivo tempo sulla pelle di tutti gli altri.

Il Canada non raggiungera' gli obiettivi preposti per il 2020 contro i cambiamenti climatici, ne tantomeno quelli per il 2030 imposti a Parigi. E questo a causa dell'industria del petrolio che si calcola emettera' 100 milioni di tonnellate di CO2 l'anno nel 2030.

E' intero apporto della Nigeria, paese produttore di petrolio pure lui e con 190 milioni di persone, contro il 30 del Canada.

Il Canada nonostante la sua patina progressista e' invece un vero petro-stato. Il petrolio rappresenta la sua maggior fonte di reddito e di conseguenza i governi, gli enti controllori, e pure alcuni corpi univeristari sono asserviti ai petrolieri. 

L'epicentro di tutto e' una vasta area a nord di Edmonton e attorno al fiume dell'Athabasca. La citta' di Fort McKay e' quella maggiormente colpita e qui vivono varie comunita' indigene devastate dall'industria petrolifera. 

Come detto in passato qui non si estrae vero petrolio, ma *sotto* la foresta borale c'e' roccia bituminosa impregnata di petrolio che deve essere trattato in modo chimico e altamente impattante per *spremere* poche gocce di petrolio. I trattamenti sono intensi e per ogni barile di petrolio prodotto dalle Tar Sands, siccome deve arrivare dal trattamento estremo di sabbie bituminose, ce ne vogliono dai sei ai dodici in totale di acqua fresca, che diventano poi monnezza tossica.

La devastazione si puo' vedere fino da google maps.

Oltre allo smantellamento di foresta boreale i laghi artificiali di monnezza a cielo aperto per metterci l'acqua ora tossica. Contengono monezza per 500 mila piscine olimpioniche.
Si, cinquecentomila piscine!
L'acqua e' cosi tossica che se ci cadono gli uccelli muoiono stecchiti. 
Le morie sono cosi frequenti che devono esserci messi degli spaventapasseri. Non sempre funzionano.

I pesci nel fiume Athabasca e nei suoi tributari sono troppo inquinati da mercurio e non si possono mangiare. Oltre ai pesci le carni della selvaggina sono inquinate da troppo arsenico e anche questi non si possono consumare. Le concentrazioni di mercurio e arsenico sono decine di volte superiori a quanto considerato sano. Lo stesso dicasi per le papere. Ora a noi queste idee di pescare e di andare a caccia per mangiare possono sembrare stravaganti ma questo e' stato il modo tradizionale di vivere delle comunita' indigene della zona per millenni. 
Il fiume Athabasca era usato come mezzo di trasporto dagli indigeni, visto che si snoda fra le principali citta' della zona: Fort McMurray, Fort McKay, Fort Chipewyan, ma adesso a causa dell'inquinamento e della continua estrazione di acqua in molti posti i livelli dell'acqua sono cosi fortemente calati che non e' piu considerato navigabile in alcuni tratti.
Alcune comunita' devono bollire l'acqua prima di usarla perche' e' troppo inquinata.

Tutta la vita naturale ne ha risentito: caribou, bisonti, elci, uccelli, pesci, acqua, foresta, persone.

Tutt'a un tratto non si puo' piu' bere, mangiare, viaggiare vivere in simbiosi con il fiume.
Lung l'Athabasca sorgono 175 progetti estrattivi con ditte da tutto il mondo: l'american Exxon, la canadese Suncor, la CNOOC della Cina per fare alcuni nomi. Finora la maggior parte del petrolio arrivava negli USA adesso invece si vuole aprire ai mercati asiatici.



Il fato di questi laghi di monnezza tossica e' incerto. Sono cresciuti in modo esponenziale in volume e numero durante gli scorsi 50 anni. Non si sa cosa fare. Si sa solo che perdono e che la monnezza spesso finisce nell'acqua del fiume, in teoria da essere usata dagli umani.

 
L'aria e' inquinata, ci sono le piogge acide. Ai petrolieri non importa di investire per salvare l'ambiente e devastano senza accorgimento alcuno. Anche perche' il finto figo Trudeau glielo permette. 
 
Il suo governo, come tutti quelli passati, approva tutto, sempre e comunque.

E con l'ambiente si ammala l'uomo con forti tassi di cancro, aborti spontanei, bimbi morti alla nascita. Se ne parla da anni. Nessuno fa niente. 

E poi c'e' la parte piu' orribile di tutto: il ricatto o muori di cancro o muori di fame.
Gli indigeni qui non sono mai stati ricchi e ai petrolieri basta regalare un po di promesse di lavoro, di case, di progetti sociali, magari aiutare ad aprire negozi, e voila', la politica e a volte anche i residenti, gli si prostrano ai piedi.
Solo che le promesse non si concretizzano mai per davvero.
Un po come in Basilicata. 

Il costo per ripulire tutto?

Circa 200 miliardi di euro.



Non si puo' vincere con questa gente. La soluzione e' sempre non farceli venire dal primo giorno, costi quel che costi.





 



 


Tuesday, March 5, 2019

ENI: corruzione in Nigeria, un morto sulla piattaforma di Ancona, 100 incidenti in Basilicata

Basilicata 100esimo incidente ENI in sette anni





Piattaforma Barbara ENI (Ancona) : 1 morto e due feriti

 Nigeria: assieme alla Shell ENI accusata di 1.3 miliardi di USD in mazzette




"The management of oil companies Eni and Shell were fully aware of the fact that part of the $1.092bn paid would have been used to compensate Nigerian public officials who had a role in this matter and who were circling their prey like hungry sharks. It was not mere connivance, but a conscious adhesion to a predatory project damaging the Nigerian state."

Giusy Barbara, magistrato italiano sulla causa 
ENI e la corruzione in Nigeria

Ecco qui, in un breve riassunto la nostra petrol-ditta nazionale.

Uno schifo che nessuna operazione di chirugia estetica puo' risanare.

Iniziamo dalla piattaforma Barbara F dell'ENI, a 30 chilometri da Ancona, dove una gru e' collassata e ha causato la morte di una persona ed il ferimento di altre due. La gru stava facendo operazioni di 
carico e scarico da una nave di supporto logistico dell'ENI, quando e' collassata sulla nave stessa.

I due feriti stavano sulla nave, e l'operatore della gru e' quello che e' morto; si chiamava Egidio Benedetto ed aveva 63 anni. Avrebbe dovuto lasciare la piattaforma domani.

Gli investigatori indagano per presunto omicidio colposo; perche' forse c'e' stato un fallimento strutturale.

L'ENI dice che sta indagando pure lei - a frittata fatta. 

Ad ogni modo la domanda e' sempre la stessa: chi controlla la sicurezza qui? La manutenzione? E' stata una gru, ma poteva essere un cavo sottomarino, una perdita accidentale, la corrosione dovuta alla salsedine, all'idrogeno solforato, ad altri inquinanti.

Ce ne dimenticheremo presto,  ma questo non significa che i problemi siano scomparsi.

Passiamo alla Nigeria: il governo africano ha formalmente annunciato azioni legali contro ENI e Shell nel Regno Unito per mazzette e corruzione per l'acquisizione del blocco OPL 245 nel 2011, di cui abbiamo gia' parlato su questo blog.  

Era un blocco offshore in Nigeria, che custodisce 9 miliardi di barili di petrolio e per cui ENI e Shell, pare hanno pagato 1.3 miliardi di dollari di tangenti. Soldi che invece di finire nelle casse del governo Nigeriano sono finiti dai petrolieri nelle mani di privati corrotti cittadini nigeriani o di politici corrotti. Non male eh?

I nigeriani chiedono $1.1 miliardi contro i due petrol-giganti-imbroglioni che a loro dire *sapevano* di star pagando tangenti private per cose illegali.

Ovviamente Shell ed ENI negano qualsiasi coinvolgimento in malaffari, si trincerano dietro il "io-non-ne-sapevo-niente" e temono che queste azioni legali possano portare loro altri guai ed altro scrutinio da parte di altri governi.

I procedimenti legali contro ENI e Shell sono in corso a Milano, e anzi a Settembre 2018 Gianluca Di Nardo e Emeka Obi "intermediari" della faccenda sono stati entrambi condannati a quattro anni per corruzione.

Dopo Milano, i Nigeriani hanno deciso di aprire altre cause contro i petrolieri nel Regno Unito, indipendentemente da cosa accade in Italia. Un altra causa esiste pure in Svizzera e riguarda lo stesso Emeka Obi, il nigeriano condannato in Italia.

E infine, in casa nostra.

In Basilicata l'ENI festeggia il.. centesimo incidente in sette anni di attivita'. Cosa e' successo? Una fiammata, la puzza, il panico a Viggiano e nel comune adiacente di Grumento Nova.  Alcuni operai nelle vicinanze hanno pure avvertito malori.

Ma cento o uno, la risposta dell'ARPAB e dell'ENI e' sempre la stessa: tuttapposto!

Anche qui non e' chiaro che ne sia stato della sicurezza, della cura dell'ambiente, del rispetto delle comunita.

Ma nessun problema, per tutto il resto c'e'.... Jacopo Fo, la pulizia sulle spiagge del Ghana e qualche sponsorizazione del calcetto locale.





Sunday, February 17, 2019

Goi: il villaggio nigeriano dichiarato morto dai riversamenti Shell















It’s hell here. 
People go to polluted streams to fetch drinking water. 
We inhale the polluted air, farm and fish from 
the same polluted environment.

Kpobari Vieme, Gokana, Nigeria


Ecco un altra storia ed altra umanita' che il Corriere della Sera non raccontera' mai.

E' una storia di disperazione e di ENI e di poverta' e di Nigeria.

La bimba si chiamava Mary e per tre anni il suo corpicino era stato coperto da insopportabili allergie e pruriti.

Sono iniziati dopo un riversamento di petrolio a Goi, il suo villaggio. Siamo nel Gokona local government nello stato detto Rivers, della terra degli Ogoni in Nigeria. Mary viveva qui dove l'ENI e la Shell fanno bello e cattivo tempo da decenni. Ma piu' che altro cattivo tempo.

Nell'Ottobre del 2008 ci fu un enorme perdita di petrolio nell'Ogoniland. Goi era all'epicentro del disastro, assime con le sue vicine Bomu e Bodo. Un oleodotto della Shell si spezzo' e per due settimane ci fu riversamento continuo di petrolio in ambiente. Circa 14mila tonnellate di petrolio finirononei campi, nell'acqua, fra le mangrovie.

In un istante Goi cesso' di essere quella che era stata fino allora e si trasformo' in una lunga distesa nera.

Ma non ci sono solo le perdite del 2008 a Goi. Ci sono quelle quelle precedenti, quelle successive, quelle future. C'e' l'inquinamento e ci sono petrol-incendi che colpiscono la zona incesssantemente. E chi ancora vive qui e' spesso afflito da strani dolori che vengono attribuiti tutti a perdite di petrolio nei campi e nelle vite.

Dopo tre anni di prurito insopportabile, Mary e' morta, in preda a forti dolori. Non era mai stata in ospedale perche' la famiglia non ne aveva i soldi.

Dal 1970 al 2000 ci sono stati 7000 riversamenti di petrolio in Nigeria.

Secondo il Nigerian Oil Spill Monitor fra il 2005 e il 2014 altri 5296.

Nel 2010, la Shell ha ammesso che sono finiti in ambiente circa 100,000 barili di petrolio in 18 comunita' Ogoni.

Amnesty International parla di un totale variabile fra 9 e 13 milioni di barili.

Shell e ENI nel solo 2014  hanno causato 550 riversamenti.

L'ONU dice che qui l'acqua contiene livelli elevatissimi di idrocarburi.

Il 70 percento degli Ogoni vive oggi in poverta'.

Di queste comunita' Ogoni, Goi e' la piu' colpita perche' da ambo i lati ha petrolmostri, campi estrattivi, e zigzaggati di oleodotti  che riversano monnezza nei fiumiciattoli della zona e nelle campagne.

Goi e' a valle di tutto e dunque il ricettacolo di ogni goccia di petrolio fuoriuscito da condotte difettose, sabotate, o corrose che alla fine arriva qui.

Mangrovie, acqua, fiumi, campi, e' tutto annerito e contaminato.

A un certo punto,  la Shell ha appeso un cartello dichiarando Goi zona morta.

Ai residenti e' stato chiesto di evacuare per dare spazio a tentativi di ripulire la zona.  Ma a nessuno e' stato detto dove andare, cosa fare nel frattempo, chi aveva ucciso la loro zona ora morta.

Comunicazione: zero. Compensazione: zero.

E cosi, dei residenti di Goi chi poteva e' andato via, a volte sapendo dove sarebbe arrivato, altre volte senza ben chiaro dove sarebbe finito, senza cibo e tutti un po malandati.  Ma se chi aveva soldi a sufficenza per andarsene, se n'e' andato, chi resta vive in preda ad un misto di disperazione e rassegnazione.

C'e' una causa in corso, contro la Shell in un tribunale a l'Aia ma la causa e' in corso dal 2003 e non si sa quando mai finira'.

Nel frattempo?

Nel frattempo non solo l'ambiente e' morto, ma tutte le attivita' sane che un tempo esistevano sono scomparse: piccola imprenditoria, pesca, agricoltura, mangrovie, vite tranquille. Ora niente. I bambini non vanno a scuola. I residenti di Goi, quelli rimasti, si dichiarano rifugiati ambientali, specie perche' tutta la loro economia era basata sull'ambiente: pesca, agricoltura e piccolo allevamento di bestiame.  Anche la gente muore.

I funerali si svolgono quasi tutti i sabati.
Circa dieci persone alla volta.

E anche se Goi e' zona morta, tutte le altre nel vicinato che non hanno ancora ricevuto l'appellativo in questione non e' che stanno meglio.

Si muore dappertutto. I residenti lamentano che non c'e' mai stata una vera e propria analisi epidemiologica. Tutti lamentano malattie piu' o meno gravi che non hanno una vera definizione: stanchezza, calore, spossatezza, confusione, tosse persistente.  

Intanto, come sempre sono i bambini a risentirne di piu': i neonati sono troppo spesso malaticci e la mortalita' infantile aumenta.

Diarrea, sottosviluppo dei feti, basso peso alla nascita sono tutti stati documentati qui a Goi come collegati al petrolio. Anzi, dalla Svizzera ci hanno fatto pure uno studio -- The Effect of Oil Spills on Infant Mortality: Evidence from Nigeria.

Il tasso di mortalita' infantile e' di 38 a 76 morti per 1000 nascite nel raggio di 10 km da qualsiasi riversamento, cioe' un aumento del 100% rispetto a zone lontane dal petrolio.

Per fare un esempio, in Italia il tasso di mortalita' infantile e' di 2 per 1000.

Di ripulire tutto, per ora, solo le parole.

ENI e Shell? Zitti zitti, non deve fiatare neanche una mosca!

Intanto mentre il Corriere della Sera continua a mandare i suoi assurdi petro-editoriali, a Goi contiuano tutti a bere l'acqua inquinata perche' non c'e' altro, continuano tutti a mangiare pesci avvelenati perche' non e' altro.