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Tuesday, March 5, 2019

ENI: corruzione in Nigeria, un morto sulla piattaforma di Ancona, 100 incidenti in Basilicata

Basilicata 100esimo incidente ENI in sette anni





Piattaforma Barbara ENI (Ancona) : 1 morto e due feriti

 Nigeria: assieme alla Shell ENI accusata di 1.3 miliardi di USD in mazzette




"The management of oil companies Eni and Shell were fully aware of the fact that part of the $1.092bn paid would have been used to compensate Nigerian public officials who had a role in this matter and who were circling their prey like hungry sharks. It was not mere connivance, but a conscious adhesion to a predatory project damaging the Nigerian state."

Giusy Barbara, magistrato italiano sulla causa 
ENI e la corruzione in Nigeria

Ecco qui, in un breve riassunto la nostra petrol-ditta nazionale.

Uno schifo che nessuna operazione di chirugia estetica puo' risanare.

Iniziamo dalla piattaforma Barbara F dell'ENI, a 30 chilometri da Ancona, dove una gru e' collassata e ha causato la morte di una persona ed il ferimento di altre due. La gru stava facendo operazioni di 
carico e scarico da una nave di supporto logistico dell'ENI, quando e' collassata sulla nave stessa.

I due feriti stavano sulla nave, e l'operatore della gru e' quello che e' morto; si chiamava Egidio Benedetto ed aveva 63 anni. Avrebbe dovuto lasciare la piattaforma domani.

Gli investigatori indagano per presunto omicidio colposo; perche' forse c'e' stato un fallimento strutturale.

L'ENI dice che sta indagando pure lei - a frittata fatta. 

Ad ogni modo la domanda e' sempre la stessa: chi controlla la sicurezza qui? La manutenzione? E' stata una gru, ma poteva essere un cavo sottomarino, una perdita accidentale, la corrosione dovuta alla salsedine, all'idrogeno solforato, ad altri inquinanti.

Ce ne dimenticheremo presto,  ma questo non significa che i problemi siano scomparsi.

Passiamo alla Nigeria: il governo africano ha formalmente annunciato azioni legali contro ENI e Shell nel Regno Unito per mazzette e corruzione per l'acquisizione del blocco OPL 245 nel 2011, di cui abbiamo gia' parlato su questo blog.  

Era un blocco offshore in Nigeria, che custodisce 9 miliardi di barili di petrolio e per cui ENI e Shell, pare hanno pagato 1.3 miliardi di dollari di tangenti. Soldi che invece di finire nelle casse del governo Nigeriano sono finiti dai petrolieri nelle mani di privati corrotti cittadini nigeriani o di politici corrotti. Non male eh?

I nigeriani chiedono $1.1 miliardi contro i due petrol-giganti-imbroglioni che a loro dire *sapevano* di star pagando tangenti private per cose illegali.

Ovviamente Shell ed ENI negano qualsiasi coinvolgimento in malaffari, si trincerano dietro il "io-non-ne-sapevo-niente" e temono che queste azioni legali possano portare loro altri guai ed altro scrutinio da parte di altri governi.

I procedimenti legali contro ENI e Shell sono in corso a Milano, e anzi a Settembre 2018 Gianluca Di Nardo e Emeka Obi "intermediari" della faccenda sono stati entrambi condannati a quattro anni per corruzione.

Dopo Milano, i Nigeriani hanno deciso di aprire altre cause contro i petrolieri nel Regno Unito, indipendentemente da cosa accade in Italia. Un altra causa esiste pure in Svizzera e riguarda lo stesso Emeka Obi, il nigeriano condannato in Italia.

E infine, in casa nostra.

In Basilicata l'ENI festeggia il.. centesimo incidente in sette anni di attivita'. Cosa e' successo? Una fiammata, la puzza, il panico a Viggiano e nel comune adiacente di Grumento Nova.  Alcuni operai nelle vicinanze hanno pure avvertito malori.

Ma cento o uno, la risposta dell'ARPAB e dell'ENI e' sempre la stessa: tuttapposto!

Anche qui non e' chiaro che ne sia stato della sicurezza, della cura dell'ambiente, del rispetto delle comunita.

Ma nessun problema, per tutto il resto c'e'.... Jacopo Fo, la pulizia sulle spiagge del Ghana e qualche sponsorizazione del calcetto locale.





Sunday, February 1, 2015

Anadarko vs. Bussi

“If you are responsible for 85 years of poisoning the earth,
you are responsible for cleaning it up"

 U.S. Attorney Preet Bharara alla Anadarko Petroleum
per avere inquinato per 85 anni terreni ed acque
e dopo avere assegnato loro una multa da 5.15 miliardi di dollari

Alla Montedison che ha inquinato la Val Pescara 
per 50 anni nessuno mai dira
parole simili perche' non e' colpa di nessuno.


Il giorno 23 Gennaio 2015 e’ stato un giorno storico per chiunque combatta l’inquinamento ambientale.

La ditta Anadarko Petroleum – che fra l’altro possiede anche il 25% della concessione Macondo, nel golfo del Messico -- ha pagato 5.15 miliardi di dollari per il ripristino ambientale di vari siti contaminate negli USA. E’ la piu’ grande cifra mai pagata nella storia.

Inziamo dall’inzio. La Kerr-Mc Gee era una ditta chimica e petrolifera che assieme alleue sussidiarie si occupava di petrolchimici, rifiuti, trivelle, razzi, uranio, e miniere di vario genere. La stampa riporta casi di inquinamento a suo carico gia' dal 1928 che sono aumentati nel corso degli anni..

A un certo punto la ditta decise di impacchettare tutti i casi “problematici” di inquinamento in una sorta di "bad company" senza soldi, chiamata Tronox. Separata dalla Tronox, la "new" Kerr-Mc Gee era una splendente ditta di oil and gas.

Nel 2006, la Kerr-Mc Gee - con tutta la Tronox - viene acquistata dalla Anadarko Petroleum e dopo tre anni, nel 2009 la Tronox dichiara fallimento perche' – squattrinata com’e’ – e’ impossibilitata al costosissimo ripristino ambientale a suo carico. Parte una causa: il governo afferma che la Kerr-McGee ha usato il fallimento come stratagemma per evitare le responsabilita' penali ed economiche delle bonifiche a suo carico, per passarle alle comunita' locali e ai programmi federali per i cosiddetti "Superfund" sites, i siti inquinati di interesse nazionale.

Dopo anni di battaglie, finalmente il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha concluso che la Tronox, di proprieta' della Anadarko Petroleum dal 2006, e' responsabile dell'inquinamento di piu' di 2,700 siti sparsi in 47 stati e che ha causato almeno 8,000 casi di cancro durante 85 anni di inquinamento.

Multa di 5.15 miliardi di dollari.

Non c’e’ stata prescrizione, i giudici non hanno avuto pieta’ per nessuno, e qualsiasi scusante la Anadarko potesse inventarsi – non erano nostre a suo tempo ne la Kerr-Mc Gee, ne la Tronox , non lo sapevamo, e’ passato troppo tempo, avevamo logica di impresa e non di ambiente -- e’ tutto andato in fumo ed alla fine hanno pagato fino all’ultimo centesimo. Lex dura lex, sed lex e non ammette ignoranza.

Perche’ racconto tutto questo ? Perche’ con tutti I distinguo, questa storia mi ha fatto pensare al disastro ambientale della discarica di Bussi, in provincia di Pescara, dove a Dicembre 2014, tutti i vertici della Montedison sono stati assolti dall'accusa di avvelenamento delle acque, mentre per quella di disastro doloso - poi declassato in colposo - si e’ passati alla prescrizione.

Le cose che leggo sono strabilianti: l’avvocato difensore del responsabile della protezione e sicurezza ambientale di Bussi, Riccardo Villata, dice che e’ tutto legittimo perche’ fra il 1963 ed il 1971 non c’erano norme di tutela ambientale. Secondo l’ex ministro Paola Severino, anche lei difensore di altri imputati, il reato contestato ai dirigenti Montedison รจ inesistente perche’ si lavorava in una “logica d'impresa” e quindi gli imputati non sapevano dei pericoli ambientali, sebbene la pubblica accusa aveva argomentato del consapevole avvelenamento dell’acqua per risparmiare. La Severino dice che si poteva dare colpa ai dirigenti Montedison solo se fra gli imputati c’era la strega cattiva a porgere la mela avvelenata a Biancaneve.

E cosi, fra scusanti e prescrizioni e mele di Biancaneve, nessuno paghera’ e tutto passera’ al dimeticatoio. Per anni ed anni 700mila persone nel pescarese hanno bevuto acqua inquinata e le falde sono tuttora contaminate, ma non e’ colpa di nessuno.

Nessuno dira’ alla Montedison “if you are responsible for 50 years of poisoning the earth, you are responsible for cleaning it up”.





Friday, January 3, 2014

La Exxon-Mobil a processo per inquinamento da monnezza da fracking





Qualche tempo fa abbiamo parlato del caso di Kathleen Kane, l'Attorney General della Pennsylvania che ha denunciato una sussidiaria dell'Exxon per riversamenti illegali di monnezza da fracking.

Bene, oggi 3 Gennaio 2014 e' stato deciso che questa sussidiaria della Exxon Mobil Corporation, la XTO Energy, dovra' sottostare a processo criminale per avere riversato decine di migliaia di galloni di rifiuti petroliferi in un sito dimesso della Pennsylvania nel 2010.

L'ha deciso il Magisterial District Judge James G. Carn, secondo cui tutte e otto le accuse contro la Exxon sono buone per essere mandate a processo. Parliamo di violazioni al "Clean Streams Law" e al "Solid Waste Management Act", leggi per la pulizia dei fiumi e per la gestione dei rifiuti.

Secondo le accuse, nel 2010 la Exxon aveva volontariamente aperto una valvola da una tanica di monnezza, inquinando il terreno con 240,000 litri di rifiuti da fracking. 

La Exxon si era giustificata dicendo che "non c'erano effetti negativi" sull'ambiente e che una condanna avrebbe scoraggiato le ditte del petrolio ad una buona gestione dell'ambiente.

Dicono proprio cosi:

“The criminal charges filed by the Attorney General are unprecedented and an abuse of prosecutorial discretion. There was no intentional, reckless, or negligent misconduct by XTO. The incident did not result in significant or lasting environmental harm. Charging XTO under these circumstances could discourage good environmental practices, such as recycling. The action tells oil and gas operators that setting up infrastructure to recycle produced water exposes them to the risk of significant legal and financial penalties should a small release occur”

"Small" i miei stivali.

"Le accuse criminali presentate dall'Attorney General sono senza precedenti e sono un abuso di discrezione dell'accusa. Non c'e' stato alcun comportamento intenzionale, pericoloso o negligente da parte della XTO. L'incidente non ha causato danni ambientali significativi o durevoli. Condannare la XTO in queste circostanze potrebbe scoraggiare buone pratiche ambientali, come il reciclaggio. Questa azione legale dice agli operatori del petrolio e del gas che mettere su infrastruttura per reciclare le acque di produzione li espone al rischio significativo di pene legali e finanziarie nel caso in cui ci possano essere delle piccole perdite."

Fanno veramente pieta'.

Ci possono credere solo loro.
 


http://thinkprogress.org/climate/2014/01/03/3115991/exxon-criminal-charges-fracking-spill/

Monday, August 20, 2012

La Nigeria senza pace


 
In alto: Gas flaring dell'Agip a Ebocha, Rivers State, Niger Delta 
 
In basso: foto della Nigeria al petrolio da parte di vari operatori.
Eni, Shell, Total, Exxon-Mobil, Chevron

































There is Shell oil on my body
Hannah Baage, Nigeria




Dei disastri Nigeriani abbiamo parlato tante volte su questo blog.

Qui c'e' l'ENI e il suo gas flaring che arde da 40 anni, ininterrottamente.

Qui foto di vita di tutti i giorni

Qui il rapporto dell'ONU nel 2011 dove inquivocabilmente si condannano le ditte petrolifere, Shell in primis, per il disastro ambientale nell'Ogoniland, Nigeria che si perpetua da 50 anni.

Qui pozzi scoppiati a mare senza che la comunita' internazionale l'abbia veramente saputo e se ne sia indignata. 

Storie normali, in un paese che alla fine resta povero e il cui petrolio finisce nelle case di noi ricchi occidentali.

Venerdi scorso l'ennesimo incidente - petrolio che fuoriesce da una pompa difettosa, e che sebbene la Shell lo neghi, secondo i residenti e secondo l'agenzia di stampa Reuters ha inquinato le mangrovie locali. 

Qualche mese fa un altro riversamento fra le mangrovie, che fu fermato solo dopo due mesi ininterrotti di petrolio. Due mesi, senza che la Shell avesse fatto niente. Similmente la Exxon Mobil che fermo' altre perdite in mare dopo settimane di inazione. Se la prendono con calma.

E siccome la Exxon-Mobil non e' da meno della Shell, anche lei riporta nuove perdite da un pozzo in mare. In questo caso ancora devono stimarne "l'impatto pieno".

I pescatori parlano di una sottile patina oleosa che copre la spiaggia e la costa attorno alla zona di Ibeno, nello stato di Akwa Ibom. La pesca e' chiusa.

La Exxon-Mobil "confirms that oiling from an unknown source has been sighted along the shoreline near Ibeno".  Cioe' confermano che c'e' una "sorgente sconosciuta" di petrolio. Sconosciuta? Ma se li ci sono i loro pozzi! E da dove verra mai questo petrolio? Mmh. Un fitto mistero difficilissimo da risolvere, eh!

In realta' le perdite di petrolio sono al'ordine del giorno in Nigeria e, nonostante lo svergognamento di un anno fa con il rapporto ONU, ben poco e' stato fatto per ripulire la zona in questi dodici mesi.

L'ONU parlava di 25 anni di pulizia e di $1 billione di dollari per iniziare, nel 2011.

Cosi' Reuters e' tornata in Nigeria un anno dopo per vedere. 
E non ha trovato niente di nuovo sotto il sole.

L'acqua che i residenti bevono e in cui si fanno il bagno e con cui cucinano ancora sa di zolfo.

I pozzi acquiferi sono tutti inquinati e non si possono piu' usare.

C'e' ancora benzene - un noto carcinogeno - in concentrazione 900 volte superiore a quanto raccomandato dall'OMS.

Le multe sono inesistenti, sebbene in Nigeria, nel corso degli anni sia stato riversato piu' petrolio in mare che in tutto il golfo del Messico nel 2010. Si parla in media di 11 milioni di galloni all'anno. 

Fanno 40 milioni di litri, ogni anno per 50 anni.

I fiumi e rigagnoli della zona sono tutti oleosi. I pesci puzzano.

L'Ogoniland fornisce con il petrolio l'80% della ricchezza nazionale di Nigeria.
La vita media e' la piu' bassa di tutta la Nigeria in Ogoniland.

La Shell dice che l'inquinamento e' per colpa di quei cattivissimi residenti che vanno a taroccare le condotte e le tubature per rubare petrolio.  Dicono che non possono ripulire perche' le aree inquinate sono di difficile accesso.

Intanto gli ha dato delle taniche di acqua potabile - dopo 50 anni e dopo un rapporto ONU, il meglio che hanno potuto fare e' stato di dargli taniche di acqua! I residenti dicono pure che non e' sufficente e che spesso finisce troppo presto.

Avari anche di acqua.

Quando il reporter di Reuters e' arrivato, la tanica era vuota.

Invece hanno ben pensato di pagare decine e decine di milioni di dollari, ogni anno per installare personale di sicurezza e per finanziare un esercito di 1,200 persone, piu' decine e decine di informatori in borghese.

Una associazione non-profit in Londra "Platform" tramite il suo protavoce Ben Amunwa afferma che

"The scale of Shell's global security expenditure is colossal. It is staggering that Shell transferred $65 million of company funds and resources into the hands of soldiers and police known for routine human rights abuses."

"La portata delle spese globali per la sicurezza e' colossale. E' strabiliante che la Shell abbia trasferito 65 milioni di dollari di fondi e risorse nelle mani di soldati e di poliziotti noti per violazioni di routine dei diritti umani."

"It is a scandal that so much money is spent on security instead of on the local communities whose livelihoods are destroyed as a result of the oil exploitation"

"E' uno scandalo che cosi tanti soldi sono spesi sulla sicurezza invece che sulle comunita' locali le cui vite sono distrutte a causa dello sfruttamento di petrolio."

Nel 1995 la Shell ha dovuto pagare delle multe per responsabilita' indirette per l'omicidio di Ken Saro Wiwa. E' anche coinvolta in un processo a Londra per inquinamento. 11,000 persone della comunita' di Bado hanno portato il gigante olandese in corte per essere risarciti di danni per decenni di inquinamento e di miseria sociale.

Finalemente, dopo decenni di collusione, e chissa anche per vergogna, il governo nigeriano ha deciso di multare la Shell per un incendio di piattaforma in mare, era il campo Bonga, nel dicembre 2011.

La Shell pero' contesta e dice che non hanno fatto niente di male e che non meritano la multa. Amen.

In molti casi, l'inquinamento - in mare, in terra, nelle mangrovie -  ha significato la fine della pesca e del benessere di comunita' intere, come a Bodo, dove due scoppi devastanti nelle annate 2008-2009 hanno messo in ginocchio l'intero paese il cui sostentamento veniva dalla pesca e dall'agricoltura.

"The people in Bodo are living corpses. You see them alive but they are dead inside. Look at this water."

"The aquatic life of our people is dying off. There used be shrimp. There are no longer any shrimp."

"The oil was just shooting up in the air, and it goes up in the sky"

"We don’t have an international media to cover us, so nobody cares about it"

"A hungry man is an angry man"


50 anni di abusi sono 50 anni di abusi.







Friday, March 23, 2012

La Shell in Nigeria


















La Shell fattura 18 miliardi di sterline l'anno.
Ai nigeriani ha dato 50 sacchi di riso in cambio di questo schifo.

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Ogoniland is “one of the biggest environmental scandals and catastrophes anywhere in the world.” 

Erik Solhei
Direttore del programma ambientale delle Nazioni Unite

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Come parte del processo di ripristino ambientale per 500mila barili di petrolio finiti nei mari della comunita' Bodo di Nigeria, la Shell ha stilato un rapporto interno,
confidenziale, sullo stato dei suoi impianti nigeriani.

 Secondo un loro consulente ci sono perdite di petrolio che non sono state ripulite da almeno otto anni e che hanno portato a livelli "sconcertanti" di inquinamento.

Le parole esatte che usano i consulenti che hanno lavorato a questo rapporto
l'inquinamento e' "astonishingly high"

Per Bado, siccome non volevano andare a processo hanno pagato 55 miliardi di dollari.
Poca roba per tutto lo schifo che hanno fatto.

Secondo il rapporto:

1. Le mangrovie affondano nel petrolio

2. Chiunque si trovi nelle vicinanze di fiumi e ruscelli non puo
 evitare il contatto con roba tossica

3. Ci vogliono maggiori esami sulla salute dei residenti.

Il capo del gruppo di consulenti che sta dietro il rapporto, Mr. Kay Holtzmann, voleva pubblicare il tutto in una rivista scientifica, ma gli e' stato vietato.

Secono la Shell era gia' tutto noto dai tempi del rapporto ONU del 2011.

In una lettera al Wall Street Journal Mr. Holtzmann scrive invece che la Shell non ha nessun diritto di nascondere importanti dati per il pubblico.  
 
Le operazioni di pulizia sono ferme dal 2015.  

Sono durate pochi mesi.
 

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Update 
26 Gennaio 2017


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Update
6 Gennaio 2015



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23 Febbraio 2012



...in the minds of the Shell executives there is one
law for Africa and another law
for the rest of the world

nella mente dei dirigenti Shell c'e' una legge
per l'Africa
e un'altra per il
resto del mondo.


Avv. Martyn Day che segue la causa contro
la Shell per conto di 11,000 Nigeriani


Alla Royal Dutch Shell piace collezionare processi in giro per il mondo - per inquinamento, per torture, per avere violato i diritti umani. Eccoli alle prese con un altra denuncia da parte di 11,000 residenti di Nigeria per inquinamento nel Delta del Niger in una corte di Londra.

La storia inizia il 3 Agosto 2011, quando la Shell annuncio' che avrebbe accettato la propria colpevolezza per le perdite di petrolio nel devastato Ogoniland di Nigeria, di cui abbiamo parlato tante volte qui, e dove opera anche l'ENI.

I circa 70,000 residenti della citta' di Bodo, Ogoniland si erano organizzati ed avevano presentato una class action contro la Shell responsabile della rottura di un oleodotto che scorre da Bodo a Bonny, due citta' Nigeriane, nel 2008.

L'oledotto ebbe due perdite nel giro di pochi mesi e le perdite petrolifere furono ingenti - si parlo' di circa 10 milioni di galloni di petrolio, cioe' circa 40 milioni di litri, e di 20 anni di tempo per la bonifica. La Shell disse che erano "solo" 40 mila galloni.

Le falle vennero riparate mesi e mesi dopo l'inizio delle perdite. Mesi di petrolio che fuoriusciva e nessuno della Shell ha fatto niente. Ne ha parlato qualcuno in Italia? Nel resto del mondo?

Non credo! Sono purtroppo storie di tutti i giorni in Nigeria e la Nigeria e' lontana.

Ad ogni modo queste perdite furono devastanti per Bodo perche' tutti i loro fiumi , mangrovie e terreni furono contaminati, e non vi fu *nessun* tentativo di ripulire, di chiedere scusa, di limitare i danni. Il petrolio trovo' la sua strada e migro' nei campi, nel sottosuolo, indisturbato senza nessun tipo di contrasto da parte della Shell.

Questi furono danni enormi specie per una comunita' che vive di pesca e di agricoltura. L'industria della pesca e' infatti letteralmente scomparsa da Bodo perche' il pesce puzza.

La generosita' della Shell consistette in: 50 sacchi di riso, 50 sacchi di fagioli, un po di cartoni di zucchero, pomodori e oli di semi. La Shell offri' anche 3,500 sterline alla comunita' di Bodo, che li considero' un "insulto provocatorio e da mendicanti".

La ditta legale inglese Leigh Day and Co. che aveva gia' fatto cause ambientali in Africa (in Costa D'Avorio nel 2006 a causa di sversamenti tossici in mare da parte di ditte petrolifere) decise di intervenire e di proteggere i diritti dei nigeriani dove ci sono in media circa 3 riversamenti di petrolio al giorno, di varia portata.

Come ricorda il rapporto delle Nazioni Unite, dal 1989 ad oggi ci sono stati 7000 riversamenti di petrolio nel delta del Niger per un totale di circa 13 milioni di barili - il doppio di quanto sia mai fuoriuscito dal golfo del Messico.

Era la prima volta che la Shell veniva portata in tribunale per inquinamento nel Regno Unito.

Il processo alla Shell inizio' in Nigeria in 6 Aprile 2011. Dopo pochi mesi, il 3 Agosto 2011 la Shell decise di accettare le proprie colpe e rilascio' questo statement:

"Shell Petroleum Development Company accepts responsibility under the Oil Pipelines Act for the two oil spills both of which were due to equipment failure. SPDC acknowledges that it is liable to pay compensation - to those who are entitled to receive such compensation."

Ovviamente tutti i residenti furono felici - si calcola che per ripulire Bodo occorranno circa 100 milioni di dollari e questo diede anche molta energia e voglia di combattere ad altri residenti della zona. Qualcuno li aveva ascoltati dopo decenni e decenni di abusi ed avevano vinto.

Tutto bene allora? Insomma.

Mica la Shell e' scema? Lo sanno bene che pagare per un riversamento significa aprire le porte a centinaia di altre rivendicazioni e questa e' la prima volta che vengono trascinati in una corte inglese. Non vogliono proprio che ci si prenda la mano!

E infatti sono passati sei mesi e non si e' mossa una foglia da allora. Come se niente fosse, non hanno pagato, non hanno fatto niente, come se non li riguardasse.

La ditta Leigh Day and Co, che in teoria avrebbe "vinto" la partita legale con la Shell, ora deve tornare in tribunale. Questa volta per costringere la Shell a pagare quanto promesso.

L'avvocato Martyn Day che segue la causa dice:

One of the most shocking aspects of this case is that by their own admission, instead of shutting down the leaking pipelines when they learnt of the leaks, Shell continued pumping oil for weeks causing increasing devastation to Bodo’s environment in a flagrant breach of their own policies and of Nigerian law.

It is hard to believe that Shell would have acted in this way if a spill had occurred in any of their other pipelines on other continents. I have little doubt that in the minds of the Shell executives there is one law for Africa and another law for the rest of the world.

E poi aggiunge:

It looks like a World War I scene, where the oil has totally destroyed much of the local environment and the fish.

La Shell fattura 18 miliardi di sterline l'anno, due milioni di sterline all'ora.

Si rifiutano di pagare per avere distrutto le mangrovie di pescatori nigeriani.

Dicono che ci sono "troppe complessita'" nella zona.

Come possiamo pensare che saranno onesti e sinceri in Italia?


Fonti: the Guardian