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Sunday, February 1, 2015

Anadarko vs. Bussi

“If you are responsible for 85 years of poisoning the earth,
you are responsible for cleaning it up"

 U.S. Attorney Preet Bharara alla Anadarko Petroleum
per avere inquinato per 85 anni terreni ed acque
e dopo avere assegnato loro una multa da 5.15 miliardi di dollari

Alla Montedison che ha inquinato la Val Pescara 
per 50 anni nessuno mai dira
parole simili perche' non e' colpa di nessuno.


Il giorno 23 Gennaio 2015 e’ stato un giorno storico per chiunque combatta l’inquinamento ambientale.

La ditta Anadarko Petroleum – che fra l’altro possiede anche il 25% della concessione Macondo, nel golfo del Messico -- ha pagato 5.15 miliardi di dollari per il ripristino ambientale di vari siti contaminate negli USA. E’ la piu’ grande cifra mai pagata nella storia.

Inziamo dall’inzio. La Kerr-Mc Gee era una ditta chimica e petrolifera che assieme alleue sussidiarie si occupava di petrolchimici, rifiuti, trivelle, razzi, uranio, e miniere di vario genere. La stampa riporta casi di inquinamento a suo carico gia' dal 1928 che sono aumentati nel corso degli anni..

A un certo punto la ditta decise di impacchettare tutti i casi “problematici” di inquinamento in una sorta di "bad company" senza soldi, chiamata Tronox. Separata dalla Tronox, la "new" Kerr-Mc Gee era una splendente ditta di oil and gas.

Nel 2006, la Kerr-Mc Gee - con tutta la Tronox - viene acquistata dalla Anadarko Petroleum e dopo tre anni, nel 2009 la Tronox dichiara fallimento perche' – squattrinata com’e’ – e’ impossibilitata al costosissimo ripristino ambientale a suo carico. Parte una causa: il governo afferma che la Kerr-McGee ha usato il fallimento come stratagemma per evitare le responsabilita' penali ed economiche delle bonifiche a suo carico, per passarle alle comunita' locali e ai programmi federali per i cosiddetti "Superfund" sites, i siti inquinati di interesse nazionale.

Dopo anni di battaglie, finalmente il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha concluso che la Tronox, di proprieta' della Anadarko Petroleum dal 2006, e' responsabile dell'inquinamento di piu' di 2,700 siti sparsi in 47 stati e che ha causato almeno 8,000 casi di cancro durante 85 anni di inquinamento.

Multa di 5.15 miliardi di dollari.

Non c’e’ stata prescrizione, i giudici non hanno avuto pieta’ per nessuno, e qualsiasi scusante la Anadarko potesse inventarsi – non erano nostre a suo tempo ne la Kerr-Mc Gee, ne la Tronox , non lo sapevamo, e’ passato troppo tempo, avevamo logica di impresa e non di ambiente -- e’ tutto andato in fumo ed alla fine hanno pagato fino all’ultimo centesimo. Lex dura lex, sed lex e non ammette ignoranza.

Perche’ racconto tutto questo ? Perche’ con tutti I distinguo, questa storia mi ha fatto pensare al disastro ambientale della discarica di Bussi, in provincia di Pescara, dove a Dicembre 2014, tutti i vertici della Montedison sono stati assolti dall'accusa di avvelenamento delle acque, mentre per quella di disastro doloso - poi declassato in colposo - si e’ passati alla prescrizione.

Le cose che leggo sono strabilianti: l’avvocato difensore del responsabile della protezione e sicurezza ambientale di Bussi, Riccardo Villata, dice che e’ tutto legittimo perche’ fra il 1963 ed il 1971 non c’erano norme di tutela ambientale. Secondo l’ex ministro Paola Severino, anche lei difensore di altri imputati, il reato contestato ai dirigenti Montedison è inesistente perche’ si lavorava in una “logica d'impresa” e quindi gli imputati non sapevano dei pericoli ambientali, sebbene la pubblica accusa aveva argomentato del consapevole avvelenamento dell’acqua per risparmiare. La Severino dice che si poteva dare colpa ai dirigenti Montedison solo se fra gli imputati c’era la strega cattiva a porgere la mela avvelenata a Biancaneve.

E cosi, fra scusanti e prescrizioni e mele di Biancaneve, nessuno paghera’ e tutto passera’ al dimeticatoio. Per anni ed anni 700mila persone nel pescarese hanno bevuto acqua inquinata e le falde sono tuttora contaminate, ma non e’ colpa di nessuno.

Nessuno dira’ alla Montedison “if you are responsible for 50 years of poisoning the earth, you are responsible for cleaning it up”.





Monday, February 24, 2014

A Gianluca Galletti



Los Angeles, Venerdi 21 Febbraio 2014


Caro Gianluca Galletti,

io non ho mai sentito parlare di lei prima di oggi. Questo pomeriggio, tutto ad un tratto, il suo nome inizia a rimbalzare scintillante sulla mia pagina facebook e nella mia posta elettronica come il nuovo Ministro dell'Ambiente Italiano.

Il tutto mi pare alquanto strano, perche' di solito un ministro dell'ambiente (o delle poste, o della salute) dovrebbe essersi distinto per meriti relativi all'ambiente (o alle poste o alla salute), ed il fatto che il suo nome mi sia sconosciuto non e' proprio una buona garanzia sul suo passato ambientalista o sulla sua vera competenza in fatto di ambiente.

E questo non perche' io debba conoscere tutti gli attivisti d'Italia, ma perche' sono qui da anni ed anni a predicare sull'ambiente e un po' i personaggi che si danno da fare per la difesa di aria e acqua e polmoni, li conosco tutti -  per le loro azioni, per i loro scritti, per il loro amore per la terra.

Di lei non so niente, quindi. Voglio darle pero' il beneficio del dubbio, nella speranza che lei possa -- e soprattutto voglia -- fare cose buone per l'Italia.

Le ricordo allora che il compito del ministro dell'ambiente e' di difendere l'ambiente.

Sembra strano, vero, che io debba scrivere queste ovvieta', ma non e' sempre stato cosi in Italia negli scorsi anni, a giudicare dall'azione blanda dei suoi precedessori.

La prima responsabilita' del ministro dell'ambiente e' di difendere l'ambiente, l'ambiente che non vota, che non urla, che incassa, che ingoia veleni senza fiatare.

Il ministro dell'ambiente non ha il ruolo di scendere a compromessi con gli inquinatori, i petrolieri, i si-tav, i cementificatori, i cavatori, gli inceneritorandi e quelli che "basta che non si vede" o del "tuttapposto" o del "che vuoi che sia".

No, lei e' chiamato a difendere l'ambiente in modo attivo e concreto e senza compromessi.

Spero che questo le sia chiaro.

Vede, lei ha una grande responsabilita' in questo momento.

Matteo Renzi non e' stato votato da nessuno. Un giorno si e' svegliato e ha deciso che voleva fare il galletto e fare il primo ministro. E cosi come nessuno ha investito Renzi del ruolo di primo ministro, nessuno ha investito lei, in modo indiretto, del ruolo di difensore dell'ambiente.

Capisce? Lei gia' parte gia' delegettimato, e parte gia' come uno che non e' stato messo li proprio democraticamente, perche' chi ce l'ha messo li, Matteo Renzi, nonostante tutte le sue arie, non ha seguito le regole della democrazia lui stesso.

E quindi caro Gianluca Galletti, lei che non ha un passato ambientalista di spicco, e che e' stato messo li da uno che si e' preso la scena in modo non democratico, deve guadagnarselo sul campo l'onore di fare il ministro dell'ambiente.

Sul campo, ogni giorno.

Capisce?

Se lo ricordi questo, perche' lei sara' chiamato a prendere decisioni importanti, in cui la gente DEMOCRATICAMENTE esigera' che vengano fatte le cose giuste. Cose giuste per l'ambiente, per la gente, per l'Italia, per noi e per le generazioni future.

E se lei vuole almeno mantenere l'apparenza di fare cio' per cui e' pagato,  dovra' sapere dire no all'ENI, alla Forest Oil, alla Medoilgas, alla Aleanna, alla Edison, alla Northern Petroleum, alla Erg Rivara e chi piu' ne metta.

E dire no in modo concreto, con la spina dorsale dritta e senza inciuci o mezze mosse o timidezze o finte o nascondersi dietro parole o scusanti inutili.

Queste multinazionali di morte vogliono distruggere l'ambiente, il SUO ministero, quello che Renzi le ha affidato.

Capisce?

E che siano le zone del terremoto in Emilia Romagna o i pozzi di stoccaggio in Lombardia, o il pozzo Pergola fra i campi della Basilicata, o i mari di Ragusa, o i vigneti d'Abruzzo o le isole Tremiti o i mari di Ravenna martoriati dalla subsidenza, poco cambia.

Sono anni che noi tutti da nord a sud continuiamo a chiedere che l'Italia sia libera dalle trivelle, non ce le vogliamo, non ci servono, non sono strumenti di sviluppo vero.

Sta a lei adesso decidere se vuole stare dalla parte del popolo, della democrazia, della scienza, del buonsenso, e per quanto mi riguarda della verita', o se invece vuole piegarsi alle pressioni di gente senza scrupoli a cui interessano solo i propri azionisti e il fare altri buchi senza amore.

Le diranno: si puo' fare tutto in modo rispettoso dell'ambiente.

No, non si puo'.

Non e' successo mai e mai succedera'. Troppi gli imprevisti, le complessita', le difficolta' e gli imbrogli. Non e' successo mai in nessuna parte del pianeta.

Le diranno: serve per il lavoro e lo sviluppo.

No, intanto il lavoro che viene fuori dalle trivelle e' piu che altro per oncologi e per quelli delle pompe funebri, perche' trivelle di lavoro non ne portano. E poi quelle sono responsabilita' del ministro dell'economia, non del suo.

Come detto, il suo ministero deve difendere l'ambiente. Punto. Ma se vuole coniugare veramente lavoro e ambiente, eccole qui un suggerimento: multi tutti quelli che hanno inquinato l'Italia in modo severo, esemplare, punitivo con coraggio e con tutta la forza che una istituzione puo' avere.

Multi l'ENI ogni volta che inquina e corrompe.

Dia l'esempio.

Faccia vedere a tutti loro che qui non scendiamo a compromessi, e che se hai sporcato e hai corrotto, pulisci e paghi.

E poi usi quei soldi e tutte le altre risorse che ha a sua disposizione per incentivare l'energia rinnovabile e il risparmio energetico. Diventi il primo sostenitore delle bonifiche e della riqualificazione delle zone inquinate.

Sa quanto lavoro esce fuori se uno volesse modernizzare tutte le infrastutture pubbliche per il risarmio energetico? Sa quanto lavoro esce fuore se uno volesse pulire Bussi, o le terre malate della Camorra, o i cinquanta e piu siti di interesse nazionale, per la maggior parte inquinate dai petrolieri?

E se e' vero che l'ambiente non vota, non urla, incassa, e ingoia veleni senza fiatare e' anche vero che l'ambiente non dimentica e a suo modo sa vendicarsi, nei suoi tempi e nelle sue forme. E questo non per cattiveria, ma perche' sono le leggi della biologia e della fisica che se monnezza mi dai, monnezza ti restituisco.

Curare e difendere l'ambiente, e con esso la bellezza del paesaggio, e' fra l'altro veramente occasione di lavoro in se. Perche' se, come tutti dicono, il nostro vero petrolio e' l'unicita' del nostro territorio, allora dobbiamo valorizzarlo, e renderlo accogliente e bello da vedere per noi e per chi ci visita.

Ecco tre piccioni con una fava: salute, bellezza, turismo. Che vogliamo di piu'?

Sta a lei adesso scegliere chi essere e chi difendere: l'ambiente, il bene comune, la salute, la democrazia e un futuro libero per chi ci seguira', o il potere malato, quella melassa schifosa che annaspa per il potere con il solo frutto di continuare a crocifiggere questa nazione senza amore, senza progetti, senza futuro e solo e sempre per mantenere lo status quo di privilegi e di inciuci.

Buon lavoro signor ministro dell'ambiente.



Tuesday, November 27, 2012

L'Ilva di Taranto - pensieri

Non e' la Cina, e' Taranto.




Scene di miseria umana in questi mesi all'Ilva di Taranto.

Dopo tanti tira e molla si dice che la fabbrica chiudera'. Chissa'. La gente muore, gli operai protestano, ci si chiede se sia meglio morire di fame o di cancro. La politica parla ma non dice niente, la chiesa tace. Il signor Riva conta i suoi quattrini sprezzante del dolore e della devastazione che ha portato.

Ma dove erano tutti venti, trenta, quaranta anni fa? I veleni di allora erano uguali a quelli di oggi, perche' nessuno si e' mai posto domande?

Sono anni che si leggono di pecore alla diossina, di diossina nel latte materno, di cielo che non e' cielo.

Sono anni di silenzio. Se non c'era la magistratura, si sarebbe andati avanti cosi, sine die? A pane, veleni e morti?

Non si doveva arrivare a questo.

Bastavano poche cose: il coraggio di imporre ai signori Riva e a chi gestiva l'Ilva prima di loro di applicare delle migliorie anche graduali ma costanti e vere nel tempo, in modo da ridurre i veleni
sputati in aria.

Bastavano controlli periodici, multe punitive, denunce, richieste nel corso del tempo, alla prima pecora abbattuta per diossina, al primo giorno di sfondamento dei limiti legali, e non quando il vaso e' pieno di disperazione.

Soprattutto sarebbe bastato periodicamente chiedersi: dove va questa nazione?

E' l'industria pesante - all'Italiana, sregolata e senza controlli - il nostro futuro?

L'Ilva produce acciaio.

Landini della FIOM dice che serve per i telefonini. In verita', la maggior parte della richiesta di acciaio e' per i paesi in via di sviluppo - India e Cina - che se lo producono da se. E' ovvio che non potremmo mai competere con loro, specie se volessimo fare le cose in rispetto per l'ambiente.

Qui negli USA, uno strabiliante 92%, si quasi la totalita', dell'acciaio che si usa e' reciclato e non prodotto.

Credo che un analista qualunque avrebbe capito che forse sarebbe stato meglio venti anni fa iniziare a pensare ad un futuro post-Ilva.

Perche' succedera' , o e' successo gia', che questi relitti industriali di un tempo che non torna piu' o scoppiano perche' inquinano, oppure diventano antieconomici.

E la storia dell'Ilva non e' poi cosi' diversa da quella della Alcoa in Sardegna, di Bussi in Abruzzo, di Bagnoli a Napoli, e di un modo di concepire il lavoro che non e' piu' quello degli anni '60. 

Il mondo globale, che ci piaccia o no, non e' quello dei nostri padri e non si puo' pensare di arroccarsi a qualcosa che prima o poi tramontera', e piu' prima che poi.

Occorre invece avere coraggio, e programare - una parola cosi sconosciuta in Italia - guardando alla realta' vera, e magari immaginando quella di domani, e non ostinarsi ad andare avanti, ma guardando indietro.

E adesso cosa fare?

Io direi: invece che dare sussidi all'Ilva, decidiamo di chiuderla per davvero questa fabbrica, bonifichiamo l'area, multiamo Mr. Riva alla grande, riqualifichiamo gli operai, spieghiamogli che la loro vita non finisce perche' finisce l'Ilva.

Soprattutto prendiamo esempio dall'Ilva per evitare che fra 50 anni ci siano storie simili.

Tutti questi campi di petrolio a mare, in terra che Passera sta progettando, altro non sono che delle piccole Taranto, delle piccole Gela di domani.  Dove arrivano l'Ilva o l'ENI o la Northern Petroleum ad ingoiarsi un intero territorio uccidendo qualsiasi altra prospettiva economica e sociale.

L'ha detto bene Briatore (!) : ci sono miliardi fra cinesi e indiani che vogliono non il nostro acciaio, ma che vogliono vedere le nostre citta'.

E curare la bellezza e la qualita' della vita, va di pari passo con la difesa del territorio che deve essere protetto e reso accogliente per i turisti, per noi che ci viviamo.

A tutti i cinesi che vengono qui negli USA, quando gli chiedo, cos'e' che dell'occidente invidi di piu' ti dicono non le nostre universita', la nostra economia, o la nostra democrazia. Ti dicono che piu' di tutto invidiano la nostra aria pulita, qualcosa che non si puo' compare cosi facilmente a Pechino.

E allora, diamogli questo.

Rendiamo questo paese un enorme museo vissuto. E non un colabrodo di trivelle, di ruderi industriali, di aria malsana. Tutte le citta', ma proprio tutte, in Italia, hanno i loro tesori, inclusa Taranto. Inziamo da qui.

E facciamolo con intelligenza, senza interpellare l'amico dell'amico sul come fare le campagne pubblicitarie, i siti web che non funzionano, ma chiamando i migliori che esistano sul pianeta. Con praticita', creativita', senza interessi di lucro personale, e con degli obiettivi veri, su 5, 10, 20 anni.

Usciamo da questo vecchiume una volta per tutte, da questa paralisi.

E' il 2012 e non e' piu' il tempo di morire di inquinamento.

Sunday, May 9, 2010

Man in the Arena



Quando si dice la verità
non bisogna dolersi di averla detta.
La verità è sempre illuminante.
Ci aiuta ad essere coraggiosi.

Aldo Moro

Io non credo che la maggior parte degli italiani abbia veramente capito a pieno cosa sia la democrazia. Ne ho gia' parlato qualche giorno fa - siamo un paese di gente che ama criticare, trovare dietrologie, disquisire, dare consigli, ma poi, all'atto pratico, si sta seduti, si guarda e si pensa al proprio orticello e si dice: "io non ci posso fare niente", oppure "cosi fan tutte", oppure "non serve a niente". Tutti critici, nessun attore protagonista. Ciascuno per se e al bene comune ci pensera' un altro.

Questo ovviamente non riguarda solo il petrolio, e neanche solo l'ambiente, ma tutto il malcostume italico di questi ultimi anni.

Abbiamo letto di Ombrina Mare e della sospensione temporanea in cui si chiede alla MOG di presentare altri studi al Ministero. Questo e' merito delle 100 e piu' osservazioni che gli sono arrivate al Ministero - lo hanno detto anche loro. Mi sono ammazzata di lavoro per richiederle a tutti, per scrivere templati base, per aiutare chi non lo sapeva fare. E alla fine - tutti insieme - un risultato positivo c'e' stato.

Mi aspettavo allora che per Bomba la regione sarebbe stata bombardata di email, di lettere, coscienti del potere che la collettivita' ha. Ho scambiato almeno 30 email per arrivare ai figli di John Fante, pensando che sarebbe stato utile come esempio, per dare coraggio, per dire che ce la possiamo fare.

Invece - far sedere la gente a scrivere questi testi e' come tirargli fuori i denti.

Non me li mandate piu' i messaggi di ammirazione, non mi servono. Ci vuole tempo anche per rispondere a quelli. Mi serve l'impegno vero. Anzi, a me non mi serve niente. E' a voi che servono quelle lettere. Io non ci sono neanche mai stata sul lago di Bomba e se vado in vacanza sul lago ci vado a Lake Tahoe, a Lake Arrowhead.

E' a voi che servono quei 10 minuti a scrivere a Gianni Chiodi, con nome e cognome e senza paura.

Ogni mattina mi sveglio e ci sono 30 messaggi su perche' non fai questo, perche' non fai quest'altro. Qualche volta ci sono anche critiche sul comma X o Y che ho sbagliato, o che secondo loro era meglio fare in un altro modo a cui vorrei rispondere: "beh, e allora fallo tu!". E questo non perche' non voglia essere criticata, (anzi!) ma solo perche' vorrei le critiche costruttive, e fatti concreti.

Vi farei vedere come funziona la vita civile qui negli USA. Tutti la consocete, magari siete venuti qui in vacanza. Ma sotto tutto l'ordine, lo splendore, la cura di questa nazione, c'e' un autentico senso civico, di rispetto per le regole, di scandalo difronte agli sperperi, e di gente vigile che sta su con la schiena dritta contro sfruttatori di ogni genere.

La movimentazione popolare qui e' veramente tangibile e la gente fa sentire la sua voce, dai matrimoni gay fino all'esigere scuse e risarcimenti dalla chiesa cattolica per avere coperto la pedofilia. E' solo cosi' che una societa' sana puo' andare avanti. Scandalizzandosi e chiedendosi: cosa posso contribuire io, nel mio piccolo, ogni giorno?

In Italia si dorme, cullati dal buon cibo e dalla dolce vita. Spero che duri, anche se dubito che possa durare per sempre.

Le parole piu' amare me le ha dette papa': 'tu sei li che quasi ti ci ammali per questa faccenda del petrolio, qui la maggior parte della gente va a passeggio, tranquilla, e' come se non li riguardasse'.

Penso ancora ai miei parenti, arrabbiati perche' "proprio alla Gagliarda devono trivellare". E perche' alla Gagliarda no e al Feudo si? E cosa hanno fatto finora? E come loro il resto dell'Abruzzo civile - a parte i soliti santi, i volontari?

Io non ci saro' per le prossime battaglie a studiare la questione, a spiegare perche' fa male, a farmi il giro dell'Abruzzo - che sia il nucleare, gli inceneritori, Bussi, e chissa' anche le prossime puntate del petrolio.

Sta a voi ora agire. Io ho fatto la mia parte, sono stanca.

Lettere per Bomba arrivate finora - grazie a tutti e spero che questo sia di esempio per tutti quelli che "non hanno tempo". Questa battaglia non ha alcun colore politico e sono bene accette le lettere di tutti. L'ordine e' casuale - se ci sono dimenticanze o aggiunte basta solo farmelo sapere - grazie. :

57) Giuseppina Di Santo - Atessa
56) Pamela Piscicelli - Roma
55) Dr. Valeria Caiolfa - Milano
54) Ing. Lorenzo Luciano - Casalbordino
53) Partito Democratico di Ortona
52) Marina Cionna - Belvaux, Lussemburgo
51) Animalisti Italiani - Lanciano
50) Arci - Vasto
49) Costambiente - Torino di Di Sangro
48) I Manichini D'Ottone - Milano
47) Micaela Iezzi - San Vito Chietino
46) Franco Mastrangelo - Lanciano
45) La Chitarra di Massimo - Lanciano
44) Nuovo Senso Civico - Lanciano
43) Donato Spoltore - Belgio
42) Filippo D'Orsogna - Lanciano
41) Antonio de Luca - Orsogna
40) Maria Nicola D'Alessandro - Orsogna
39) Ing. Tommaso Giambuzzi - Pescara
38) Avv. Tommaso Palermo - Chieti
37) Luca Pantaleo - Pescara
36) Comune di Fara Filiorum Petri
35) Lucia Ciccocioppo - Padova
34) Arch. Roberto Fedele - Roma
33) Arch. Maria Carmela Ricci - gestore www.casoli.org
32) Hotel Alba - Lanciano
31) Casa del Bocconotto - Giulia Biondi - Lanciano
30) Ristorante Il Bucaniere di Piero Angelucci - Casoli
29) Francesco D'Amico Arredamenti - Casoli
28) Virtus Frentana Calcio - Lanciano
27) Venusia Vinciguerra - Oslo, Norvegia
26) Sergio Varrenti - Piane d'Archi
25) Parrocchia del sacro Cuore - Lanciano
24) SOS Costa dei Trabocchi - San Vito Marina
23) La Rivista D'Abruzzo - Ortona
22) Ludovica Raimondi - Giulianova
21) Il Quercione - Lanciano
20) Azienda Agrituristica Olivastri - Ortona
19) Miracolo Eucaristico - Lanciano
18) Paola Filippi - Bomba
17) Antonio Martorella - Roma
16) Istituto Comprensivo San Vito - San Vito Chietino
15) Maristella Iovannitti - Pratola Peligna
14) Il Crampo - Lanciano
13) Ilaria Giangrande - Pescara
12) James e Dan Fante - Los Angeles, California
11) Maura Di Giulio - Torino di Sangro
10) Assunta di Florio - Lanciano
9) Angela Di Berardino - Los Gatos, California
8) Comune di Fossacesia
7) Massimo Colonna - Bomba
6) Circolo Culturale Antonio Buendia - Lanciano
5) CicloPazzi - Lanciano
4) Redazione di Chi'ssi dicie - Torricella Peligna
3) Dr. Libera Berghella - Pasadena, California
2) Dan Aspromonte - Santa Cruz, California
1) MRD

Monday, November 2, 2009

Sessanta giorni dal 31 dicembre


Gianni Chiodi continua a non sentire e a non vedere. Beato lui che riesce a stare tranquillo quando mancano meno di due mesi alla scadenza della moratoria anti petrolio. Fra un po' saremo al gran completo: petrolio, inceneritori, discariche di amianto. Bussi non e' stata mai bonificata, gli Aquilani sono al freddo, mentre la mafia si sta mangiando lentamente ma inesorabilmente il nostro tessuto sociale. Che governatore speciale che ha questa regione!

Dal primo gennaio 2010 chiunque puo' venire a fare il comodo petrolifero suo sul nostro territorio, complice una classe politica tiepidina.

Ma Gianni Choidi, Daniela Stati, Mauro Febbo, non ce li hanno i figli? Cosa vogliano per il loro futuro?

Ecco qui una nuova lettera che un ragazzo di San Vito, Vittorio Veri' ha scritto al nostro governatore Gianni Chiodi. Sono sicura che Chiodi non rispondera' nemmeno adesso. Ma intanto noi continuiamo. L'ignoranza di chi governa questa regione e' strabiliante.

Posso solo dire che quando sara' troppo tardi tornare indietro, sappiamo di chi sara' la colpa. La colpa sara' di Gianni Chiodi. Il capo ha l'onore ed i dovere di proteggere i suoi cittadini. Se non lo fa, la colpa non e' del sistema, o della malasorte, o del "io-non-ci-potevo-far-niente". No, la colpa e' di chi poteva agire, di chi poteva darsi da fare, ed ha preferito restare inerte, sordo, muto e cieco e per codardia.

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Illustrissimo Presidente Chiodi,

Sono un cittadino abruzzese residente a San Vito Chietino. Il motivo che mi spinge a scriverle nasce da due sentimenti che mi attanagliano: l' amore e la paura, amore per la mia, e la sua, terra, e paura di vederne compromesse le sua caratteristiche naturali attraverso un irreversibile processo di degrado ambientale.

Questa paura fino a poco tempo fa era chiara e definita in un nome ed uno spazio: Centro Oli, Ortona.

Dalla professoressa Maria Rita D'Orsogna ad Antonello Tiracchia, alle numerose associazioni (per citarne una, Nuovo Senso Civico), molti si sono spesi per tentare di far nascere nei cittadini e nelle istituzioni una coscienza collettiva capace di contrastare la deriva petrolifera e puntare su uno sviluppo sostenibile. Già, sostenibilità: questa parola così tanto usata e capace di entrare nei discorsi relativi a qualsiasi argomento. A me sembra che ci sia una evidente dicotomia che si apre nel passare dalle parole ai fatti, nel sentirsi ripetere sostenibilità, ambiente, innovazione, turismo e poi vedere nei fatti un insieme di interventi sul territorio che non si conciliano con affatto con tali idee.

E' una questione che si è ulteriormente complicata nel momento in cui la paura ha perso il suo spazio definito, cioè la sola Ortona, e si è allargata all'intero territorio regionale, al nostro mare e alle nostre montagne. Oltre alla realizzazione del Centro Oli, si parla ora delle concessioni per la ricerca e l'estrazione dl petrolio in molti punti dell' Abruzzo. Voglio tralasciare il discorso legato agli effetti delle sostanze chimiche che verranno usate, dal rischio per la salute derivante dall' emissione nella aria dei residui derivanti dalla ricerca prima , dall' estrazione e dalla lavorazione del petrolio poi. Chiunque in questi mesi si sia informato e abbia avuto modo di documentarsi sulle conseguenze derivanti dall' incondizionato sfruttamento delle risorse minerarie , per altro esigue, della nostra Regione, ha motivo di credere che essi siano rischi da evitare e che le istituzioni preposte debbano dire in maniera decisa e autorevole: No, Grazie.

La mia paura è che si faccia dell' Abruzzo un distretto petrolifero, che si renda legale la distruzione di un patrimonio ambientale in maniera irreversibile e incontrollata, e aggravata come se non bastasse, da un pericolo ancora maggiore, il più grave: quello di mettere a repentaglio la salute degli abitanti.

Da libero e comune cittadino, non legato ad oggi ad alcuna associazione e non inserito in alcun partito, sento il bisogno di esprimervi la mia preoccupazione perché si parla di qualcosa che sento coinvolgermi pesantemente. E qui forse arriviamo all'amore. L'amore per questa terra per cui sento il dovere di cercare di difenderla, perché credo a ragion veduta che essa possa esprimesi veramente e al meglio attraverso i concetti di sostenibilità, di turismo, di responsabilità e innovazione.

Sono concetti che laddove esistono non hanno bisogno di essere invocati ad ogni discorso perché divengono fenomeni quasi tangibili. Concetti che per un abruzzese vengono a trovarsi in alcune espressioni e termini per noi comuni e che ci identificano includendo nel loro significato l'idea stessa di sostenibilità.

Per cui quando sento parlare di Regione Verde d'Europa penso che non sia la coccarda da cucirsi addosso, ma è la strada, l'obiettivo da perseguire e a cui condurre gli sforzi e le decisioni che si prendono ai veri livelli della politica. La tutela del paesaggio, la ricerca di fonti rinnovabili per l'approvvigionamento di energia, una politica efficace per lo smaltimento dei rifiuti devono essere priorità assolute. Priorità che devono essere comunicate e condivise, passate dalle istituzioni ai cittadini per educarli e renderli coscienti e responsabili del vivere in un determinato contesto. Quando i cittadini ne saranno consapevoli, si sentiranno essi stessi abitanti della Regione Verde d'Europa e l'Abruzzo verrà percepito come tale dal di fuori , senza bisogno di scriverlo sugli autobus.

Penso al Montepulciano D'Abruzzo: è il vino per eccellenza della nostra regione che ogni giorno viene bevuto ovunque nel mondo e grazie al quale veniamo anche riconosciuti. Addirittura nelle sue caratteristiche si ritrovano elementi comuni ai cittadini abruzzesi, quando si parla di forte carattere, ruvidezza e genuinità. Non accadrebbe con prodotti d'altra "natura"?. La nostra riconoscibilità come una regione affascinante, ed anche fortunata, avviene quando sulle tavole di qualsiasi parte del mondo compare un buon bicchiere di vino, uno squisito formaggio, un determinato zafferano, una pasta di grano duro lavorata in un certo modo. Sono sensazioni che si legano non solo al gusto verso determinate cose, ma anche all' immaginario che quei prodotti sono in grado di evocare, immaginari fatto della sagoma dolce della Maiella e di quella più aspra del Gran Sasso, di colline verdeggianti , di vigne e olivi, delle terre coltivate e della montagna a due passi dal mare.

Il mare appunto, con tutte le sue caratteristiche di mutevolezza, di potenza e maestosità, con le sue storie e la gente, anzi la nostra gente e i nostri trabocchi. Davvero strane macchine i trabocchi! L' uomo ha imparato a costruirsele sfruttando le caratteristiche dei propri fondali e proprio per questo risultano differenti da quelli di altri lidi. Essi davvero sono il simbolo di una regione, racchiudendo in loro quella vicinanza tra terra e mare, quell'essere contemporaneamente l'una e l'altro. In piena costa dei trabocchi, proprio lì, troverebbe spazio il Centro Oli, un progetto che al territorio su cui va a insediarsi non chiede nulla perché non ha bisogno di determinate caratteristiche, non ha bisogno della cultura del posto, di certe caratteristiche che il luogo può offrire. Ha bisogno di un sito, qualsiasi, su cui impiantare una centrale che ne causerebbe gravi conseguenze. Quel tempo in cui certi problemi non ce li ponevamo è finito, ora siamo in un'epoca diversa dove non chiedersi come con le nostre azioni arrivino a influire sulla qualità della vita e sul futuro, non è ammissibile.

Veniamo poi all'Abruzzo, cosa rappresenta questa terra per me è difficile dirlo. Significa molte cose, e tante non riesco nemmeno a spiegarle. E' difficile darne una definizione eppure nel pronunciarla c'è qualcosa che mi salta subito alla mente: le Radici. E' la terra dei miei avi e che, comunque e dovunque vada, sarà per sempre, la mia. E ho capito che se ti toccano le radici toccano te, la tua identità e quello che sei realmente. Lì nelle radici c'è una parte di te che ti porterai ovunque dietro e che non cambierai mai perché è la tua essenza. Lo sa bene questo la Dottoressa D'Orsogna, altrimenti che cosa l'avrebbe spinta dalla California a prendere parte così attivamente in questa avventura? Probabilmente lei, che non vive in Abruzzo, sente quotidianamente quanto di lei è rimasto prepotentemente abruzzese. Dovrebbe essere d'esempio a tutti coloro che credono, stando in Abruzzo, che questa terra sia solo il contorno territoriale di
un Io. Di questi tempi in realtà il Noi che l'Abruzzo potrebbe essere in grado di esprimere farebbe invidia al mondo.

Non credo in virtù dell'amore per la mia terra di essere più Abruzzese di altri e di Lei, che occupandosi della cosa pubblica ha scelto come missione quella di interessarsi della vita dei cittadini; come tali chiediamo a voi, che con le vostre scelte influenzate le nostre vite, di parlare apertamente e di chiarire la maniera in cui vi inciderete. Le migliorerete? Assicurerete un futuro più sicuro qualitativamente soddisfacente a chi oggi sta nascendo?

Resto ora in fiduciosa attesa di una risposta. Non potevo esimermi dallo scriverle. Mi ha spinto una strana sensazione fatta di paura e di amore, mi ha convinto il trovarvi conferma nella ragione.

Distinti Saluti,

Vittorio Verì.

Wednesday, May 27, 2009

Tumori: Italia vs. USA


Abbiamo gia' parlato delle statistiche del 2008 sulla percentuale di tumori infantili che in Italia
e' il doppio rispetto a quella degli altri paesi europei e rispeto agli Stati Uniti.

Oggi sono uscite delle statistiche americane condotte dall'American Cancer Society. Secondo questa indagine, negli USA i quattro tipi principali di tumori fra gli adulti sono in via di declino: quelli alla prostata, ai polmoni, al colon, e al seno, che sono anche i piu' letali. Queste tendenze vanno avanti dal 1990 e oggi si parla di un abbassamento dei tumori di quasi il 20% negli uomini e dell'11% nelle donne, in 15 anni.

Il che vuol dire 650,000 morti in meno. Il capo dello studio Ahmedin Jamal ha detto:

This is good news because cancer death rates have continued to decrease since the early 1990s because of prevention and improved treatment for many cancers. We have to be optimistic based on the trends. We are on the right track.

I motivi di questo calo dei morti per tumore e' dovuto principalmente ad una miglior prevenzione e a trattamenti migliori. Ci sono meno casi di Hormone Replacement Therapy (terapia ormonale sostitutiva), rispetto al passato e un minor numero di mammografie in donne giovani: per entrambi questi tipi di interventi, i rischi sono maggior dei benefici. Ci sono piu' colonoscopie e il divieto di fumare diventa sempre piu' capillare. Almeno in California, fumare e' considerato roba da sfigati ed e' vietato dappertutto, anche al mare.

Nell'articolo si dice anche che c'e' molto da lavorare, specie per combattere i tumori legati all'obesita', una piaga sociale negli USA e per continuare ad abbassare questi tassi. Cioe' vogliono fare ancora meglio.

Io personalmente sono anche convinta che il calo dei tumori sia da attribuirsi anche ad una miglior cura dell'ambiente, e a severi limiti emissivi di inquinanti di ogni genere. Non per niente costruire raffinerie e' diventato anti-economico dal 1976. Quando sono in Italia spesso leggo di cose prese da questo blog e citate un po a sproposito: in America non ci sono leggi che vietano le raffinerie, ma e' un dato di fatto che non vengono costruite piu' da piu di trenta anni. Perche'? Perche' sono anti-economiche: i costi dovuti al rispetto delle norme ambientali e' cosi alto che si preferisce importare i prodotti finali raffinati altrove.

E in Italia? Sappiamo gia' di essere il paradiso dei petrolieri, che vendiamo all'estero il 25% della benzina che raffiniamo, che la gente muore in tutte le citta' legate alla sua lavorazione ed estrazione, sia negli stabilimenti, come a Sarroch, sia per malattie insidiose dovute alla vicinanza a raffinerie e profumati centri oli, come a Manfredonia, dove pero' e' colpa delle aragoste.

Bene, gli stessi tumori che in USA sono calati di circa il 15%, facendo la media fra uomini e donne, in Italia sono in COSTANTE AUMENTO.

L'associazione italiana di oncologia medica in un congresso a Verona ha affermato che tutti e quattro i principali cancri di cui sopra (colon, seno, polmoni, prostata) sono in netto aumento nel Bel Paese.

C'e' qualcosa da stupirsi? Come sempre, si raccoglie quel che si semina. Se butti porcherie in aria, e' evidente che la gente si ammala. Se i limiti legali sono tutti al disopra di cio' che raccomanda l'OMS e' naturale che poi ne paghi le conseguenze. Se nessuno controlla, nessuno viene multato, e' una conseguenza logica che i morti aumentano. Per dirne una, lasciare a Mafia e Camorra di controllare tre regioni italiane (e secondo me anche l'Abruzzo si avvia verso questa strada) che le trasformano il territorio in repositorio di roba tossica, cosa altro ci aspettiamo se non aumenti di cancro?

Pensiamo che petrolizzare l'Abruzzo non avra' questi tipi di conseguenze? Non ci basta Bussi inquinata?

Ultima nota: la notizia USA e' di oggi ed e' uscita sulla prima pagina di CNN e di tutte le altre testate web americane. Quella Italiana, che sarebbe anche la piu' importante da sapere, cosi magari la gente cerca di migliorare il proprio stile di vita, ribellarsi ed arrabbiarsi e' stata relegata ad un ansa che nessuno ha mai letto.

Meglio non sapere.

Sunday, August 31, 2008

La salvaguardia del creato


Domani primo settembre e' la giornata che la chiesa cattolica ha deciso di dedicare alla salvaguardia dell'ambiente. In particolare i vescovi d'Abruzzo e Molise hanno rilasciato un documento ufficiale dove si parla delle tre emergenze ambientali in Abruzzo: il centro oli, l'inquinamento dell'acqua, specie a Bussi, e il non adeguato reciclaggio dei rifiuti.

Ecco cosa dicono i vescovi abruzzesi sulla questione centro oli di Ortona:

"Una prima minaccia che noi Vescovi avvertiamo grave per le nostre regioni riguarda la costruzione del cosiddetto Centro Oli di Ortona. Sentiamo il dovere di farci voce delle paure del popolo di Ortona e della zona frentana per la costruzione di un centro di raffineria per l’idrosolfurizzazione del petrolio. Si tratta infatti di una attività industriale considerata tra le più inquinanti e devastanti per le risorse naturali del territorio circostante, con conseguenze anche gravissime sulla salute degli abitanti. Le centrali già esistenti a Viggiano (PZ) e Falconara (AN), per esempio, e le desolazioni naturali conseguenti dimostrano l’urgenza di una valutazione più attenta. E’ a rischio una delle zone più belle della nostra costa, dove la produzione enogastronomia è a livelli di eccellenza. Si tratta per di più tecnologie considerate da tanti studiosi ormai obsolete e che diversi paesi hanno già abbandonato. Non dovremmo forse cercare insieme di percorrere vie nuove nella ricerca di fonti di energia rinnovabili, alternative, legate al territorio, che ci aiuterebbero a liberarci dalla schiavitù del petrolio? Per le nostre regioni si tratta di una vera e propria sfida."

Un cittadino di San Vito, Marco Iezzi che assieme a sua moglie Barbara cura un periodico locale dal nome "Gente Comune" ha deciso di dedicare un numero speciale al documento dei vescovi. Per chi volesse leggere il comunicato nella sua interezza e' qui. Grazie a Marco e Barbara per avermelo mandato.

Friday, May 30, 2008

Del Turco e le fiction abruzzesi


Ecco cosa dice Del Turco a Prima da Noi:

«L'Abruzzo – ha detto il Presidente Del Turco - è una regione particolarmente vocata ad ospitare fiction e da un'analisi delle esperienze maturate in altri contesti emerge che la scelta della location delle fiction maggiormente seguite dal pubblico ha un effetto traino. Da sempre siamo impegnati a promuovere a livello nazionale l'immagine del territorio e questo ci sembra uno strumento importante per consentire l'ampliamento di visibilità di una regione capace di offrire un'ospitalità unica al mondo».

Si, ma che gli facciamo vedere al pubblico? Sapore di sale con le trivelle nel sottofondo? E l'ospitalita' la facciamo all'Hotel Mara da cui si aprono le finestre ed entra sapore di idrogeno solforato? Oppure filmiamo le nuove reclame del Mulino Bianco con dietro i termovalorizzatori? Magari potremmo inventarci un nuovo serial tipo Dallas ma con invece che JR e i suoi amici i petrolieri nostrani? Marrollo con il cappello dei cowboy? Andreussi che va al ranch? E pure Fratino e Di Martino, anche se quelli sarebbe meglio metterli nel reparto "Non ci resta che piangere". Un po di riprese esterne pure a Furci, dove vogliono fare una nuova discarica tossica, e poi a Gissi, con la Turbogas. E naturalmente durante la pubblicita' acqua fresca e cancerogena di Bussi per tutti. Per i cartoni animati dei bimbi possiamo usare quel tuo parente semiraccomandato che ci ha fatto le vignette per centomila euro di soldi pubblici. I lieti fine pero' solo ed esclusivamente a Collelongo con dietro i pannelli fotovoltaici del tuo paesello. Vedrai che l'ENI ti fara' pure da sponsor.

Del Turco, fare la pubblicita' per l'Abruzzo e' una cosa bellissima. Cerco di farla anche io e credo tutti gli abruzzesi vicini e lontani dall'Abruzzo nel loro piccolo, ma non si puo' tenere i piedi in due staffe. Che vuol dire che da sempre sei impegnato a promuovere l'immagine del territorio? Ma se continui a propinarci una sciagura ambientale dopo l'altra! O forse vuoi dire che l'immagine e la realta' sono due cose diverse, e che possiamo ancora per un po' fare come gli struzzi e mostrare che siamo verdi e belli e naturali ma poi invece siamo petrolizzati e avvelenati?

Le promesse si mantengono, sia a quelli che vedranno le fiction e che penseranno che l'Abruzzo sia il paradiso (e non le manca niente per esserlo davvero), ma soprattutto alla gente che t'ha votato per migliorare l'Abruzzo e non per distruggerlo in cambio di quattro soldi.