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Friday, November 16, 2018

Spagna: 100% rinnovabile nel 2050, zero sussidi alle fossili, zero nuovi permessi petroliferi



 
Spain shows that the battle against climate change is deadly serious.
 Intanto, in Italia il M5S fa convegni al senato con i negazionisti!


Mentre che in Italia approviamo leggi spandi veleni nei terreni in nome dell'emergenza, e si invitano personaggi di dubbio valore a negare i cambiamenti climatici in Senato, ecco cosa succede in Spagna, non lontano da noi, e dai nostri politici dalla stella ambientale decadente.

La Spagna ha infatti lanciato un ambizioso programma per diventare 100% rinnovabile, e per decarbonizzarsi.

Hanno pensato a tutto, con ambizione, coraggio, lungimiranza, intelligenza.

Un esempio per tutti.

Gli ultimi dati (2014) gia' parlano di una Spagna che va al 42.8% di energia elettrica rinnovabile.
Adesso si vuole appunto arrivare al 100% su un periodo di 30 anni. I livelli di emissioni di CO2 sono programmati per calare del 90% rispetto al 1990, e nei prossimi 10 anni verranno generati 3 GW nuovi di energia elettrica solare ed eolica.

Saranno vietate tutte le nuove licenze petrolifere, di sfruttamento e di ricerca di idrocarburi con o senza fracking; e il 20% del budget nazionale sara' usato per misure che siano utili a constrastare i cambiamenti climatici. Il denaro destinato a tale scopo aumentera' a partire del 2025. Le automobili a benzina saranno vietate dal 2040.



Il programma spagnolo e' stato ampiamente lodato in tutto il mondo: Christiana Figueres del panel delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici dice che l'esempio spagnolo e' un eccellente esempio di una nazione che ha aderito e si e' impegnata nel concreto dopo gli accordi di Parigi del 2015.

Laurence Tubiana che ha aiutato a scrivere i testi di Parigi, dice che e' un programma ispirazionale e rivoluzionario.

E' un programma con obiettivi a medio e lungo termine, ci sono incentivi, e si prevede transizione anche per il personale tecnico e per i lavoratori.

Per esempio ci sara' un pacchetto da circa 300 milioni di euro per la chiusura di tutte le miniere di carbone nel paese, per incentivi, pre-pensionamenti, riqualificazione del personale e per la riqualifica ambientale.

E' stata tolta la cosiddetta tassa sul sole che aveva frenato la crescita delle rinnovabili, e anzi il mandato e' che ora si arrivi al 35% dell'energia elettrica entro il 2030; e cosi pure l'efficenza energetica che dovra' migliorare del 35% pure lei entro il 2030.

Cioe' piu' energia green e piu' energia intelligente.

Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. Ma il punto e' che osano, che ambiscono, che non si nascondono dietro foglie di fico, che ci provano. Non si fanno mettere in paralisi da quelli della Repsol o da altre petrolditte.

Io posso solo dire che dopo quasi sei mesi di governo, i ministri e i senatori italiani in tema di ambiente hanno veramente fatto cadere le braccia, e ancor di piu' visto tutto il bel parlare degli anni passati.

Perche' quelli del M5S non sono stati capaci di convincere, parlare, spiegare, coinvolgere la gente e gli altri politici della Lega su quanto importante sia proteggere l'ambiente?  Dove e' stato lo sforzo *vero* di tutti quelli che si sono riempiti la bocca su ILVA, TAP, petrolio, natura? Perche' sono capitolati senza neanche davvero provarci?

Davvero la poltrona era gia' cosi comoda, subito subito?

Personalmente sono del parere che tutto si puo' se lo si vuole, e sui temi di cui sopra non lo si e' voluto abbastanza.

Caro Sergio Costa, dove sei?

Invece di fare convegni con i negazionisti del clima, perche' non fare le leggi per eliminare il piu' possibile le fonti fossili dalla nostra nazione?  Non si sa. 

Ah, il nobile coraggio della coerenza e della convizione;
questa sconosciuta.





Friday, May 2, 2014

Ciao Pierluigi!



Si chiamava Pierluigi, aveva 36 anni.

Era un fisico e un matematico che si era fatto da solo. Era intelligente, modesto ma brillante, e stimato sia da noi colleghi che da chiunque l’avesse conosciuto professionalmente. Era partito da Taranto, si era laureato a Roma, e dopo essere stato a Princeton e Vancouver era finalmente arrivato a Los Angeles. Era il mio vicino di ufficio. Facevo parte della commissione che l’ha selezionato quando l’abbiamo assunto, nel 2011.

Mille richieste, due posti. Uno per Pierluigi.

Era un po riservato, di questi uomini che non parlano tanto, ma con il tempo siamo diventati amici, prendevamo il caffe o cenavamo assieme, parlavamo di piccoli e grandi eventi universitari, di cose italiane, di tempo libero. A volte mi diceva di stare attenta alle mie "rivoluzioni petrolifere". Ero contenta di avere un collega italiano. Qualche volta ci vedevamo fuori dal campus, in bicicletta lungo il boardwalk che da Santa Monica porta a Manhattan Beach, o a mangiare messicano che gli piaceva tanto. Gli volevo bene.

A Novembre 2013 iniziano mal di pancia e nausea. Una serie di visite, domande, medicine, speranze, e poi il verdetto finale, irreversibile. Tumore. Metastasi. Ho seguito tutto il suo calvario e ne ho avuto cura a Los Angeles come meglio ho potuto. Per un po’ siamo stati io e lui di fronte al mostro.

A Gennaio 2014 e’ tornato a Taranto dalla sua famiglia.

Pierluigi e’ morto il 28 Aprile 2014. Scrivo sul treno mentre torno a casa dopo il suo funerale. Sono stata contenta, se cosi si puo’ dire, di averlo potuto rivedere il giorno prima della fine, che mi abbia sorriso e riconosciuta, e di avergli potuto dare il mio ultimo ciao.

Per una strana coincidenza, Pierluigi e’ morto due giorni prima che morisse il signor Emilio Riva, 88 anni, quello dell'Ilva. Non provo niente per lui. Nemmeno la pieta’ umana che si riserva ad uno sconosciuto che ha sicuramente lasciato dietro una famiglia e degli affetti. Niente.

Io non lo posso sapere con certezza che legame ci fosse fra la mutazione genetica ed il cancro che hanno divorato Pierluigi in neanche sei mesi ed i veleni dell'ILVA. Chissa’, magari si sarebbe ammalato anche se invece che a Taranto fosse nato in Costa Azzurra.

Ma e’ innegabile che l’ILVA e l’industrializzazione selvaggia della citta’ d’acciaio hanno lasciato dietro di se una scia di dolore e di morti che includono tanti giovani dalle vite spezzate come Pierluigi, nonostante tutti i razionalizzatori che – nel 2014 – continuano a sbandierare ancora il mito “lavoro o morte”.

Non vedono questi signori quella polverina rossa che avvolge tutto quando arrivi a Taranto? Non sanno che quel rossiccio marziano ha umiliato la democrazia, permettendo a qualcuno di arricchirsi mentre avvelenavano l’acqua e ucciso le pecore, le mucche, e le persone?

Perche’ i tarantini non reagiscono di piu’? Quanti morti ancora? Perche’ le mamme di Taranto invece di pensare a vestitini alla moda non pensano all’aria sana?  Perche’ Nichi Vendola e il sindaco di Taranto e il ministro dell’ambiente e chiunque prenda le decisioni non hanno il coraggio di dire: e’ tempo di chiudere tutto e di bonificare e di spiegare alla gente che non e’ vero che o muori di fame o di cancro.

Perche’ non sappiamo pianficare il post ILVA con il coraggio di fare cose intelligenti ed ambiziose per il lungo termine?  Il modello di sviluppo anni '60 e' passato da un pezzo e non torna piu'.

Ho accompagnato ieri Pierluigi al suo ultimo viaggio al cimitero di Taranto, vicino al quartiere Tamburi. Era tutto rosso, anche i marmi bianchi delle tombe. Mentre le mani lunghe, affusolate ed esperte di qualcuno sigillavano con solerzia il suo loculo, e delicatamente spargevano il cemento all’ombra di pini e circondato da fiori e lacrime, non ho potuto non notare che dalla tomba di Pierluigi si vede la ciminiera blu dell'ILVA. La canna di Mr. Riva fumava anche il giorno del suo funerale.

Presto la polverina rossa si spargera' anche sulla tomba del mio amico.

Che posso fare piu' di questo?

Ciao Pierluigi! Che tutto ti sia lieve, ovunque tu sia adesso.

Sunday, February 9, 2014

Terra dei fuochi: will you confront the Camorra?





... the question is whether the Italian government will confront the Camorra 
and clean up the mess — and whether the mess can be cleaned up at all

...the land of the Camorra, 
stretching from the Tyrrhenian Sea to the Apennine foothills, 
is a particularly vivid tableau of ruined beauty. 

The New York Times, January 29 2014 


Significato di confront:


to oppose or challenge someone especially in a direct and forceful way
opporsi e sfidare qualcuno specialmente in un modo diretto e con la forza

Merriam Webster Dictionary


Si sente spesso dire che occorre incentivare il turismo in Italia come uno dei tanti modi per uscire dalla crisi. Si sente spesso dire investire nel turismo e' fra i modi piu' "facili" per rilanciare l'economia italiana nel senso che abbiamo materia prima in abbondanza,  perche' tutto il mondo sogna il vivere italiano e quindi e' una scommessa su cui non si puo' perdere.

Ed e' proprio cosi: invece che fare buchi e inceneritori e cave e ILVA, l'Italia dovrebbe dare tutto quello che ha per il supporto del turismo, quello nuovo, che vuole cultura, beni artistici, natura, storia, gentilezza, esperienze uniche e personalizzate.

E invece siamo qui a tagliare l'insegnamento dell'arte nelle scuole, con Pompei che crolla, con capolavori piu' o meno grandi lasciati all'oblio, con la maleducazione e l'arroganza galoppante, con l'idea che fare i furbi sulle spalle dei turisti - o in generale dell'altro, turista o non turista - porti chissa' dove.

Ed ecco che arriva circa una settimana fa, questo meraviglioso articolo del New York Times, che come sempre te le dice come sono. 

Si intitola "A Mafia legacy taints the Earth in Southern Italy"

Un titolo che dice tutto: Mafia, Monnezza, Meridione.

Sul New York Times.

Tutte le belle parole sul turismo che vanno a farsi friggere.

E come non fanno a rimanere impresse quelle parole e quelle immagini, per uno che le sente la prima volta?

La storia del triangolo della morte in Italia e' nota, e ci siamo quasi anestetizzati a sentire di tassi di tumore alle stelle, di terreni non bonificabili, di morti su morti, di bruti e non di persone che seppelliscono monnezza fra i campi, proiettili nelle carni,  incivilta' nel vivere comune.

Ma leggerlo cosi, su uno dei principali quotidiani del mondo fa sorgere in me una sorta di vergogna, di rabbia non solo verso chi ha fatto tutto questo - che non e' degno di essere parte del genere umano - ma verso chi vive li ed ha permesso che tutto questo succedesse senza dire o fare niente.

Garbage is strewn along highways, tossed beneath overpasses or dumped atop irrigation canals. 
Rats search for food amid discarded sheets of asbestos, broken computer screens and empty paint cans. Plumes of black smoke often rise, the entrails of trash illegally burned from distant hillsides or abandoned fields.

L'anno scorso sono stata a Napoli e la Coldiretti aveva vendita di verdure a chilometri zero in una delle piazze della citta'.

Ma veramente? 

La marina militare USA fece studi sull'acqua e consiglio' agli americani stazionati li di non berla.
 
E il governo italiano, e il governo campano, e il corpo militare italiani dove erano? Se gli americani avevano dei dubbi sull'acqua potabile, come facevano a non averceli gli italiani?

E chi viveva li, possibile che non ha visto, sentito, potuto niente in venti, trenta anni di tempo?

Di chi e' la colpa?

Beh, inutile negare che i campani, che sono un concentrato del resto d'Italia veramente, sono responsabili dello schifo che li circonda, per i loro silenzi, per avere a lungo tollerato una cosa del genere, per non avere saputo o voluto ribellarsi e non solo alla monnezza, ma al modo di vivere bruto imposto della Camorra e anzi per avere lasciato che tutto proliferasse. Per avere vissuto nei loro piccoli mondi fatti di imbrogli di vari genere, o di buona borghesia, senza essersi mai preoccupati di cosa accadeva a due passi da casa loro, basta solo che lo schifo non entrasse nei loro salottini.

E' facile vivere cosi, lo so, perche' alla sera chiudi la porta e sei tranquillo e chi si e' visto si e' visto. Ma i mali della societa' sono come il tumore, se mai ti ci intestardisci a estinguerlo dal tuo corpo, quello prende il sopravvento, diventa peggio e prima o poi tocca anche te, chiuso nel tuo salottino.

Ma adesso che e' tutto scoppiato, e che e' evidente che il singolo puo' fare ben poco, se non mettere pressione alla classe politica, la palla passa al governo, quel governo che e' colpevole tanto quanto i campani, per non avere potuto, saputo, voluto vigilare e fare le domande, i controlli, le multe.

Ed e' qui, quello dell'articolo del New York Times che piu' mi colpisce: le parole del giornalista al governo italiano "will you confront the Camorra?"

E' in quel "confront the Camorra" che sta l'abisso fra il modo di pensare americano e quello italiano.

Confront che sta per alzerai la voce, punterai i piedi, ti farai valere, imporrai tu la legge invece che subire le regole malate della Camorra? Confront che sta per farai tutto quello che e' in tuo potere per sradicarla questa Camorra e di pulire la monnezza, di chiunque sia la colpa? Confront che sta per guarda che in teoria sei tu ad essere il forte, non la Camorra, perche' sei tu che rappresenti 60 milioni di persone.

Will you confront the Camorra.

E invece mi pare sempre che questi problemi di corruzione, di Mafia siano sempre di poca preoccupazione per l'Italia.  Non ci posso credere che una banda di malviventi sia piu' potente che una nazione intera, semplicemente non posso crederci.E sogno un governo che dica il nostro obiettivo e' di sradicare questa incivilta' e di riportare la legge e il rispetto per la cosa pubblica e le regole e la decenza in tutte le regioni italiane, anche in quelle che uno potrebbe dare per perse.

Will you confront the Camorra.

E noi persone normali?

Beh, invece di stare qui a fare inutili dibattiti sui meriti artistici de "La grande bellezza" faremmo bene a preoccuparci di restaurare quella bellezza perduta, nel paesaggio, nell'ambiente, nelle coscienze di ciascuno di noi.

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“La terra dei fuochi” è l’ area geografica tra Napoli e Caserta denominata tale a causa dello smaltimento illecito di rifiuti tossici tramite interramento e roghi ordito dalla collusione tra alcuni imprenditori, la criminalità organizzata e diversi esponenti delle Istituzioni nazionali.

Essa interessa in modo diretto le province dei capoluoghi suddetti, per un totale di un centinaio di chilometri quadrati, e indirettamente l’intero territorio regionale e nazionale.

I rifiuti tossici, da non confondere con i rifiuti urbani (solamente 1/5 di quelli regionali), provengono da industrie europee e, prevalentemente, del nord Italia, alcune delle quali situate nelle province di Brescia, Padova, Ferrara, Torino, Milano, Varese e della Toscana, secondo quanto accertato tramite la confessione del pentito di camorra Dario de Simone, appartenente al clan dei Casalesi.

Nelle discariche legali e illegali della Campania, tra le sostanze e i materiali pericolosi per la salute umana che si è riusciti ad identificare, vi sono piombo, nikel, solventi chimici, amianto, scorie radioattive, rifiuti ospedalieri, vernici e fanghi nucleari.

Il traffico illegale di rifiuti, come denuncia l’indagine effettuata dalla US Navy nel giugno 2007, ha inevitabilmente originato l’avvelenamento dell’intero ciclo vitale, quindi di terra, acqua, aria e, conseguentemente, di vegetali, animali ed esseri umani. In particolare, il numero dei coinvolti finora nel biocidio -neologismo coniato dagli attivisti- ammonta a 2,8 milioni di abitanti, dato destinato a crescere in modo esponenziale.

Le analisi americane, svelano come le 14 sorgenti della Campania, che scorrono nelle condotte urbane, siano di per sé pure, venendo contaminate successivamente dalle infiltrazioni di acqua proveniente da pozzi privati, il 92% dei quali è considerato mortifero: ciò a causa della scarsa manutenzione e dei carenti controlli sulle tubature cittadine.

Persino l’aria è stata corrotta: dal terreno, infatti, sono sprigionati gas densi di sostanze cancerogene, come Pce, Cloroformio e Dibromo-Cloro-Propano, quest’ultimo alla base di un’insetticida il cui uso in Europa è proibito da due decenni. Giova qui precisare la questione riguardante i roghi, da cui deriva anche la denominazione di “Terra dei Fuochi”: innanzitutto, è da sfatare il mito secondo il quale sia la popolazione civile ad incendiare in segno di protesta i rifiuti urbani (non sono infatti questi ad essere bruciati!). I roghi sono appiccati appositamente per nascondere in modo irreversibile i materiali di scarto prodotti dalla cosiddetta “economia sommersa” locale e nazionale: questi, infatti, non risultando dal fatturato delle imprese coinvolte, non possono essere smaltiti regolarmente, pur dovendo, data la loro natura di rifiuti speciali. In particolare, già nel 2004 la “Commissione Parlamentare d’Inchiesta per lo smaltimento illecito dei rifiuti” scopriva come le sostanze tossiche, qualora non fossero state riversate su cumuli di resti tessili, una volta bruciate, avrebbero provocato pericolose esplosioni.

Oltre all’irreparabile danno all’economia nazionale e locale, basata prevalentemente sul settore agricolo e pastorizio, la conseguenza più tragica riguarda la lesione del diritto alla vita e alla salute della popolazione campana: nella regione, rispetto alla media nazionale, c’è stato un aumento del 300% di leucemie e tumori, nonostante sia una delle più giovani d’Italia (infatti a morire sono soprattutto bambini, molti dei quali nati malformati, uomini e donne entro i 40 anni d’età). Secondo l’oncologo Antonio Marfella, le tipologie di cancro prime per incidenza sono quelle da inquinamento e quelle al colon retto, non riconducibile di certo a fattori genetici, allo smog e agli stili di vita audacemente citati nel 2013 dal Ministro della Salute Balduzzi, rispetto alla situazione epidemiologica locale.

Secondo il rapporto dell’Istituto Nazionale per i Tumori Pascale di Napoli, a Terzigno, nei soli 700 metri della zona in cui è collocata una discarica formalmente legale, si registrano 87 malati di tumore (almeno un malato in ogni casa). Ancora: secondo l’Istituto Superiore della Sanità, nei comuni dello sversamento, come Acerra, Caivano, Giuliano, Villaricca e altri, si riscontrano il 19% in più negli uomini, il 29% in più nelle donne di casi di tumore, rispetto ai comuni in cui la soglia del rischio è normale.

Paradossale è il fatto che in Campania non esista un Registro Tumore regionale: gli unici che erano stati redatti a partire dal 1995 dall’ex Asl di Napoli, riguardante solo parte del Napoletano e la provincia di Salerno, hanno funzionato fino al 2007. Ad oggi l’iniziativa è stata assunta dalla Regione Campania, ma è rimasta tale.

Sono diverse le ombre relative alla questione e la sensazione predominante è quella di una paralisi nazionale: è certo che la diffusa disinformazione e la partecipazione collusa di alcuni esponenti politici e funzionari pubblici al disegno criminale, classificabile come reato di disastro ambientale e di attentato colposo alla vita dei cittadini, rende la situazione aberrante e ineluttabile. Il vero cancro del Bel Paese è la corruzione dilagante delle Istituzioni, che hanno ormai dissacrato nella coscienza del popolo italiano la già debole idea di Stato come bene comune. A causa di un Legislatore sordo alle grida del popolo partenopeo, persino la Magistratura stenta a trionfare: come ha spiegato Federico Bisceglia, magistrato della Procura della Repubblica di Napoli, la proposta di inserimento nel Codice Penale come fattispecie di reato quella dei delitti contro l’ambiente è bloccata dal 1997: in mancanza di una normativa adeguata, si sta facendo riferimento all’art 434 c.p. “Crollo di costruzioni o altri disastri dolosi” risalente al 1930.

L’unica speranza risiede in noi: sono già migliaia i piccoli eroi quotidiani che lottano per un Paese migliore, perché i grandi cambiamenti derivano da persone che si rifiutano di abituarsi a ciò che è erroneamente accettato.

Sabina Grossi
Antonio Manfredonia



























Thursday, August 22, 2013

Brunetta: un po di interesse personale per il golfo di Taranto?

Interesse personale?
Beh sì, l'ho detto apertamente.
Del resto se le aprissero una discarica sotto casa cosa farebbe?

Renato Brunetta, sulla discarica programmata 
vicino la sua casa di Roma.


La stampa nazionale in Italia ha dato ampio rilievo al caso Renato Brunetta, ex Ministro della Pubblica Amministrazione,  che si oppone alla discarica sotto casa sua. Ha scritto sette interrogazioni ministeriali, una lettera al Messagero, e ora grazie a lui, tutta l'Italia sa che c'e' questa discarica della nostra discordia estiva.

Ma chi non ha santi in paradiso - o parlamentari con villa a Roma - e si vede costruire davanti casa TAV, pozzi di petrolio, inceneritori, siti di stoccaggio, raffinerie e ogni genere di abominio ambientale, che deve fare?  Quante interrogazioni parlamentari e quante lettere ha scritto Brunetta sull'ILVA, su Gela, su Falconara, sulle trivelle in Veneto, la sua regione?

Brunetta ha tutto il diritto di fare la sua battaglia. Spero pero' che questa sia per lui l'occasione di diventare piu' generoso - in tempo ed in interesse - con chi combatte contro la devastazione ambientale in altre parti d'Italia. E che questa storia lo porti a guardare non solo il suo orticello - o la sua discarica - ma ad ascoltare i problemi dell'italiano medio alle prese con gli stessi problemi e gli stessi timori ambientali, mutatis mutandis.

Altrimenti e' puro egoismo.

Vuole dei suggerimenti?

Beh, siccome mi occupo di petrolio ecco un po di progetti petroliferi in itinere in tutta la penisola,
direttamente dal Ministero dell'Ambiente e su cui magari Brunetta puo' fare altre interrogazioni ministeriali, scrivere lettere alla stampa, e se vuole pure mandare osservazioni di contrarieta'.

Anche sua moglie Titti Giovannoni e' benvenuta. 

Di tutte queste concessioni richieste presso il ministero dell'Ambiente la piu' dolorosa secondo me, e' quella del golfo di Taranto, che sara' tutto tappezzato dalle trivelle se nessuno fa niente.

I lucani e i tarantini hanno gia' veramente dato a questa nazione - la Basilicata e' stata trivellata a piu' non posso, e l'ILVA di Taranto e' ancora li con tutti i suoi veleni. Almeno il mare lasciamoglielo sano, per quel che resta.

Ecco Brunetta, se vuole, prenda carta e penna e si dia da fare.

I termini per le osservazioni di contrarieta' presso il Ministero dell'Ambiente scadono il 3 Settembre 2013.

Sunday, July 14, 2013

ILVA senza vergogna: fumo, diossina e bugie

Il cielo sopra Taranto - tutta colpa delle sigarette




There is no known "safe dose" or 
"threshold" below which dioxin will not cause cancer. 

Non esiste un limite sicuro o di soglia 
sotto il quale la diossina non causera' il cancro. 
 

E cioe' la concentrazione giusta di diossina in atmosfera e' zero.


Dedicato a Paolo Boffetta, 
Carlo La Vecchia, 
Marcello Lotti,
Angelo Moretti
"consulenti" ILVA



Ma questa gente non si vergogna? O crede che siamo stupidi e che non leggiamo, non ci informamo non sappiamo ragionare?

Esce infatti sulla stampa nazionale un "dossier" - ma dovremmo dire un malloppo di balle - a firma di Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo Moretti, consulenti ILVA che dicono, in barba alle conclusioni dell’Arpa, della magistratura e del Ministero della Salute che non e' l'ILVA a fare ammalare la gente a Taranto.

No, non sono i fumi tossici, non e' la diossina, non e' tutto lo schifo che pompano in atmosfera.

No... e' il fumo di sigaretta!!

Ora, certo, il fumo fa venire il cancro, si sa - la nicotina e' un agente genotossico - e i legami fra il fumo di sigaretta e il tumore ai polmoni sono ben noti e documentati. Come pure i danni nocivi del fumo di seconda mano ai bambini e alle donne incinte. Quindi, e' bene non fumare, e' ovvio.

Ma che l'ILVA spari queste assurdita' che tutta la devastazione ambientale di Taranto e' dovuta al fumo di sigaretta e' veramente frutto di menti malate e totalmente offensive al senso comune e all'intelligenza umana.

A Taranto le pecore sono piene di diossina, a Taranto la gente non riesce a fare figli, a Taranto i tumori infantili sono alle stelle,  a Taranto cozze e latte materno sono inquinate, a Taranto il cielo e' perennemente di un colore innaturale.

E' tutta colpa delle sigarette?

E di grazia, cosa fumano questi Tarantini che solo a loro gli capitano tutte queste sventure?

Cari Boffetta, La Vecchia, Lotti, Moretti. Caro Riva e famigliari arricchiti sulla pelle degli altri.

La causa di tutta quella morte e distruzione a Taranto siete voi, voi dell'ILVA. Capite?

Ecco qui - si sa' gia' tutto da anni e anni: infertilita', cancro, mutazioni genetiche, si sa tutto. Non c'e' bisogno di fare nessun esperimento ulteriore a Taranto. E queste balle che venite a propagandare non ci crede nessuno e rende ancora piu' lampante la prova che a voi di Taranto non ve ne importa niente.

Si sa' - che la diossina e' un cancerogeno provato, di livello massimo - uno. Si sa che causa danni al sistema immunitario, al sistema ormonale, danni alla nascita, inabilita' di portare le gravidanze a termine, abbassamento della fertilita', conto dello sperma ridotto, diabete, endometriosi, problemi di apprendimento, soppressione del sistema immunitario, problemi ai polmoni, problemi alla pelle, bassi livelli di testosterone, e chi piu' ne ha piu' ne metta.

E i politici? Ma come fanno, proprio moralmente, ad accettare queste balle? Perche' non denunciano questa presa in giro colossale dell'ILVA? Non lo capisco. Non lo capisco proprio. In realta' non capisco la politica italiana fatta di gente che vive sulla luna, cosi chiusa in quei palazzi stantii,  a trovare escamotage per questo o quell'altro imbroglio, cosi' lontani dalla gente, dai suoi problemi, e dal cielo di Taranto.

Ecco qui, in venti righe - non ci sono possibilita' di scampo.


There is no known "safe dose" or "threshold" below which dioxin will not cause cancer.  
Amen.



Does dioxin cause cancer?

Yes. The EPA report confirmed that dioxin is a cancer hazard to people. In 1997, the International Agency for Research on Cancer (IARC) -- part of the World Health Organization -- published their research into dioxins and furans and announced on February 14, 1997, that the most potent dioxin, 2,3,7,8-TCDD, is a now considered a Group 1 carcinogen, meaning that it's a known human carcinogen. Also, in January 2001, the U.S. National Toxicology Program upgraded 2,3,7,8-TCDD from "Reasonably Anticipated to be a Human Carcinogen" to "Known to be a Human Carcinogen." See their reports on dioxins and furans from their 11th Report on Carcinogens (find related documents under 2,3,7,8-Tetrachlorodibenzo-p-dioxin (TCDD) and Furan). Finally, a 2003 re-analysis of the cancer risk from dioxin reaffirmed that there is no known "safe dose" or "threshold" below which dioxin will not cause cancer.
A July 2002 study shows dioxin to be related to increased incidence of breast cancer.

What other health problems are linked to dioxin exposure?

In addition to cancer, exposure to dioxin can also cause severe reproductive and developmental problems (at levels 100 times lower than those associated with its cancer causing effects). Dioxin is well-known for its ability to damage the immune system and interfere with hormonal systems.
Dioxin exposure has been linked to birth defects, inability to maintain pregnancy, decreased fertility, reduced sperm counts, endometriosis, diabetes, learning disabilities, immune system suppression, lung problems, skin disorders, lowered testosterone levels and much more. For an detailed list of health problems related to dioxin, read the People's Report on Dioxin.


From the World Health Organization:



Sunday, January 20, 2013

We also need you


Come sono bizzarre queste elezioni italiane, in cui ogni giorno c'e' un partito nuovo, una legge nuova, una primaria nuova. In TV dicono tutti le stesse cose, ma sul tema ambiente non si sente fiatare una mosca. Neanche l'ILVA e la sua bonifica fanno piu' audience.

Parallelamente, il 6 gennaio e' stato pubblicato un bellissimo op-ed da Bill McKibben, sul Los Angeles Times.

Bill McKibben e' il fondatore di 350.org che spende buona parte del suo tempo per lottare contro i cambiamenti climatici e tutto quello che c'e' in mezzo - inclusi i petrolieri.

Il movimento prende il nome dal fatto che secondo il climatologo NASA James Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies a New York City, qualsiasi concentrazione di CO2 oltre il livello di 350 parti per milione e' considerato dannoso al pianeta. Dice Hansen "If humanity wishes to preserve a planet similar to that on which civilization developed and to which life on Earth is adapted, paleoclimate evidence and ongoing climate change suggest that CO2 will need to be reduced from its current 385 ppm to at most 350 ppm, but likely less than that."

Bill Mc Kibben vive Vermont e prima di fare l'attivista faceva il giornalista. Nel Vermont non trivellano, il fracking e' vietato ed e' uno stato liberale, progressista, in cui la vita scorre tranquilla. Eppure questo signore dalla voce pacata a un certo punto ha deciso di fara l'attivista per davvero, andando in giro per l'America a predicare sui cambiamenti climatici, organizzando marce, eventi di sensibilizzazione e proteste di ogni genere. E' stato anche arrestato durante le proteste contro la costruzione del Keystone XL Pipeline che doveva portare il petrolio semilavorato dalle Tar Sands del Canada negli USA assieme a Darryl Hannah e anche ad alcuni frati francescani. La questione e' ovviamente ancora aperta e ci sara' un altra manifestazione nazionale in Febbraio alla casa Bianca.

Una delle ultime campagne di Bill McKibben e di 350.org e' proprio contro le fonti fossili, i principali responsabili dei cambiamenti climatici, come ormai riconosciuto all'unanimita' da tutti gli istituti di scienza del mondo e dalle associazioni di settore internazionali, inclusi quelle che fanno capo ai petrolieri. McKibben chiede alle Universita' USA di non investire piu' nell'industria fossile, come fatto a suo tempo con il boicottaggio dei prodotti del Sud Africa per combattere contro l'apartheid.

Sara' un lavoraccio, occorrera' il supporto del corpo docente, degli studenti e non si sa neanche se ci riusciremo. Per ora ci sono 100 gruppi studenteschi a chiederlo in tutta l'America. Chi glielo fa fare a Bill McKibben?  Non lo so, ma credo che sia per un ideale, per senso del dovere, per la voglia di spendere il proprio tempo facendo cose piu' grandi che se stessi.

Il suo editoriale parla delle leggi della fisica che proseguono inesorabili - che noi lo vogliamo o no, che i nostri presidenti e politici agiscano o no, che noi agiamo o no - mentre siamo qui impantanati che tergiversiamo sul da farsi e mentre i signori del petrolio continuano ad incassare sul patrimonio naturale, sull'ambiente, sulla salute di tutti.

Il 2012 per dirne una, e' stato uno degli anni piu' caldi sul pianeta, ci sono state siccita' e perdite di ghiacciai spaventosi e qui negli USA il mostruoso uragano Sandy, una cosa mai vista prima a New York - tutto per colpa dei cambiamenti climatici checche' ne dicano i negazionisti.

Bill Mc Kibben dice che non possiamo piu' aspettare nessuno e che occorre prendere la situazione in mano da noi stessi, mettendo pressioni a chi ci governa in modo che facciano tutto quello che si deve fare, e di piu', a partire da Obama e a seguire con tutti gli altri.

E' per questo che l'editoriale finisce con "We also need you".

Questa battaglia - contro il pozzo sotto casa se la si vuole vedere cosi, o contro la distruzione del pianeta se vogliamo guardarla piu' in grande - ha bisogno di tutti noi, e non la si vince restando passivi, facendo gli spettatori, facendo il tifo per me o per l'ENI o mettendo "like" su facebook.

Si vince ciascuno cercando di fare quello che puo'  in prima persona, con i piccoli e grandi comportamenti nella vita reale, informandosi, facendo le domande difficili, non rassegnandosi a che i trivellanti debbano vincere. Occorre fargli capire che siamo di piu' noi, che lo vogliamo veramente e occorre sentirsi parte interessata da nord a sud, senza pensare che siccome succede in un posto lontano non ci riguarda. Sono battaglie per la vita.

Io li leggo, li vedo tutti i commenti e i tentativi propagandistici dei protrivellanti - dal delirante Corrado Passera e delle sue "trivelle sostenibili", dagli articoli dalla matematica dubbia della Stampa dove si celebrano gli 11 milioni di barili di petrolio prodotti in Italia all'anno - equivalenti ad una settimana di fabbisogno nazionale -  a Rocco Papaleo al festival di San Remo,  tutti che cercano di passare il messaggio che trivellare e' cosa buona e giusta e che tutto si puo' fare in rispetto per l'ambiente.

Non e' vero niente.

Adesso in Italia c'e' la campagna elettorale. Andiamoci agli incontri dei politici, e cerchiamo di avere il coraggio di farle le domande, domande secche, senza possibilita' di mala comprensione,  in modo semplice, e non emotivo ma razionale: "Lei che ne pensa delle trivellazioni offshore in Italia?"  "Lei che ne pensa delle trivellazioni in terraferma?" "Lei che ne pensa dello stoccaggio in territori sismici"? "Lei che ne pensa di una legge preventiva che vieti il fracking in Italia come fatto in Francia?"

Esigiamo risposte chiare. Se si arrampicano sugli specchi, richiamiamoli. "Scusi, lei non ha risposto alla domanda. Gliela rifaccio. Che ne pensa lei delle trivelle offshore in Italia?" Se fanno promesse, ricordiamoglielo. Osiamo, rompiamo le scatole, stiamogli alle costole, senza paura.  Qui direbbero "let's keep them accountable".

Se nessuno osa incalzarli, niente cambiera' mai. E questo vale per l'ambiente e - visto un po piu in grande - vale per la nostra democrazia.

We also need you.


Tuesday, November 27, 2012

L'Ilva di Taranto - pensieri

Non e' la Cina, e' Taranto.




Scene di miseria umana in questi mesi all'Ilva di Taranto.

Dopo tanti tira e molla si dice che la fabbrica chiudera'. Chissa'. La gente muore, gli operai protestano, ci si chiede se sia meglio morire di fame o di cancro. La politica parla ma non dice niente, la chiesa tace. Il signor Riva conta i suoi quattrini sprezzante del dolore e della devastazione che ha portato.

Ma dove erano tutti venti, trenta, quaranta anni fa? I veleni di allora erano uguali a quelli di oggi, perche' nessuno si e' mai posto domande?

Sono anni che si leggono di pecore alla diossina, di diossina nel latte materno, di cielo che non e' cielo.

Sono anni di silenzio. Se non c'era la magistratura, si sarebbe andati avanti cosi, sine die? A pane, veleni e morti?

Non si doveva arrivare a questo.

Bastavano poche cose: il coraggio di imporre ai signori Riva e a chi gestiva l'Ilva prima di loro di applicare delle migliorie anche graduali ma costanti e vere nel tempo, in modo da ridurre i veleni
sputati in aria.

Bastavano controlli periodici, multe punitive, denunce, richieste nel corso del tempo, alla prima pecora abbattuta per diossina, al primo giorno di sfondamento dei limiti legali, e non quando il vaso e' pieno di disperazione.

Soprattutto sarebbe bastato periodicamente chiedersi: dove va questa nazione?

E' l'industria pesante - all'Italiana, sregolata e senza controlli - il nostro futuro?

L'Ilva produce acciaio.

Landini della FIOM dice che serve per i telefonini. In verita', la maggior parte della richiesta di acciaio e' per i paesi in via di sviluppo - India e Cina - che se lo producono da se. E' ovvio che non potremmo mai competere con loro, specie se volessimo fare le cose in rispetto per l'ambiente.

Qui negli USA, uno strabiliante 92%, si quasi la totalita', dell'acciaio che si usa e' reciclato e non prodotto.

Credo che un analista qualunque avrebbe capito che forse sarebbe stato meglio venti anni fa iniziare a pensare ad un futuro post-Ilva.

Perche' succedera' , o e' successo gia', che questi relitti industriali di un tempo che non torna piu' o scoppiano perche' inquinano, oppure diventano antieconomici.

E la storia dell'Ilva non e' poi cosi' diversa da quella della Alcoa in Sardegna, di Bussi in Abruzzo, di Bagnoli a Napoli, e di un modo di concepire il lavoro che non e' piu' quello degli anni '60. 

Il mondo globale, che ci piaccia o no, non e' quello dei nostri padri e non si puo' pensare di arroccarsi a qualcosa che prima o poi tramontera', e piu' prima che poi.

Occorre invece avere coraggio, e programare - una parola cosi sconosciuta in Italia - guardando alla realta' vera, e magari immaginando quella di domani, e non ostinarsi ad andare avanti, ma guardando indietro.

E adesso cosa fare?

Io direi: invece che dare sussidi all'Ilva, decidiamo di chiuderla per davvero questa fabbrica, bonifichiamo l'area, multiamo Mr. Riva alla grande, riqualifichiamo gli operai, spieghiamogli che la loro vita non finisce perche' finisce l'Ilva.

Soprattutto prendiamo esempio dall'Ilva per evitare che fra 50 anni ci siano storie simili.

Tutti questi campi di petrolio a mare, in terra che Passera sta progettando, altro non sono che delle piccole Taranto, delle piccole Gela di domani.  Dove arrivano l'Ilva o l'ENI o la Northern Petroleum ad ingoiarsi un intero territorio uccidendo qualsiasi altra prospettiva economica e sociale.

L'ha detto bene Briatore (!) : ci sono miliardi fra cinesi e indiani che vogliono non il nostro acciaio, ma che vogliono vedere le nostre citta'.

E curare la bellezza e la qualita' della vita, va di pari passo con la difesa del territorio che deve essere protetto e reso accogliente per i turisti, per noi che ci viviamo.

A tutti i cinesi che vengono qui negli USA, quando gli chiedo, cos'e' che dell'occidente invidi di piu' ti dicono non le nostre universita', la nostra economia, o la nostra democrazia. Ti dicono che piu' di tutto invidiano la nostra aria pulita, qualcosa che non si puo' compare cosi facilmente a Pechino.

E allora, diamogli questo.

Rendiamo questo paese un enorme museo vissuto. E non un colabrodo di trivelle, di ruderi industriali, di aria malsana. Tutte le citta', ma proprio tutte, in Italia, hanno i loro tesori, inclusa Taranto. Inziamo da qui.

E facciamolo con intelligenza, senza interpellare l'amico dell'amico sul come fare le campagne pubblicitarie, i siti web che non funzionano, ma chiamando i migliori che esistano sul pianeta. Con praticita', creativita', senza interessi di lucro personale, e con degli obiettivi veri, su 5, 10, 20 anni.

Usciamo da questo vecchiume una volta per tutte, da questa paralisi.

E' il 2012 e non e' piu' il tempo di morire di inquinamento.

Thursday, October 25, 2012

Paolo Primavera e Confindustria: attacco alla Chiesa

Paolo Primavera, pro-trivelle,  anticlericale, antipopolo


Non è più possibile pensare diferire il territorio, 
ma è necessario pensare che questo territorio debba essere custodito


21 Ottobre 2012



E come poteva Paolo Primavera, della Confindustria Abruzzo, accettare che la Chiesa Cattolica alzasse la sua voce in difesa della gente d'Abruzzo e contro le speculazioni dei petrolieri?

Non poteva. E cosi' in questi giorni torna alla carica con il suo solito mantra della difesa dell'indifendibile: il guadagno facile per gli speculatori, la distruzione dell'Abruzzo, della sua storia agricola, vitivinicola, delle sue tradizioni, del suo ambiente, dei suoi marchi.

E lo fa, Paolo Primavera, con il solito cavallo di Troia del "dialogo" con i petrolieri, del "compromesso", della "coesistenza", conditi con altri numeri sparati a casaccio sull'occupazione magica e l'indotto che il petrolio portera' all'Abruzzo. Addirittura 25,000 posti di lavoro!!

Paolo Primavera non sa piu a cosa aggrapparsi e cosi inizia:

"Pregiudizi contro il petrolio"
No mio, caro, e' evidenza scientifica e di altre realta' petrolizzate in tutto il mondo.

Anche gli "allevamenti zootecnici" hanno "effetti letali", e la rete di depurazione dell'Abruzzo e' inefficente.

Ma che c'entra? Parliamo di ceci, non di fave. E comunque, qui non giochiamo a chi distrugge l'ambiente di piu', caro Primavera, qui vogliamo fare le cose IN MEGLIO e non IN PEGGIO, capisce?

Vogliamo fare una cosa? Io mi sono occupata di petrolio, lei si occupi degli allevamenti, e cerchi di spiegare a chi usa causa questi "effetti letali"di utilizzare fertilizzanti meno impattanti e organici.

Che ne dice?

Vuole iniziare lei a fare dei convegni sull'uso di migliori tecniche agricole?
Vuole offrire dei soldi lei per migliorare la rete dei depuratori?

Suvvia, sono sicura che sia la Confidustria che lei personalmente possiate permettervi di prendere uno di quei depuratori inefficenti, e farlo diventare l'avanguardia dell'efficenza.

Ci faccia vedere come si fa.

E ancora spara con il fatto che "la produzione di energia e' necessaria".

Certo, siamo tutti d'accordo, e allora  mettiamo un pannello sopra ogni condominio d'Italia, invece che trivellare la monnezza petrolifera che abbiamo in questo paese.

Anche qui, si faccia portavoce lei del bisogno di incentivare l'energia solare e proponga lei che l'Italia debba superare la Germania, paese che produce il doppio dell'energia fotovoltaica rispetto a noi.

Eh mi sa che questo non le piace tanto eh? Con il petrolio c'e' da speculare, con un pannello per tetto - energia e ricchezza distribuita, un po meno, vero?

E poi spara con: 
norme severe, tra le più rigide del mondo, continui controlli, decine di aziende, tecnologie avanzate, grande rispetto dell'ambiente, salute pubblica, sicurezza, occupazione stabile e di qualità, indotto per 5.000 addetti.

Addirttura promette 15 miliardi di investimenti e 25.000 nuovi posti di lavoro!
Ma chi, gli addetti al reparto oncologia?

E ovviamente non poteva mancare il solito ricatto lavoro/fame:

una risposta concreta alla fame di lavoro che attanaglia il territorio, e ricevendo ritorni economici in grado di alimentare investimenti nel settore turistico o delle infrastrutture o a sostegno delle piccole imprese, per cui oggi non vi sono risorse.
Ah certo, il turismo petrolifero! 
Uno va a Bomba a vedere la raffineria, e a inalare H2S che fa bene ai polmoni? 
Oppure uno va alla costa dei trabocchi per fare il bagno nel petrolio che ti alliscia la pelle? 
Oppure ci beviamo vino agli idrocarburi, per darci piu' energia? 
Ma cosa dice, Paolo Primavera! 
Vada in Basilicata e vedra' smentite tutti suoi castelli a cui credono solo lei e i suoi compari. 
Io ci sono stata in Basilicata e tutto questo "sviluppo" non l'ho visto. 
Ho visto solo pozzi che adesso vengono costruiti dietro gli ospedali e a 200 metri dalle case, ho solo visto vigne spiantate perche' l'uva non viene piu' bene, ho sentito di pecore a cui salta il ciclo riproduttivo, di mucche che non vogliono piu' mangiare l'erba bruciata dalle pioggie acide. Storie di idrogeno solforato, di malattie, di disoccupazione, di tumori alle stelle e di disperazione quotidiana.

Caro Primavera, e' tardi per questi patetici tentativi di lavaggio del cervello e per fortuna nessuno piu' crede alle sue favole campate in aria. 

La lezione di Taranto e' troppo forte. 

A quelle promesse li, la gente ci credeva 50 anni fa. 
Lei e' arrivato tardi e non ci caschiamo mica.

Stia tranquillo, non le lasceremo trivellare un millimetro di questa terra.

Sunday, August 12, 2012

I deliri di Passera

Caro signor Passera,

stavo per andare a dormire quando ho letto dei suoi folli deliri per l'Italia petrolizzata.

Ci sarebbe veramente da ridere al suo modo malato di pensare, ai suoi progetti stile anni '60 per aggiustare l'Italia, alla sua visione piccola piccola per il futuro.

Invece qui sono pianti amari, perche' non si tratta di un gioco o di un esperimento o di una scommessa.

Qui si tratta della vita delle persone, e del futuro di una nazione, o dovrei dire del suo regresso.

Lei non e' stato eletto da nessuno e non puo' pensare di "risanare" l'Italia trivellando il bel paese in lungo ed in largo.

Lei parla di questo paese come se qui non ci vivesse nessuno: metanodotti dall'Algeria, corridoio Sud dell'Adriatico, 4 rigassificatori, raddoppio delle estrazioni di idrocarburi.

E la gente dove deve andare a vivere di grazia?
Ci dica.

Dove e cosa vuole bucare?
Ci dica.

I campi di riso di Carpignano Sesia? I sassi di Matera? I vigneti del Montepulciano d'Abruzzo? Le riserve marine di Pantelleria? I frutteti di Arborea? La laguna di Venezia? Il parco del delta del Po? Gli ospedali? I parchi? La Majella? Le zone terremotate dell'Emilia? Il lago di Bomba? La riviera del Salento? Otranto? Le Tremiti?

Ci dica.

Oppure dobbiamo aspettare un terremoto come in Emilia, o l'esplosione di tumori come all'Ilva per non farle fare certe cose, tentando la sorte e dopo che decine e decine di persone sono morte?

Vorrei tanto sapere dove vive lei.

Vorrei tanto che fosse lei ad avere mercurio in corpo, vorrei tanto che fosse lei a respirare idrogeno solforato dalla mattina alla sera, vorrei tanto che fosse lei ad avere perso la casa nel terremoto, vorrei tanto che fosse sua moglie ad avere partorito bambini deformi, vorrei tanto che fosse lei a dover emigrare perche' la sua regione - quella che ci dara' questo 20% della produzione nazionale - e' la piu' povera d'Italia.

Ma io lo so che dove vive lei tutto questo non c'e'. Dove vive lei ci sono giardini fioriti, piscine, ville eleganti soldi e chissa', amici banchieri, petrolieri e lobbisti di ogni genere.

Lo so che e' facile far cassa sull'ambiente. I delfini e i fenicotteri non votano. Il cancro verra' domani, non oggi. I petrolieri sbavano per bucare, hanno soldi e l'Italia e' corrotta. E' facile, lo so.

Ma qui non parliamo di soldi, tasse e dei tartassamenti iniqui di questo governo, parliamo della vita della gente. Non e' etico, non e' morale pensare di sistemare le cose avvelenando acqua, aria e pace mentale della gente, dopo averli lasciati in mutande perche' non si aveva il coraggio di attaccare il vero marciume dell'Italia.

E no, non e' possibile trivellare in rispetto dell'ambiente. Non e' successo mai.  Da nessuna parte del mondo. Mai.

Ma non vede cosa succede a Taranto?

Che dopo 50 anni di industrializzazione selvaggia - all'italiana, senza protezione ambientale, senza controlli, senza multe, senza amore, senza l'idea di lasciare qualcosa di buono alla comunita' - la gente muore, i tumori sono alle stelle, la gente tira fuori piombo nelle urine?

E adesso noialtri dobbiamo pure pagare il ripristino ambientale?

E lei pensa che questo e' il futuro?

Dalla mia adorata California vorrei ridere, invece mi si aggrovigliano le budella.

Qui il limite trivelle e' di 160 km da riva, come ripetuto ad infinitum caro "giornalista" Luca Iezzi. Ed e' dal 1969 che non ce le mettiamo piu' le trivelle in mare perche' non e' questo il futuro. Qui il futuro si chiama high tech, biotech, nanotech, si chiamano Google, Facebook, Intel, Tesla, e una miriade di startup che tappezzano tutta la California.

Il futuro si chiama uno stato di 37 milioni di persone che produce il 20% della sua energia da fonti rinnovabili adesso, ogni giorno, e che gli incentivi non li taglia a beneficio delle lobby dei petrolieri.

Il futuro si chiamano programmi universitari per formare chi lavorera' nell'industria verde, si chiamano 220,000 posti di lavoro verde, si chiama programmi per rendere facile l'uso degli incentivi.

Ma non hanno figli questi? E Clini, che razza di ministro dell'ambiente e'?

E gli italiani cosa faranno?

Non lo so.

So solo che occorre protestare, senza fine, ed esigere, esigere, ma esigere veramente e non su facebook che chiunque seguira' questo scandaloso personaggio e tutta la cricca che pensa che l'Italia sia una landa desolata si renda conto che queste sono le nostre vite e che le nostre vite sono sacre.


Monday, December 27, 2010

Un paese alla rovescia

Ecco l'Italia.

Il paese in cui i cittadini che cercano di fare qualcosa di buono vengono premiati con intimidiazioni, denuncie e dispetti. Un paese in cui ad Emilio Riva dell'ILVA di Taranto e a Paolo Scaroni dell'ENI e' permesso di fare quello che vogliono con la vita delle persone.

Il tenente Giuseppe di Bello e il giornalista Maurizio Bolognetti hanno solo "colpa" di avere denunciato la grave situazione di inquinamento della diga del Petrusillo, a Potenza, e di essersi chiesti se quelle traccie di boro e di berillio trovate dentro una diga di acqua potabile fossero compatibili con fanghi e fluidi perforanti usati nei vicini pozzi di petrolio.

Fabio Matacchiera e' stato invece querelato dall’Ilva per avere publicato questo video su youtube dove si mostravano immagini notturne denunciando la grave situazione di Taranto, soffocata da diossina, benzo(a)pirene e altri veleni vari.

Per sostenere Matacchiera, si puo' firmare qui.

Sunday, November 22, 2009

ENI e politici: pozzi e bugie


Cosi' mentre Paolo Scaroni si riempie la bocca di parole inutili su climatizzatori e cravatte, l'avanzata dei petrolieri in Val d'Agri continua senza sosta aiutato da una ignorante classe politica. L'ENI se li e' rigirati ben bene i politici, che dall'alto della loro ignoranza dicono si a tutto e di piu.

L'assessore all'ambiente per la regione Basilicata, che in quanto a difesa dell'ambiente puo' quasi dare la mano alla nostra Daniela Stati, ha deciso che si possono mettere pozzi e oleodotti un po dappertutto. Si chiama Vincenzo Santochirico.

E' in programma l'installazione di un pozzo di petrolio a meno di 500 metri dall'ospedale "Villa d'Agri" e dal quartiere residenziale "Villa al Sole". Il pozzo si chiama Alli20R. Un pozzo di petrolio vicino all'ospedale nel 2010. Non ho parole.

Intanto il governatore lucano, Vito de Filippo, sta attivando un programma informativo sull'assenza di effetti negativi del petrolio per rassicurare le persone!! Della serie, copriamo con una patina luccicante tutto lo schifo che stiamo facendo alla nostra terra.

L'ignoranza!

A promuovere questa iniziativa ci sara' il sindaco Claudio Cantiani della citta' di Marsicovetere, e ci saranno addirittura dei medici del Mario Negri sud - abruzzesi. Sara' proprio interessante vedere cosa diranno in difesa del petrolio a due passi da un ospedale. Che vergogna prestarsi a questi giochi con la salute delle persone.

Intanto a Policoro, altro centro della Basilicata stanno portando avanti la costruzione di un altro pozzo dentro il centro abitato!

A Sasso di Castalda altri nuovi pozzi fra i campi.

A Grumento Nova addirituttura stanno costruendo un pozzo di reiniezione, dove mettere l'acqua di scarto a cento metri da un fiume. Non sanno infatti dove smaltire i rifiuti tossici, sia petrolifieri che chimici della lavorazione del petrolio, e cosi' pensano bene di scavare un pozzo nuovo e rigettarci tutto lo schifo dentro.

Alla gente non e' stato detto niente.

Nulla e' sacro. C'e' un parco in Basilicata che si chiama delle dolomiti lucane. Ci sono anche stata quest' estate - e' silenzioso e disabitato e pensai che almeno questo l'avrebbero risparmiato - un cuore verde incontaminato.

Niente da fare. La Total andra' a trivellare anche dentro il parco. Esiste pure il divieto assoluto di estrazione idrocarburi e il parco e' in teoria protetto. Ma cosa che vuoi che siano le leggi, quando invece sono gli stessi amministratori che in teoria dovrebbero garantire il loro rispetto, a trovare modi per sviarle?

Il presidente del parco, tale Rocco Rivelli tace, non sa, dorme. Anche il Commissario del Parco Domenico Totaro e' li che non si sa bene cosa faccia. Anzi si, invece di denunciare, di scandalizzarsi, di urlare al mondo quello che stano per profanare, il Totaro annuncia l'ennesimo progetto regionale "Salute ed Ambiente".

Dice che il progetto mira a rassicurare gli abitanti della Val d’Agri e a garantire loro la giusta attenzione e la giusta informazione circa il proprio stato di salute. Cioe'? Che vuol dire rassicurare? Ma se i tumori scoppiano in Basilicata, cosa c'e' da rassicurare? Anche l'ospedale a 500 metri da un pozzo e' rassicurante? E poi, aspettano 15 anni dopo l'inizio dei pozzi per "rassicurare" la gente? Ma chi vogliono prendere in giro?

SI SA' CHE CHI VIVE VICINO AD OPERE PETROLIFERE SI AMMALA DI PIU'. LO DICONO CENTINAIA DI STUDI SCIENTIFICI. COSA C'E' DA RASSICURARE?

Questi tizi vengono pagati dal contribuente italiano. Invece di proteggere l'Italia la distruggono!

Passiamo a Taranto. Altre balle propagandate dal signor Emilio Riva, padrone della mega fabbbrica di morte ILVA di Taranto. Un giornalista gli fa una domanda e lui scredita il dibattito sui tumori, dice che e' tutto falso che a Taranto la gente muore. Dice che sia la gente che i giornalisti se lo sono inventati quei morti per tumore. E gli rubano pure il microfono al povero giornalista assediato!

Grazie a lui. Di questi tempi e' diventato criminale pure fare domande e dire cose semplici come: a Taranto ci sono morti per tumore.

Ma dove siamo arrivati? Ma perche' questa gente ignorante lascia che l'Italia venga distutta cosi? Io mi vergogno per loro.




Fonti: Gazzetta della Val D'Agri

Wednesday, April 22, 2009

Stefania Prestigiacomo: La trave e la pagliuzza


** Continuano ad arrivare visite di persone in merito alla questione terremoti e petrolio. I post in merito sono qui, qui e qui. **

Oggi e' la giornata della terra, l'Earth Day, che nasce nel 1970 in seguito ai riversamenti in mare di petrolio grezzo nella baia di Santa Barbara, incidente del 1969. Da allora nei mari californiani sono state installate esattamente zero trivelle.

In occasione del giorno della terra, i governanti hanno deciso di riunirsi in un nuovo G8, dedicato esclusivamente ai temi della difesa dell'ambiente. Parlare dei guai del pianeta e' gia' qualcosa, anche se, come sempre, sono i fatti che servono. A rappresentare l'Italia, la nostra Stefania Prestigiacomo, una vera paladina dell'ambiente. Di lei e del suo curriculum ammazza-natura e ingrassa-portafoglio abbiamo gia parlato qui.

E' molto ironica la scelta di Siracusa, voluta proprio dalla Prestigiacomo, come sede di questo evento. Siracusa infatti e' stata totalmente distrutta nel suo ambiente, nel suo tessuto sociale dall'ingordigia di petrolieri e poltici. Qui tutto lo sfruttabile e' stato sfruttato: senza amore, senza lungimiranza, senza rispetto ed in nome del "progresso" selvaggio degli anni cinquanta. A beneficiarne pochi privilegiati: la melma umana fatta di mafie, intrighi di palazzo, poltici senza scrupoli e inciuci speculativi.

A due passi da Siracusa c'e' il triangolo della morte petrolifera, un aggregato di raffinerie fra “Priolo-Augusta-Melilli” e la val Noto ad alto potenziale trivelle, nonostante sia patrimonio artistico dell'umanita'. L'intera provincia di Siracusa è tra le più inquinate d’Italia. I petrolieri la avvelenano e regalano tumori e leucemie alla gente. Ma questi sono morti che non fanno notizia. E siccome una volta iniziato non si finisce mai, arriveranno presto un rigassificatore e un inceneritore, come prevede il governo di cui la Prestigiacomo fa parte. A Siracusa non gli manca niente.

Come gia detto, la famiglia Prestigiacomo e' con-proprietaria della Coemi spa, della VED, la Vetroresina Engineering Development, e della fallita Sarplast, tutte in prima linea nello sfruttamento scellerato della terra. La VED e' pure sotto processo per bancarotta fraudolenta, trattamento e smaltimento illegale di rifiuti, violazione delle norme di sicurezza nei confronti dei dipendenti. La dentro ci lavorano pure i suoi parenti, ma non glien'e' importato nulla.

Ma al G8 la nostra Stefania deve pur dire qualcosa, e cerca di arrampicarsi sugli specchi con qualcosa di neutrale e di commovente per tutti: diamo l'acqua potabile a tutti i bimbi e togliamo il piombo dalle vernici. Facciamo piu' studi epidemiologici sulle mamme e sui bambini, riduciamo l'esposizione ai prodotti chimici, miglioriamo la qualita' dell'aria negli ambienti chiusi.

Avra' spulciato tutti i libri delle sue aziende per trovare qualcosa che non la riguarda!

Il suo obiettivo, secondo la Repubblica (e secondo l'Agenzia giornalistica italiana, CHE APPARTIENE ALL'ENI) e' di salvare i bambini di tutto il mondo che ancora vivono senza acqua potabile e che si ammalano di dissenteria e di malaria. L'immagine che arriva subito agli occhi e' quella dei bimbi del sub-sahara africano, che certamente vanno difesi. Ma quanta stoltezza nel non voler guardare ai propri peccati, e nel non voler far qualcosa di concreto dove fare si potrebbe. Si cara Stefania, e' piu' facile guardare lontano che in casa propria: si evita di fare i conti con se stessi e le proprie responsabilita' .

I bimbi di Gela non hanno forse diritto all'acqua potabile, inquinata dall'ENI e dal loro impianto Clorosoda? I bimbi siracusani non hanno diritto a nascere senza deformita'? I bimbi siciliani non hanno diritto a vivere senza tumori e leucemie?

E' piu' facile pensare alla dissenteria dei bimbi africani e poi sedersi e fare inciuci di ogni genere con l'ENI, lo so. E' piu' facile parlare vagamente degli studi epidemiologici, piuttosto che obbligare l'ILVA di Taranto, per dirne una, ad abbassare le emissioni di diossina. E' piu' facile farsi la bella al G8 che non sa dei suoi scheletri nell'armadio, piuttosto che obbligare la propria ditta a smaltire i rifiuti tossici nella maniera giusta. Agli occhi del mondo questa donna e' la persona piu' importante d'Italia per la difesa della natura! Che vergogna.

Non so se essere piu arrabbiata per lo schifo morale di una donna che rappresenta gli Italiani, oppure del fatto che cosi bellamente, sulla prima pagina del quotidiano la Repubblica c'e' scritto che le notizie arrivano dritte dritte dall'ENI.

Come potranno mai parlare dell'Abruzzo petrolizzato i giornali italiani visto che sono tutti in qualche maniera collegati all'ENI? A differenza del terremoto, qui i morti hanno ancora da venire, saranno diffusi nel tempo e nello spazio, verranno per malattie e non per calamita' natuarali.

Potranno pararsi come vogliono pero' gli Abruzzesi SANNO che il dito e' puntato contro l'ENI e le sue amiche. Sanno che la nostra classe politica e' fatta di uomini e di donne stolti, ignoranti e inutili, partendo da Gianni Chiodi che parla a vanvera e includendo Daniela Stati, Daniele Toto, Mauro Febbo, Emilio Nasuti, Gianfranco Giuliante e tutti coloro che potrebbero fermare la deriva petrolifera in Abruzzo ma non lo fanno.

Come per la Prestigiacomo, cosi i nostri poltici: e' piu facile far prendere aria ai denti piuttosto che far qualcosa di concreto.

Fonti: altrog8

Thursday, December 25, 2008

Indicenti petroliferi


BUON NATALE A TUTTI!

Durante il mese di Dicembre il tema petrolio e' stato molto discusso in Abruzzo, ma troppo spesso senza fare giustizia alla complessita' del problema. Ovviamente durante le elezioni si e' detto di tutto da parte di tutti sul 'centro oli' di Ortona, molto spesso per motivi elettorali e perche' la gente ha posto domande precise. Poi ci sono state le vicende di Pineto dove la Petroceltic vuole installare delle piattaforme in mare e poi il governo che, a tre giorni dalla vittoria elettorale di Gianni Chiodi, decide che la legge regionale blocca trivelle non e' valida.

Come non mi stanchero' mai di dire, il problema delle estrazioni petrolifere e della raffinazione di petrolio, RIGUARDA TUTTO L'ABRUZZO, non e' limitato ad Ortona o Pineto e non possiamo uscircene con una leggina in difesa della contrada Feudo, o della costa teatina. Il 35% del nostro territorio e' coperto da permessi estrattivi di vario genere e chissa' quante cose si stanno progettando che noi nemmeno sappiamo. Per esempio, dietro le quinte la Shell indaga se e come si puo' estrarre bitume da LettoManoppello. Come ho cercato di illustrare guardando al bitume estratto dalla Shell in Canada questo sarebbe devastante per la Majella.

Alcuni dicono che occorre fare differenza fra estrazioni e raffinerie, che occorre trovare un compromesso, o che le tecniche di oggi sono solide o che il petrolio avra' buone consguenze per l'Abruzzo o che l'ENI ha gia' investito e che non possiamo fargli perdere del denaro.

Tutti questi relativismi secondo me sono solo fumo negli occhi e che non guardano alla realta' dei fatti: l'industria petrolifera porta con se ramificazioni, rischi e danni enormi alla gente e al creato. Estrazioni, raffinerie, oleodotti, porti petroliferi, corruzione, incidenti. Sono tutte cose collegate, le une servono alle altre, e non possono sopravvivere a lungo da sole.

Restiamo a queste citta' di mare. Ortona e Pineto. Che ce ne facciamo del petrolio che si estrarrebbe o che verrebbe raffinato da quelle parti? Occorrera' mandarlo da qualche altra parte. Occorreranno delle petroliere e dei porti petroliferi. Infatti per la gioia del sindaco Nicola Fratino attrezzare il porto di Ortona per il passaggio delle petroliere e' proprio quello che si vuole fare.

Ogni anno l'ENI, e sono stime ufficiali della nostra compagnia petrolifera, sversa in mare circa un milione e mezzo di litri di petrolio in mare: queste sono operazioni normali per loro. Per di piu' ogni anno ci sono vari incidenti legati ad incidenti nel mare. Successe a Genova nel 1991 con l'affondamento della petroliera Haven. Succede ancora nel mondo, basta solo leggere.

In Korea c'e' stato uno scontro fra una petroliera e una chiatta della Samsung nel Dicembre del 2007. Furono riversati in mare circa 10 milioni di litri di petrolio in una delle zone costiere piu' belle del paese attorno alla citta' di Mallipo. C'era li vicino il parco marino nazionale Taean, oltre 400 allevamenti di pesci, ostriche, vongole, una intensa attivita' turistica e vari rifugi per uccelli migratori. E' stato tutto inquinato. Si pensava che a causa del freddo il petrolio sarebbe rimasto localizzato nei pressi della petroliera danneggiata, invece il petrolio si e' sparso per circa quaranta chilometri lungo la costa. Trentacinque localita' balneari e varie isole al largo della costa si sono colorate di nero per settimane. Ad oggi, le spiaggie sono ancora sporche e sia il turismo che le attività di pesca e allevamento ittico, faticano a riprendere vigore.

Per ripulire il grosso dal mare della Korea ci sono voluti due mesi, 300 milioni di dollari, una dichiarazione di stato nazionale di disastro, 13 elicotteri, 17 aereoplani, 300 navi e decine di migliaia di volontari. Molta gente si e' ammalata di mal di testa e nausea per colpa delle esalazioni e delle puzze. E' stato il secondo piu' grave incidente petrolifero della Korea. Un altro ci fu nel 1995.

Una storia simile accadde a Genova, nel 1991: anche la petroliera Haven si inabisso'
con spargimento di petrolio nel mare.

Trasportiamo l'incidente della Korea con la fantasia a noi. Sarebbe come se un incidente petrolifero da Ortona andasse ad inquinare TUTTA la costa fino a Pineto, passando per tutto quello che c'e' di mezzo: Tollo, Francavilla, Pescara, Montesilvano, Silvi Marina. Tutto nero. Tutto olioso. Tutto morto. Il problema e' dunque REGIONALE e non ristretto al Feudo o a Pineto.

Com'e' andata a finire in Korea? Si stima che ci vorranno DIECI anni per il ripristino ambientale. Dopo un anno dall'incidente, il capitano della petroliera e' stato condannato ad un anno e mezzo di carcere. Anche il capo della chiatta della Samsung dovra' andare in galera per due anni e tre mesi. Le ditte coinvolte hanno dovuto pagare multe salate.

Com'e' andata a finire a Genova? Li nel mare ci finirono 160 milioni litri di petrolio, sedici volte di piu' che in Korea. Fu' il nono incidente piu' grace della storia del petrolio del mondo. Le vongole mostrano ancora traccie di idrocarburi. Dopo quasi 20 anni, nessuno ancora e' andato in galera. E siccome siamo garantisti, pare che non sia copla di nessuno.

E' questo che vogliamo per TUTTO il nostro mare?



Fonti: The New York Times, The Korea Times, Associated Free Press