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Monday, October 21, 2019

La sovrappopolazione mondiale










Nel 1960, 60 anni fa, eravamo in tre milardi sul pianeta.

Siamo adesso a sette miliardi e mezzo. 

Piu' che raddoppiati in cosi poco tempo. 
Ogni anno "celebriamo" il giorno della fine delle risorse su questo pianeta e ci impegnamo tutti a usare di meno, a sprecare di meno, a reciclare, a non usare la plastica e a mangiare locale.

Il fatto resta che anche se fossimo tutti il piu' santi possibili, la popolazione sulla terra continua a crescere a ritmi secondo me insostenibili.

Ed e' tabu parlarne.

Nel 2030 saremo in 8.6 miliardi.
Nel 2050 saremo in 10 miliardi.

Ogni anno ci sono 83 milioni di persone in piu' su questa terra.

Lo dice l'ONU.

Nel 2024, la popolazione dell'India superera' quella della Cina.

Ovviamente le soluzioni non sono di imporre limiti e punzioni, stile Cina ai tempi delle politiche sul figlio unico, o peggio ancora imporre la sterilizzazione come invece e' stato fatto in decenni passati in paesi poveri.

Che ci piaccia o no, pero' la bomba demografica e' piu' forte in taluni paesi, spesso poveri.  Ho imparato questa statistica poco tempo fa e non ancora sono riuscita a digerirla: in Nigeria la natalita' media e' di 6 figli a donna, e il tasso di sopravvivenza all'eta' adulta e' elevato. In poche parole, la popolazione cresce in modo vertiginoso, in quello che a tutti gli effetti e' un paese corrotto e con grande differenza fra i petrol-pochi-ricchi e la maggioranza di disperati.

Chi ne prendera' cura di tutte queste persone in piu' e dara' loro un futuro dignitoso? 

Un po di numeri:

Nel 1960 in Nigeria c'erano 60 milioni di persone.

Oggi, 60 anni dopo, ce ne sono 200 milioni.

Nel 2050 se tutto continua cosi' saranno in 400 milioni.

Saranno il terzo paese piu' popoloso della terra, dietro solo a Cina ed India.

Nel 2050 ci saranno piu' Nigeriani che Europei.

Ma come deve fare il pianeta?

Dove arriva il limite? Quando e' che troppo e' troppo?

E dico tutto questo veramente con rispetto dei nigeriani che di sofferenze come ne popolo ne hanno avute tante.  Anzi, il loro stesso governo e' preoccupato dell'esplosione demografica.

Non c'e' solo la Nigeria. I tassi di natalita' sono elevatissimi in almeno 26 nazioni, tutte in Africa, secondo le Nazioni Unite che stimano che queste 26 nazioni d'Africa raddoppieranno i loro cittadini entro il 2050, fra cui Etiopia, Congo e Uganda. Entro il 2100 invece Angola, Burundi, Niger, Somalia, Tanzania e Zambia arriveranno a 5 volte la loro popolazione attuale.

Forti tassi di crescita anche in India, Pakistan, USA ed Indonesia.

Nel loro complesso i 50 paesi piu' poveri della terra hanno un tasso di natalita' di 4.3 nascite per donna.

Come detto, e' insostenibile. Da un punto di vista di risorse della terra, di qualita' di vita delle persone, del creato.E infatti un sondaggio nel 2017 mostra che i 3/4 delle persone del Ghana, Nigeria e il 50% dei residenti del Sud Africa, il paese africano piu' ricco vuole andarsene dal continente.

Considerato come siamo gia' messi sul pianeta, l'esplosione della natalita' non potra' che peggiorare le cose. Abbiamo gia' specie in via di estinzione a tutto gas per far spazio all'uomo e alle sue esigenze, corruzione o guerra in molti dei paesi di cui sopra, cambiamenti climatici che riducono o rendono piu' difficile agricoltura e che portano aridita' e siccita'.  Dove andremo a prendere cibo, spazio, lavoro, per numeri cosi grandi di persone?
 
Di esempi ce ne sono tanti gia' adesso.

L'Indonesia spostera' la sua capitale da Jakarta, affollata e sporca e frenetica e troppo densamente abitata, ad un isola remota e ancora semi-selvaggia, casa degli orango-tanghi. Che fine faranno gli oranghi-tanghi e' facile immaginare.  Dovranno lasciar spazio alle persone e all'urbanizzazione.

L'Amazzonia viene tagliuzzata per far spazio ad agricoltura intensiva.

Il consumo di tutto, dalla carne, alle gomme per le automobili aumentera'. E con questo inquinamento e CO2 in atmosfera. Le nostre estati saranno sempre piu' calde. La vita sempre piu' difficile.

Uno studio del New York Times mostra che qui a Los Angeles  grazie agli enormi sforzi fatti da tutti, legislatori e cittadini, le emissioni pro capite di CO2 sono diminuite del 2% dal 1990 ad oggi.
Una buona cosa anche se modesta.

Pero' nel complesso, le emissioni di CO2 sono aumentate del 16%. Perche'?
Perche' siamo di piu!

Nel 1990 la popolazione dell'area metropolitana di Los Angeles era di 11 milioni di persone.
Ora siamo a 13 milioni.

E' evidente che non abbiamo migliorato niente da un punto di vista ambientale, consumiano tutti un po di meno, ma siamo di piu' a consumare, per cui.. cui prodest?

E si, lo so che c'e' sempre il mantra della crescita-crescita-crescita economica che non si puo' che avere con crescita di persone, ma ad un certo punto occorre fermarsi a riflettere. Questa crescita quando e' che e' sufficente?

Quand' che invece occorre dire basta?

Che fine ha fatto la decrescita felice?

Quello che occorre, io penso, e' maggiore istruzione, maggiore accesso a metodi anticoncezionali, maggiore opportunita' lavorativa per tutti, ma specie per le donne, che possano avere consapevolezza che la vita possa essere piu' che far tanti, troppi figli.

Qualcuno ne parla?

No.

E' come detto sopra tabu', perche' c'e' l'idea che chi-siamo-noi-ricchi-bianchi-europei a dire ai paesi con natalita' massiccia, spesso in Africa e/o in via di sviluppo che la loro natalita' e' un problema. C'e' pure "il crescete e moltiplicatevi" a volte troppo letterale della chiesa cattolica, o l'idea che occorre arrivare al figlio maschio e non fermarsi finche' non ci si arriva.

E' evidente pero' che non parlarne non porta via il problema. Io non mi occupo e non mi voglio occupare di flussi migratori e dei barconi di migranti economici che arrivano anche in Italia, ma e' lampante che finche' la popolazione continua a crescere a ritmi insostenibili in paesi con poche opportunita' ci sara' sempre pressione demografica dai paesi africani verso l'Europa.

Uno ci deve pensare: una nazione, appunto la Nigeria, che passera' in 30 anni da 200 a 400 milioni di residenti. E' impossibile gestire il tutto in modo coerente e intelligente. Trent'anni non sono niente e non e' possibile provvedere a tutti. Neanche la Svezia ci riuscirebbe secondo me.

E come detto sopra, non dobbiamo tornare alle sterlizzazioni di massa, ma occorre che un dialogo inizi, di modo che tutti abbiano voce in capitolo, che non sia una cosa di bianchi o neri, di ricchi o di poveri, quanto una cosa che riguarda il pianeta intero.

La cosa triste pero' e' che invece in altri paesi, specie quelli piu' ricchi, ed europei, la natalita' e' in decrescita. Molti paesi, inclusa l'Italia, e il Giappone hanno crescita zero o negativa. Il tasso ottimale per la riproduzione costante e' di 2.1 figli per donna; in Europa siamo a 1.6, secondo le ultime stime. Anche questo porta certo a problemi su cui occorre discutere:  invecchiamento della popolazione, pressione sul sistema sanitario. 

E' la prima volta che parlo di questo tema cosi apertamente. So che arrivaranno enormi critiche e accuse forse anche pesanti. So anche il problema e' molto piu' complesso e che esulano da questo mio spazio e ci sono domande difficili da porsi e ancora piu' difficili a cui rispondere: perche' gli europei non fanno figli? e' giusto pensare di sistemare le cose mandando persone da paesi con alta natalita' verso quelli con bassa natalita'? Si risolve cosi' il problema della sovrappopolazione? Se si, e' una vera soluzione o a un certo punto davvero siamo in troppi? E le culture autoctone? E le tensioni sociali? Chi deve pagare il tutto? Gli europei hanno obblighi verso gli africani per i secoli di colonialismo? Si possono fare questi discorsi senza essere tacciati di essere razzisti? O forse noi non lo sappiamo ma la terra davvero ce la puo' fare?

E tante altre cose che appunto fanno di questo tema qualcosa di difficile,  a cui non so dare risposte.

Pero' veramente penso che occorre iniziare a parlare del fatto che noi umani siamo troppi su questa terra e che piante ed animali e tutto cio' che rende il pianeta unico ed irripetibile abbiano il sacrosanto diritto di vivere.

Fra 10 anni ci sara' un miliardo di persone in piu' su questa terra.

Un miliardo.

Questi sono fatti e sono numeri, secondo me, agghiaccianti.

Monday, February 11, 2019

L'anno 2018 - il vento record in tutto il mondo









Visto che in Italia continuano a moltiplicarsi gli articoli del Corriere della Sera sul tutt-e'-meglio del petrolio,  volevo un po' vedere quali sono le statistiche per l'erogazione di energia dal vento a livello mondiale.

Semplicmente inserendo in Google le parole "wind energy 2018" esce tutta una lista di record in ogni anno del pianeta. E cioe' non siamo in qualche isola remota di Svezia, o in Costa Rica, ma proprio in tutto il mondo, con i prezzi dell'eolico in continua discesa.

E se il vento e il sole aumentano a livello globale, se la Germania pure abbandona carbone e nucleare, se tutti sappiamo i danni a persone e pianeta delle trivelle, a che pro voler continuare a rilasciare permessi petroliferi e a decantare le virtu' delle trivelle? 

Matteo Salvini ci senti?

Marco Marisilio ci senti? 

Petrol-giornalisti del Corriere della Sera ci leggete?

Oscar Giannino ci senti?

Iniziamo dagli USA,

Nel 2018 dall'eolico sono state generate piu' di 96 GW di energia in totale, di cui quasi 8 GW nuovi di zecca. Ci sono 56,800 turbine nel paese in 41 stati.  La domanda arriva principalmente da citta', grandi corporazioni ed unversita che, per amore o per calcolo non importa, vogliono energia pulita.

I prezzi sono contenuti, la richiesta e' elevata e si prevede che la produzone di energia eolica continuera' a crescere.

La cosa ridicola e' che fra i piu' grandi utilizzatori di energia eolica siano... ATT, Walmart e... ExxonMobil e Shell Energy! Cioe' i petrolieri stessi chiedono energia green :)

Per di piu' altri petrolieri, i norvegesi della ex Statoil, ora Equinor, Orsted e Shell sono in gara per bucare gli oceani della East Coast cercando stavolta per piazzarci pale eoliche.

Interessante no? Pure i petrolieri seguono il vento, figurativamente e nella realta'. 

Passiamo al Canada, sotto molti aspetti un petrolstato visto che molta della sua economia dipende dalla vendita di petrolio dalle Tar Sands del Canada agli USA. Anche qui l'industria del vento ha aumentato impianti e produttivita'; nel frattempo l'eolico e' diventata la fonte energetica meno costosa del paese.

Occorre rifletterci: il Canada, il paese delle Tar Sands, dove il vento fornisce energia a minor costo delle trivelle!

E cosi' c'e' una corsa all'aumento di capacita' energetica eolica. Nel 2018 siamo arrivati a 13GW in tutto il paese grazie ad Eolo, e grazie a 299 campi eolici e 6,600 turbine nel paese. Questo significa energia elettrica green per circa 3 milioni e mezzo di persone.  Tutto punta all'aumento dell'eolico anche per il 2019.

Anche nel Sud America la crescita e' notevole, tanto che per tutto il 2018 la crescita' e' stata di quasi 12 GW, di cui 2GW nuovi dal Brasile e 1GW dal Messico.

In Europa invece sono stati installati nuovi impianti eolici per 2.6GW di energia, con l'85% delle strutture in UK (700 MW)  e in Germania (1.3 GW) ; i prezzi calano ed ora in Europa ci sono 105 impianti offshore con una capacita' totale di 18.5 GW in mare. A terra siamo invece a 160 GW.
Si prevede crescita per i prossimi cinque anni almeno. 

Nel Regno Unito intanto e' stato appena varato il piu' grande campo eolico marino del mondo. 

Si chiama Hornsea One e si trova lungo le coste dello Yorkshire. A svilupparlo la danese Ørsted, con 174 turbine a fornire ben 1.2GM di energia con lo scopo di riempire il vuoto lasciato dai falliti tentativi di estendere il nucleare da parte della Hitachi e della Toshiba. Dara' elettricita' a un milione di famiglie; ed e' in gia' in programma la fase due del progetto.

E dunque, perche' insistere e diabolicamente persistere a propinarci che il futuro e' scavando nella melma petrolifera sotto i nostri piedi, fra le falde acquifere, le faglie sismiche e avvelando l'aria dei residenti?












Wednesday, October 17, 2018

I fanghi petroliferi, la California e il Ministro Sergio Costa




Gianluca Castaldi
Franco Ortolani
Barbara Lezzi
Gianni Girotto
Vito Petrocelli

tutti del M5S, tutti che si sono riempiti la bocca con belle parole sull'ambiente

Si puo' anche votare no.
Si puo' anche essere coerenti.




Non ci siamo.

Io non so i giochini della realpolitik che ci stanno dietro, e sinceramente non mi interessano. Quel che so e' che e' immorale innalzare di venti volte il livello di idrocarburi nei fanghi di depurazione per essere riusati in agricoltura.

E' questo infatti quello che prevede l'articolo 41 del cosiddetto decreto "Genova": innalzare il livello di idrocarburi nei fanghi spandibili nei suoli agricoli da 50 a 1000 milligrammi per chilogrammo.

Cioe'  sara' lecito spargere robaccia tossica sui campi.

Dove finira' quella robaccia? Mmh. Tiriamo ad indovinare. Sulle tavole degli italiani?

La stampa italiana scrive che questo e' una sorta di scorciatoia per chi tratta acque di scarto da depuratori industriali e civili, e che non sa cosa farne. Addirittura la regione Lombardia aveva pure pensato di innalzare i livelli oltre i 1000 milligrammi per chilogrammo, ma fu il TAR della regione a bloccarli.

Sono andata a vedere cosa facciamo qui il California.

Mi pare di capire che in questa parte del mondo il limite di oli in acqua da usare per l'agricoltura sia di 35 milligrammi per litro. Un litro equivale ad un chilogrammo di acqua, per cui in California il limite e' di 35 milligrammi per kilogrammo.

Riassunto:

In California il limite e' di 35 milligrammi per chilogrammo;
In Italia il limite era di 50 milligrammi per chilogrammo;
In Italia il limite e' ora di 1000 milligrammi per chilogrammo.

Tutta salute, eh!

E poi ci lamentiamo della mafia e degli speculatori e dei tedeschi o chi per loro che vengono a smaltire la loro monnezza in Italia. Ma se siamo noi i primi a concederglielo!

La colpa dunque, quando arriveranno i TIR dal nord europa non e' degli altri, quelli fanno solo il business, ma e' nostra, perche' gli abbiamo aperto la porta, rendendo legale un vero scempio. E quando la camorra fara' i suoi affaracci di monnezza, occorre ricordare che siamo stati noi a incoraggiarli, tacitamente.

Non so cosa sia passato per la testa di Matteo Salvini e di tutti gli stolti che hanno votato, approvato, taciuto o guardato dall'altro lato mentre questo articolo 41 veniva approvato.

So pero' che il Ministro Sergio Costa ha una enorme responsabilita' in tutto questo, e che piu' di altri avrebbe dovuto darsi da fare, con la mente e con le braccia e con le unghia e con le parole,  contro questa decisione.

Non era lui quello della terra dei fuochi?

Non ha visto cosa e' successo alle mamme campane, ai loro figli, ai loro giovani?
E solo perche' non ne parla piu' nessuno non vuol dire che non ci sia ancora sofferenza e dolore.

E come pensa che sia iniziato tutto questo? Con un po' di veleni di qua, un po' di veleni di la, e alla fine, siamo arrivati alle mozzarelle alla diossina.

Come sempre, e' la prevenzione che conta, e questo piu' di altri Sergio Costa dovrebbe saperlo. E non solo dovrebbe saperlo, dovrebbe averlo insegnato ai suoi, a Matteo Salvini, e a chiunque avesse avuto dubbi sulla logicita' di aumentare i veleni nell'acqua dei campi di venti volte.

L'Italia e' uno dei paesi d'Europa maggiormente colpiti dai tumori dell'infanzia, secondo uno studio pubblicato nel 2017 su Lancet. Su 62 paesi studiati viene fuori che l'Italia e' uno dei paesi a maggior tasso di tumori per i residenti al di sotto dei 20 anni di eta'.

E il tumore dell'infanzia e' piu' di ogni altra cosa collegato all'inquinamento vissuto dalla mamma prima, dal feto poi e dal bambino stesso.

Pensiamo di curare queste statistiche spandendo veleni nei campi?

In tutta sincerita' in tutti questi mesi non ho visto nessuna iniziativa vera da parte di questo Sergio Costa in tema petrolio; non ci sono stati provvedimenti di bocciatura sulle trivelle, c'e' stata invece timidezza in Basilicata e adesso il silenzio con questa storia dei fanghi. Non va bene cosi.

All'inzio uno puo' dire di dover studiare il sistema, ma dopo quattro, cinque mesi di silenzio, e peggio, di taciti assensi, si diventa complici caro Sergio Costa.

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Addendum: un sacco di gente mi scrive dei "perche'" e dei "per come" e delle emergenze e delle scusanti su questa decisione. La verita' che una emergenza non si risolve creandone altre, da regalare alle generazioni future. Mi si dice che e' tutto temporaneo - ma sappiamo tutti come finisce la temporaneita' in Italia, finisce dopo decenni e decenni di veleni. Non esistono scuse che tengano qui. Ci deve essere un modo di smaltire fanghi senza avvelenare nessuno. 

Ciascuno deve rispondere a questa domanda: davvero pensate che la soluzione sia mangiare melanzane annaffiate con l'acqua al petrolio?



Tuesday, August 28, 2018

Nicolas Hulot, ministro dell'ambiente francese si dimette: non facciamo abbastanza per il pianeta



"Have we started to reduce the use of pesticides? 
The answer is no.

Have we started to stop the erosion of biodiversity? 
No.

Have we started to stop the artificialization of the land?
The answer is no.

Europe is not doing enough.
The world is not doing enough."

Nicolas Hulot, ex ministro dell'ambiente di Francia


Non e' un mistero per nessuno che io adoro le persone che vivono di ideali, costi quel che costi.

E cosi, mi rattrista ma mi fa ammirare molto di piu' il Ministro dell'Ambiente di Francia (o dovrei dire ex-Ministro dell'Ambiente di Francia) Nicholas Hulot che si e' oggi dimesso dal suo incarico.

Io lo ricordo per il suo coraggio di dire no alle trivelle future venture in Francia, annunciato qualche mese dopo il suo insediamento.

Dice che nonostante tutte le belle parole di Emmanuel Macron e degli altri non stiamo facendo abbastanza per il pianeta, contro i cambiamenti climatici.

Un passo indietro: dopo l'annuncio che gli USA si ritiravano dagli accordi sul clima di Parigi nel 2017, Emmanuel Macron si prese il manto semiufficiale del paladino dell'ambiente mondiale.

Per prendere in giro Trumo diceva "Make our planet great again," in risposta al motto di Trump "Make America great again", noto anche come MAGA.

Ma secondo Nicolas Hulot a parte le tante belle parole Macron e il suo governo non hanno fatto abbastanza. Parlare e promettere non e' sufficente. E cosi, senza dire niente a nessuno prima, va a fare una intervista telefonica in radio e si dimette, lasciando tutti di stucco.

Dice che e' una protesta delle politiche ambientali di Francia.

Dice che non vuole piu' mentire a se stesso e che non vuole dare l'illusione che la sua presenza in parlamento significhi che la Francia stia facendo tutto il possibile per salvare il pianeta. E cosi, decide di abbandonare il suo ministero.

Non lo sapeva neanche la moglie che si sarebbe dimesso.

Nicolas Hulot e' molto amato in Francia, era un annunciatore televisivo, parte del partito dei verdi. Dice che e' stata una delle decisioni piu' difficili della sua vita politica, ma che non ha avuto scelta perche' si e' trovato con le mani legate.

Esempi?

In primis la riluttanza del governo francese a dimezzare la quota di energia da nucleare entro il 2025. Altre decisioni che non sono piaciute Hulot e' il fatto che il governo di Francia abbia  reso piu' facile la caccia.

Le sue parole sono semplici e chiare:

Abbiamo iniziato a ridurre l'uso dei pesticidi? No.
Abbiamo iniziato a fermare l'erosione della biodiversita'? No.
Abbiamo iniziato a fermare l'artificializzazione della terra? No.

Certo e' che molte cose buone sono state fatte in Francia, come per esempio il fermo alla ricerca di petrolio, e di chiudere le centrali a carbone. Ma Hulot vorrebbe di piu'.

Macron dice che la Francia e' all'avanguardia per salvare al pianeta e anzi, il portavoce del governo dice di essere molto sorpreso da questa decisione, visto che molti successi ambientali sono venuti proprio grazie ad Hulot.

E anzi, dice che anche se non ha vinto tutte le sue battaglie, e' cosi che funziona in politica.

Credo che sia qui la questione: uno che ci crede davvero non puo' accontentarsi di passetti. Uno che ci crede vuole che tutto sia fatto con urgenza perche' il pianeta e' arrivato alla frutta.

Non so se per il bene del pianeta sia un bene o un male che Hulot si sia dimesso, ma capisco, un po almeno, cosa si turbasse nel suo animo.

Dice che non stiamo facendo abbastanza.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.


Sunday, July 29, 2018

La torrida estate del 2018 -- e' stato solo l'inizio



















Sara' sempre peggio.

Dal Sahara all'Artico.

E' questo il verdetto degli esperti in questa estate di incendi in Svezia, 38 gradi in Siberia, piogge torrenziali sulla East Coast americana, il Giappone e la Korea avvolte da un caldo mai visto prima.
Anzi, in Siberia la temperatura e' aumentata di 37 gradi nel corso di due settimane.

Tutta l'estate, tutta la primavera ci sono state temperature record nel mondo.

Tutto stravolto.

Da noi esseri umani,

Gli studiosi del World Weather Attribution concludono che l'ondata di caldo che ha stravolto l'Europa in questa estate del 2018 e' di molto superiore al normale, grazie all'attivita' umana.
 

Ecco qui, quattro citta' dal caldo estremo, come compilato dal New York Times.


1. Ouargla, Algeria: 5 Luglio 2018, 51 gradi centigradi

Di Ouargla abbiamo gia' parlato in questo blog, e' una citta' al petrolio in Algeria. E il 5 Luglio sono stati registrati 51 gradi centigradi. La gente non e' andata al lavoro, troppo caldo ovviamente nei campi di petrolio, nelle raffinerie. Ironico, che e' proprio il petrolio alla fine, il responsabile ultimo di questa tragedia del clima.

E poi e' andata via la corrente. Tutti sono corsi sotto l'acqua, a bere, in doccia, con i vestiti bagnati, intontiti dal caldo, sudati. Gli anziani dicono che non hanno mai visto un giorno cosi caldo.

E infatti e' stato un record.


2. Hong Kong: Per 16 giorni di Maggio 2018 33 gradi centigradi di minima

Hong Kong e tutti i suoi condomini sono stati avvolti da temperature mai scese sotto il 33 gradi per piu di due settimane a Maggio. Non era mai successo del 1884, cioe' da che hanno iniziato a misurare le temperature ad Hong Kong.

Qui la gente ha preso d'assalto le piscine, mentre i piu' stoici, o piu' poveri che non potevano permettersi altrimenti, hanno continuato a lavorare. Molte le persone che si sono sentite male.


3. Nawabshah, Pakistan: 30 Aprile 2018, 50 gradi centigradi

Nawabshah e' al centro dei campi di cotone in Pakistan. Un record. Anche qui, nessuno ha osato uscire di casa, gli ospedali sono stati presi d'assalto da persone che si sono sentite male, con mal di testa, vomito e nausea. Molte localita' hanno perso l'elettricita'. Gli ospedali non hanno potuto rispondere in modo adeguato a tutti i pazienti.

In quei giorni, la temperatura ha raggiunto almeno 45 gradi.


4. Oslo: Per 19 giorni di seguito, 30 gradi centigradi

Oslo? In Norvegia? La nazione degli orsi polari? Si. Hanno immediatamente vietato tutti i barbeque e i falo' nelle foreste e nelle isole attorno ad Oslo, un passatempo popolare d'estate in Norvegia.

Maggio e' stato il piu' caldo degli ultimi 100 anni. Giugno e' stato altrettanto caldo.  Le piogge di primavera sono state scarse e cosi' c'e' stato meno erba per i pascoli.  Ed e' stato proprio per paura di incendi che i barbeque sono stati vietati. Di solito le temperature sono fresche cosi anche se i barbeque non vengono completamente spenti, si spengono da soli.

Non quest'anno.

E infatti la cittadina di Linnekleppen, a sudest di Oslo, ha avuto 11 incendi durante le prime due settimane di Luglio.  In tutto il distretto di Oslo ci sono stati 1,551 incendi in foresta, di piu' che in tutto il 2017 e il 2016 messi assieme.

Ventidue elicotteri.

Anche la Svezia si e' ritrovata immersa dalle fiamme. Nel circolo polare artico le temperature sono arrivate a 32 gradi centigradi. Mai visto prima in Svezia. 

E poi ci sono stati laghi seccatisi in Germania e in Svizzera, con elicotteri che sono dovuti andare a prendere l'acqua da altri laghi per abbeverare il bestiame, morti in Giappone per il troppo caldo, fiamme in Grecia e California, siccita' in Australia, caldo record in Polonia e UK, siccita' in Danimarca,

E' il nostro pianeta.


















Thursday, May 10, 2018

L'Italia "hub del gas" esporta ora in Svizzera. A seguire UK, Francia e Germania




"The Italian government which controls ENI 
by a way of 30% stake in the company 
is interested in turning Italy into a European gas hub."

Bloomberg news


“Italy is geographically and geologically very well positioned to act as a hub"

Marco Alvera, SNAM


Marco Alvera. Chi e' costui?

In due parole l'uomo che ha deciso di trasformare l'Italia in una autostrada del gas.

Marco Alvera e' il CEO della SNAM, la ditta che si occupa del gas in Italia e che e' stata a lungo una sussidiaria dell'ENI.

Ed e' anche l'uomo a cui dobbiamo un traguardo peculiare per l'Italia, di cui nessuno ha parlato.

Il giorno 14 Marzo 2018 infatti e' stato un giorno importante per noi, e per noi tutti a cui ENI e SNAM e compagnia varia vogliono appioppare progetti trivellanti e di trasporto gas in giro per lo stivale.

Di solito, fra i vari motivi delle trivelle e dei tubi in casa nostra, c'e' sempre l'idea, o la scusante, dello sviluppo nazionale, dell'uso delle "nostre risorse", dell'indipendenza energetica.

E cioe' di passare il concetto che senza tali infrastrutture la nostra bolletta energetica sara' maggiore, e che "meglio sfruttare le nostre risorse invece che comprarle dall'estero".

E con queste scuse via con oleodotti, tubi, centri oli e trivelle un po' dappertutto, senza mai il rispetto di chi vive vicino a tali oleodotti, tubi, centri oli e trivelle.

Il giorno 14 Marzo 2018 l'Italia per la prima volta e' diventata un *esportatore* di gas.

Si, abbiamo venduto il gas a paesi terzi.

Nello specifico e' da tale data che la Svizzera ha ricevuto circa 3 milioni di metri cubi di gas al giorno dall'Italia.

Qualcuno ne ha parlato? Qualcuno si e' scandalizzato? E l'interesse nazionale che fine ha fatto? O e' l'interesse dell'ENI e della SNAM che conta?

Questa cosa dell'Italia che diventa un esportatore di gas non nasce a caso. E' invece figlia di un progetto che da anni SNAM ed ENI portano avanti.

Trasformare l'Italia in un hub del gas.

Lo vanno dicendo dappertutto i manager dell'ENI e della SNAM. Dappertutto ma non nelle comunita' trivellande d'Italia.

E infatti la SNAM sta cercando di aumentare la flessibilita' e la sicurezza della propria rete di trasporto gas, di modo tale che il gas dall'Europa del sud (cos'e' l'Europa del sud? e' l'Italia?) e dell'Africa puo' arrivare piu' facilmente all'Europa centrale.

Non e' un idea di facile applicazione, visto che di solito siamo importatori di gas, dalla Russia principalmente, e che quindi occorre riconfigurare tutto l'aspetto logistico della rete di trasporto del gas in Italia.

Ad ogni modo, questa e' l'idea del CEO della SNAM, appunto Marco Alvera, che vuole "dare piu' opzioni" per soddisfare varie richieste e "dare piu' utilizzo agli impianti di stoccaggio in Italia".

Mmh.

Ecco qui. Hanno riempito l'Italia di depositi di stoccaggio, non sanno che farsene, e quindi perche' non usarli come "stazioni di servizio" mentre l'Italia viene trasformata in autostrada del gas?

E che importa che l'Italia e' abitata dagli italiani, che e' fraglie, sismica, che ha una storia e delle ambizioni che nulla hanno a che vedere con questi mostri del gas o con le ambizioni di Mr. Alvera.

E poi, perche' non parlarne con gli italiani?

Perche' non parlarne con quei poveretti che da mesi si battono contro le reti SNAM nel centro Italia gia' martoriato dal terremoto?

L'idea nello specifico e' collegare meglio il gas che in qualche modo e' geograficamente vicino al nostro paese, ai centri di UK e Olanda, dove gia' sorgono importanti hub del gas. E come detto sopra, si sono messi al lavoro per riconfigurare la rete del gas. Le valvole ed i controlli sono ora tali da poter gestire il flusso in due direzioni, da importazione e da esportazione.

Per quanto riguarda la Svizzera, la giunzione si trova presso il cosiddetto Gries Pass e la capacita' qui per ora e' di 5 milioni di metri cubi, che potranno aumentare a circa 40 milioni dopo vari aggiornamenti alla rete che saranno completati entro l'Ottobre del 2018.

Dopo di che la SNAM passera' ad esportare gas non solo in Svizzera, ma anche in Germania, Francia e Nord Europa.

Per la direzione inversa, Alvera, Mr. SNAM cerca di far arrivare in Italia piu' gas dalla zona del Mar Caspio e dal Nord Africa.

Perche'? Perche' ora il maggior fornitore di gas Italia e' la Russia, ma a causa delle instabilita' dell'area e di tensioni con Mosca, sia la Germania che il Regno Unito dicono di volersi svincolare dal gas russo e di voler cercare alternative.

Occasione ghiotta per la SNAM, no?

Facciamo venire questo gas dall'Italia!

E infatti la SNAM dice di volere aumentare i propri investimenti alla rete di trasporto das del 10% nei prossimi anni, con piu' di 5 miliardi di euro da spendere entro il 2021.

E non c'e' solo la SNAM.

Anche l'ENI ribadisce lo stesso concetto di Italia hub del gas.

Verso la seconda meta' di Aprile 2018, il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, annuncia il piano di investire 7 milardi di euro in Algeria in partnership con la ditta di stato algerina, Sonatrach per l'offhore del paese. Questo sulla scia dei 600 milioni di dollari gia' investiti in Algeria nel 2017 per importare circa 11 milardi di metri cubi di gas dal paese. Oltre all'Algeria ci sono Libya ed Azerbaijan.

Dal punto di vista dell'ENI invece, il progetto e' semplice: diversificare in modo tale che quando i prezzi del petrolio sono bassi, si e' sicuri di flusso di denaro dal gas.

Ecco, tutto questo con buona pace degli attivisti, dei terremoti, della precauzione, degli accordi di Parigi, della lotta ai cambiamenti climatici, dell'Italia giardino del mondo.




Wednesday, March 7, 2018

Primavera in Artico, gelo in Europa, il clima sottosopra












The extended warmth really has kind of staggered all of us
Ruth Mottram, Danish Meteorological Institute.

It's just crazy, crazy stuff
Mark Serreze, National Snow and Ice Data Center, Boulder Colorado

Climate change is the overriding thing
Walt Meier, National Snow and Ice Data Center, Boulder Colorado



E' stato l'inverno piu' caldo mai registrato in Artico, secondo la NASA.

E' questo il quarto anno di una serie di inverni con temperature sempre piu calde al polo nord, con sempre meno ghiaccio e quest’anno anche vie navigabili laddove dovrebbe esserci ghiaccio. Questo e’ quello che emerge dai dati registrati dal National Snow and Ice Data Center (NSIDC) di Boulder, Colorado.

In Febbraio, ondate di caldo al polo nord.

Una cosa mai vista prima.

Il commento del direttore del NSIDC, Mark Serreze, e’ stato questo:

"It's just crazy, crazy stuff”.

E lui ne dovrebbe sapere di crazy stuff visto che e’ dal 1982 che si occupa di clima e di livelli di ghiaccio e di temperature. Non c’e’ ombra di dubbio che tutto questo sia collegato ai cambiamenti climatici.

Per fare un esempio, a Cape Morris Jesup, nel punto piu’ a nord della Groenlandia, le temperature di Febbraio sono state le stesse che di solito di registrano a Maggio. Anzi, qui ci sono stati tre giorni in cui le temperature sono state superiori allo zero gradi centigradi. Neanche questo, mai visto prima.

In questa, e in molte altre localita’dell’Artico, 10 su 15 stazioni registrate, la temperatura e’ stata piu’ di 10 gradi superiore alla norma.

Anche a Barrow, nel Circolo Artico relativo all’Alaska, la temperatura media e’ stata 10 gradi superior alla norma, con media di otto gradi piu’ del normale se si considera tutto l’intervallo Dicembre 2017 – Febbraio 2018.

Secondo la NASA le ondate di calore arrivano non solo dall’Atlantico, fra la Groenladia e l’Europa, ma a per la prima volta anche dal Pacifico, attraverso lo stretto di Bering. Alek Petty del NASA Goddard Space Flight Center in Maryland dice che sebbene ci siano stati periodi di caldo ai poli in passato, questi periodi, queste anomalie diventano sempre piu’ frequenti ed intense. Non era mai capitato prima che le ondate di calore si sviluppassero in due parti opposte dell’Artico.

E mentre che la zona si riscalda, calano anche i livelli di ghiaccio, con vaste distese di acqua invece che neve e ghiaccio, dall’Alaska in su. Per esempio la zona che va dallo strestto di Bering fino al Chukchi Sea di solito in questo periodo e’ coperta di ghiaccio. Quest’anno invece c’e’ addirittura una traiettoria navigabile.

E’ qui che ci sono stati addirittura venti gradi piu’ rispetto alla norma,

Venti gradi.

In totale a Febbraio il ghiaccio in Artico copriva cira 14 milioni di chilometri quadrati, 160mila chilometri quadrati in meno rispetto al 2017, che gia’ era stato un anno difficile. Se si guarda solo Febbraio la perdita e’ stata di ben 1,4 milioni di chilometri quadrati, il minimo da 30 anni a questa parte. Un area di ghiaccio persa grande quanto due volte il Texas.

C’e’ anche chi mette in correlazione questi eventi estremi in Artico con quanto accade piu’ a sud, dove invece ci sono temperature veramente polari. L’idea e’ che la diminuzione di ghiaccio al polo nord e l’aumento di temperature fa si che si riducano anche le differenze fra la pressione atmosferica fra l’Artico e le zone di latitudine minore. Essendo ora le pressioni piu’ simili i venti provienenti dall’Artico non vengono spazzati via in fretta, come succederebbe se le pressioni fossero diverse, ma possono adesso restare piu’ a lungo e diffondere lungo aree piu’ grandi.

E' una teoria certo, ma inizia a prendere piende fra gli esperti. 

Ad ongi modo niente di tutto cio' e' normale, non l'intesitia' di questi eventi, non la rapidita' dei cambiamenti.

Io non so quand’e’ che il genere umano decidera’ che tutto questo deve essere la nostra prima priorita’.

Senza un ambiente sano, senza un clima normale, senza l'alternarsi delle e stagioni, senza i ritmi che garantiscono la vita alla nostra la flora e fauna cosi come li conosciamo un giorno non ci sara’ neanche piu’ l’uomo.