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Monday, November 5, 2018

Il miliardario svizzero che spendera' 1 miliardo di dollari per salvare il pianeta

Aconquija National Park and National Reserve Project (Argentina)

Caribbean Marine Protected Areas (Caribbean)

Nimmie-Caira Project (Australia)

Andes Amazon (Peru, Colombia, Bolivia, Ecuador, Brazil, Guyana)
 
Corcovado Marine Reserve (Costa Rica)

 
Ansenuza National Park Project (Argentina)

 Carpathia Mountains (Romania)

 Edéhzhíe Dehcho Protected Area and National Wildlife Area (Canada) 

 Gonarezhou National Park Project (Zimbabwe)


Tutte le immagini di cui sopra provengono dall'attivita' 
della Wyss Foundation, che in 20 anni ha gia' creato 16 milioni di ettari di aree protette 





From the forests that supply our drinking water,
to the rugged backcountry 
that inspires the imagination of our children,
everyone on Earth has a stake in conserving 
our planet's wild places before they are gone

Hansjörg Wyss


Si chiama Hansjörg Wyss e donera' un miliardo di dollari nel corso di dieci anni per creare aree protette in tutto il pianeta.

La sua Wyss Foundation spiega la filosofia alla base: che il modo migliore di conservare il mondo naturale e' di creare un sistema di parchi nazionali, rifugi per animali allo stato selvaggio, e riserve marine, aperte per tutti, da essere esplorate e vissute.

Se vogliamo salvare il pianeta dall'estinzione di massa di flora e fauna occorre protegggere almeno il 50% degli habitat esistenti.

In questo momento solo il 15% della Terra e il 7% degli oceani sono sotto protezione.


E quindi Wyss donera' il suo miliardo di dollari alle nazioni unite con lo scopo di proteggere il 30% del pianeta entro il 2030.

Wyss ha anche creato una partnership con il National Geographic Society, il Nature Conservancy e il gruppo argentino Fundacion Flora y Fauna.

Lo scopo e' di appoggiare progetti di preservazione gia' esistenti, incoraggiare cooperazione internazionale, sensibilizzare il grande pubblico e investire nella scienza.

Si stima che verranno protetti quattro milioni di ettari di terra e circa 17mila chilometri quadrati di oceano in tredici paesi, fra cui i Caraibi e in Australia.

La Wyss Foundation esiste dal 1998 e in venti anni ha gia' investito $450 milioni di dollari in missioni ambientali negli USA, Africa, Sud America, Europa, Canada e Messico, con la protezione di
16 milioni di ettari di terra.

Wyss e' il fondatore della Synthes, con sede in Wyoming, che realizza strumenti medici.

E' anche uno dei membri del Giving Pledge dove gli ultra ricchi promettono di regalare almeno meta' dei loro enormi patrimoni per il bene dell'umanita'.

Wyss ha scelto le foreste, il mare, la bellezza, la creazione di parchi per tutti.

Thursday, May 10, 2018

L'Italia "hub del gas" esporta ora in Svizzera. A seguire UK, Francia e Germania




"The Italian government which controls ENI 
by a way of 30% stake in the company 
is interested in turning Italy into a European gas hub."

Bloomberg news


“Italy is geographically and geologically very well positioned to act as a hub"

Marco Alvera, SNAM


Marco Alvera. Chi e' costui?

In due parole l'uomo che ha deciso di trasformare l'Italia in una autostrada del gas.

Marco Alvera e' il CEO della SNAM, la ditta che si occupa del gas in Italia e che e' stata a lungo una sussidiaria dell'ENI.

Ed e' anche l'uomo a cui dobbiamo un traguardo peculiare per l'Italia, di cui nessuno ha parlato.

Il giorno 14 Marzo 2018 infatti e' stato un giorno importante per noi, e per noi tutti a cui ENI e SNAM e compagnia varia vogliono appioppare progetti trivellanti e di trasporto gas in giro per lo stivale.

Di solito, fra i vari motivi delle trivelle e dei tubi in casa nostra, c'e' sempre l'idea, o la scusante, dello sviluppo nazionale, dell'uso delle "nostre risorse", dell'indipendenza energetica.

E cioe' di passare il concetto che senza tali infrastrutture la nostra bolletta energetica sara' maggiore, e che "meglio sfruttare le nostre risorse invece che comprarle dall'estero".

E con queste scuse via con oleodotti, tubi, centri oli e trivelle un po' dappertutto, senza mai il rispetto di chi vive vicino a tali oleodotti, tubi, centri oli e trivelle.

Il giorno 14 Marzo 2018 l'Italia per la prima volta e' diventata un *esportatore* di gas.

Si, abbiamo venduto il gas a paesi terzi.

Nello specifico e' da tale data che la Svizzera ha ricevuto circa 3 milioni di metri cubi di gas al giorno dall'Italia.

Qualcuno ne ha parlato? Qualcuno si e' scandalizzato? E l'interesse nazionale che fine ha fatto? O e' l'interesse dell'ENI e della SNAM che conta?

Questa cosa dell'Italia che diventa un esportatore di gas non nasce a caso. E' invece figlia di un progetto che da anni SNAM ed ENI portano avanti.

Trasformare l'Italia in un hub del gas.

Lo vanno dicendo dappertutto i manager dell'ENI e della SNAM. Dappertutto ma non nelle comunita' trivellande d'Italia.

E infatti la SNAM sta cercando di aumentare la flessibilita' e la sicurezza della propria rete di trasporto gas, di modo tale che il gas dall'Europa del sud (cos'e' l'Europa del sud? e' l'Italia?) e dell'Africa puo' arrivare piu' facilmente all'Europa centrale.

Non e' un idea di facile applicazione, visto che di solito siamo importatori di gas, dalla Russia principalmente, e che quindi occorre riconfigurare tutto l'aspetto logistico della rete di trasporto del gas in Italia.

Ad ogni modo, questa e' l'idea del CEO della SNAM, appunto Marco Alvera, che vuole "dare piu' opzioni" per soddisfare varie richieste e "dare piu' utilizzo agli impianti di stoccaggio in Italia".

Mmh.

Ecco qui. Hanno riempito l'Italia di depositi di stoccaggio, non sanno che farsene, e quindi perche' non usarli come "stazioni di servizio" mentre l'Italia viene trasformata in autostrada del gas?

E che importa che l'Italia e' abitata dagli italiani, che e' fraglie, sismica, che ha una storia e delle ambizioni che nulla hanno a che vedere con questi mostri del gas o con le ambizioni di Mr. Alvera.

E poi, perche' non parlarne con gli italiani?

Perche' non parlarne con quei poveretti che da mesi si battono contro le reti SNAM nel centro Italia gia' martoriato dal terremoto?

L'idea nello specifico e' collegare meglio il gas che in qualche modo e' geograficamente vicino al nostro paese, ai centri di UK e Olanda, dove gia' sorgono importanti hub del gas. E come detto sopra, si sono messi al lavoro per riconfigurare la rete del gas. Le valvole ed i controlli sono ora tali da poter gestire il flusso in due direzioni, da importazione e da esportazione.

Per quanto riguarda la Svizzera, la giunzione si trova presso il cosiddetto Gries Pass e la capacita' qui per ora e' di 5 milioni di metri cubi, che potranno aumentare a circa 40 milioni dopo vari aggiornamenti alla rete che saranno completati entro l'Ottobre del 2018.

Dopo di che la SNAM passera' ad esportare gas non solo in Svizzera, ma anche in Germania, Francia e Nord Europa.

Per la direzione inversa, Alvera, Mr. SNAM cerca di far arrivare in Italia piu' gas dalla zona del Mar Caspio e dal Nord Africa.

Perche'? Perche' ora il maggior fornitore di gas Italia e' la Russia, ma a causa delle instabilita' dell'area e di tensioni con Mosca, sia la Germania che il Regno Unito dicono di volersi svincolare dal gas russo e di voler cercare alternative.

Occasione ghiotta per la SNAM, no?

Facciamo venire questo gas dall'Italia!

E infatti la SNAM dice di volere aumentare i propri investimenti alla rete di trasporto das del 10% nei prossimi anni, con piu' di 5 miliardi di euro da spendere entro il 2021.

E non c'e' solo la SNAM.

Anche l'ENI ribadisce lo stesso concetto di Italia hub del gas.

Verso la seconda meta' di Aprile 2018, il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, annuncia il piano di investire 7 milardi di euro in Algeria in partnership con la ditta di stato algerina, Sonatrach per l'offhore del paese. Questo sulla scia dei 600 milioni di dollari gia' investiti in Algeria nel 2017 per importare circa 11 milardi di metri cubi di gas dal paese. Oltre all'Algeria ci sono Libya ed Azerbaijan.

Dal punto di vista dell'ENI invece, il progetto e' semplice: diversificare in modo tale che quando i prezzi del petrolio sono bassi, si e' sicuri di flusso di denaro dal gas.

Ecco, tutto questo con buona pace degli attivisti, dei terremoti, della precauzione, degli accordi di Parigi, della lotta ai cambiamenti climatici, dell'Italia giardino del mondo.




Tuesday, February 13, 2018

Il Cile ha cinque nuovi parchi nazionali - grandi quanto la Svizzera











Patagonia, 2018



National parks are the best expression of social equity that there is.
It's like paying our rent for living on the planet. 

Doug Tompkins

Il giorno 29 Gennaio 2018 il preidente del Cile, Michelle Bachelet assieme a Kristine McDivitt Tompkins, presidente della Tompkins Conservation, hanno messo la firma finale sulla creazione del Pumalín National Park e del Patagonia National Park in Cile.

Si tratta di piu di 40,000 chilometri quadrati, e rappresentano la piu' grande donazione di terreno da un ente privato ad un governo.

E' un area grande quanto la Svizzera.

Ci sono dentro montagne innevati, laghi glaciali, vedute di mare, colline, praterie, foreste e vita animale.

Della coppia Kristine McDivitt e di suo marito Doug Tompkins abbiamo gia' parlato su questo blog, e la loro storia e' esemplare: due che diventano ricchi grazie a The North Face, Esprit, e Patagonia, che hanno fondato loro o di cui sono stati CEO, e che a un certo punto decidono di lasciare il mondo del business e di andare a vivere in Cile. Comprano terreni in Patagonia, li ripristinano, li trasformano in parchi e zone protette per il beneficio di tutti. Con i loro soldi, e per amore.

L'evento del 29 Gennaio e' l'atto finale di questa storia di protezione ambientale che e' iniziata 25 anni fa. Invece l'iter per rendere questi parchi ufficiali e' invece iniziato a Marzo 2017, con l'intento di instaurarne 5 nuovi di zecca e di espanderne altri tre.

Come gia' raccontato, Doug Tompkins, l'ideatore di tutto questo, e' morto nel 2015 in un incidente con il kayak in Cile, ma la sua opera va avanti grazie a sua moglie Kristine McDivitt. Lei dice che continuera' in questa sua missione di conservazione e di ritorno alla natura di altre aree in Cile ed in Argentina.

E infatti, la Tompkins Conservation ha proprio per obiettivo quello di comprare terre private, ripristinarle, proteggerle al meglio che si puo' e restituirle ai governi centrali per il godimento di tutti, per promuovere la bellezza, la natura e per portare orgoglio ed occasione di lavoro sostenibile e benessere alle comunita' locali. Finora, in tutto, hanno salvato circa 53,000 chilometri quadrati assieme a governi, associazioni non governative, attivisti, persone di scienza, e staff locale.

Perche' in Cile? Perche' Kristine e Doug ritengono che una delle catastrofi peggiori dei nostri tempi e' la perdita di biodiversita' e che il modo migliore per cercare di migliorare le cose e' di creare larghi parchi nazionali dove i processi evoluzionari potessero continuare indisturbati dall'opera umana.

Secondo loro i parchi nazional i rappresentano il modo migliore per la conservazione della biodiversita' da un punto di vista ecologico, e puo' rappresentare anche un beneficio per le comunita' locali.

Il loro motto e' "re-wilding". Ritorno alla natura selvaggia, con il reinserimento di specie animali un tempo abbondanti ed ora scomparse a causa dell'antropizzazione.

Tutto questo non accade senza controversie. C'e' chi dice che e' stato uno sbaglio trasformare terre agricole o da pascolo o ranch in zone selvagge, secondo questo "re-wilding". Per esempio, nella zona della Valle Chacabuco il re-wilding ha significato la rimozione di 25,000 pecore, 5,000 mucche, e 600 chilometri di filo spinato. Sorgeva qui infatti uno dei piu' grandi ranch del Cile.

Ma e' evidente che sul lungo andare e' questa la soluzione. I ranch iniziavano ad essere sempre piu' marcati dalla presenza dell'uomo, con sempre piu' strade e costruzioni. L'avere trasformato tutto in area protetta prima che arrivasse "lo sviluppo" ha fatto si che ora lo sviluppo vero sara' fatto in parallelo alla preservazione della natura.

Sono belle queste storie di persone che usano le loro ricchezze per cose utili e costruttive.

A quando i signori Benetton? I signori Versace? I signori Ferrero? 

Tuesday, October 10, 2017

Il 75% del miele in tutto il mondo e' contaminato da pesticidi






















"What this shows is the magnitude of the contamination,"
Edward Mitchell, University of Neuchatel, Svizzera



E' uno studio appena pubblicato su Science ed eseguito da un gruppo di scienziati dell'Universita' di Neuchatel in Svizzera guidato da Edward Mitchell, biologo.

Le conclusioni sono inquietanti: i tre quarti del miele prodotto in tutto il mondo contiene tracce di pesticidi, e ben pochi sono gli angoli del pianeta esenti da questo tipo di inquinamento.

Mitchell e i suoi colleghi hanno analizzato ben 200 campioni di miele alla ricerca di pestidici, quelli piu' comuni sono chiamati neo-nicotinoidi e contengono composti chimici simili alla nicotina.

Chi li ha inventati?

La Shell, ditta petrolifera, negli anni ottanta, poi seguiti dalla Bayer.  Fra queste sostanze c'e' la cosiddetta Imidacloprid che e' in questo momento l'insetticida piu' usato del mondo.

Gia' a partire dalla fine degli anni novanta si punto' il dito contro questi neo-nicotinoidi per i loro impatti ambientali, e anzi gia' allora si collego' l'uso di questi insetticidi al colony collapse disorder (CCD) cioe' la moria di api e alla perdita successiva di animali piu' grandi, come per esempio gli uccelli, a causa della riduzione degli insetti che rappresentavano il loro cibo.

In Europa in questo momento esiste un divieto parziale contro alcuni di questi neo-nicotinoidi, dal 2013.

In questo studio Mitchell trova che l'inquinamento da :

- Nel Nord America, l'86% dei campioni e' inquinato dai neo-nicotinoidi'
- In Asia, l'80 %
- In Europa il 79%
- In Africa il 73%
- In Australia il 71%
- In Sud America il 57%

Di questi campioni la maggior parte conteneva almeno due i piu' neo-nicotoidi, e il dieci percento dei campioni aveva quattro tipi diversi di inquinanti.

Che effetti ha questa roba sulla salute umana? Forse non piu' di quanto possa causare una mela contaminata da quattro tipi di pesticidi diversi. Ma il problema e' molto piu' grave per le api stesse, perche' le api usano il miele per cibarsi durante i periodi invernali senza fiori.

Circa un terzo dei campioni, cioe' quasi tutti quelli contaminati da pesticidi, avevano concentrazioni di neo-nicotoidi dannosi alle api.

Il consumo di neo-nicotoidi infatti porta a problemi di apprendimento e di memoria nelle api, che fa si che si confondano quando cercano cibo e si organizzano tutte assieme per andare verso zone con cibo abbondante.

Oltre ai problemi nella ricerca di cibo, e anche se le concentrazioni di pesticidi non sono letali, l'esposizione ai neo-nicotoidi porta a danni alla crescita delle api, al sistema immunitario, al sistema neurologico, riproduttivo e respiratorio.  La regina puo' ammalarsi e non sopravvivere e questo a volte porta al collasso dell'intera colonia di api.

E' tutto esagerato?

Beh, non proprio. Nel 2014, uno studio a livello mondiale di neo-nicotinoidi concluse che l'uso di questi pestifici stava avendo gravi impatti sulla produzione di cibo. La conclusione fu che

"The consequences are far reaching and cannot be ignored any longer."

Senza api non c'e' l'impollinazione. Senza impollinazione non c'e' l'agricoltura cosi come la conosciamo. 








Wednesday, January 20, 2016

Il discorso di Leonardo Di Caprio al forum sull'economia di Davos, Svizzera


Oggi 28 Febbraio 2016 Leonardo di Caprio ha vinto l'Oscar come migliore attore protagonista.

Ecco qui il pezzo del suo discorso legato ai cambiamenti climatici.

 “Making ‘The Revenant’ was about man’s relationship to the natural world, the world that we collectively felt in 2015 as the hottest year in reported history — our production needed to move to the southern tip of this planet just to be able to find snow. Climate change is real. It is happening right now. It’s the most urgent threat facing our entire species and we need to work collectively together and stop procrastinating. We need to support leaders around the world who do not speak for the big polluters, but who speak for all of humanity, for the indigenous people of the world, for the billions and billions of underprivileged people out there who would be most affected by this. For our children’s children, and for those people out there whose voices have been drowned out by the politics of greed. I thank you all for this amazing award tonight. Let us not take this planet for granted. I do not take tonight for granted.”

28 Febbraio 2016
Hollywood, California

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"We simply cannot afford to allow the corporate greed of the coal, 
oil and gas industries to determine the future of humanity"

Non possiamo lasciare che l'ingordigia delle ditte di carbone,
petrolio e gas determinino il futuro dell'umanita'.


Dedicato ai petrolieri di casa nostra

ENI,
Rockhopper Exploration,
Sound Oil,
Shell,
Petroceltic,
Northern Petroleum,
Schlumberger,
Edison

e tutti i loro CEO 

Claudio DeScalzi
San Moody
 James Parsons
Ben van Beurden
Brian O Cathain
Keith Richard Bush
Paal Kibsgaard
Jean Bernard Levy

e mettiamoci pure

Pierluigi Vecchia
Marco Bardazzi
Chicco Testa
Roberto Santoro
Federica Guidi
Simona Vicari
Matteo Renzi

e tutti i loro petrol-amici


Le parole di Leonardo Di Caprio a Davos
19 Gennaio 2016
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"Il mese scorso, a Parigi, i leader del mondo hanno raggiunto un accordo storico per ridurre le emissioni di CO2. Questo e' stato un imporante primo passo, ma siamo ancora distanti dal poter gridare vittoria in questa lotta per il nostro futuro e per la sopravvivenza del pianeta.

Semplicemente non possiamo far si che l'ingordigia delle ditte di petrolio, gas e carbone continuino a dominare il futuro dell'umanita'. Queste entita' non solo hanno interessi economici che le spingono a preservare questo sistema distruttivo, hanno anche negato e cercato di coprire l'evidenza del clima che cambia.

Basta. C'e' di meglio. Il mondo lo sa. La storia piazzera' la colpa di questa devastazione direttamente ai vostri piedi.

Il nostro pianeta non potra' essere salvato a meno che non lasciamo le fonti fossili nel sottosuolo, e' solo li che possono stare. Venti anni parlavamo di dipendenza dalle fonti fossili. Adesso abbiamo la
capacita' di porre fine a questa dipendenza.

La sfida per tutti noi e' di darci da fare. Lo dobbiamo fare per noi stessi, ma ancora di piu' per le generazioni future che fanno affidamento su di noi."

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"Last month in Paris, world leaders reached an historic agreement that provides a concrete framework to reduce carbon emissions. This was an important first step, but we are a long way off from claiming victory in this fight for our future – for the survival of our planet.

We simply cannot afford to allow the corporate greed of the coal, oil and gas industries to determine the future of humanity. Those entities with a financial interest in preserving this destructive system have denied, and even covered-up the evidence of our changing climate.

Enough is enough. You know better. The world knows better. History will place the blame for this devastation squarely at their feet.

Our planet cannot be saved unless we leave fossil fuels in the ground where they belong. Twenty years ago, we described this problem as an addiction. Today, we possess the means to end this reliance.

The challenge before us requires each and every one of us to take action. We owe this to ourselves, but more importantly to the future generations who are counting on us.

Tuesday, January 13, 2015

L'ENI senza vergogna a Carpignano Sesia, abitanti 2500

Si spostano di due chilometri. Cambia qualcosa?
Siamo sempre vicino alle case - 650 metri.


Ma li vicino non ci vive ne Scaroni, ne Descalzi,
e neanche tutto il resto del gotha dell'ENI.
Vergogna.



Qui il progetto ENI, tempo fino al 14 Marzo per fare osservazioni.

















Voglio bene al piccolo comune di Carpignano Sesia. Ci sono stata due o tre anni fa ed ho trascorso dei pomeriggi molto belli fra quei monti, con l'ospitalita' di tante persone nel paese, con le passeggiate lungo il fiume e le vedute dei laghi fra Italia e Svizzera che qualcuno cosi gentilmente mi ha portato a visitare.

E quindi non posso che esprimere tutta la mia rabbia verso l'ENI che continua ad insistere a voler trivellare l'intrivellabile e che proprio non vuole arrendersi contro un paesino di 2500 persone in provincia di Novara.

Ed ecco che proprio oggi l'ENI manda in giro i suoi bellissimi documenti in cui parla del nuovo pozzo che verra' sposato un pochettino rispetto a quello precedente e dove e' tutto, come sempre, non sia mai!, di impatto trascurabile, basso e nullo.

Dicono che saranno a seicento metri dalle case, come se seicento metri fosse sufficente.

Occorre veramente fare pressione su questi politici e amministratori, soprattutto facendo leva su cio' che ha deciso il TAR di Puglia per Foggia: il quale TAR ha decretato che i pozzi esplorativi di gas a 5.5 chilometri dalle case e' pericoloso. Punto.

E se lo sono per Foggia, lo e' pure per Carpignano Sesia. E' la logica, pura, semplice, lineare.

E pensando all'ENI mi viene solo un profondo senso di pena alla loro bassezza. Un paese intero, ti ha gia' detto che non ti vuole? La buona educazione dice che te ne devi andare, e invece no, insistono, e persistono e diabolicamente ti fanno venire il voltastomaco, pensando che se si trasferiscono a pochi metri e' tuttapposto. E sono schifata da loro e dai politici che permettono tutto questo.

Dovrebbero solo vergognarsi, uno ad uno, chi ci lavora, chi scrive questi orripilanti studi e chi li approva.

Ah, sul progetto c'e' il timbro di tale Ingegnere Luca Sanese della Provincia di Chieti. L'Abruzzo che esporta conoscenze petrolifere!

Interessante, io gli direi: ma ad Ortona, provincia di Chieti, non l'avete fatto fare il centro oli, perche' volete mollarci il pozzo a Carpignano Sesia?