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Tuesday, January 23, 2018

Bianca-Luisella, trivelle ENI di "emungimento gas" presto sul litorale romagnolo-marchigiano




Diethylene glycol: Toxic

All'ENI e' autorizzato rilasciarlo in mare, in modo CONTINUO
ogni santo giorno delle sue attivita' in mare.



La subsidenza attorno a Bianca-Luisella 
come stimata dall'ENI: 
fino a 44 centimetri nel punto piu' vicino alle piattaforme.

Fino a 2 centimetri a 16 chilometri da riva.


Panoramica del mare petrolifero attorno a Bianca Luisella



I ministri PD Gianluca Galletti e Dario Franceschini che approvano tale scempio
in data 28 Novembre 2017




Il parere positivo della regione Marche, sotto il presidente PD Luca Ceriscioli

 Inquinamento da NOx come stimato dall'ENI.
E nella realta', sara' come dice l'oste o sara' peggio? 





Vari scenari di spargimento dell'inquinamento.

nel testo dicono che e' tuttapposto

Ma se questo e' quello che dice l'oste....


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SI PREGA GIORNALISTI E POLITICI DI CITARE LE FONTI


E' impossibile star dietro alla fiumana delle concessioni petrolifere che si abbattono per l'Italia.

Sarebbe un lavoro a tempo pieno. Pero' continuo a lavorarci e dunque eccoci qui, otto nuovi  pozzi ed una piattaforma a cavallo fra la riviera romagnola e marchigiana.

E' una concessione assegnata all'ENI.

Si chiama Bianca-Luisella.

Dove avranno mai trovato questo nome e' un mistero: Bianca-Luisella non e' una gentile donzella di qualche poema del Dolce Stil Novo, e' una concessione anche nota con il piu freddo nome AC 12 AG.

La concessione occupa un'area di 144 chilometri quadrati.

Siamo a circa 25 chilometri da riva, fra Rimini, Cattolica, Pesaro e si prevede qui l'installazione di una piattaforma "non-presidiata" e di ben otto nuovi pozzi di gas nonche' l'installazione di 3 condotte sottomarine per il trasporto del gas da Bianca-Luisella a Brenda, altra gentile piattaforma ENI situata a 4 chilometri di distanza da Bianca-Luisella.

I pozzi si chiameranno Bianca 3, 4, 5 e Luisella 2, 3, 4, 5, 6 e verranno trivellati a una profondita' di 50 metri per estrarre metano.

Bianca 1, 2 e Luisella 1, 2 erano stati gia’ trivellati negli anni 1990 e poi chiusi.  

Come in molte altre concessioni le regioni coinvolte non hanno brillato per coraggio, e infatti, la regione Marche ha pure dato il suo parere favorevole.

Eehh??

Si, la regione Marche ha dato parere favorevole!

Non e' chiaro quale fosse il ruolo della regione Emilia Romagna, ma non ci sono tracce del parere di Bologna in merito. 

Come sempre e' una litania di distinguo e di tuttapposti, come dire, va sempre tutto bene, mai niente succedera', e' tutto sottocontrollo. Intanto continuiamo a trivellare nel 21esimo secolo!

I ministri Galletti e Franceschini che hanno firmato l'approvazione per Bianca-Luisella e che finora non hanno mai incontrato una trivella che non gli piaceva dicono che nella zona non ci sono aree protette. Si e’ vero, se si escudono le seguenti:

ZPS IT5310024 - Litorale Pesarese (24km da Bianca-Luisella)

ZPS IT5310022 – Fiume Metuaro da Piano di Zucca fino alla foce (30km da Bianca-Luisella)

ZPS IT5310006 – Colle San Bartolo (24km da Bianca-Luisella)

ZPS IT5310007 – Litorale della Baia del Re (35 km da Bianca Luisella)

Loro dicono che le loro attivita’ non avranno effetti su tali aree protette. Glielo dicono ”le analisi condotte nello Studio di Impatto Ambientale” dell’ENI.

Cioe’ crediamo a quello che l’oste dice sul suo vino!

Uno dira’ va bene, 24 chilometri sono lontani. Certo, ma l’inquinamento non conosce confini, e una volta che dovessero esserci incidenti, gli effetti arriveranno anche a 24 chilometri dai vari pozzi, assicurato.

Interessante che nei loro stessi studi per lo studio dell'impatto sull'ambiente, l'ENI stessa offra delle simulazioni del comportamento delle sostanze tossiche in caso di sversamenti.  In questo caso di una macchia di olio da venti metri cubi. Dicono che dopo 12 ore tale macchia sarrivera' a una distanza di circa venti chilometri da riva, arrivando a sei chilometri dalla costa pesarese.

E dopo? Si ferma tutto magicamente? Loro dicono di si, perche' interverranno poi le autorita'.
Ah, allora!

E quindi in riva no, ma a sei chilometri da riva va bene?

Ma il punto non e’ neanche la distanza della costa o di siti protetti da tali pozzi, e l'andamento delle chiazze, e’ ovviamente l’idea che nel 21esimo stiamo ancora qui a sacrificare terreno e mare alle trivelle, riserve o spiaggia libera che sia.

Quei pozzi avranno bisogno di infrastruttura a terra. 

Dove verranno costruiti? La gente ce li vorra’? 

E davvero vogliamo altra infrastruttura petrolifera invece che aiutare il nostro turismo? Non e’ una contraddizione in termini?  

O vogliamo Ravvennificare tutta la costiera nord-adriatica?

Ad ogni modo, continuiamo a leggere l'autorizzazione.

Emerge che la regione Marche, che ha detto si, allega una piccola preoccupazione da parte della provincia di Pesaro sulla sismicita' indotta.

Non ci sono altre discussioni in merito.

Ancora piu' orripilante e' che e' stato approvato il rilascio in mare di monnezza tossica (glicole dietilenico) in concentrazioni fino a 730ppm in caso di "rilascio continuo" e di 5900ppm in caso di "rilascio intermittente".

Dicono che intermittente significa una volta al mese. Ma cosa vuol dire questo, veramente? Bastera' inziare il primo del mese e fermarsi per un ora il 31 del mese? Dopotutto cosi' definito significa una volta al mese!

Tutto questo questo deve veramente farci arrabbiare.

L'ENI ha l'approvazione da parte del ministero dell'ambiente di rilasciare in mare roba tossica, in modo CONTINUO. Nero su bianco.

E' veramente una cosa scandalosa. E non e' che le persone di buon senso non sappiano che i pozzi di petrolio e di gas rilascino in mare robaccia, e' che qui c'e' un ministero che approva l'emissione di "acque di strato" con sostanze tossiche dentro, e anzi rilascia pure concentrazioni ammissibili!

Cos'e' il glicole dietilenico?

E' una sostanza incolore ed inodore, tossica, usata come solvente per la sintesi di antigelo, resine, colle.

L'Organizzazione Mondiale della Sanita' riporta vari morti per ingestione di glicole dietilenico, ed almeno nove epidemie di morte dal tale sostanza.

Il caso piu' eclatante fu negli USA nel 1937, quando morirono 105 persone. Altre morie riguardano l'India con almeno 33 morti nel 1998, nel 1996 ad Haiti con 106 morti, 47 morti in Nigeria nel 1990, e a Panama nel 2006. I sintomi sono problemi renali, nausea, vomito. diarrea, affaticamento, mal di testa, problemi neurologici, debolezza. 

Ora, nessuno andra' a bersi la robaccia che Bianca e Luisella emetteranno, certo.

Ma la domanda resta: quella roba e' tossica.

E i pesci? E i pesci che *noi mangiamo?*
E gli effetti cumulativi sull'ecosistema?  Sull'uomo?

Dopo tutto sono emissioni CONTINUE di roba tossica per anni!

In dosi sufficentemente elevate, il glicole dietilenico causa epidemie. 

Siamo sicuri che anche se in quantita' ridotte, ma in continuo, ogni santo giorno, le emissioni a mare non causino assolutamente nessun problema, nessun sintomo, a nessuno, mai?

E se non bastasse il glicole dietilenico, l'ENI e' autorizzata pure ad immettere in mare oli minerali nelle "'acque di strato", cioe' petrolio, diesel ed affini in mezzo ai rilasci in ambiente.

Le concentrazioni massime sono di quaranta milligrammi per litro.

Cosa significa questo?

Non ci sono paragoni, non e' chiaro da dove vengano questi numeri.

Quaranta milligrammi per litro di oli minerali e/o 730ppm o 5900ppm di glicole dietilenico sono tanti? Sono pochi? Chi li ha decisi questi numeri? Come sono stati decisi? In modo da parare i conti all'ENI e alle loro miscele perforanti, gia' decise da tempo?

Uno scandalo davvero, che la regione Marche, i ministri Galletti e Franceschini abbiano approvato tale scempio. Uno scandalo, una specie di lento avvelenamento del mare e di noi tutti.

Sono sicura che gli sarebbe piaciuto che tutto restasse in sordina. Ma io spero che veramente il lettore si arrabbi. Secondo me la regione Marche non sapeva neanche cosa stava approvando.

Passiamo dunque alle prescrizioni.

Come sempre, e' questa la parte piu' ridicola di queste autorizzazioni.

L'ENI dovra' presentare un piano di "monitoraggio acustico",  e collaborare all'accertamento della presenza di zifi e capidogli assieme alla guardia costiera e alle "associazioni locali". Insieme dovranno monitorare gli spiaggiamenti e le morti di animali lungo la riva.

Ma... ce li vedete l'ENI che collabora con le associazioni locali sugli spiaggiamenti?

Dovranno portarsi appresso "personale tecnico altamente specializzato" per osservare la vita marina. Tali personaggi devono avere esperienza pluriannuale, dovranno presentare il loro curriculum,  e dovranno dimostrare una "spiccata familiarita'" con i cetacei presenti nei mari locali.

Dovranno pure definire un area di esclusione oltre le quali ci potranno essere disturbi comportamentali e fisiologici ai mammiferi marini.

E quindi, lo sanno pure loro che tali disturbi possono esserci!

E alla fine dovranno produrre un bel rapportino in cui illustrano tutte le loro scoperte.

Dovranno anche lavorare con la Capitaneria di Porto di Pesaro sulle possibili interferenze con le rotte navali.

Dovranno presentare un "manuale operativo" ed un "crono-programma" con tutta la lista delle loro attivita' che deve essere fatta in modo da non arrecare disturbo alla vita marina durante i periodi di riproduzione.  E quindi, anche qui, un altra prova del fatto che lo sanno anche loro che le trivelle portano guai alla vita marina. 

Dovranno monitorare la subidenza indotta.  Se per caso i valori di subsidenza indotta dovessero superare quelli previsti, "l'attivita' di emungimento" dovra' essere fermata.

Si, la chiamano proprio cosi, attivita' di emungimento!

Rido da sola. E che l'Adriatico e' una mucca?

Comunque se la subsidenza dovesse superare i limiti consentiti (quali siano non e' dato sapere!) questa "attivita' di emungimento" dovra' essere fermata nell'attesa che i ministeri autorizzino la "rimodulazione" per tornare ai valori consentiti.

Io spero che ci si renda conto dell'assurdita' di queste cose. Non e' che monitorando mammiferi marini e subsidenza abbiamo risolto qualcosa! Una volta che danni a pesci e fondali e' stata accertata non si torna indietro! Specie nel reparto subsidenza!

Non c'e' niente da rimodulare. E che significa poi rimodulare?  Non e' che uno gira una manopola e poi la subsidenza si ferma o torna indietro! La geologia evolve secondo le sue leggi, e una volta che abbiamo stuzziacato questi processi non e' che magicamente tutto torna come era prima, checche' ne dicano la regione Marche, Franceschini o Galletti!

Dovranno "quantificare gli effetti negativi" sull'habitat marino dovuti ad incidenti e allo stesso tempo individuare un "piano di emergenza". Ma .. come non avevano detto qualche pagina prima che non sarebbe successo niente? E che erano soddisfatti dallo studio di impatto ambientale dell'ENI che era tuttapposto?

Non si sa.

Dovranno usare sulla piattaforma di perforazione "vasche di accumulo del fango dotate di agitatori meccanici o pneumatici per mantenere omogeneo il fango", i quali dovranno essere riutilizzati e usati in modo da ridurne i volumi.

Vengono anche descritti i modi in cui dovranno essere effettuati gli scarichi a mare, le coordinate geografiche, le date e gli orari, vengono prescritti enti di controllo, accordi con l'ARPAM delle Marche per le attivita' congiunte, le sostanze da monitorare due volte l'anno e per tre anni, dai metalli pesanti, ai BTEX, agli idrocarburi policiclici aromatici, la composizione dei metalli anti-corruzione,

E alla fine, ci dovra' essere la bonifica.

Ma... alla fine, alla fine di tutto, tutto questo non cambia la sostanza: l'ENI trivellera' altri otto pozzi lungo la costiera marchigiana/romagnola. La zona e' interessata alla subsidenza, ci saranno danni alla vita marina, e verranno rigettati a mare sostanze tossiche.

Possiamo metterci tutti i distinguo del mondo, tutte le prescrizioni del mondo, tutti gli esperti e chiamrle emungimenti, ma la realta' resta che stiamo regalando un altro pezzo di mare all'ENI senza niente in cambio.

Le trivelle di Bianca e Luisella servono solo per soddisfare l'ingordigia dell'ENI.

Poi quando trivellera' la Croazia non possiamo fare le verginelle.
















Monday, July 10, 2017

Jimmy Carter, 92 anni, apre campo solare che fornira' meta' dell'energia a Plains, la sua citta'










“A generation from now, this solar heater can either be 
a curiosity, a museum piece, 
an example of a road not taken, 
or it can be just a small part of one of the greatest 
and most exciting adventures ever undertaken 
 by the American people.” 

Jimmy Carter, 20 Giugno 1979 


“I am encouraged by the tremendous progress that solar 
and other clean energy solutions 
have made in recent years and expect those trends to continue.”



Formidabile Jimmy Carter. Presidente USA dal 1977 al 1981, premio Nobel alla pace per il suo lavoro a favore dei diritti umani, sconfigge il cancro a 90 anni, e continua ad essere uomo intelligente e aperto al futuro.

Fu lui ad installare per primo 32 pannelli solari sui tetti della Casa Bianca, il giorno 20 Giugno 1979. Questi pannelli furono poi tolti da Reagan, pochissimo tempo la sua inaugurazione, nel 1981. Solo nel 2013 Obama torno' ad installare un sistema di pannelli fotovoltaici sui tetti di 1600 Pennsylvania Avenue.

A Febbraio 2017,  Jimmy Carter ha deciso di aprire un campo solare su 4 ettari di sua proprieta', in partnership con la ditta SolAmerica di Atlanta, per fornire meta' del fabbisogno energetico della citta' di Plains, Georgia, la sua citta' natale.  Il campo solare produrra' circa 1.3 Mega-Watt di energia l'anno.

Intanto, il 20 Giugno 2017, esattamente 38 anni dopo la solarizzazione della Casa Bianca, anche la library presidenziale di Carter, dove sono conservati tutti i documenti collegati al suo mandato, passa al solare con 324 pannelli fotovoltaici sul tetto.

Il giorno della transizione e' stato scelto apposta per coincidere con l'anniversario di quel giorno sui tetti della Casa Bianca, per ricordare quanto avanti fosse stato Carter con il suo volere l'energia pulita, fatta in casa, allora, come adesso.

Quei pannelli del 1979 erano usati per generare acqua calda ed erano per molti versi simbolici. Poi venne Reagan a smantellarli, perche' facevano pensare alla "poverta'", alla necessita' di risparmiare, mentre invece Ronald voleva portare prosperita' e ricchezza alla nazione, in quel momento in recessione. E questa abbondanza era sottoforma di petrolio, specie dopo gli anni dell'embargo e della crisi del petrolio dei primi anni settanta.

E cosi', i pannelli di Carter furono tolti e mandati al tetto della mensa della Unity College del Maine. Qualche anno dopo, fu George Bush figlio che installo' il primo sistema elettrico sul sito della Casa Bianca con circa 167 pannelli per acqua calda, riscaldamento della piscina, e alimentazione energetica di alcune ale della Casa Bianca. Erano impianti discreti, non sul tetto e sparsi su tutto il sito presidenziale. Nel 2013 Obama ne installo' altri 50 sul tetto.

Chissa' come si e' sentito Carter quando hanno tolto i suoi pannelli. Forse un po sconfitto, o un po sognatore fallito. Pero' eccoci qui, quasi 40 anni dopo, con la storia che gli da ragione. Spero che un giorno si possa dire lo stesso dell'attuale presidente Donald Trump e che le sue idee retrograde possano un giorno cambiare ed essere un po' piu' proiettate verso il futuro invece che verso il passato.
Ma poco ci credo. 

Inatnto Jimmy Carter e' ancora attivo, ha voglia di fare. Continua a tirare su soldi per il suo lavoro di beneficenza, a parlare in pubblico, a scrivere, ad avere idee. 

Credo che sia bello invecchiare cosi. 








Monday, March 6, 2017

The United States of Exxon

Tuapse, dove la Exxon vorrebbe trivellare, nonostante
le sanzioni contro la Russia da parte degli USA.

Serve avere un ex CEO per segretario di stato, neh?






La Exxon vuole continuare la sua partnership con la russa PAO Rosneft per operazioni nel Mar Nero. Ci provarono sotto Obama, nel 2015, ma il governo disse no. Adesso chissa' che l'amministrazione Trump non sia piu' benevola con la Exxon!

E questo nonostante il Congresso chieda ancora maggiori sanzioni alla Russia a causa dei supposti cyber-attacchi durante le elezioni del 2016.

L'area trivellanda si chiama Tuapse e la Exxon aveva firmato accordi qui con la russa Rosneft nel 2012: oltre a trivellare nel Mar Nero con una tecnologia nuova, la Exxon avrebbe potuto accedere anche ad altre zone on ed offshore di Russia, in Artico e in Siberia. La Exxon avrebbe speso 500 miliardi di dollari nel corso di tutta la partnership. Si, 500 miliardi di dollari. Immaginiamoci quanto avrebbe reso tutto questo alla Exxon se ci volevano spendere 500 milardi di investimenti!

E' per questo investimento, che poi nel 2014, a Rex Tillerson, il CEO della Exxon all'epoca, Vladimir Putin diede il titolo di "amico della Russia". 

Il segretario Tillerson dice che non partecipera' ad alcuna discussione in merito, ma e' chiaro che la sua influenza, anche se non dovesse pronunciare parola, e' lampante.   Prima di diventare segretario di stato, da CEO Exxon, diceva che la Exxon stessa e' contraria alle sanzioni "se non vengono applicate in modo uniforme". Ha anche detto che non ha mai chiesto personalmente al governo di eliminare sanzioni sulla Russia.

La Russia e' super appetible per i petrolieri: 100 miliardi di barili di riserve sono stimate essere ancora nel paese, ma sono enormi i rischi geopolitici, incluse le sanzioni. Queste vietano a ditte USA di trivellare nelle zone russe dell'Artico, Siberia e nel Mar Nero.

Vennero istituite all'indomani dell'annessione della Crimea dall'Ucraina alla Russia stessa. Oltre al divieto di trivellare, le sanzioni vietano agli americani di fare affari con il capo della Rosneft, Igor Sechin,  per la sua forte lealta' a Vladimir Putin.

A suo tempo, l'unica concessione che fu data alla Exxon fu di completare uno dei pozzi proposti in Artico, che era a meta' dell'opera. La richiesta di finire il pozzo venne accrodata, perche' secondo la Exxon sarebbe stato pericoloso lasciarlo a meta'.  E cosi' fu. Una volta finito il pozzo, tutto il personale USA venne mandato via.

La richiesta di questi giorni e' molto inusuale perche' e' basata su business. Di solito le richieste di violare le sanzioni sono su base umanitaria, o per scambi culturali. Ma qui non e' la politica "di solito", qui siamo di fronte a un brodino di petrolieri-politici che non sanno quel che fanno, con a capo Donald.

Basta solo dire che John Mccain ha twittato:

"Are they crazy?"

Il Congresso ha mostrato segni di non volere accordare questa richiesta, almeno finche' la Russia non lascia la Crimea, affari o non affari.

Invece, sorpresa delle sorprese chi ha lasciato alle proprie ditte di evitare le sanzioni?

L'Europa!

Si, la Statoil di Norvegia ha ricevuto una esenzione per trivellare in Artico,  e la nostra beneamata  Eni ha pure lei ricevuto il permesso di trivellare nel mare di Barents in Artico e nel Mar Nero.

Anzi, la Exxon e' preoccupata di perdere terreno in Russia proprio ai danni dell'ENI secondo alcuni dirigenti dell'Exxon stessa e come riferito al Wall Street Journal.

Perche' la richiesta arriva adesso? Perche' secondo l'accordo fatto con la Rosneft prima della faccenda invasione-Ucraina, la Exxon deve dimostrare che ci sono delle buone possbilita' di sviluppare il campo Tuapse entro la fine del 2017, altrimenti l'accordo scade. E quindi, se non trivellano tutto l'affare potrebbe saltare.

Vediamo come va a finire. La Exxon da un lato, le sanzioni internazionali dall'altro e il segretario di stato della nazione piu potente del mondo, Rex Tillerson in mezzo. Potrebbe essere che alla fine ci vince l'ENI, anche se, in realta' a trivellare tutto il trivellabile in questo pianeta, alla fine non vince nessuno.

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 6 Marzo 2017

Ecco dove siamo arrivati.

Che i comunicati stampa della Casa Bianca e della Exxon siano esattamente gli stessi. Fra i due comunicati di oggi infatti, ci sono dei pezzi in cui non c'e' quasi alcuna differenza.

La Exxon Mobil dice che stanno espandendo come non mai e che investiranno 20 miliardi di dollari in dieci anni nel Golfo del Messico.

Parlano di una "rivoluzione energetica americana", di 11 raffinerie che saranno o costruite da zero o ammodernate.  Arriveranno 45mila posti di lavoro, che in media daranno stipendi di circa 110mila dollari l'anno con gioia e felicitia' per tutti. Aggiungono che gli USA sono un produttore naturale di energia - petrolio e gas - e che l'uso di energia domestica prodotta internamente sara' capace di dare al mondo prodotti migliori e a costo inferiore. Dicono che ci sara' un "rinascimento del lavoro nel manifatturiero" grazie al petrolio e al gas.

Anvedi.

E poi arriva il paragrafo poi ricopiato dalla Casa Bianca:


ExxonMobil is strategically investing in new refining and chemical-manufacturing projects in the U.S. Gulf Coast region to expand its manufacturing and export capacity. The company’s Growing the Gulf expansion program, consists of 11 major chemical, refining, lubricant and liquefied natural gas projects at proposed new and existing facilities along the Texas and Louisiana coasts. Investments began in 2013 and are expected to continue through at least 2022. 


Dopo un ora che questo comunicato e' stato reso pubblico arriva la Casa Bianca che invece scrive
un articolo al titolo " President Trump Congratulates Exxon Mobil for Job-Creating Investment Program" per congratulare i passi in avanti della Exxon.

Il pezzo era uguale identico!


ExxonMobil is strategically investing in new refining and chemical-manufacturing projects in the United States Gulf Coast region to expand its manufacturing and export capacity. The company’s Growing the Gulf expansion program consists of 11 major chemical, refining, lubricant and liquefied natural gas projects at proposed new and existing facilities along the Texas and Louisiana coasts. Investments began in 2013 and are expected to continue through at least 2022.


Come mai succede questo? Beh, perche' il nostro segretario di stato, Rex Tillerson, e' stato per 40 anni un impiegato della Exxon,  e alla fine anche il suo CEO.

E cosi mentre il mondo cerca di essere sempre piu' green, mentre 190 nazioni firmano gli accordi di Parigi, eccoci qui che la nazione piu potente del mondo ritorna sottoterra e incapace di generare pensieri propri deve tirare fuori e ricopiare quelli dei petrolieri.

Come dimenticare il discorso di Melania, quasi identico a quello di Michelle Obama?

Mi sa che ci aspettano quattro anni di tragedie ambientali, di petrol-politici fusi in una sola persona. Peccato solo che a differenza di tutto il resto, i cambiamenti sull'ambiente sono irreversibili.







Monday, May 2, 2016

La piattaforma Troll a 32 metri di altezza sul livello del mare


Piattaforma Sable, con gambe allungabili per i cambiamenti climatici






Piattaforma Troll costruita perche' si prevedevano 30 metri di 
innalzamento dei livelli del mare.

Tutti quelli che ricordano gli anni novanta, ricordano anche il summit del clima di Kyoto del 1997 in cui si decise di tagliare a livello planetario le emissoni di CO2 in atmosfera. In un primo momento anche gli USA erano d'accordo nel firmare e ratificare questi accordi.

Poi iniziarono le campagne mediatiche dei petrolieri.

Pochi sanno che in quegli stessi giorni di Kyoto la MobilOil, adesso fusasi con la Exxon, compro' della pubblicita' sul New York Times e sul Washington Post.  Scrissero a caratteri cubitali che la scienza dei cambiamenti climatici era "troppo incerta" e che queste restrizioni di cui si parlava nella lontana Kyoto avrebbero portato a crolli nell'economia mondiale.  Misero su una enorme macchina politica e di propaganda per dire a tutti "non lo sappiamo" se il clima cambia e quindi perche' porre freni all'industria fossile?

Ma e' ancora minore il numero di persone che sa che un anno prima, nel 1998, la stessa MobilOil stava costruendo una serie di piattaforme speciali nel nord del Canada, in Nova Scotia, che avrebbero dovuto essere resistenti ai cambiamenti climatici: potevano essere innalzate o abbassate a piacimento e per adeguarsi ai livelli del mare, pensavano a come trivellare l'Artico una volta che le nevi si sarebbero sciolte e a speciali tipi di miscele anti-corrosive in un ecosistema che cambiava. Le ditte del petrolio sapevano dei cambiamenti climatici gia' dagli anni '80 e sapevano che era colpa delle estrazioni di petrolio e di gas. Cioe' sapevano che era colpa loro.

E quindi pubblicamente dicevano "tuttapposto", privatamente ammettevano che non era cosi e si preparavano ad affrontare e a sfruttare i cambiamenti climatici nel loro interesse.

Prima di Kyoto la faccenda dei cambiamenti climatici non era ben nota al grande pubblico. Fu la Exxon la prima a studiarli, e quando si rese conto di cosa veramente avrebbero significato, si affrettarono a minimizzare, nascondere, fare il lavaggio del cervello alle persone. Ma avevano capito e fra petrolieri inizio' la corsa all'adattamento.


Fra i primi impianti costruiti con in mente i cambiamenti climatici, il campo di gas Sable, Canada. Assieme alla Mobil Oil erano qui coinvolte la Shell e Imperial Oil, di proprieta' della Exxon.  Gli ingegneri scrivevano che i loro calcoli li portavano ad assumere che nel corso di 25 anni il livello del mare, grazie ai cambiamenti climatici, poteva aumentare di mezzo metro. Oltre a Sable, altri progetti climate-change-resistant venivano programmati nei mari del Nord e nell'Artico.

La scienza indipendente inizio' a parlare di cambiamenti climatici verso la fine degli anni ottanta. Nel 1988 James Hansen della NASA disse che era sicuro al 99% dei cambiamenti climatici. L'ONU creo' in quello stesso anno il suo Intergovernmental Panel on Climate Change.

Ma i petrolieri si erano gia' portati avanti: perfezionavano i loro progetti in silenzio, e iniziarono con la propaganda mediatica che divento' incessante dopo Kyoto. Si organizzarono per bene e crearono un consorzio comune detto "Global Climate Coalition" per dire che non c'era niente da temere. Spesero milioni di dollari per convincere politici, il pubblico, i professori che il clima era e sarebbe rimasto lo stesso di sempre. Nel frattempo spesero miliardi di dollari per adeguare le loro infrastrutture.

Addirittura fecero circolare video a giornalisti, alla Casa Bianca e pure a quelli del Medio Oriente, spiegando loro che seppure fosse tutto vero, questi supposti cambiamenti climatici avrebbero potuto essere ottimali per l'agricoltura e che sarebbe stata la fine della fame nel mondo!

E' come il referendum in Italia: i lobbisti, i petrolieri, gli affaristi hanno, oggi come allora, molti piu' soldi, tempo, agganci degli scienziati indipendenti. Per di piu' a quel tempo non c'erano internet su larga scala, facebook e tantomeno una coscienza civile diffusa. In poche parole, fu una campagna mediatica sbilanciata e inarrestabile. Potevano dire quasi tutto quello che volevano, e lo dissero, su disoccupazione, costi elevati dell'elettricita', declino della qualita' di vita negli USA.

Gli credettero.

Ma Sable andava avanti. Cosi pure Troll, nei mari del Nord un mostro della Shell di 30 metri di altezza dalla superficie del mare, costruita cosi in alto perche' ci si aspettavano altrettanti metri di mare in piu' a causa dei cambiamenti climatici. Anzi, invece che 30, si decise poi 32 metri dalla superficie del mare, per "essere sicuri". Troll esiste ancora ed e' una piattaforma da film dell'horror a vederla. Installarono maggiori impianti di sicurezza contro gli uragani, e si studiarono come creare tubature ed oleodotti  piu' resistenti alle intemperie del clima.


Una volta morta Kyoto, il Global Climate Coalition pian piano si sciolse. Il lavoro era stato fatto: gli USA non avrebbero firmato Kyoto, il pubblico non credeva ai cambiamenti climatici e potevano tornare a fare quello che avevano sempre fatto: trivellare.

Ma anche se sotto altri nomi, la propaganda continuo'. Fra il 1998 e il 2005 la sola Exxon Mobil diede almeno 15 milioni di dollari a vari altri enti negazionisti.

I livelli del mare attorno a Sable sono aumentati.










Monday, July 13, 2015

Obama: la solarizzazione per tutti




Finalmente una decisione di Obama di cui andare fieri.

Nonostante tutti gli ostacoli possibili e immaginabili imposti da petrolieri e da amanti dello status quo, i costi dell'energia solare continuano a calare. Diventa sempre piu' facile passare al sole, i costi sono facilmente recuperabili, si risparmia su tempi che diventano sempre piu' corti, e c'e' anche un pizzico di orgoglio ambientale.

Rimane una barriera economica all'inizio, che diventa anche psicologica. In molti, pensano che non possono permettersi di installare i pannelli sui tetti. E voila'. Fra le tante mosse ambientali discutibili di Obama, questa e' lungimirante e democratica: una solar initiative per aiutare chi non ha il capitale giusto a prodursi l'energia da soli e dai propri tetti.  Direttamente dalla Casa Bianca. E' una proposta bella, articolata, ponderata in cui si vince tutti: i poveri, l'ambiente, e l'economia, visto che il solare incentiva lo sviluppo di posti di lavoro locali. 

La Casa Bianca spiega che negli USA l'industria del sole e' cresciuta dieci volte di piu' del resto dell'economia mentre i costi sono dimezzati.  Obama pone allora l'obiettivo di generare energia dal sole anche in comunita' meno abbienti -- dai tetti delle case popolari, con progetti piccoli e grandi  finanziati da denari pubblici e di filantropi, con assistenza tecnica, e coinvolgendo enti locali a sviluppare progetti verdi anche in comunita' povere.

E con la solarizzazione diffusa, l'obiettivo di creare 75,000 nuovi tecnici specializzati entro il 2020. AmeriCorps, una sorta di servizio civile di volontari partecipera' alla formazione dei tecnici e aiutera' nll'attuazione dei progetti. Ci saranno incentivi per l'assunzione di militari al ritorno dalle guerre in Medio Oriente per dar loro un futuro nell'industria solare, e anzi esiste gia' il programma Solar Ready Vets (dove Vets sta per veteran, reduci di guerra) dove i militari vengono formati per diventare specialisti da impiegare per la solarizzazione delle basi militari americane.

Lo stato della California ha gia' un programma simile, figlio del cap and trade initiative. Ogni anno lo stato fissa delle quote massime di CO2 che possono finire in atmosfera (cap). Una parte viene data gratuitiamente agli industriali, per il resto occorre partecipare ad aste o comprarli direttamente dal governo.  Cosi ciascuno ha la sua quota di CO2. Chi vuole immette in atmosfera di piu' di quanto gli e' concesso -- petrolieri in primis -- puo' scambiare quote aggiuntive con chi invece non usa tutti i propri crediti (trade).

Ogni anno le quote generali vengono abbassate. Ad esempio, il cap del 2015 e' stato di 395 milioni di metri cubi. Nel 2020 sara' di 334. Con i soldi hanno creato la Greenhouse Gas Reduction Fund (GCRF) che vengono usati per promuovere progetti green. Dal Novembre 2012 ad oggi hanno raccolto circa 3 miliardi di dollari.

A Sacramento nasce cosi' GRID Alternatives che elargisce 1,600 pannelli solari gratis ai piu' poveri.
Gratis - dai petrolieri ai tetti. 
Per ora, funziona.

Wednesday, March 11, 2015

Il sole, la California, il futuro









La California e' la sede della Apple, di Facebook, di Google e di mille altre aziende nuove e innovative. E' anche una delle capitali dell'energia solare.

Anzi, l'uso delle rinnovabili e' passato dal 12% nel 2008 al 25% nel 2014, con investimenti di 20 miliardi di dollari, da parte di pubblici e privati. In California ci sono i principali impianti di energia solare, eolico e geotermico del mondo intero. La Tesla qui impiega 8000 persone.

Tutti i contratti gia' firmati lasciano prevedere che entro il 2020 saremo al 33%. L'obiettivo e' di arrivare al 50% entro il 2030. Fra 15 anni. A quel punto il petrolio sara' l'energia alternativa.

E tutte le ecatombi previste sulla disoccupazione? Beh, nel 2011 la disoccupazione era al 12%, adesso siamo al 7%.

Il governo in questi anni ha sponsorizzato nuovi progetti e startip di energia "green" con circa 34 miliardi di dollari. Solo il 2% non sono stati ripagati e sono falliti. Tutti gli altri sono ancora attivi e vengono ripagati a cadenza continua, tanto che dei 34 miliardi iniziali, ne sono gia' rientrati 30 miliardi.

L' industria solare e' cresciuta dell' 86% negli scorsi cinque anni e circa 174,000 americani lavorano nel fotovoltaico e 75,000 nell'industria del vento. In California, piu' gente lavora nel sole che in tutte le altre industrie di energia.

Il presidente Reagan a suo tempo aveva riso delle rinnovabili, facendo togliere i pannelli solari sulla casa bianca, messi da Jimmy Carter. Ma il suo segretario di stato George Shultz noto' che

"The United States is on the cusp of a true revolution in the field of energy, and if we can capitalize on these opportunities we'll have a much better energy future from the standpoint of our national defense, from the standpoint of our economy, and from the standpoint of our environment.”

E certo non tutto funzionera', qualcuna di queste aziende fallira, qualcuna e' gia' fallita, ma da qualche parte occorre pur partire. Qualcuno mi scrisse che partendo dal piccolo aereoplanino dei fratelli Wright, che poteva essere una semplice curiosita', siamo arrivati al Concorde. Sara' cosi' anche con il solare, anzi siamo gia' sulla buona strada.

E in Italia possiamo continuare ad ancorarci alle trivelle, ma il mondo correra', con o senza di noi.

Wednesday, August 21, 2013

Concessioni trivelle e stoccaggio: Golfo di Taranto, Ragusa, Pesaro, Ravenna, Vasto

E cosi, mentre in parlamento quelli della commissione ambiente si trastullano, le concessioni in mare e gli stoccaggi vanno avanti. Alcune di queste richieste sono proprio sottocosta, altro che articolo 35.

Ecco qui, direttamente dai siti ministeriali: Ragusa, Golfo di Taranto, Pesaro-Urbino, Ravenna e Vasto. 


1. GOLFO DI TARANTO




Permesso di ricerca idrocarburi D 68 FR-TU - Transunion Petroleum Italia

Acquisizione di dati geofisici con air-gun tra Policoro (Matera) e Trebisacce (Cosenza). 620 chilometri quadrati.

Regioni interessate: Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia
Province interessate: Cosenza, Crotone, Lecce, Matera, Taranto
Comuni interessati: Albidona, Alliste, Amendolara, Bernalda, Calopezzati, Cariati, Cassano all'Ionio, Castellaneta, Castrignano del Capo, Ciro', Ciro' Marina, Corigliano Calabro, Crosia, Crucoli, Galatone, Gallipoli, Ginosa, Leporano, Lizzano, Mandatoriccio, Manduria, Maruggio, Massafra, Montegiordano, Morciano di Leuca, Nardo', Nova Siri, Palagiano, Patu', Pietrapaola, Pisticci, Policoro, Porto Cesareo, Pulsano, Racale, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Rossano, Rotondella, Salve, Sannicola, Scala Coeli, Scanzano Jonico, Taranto, Taviano, Torricella, Trebisacce, Ugento, Villapiana

Scadenza osservazioni di contrarieta': 3 Settembre 2013


2. GOLFO DI TARANTO 



Permesso di ricerca idrocarburi D 79 FR-EN.
ENEL Longanesi Development S.r.l.

Acquisizione sismica a mare attraverso "strumentazione idonea all’individuazione di accumuli di idrocarburi gassosi" nel Golfo di Taranto. 750 chilometri quadrati

Regioni, province e comuni interessati sono gli stessi della Transunion Petroleum Italia nel punto 1.

Scadenza osservazioni di contrarieta':  6 Settembre 2013


3. RAGUSA


Permesso di ricerca idrocarburi D 361 CR-TU
Transunion Petroleum Italia S.r.l.

Acquisizione dati Sgeofisici con air-gun nei pressi di Gela, Scoglitti e Punta Braccetto in provincia di Ragusa. 497 chilometri quadrati.

Regione interessata: Sicilia
Province interessate: Ragusa
Comuni interessati: Acate, Gela, Modica, Ragusa, Santa Croce Camerina, Scicli, Vittoria

Scadenza osservazioni di contrarieta': 3 Settembre 2013


   
4. PESARO-URBINO


Coltivazione di idrocarburi A.C12.AG (BIANCA e LUISELLA)
ENI SPA Exploration and Production

Installazione di piattaforma di gas, perforazione di 8 nuovi pozzi, 3 condotte sottomarine per il trasporto del gas dalla piattaforma Bianca-Luisella alla piattaforma Brenda. 140 chilometri quadrati.

Regione interessata: Marche
Province interessate: Pesaro_Urbino
Comune interessato: Pesaro

Scadenza osservazioni di contrarieta': 17 Settembre 2013


5. RAVENNA 








Realizzazione nuovo impianto di stoccaggio gas di Alfonsine
STOGIT S.p.A.
Regione interessata: Emilia Romagna
Province interessate: Ravenna
Comuni interessati: Alfonsine, Lugo

Scadenza osservazioni di contrarieta' : 13 Settembre 2013


6.  VASTO


Concessione Fiume Treste Stoccaggio
Ampliamento capacità di stoccaggio, incremento della pressione massima di esercizio del 10%, perforazione di 4 nuovi pozzi.
STOGIT S.p.A.

Regioni: Abruzzo, Molise
Province: Campobasso, Chieti
Comuni: Cupello, Lentella, Montenero di Bisaccia


Evviva l'Italia al petrolio!