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Wednesday, June 26, 2019

Brasile: sotto Bolsonaro distrutti 740kmq di foresta in un mese, la maggior deforestazione in dieci anni




Lo sapevamo tutti che non sarebbe stata una cosa buona per il pianeta.

L'elezione di Jair Bolsonaro alla presidenza del paese non prometteva niente di diverso, ed eccoci qui. Dopo pochi mesi dalla sua inaugurazione, la deforestazione dell'Amazzonia procede a passi galoppanti:  il piu' alto tasso da 10 anni a questa parte.

E infatti, secondo l'ente spaziale di ricerca del paese, detto INPE, nel mese di Maggio 2019 sono andati persi quasi 740 kmq di foresta. E Maggio e' solo l'antipasto, visto che i tre mesi di maggior diboscamento sono proprio Maggio, Giugno e Luglio all'indomani delle piogge di primavera.


Per fare un raffronto, nel Maggio 2018 sono andati persi 550 kmq e nel 2017 "solo" 400 kmq.

L'idea di Bolsonaro che e' ora in carica da quasi sei mesi, e' di annientare tutti gli enti di protezione dell'ambiente, dar peso a chi critica l'esistenza dei cambiamenti climatici e sfruttare lo sfruttabile nel paese.

L'ente di protezione dell'ambiente del Brasile si chiama IBAMA ed erano anni che i suoi fondi venivano tagliati. La commissione sulle foreste invece e' stata assegnata al Ministero dell'Agricoltura, che invece e' gestita dalle lobby dell'agricoltura per cui il mantra e' taglia-taglia-taglia.

Ovviamente il governo di Bolsonaro dice che e' tuttapposto: il suo ministro dell'ambiente dice che... non stanno distruggendo niente e che anzi.. aggiungeranno altri alberi!
Mentono sapendo di mentire!

Lo stesso ministro dice che i dati dell'INPE sono stati manipolati. A che pro non si sa! E che quindi lui dara; istruzioni ad una ditta privata di eseguire migliori immagini satellitari.

Intanto i dati che abbiamo adesso, mostrano che nell'anno appena trascorso sono andati persi circa 7900 kmq di foresta, l'equivalente dell'isola di Porto Rico.

Un giorno tutto questo ci si rivoltera' contro, e quel giorno non e' lontano, prometto.

Sunday, December 2, 2018

L'amministrazione Trump approva l'airgun nei mari atlantici






Nei mari dell'Atlantico ci sono varie specie di balene. Ma una e' particolarmente fragile: la North Atlantic right whale.  Ne restano solo 450 esemplari in tutto il mondo, e vivono solo lungo la costa nord-atlantica.

Ma cosa possono mai essere delle balene in confronto alla cupidigia umana? 

E infatti il nostro presidente Donald Trump, una delle figure piu' brutali per l'ambiente americano ed oserei dire planetario, ha deciso di accordare permessi per eseguire airgun lungo la costa atlantica.

Ma come... tutto il pianeta va verso la de-carbonizzazione e lui autorizza airgun, l'anticamera dei buchi petroliferi???

Ebbene si. 

Si tratta di cinque ditte di oil e gas che adesso potranno fare ispezioni sismiche dal New Jersey to Florida.


La faccenda e' complicata, ma gia' nel 2017 il Bureau of Ocean Energy Management aveva bloccato l'airgun in quanto non sicuro per la vita marina. Tutto questo accadeva allo scadere del mandato di Obama quando un gruppo di scienziati aveva avvertito il governo che autorizzare airgun avrebbe
avuto effetti significativi, a lungo termini e diffusi, sulla popolazione marina, e che in virtu' di questo raccomandavano agli amministratori di non autorizzare questa pratica.

Donald Trump non sente nessuno, ne Obama, ne scienziati ne buon senso e nell'Aprile del 2017, qualche mese dopo essere diventato presidente decide che invece airgun, e chissa' un giorno trivelle, si puo'.  E infatti avvolto dalla sua folle megalomania dice che gli USA devono raggiungere la "energy dominance".  Neanche piu' autosufficenti, ma proprio dominatori!
Il colpo di scena arriva quando il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) cambia le carte in tavola e conclude che gli spari saranno un tuttapposto per tutti, anche per le balene in via di estinzione che sono protette dal Marine Mammal Protection Act, una legge scritta ad hoc per salvare le creature marine come balene e delfini.

Sono queste infatti le specie che soffriranno di piu' per l'airgun, perche' usano i suoni per comunicare, cercare cibo, accoppiarsi, andare nella direzione giusta. Ci sono anche timori per la pesca commerciale. Non solo le balene soffriranno.

Per precauzione gli studiosi della NOAA dicono che gli spari devono cessare fra Novembre ed Aprile laddove e' noto che le balene migrano d'inverno; e come in Italia che le navi per airgun devono avere a bordo personale specializzato in monitoraggio marino.

La barriera protettiva sara' di 90 chilometri da balene.

In piu' quelli del NOAA dicono che le prede delle balene, cioe' i pesci piu' piccoli, non saranno affette dall'airgun e che dunque, tuttapposto. 

E cosi, subito dopo questi giochini mentali del NOAA l'amministrazione Trump non ha perso tempo ed ha rilasciato i permessi trivellanti.

I permessi si chiamano ``Incidental Harassment Authorizations'', cioe' autorizzazioni di molestie involontarie; nel senso che si possono causare tali molestie alle bestie marine secondo tale autorizzazione. L'idea e' che gli animali non devono essere disturbati volontariamente, ma se capita... non fa niente! 

Questo lo dicono quegli intelligentoni della National Oceanic and Atmospheric Administration.

E cioe':

Molestiamo le balene a norma di legge!




Tutto questo, a mio parere e' assurdo ed e' un tentativo di normalizzare cio' che normale non e'. Se le balene sono in pericolo durante i mesi invernali, come facciamo ad essere sicuri che mai saranno esposte all'air gun durante gli altri mesi?  E veramente inverno o estate che sia pesci, delfini e balene sottoposte a bombardamenti di suoni ogni dieci-quindici secondi per settimane o mesi non ne risentiranno? 

Siamo sicuri di sapere con estrema certezza che in zona X non ci sara' mai nessuna balena?
O che gli effetti dell'airgun a 91 chilometri non daranno fastidi?

E gli studi che dicono che il suono dell'airgun puo' essere sentito anche a 3,000 chilometri dal punto di impatto?

Oltre a questi, tanti altri studi che mostrano per esempio che lo zooplankton - microcreature marine, come larve, crostacei e piccole meduse, calano del 64% entro 1.5 chilometri dal punto di sparo dell'airun. E considerato che l'airgun viene eseguito lungo vari chilometri di mare, e' chiaro che gli impatti non sono affatto trascurabili.

E se la balena del Nord Atlantico si estingue?

Ma alla fine il discorso va ben oltre l'airgun in se per se.

Non abbiamo forse il gran pericolo dei cambiamenti climatici che ci assale giorno dopo giorno? E come degli scemi continuiamo non solo a trivellare, ma a cercare altro petrolio!

L'oceano Atlantico, dalla parte USA e' stato in essenza salvato dalle trivelle nel corso degli anni, grazie a varie ammininstrazioni che per amore,  per calcolo, o perche' l'opnione pubblica non glielo ha concesso ha evitato di bucare il mare.  E infatti l'ultima volta che ci sono state qui ispezioni sismiche a scopo petrolifero e' stato nel 1980.

E adesso? 

Adesso queste cinque ditte possono fare airgun:  WesternGeco (sussidiaria Schlumberger,)  TGS-NOPEC Geophysical Co. Asa, ION GeoVentures, Spectrum Geo, e CGG.  Alcune le conosciamo bene perche' volevano venire anche in Italia. 

Ovviamente la gente non ci sta e ci sono decine e decine di comunita' piccole e grandi, di gruppi di pescatori, turisti, amanti del mare che combatteranno questa decisione.

Io spero che questi prossimi due anni passino in fretta e che chiunque sieda in quella stanza ovale e prenda le decisioni sia pou' lungimirante di questo incubo arancione che abbiamo votato. E' un uomo stupido, piccolo e testardo, incapace di cambiare idea, di arrendersi all'evidenza, di salvaguardare l'unico pianeta che abbiamo.




Monday, July 10, 2017

Jimmy Carter, 92 anni, apre campo solare che fornira' meta' dell'energia a Plains, la sua citta'










“A generation from now, this solar heater can either be 
a curiosity, a museum piece, 
an example of a road not taken, 
or it can be just a small part of one of the greatest 
and most exciting adventures ever undertaken 
 by the American people.” 

Jimmy Carter, 20 Giugno 1979 


“I am encouraged by the tremendous progress that solar 
and other clean energy solutions 
have made in recent years and expect those trends to continue.”



Formidabile Jimmy Carter. Presidente USA dal 1977 al 1981, premio Nobel alla pace per il suo lavoro a favore dei diritti umani, sconfigge il cancro a 90 anni, e continua ad essere uomo intelligente e aperto al futuro.

Fu lui ad installare per primo 32 pannelli solari sui tetti della Casa Bianca, il giorno 20 Giugno 1979. Questi pannelli furono poi tolti da Reagan, pochissimo tempo la sua inaugurazione, nel 1981. Solo nel 2013 Obama torno' ad installare un sistema di pannelli fotovoltaici sui tetti di 1600 Pennsylvania Avenue.

A Febbraio 2017,  Jimmy Carter ha deciso di aprire un campo solare su 4 ettari di sua proprieta', in partnership con la ditta SolAmerica di Atlanta, per fornire meta' del fabbisogno energetico della citta' di Plains, Georgia, la sua citta' natale.  Il campo solare produrra' circa 1.3 Mega-Watt di energia l'anno.

Intanto, il 20 Giugno 2017, esattamente 38 anni dopo la solarizzazione della Casa Bianca, anche la library presidenziale di Carter, dove sono conservati tutti i documenti collegati al suo mandato, passa al solare con 324 pannelli fotovoltaici sul tetto.

Il giorno della transizione e' stato scelto apposta per coincidere con l'anniversario di quel giorno sui tetti della Casa Bianca, per ricordare quanto avanti fosse stato Carter con il suo volere l'energia pulita, fatta in casa, allora, come adesso.

Quei pannelli del 1979 erano usati per generare acqua calda ed erano per molti versi simbolici. Poi venne Reagan a smantellarli, perche' facevano pensare alla "poverta'", alla necessita' di risparmiare, mentre invece Ronald voleva portare prosperita' e ricchezza alla nazione, in quel momento in recessione. E questa abbondanza era sottoforma di petrolio, specie dopo gli anni dell'embargo e della crisi del petrolio dei primi anni settanta.

E cosi', i pannelli di Carter furono tolti e mandati al tetto della mensa della Unity College del Maine. Qualche anno dopo, fu George Bush figlio che installo' il primo sistema elettrico sul sito della Casa Bianca con circa 167 pannelli per acqua calda, riscaldamento della piscina, e alimentazione energetica di alcune ale della Casa Bianca. Erano impianti discreti, non sul tetto e sparsi su tutto il sito presidenziale. Nel 2013 Obama ne installo' altri 50 sul tetto.

Chissa' come si e' sentito Carter quando hanno tolto i suoi pannelli. Forse un po sconfitto, o un po sognatore fallito. Pero' eccoci qui, quasi 40 anni dopo, con la storia che gli da ragione. Spero che un giorno si possa dire lo stesso dell'attuale presidente Donald Trump e che le sue idee retrograde possano un giorno cambiare ed essere un po' piu' proiettate verso il futuro invece che verso il passato.
Ma poco ci credo. 

Inatnto Jimmy Carter e' ancora attivo, ha voglia di fare. Continua a tirare su soldi per il suo lavoro di beneficenza, a parlare in pubblico, a scrivere, ad avere idee. 

Credo che sia bello invecchiare cosi. 








Thursday, January 26, 2017

La Cina costruisce il piu' grande impianto solare del mondo e sogna di essere la prima superpotenza green







 Longyangxia Dam Solar Park, Qingha - Cina



“Even if President Trump doesn’t care about the climate, that’s America’s point of view.
The Chinese government will carry out and fulfil its international commitments as they always have done in the past, and as they are doing now in order to try to tackle climate change.

“I don’t care what Mr Trump says – I don’t understand it and I don’t care about it. 
I think what he says is nonsense.”

Jin Ping Xi, Presidente della Cina


Siamo in Tibet.

Altipiani, linee morbide all'orizzonte, cieli blu, montagne innevate. Un tempo allevamento di bestiame.

Oggi una distesa infinita di pannelli solari e una scritta che dice "Energia verde!"

Si chiama Longyangxia ed e' un impianto solare di 27 chilometri quadrati che in un certo senso rappresenta l'ambizione della Cina di passare dalla strega alla fata dei cambiamenti climatici.

La costruzione di Longyangxia risale al 2013 ed a' ancora in espansione - ad un investimento di circa 750 milioni di euro.

Per ora fornisce circa 850 MW di potenza e puo' alimentare energia per circa 200mila case.

In Cina, pragmatici e pratici, e con la voglia di fare bella figura, sono convinti che i cambiamenti climatici esistono. Fino al 2012 in Cina si pensava che il solare fosse troppo costoso. Ma da allora tante cose sono cambiate.

Primo fra tutti il costo dei pannelli solari, e secondo il rendersi conto che davvero occorre usare tutto quello che si puo' per fermare il soffocamento da CO2 nel paese, che paralizza vite e polmoni.

E cosi' in Cina ci si sono gettati a capfitto: il paese e' ora il principale investitore nel settore rinnovabili nel mondo intero.

Vogliono arrivare a produrre 110GW di potenza solare e 210GW di eolico l'anno.

Entro il 2030 vogliono arrivare al 20% di energia green - il che per un paese grande territorialmente e di popolazione come la Cina e' un enorme obiettivo.  Non parliamo di San Marino, parliamo di un miliardo e mezzo di persone.

E cosi arrivano investimenti a palate: $360 miliardi di dollari da spendere entro il 2020 su sole e vento, per tagliare smog, e per creare 13 milioni di posti di lavoro. 

Sono numeri impressionanti. Ed e' ironico che se gli USA resteranno indietro sui cambiamenti climatici, il leader della transizione mondiale dal fossile all'energia green sara' proprio la Cina.

In un certo senso, il primo ministro cinese, Xi e' in cerca di una sua eredita' da lasciare dopo di se, ed ora che Obama e' uscito di scena, e con lui molto probabilmente gli USA, Mr. Xi vuole prendere il suo posto. In un certo senso le speranze del mondo green post-COP 21 di Parigi sono ora riposte nella Cina: l'inquinamento, specie da carbone, e' fuori controllo, ma cosi anche gli obiettivi del paese sono grandiosi e lungimiranti, e questo da' speranza.

Non solo, per la Cina occupare il ruolo che Obama voleva in un certo per se, e cioe' di leader delle rinnovabili, della lotta ai cambiamenti climatici, rappresenta un modo per avere cosiddetto "soft power" nel mondo, di poter mostrare la propria influenza a livello mondiale, di porsi in una buona luce, di essere presa come esempio.

Non e' solo il clima, e' anche l'immagine, che di questi tempi sappiamo, giusto o sbagliato che sia, che conta, e conta molto.

E poi c'e' il reparto economico. I cinesi non sono scemi e sanno che la transizione green e' anche una opportunita' per il paese di ammodernizzarsi, di crescere l'economia, di aumentare (questo si!) la propria sicurezza energetica.  E una volta sviluppate e testate tecnologie nuove, la Cina potrebbe poi esportare tutto in paesi di Africa, Asia e America Latina. E' un progetto multi-decennale, di crescita sotto ogni punto di vista.  Gia' ora la Cina ha letteralmente invaso i mercati di Brasile, Egitto, Indonesia, Pakistan e Vietnam.


Esempio? I cinesi hanno costruito il piu' grande impianto solare del Pakistan.

Ovviamente non lo sappiamo come il tutto andra' a finire. Potrebbe essere che questa spinta green porra' ostacoli all'industria manifatturiera cinese che e' riuscita a cresere a ritmi esorbitanti anche grazie al fatto che non c'erano troppe regolamentazioni ambientali, e chq quindi venga arrestata prima ancora di iniziare. Ma lo stesso, il fatto che accettano almeno i cambiamenti climatici sono veri e vogliono almeno provarci a fare qualcosa e' un segnale positivo.

E poi c'e' anche qualche volta l'entusiasmo e la fretta che porta a decisoni sbagliate. Ci sono stata in Cina, anche di recente e non ho potuto fare a meno di notare che l'approssimazione di molte costruzioni (e lo spreco di soldi!) poteva essere evitato.

Esempio? Hanno costruito campi solari ed eolici laddove non ce n'era veramente motivo, con poco sole e poco vemto solo per spendere incentivi statali e lontano dalle zone piu' urbanizzate e che usano piu' energia. In altri casi c'e' spreco di di energia, non c'e' sufficente cablaggio per le trasmissioni.

Ma come detto, c'e' volonta' di crescere, di imparare e di migliorarsi. E se qualcuno ride della Cina, occorre solo guardare a come e cosa erano 20, 30 anni fa e vedere adesso come sono riusciti ad imparare e a crescere.


Saturday, November 1, 2014

Realacci presidente onorario di Legambiente: perche' hai votato si?


Ermete con le sue competenze e la grande esperienza 
acquisita in tanti anni di importanti battaglie ambientali 
condotte alla guida di Legambiente, è la miglior garanzia perché questo Parlamento 
sappia raccogliere le tante nuove sensibilità ambientali presenti e sappia 
imprimere quella svolta che milioni di cittadini si attendono
 nella qualità della loro vita, nelle prospettive di nuovo lavoro, 
nella creazione di nuova bellezza nelle città come nelle aree meno urbanizzate, 
nel rispetto della legalità ovunque. 
Siamo certi che con la sua intelligenza e la sua tenacia saprà 
far valere le ragioni dell’ambiente e di un sano sviluppo del territorio.
che ha votato si allo Sblocca Italia, 7 Maggio 2013


Sono sempre convinta che le battaglie per la difesa del territorio hanno successo quando ad essere coinvolti sono i cittadini in prima persona, e quando questi sono informati, tanti, arrabbiati e intelligenti.

E quindi che si chiami comitato, o associazione, o movimento, o non si chiami niente, non fa differenza. L’importante è che tutti si lavori verso lo stesso obiettivo, ciascuno con i propri talenti ed il proprio tempo e nel rispetto di ciascuno. Non a caso le vittorie più belle in Italia sono arrivate quando è stato dal basso che ci si è organizzati, in Sardegna, in Abruzzo, in Lombardia e quando tutti hanno lavorato costruttivamente.

Questo non vuol dire che associazioni con dei nomi importanti non siano di rilievo. Anche se spesso arrivano in ritardo, quando già le criticità sono note a livello locale, possono fare molto in termini di sensibilizzazione, da amplificatore mediatico e per influenzare le scelte politiche a livello nazionale.

Ed è per questo che non capisco Legambiente.

In questi mesi e settimane sono stati molteplici i comunicati di questa associazione contro lo Sblocca Italia – spesso attingendo ed ispirandosi a materiale e fonti che diciamo, sono venuti altrove. Ad esempio, qui chiedono l’abrogazione dell’articolo 38 del decreto Sblocca Italia.

Qui invece il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, durante un presidio a Montecitorio contro lo Sblocca Italia lo definisce un “decreto antiambientale, vecchio e pericoloso” aggiungendo che il decreto e’ “carico di interventi sbagliati, all’opposto del sostegno ad un’economia circolare e low carbon” e che lo Sblocca Italia ripropone un’Italia “vecchia, incapace di stare al passo con i tempi, che si limita a fare “tana libera tutti” contro i lacci e lacciuoli, che imbriglierebbero il sistema”.

Anche a livello europeo hanno avuto dure parole di critica al governo che ha mostrato “scarsa capacità di leadership e volontà politica di investire nello sviluppo di un’economia europea a basse emissioni di carbonio cedendo alla lobby del fossile“ in occasione del Consiglio Europeo su Clima e Energia svoltosi a Bruxelles durante l’ultima settimana di Ottobre.

Ma allora, perché il presidente onorario di Legambiente Ermete Realacci del PD, presidente della VIII Commissione permanente Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati ha votato a favore dello Sblocca Italia? L’ha fatto due volte, il 23 ottobre 2014, quando c’è stato il voto alla fiducia sul governo e poi il 30 ottobre 2014 quando c’è stato il voto finale.

Come si conciliano le parole del presidente Cogliati Dezza contro lo Sblocca Italia con il voto del presidente onorario Realacci? Non è un controsenso?

Notare che sebbene rarissime come le mosche blu, ci sono state dentro il Pd altri voti “ribelli”, quelli di Giuseppe Civati e di Luca Pastorino che hanno detto no allo Sblocca Italia. Quindi Realacci non può dire che non poteva fare altrimenti. Aveva una scelta, come ce l’avevano Civati e Pastorino, e ha scelto di votare sì.

Qualcuno mi dirà: e che poteva fare Realacci? Poteva fare quel che poteva fare anche Giovanni Legnini: spiegare, sensibilizzare, creare consenso a favore dell’ambiente dentro i palazzi romani spiegando a chi scrive queste leggi che è assurdo rendere la vita ancora più facile ai petrolieri in un paese come l’Italia.

Se lo possiamo fare noi cittadini parlando gli uni agli altri, informandoci e creando opinione, lo può fare anche un politico, facendo l’attivista dentro i palazzi romani e magari convincendo gli altri parlamentari a rivedere queste norme trivellanti.

Costa fatica, lo so. Meglio non prendersele queste gatte a pelare, vero?

Che dire. Sono sicura che il passaggio al Senato dello Sblocca Italia sarà senza inceppi per Renzi e compari. E questo significa ancora una volta che l’onere e l’onore di difendere il territorio non lo si deve delegare a nessuno – né a Renzi, ne al Pd, ne a Legambiente, né a Godot.

Purtroppo tocca a ciascuno di noi, ogni santo giorno.

Qui la lista di tutti i parlamentari della Camera e come hanno votato sullo Sblocca Italia.

Thursday, October 9, 2014

La bellezza e l'inferno







Questa e' la lettera che Franco Moroni, assessore della provincia di Chieti e delegato speciale per la
difesa della costa e delle problematiche petrolifere, ha scritto a Matteo Renzi in merito allo Sblocca Italia.

La trovo molto bella e la voglio condividere qui.

Grazie Franco, dalla nostra parte, dall'inizio.


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A Matteo Renzi, Presidente del Consiglio d'Italia

La bellezza e l'inferno

E’ vero, l’Italia ha bisogno di risorse energetiche che la svincolino da quei legami equivoci con le grandi potenze che la costringono ad assoggettarsi alla volontà e ai desideri altrui.

Tuttavia, ritengo che non sia questa la strada corretta da intraprendere, Signor Presidente del Consiglio. La natura stessa ce lo dice, gli abruzzesi che ce lo dicono: non intendono più sacrificare neanche un centimetro della propria terra sull’argomento petrolio, una terra vocata per le sue eccellenze, al turismo e all'agricoltura.

La Regione Abruzzo è uno dei tesori segreti dell'Italia.

Non c'è folla, né industria pesante; solo verde, mare, sole, castelli, vigneti, e villaggi in pietra.

Non frantumate questa bellezza, non scaraventateci nell’inferno per fare gli interessi di pochi ignorando completamente quelli di molti, non utilizzate logiche ignoranti e prive di scrupoli decidendo di strumentalizzare il nostro territorio a vantaggio di biechi personalismi.

Esorto anche il Governatore della Regione Luciano D’Alfonso ad attivarsi attraverso i propri canali con il Governo Centrale al fine di scongiurare gli effetti di una strategia energetica che non ha nulla a che vedere con il nostro Abruzzo.

Tengo a rimarcare che centinaia di studi scientifici a livello mondiale dimostrano come l’inquinamento che proviene dalle lavorazioni degli idrocarburi provoca sul territorio aumenti di tumori, malformazioni fetali, malattie cardiorespiratorie e deformazioni genetiche come ben sanno gli abitanti di Falconara, Gela, Viggiano, Priolo, Porto Marghera, Manfredonia, Cremona.

Inoltre, nel compartimento del lavoro, i vari report dell’OPEC evidenziano che il settore è stato notevolmente colpito dal calo della domanda mondiale e che quindi non vi sono prospettive di crescita lavorativa, resistendo in ambito occupazionale nel solo “circolo chiuso” dell’indotto, cioè di quelle poche aziende che operano nel settore.

Il petrolio abruzzese è un petrolio “amaro”, cioè non si ricavano benzine ma solo bitume per asfalti o nel migliore dei casi PVC, come dichiarato anche dall’amministratore delegato della Medoilgas Sergio Morandi, titolare della concessione “Ombrina Mare2”.

Se il 1° settembre 2009 anche la Chiesa Cattolica attraverso il Sinodo dei Vescovi abruzzesi e molisani ha pubblicamente preso una posizione contraria allo sfruttamento petrolifero in Abruzzo.

Se il 30 giugno 2010 “il Sole 24 ore” faceva un excursus sull'impossibile convivenza tra le richieste (e le autorizzazioni) di piattaforme petrolifere offshore e l'economia turistica e l'ambiente.

Se di conseguenza anche il giornale della Confindustria è stato costretto ad una prudente ritirata di fronte ad iniziative petrolifere che cozzano con il turismo, penso che qualcosa nel sistema OIL&GAS non vada, come penso Signor Presidente del Consiglio, che Lei possa e debba dare un segnale concreto modificando il decreto Sblocca-Italia verso risorse ecosostenibili perché se l’Italia vuole uscire da questo imbarbarimento ambientale e sociale deve ritrovare la forza e la dignità dei propri padri. Forza e dignità che nel dopoguerra hanno permesso di uscire dalla morsa della povertà e del sottosviluppo.

Vogliamo bene a questo mare e a questa provincia, ed e' per questo che faremo di tutto per evitare le estrazioni di idrocarburi .

La esorto e Le chiedo di intervenire direttamente nel modificare il decreto Salva-Italia in quelle parti che trasformerebbero una Regione “verde” e vivibile in una Regione “amara”.

Franco Moroni, 29 Settembre 2014

Sunday, January 19, 2014

Petizione europea contro il fracking




Dalla mia amica Francoise Lienhard di Francia mi arriva la richiesta di firmare una petizione europea contro il fracking.

La lettera e' da essere firmata non da individui ma da gruppi ed associazioni. Le associazioni non e' necessario che abbiamo statuti, presidenti, etc etc, basta che siano gruppi di persone attive contro le trivelle e per l'ambiente. Anche nomi di gruppi facebook che sono attivi sono benvenuti.

Questo e' il testo e i gruppi firmatari finora - sono quasi 300.

http://heavenorshell.se/open-letter-eu-institutions

Per l'Italia sono solo in tre finora.

Qui le varie traduzioni (in Italiano non c'e'). Se qualcuno volesse tradurla, sarebbe il benvenuto.

Per chi la volesse sottoscrivere, basta aggiungersi nei commenti o mandarmi un email.

Siamo tutti volontari e Dio solo sa quanto tempo tutto questo porta via. Per evitare la prossima volta di dover rifare tutta questa trafila, sarebbe utile decidere che Francoise puo' usare i nominativi che le arrivano dai vari gruppi anche per le prossime petizioni, che certo non mancheranno.

Il testo in Inglese e' qui sotto e si puo' scaricare qui.

Grazie a tutti per il tempo.
 

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Europe, January 16, 2014

For the attention of: José Manuel Barroso, President of the European Commission, Commissioners

from DG ENVI, ENER, CLIMA, ENTR, AGRI;

To European Council Members and national heads of state (Presidents, Prime Ministers & Ministers concerned);

To Members of the European Parliament.

Subject: Unconventional fossil fuels / Environmental Impact Assessment (EIA)

Directive & other projects from the European Institutions

We, groups of concerned citizens and environmental organisations, mobilised against the development in Europe of unconventional fossil fuels (UFFs), are extremely worried about the recent developments regarding review of the Environmental Impact Assessment (EIA) Directive, plans for a European UFF framework and also about transatlantic agreements and projects of the European Commission.

To extract shale gas, shale oil, tight gas and coal - bed methane a technique called hydraulic fracturing or “fracking” is being used. This goes along with multiple and unavoidable impacts on the environment, on climate, on people’s health and on a number of fundamental freedoms and human
rights.

The main reasons why we oppose this industry are:

The extraction of these hydrocarbons will worsen our GHG-footprint and will divert or even  jeopardize European energy and climate objectives. Instead of moving away from fossil fuel energy sources, developing more sources of renewable energy, and improving energy-efficiency policies, this industry would lock us into another dirty fossil fuel cycle;

This extraction industry requires a massive system of pipelines, pressure stations and transportation hubs in order to operate. This inevitably leads to methane leaks, with different reports suggesting leakage of between 4% and 11% of the total methane volume produced. As a greenhouse gas, methane is 86 times more potent than CO2 on a 20-year timescale, which makes UFF production potentially even more damaging for climate than coal itself.

The extraction techniques impact ecosystems and local environments in a destructive and irrevocable manner;

These extraction projects take up a disproportionate amount of essential primary resources: land, water and air;

As the industry requires a vast number of vehicles for transportation purposes, these projects also carry secondary burdens to the EU economy such as public infrastructure depreciation on roads, bridges, etc. Most public roads in the EU are not designed to carry the added weight of the “super trucks” or “road-trains” that the industry uses, especially in rural areas.

A significant number of inhabitants would be directly affected by this type of exploitation, including those who survive exclusively by farming their land. Extraction would lead to an increase in poverty;

Political promotion of these activities completely contradicts the growing need for local economic systems based on natural and cultural heritages and renewable energies; UFF activities correspond to large-scale industrialisation – they have massive impacts on regional planning and affect a wide range of densely populated areas and environmentally sensitive zones, as observed in the USA, Canada, and Australia.

The European authorities have already published studies demonstrating these risks. They are aware of the numerous scientific and peer-reviewed studies warning about the multiple and worrying impacts attached to this industry. However, it seems that policymakers appear of a mind to ignore all these significant facts. Further to this, even the opinions of directly affected populations are being brutally ignored.

The current legal situation in the EU does not guarantee a mandatory EIA for the exploration and extraction of UFFs throughout Europe, and represents a permanent violation of European environmental policy principles, of regional planning goals and of fundamental European democratic values. This essential requirement would have necessitated baseline studies before the commencement of new projects and would have guaranteed better inclusion of local communities in the decision-making process.

The UFF framework that will be announced by the European Commission is just a set of non-binding recommendations that goes against the results of its own impact assessment requiring legislative actions. Thanks to the joint action of Mr. Barroso and countries such as the UK, Poland, Romania, Czech Republic and Hungary, the EU are opening the doors to a poorly regulated and heavily polluting industry. The promises made to “develop an EU framework for safe and secure unconventional hydrocarbon extraction” will not be kept.

The above arguments, backed up by evidence, have been expressed on many occasions by groups of concerned citizens and environmental organisations, particularly with regard to the Korbach Resolution.

It appears that our politicians do not wish or are not prepared to take these arguments into consideration. This is a serious denial of democracy and a clear sign that the balance is tipping in favour of uncertain short-term and environmentally damaging financial gain, at the cost of long-term public health and sustainable environment. In addition, we have noted that there is some corruption at local level.

Local communities have been plunged into distress and insecurity, with violations of human rights and repression, as recently in Pungesti (Romania), Zurawlow (Poland) and Barton Moss (Great Britain); and trust in the European Union is vanishing fast.

This state of affairs needs to be taken into consideration as part of the review of the EIA Directive, and also in the negotiations on CETA and TAFTA, as these agreements are being negotiated in absolute secrecy. This cannot be tolerated by the EU Parliament, EU Council and EU Commission.

The Commission announced a “non-binding framework” on shale gas. What will be the flexibility when taking into account the huge pressure from investors and the energy industry? Regarding CETA and TAFTA, it is becoming increasingly evident that REACH is in their sights. However, this regulation is the tool that prevents industries from doing just about anything, especially in the chemical sector, which makes products for the mining industry. We also note that the arbitration rules between firms and states, encouraged by the Energy Charter Treaty, is one that is best suited to the investors. Investors may challenge environmental legislation purely on the basis that it represents an obstacle to their investments and thus their profits. This may result in:


Payment of considerable financial compensation to companies, which is then taken from individual member state budgets;

A free- trade system that takes its lead from the Energy Charter Treaty, and completely favours the private sector and investors over public interest and member state sovereignty;

For all the reasons detailed above, we solemnly call upon the members of the European Council, the Commissioners and the Members of the European Parliament to take action now, in the best interests of their member state populations and all EU citizens. Denying the facts previously described would mean that European policymakers are ready to accept the harmful effects of fracking for the immediate future and for future generations.

Members of the European Parliament, you must act decisively and with clarity so that the law is unambiguous. This Environmental Impact Assessment is required for the life cycle of the well and should come into force prior to any exploration or construction activity (pad construction, drilling, cementing, casing, wire line logging, etc.).

Considering its numerous impacts, the use of fracking techniques for the exploration and exploitation of fossil fuel energy sources should be subject to a mandatory Environmental Impact Assessment.

Members of the European Council, Mr. President of the European Commission, and Commissioners,
national Heads of States and Ministers concerned, you should definitely act for the removal of an ISDS (Investor State - Dispute- Settlement) within CETA/TAFTA because it torpedoes our judicial systems and it can be used to attack the already political enacted environmental policy objectives, climate change and energy targets, consumer protection and legal principles of the European Union, and the exception on the REACH regulation which, if anything, should even be strengthened.


Friday, February 15, 2013

Fracking a New York: ancora un anno di moratoria

 
"We love you, Governor"


We love you too, Ms. Ono.

La battaglia contro il fracking nello stato di New York va avanti.

In questo stato esiste una moratoria temporanea dal 2008, anno in cui si decise che prima di approvare o di vietare il fracking occorreva indagare bene i suoi effetti su acqua, ambiente e aria.

E cosi dopo 4 anni di dibattiti, rinvii, audizioni pubbliche e incontri, si e' arrivati a Mercoledi' 13 Febbraio 2013, quando il governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo, doveva rendere pubblico un rapporto sugli impatti del fracking sull'ambiente, testo sul quale si sarebbero dovute basare le leggi e le regole per governare il fracking a New York State.

Mercoledi' 13 Febbraio pero' e' arrivato ed e' passato ed il rapporto non e' stato terminato.

Cuomo dice che e' piu' importante fare le cose per bene piuttosto che rispettare scadenze arbitrarie. Il governatore ha ambizioni pubbliche sulla scala nazionale e ovviamente non vuole fare sbagli nella sua decisione - e chissa' se per il fracking per se, o per i suoi calcoli elettorali e al proliferare di gente che e' contraria al fracking.

Il New York Times dice che e' per calcoli politici.

Ad ogni modo, a causa dello slittamento di questo rapporto, che doveva essere stilato dall'Health Commissioner dello stato di New York, Nirav Shah, si stima che la moratoria restera' in vigore per almeno un altro anno ancora, per la gioia di residenti, attivisti e ambientalisti e per la delusione dei petrolieri.

Appena la notizia e' diventata pubblica, Yoko Ono ha scritto un email a Cuomo con le parole "We love you Governor - Thank you, Governor Cuomo, for taking time to do a more complete health study.”

Intanto pero' varie cittadine New Yorkesi hanno affrontato la questione da soli e hanno vietato il fracking sul loro territorio da soli.

Tutte assieme rappresentano 1.6 milioni di persone. I comuni che invece hanno approvato il fracking contengono 180,000 persone. Fanno nove a uno contro il fracking.

Sara' una strada tutta in salita per i signori del fracking, come e' giusto che sia.






Tuesday, September 25, 2012

Lettera "Amici Bomba" nel mondo a Gianni Chiodi


Il gruppo "Amici di Bomba" che raccoglie oriundi di Bomba e del suo comprensorio in vari paesi del mondo ha inviato una lettera aperta al presidente Gianni Chiodi, invitandolo ad adoperarsi attivamente
affinche' la raffineria proposta dalla Forest Oil Corporation a Bomba sia definitivamente bocciata, in vista della riunione a Roma il giorno 1 Ottobre 2012.

La lettera, firmata anche da Dan Fante,  figlio del famoso scrittore originario di Torricella Peligna,  John Fante,  denuncia il silenzio del presidente della regione Abruzzo che finora non si e' mai espresso sui progetti estrattivi su Bomba. Gli autori ricordano da un lato la  pericolosita' dell'opera, le bellezze dell'Abruzzo che andrebbero perse, la scarsita' del gas e dall'altro la responsabilita' del potere e di Gianni Chiodi.

Il testo della lettera e' in calce, e cosi pure il testo originario in inglese.

Ringraziamo Giuliana Fantini per la cortese opera di traduzione fatta probono.

Associazione Amici di Bomba
Paul Giangiordano - Zurigo, Svizzera
Dan Fante - Arizona, USA
Randi Cecchine - New York, USA
Angela Di Berardino - Los Gatos, California
Dan Aspromonte - Santa Cruz, California

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Gentile Presidente Chiodi,

Le scriviamo questa lettera in riferimento alla lotta attualmente in corso tra i cittadini di Bomba, in Provincia di Chieti, e la Forest Oil Corporation, la multinazionale energetica statunitense che da tempo fa pressione sul Suo governo per realizzare un impianto di estrazione di gas e annessa raffineria ai piedi del Lago di Bomba.

Non siamo suoi elettori e non viviamo in Abruzzo, tuttavia siamo abruzzesi e le nostre radici affondano in alcuni paesi vicino Bomba. Alcuni di noi vengono spesso in visita in Italia, dato che abbiamo numerosi amici e parenti in quella zona, e speriamo che anche i nostri figli e i nostri nipoti ne avranno l'opportunita'.

Presidente Chiodi, siamo sicuri che Lei abbia deciso di intraprendere una carriera nella pubblica amministrazione perche' vuole difendere al meglio gli interessi dei suoi cittadini e perche' ama l'Abruzzo tanto quanto l l'amiamo noi.

Tuttavia, nonostante la netta opposizione dei cittadini di Bomba e di diciannove comuni circostanti oltre alla stessa Provincia di Chieti, a gruppi di interesse strategico per l'economia della regione inclusa Confcommercio e a esponenti della chiesa locale Lei e' rimasto in silenzio nel corso degli anni e non si ancora riusciti ad arrivare all'epilogo di questa faccenda.

Antonio Sorgi, il capo della Commissione VIA, anche'egli rimasto in silenzio nonostante le pubbliche  critiche mosse al progetto, pur avendolo respinto con riluttanza in due diverse occasioni.                            
                                                                                                      
Lei e' consapevole del fatto che le emissioni di Idrogeno Solforato generate dall'impianto di desolforazione della Forest Oil eccederanno i limiti tollerati dalla legge italiana? Per quale ragione questa questione non e' stata affrontata dalla Commissione VIA nella fase di rigetto del  
progetto della Forest Oil?                                                                            
                                                                                                      
Il potenziale impatto dello sfruttamento nella regione da parte della Forest Oil potrebbe causare l'emissione di esalazioni tossiche provenienti dall'impianto di desolforazione nonche' lo scatenarsi di eventi sismici, un rischio reale di disastro ambientale dovuto a eventuali terremoti e colate di fango.

La battaglia contro la Forest Oil portata avanti dai cittadini di Bomba non e' una questione economica, e'  una questione che riguarda la salute pubblica e la sicurezza delle persone.

 La crisi economica ha reso la zona della Val di Sangro nella Regione Abruzzo terreno fertile per l'economia del saccheggio, ragion per cui la Forest Oil Corporation ha deciso di portare il caso a Roma. In ogni caso noi crediamo che l'Abruzzo abbia affrontato cose molto peggiori nel corso della sua storia, e per questo riuscira' sicuramente a superare questa crisi economica senza dover pagare lo scotto ambientale causato dall'introduzione di un impianto di estrazione di gas nella regione.

Come Lei probabilmente sapra', l'Abruzzo negli ultimi anni ha acquisito fama internazionale grazie al suo cibo, al suo vino e alla sua crescente reputazione come meta turistica. Il futuro sostenibile dell' Abruzzo dipendera' dal potenziamento delle infrastrutture e dell' economia del luogo e non dall' insediamento sul territorio di multinazionali straniere che mirano a sfruttarne i giacimenti di gas naturale generando aria nociva, corsi d' acqua inquinati e piogge acide.

Nessuno vorra' piu' assaporare il cibo o i vini provenienti da questa regione e ancor meno vi si rechera' in vacanza o acquistera' terreni dove poter trascorrere la propria vecchiaia. E una volta che tutto il gas sara'  stato estratto, avremo perso per sempre tutto quello che abbiamo ora.

Coloro che stanno combattendo contro questa multinazionale nutrono un forte senso di responsabilita' verso il futuro delle proprie citta', dell'Abruzzo e dell' Italia.

Lei, Presidente Chiodi, puo' passare alla storia come un rappresentante pubblico che ha difeso il volere dei propri cittadini e che ha combattuto contro una azienda statunitense di gas rispedendola a casa.

Oppure puo' essere ricordato come l' uomo che avrebbe potuto farlo, ma che ha deciso invece di restare seduto inerme a guardare mentre il futuro della propria regione veniva sacrificato.

Tutto cio'  per permettere ad una multinazionale estera di estrarre una quantita' di gas che soddisferebbe il fabbisogno energetico dell'Italia intera solamente per pochi giorni. In entrambi i casi, il suo lavoro verra' ricordato e produrra' un forte impatto.

Gli Abruzzesi non sono solo coloro che vivono in Abruzzo. Sono anche quelli che, come noi,
discendono dall' Abruzzo e si sono sparsi nel il mondo.

Abbiamo raggiunto paesi lontani quali l' Australia, l'Argentina, il Canada, gli Stati Uniti, il Sud Africa e oltre, e quando torniamo a visitare l' Abruzzo sentiamo un forte legame con la nostra terra d'origine.                                                                    
                                                                                                      
Noi vi stiamo a guardare, amiamo l'Abruzzo e speriamo sinceramente che Lei  scegliera' di fare la cosa giusta.

Associazione Amici di Bomba

Paul Giangiordano - Zurigo, Svizzera
Dan Fante - Arizona, USA
Randi Cecchine - New York, USA
Angela Di Berardino - Los Gatos, California
Dan Aspromonte - Santa Cruz, California

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 Good day Mr. Chiodi,

We write you regarding the ongoing struggle between the people of Bomba in Provincia di Chieti and the American energy company, Forest Oil Corporation, which has been pressuring your government to build a sour gas extraction plant and refinery at the foot of the Lago di Bomba.

We are not your constituents and we do not live in Abruzzo. However, we are Abruzzese with roots in Abruzzese towns near Bomba. Some of us visit there frequently and have many friends and relatives in the area, and we hope for our children and grandchildren to be able to visit as well.

Mr. Chiodi, we are sure you chose the career path of public service because you want to best serve the interests of its people and you love Abruzzo as we do. Yet in the face of the overwhelming refusal of the citizens of Bomba and the nineteen surrounding communities – plus the Region of Chieti itself, local business interest groups in the region including Confcommercio, and even local clergy – you have remained silent over the years as this matter refuses to be put to rest.

The head of the Commissione VIA, Antonio Sorgi, has been silent as well in the face of public criticism of this project, although he has hesitantly turned down this project on two occasions. You remained silent while the TAR overturned the decisions of the Commissione VIA in late July 2012. When Forest Oil meets with the government in Rome next month to override the will of the people of the region you represent so that it may go ahead with its project – we are wondering- will you represent the will of your constituents?

Are you aware that the Hydrogen Sulfide emissions from Forest Oil’s desulphurization plant will exceed the limits allowed by Italian law? Why has this issue not been addressed in the Commissione VIA’s rejection of Forest Oil’s project?

The potential impact of Forest Oil’s exploits in the region could include the release of toxic fumes from the desulphurization plant as well as seismic impacts, which pose a very real risk of an environmental disaster borne of earthquakes or mudslides. The struggle against Forest Oil by the people of Bomba is not a matter of economic debate, but rather a matter of public health and safety.

The situation is ripe in the Val di Sangro region of Abruzzo for the economics of predation, which is why the Forest Oil Corporation have brazenly chosen to take their case to Rome. However, we believe that as Abruzzo has been through much worse in its history, it can surely get through this economic crisis without the environmentally costly introduction of sour gas extraction in the region.

As you probably know, Abruzzo in recent years has gained international acclaim for its food, wine, and its growing reputation as a vacation destination. The sustainable future of Abruzzo will come from building the local infrastructure and economy; not by having foreign corporations exploiting its natural gas deposits while creating noxious air, polluted waterways and acid rain. No one will want to eat the food or drink the wine from such a region, much less go there for vacation or purchase land for retirement. And once all of the gas is extracted, we will have truly lost all that we have.

Those fighting this multinational company feel deep responsibility towards the future of their towns, to Abruzzo, and to Italy. You can make history Mr. Chiodi, as the public servant who represented the will of his constituents by standing up to an American Oil company and sending it home.

Or you can be remembered as the man who could have done that, but chose to sit by complacently while the future of his region was sacrificed to provide a few days’ gas supply to Italy while benefiting a foreign corporation.

Either way, your legacy will be remembered and will have a great impact.

We Abruzzese are not only those who live in Abruzzo; we are also the descendants of Abruzzo spread across the world. We reach as far as Australia, Argentina, Canada, the United States, South Africa and beyond -- and when we come back to visit Abruzzo we feel a strong sense of connection to our homeland. We are watching, we love Abruzzo, and we sincerely hope you choose to do the right thing.