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Wednesday, December 13, 2017

La Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti in oil and gas dal 2019



A partire dal 2019, la Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti oil and gas a causa di forti pressioni a livello planetario affinche' si transizioni al piu' presto verso sole e vento.

Sara' piu facile cosi arrivare a rispettare gli accordi di Parigi del 2015.

Lo scopo della Banca Mondiale e' in generale di provvedere supporto economico per le economie emergenti, investendo in infrastruttura e progetti energetici. Dicono che dopo il 2019 solo sotto "circostanze eccezionali" si potranno finanziare progetti a gas in paesi poveri, ma solo se ci sono in cambio chiari benefici per i residenti. Per ora l'obiettivo resta di usare almeno il 28% dei loro fondi per finanziare progetti green entro il 2020.

L'annuncio e' arrivato da Parigi, ad un summit convocato dal presidente francese Emmanuel Macron. Ci vogliono non milioni, non miliardi, ma trillioni (un milione di milioni!) di investimento in energia rinnovabile se vogliamo arrivare a rispettare gli accordi di Parigi e per evitare che l'aumento della temperatura a livello mondiale non superi i due gradi celsius.

Come sempre, sono i soldi che dettano legge, e spesso i fondi per fare la cosa giusta mancano, considerato anche che ora gli USA sono diventati ostili all'azione concreta contro i cambiamenti climatici. Trump non e' stato nemmeno invitato e al suo posto c'era un esponente dell'ambasciata USA a Parigi. Ma c'era John Kerry, precedente segretario di stato USA che ha definito le azioni di Trump in merito al clima una vergogna.

A disgrace.

Ha detto che ci sono voluti 26 anni per arrivare a questo benedetto trattato e che Trump senza capirne niente, arriva e distrugge tutto il lavoro fatto negli anni passati. Erano presenti anche il governatore di California Jerry Brown e l'ex sindaco di New York, Mike Bloomberg.

Nel 2016 la Banca Mondiale aveva investito circa 3 miliardi di dollari in industrie "estrattive", petrolio e miniere, tre volte quanto investito nel 2015.





Saturday, December 3, 2016

San Francisco vieta le trivelle. Sfrattata la Chevron per far posto al sole.


 

Kern County



 Il Golden Gate Park, San Francisco 

San Francisco Public Library

La citta' di San Francisco ha appena varato una normativa che vieta alla citta' di approvare nuove concessioni trivellanti sul territorio comunale, e/o di estendere le concessioni scadute.

San Francisco e' ovviamente una citta' urbanizzata fino all'impossibile, e uno potrebbe pensare che ... dove mai saranno i campi petroliferi? E invece il comune possiede vari appezzamenti di terreno fuori dai confini della citta', anche in contee distanti, e piu' rurali.  E' su questi terreni che sara' vietato trivellare. 

Tutto nasce quando uno dei supervisors della citta', John Avalos, scopre quasi per caso che la citta' aveva affittato un campo di terreno alla Chevron, in Kern County, fra Los Angeles e San Fransisco. Era una eredita' lasciata alla citta' nel 1941 dal signor Alfred Fuhrman che volle fare un atto di generosita' alla citta':  secondo il suo testamento i guadagni di quei terreni devono essere suddivisi fra in parti uguali fra la San Francisco Public Library e Golden Gate Park.

Gia' questa e' una storia bella di uno che lascia i suoi terreni al parco e alla libreria, e se avessi tempo vorrei indagare su questo Fuhrman. Cosa l'ha spinto a fare questo? Si puo' dire tutto quello che si vuole sugli Americani, ma questi atti di generosita' sono frequenti e io non ne ho mai visti cosi tanti da nessuna parte del mondo.

Kern County e' per molti versi il cuore della Calfornia al petrolio. Ci sono campi immensi dei tempi che furono, con la "capitale" Bakersfield, e con tanti problemi di aria malsana, acqua inquinata, terremoti, poverta'.

E cosi' il campo regalato alla citta' era stato affittato alla Chevron. Uno dei molti campi petroliferi della Chevron, che fra l'altro ha sede a Richmond, non distante da San Francisco stessa.

Avalos studia la questione e decide che non va bene.

Gli viene una idea: e se convertissimo quel campo di petrolio in un campo di sole? E cosi mette assieme una squadra di tecnici che progettano la riconversione. Dalle trivelle al fotovoltaico. Scopre pure che gli introiti sarebbero stati superiori con il sole che con i buchi sottoterra.

E cosi, l'idea della riconversione viene proposta al resto del consiglio cittadino ad Ottobre, con il supporto di vari gruppi ambientali local e dei residenti. Tutti gli uffici che dovevano approvare, l'hanno fatto all'unanimita'.

Avalos dice che il pianeta non puo' piu' aspettare, che occorre diminuire l'uso e l'estrazione di fonti fossili adesso, che occorre dare l'esempio,  specie in questi tempi in cui non e' ben chiaro come Trump trattera' o maltrattera'  l'ambiente una volta diventato presidente.

La concessione della Chevron scade nel 2020. E poi arrivera' il sole.

Friday, July 1, 2016

La CMI Energia: dal Colorado al Dubai al Canada fino a Paglieta ed Atessa.


 Mark Frascogna, CMI
colui che sara' responsabile dei seguenti scempi:

gasdotto Bomba-Paglieta
trivellazione di almeno 2-3 pozzi a Bomba
costruzione centrale di trattamento a Paglieta

il tutto per 1 settimana di gas






John McIntyre


Arriva in Abruzzo la Compagnia Mediterranea Idrocarburi (CMI) con sede a Roma e con l'intento di riportare in vita il progetto di estrazione e trattamento "Colle Santo" gia' proposto per Bomba dall Forest Oil Corporation e sconfitto dopo tanti anni di lunghe battaglie dell'intero Abruzzo.

L'intento della CMI e' di sfruttare e di migliorare la resa di almeno sei pozzi vecchi trivellati a Bomba negli anni 1960 dall'Agip, di altri due trivellati dalla Forest Oil in anni piu recenti, e trivellarne almeno altri "due o tre" nuovi. In piu' la CMI vuole creare un gasdotto fino a Paglieta a circa 20 chilometri di distanza e costruire qui una centrale di trattamento per l'eliminazione dell'idrogeno solforato e di altre impurita'.

Secondo i comunicati agli investitori, la CMI prevede di mettere il progetto in produzione entro il 2017. Verranno impattate una decina di comuni del chietino, fra cui Atessa e Torricella Peligna, e varie zone protette a ridosso della Majella, fra cui il lago di Serranella, le colline di Guarenna e il Bosco di Mozzagrogna.

Il progetto di valutazione ambientale della CMI e' stato presentato al Ministero dell'Ambiente il 27 Giugno 2016 in collaborazione con TEA Sistemi, ditta di consulenza petrolifera gia' nota in Abruzzo perche' il suo fondatore, Paolo Andreussi, fu anche uno dei consulenti ENI per la progettazione del Centro Oli di Ortona. 

E' importante allora capire chi ci sia dietro la CMI, e quali sono questi nuovi-vecchi speculatori che hanno preso di mira la nostra regione.

Facciamo un passo indietro. La CMI nasce come filiale italiana della Forest Oil Corporation di Denver ai tempi del progetto Bomba ed opera almeno in Italia dal 1996. Il suo nome era ufficiale era Forest Oil CMI, anche se in Abruzzo l'abbiamo sempre chiamata Forest Oil.

A causa di vari investimenti sbagliati della casa madre negli USA, del tracollo dell'industria del petrolio, e di guai ambientali negli USA, e anche del fallimento del progetto Bomba che le fece perdere almeno 35 milioni di dollari, la Forest Oil finisce la liquidita' e nel 2014 viene venduta alla Sabine Oil and Gas, ditta texana andata poi in bancarotta nel 2015. 

La Forest Oil CMI invece viene venduta separatamente, alla Dove Energy, ditta fondata nel 2009 e con sede a Dubai. Il suo nome diventa CMI. Pure a Dubai gli faceva appetito l'Italia.

La CMI, ora svincolata dalla Forest Oil, viene poi acquisita nel 2015 dalla canadese Avanti Energy, fondata nel 2013 da un ex-vicepresidente della Forest Oil stessa, John Mc Intyre. Ed e' qui che il cerchio si chiude, perche' quasi tutto il management della Avanti Energy e' formato da ex dipendenti della Forest Oil, fra cui Mark Frascogna che adesso cura direttamente gli interessi della CMI in Italia.

L'acquisto CMI dalla Dove di Dubai ai canadesi della Avanti e' avvenuto per soli 1.5 milioni di dollari.

Si stima che da questi circa dieci pozzi fra vecchi e nuovi si possa estrarre 1.5 miliardi di metri cubi di gas. Visto che in Italia ne consumiamo circa 70 miliardi l'anno, il gas di Colle Santo servira' per dare gas all'intera nazione, secondo le stime della CMI/Avanti stessa, per una misera settimana.

Perche' mai una ditta canadese vorrebbe venire a trivellare a Bomba? E' evidente che e' solo speculazione.  Nonostante il crollo del prezzo del petrolio a livello mondiale, ci sono ancora affari da poter fare. In questo caso la Forest Oil aveva gia' speso circa 24 milioni di dollari in studi ambientali, economici, organizzativi preliminari e questi sono costi di risparmio per la CMI e per la Avanti che si trovano gia' meta' del lavoro fatto.

Nei loro comunicati agli investitori ricordano anche che l'Italia e' favorevole perche il nostro regime fiscale e' molto favorevole per loro, le royalties sono basse, ci sono tante opportunita' per ditte piccole come la loro di sfruttare vecchi giacimenti, e perche' le recenti regole imposte dal governo per la simplificazione e per assegnare i progetti sono "rivoluzionari". Usano proprio questa parola: rivoluzionario.

Sono tutti copioni che abbiamo gia' visto in Abruzzo: idrocarburi pochi e scadenti, micro-ditte che pensano di poter venire in Italia a fare il salto di qualita' e che si fanno forza di inesistenti politiche di difesa del territorio in cui risorse e paesaggio vengono monetizzate in cambio di briciole.

Ma sono dieci anni che combattiamo, che combatto. L'informazione e' diffusa, la reazione naturale del grande pubblico non e' piu' di possibilismo ma di opposizione netta e ferma ai petrolieri. Alle petrol-favole non crede piu' nessuno. Occorre solo continuare con la grazia e l'intelligenza di sempre, come mostrano le lotte degli anni scorsi, specie del Comitato Gestione Partecipata del Territorio di Massimo Colonna grazie al cui operato la Forest Oil ha subito una delle piu' importanti lezioni di democrazia della sua storia. 

La strada e' tracciata, collaudata da anni. Li abbiamo tenuti fuori tutti dall'Abruzzo finora, e se non ci stanchiamo anche questa fara' la fine delle altre.

La CMI, la Avanti Energy, Mark Frascogna, John McIntyre, i petrolieri di Canada, Dubai e degli USA, e i ministri e i politici pro-petrolio che scrivono leggi "rivoluzionarie" per i petrolieri li manderemo a far compagnia all'ENI, a Paolo Andreussi, a Nicola Fratino, a Sergio Morandi, a Ombrina, alla Rockhopper Exploration, a Sam Moody, a Giorgio Mazzenga.





Thursday, June 30, 2016

Mark Frascogna ex Forest Oil: get the hell out of Italy





Grazie a Maria Paola per avermi mandato il materiale.
 
Un nuovo nemico dell'Abruzzo

Mark Frascogna, Senior Vice-President
Avanti Energy
Mr. Frascogna has been active in the international and domestic oil and gas industry for over 25 years. He has served in various management capacities throughout his career with large independents and privately held companies, including Country and Project Manager in Italy for Forest Oil, Executive Director of Compagnia Mediterranea Idrocarburi srl – a Forest subsidiary

Let it be clear, Mr Frascogna:

we don't want you here
so don't even *think* of drilling this place.

As a community of people who 
*love* 
Abruzzo
We sent ENI packing
We sent Forest Oil Corporation packing
We sent Mediterranean Oil and Gas packing
We sent Rockhopper Exploration packing
You will be no exception

We will send you back from where you came from.
Just as we have done with them.

So don't waste your precious time here.



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Non hanno un briciolo di vergogna.

Un briciolo non ce l'hanno. E' strano che dopo cosi tanti anni sono ancora qui che mi ribolle il sangue a leggere di gente senza un minimo di rispetto per gli altri, i loro ideali, i loro desideri.

Si tratta questa volta dei petrolieri della CMI Energia che arrivano (o dovrei dire tornano!) in Abruzzo.

Non hanno ancora capito che qui non ce li vogliamo.

Chi segue questo blog sa che fra le varie puntate petrolifere di questi nove anni e passa c'e' stato oltre al Centro Oli di Ortona, oltre ad Ombrina a Mare, la raffineria di Bomba della Forest Oil.

Tutte sconfitte.

Ma evidentemente le arpie di un tempo non hanno capito e pensano di potersi  riorganizzare e tornano. Come gli avvoltoi.

Ma iniziamo dall'inizio.

La CMI Energia e' una micro-ditta petrolifera con sede a Roma. CMI sta per Compagnia Mediterranea Idrocarburi. E' attualmente la sussidiaria italiana dell'americana Avanti Energy, il cui vice presidente si chiama Mark Frascogna.

Qualche anno fa era invece la sussidiaria della Forest Oil, che ora non esiste piu'. Venduta perche' gli erano finiti i soldi.

Questa CMI Energia ha appena deciso che Mark Frascogna li rappresentera' in nuove avventure italiane. Sara' il Managing Director della CMI. Assieme a lui Antonio Panebianco che invece e' stato promosso a Chief Technical Officer della CMI Energia.

E quali sono queste avventure italiane in cui si cimenteranno Frascogna e Panebianco?

Trivellare l'Abruzzo!

Per la precisione i nostri nuovi eroi torneranno sulle spoglie della Forest Oil, e sulla concessione Colle Santo, la stessa concessione, almeno in nome, che la Forest Oil aveva dato ai suoi progetti trivellanti per Bomba.

Per la precisione quello che Mr. Frascogna e i suoi compari vogliono fare e' di sfruttare pozzi a gas attorno a Bomba, realizzare una "centrale di trattamento" a Paglieta, mettere in produzione altri 2/3 nuovi pozzi attorno a Bomba e costruire un gasdotto di 21 chilometri, presumibilmente da Bomba a Paglieta.

Da come la vedo io e' un riprendere in mano il progetto Bomba, e spostarlo di qualche chilometro piu in la (appunto Paglieta!) per dire che tutti i problemi di Bomba -- fraglita' del territorio, instabilita', subsidenza, vicinanza al lago -- sono ora lontani.

Come dire: visto che a Bomba non ce lo fate fare, lo facciamo a Paglieta dove il lago e il rischio Vajont non ci sono.

I comuni interessati saranno quasi gli stessi di prima: Bomba, Roccascalegna, Paglieta, Archi, Torricella Peligna, Penna D'Omo, Villa Santa Maria, Atessa, Colledimezzo, Altino, Perano.

E siccome siamo in Abruzzo, non lontano dai boschi e dai monti e dalla natura dell'Appennino, saranno interessate anche una serie di riserve naturali: il lago di Serranella, le Colline di Guarenna, la Majella, i Monti Pizzi e i Monti Frentani e il bosco di Mozzagrogna.

Sono tutti nomi che la maggior parte degli italiani non conosce forse, ma sono tutti posti che fanno bene all'anima e che non meritano ne centrali di trattamento ne pozzi ne puzze.

Ma questo vale per quasi tutta l'Italia, da Pantelleria a Vercelli. Lo sappiamo noi tutti, non lo sa il nostro governo che continua ad accettare petrolmostri in giro per la nazione.

E perche' penso che questo progetto sia in qualche modo un reciclaggio del progetto Bomba?

Perche' questa Avanti Energy americana, di cui la CMI e' solo sussidiaria, ha a capo vari personaggi che erano proprio della Forest Oil, e perche lo stesso Mark Frascogna e' stato uno dei direttori della Forest Oil per l'Italia, nonche' executive director della CMI quando questa era sussidiaria della Forest Oil.

Cioe' sono le stesse persone, sotto altro nome!

Dicono infatti questo del loro direttivo:

John McIntyre,  Timothy Berge, Bud Knell, and Mark Frascogna, have worked together in various capacities for 14 years while at Forest Oil and later at Avanti Exploration, LLC. This team represents over 110 years of experience in the international and domestic oil and gas industries and has worked collectively in over 20 countries.

E cioe' sono colleghi da 14 anni, dai tempi della Forest Oil.

Beata ignoranza.

Mi sa che Mr. Frascogna non ha fatto i conti con 1 milione di osti d'Abruzzo. Non sa che li abbiamo gia' mandati via piu e piu volte e questa non sara' che un altra lunga battaglia per noi, ma che vinceremo, se solo continuiamo con lo stesso ardore e lo stesso amore che ci marca da quasi 10 anni.

Ultima cosa: perche' la Forest Oil non esiste piu'? Perche' aveva finito i soldi e si era venduta alla Sabine Oil, poi fallita. Per chi non se lo ricordasse, grazie all'eroica resistenza di Bomba la Forest Oil aveva perso almeno 35 milioni di dollari, come scrisse a suo tempo pure il Wall Street Journal. 

L'ho detto dal primo giorno, queste sono lotte per la vita. Finche' ci sara' petrolio, gas o altra monnezza nel sottosuolo, ci sara' sempre qualcuno che vorra' tirarlo fuori. Sta a noi persistere e trasmettere le nostre esperienze di lotta e di crescita e di amore, agli altri e alle generazioni future.

E questo, che io lo voglia o no, e nonostante i vari approfittatori e tutte le cose che non posso scrivere qui, e' anche il mio destino.

















Sunday, June 5, 2016

Los Angeles: il primo terminal marino del mondo 100% rinnovabile








"We’re going to be the proving ground to change the paradigm
of how large industrial facilities can run on clean energy.
We’re confident we can show this is absolutely attainable.”


Jeffrey Burgin, Pasha Green Omni Terminal
“With this partnership, we begin a new era for global shipping 
where we can eliminate emissions as we power our economy ahead". 
  Eric Garcetti, sindaco di Los Angeles

Si chiama San Pedro.

A suo tempo ci si erano stabiliti gli immigrati italiani, perche' era il porto di Los Angeles e ci si andava a pesca. Con il tempo e' diventato uno dei porti piu' grande del Pacifico, il piu' grande d'America, da cui arriva oggi molto del made in China che si compra negli USA. A volte ci sono anche i container blu, con scritto Italia. Li riconosci perche' sono i piu belli.

Ci abitava Charles Bukowski che spesso si incontrava qui con John Fante. E' una parte della città' lontano dal glamour dell'immaginario collettivo. Ma poi tutta Los Angeles e' cosi. Inaspettata, poetica a modo suo, curiosa. Dopo 17 anni ancora non smette di stupirmi questo posto, e ancora le voglio bene.

Il porto di Los Angeles, giu' a San Pedro, fu aperto nel 1907, occupa 30 chilometri quadrati, e ogni anno arrivano e partono piu' di 2000 navi, con 160 milioni di metri cubi di merce dal valore di 265 miliardi di dollari e con circa 430 mila passeggeri l'anno.

E da oggi, il porto di Los Angeles annuncia la sua transizione green: verra' costruito qui il primo terminal marino del mondo interamente alimentato dall'energia solare: il Pasha Green Omni Terminal. Il progetto costera' $27 milioni di dollari e sara' completato fra due anni. Occuperà 16 ettari di terreno.

I pannelli solari sui padiglioni forniranno 1 MW di energia, ci sara' una batteria capace di stoccare l'energia in eccesso, impianti di ricarica, di trattamento rifiuti e vari veicoli elettrici (camion, trattori, forklifts). Il progetto diminuira' le emissioni di CO2 dal porto, il vapori diesel prodotti, le emissioni di nitrati e di PM.

Leggo che invece in altri porti d'Italia, ad Ortona per esempio, ci si prepara ad installare invece .... depositi di GPL!

Non hanno capito niente i miseri politici di quella citta' in tutti questi anni di petrol-battaglie. Fanno solo pena perche' e' evidente che non vivono nel 2016, che non sanno cosa accade nel resto del mondo, che non sono capaci di pensare in grande, in avanti.

Vivono nel mondo che fu, 50 anni fa.

E quindi me la tengo stretta la mia città, con tutta la sua magia, la sua voglia di futuro.





Sunday, January 25, 2015

Alaska: altri 5 milioni di ettari di Artico vietati alle trivelle














Alaska’s National Wildlife Refuge is an incredible place — pristine, undisturbed.
It supports caribou and polar bears, all manner of marine life,
countless species of birds and fish, and for centuries it supported many
Alaska Native communities. But it’s very fragile.

Presidente Obama, 24 Gennaio 2015




Per anni qui negli USA si e’ discusso di cosa fare dell’ANWR -- l’Arctic National Wildlife Refuge – di straordinaria biodiversita’ e casa di caribou, uccelli, orsi polari, lupi, e vita acquatica. Per la precisione sono trentacinque gli anni in cui repubblicani e democratici hanno dibattuto e si sono combatutti su questo angolo di Alaska, dove oltre alla vita animale ci sono anche reserve di petrolio.

Finalmente, l'amministrazione Obama decide di fare le cose in grande e qualche giorno fa ha annunciato che circa 12 milioni di acri dell’ANWR, cioe' quasi 5 milioni di ettari. diventeranno presto una zona di “wilderness” e cioe’ ufficilamente "selvaggia" con divieti alla costruzione di strade e di altre infrastrutture industriali, togliendo ogni possibilita' ai petrolieri di fare buchi. Anche una vasta area del mare di Alaska sara' vietato alle trivelle e potrebbero anche essere imposti nuovi divieti alle operazioni estrattive gia' in corso nel National Petroleum Reserve dell' Alaska. Questo dopo avere gia’ chiuso alle trivelle a Bristol Bay qualche settimana fa.

L'annuncio ufficiale e' venuto dal segretario per l'interno, Sally Jewell che dice:

Designating vast areas in the Arctic National Wildlife Refuge as Wilderness reflects the significance this landscape holds for America and its wildlife. Just like Yosemite or the Grand Canyon, the Arctic National Wildlife Refuge is one of our nation’s crown jewels and we have an obligation to preserve this spectacular place for generations to come.

Questo risultato si e' giunto grazie all'attivistmo del consigliere di Obama John Podesta, per il quale la conservazione dell'ambiente naturale era una delle priorita' maggiori. Fra qualche settimana Podesta si ritira per aiutare la campagna elettorale di Hillary Clinton. Aveva gia' lavorato nell’amministrazione di Bill Clinton e sotto di lui erano state create molte riserve naturali e zone protette. L'Alaska e' un altro tassello al suo lavoro.

Mi chiedo dove sia il Podesta che da i consigli giusti a Renzi.

E ovviamente i repubblicani fanno guerra. La Senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, repubblicana e a capo adesso del Senate Energy and Natural Resources Committee ha il ruolo di esaminare i progetti relativi a trivelle, fracking, oleodotti e rinnovabili. Parla come se le avessero tolto un rene, e non pensa affatto che l’ANWR debba essere protetto per le generazioni future ma che togliendo il diritto ai residenti dell'Alaska di trivellare, e' come se avessero fatto un attacco alle generazioni future che ne sentiranno le conseguenze a lungo termine.

What’s coming is a stunning attack on our sovereignty and our ability to develop a strong economy that allows us, our children and our grandchildren to thrive. It’s clear this administration does not care about us, and sees us as nothing but a territory. I cannot understand why this administration is willing to negotiate with Iran, but not Alaska. But we will not be run over like this. We will fight back with every resource at our disposal.
Piu' saggie le parole di Jamie Williams, presidente della Wilderness Society dell’Alaska che dice:

Some places are simply too special to drill.

Direi che si applica pure a a molti angoli d’Italia.

Qui immagini della natura dell’ANWR salvata dai petrolieri

Saturday, February 15, 2014

John Elkann, i ricchi, i poveri e la mamma








I ricchi d'Italia

"I definitely think leaving kids massive amounts of 
money is not a favor to them."

Bill Gates, che ai suo figli lascera' "solo" 10 milioni di dollari.
Il suo patrimonio e' stimato attorno ai 65 miliardi di dollari.


“Surplus wealth is a sacred trust which its possessor
is bound to administer in his lifetime for the good of the community.”

Andrew Carnegie, magnate dell'acciaio che dono'
l'equivalente di circa 5 miliardi di dollari a universita',
biblioteche e laboratori di scienza
 durante la sua vita.


Beh, menomale che non era figlio di Bill Gates.


Dov' e' il tuo tesoro, li e' il tuo cuore
Matteo 6:21




Nel meeting annuale del World Economic Forum, a Davos, Svizzera Papa Francesco si e' rivolto a circa 2500 amministratori delegati e ricconi di vari colossi dell'industria mondiale.

Il suo messaggio?

"The growth of equality demands something more than economic growth, even though it presupposes it. It demands first of all a transcendent vision of the person.

It also calls for decisions, mechanisms and processes directed to a better distribution of wealth, the creation of sources of employment and an integral promotion of the poor which goes beyond a simple welfare mentality.

I ask you to ensure that humanity is served by wealth and not ruled by it."

"La crescita dell'uguaglianza sociale richiede qualcosa di piu' della crescita economica, anche se la presuppone. Richeide prima di tutto una visione trascendente della persona.

Richiede che ci siano decisioni, meccanismi e processi diretti a una migliore distribuzione della ricchessa, la creazione di posti di lavoro e una promozione integrale dei poveri che vada al dila' di una mentalita' di assistenza.

Vi chiedo di far si che l'umanita' sia servita dalla ricchezza e non dominata dalla ricchezza."

D'altro canto le 85 persone piu' ricche del mondo, possiedono la meta' del patrimonio mondiale, tanto quanto i 3.5 miliardi di piu' poveri del mondo. E' un numero da capogiro. Neanche cento persone contro la meta' della popolazione terrestre. E in Italia?

In Italia secondo Bankitalia, il 10% delle famiglie piu' ricche detiene la meta' della ricchezza nazionale.

In Italia, secondo Forbes magazine i ricchi piu' ricchi sono:


23. Michele Ferrero e famiglia (Ferrero), con 20.4 miliardi di dollari

49. Leonardo del Vecchio (Luxottica/Ray Ban), con 15.3 miliardi di dollari

78. Miuccia Prada (Prada) con 12.4 miliardi di dollari

131. Giorgio Armani (Armani) con 8.5 miliardi di dollari

175. Patrizio Bertelli (Prada, marito di Miuccia Prada) con 6.7 miliardi di dollari

189. Stefano Pessina (Walgreen) con 6.4 miliardi di dollari

194. Silvio Berlusconi (Mediaset/Milan) con 6.2 miliardi di dollari

195 Paolo e Gianfelice Mario Rocca (Techint) con 6.1 miliardi di dollari

248. Augusto e Giorgio Perfetti (Caramelle) con 5 miliardi di dollari

458. Renzo Rosso (Diesel Jeans) con 3 miliardi di dollari

736. Carlo Benetton (Benetton) con 2 miliardi di dollari

736. Gilberto Benetton (Benetton) con 2 miliardi di dollari

736. Giuliana Benetton (Benetton) con 2 miliardi di dollari

736. Luciano Benetton (Benetton) con 2 miliardi di dollari

736. Domenico Dolce (Dolce e Gabbana) con 2 miliardi di dollari

736. Stefano Gabbana (Dolce e Gabbana) con 2 miliardi di dollari

831. Mario Moretti Polegato (Scarpe) con 1.8 miliardi di dollari

882. Ennio Doris e famiglia (assicurazioni) con 1.7 miliardi di dollari

965. Diego della Valle (Scarpe) con 1.55 miliardi di dollari

1031 Paolo Bulgari (Gioielli) con 1.4 miliardi di dollari


Il numero davanti e' la loro posizione nel mondo.

Questo vuol dire che Mr. Ferrero e' il 23esimo uomo piu' ricco del mondo.

Forse sono io che non lo so, ma non mi pare che nessuno di loro sia veramente impegnato nel sociale e che voglia "servire l'umanita' con il proprio capitale". Addirittura i Prada hanno contenziosi aperti con il fisco....

Perche' i ricchi d'Italia non fanno quasi niente per il sociale, per l'ambiente, per i poveri, per la cultura?

E questo non vale solo per gli uber ricchi, vale anche per quelli che non sono in queste classifiche, i Barilla, i De Cecco, gli Agnelli.

Quella classifica di Forbes Magazine e' guidata da Bill Gates e da Warren Buffett che hanno deciso che devolveranno tutti i loro averi in beneficenza durante le loro vite. Buffett ha anche creato il "Giving pledge" dove si invitano tutti gli uber ricchi a regalare almeno la meta' del loro patrimonio prima di morire.

Adesso.

Del Giving Pledge fanno parte l'ex sindaco di New York, Mike Bloomberg, Sir Richard Branson, della Virgin, Ted Turner della CNN, Mark Zuckerberg di Facebook, Tom Steyer, il finanziere pentito che ora fa l'ambientalista a tempo pieno, George Lucas di Star Wars e pure David Rockefeller, discencedente di una famiglia di petrolieri.

In quella classifica di Forbes Magazine c'e' a quasi pari patrimonio di Silvio Berlusconi, un tali Eli Broad, di Los Angeles. In questa citta' lo conoscono tutti, perche' non c'e' iniziativa culturale, artistica in cui non ci siano i suoi soldi.

Anche lui e sua moglie aderiscono a the "Giving Pledge". Per dirne una, in totale lui e sua moglie hanno dato 700 milioni di dollari per la ricerca in medicina all'MIT ed a Harvard. I centri ricerca che hanno creato danno lavoro a 2000 persone. Il Broad Institute e' adesso il maggior centro mondiale per la genetica.

L'altro giorno sul Los Angeles Times la storia di un anonimo che ha mandato un assegno da 500,000 dollari per CicLAvia, il progetto di chiudere parte delle strade di Los Angeles una volta al mese e trasformarle in piste ciclabili per un giorno. Mezzo milione di dollari.

Certo, in un mondo ideale gli uber ricchi non ci sarebbero, ma che loro regalino i soldi per il bene della comunita' e' gia' un passo in avanti.

E questa e' una tradizione che va avanti da tanto tempo negli USA e ogni tanto sarebbe bene copiarne le cose buone.

E questo vale anche per John Elkann che vanta case, cene, lussi e studi in tutto il mondo, grazie anche alla casa da dove veniva, la FIAT.


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Questa la versione sul Fatto Quotidiano



Bill Gates, che ai suo figli lascera' "solo" 10 milioni di dollari. Il suo patrimonio e' stimato attorno ai 72 miliardi di dollari. Verra’ devoluto interamente in opere filantropiche.




Andrew Carnegie, classe 1835, magnate dell'acciaio che dono' l'equivalente di circa 5 miliardi di dollari a universita', biblioteche e laboratori di scienza durante la sua vita


John Philip Jacob Elkann, erede FIAT


“Dov' e' il tuo tesoro, li e' il tuo cuore”
Matteo, 6:21








Qualche giorno fa John Philip Jacob Elkann, presidente della FIAT e l’erede prescelto di suo nonno Gianni Agnelli alla guida del colosso torinese, ha detto che i giovani non trovano lavoro perche’ stanno bene a casa propria.

Non voglio entrare nei meriti della complicata situazione italiana e ricordare tutti i “regali” che la FIAT ha avuto dal contribuente pubblico italiano negli scorsi decenni.

Voglio pero’ fare un passo indietro.

Nel meeting annuale del World Economic Forum, svoltosi a Davos, Svizzera il 21 Gennaio 2014, Papa Francesco si e' rivolto a circa 2500 amministratori delegati e ricconi di vari colossi dell'industria mondiale. Non so se ci fossero anche rappresentanti della FIAT.

Ecco le parole del Papa:

"La crescita dell'uguaglianza sociale richiede qualcosa di piu' della crescita economica, anche se la presuppone. Richeide prima di tutto una visione trascendente della persona. Richiede che ci siano decisioni, meccanismi e processi diretti a una migliore distribuzione della ricchezza, la creazione di posti di lavoro e una promozione integrale dei poveri che vada al dila' di una mentalita' di assistenza.

Vi chiedo di far si che l'umanita' sia servita dalla ricchezza e non dominata dalla ricchezza."

Le 85 persone piu' ricche del mondo, possiedono la meta' del patrimonio mondiale, tanto quanto i 3.5 miliardi di piu' poveri del mondo. E' un numero da capogiro. Neanche cento persone contro la meta' della popolazione terrestre.

E in Italia, quella dove secondo John Elkann i giovani restano a casa perche’ stanno bene con mamma’? In Italia secondo Bankitalia, il 10% delle famiglie piu' ricche detiene la meta' della ricchezza nazionale. Molto probabilmente anche gli Agnelli e loro eredi fanno parte di questo club privato.

Prescelto dal nonno, John Philip Jacob Elkann e’ entrato nel consiglio di amministrazione FIAT a 21 anni.

Secondo un articolo di Forbes Magazine del 2002, John Elkann all’eta’ di 25 anni aveva un patrimonio personale di 2.3 miliardi di dollari.

Dodici anni fa.

Non e’ ben chiaro a quanto ammonti il suo patrimonio adesso, visto che ci sono dei contenziosi aperti e che almeno fino al 2013 si parlava di “Tesoro immenso della famiglia Agnelli nascosto in Svizzera”.

A Settembre 2013 CNN Money l’ha classificato come il quarto piu’ influente giovane sotto i 40 anni nel mondo degli affari. Prima di lui Marissa Mayer, amministratore delegato di Yahoo al primo posto, Jack Dorsey, fondatore di Twitter al secondo posto e Mark Zuckerberg fondatore di Facebook al terzo posto.

Nessuno di questi ultimi tre ha ereditato le proprie fortune.

Forbes Magazine ogni anno compila anche una lista delle persone piu’ ricche del mondo. E’ ora guidata da Bill Gates, seguito da Carlos Slim, il re messicano delle telecomunicazioni e poi da Warren Buffett.

Bill Gates lo conosciamo tutti, e’ il fondatore della Microsoft. Warren Buffett e’ forse meno noto in Italia, ma un investitore di gran successo.

Gates e Buffett hanno deciso che devolveranno tutti i loro averi in opera filantropiche durante le loro vite. Buffett ha anche creato il Giving Pledge dove si invitano tutti gli uber ricchi a regalare almeno la meta' del loro patrimonio prima di morire.

Adesso.

Almeno meta’ del proprio patrimonio.

E non si tratta di beneficenza di scena, si tratta di una buona fetta di quello che si e’ accumulato in vita.

Warren Buffett donera’ tutto il suo patrimonio. Bill Gates lascera’ solo dieci milioni di dollari a ciascuno dei suoi figli – che per lui sono bazzeccole -- e non piazzera’ nessuno dei suoi discendenti al consiglio di amministrazione Microsoft a 21 anni.

Del Giving Pledge fanno parte l'ex sindaco di New York, Mike Bloomberg, Sir Richard Branson, della Virgin, Ted Turner della CNN, Mark Zuckerberg di Facebook, Tom Steyer, il finanziere pentito che ora fa l'ambientalista a tempo pieno, George Lucas di Star Wars, Elon Musk della Tesla, e pure David Rockefeller, discencedente di una famiglia di petrolieri.

Fra i 122 firmatari a the Giving Pledge, non riconosco nessun italiano, ne della lista dei ricchi di Forbes Magazine, ne di altre famiglie importanti d’Italia, ne di John Elkann.

La tradizione di regalare i tuoi soldi – no strings attached – e’ radicata nelle societa’ anglosassoni e John Elkann che ha vissuto un po dappertutto dovrebbe saperlo.

Perche’ non si iscrive anche lui al Giving Pledge e non regala non dico tutto, ma almeno meta’ del suo patrimonio durante il tempo di sua vita mortale e per il bene dell’Italia? Si potrebbero sponsorizzare nuovi centri di ricerca medica sul cancro ex novo, sistemare il patrimonio culturale italiano, bonificare i terreni malati, insomma portare lavoro e speranza a giovani e meno giovani. Se lo puo’ fare Mark Zuckerberg, lo puo’ fare anche John Elkann.

Dopotutto, figurativamente parlando, anche lui e’ rimasto a casa sua, e’ solo che la sua casa era la FIAT.

Nel 2002 John Elkann fu designato un “Global Leader of Tomorrow” dal World Economic Forum di Davos, dove quest’anno il papa ha invitato gli ultra ricchi ad usare le loro ricchezze per il prossimo.

Spero che il messaggio gli sia arrivato.

“Vi chiedo di far si che l'umanita' sia servita dalla ricchezza e non dominata dalla ricchezza."

Qui la lista dei piu’ ricchi d’Italia, secondo Forbes Magazine.












Monday, January 20, 2014

Quel colabrodo chiamato Canada



Ecco qui, due perdite di petrolio in pochi giorni dal Canada, in terraferma e in mare, di cui questi ultimi tenuti sotto silenzio per due settimane.

Evviva.

Iniziamo con le perdite di 6,000 litri di petrolio dalla piattaforma Hibernia, al largo di Saint John, nel Newfoundland and Labrador.

Secondo le autorita' la Hibernia Management and Development Company (HMDC) che gestisce il pozzo ha fatto sapere che i riversamenti di greggio ci sono stati fra il 27 dicembre 2013 ed i 1 gennaio 2014.

Il pozzo e' a 350 km da riva, per cui e' un ottimo esempio di occhio non vede, cuore non duole.

La portavoce della HMDC, Margot Bruce-O’Connell, dice che gli dispiace molto, che non si sa perche' e' successo e che continueranno a monitorare.

Tuttapposto. Come se avessero messo in mare caramelle.

“The release is from the Hibernia platform’s north loading system. HMDC regrets this discharge and is committed to operating in an environmentally responsible manner. Personnel on the standby vessel have been monitoring the area and have not observed any impact on birds or marine life.”

Interpellati sul perche' di tanto ritardo dicono:

Our first priority was to respond to the incident, to isolate the source and investigate the cause.

Come dire, farlo sapere per tempo sarebbe stato troppo difficile, e la loro prima priorita' era di ripulire tutto. Manco fossimo ai tempi di Guttenberg!

Ma era veramente cosi difficile mandare un comunicato?

Evidentemente si.

La HMDC e' un consorzio fra la Exxon Mobil Canada, Chevron Canada Resources Ltd. and Suncor Energy Inc.

Nei mari attorno a Saint John, gia' nel 2004 furono riversati circa 165,000 litri di petrolio dalla petroliera Terra Nova operata dalla Petro-Canada. Nel Settembre 2008 altri 4,470 litri finirono in mare dal un altra nave, la Husky Energy’s SeaRose.



Sulla terraferma invece, la Enbridge Energy conferma la chiusura dell'oleodotto detto Alberta Clipper tar sands pipeline a causa delle perdite di oltre 5,000 galloni di petrolio, circa 20,000 litri nel Saskatchewan, Canada.

La Enbridge vorrebbe costruire nuovi oleodotti tutti dal Canada verso gli USA per aumentare il flusso di petrolio dalle Tar Sands dell'Alberta negli Stati Uniti.

In particolare, vorrebbero passare dagli attuali 450,000 barili al giorno agli 880,000 al giorno, un raddoppio!

Questo Alberta Clipper tar sands pipeline in particolare attraversa i grandi laghi degli USA, nel nord-est e se l'espansione venisse completata il piu' grande bacino idrico del mondo - i grandi laghi appunto - divrenterebbero una sorta di superstrada per il trasporto e la raffinazione di prodotti petroliferi derivanti dalle tar sands del Canada.

E va bene. Stiamo tutti qui in trepidante attesa per i prossimi scoppi, perdite e i prossimi tuttapposti.


Sunday, October 6, 2013

Tutti i numeri del fracking made in the USA, 2012

 “The numbers don't lie.  
Fracking has taken a dirty and 
destructive toll on our environment".
John Rumpler, Environment America 

Il giorno 3 ottobre 2013 the Environment America Research and Policy Center ha pubblicato un rapporto dal titolo "Fracking by the Numbers,"che raccoglie tutti i dati sul fracking negli USA.
Eccoli:
 280 miliardi di galloni di acqua di scarto generata nel solo 2012, 
fanno 1000 miliardi di litri di monnezza tossica
450,000 tonnellate di inquinanti dispersi in atmosferanel 2012

250 miliardi di galloni di acqua potabile usata dal 2005
fanno 1000 miliardi di acqua che non torneranno piu' potabili
360,000 acri di terreno inquinato dal 2005

100 millioni di metri cubi di materiale che 
causa cambiamenti climatici emessi in atmosfera

Sono numeri da capogiro.

Tutto questo ha conseguenze gravi sui residenti, che si ammalano di vari problemi di salute, sulla contaminazione di acqua potabile da ogni genere di monnezza, sugli animali, sulle strade rovinate dal passaggio ripetuto di mezzi pesanti.
Le conslusioni del rapporto sono disarmanti.

Given the scale and severity of fracking’s myriad impacts, constructing a regulatory regime sufficient to protect the environment and public health from dirty drilling seems implausible. In states where fracking is already underway, an immediate moratorium is in order. In all other states, banning fracking is the prudent and necessary course to protect the environment and public health.

Data la portata e la gravita' della miriade di problemi collegati al fracking, la realizzazione di un regime di regolamentazioni che possa proteggere l'ambiente e la salute pubblica dalle trivelle appare non plausibile. Negli stati dove il fracking e' gia' in atto, una moratoria immediata e' necessaria. Negli altri, il divieto totale e' la scelta prudente e necessaria per proteggere l'ambiente e la salute pubblica.

E Obama?

Obama che e' pur sempre un politico, sta ancora considerando la possibilita' di aprire terreni federali pubblici alle trivelle.  Fra questi posti il White River National Forest in Colorado e il Delaware River basin, che danno da bere a 15 milioni di persone.

Ci sono stati oltre UN MILIONE di commenti e di osservazioni di contrarieta' e ci si auspica che Obama ascolti la voce della ragione e del buon senso.

Un milione di commenti.

Il documento si conclude cosi:

The numbers on fracking add up to an environmental nightmare. For our environment and for public health, we need to put a stop to fracking. It’s time for our federal officials to step up; they can start by keeping fracking out of our forests and away from our parks, and closing the loophole exempting toxic fracking waste from our nation’s hazardous waste law.

I numeri sul fracking sono un incubo ambientale. Per il nostro ambiente e per la salute pubblica, occorre fermare il fracking. E' ora che i nostri pubblici ufficiali si diano una mossa. Possono iniziare con il tenere fuori il fracking dalle nostre foreste e dai nostri parchi e nel chiudere le scappatoie che esenzionano la monnezza tossica del fracking dalle leggi sui rifiuti speciali e nocivi.


Tuesday, May 7, 2013

Mora County: divieto integrale alle trivelle

Mora County, New Mexico. 
 La prima a imporre un divieto integrale alle trivelle da gas, da petrolio, da fracking 






"The Earth is living and holy, is the habitat that sustains us, and is composed of all natural and living systems, flora and fauna – interrelated, interdependent and complementary – which share our common destiny: 
The right to live free from contamination."




Mora County si trova nel nord del New Mexico, e' una contea piccola, con cinque mila anime scarse. In un angolo remoto della contea, il gigante petrolifero Shell che possiede varie concessioni estrattive per un totale di 400 chilometri quadrati.

Sembra uno scenario classico per i petrolieri: una contea scarsamente abitata, persa in una zona rurale, dove la disoccupazione arriva anche al 20% e dove e' facile vendere il miraggio di soldi-lavoro-gioia per tutti.

E invece, la scorsa settimana Mora County ha fatto qualcosa di strabiliante: ha reso illegale la presenza di compagnie petrolifere sul suo suolo.

Una apposita commissione ha infatti redatto il "Mora County Community Water Rights and Local Self-Government Ordinance”  sul diritto all'acqua e all'autodeterminazione delle comunita' locali.

In questo testo, la contea ricorda di avere radici indigene e che proprio per questo sentono come primo obbligo quello morale di proteggere la terra, l'acqua e l'aria come fonte di vita per tutti.

Dicono che rifiutano di sacrificare "il presente ed il futuro" per i profitti e per le speculazioni legate all'estrazione del petrolio e del gas. E lo dicono facile facile:

“It shall be unlawful for any corporation to engage in the extraction of oil, natural gas, or other hydrocarbons within Mora County.”

Amen. E' la prima volta che succede negli USA.

Non usano mezze parole in questo testo. Dicono che non vogliono che la natura sia nelle mani di "pochi speculatori" e che le azioni dei petrolieri non sono altro che "abuso e usurpazione".

Aggiungono che poiche' l'acqua scarseggia gia' di per conto suo, occorre dare priorita'  all'agricoltura di sussidenza tradizionale, al pascolo, e non ad altri tipi di uso piu' "moderni" che magari promettono piu' soldi ma per cui il prezzo da pagare e' troppo alto.

Dicono anche che i diritti collettivi della contea sono piu' importanti di quelli di quelli di qualsiasi corporazione e che le concessioni gia' date dallo stato del New Messico o a livello federale sono tutte revocate.

La storia inizia con una prima moratoria nel 2011 per dare un fermo temporaneo alle operazioni di esplorazione di gas e di petrolio nella contea mentre si cercava di capire le conseguenze di fracking e trivelle.

Dopo quasi due anni ecco la conclusione: un divieto integrale, in cui si afferma esplicitamente che i diritti locali sono al di sopra delle decisioni statali e federali. La commissione ha anche ricordato che vogliono essere preventivi e che vogliono fermarli prima e non dopo.

Intanto, si inizia a prendere esempio: la contea di San Miguel a sud di Mora County ha appena approvato anche lei la sua moratoria di un anno contro le trivellazioni. La citta' piu' grande di San Miguel e' Las Vegas che aveva gia' vietato il fracking nei suoi confini.

John Olivas, uno degli autori del divieto alle trivelle sa che la Shell dara' filo da torcere a Mora County e sa che ci saranno critiche sopratutto da parte dei repubblicani a cui piace sempre l'idea di trivellare. Ma lui ha detto che preferisce lottare contro i petrolieri e contro la Shell in tribunale adesso, piuttosto che dover poi ripulire il disastro che lasceranno dietro dopo.

Ci sono certe cose che il denaro non puo' comprare.