.

.
Showing posts with label decreto. Show all posts
Showing posts with label decreto. Show all posts

Wednesday, May 1, 2019

L'ENI rinuncia alla concessione Panda in Sicilia










PANDA W2,  PANDA 2dir
Sealine di 16,5 km di collegamento 
tra i pozzi Panda ed il Manifold di raccolta di Cassiopea

Tutto all'aceto

Resta incerto il fato dei pozzi
ARGO 2, CASSIOPEA 1, CASSIOPEA 2, CASSIOPEA 3,
CENTAURO 1, GEMINI 1, VELA 1


---


Il testo della rinuncia dell'ENI e' stato pubblicato qualche giorno fa dal sito del Ministero dell'Ambiente, ora funzionale, anche se e' scritto in un italiano impossibile da capire.

Perche' questi testi siano scritti in un linguaggio impossibile da decifrare e' per me un mistero. Anche il Concilio Vaticano secondo ha deciso che si doveva parlare in parole comprensibili al popolo, per cui veramente non capisco perche' non dare pane al pane e scrivere queste frasi contorte.

Cos'e' un progetto emarginato? Cosa sono le more del perfezionamento? Boh.

Ad ogni modo, quello che ne viene fuori e' la cosa seguente:

Nell'Aprile del 2010 l'ENI presento' al Ministero dell'Ambiente la richiesta per lo sviluppo di due concessioni estrattive, con dentro tre giacimenti minerari: Panda, Argo e Cassiopea, al largo del comune di Licata in provincia di Agrigento. Avrebbero voluto creare pozzi, oleodotti di collegamento e una centrale di raccolta.

A suo tempo venne tutto proclamato con tanta fanfara.

A causa pero' dei tanti dibattiti sui limiti e sulla barriera protettive delle 12 miglia, passata sopratutto grazie al caso Ombrina, e dopo tanti tira e molla, fra cui una prima approvazione nel 2014,  pozzi semisegreti, altri pozzi approvati, alla fine all'ENI e' stato chiesto di riperimetrare tutto.

E cosi, non e' ben chiaro perche' ma dopo cinque anni "ritendo che fossero venute meno le condizioni per lo sviluppo del giacimento Panda", il giorno 4 Marzo 2019 l'ENI annuncia al ministero di non "voler proseguire l’iter per il conferimento della concessione."

Il procedimento e' stato cosi archiviato.

Fine della storia breve, con 140 kmq di mare al largo della costa di Licata salve dalle trivelle.

Ciao ENI, questa volta non ci sei riuscita.

E per l'altra concessione? La Argo e Cassiopea?

Per quello non si sa ancora. C'e' solo un ottemperanza alle prescrizioni collegate al decreto approvativo del 2014 in cui si dice che

"Prima dell'avvio dei lavori il proponente dovrà integrare il Piano di monitoraggio dei fenomeni
geodinamici con approfondimenti riguardo al monitoraggio dei processi erosivi lungo il tratto di
litorale prospiciente l'area di interesse, da mettere a punto con le Autorità competenti” 


Questo decreto e' del 28 Marzo 2019 che dice che i lavori non sono ancora iniziati e che hanno fatto gli approfondimenti richiesti sull'erosione delle coste.


------------


La storia piu' lunga e' qui.

Le due concessioni estrattive ora archiviate, provenivano da concessioni precedenti di ricerca di idrocarburi. Nel passare da ricerca ad estrazione finale (coltivazione) le concessioni hanno cambiato nome.

Queste aree trivellande sono dunque la D2 GC AG di 143 kmq, che piu' o meno corrisponde alla concessione di ricercca GR 14 AG (Panda) e la D3 GC AG di 146 kmq, che invece corrisponde piu' o meno alla GR 13 AG e GR 14 AG (Argo e Cassiopea).

Era tutto parte del cosiddetto progetto Offshore Ibleo per estrazione di gas, che secondo le stime dell'ENI avrebbe dato all'Italia 12 miliardi di metri cubi per tutta la durata del progetto.

I conti sono sempre gli stessi: ne usiamo 70 milardi l'anno per cui questo Ibleo con 12 miliardi in totale avrebbe fornito ... circa due mesi di gas di fabbisogno nazionale nei 20 di sua vita su questa terra.

Una miseria, nonostante i paroloni dell'ENI e il prefisso giga o miliardi.

Ma voila' esce fuori che l'ENI aveva scelto un pezzo di mare che faceva parte di un area diventata intrivellabile a causa del decreto 128/2010,  passato da Stefania Prestigiacomo nel 2010 all'indomani dello scoppio in Louisiana e sotto pressione da parte degli abruzzesi impegnati nel caso Ombrina.

Fu Stefania Prestigiacomo che infatti che vieto' le trivelle entro le prime 5 miglia dalla costa, ed entro le prime 12 miglia in caso sulla costa ci fossero zone protette.

Purtroppo per l'ENI, Panda per il 17% ricadeva nelle dodici miglia di distanza dal Sito di Interesse Comunitario SIC Litorale Palma di Montechiaro in Sicilia.

Si volevano qui trivellare il pozzo Panda W2, in verticale, a 21 chilometri da tale SIC, il pozzo Panda 2 dir, in obliquo, a 20 km dal SIC; i pozzi Cassiopea 1, 2, 3; il pozzo Argo 2. Poi ci sarebbero stati i pozzi esplorativi Vela 1, Centauro 1 e Gemini 1.

Un totale di almeno nove pozzi fra permanenti ed esplorativi. Tutti questi pozzi, nuovi e vecchi, vicini e lontani, sarebbero infine stati collegati alla centrale di raccolta di Cassiopea lungo un percorso di oleodotto di 16 chilometri.  Le trivelle sarebbero arrivate fino a 600 metri di profondita' in acque considerate profonde, e poi fino a 4km sotto la crosta terrestre.

Oltre alle trivelle in mare lorsignori dell'ENI volevano martoriare ancora un po di piu' la citta' di Gela, su terraferma per una "minima attivita' onshore."

In teoria a causa del decreto Prestigiacomo avrebbero dovuto riperimetrare tutto, ma siccome e' poi' intervenuto il decreto sviluppo di quel gran signore di Corrado Passera, quelli dell'ENI hanno pensato di poter procedere. Infatti in decreto Passera aumentava il limite del no-trivelle entro le 12 miglia per tutta Italia, ma solo per pozzi nuovi. Per i pozzi dall'iter gia' in corso, tornava tutto a come era prima della Prestigiacomo.

E cosi, con un colpo da vero prestigiatore, Passera restitui' il mare ai trivellatori, incluso il progetto offshore Ibleo dell'ENI. Tutto il mare d'Italia infatti era stato gia' lottizzato, e di mare libero da lottizzare post-Prestigiacomo non era rimasto quasi niente.

Tutto questo, cioe' l'ENI che chiede di poter andare avanti con le trivelle in seguito al decreto Passera, accadeva nel 2014.

Da allora sono passati cinque anni, e dalle carte non c'e' piu' niente di pubblico sui siti del Minsitero.
Quello che pero' e' successo e' che con la finanziaria del 2016, e' stato deciso che il limite delle 12 miglia si applicava a tutto, concessioni nuove o vecchie che fossero.

Secondo me hanno lasciato il tutto un po dormiente, in stand-by finche' in tempi piu' recenti gli e' stato finalmente richiesto di riperimetrare tutto e hanno deciso che almeno con Panda non ne valeva la pena; oppure hanno deciso che il gas non era poi cosi abbondante come volevano credere.

Come detto sopra del fato di Cassiopea e di Argo non si sa ancora niente.

-----

E allora torniamo a leggere il progetto iniziale Panda e facciamoci delle risate.

Intanto viene fuori che questo era nella mente malata dell'ENI, un progetto "efficiente e senza impatti
negativi sull’ambiente",  che doveva durare per 20 anni.

Parole testuali!

Si vaglielo a dire proprio a Gela che e' un progetto senza impatti ambientali.

Dicono, come sempre, che l'alternativa zero non si puo' per le solite balle della "dipendenza dall'estero" e perche' e' "economicamente estremamente vantaggioso."

Avrebbero usato lo Scarabeo 9 per trivellare che "può operare in piena sicurezza anche in condizioni meteo-marine avverse".

Come sempre ci sarebbero stati fanghi, detriti, infiltrazioni, rischi di fuori uscite incotrollate, idrocarburi di bassa qualita', rischi di scoppio, vasche, reflui e rifiuti solidi, emissioni in atmosfera, rumore e vibrazioni, fluidi di perforazione, fuoriuscita accidentale di gas, sversamenti accidentali di sostanze inquinanti in mare,  collisione di navi con l’impianto di perforazione o i mezzi
navali di supporto, tutte cose di cui ormai abbiamo parlato milioni di volte ma che per l'ENI hanno "probabilita' di accadimento molto basse".

Qui compaiono pero' interessanti parole: la "necessità di effettuare operazioni di stimolazione per accrescere la produttività degli strati" e questo comprende tecniche aggressive, come il fracking e l'acidificazione.

Mmh.

Parlano pure di rischio geologico in relazione allo stendimento della conduttura di collegamento, del fatto che "nel canale di Sicilia sono inoltre presenti molte faglie" e che sono presenti "strutture morfologiche legate a fenomeni di rilascio di gas o fluidi attraverso i sedimenti marini non consolidati" ma anche qui e' tutto minimo, tutto poco probabile, irrilevante.

Insomma, tuttapposto!

Oltre a Palma di Montechiaro, vicino a questi pozzi e a tutti questi scoppi poco probabili ci sono
le varie aree protette

SIC Scala dei Turchi (ITA 040015), situato in direzione Nord, a circa 33 km da Panda W2 e da
Panda 2dir e a circa 47 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Litorale di Palma di Montechiaro (ITA040010), situato in direzione Nord Est, a circa 19 km da
Panda 2dir, a circa 21 km da Panda W2 e a circa 26 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Rupe di Falconara (ITA050008), situato in direzione Nord-Est, a circa 41 km da Panda 2dir,
a circa 44 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Torre Manfria (ITA050011), situato in direzione Nord-Est, a circa 42 km da Panda 2dir, a
circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Il sito coincinde con una
porzione del sito ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012) che si estende ad
Ovest di Gela ed è incluso nell’area “Biviere e Piana di Gela” classificata come Important Bird
Area (IBA n. 166) da BirdLife International;

ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012), situato in direzione Est, a circa 42 km
da Panda 2dir, a circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Tale area
comprende il SIC Biviere e Macconi di Gela (ITA050001), situato in direzione Est a notevole
distanza rispetto alle attività di progetto (circa 59 km da Panda 2dir, a circa 61 km da Panda W2
e a circa 51 km dal Cassiopea Manifold).

Important Bird Area – IBA (Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE). L’IBA più vicino, IBA n. 166 “Biviere e Piana di Gela”, dista circa 41 km da Panda 2dir, circa 44 km dal Pozzo Panda W2 e circa 37 km dal Cassiopea Manifold.

E ovviamente come dimenticare che il Canale di Sicilia, dove volevano appioppare queste trivelle e' sede di una enorme bioviersita' e dove la pesca e' una importante forte di reddito.

Siamo qui nelle acque vicino alle isole Pelagie, dove si "registra uno dei più alti tassi di cattura sia di specie ittiche di interesse commerciale, sia pelagiche di piccole e medie dimensioni", sia tipiche della costa. Si pescano qui ricciole, tonni alletterati, sgombri, triglie, molluschi, gamberi, naselli, triglie  di fango, acciughe, sardine, pesce spada.

Ci sono qui le tartarughe Caretta caretta, e tutto il mediterraneo e' un luogo tipico di nidificazione. Ci sono qui cetacei fra cui il delfino comune (Delphinus delphis), tursiope (Tursiops truncatus), grampo (Grampus griseus), balenottera comune (Balaenoptera physalus), capodoglio (Physeter macrocephalus).  La zona fa anche parte di percorsi di rotte migratorie di varie specie di uccelli.

Per tutte queste specie acquatiche gli spiaggiamenti sono gia adesso numerosi e lo dice pure l'ENI. Le trivelle avrebbero migliorato la situazione?
Nientaffatto!

L'ENI ancora affossa, ed e' vergognoso che dopo tutti i veleni e la disperazione che hanno dato alla Sicilia fanno pure finta di essere dei benefattori dell'umanita'.

Dicono infatti che l'economia in Sicilia va male, ad eccetto che... agricoltura, pesca e turismo. Pero' siccome loro sono in mare aperto, le loro opere non avrenno  "interferenze con le attività
turistiche ed agricole presenti sulla costa."

E per la pesca?

Anche qui dicono che il settore e' gia' in calo, con il "drastico ridimensionamento della flotta peschereccia siciliana", con disoccupazione e barche vecchie. Per ammazzare quello che per loro e' gia' un paziente mezzo in coma dicono che occorrera' chiudere il mare ai pescherecci, durante l’esecuzione delle attività di perforazione.

Che dire, chiudere il mare ai pescatori per farci le trivelle.

Dicono pero' che avrebbero fatto i monitoraggi, e faranno paragoni con il sito industriale di Porto Empedocle, Butera e Gela. Questa fa ridere perche' certo sono tutte localita' inquinate gia'.  E infatti lo dice l'ENI stessa che qui siamo al di sopra dei limiti per l’ozono, per gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, il particolato atmosferico (PM10) e il benzene.

Mmh.

Ma .. chi ha inquninato Gela? Chi ce l'ha messo quel benzene, un cancerogeno, in atmosfera?

Non certo io, e tutti sappiamo che e' stata L'ENI stessa!  E' come un circolo vizioso: ho iniziato ad inquinare 60 anni fa, adesso siccome e' tutto inquinato, posso continuare ad inquinare ancora.

Ricordano pure, senza commento, che la mortalita' in questa zona della Sicilia e' per la maggior parte dovuta a malattie del sistema circolatorio (con una prevalenza di malattie ischemiche del cuore e dei
disturbi circolatori dell'encefalo),  tumori (con una prevalenza di tumori di trachea, bronchi e polmoni negli uomini) e malattie del sistema respiratorio.

Notare che molte di queste cause di morte sono collegate alla respirazione ed io credo, indirettamente alla cattiva qualita' dell'aria e a quel benzene che esce fuori da ogni grazia divina dalle ciminiere industriali di Gela.

Perche' l'ENI non ha niente da dire? Da commentare? Perche' pensano che aggiungere altre trivelle sia una cosa da niente?

E poi arrivano le risate finali. Tutti questi pozzi, questi cavi, queste emissioni, vengono riepilogate in una lista finale con il seguente commento:  impatto ambientale trascurabile.

O tradotto in italiano semplice: tuttapposto.

Per fortuna che qui alla fine hanno rinunciato, per amore o per forza non e' importante.

Fine della storia lunga e breve.











Thursday, February 7, 2019

Giovanni Legnini, il PD e le trivelle





Voto del 3 Agosto 2012 con cui Giovanni Legnini votava favorevole al Decreto Sviluppo 
grazie al quale le trivelle bocciate nel 2010 poterono risuscitare

"Il divieto e' altresi' stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, fatti salvi i procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128 ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonche' l'efficacia dei titoli abilitativi gia' rilasciati alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attivita' di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell'ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi."


Ombrina era stata gia' bocciata grazie al decreto legislativo del 29 Giugno 2010 numero 128.
Il decreto sviluppo, votato da Giovanni Legnini ha dunque esentato Ombrina da qualsiasi divieto.

Tutto questo ci e' costato altri quattro anni di patemi.

-----------



Da quel che ho capito Giovanni Legnini non si candida alla presidenza della regione Abruzzo con il PD ma con una vasta gamma di simboli e loghi di associazioni civiche. Ma quale che sia il manto con cui sceglie di rivestirsi e' innegabile che alle sue spalle ci sono decenni di militanza nel PD (dalla sua fondazione nel 2007) e nelle sue varie incarnazioni precedenti.

Coincidenza vuole che il 2007 e' anche l'anno in cui la sottoscritta ha iniziato a fare questa immane opera di sensibilizzazione e di attivismo quotidiano. Ci tengo a dire quotidiano, perche' e' il lavoro di una persona volontaria che pure ha mille altre responsabilita' e' che ha fatto salti mortali da volontario, e non da politico.

E dunque mi ferisce moralmente non poco vedere Giovanni Legnini cercare di usare Ombrina come una delle sue frecce per centrare l'obiettivo elettorale.

Non e' vero che e' stato Giovanni Legnini a fermare Ombrina, non e' vero assolutamente.

Anzi Giovanni Legnini avrebbe potuto fare molto di piu', non solo per Ombrina se davvero ci teneva cosi tanto, ma per l'Italia intera. Infatto e' stato il suo (ex?)partito che ha approvato tutte le trivelle che ha incontrato nel suo cammino, in tutta Italia.

Sono stati Gianluca Galletti, Dario Franceschini, Corrado Clini, tutti ministri ed esponenti del suo stesso partito, il PD, a mettere quelle odiate firme.

E lui non era uno qualsiasi mentre questi qui approvavano. Era il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel governo Letta, ed e' stato poi vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura! Non proprio l'ultimo arrivato dunque e che se ci teneva poteva parlare, spiegare, convincere, protestare ai suoi amici o compagni di partito.

E poi, se era proprio cosi contrario ad Ombrina, vuol dire che doveva essere contrario pure alle altre trivelle in Ionio o in Sardegna, perche' che differenza c'e'? Cosa ha fatto per le altre regioni che cercavano di fronteggiare i petrolmostri mentre che lui era sSottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri?

A che serve cotanto potere se non si sanno fare le cose giuste, ma difficili?

---

Iniziamo dall'inizio.

Devo rendere onore a Giovanni Legnini per essere stato presente in un convegno a Roccamontepiano nel 2009, quando si parlava del Centro Oli di Ortona, ma eravamo gia' molto avanti con l'attivismo sul tema e l'opinione pubblica era gia' quasi unanime contro questo mostro. Era facile venire a convegni e parlare contro il petrolio dopo che mezza provincia di Chieti si era gia' attivata e dopo che la sottoscritta si era gia' presa ogni forma di insulto da petrolieri e politici corrotti. Piu' difficile prendersi la faccenda a cuore e fare le cose quando invece le cose sono difficili e si e' soli e ci sono prezzi da pagare.

A cosa mi riferisco?

Beh, nel 2010 Ombrina venne bocciata, grazie alla valanga di lettere, discorsi, rompimento di scatole fatto a politici locali e romani dagli abruzzesi e da questo blog. Era stata Stefania Prestigiacomo a imporre il divieto ad Ombrina, vietando le trivelle entro le prime 5 miglia da riva e di fatto uccidendo Ombrina e vari altri pozzi lungo i mari nostrani per la prima volta.

Era il cosiddetto decreto legislativo del 29 Giugno 2010 numero 128.

Ma nel 2012 le cose cambiarono: grazie all'articolo 35 del Decreto Sviluppo si decise, schifosamente, di estendere il divieto alle 12 miglia (e chi non puo' essere d'accordo a estendere le fascie protettive!) ma introducendo la clausola secondo la quale i procedimenti gia' avviati potevano andare avanti come se niente fosse. Cioe' il divieto delle 12 miglia si sarebbe applicato solo per concessioni "nuove". Non ci sarebbe stato niente a fermare quelle "vecchie".

Un barbatrucco politico del tutto italico, grazie al quale essenzialmente nessun pezzo di mare sarebbe stato mai protetto, visto che l'intera Italia era nel 2012 gia' circondata da permessi trivellanti, e di pozzi "nuovi" a cui applicare la nuova legge non ce n'erano. Tutto il mare era stato gia' lottizzato e da molto prima.

Giovanni Legnini voto' si a quella legge e al suo articolo 35.

Cosa poteva fare invece?

Poteva votare contro, poteva opporsi, poteva parlare con i suoi amici del PD e fuori del PD, spiegare loro che questo articolo 35 non era ne giusto ne accettabile. Poteva protestare, parlare alla gente, avere coraggio. E non solo per Ombrina, quanto per salvare tutti i mari d'Italia. Se Ombrina era sbagliata per l'Abruzzo lo erano pure gli altri pozzi per altre parti della nazione, no?

Come detto, e' quando le cose sono difficili che si vede di che stoffa sei fatto.

Ripeto qui non si parlava del macellaio di periferia, si parlava di uno che aveva intorno a se tutto il gotha del potere dell'epoca in Italia.

Quando poi Ombrina fu approvata nel 2013, grazie anche all'articolo 35 io glielo chiesi, per telefono, se gli sembrava giusto imbrogliare cosi la gente.

E prima che qualcuno mi minacci di denunce: ho i tabulati delle chiamate fatte a lui da San Diego, estate 2013 durante il SIAM Conference on Control and Its Applications, da una stanza rosa dove, stanca e sola, ho lasciato non poche lacrime.

Lui mi promise che avrebbe fatto del suo meglio per fermare Ombrina. Non riuscivo e non riesco a capire come potesse in cuor suo giustificare il voto favorevole al Decreto Sviluppo e interessarsi ad Ombrina.

Ci sono stati tanti momenti in questa mia petrol-vita in cui avrei voluto essere importante e famosa e ricca, e non per me, quanto perche' avrei usato queste cose per fare delle cose buone, prima fra tutte per l'ambiente, per fermare Ombrina con un battito di ciglia e assieme a lei tutte le sue cugine, da Chioggia a Catanzaro.

Quella telefonata e' uno di quei momenti. Avrei voluto essere io al suo posto e usare influenza e conoscenze in modo disinteressato e per migliorare l'Italia invece che sentire cotanto cerchiobottismo e cosi tanto non-si-puo' ma faro-del-mio-meglio.

Cosi non e' stato.

Il resto e' storia.  Ombrina passo' anche l'Autorizzazione Integrata Ambientale nel 2015, nonostante lettere, proteste, rabbia della gente, e nonostante Giovanni Legnini.
 
Ma allora chi ha fermato Ombrina?

La risposta e' semplice: la ribellione della gente che di petrolio e di FPSO non ne voleva sentire, le proteste intelligenti lungo il corso di otto lunghi anni, la testardaggine di questo blog, e alla fine le nove regioni che chiesero ben sei referendum nazionali sulle trivelle. Erano queste regioni di destra e di sinistra, tutte costiere, che capirono che se passava Ombrina, sarebbero passate tutte le altre proposte trivelle sparse per i loro mari e a invadere le loro estati.

E' stato solo l'incubo dei sei referendum a costringere Matteo Renzi e tutto il PD a stracciare l'articolo 35 del Decreto Sviluppo e a proporre il divieto alle trivelle entro le 12 miglia nella Legge di Stabilita' del 2016 non solo per concessioni future, ma pure per concessioni passate.

E cosi morirono Ombrina ed altri 26 progetti trivellanti.

Infine si parla di Giovanni Legnini che scrisse un emendamento per uscire dall'impasse referendum di cui sopra;  potrei sbagliarmi, ma nella lista di emendamenti attributi a Giovanni Legnini nel governo italiano non ci sono tracce di tali attivita' in quanto l'ultima entry degli emendamenti da lui firmati (ne ha scritti 880) e' datata dicembre 2012.

E poi mi fa un po strano che questo emendamento salti fuori proprio in tempo di elezioni!

Ma  anche se cosi fosse, cioe'  che e' stato questo misterioso emendamento dell'ultima ora a risolvere tutto, era a monte che Giovanni Legnini poteva e doveva dire di no, a mio modesto parere. E non era solo Ombrina che si doveva salvare ma tutti gli altri mari d'Italia, e molto tempo prima.

Ecco, credo che sia onesto ricordare tutte queste cose e non riscrivere la storia solo per fame di poltrona.

L'ultima entry degli emendamenti di Giovanni Legnini e' qui.



Leggo anche comunicati di Alessandro Lanci che dice: 

Chi conosce la politica sa che certe azioni vanno costruite nel tempo, attraverso il paziente e silenzioso lavoro di concertazione.

Io conosco la democrazia, conosco i miei diritti, leggo i fatti e non interpreto a posteriori le intenzioni o gli squallidi do-ut-des della politica italiana. E votare a favore delle trivelle nel 2012, non mi pare concertazione o azione costruttiva nel tempo. 

Infine, che dire del M5S?

Si, e' vero sono l'armata Brancaleone a volte, sono confusi, e hanno spesso ricopiato da questo blog (ma questo l'ha fatto anche Nuovo Senso Civico di Alessandro Lanci!), a volte senza sapere cosa stavano facendo. E la trasparenza tanto decantata a volte lascia il tempo che trova. Ma occorre riconoscere loro che fin dal primo giorno, forse anche grazie all'ottica progressista di Beppe Grillo, sono stati contrari alle trivelle. Vedremo cosa combineranno con la Lega che gli sta alle calcagna, ma anche questo e' realta'.

Wednesday, October 29, 2014

Decreto Sblocca Italia: i voti alla fiducia

I voti alla Camera sulla Fiducia allo Sblocca Italia e
 Distruggi Democrazia il giorno 23 Ottobre 2014

A chi ha votato si - vergogna.




Ha votato si anche il difensore dell'ambiente PD Ermete Realacci.




Ecco qui come hanno votato i parlamentari d'Italia - pagati con le nostre tasse -  sulla fiducia allo Sblocca Italia. Spero che ce ne si ricordi la prossima volta che si vota. 

Notare che nessuno del PD ha avuto il coraggio di votare contro il decreto trivellante. Quando diranno "ma, se, io, il partito, non potevo fare altrimenti, blablabla" occorre rispondere: no caro, no cara. Nella vita c'e' sempre una scelta e lei ha scelto di votare si, si allo sblocca Italia, si alle trivelle, si alla distruzione dell'Italia, dell'Abruzzo, della Basilicata, e di tutte le regioni coinvolte e quindi la responsabilita' e' anche sua.

Fare il politico non significa seguire i diktat di partito, significa avere il coraggio di fare la cosa giusta per il tuo elettorato. Punto. E' per questo che lorsognori vengono pagati profutamente. A premere i bottoni e a seguire le linee del partito sono buoni tutti.

E se in futuro gli stessi che hanno votato "si" diranno di essere contro il petrolio: beh, uno ci si deve fare una gran risata, perche' semplicemente non e' vero. Verba volant. Sono i fatti, e in questo caso i voti, che contano, tutto il resto sono chiacchere.

Mi fa strano anche la posizione di Fabrizio Di Stefano di Forza Italia, che attacca il governo regionale sul petrolio un giorno si ed un giorno no,  promette ferro e fiamme contro le trivelle, ma poi al momento del voto, scompare.  E' assente infatti, come lo e' stato nel 43% dei voti.

Quasi tutto il suo partito ha votato contro lo sblocca Italia.

Chissa', magari se fosse stato presente, avrebbe votato no, e sarebbe stato anche lui uno dei pochi "statisti" della questione, ma non lo sapremo mai, appunto perche' era assente.

Ripenso a quel 43% di assenze: non so, ma io se faccio il 43% delle assenze al mio lavoro, mi cacciano, quali che siano le scuse presentate. Non brilla neanche Andrea Colletti del M5S, assente pure lui al momento del voto.

Eccoli qui i nostri eroi, nel bene e nel male, a chi ha votato no, Daniele Del Grosso e Gianluca Vacca  del M5S, e Gianni Melilla di SEL, grazie. Agli altri, tutta la mia pena.


Favorevole



  CASTRICONE Antonio (PD) Favorevole

 COLLETTI Andrea (M5S) Assente

D'INCECCO Vittoria (PD) Favorevole

DEL GROSSO Daniele (M5S) Contrario

DI STEFANO Fabrizio (FI-PdL) Assente

FUSILLI Gianluca (PD) Favorevole

GINOBLE Tommaso (PD) Favorevole

GUTGELD Izthak Yoram (PD) Favorevole

MELILLA Gianni (SEL) Contrario

PICCONE Filippo (NCD) Assente

SOTTANELLI Giulio (SCpI) Favorevole

TANCREDI Paolo (NCD) Favorevole

VACCA Gianluca (M5S) Contrario


E visto che il decreto riguarda anche da vicino la Basilicata, ecco come hanno votato i politici di quella regione. Spicca in positivo la posizione di Cosimo Latronico, di Forza Italia pure lui che ha votato no allo Sblocca Italia.


ANTEZZA Maria (PD) Favorevole

FOLINO Vincenzo (PD) Assente

LATRONICO Cosimo (FI-PdL) Contrario

LIUZZI Mirella (M5S) Contrario

PLACIDO Antonio (SEL) Contrario

SPERANZA Roberto (PD) Favorevole


Il voto finale c'e' stato oggi 30 Ottobre -  278 si 161 no e 7 astenuti. Evviva.

Saturday, September 27, 2014

I "giornalisti" italiani e la confusione sul fracking



Meglio riderci sopra. 

In alto: il fracking sara' vietato
In basso: Renzi autorizza lo shale gas.

Mah. 

Wednesday, September 24, 2014

New York: la nobilita' di Leonardo Di Caprio e le balle di Matteo Renzi


Il 23 Settembre 2014 Matteo Renzi ha preso la parola davanti all’assemblea delle Nazioni Unite, convenuta per discutere dei cambiamenti climatici su iniziativa del Segretario Generale Ban Ki-moon.

Renzi ha detto che “abbiamo la possibilità di costruire un mondo nuovo ed un futuro sostenibile per i nostri figli” e che occore fare uno sforzo comune verso una crescita sostenibile, trovando alternative alle fonti fossili. “We must reduce carbon emissions through carbon pricing and energy efficiency, bytapping renewable energy sources, and by cutting back on fossil fuels”.

Cutting back on fossil fuels. Testuali parole.

Ha poi ricordato che in Italia produciamo il 45% di elettricità da fonti rinnovabili e che le ditte green sono anche quelle che esportano di più, innovano di più e creano il maggior numero di posti di lavoro: secondo Renzi, il 40% di nuovi posti di lavoro in Italia è venuto proprio da loro. Il suo intervento si è concluso promettendo risorse per contribuire a costruire un fondo scientifico per “combattere i cambiamenti climatici”.

Applausi. Perfetto. Avanti il prossimo.

E nel concreto?

Come pensa Matteo Renzi di ‘cut back on fossil fuels’ se sta facendo di tutto per raddoppiare la produzione di petrolio – scarso e scadente – in Italia?

E se dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica, il Decreto Sblocca Italia da dove è venuto? Perché in quel decreto si spianano le strade a petrolieri invece che alle rinnovabili? Perché tutt’a un tratto l’estrazione di fonti fossili diventa “attività di pubblica utilità, urgente e indifferibile” ? Perché questa designazione non si applica al risparmio energetico o alle rinnovabili invece? Perché – con tutti i problemi che ci sono in Italia – per Matteo Renzi è importante che l’assegnazione delle concessioni minerarie venga centralizzata a Roma, togliendo alle regioni il potere di decidere per se stesse? Perché non abbiamo una Energiewende come in Germania?

Mi domando che strano Dr. Jekyll e Mr Hyde si sia scelta - o non scelta! - l’Italia per primo ministro.

Non so come abbia fatto Matteo Renzi a fare il suo discorso all’Onu senza un po di vergogna.

Come prima di lui l’amico Corrado Passera, questi politici senza idee hanno bisogno di far soldi e di far presto, e quindi se la prendono con i più deboli e con l’ambiente che non può difendersi. Non sanno dire di no ai falchi speculatori che si aggirano nei palazzi romani e a cui importa solo degli azionisti e del portafoglio, ed ecco che sacrificare il paesaggio e i polmoni degli italiani si può. Fai contenti i lobbisti, racimoli un po di spiccioli per l’economia, e pazienza se a New York devi dire cose che non è che siano proprio rappresentative del tuo operato.

Lo stesso giorno di Renzi ha preso la parola anche Leonardo Di Caprio – un gran signore – che li ha presi di petto i petrolieri dicendo che è arrivato il momento di togliere loro ogni forma di sussidio, che avere accesso ad aria e acqua pulita è un diritto inalienabile, che risolvere la crisi energetica è un dovere morale e urgente e che occorre prendere decisioni grandi ed importanti sul futuro delle nostre industrie perché di questo passo scompariremo tutti.

Qui il bellissimo discorso di Leonardo Di Caprio, appena nominato “United Nations Messenger on peace” con speciale enfasi sui cambiamenti climatici.

Friday, September 20, 2013

Trivelle, mar Tirreno e porcili

Gentile Prof.ssa,

ho letto con interesse e gioia l’articolo da Lei postato il 04 settembre 2013 riguardo il dimezzamento delle aree di trivellazione in Italia.

Solo per qualche secondo ho pensato: finalmente anche nel nostro paese qualcosa sta cambiando.

Poi, vedendo che anche Lei nutriva qualche dubbio, ho riletto l’articolo.

Non avendo visionato il Decreto, Le do arbitrariamente una mia modesta interpretazione.

Nel Suo articolo informa che:

“Il ministro ha firmato il riordino delle zone marine aperte alla ricerca e coltivazione di idrocarburi in coerenza con le norme di legge approvate dal Parlamento nell’ultimo anno e con la direzione indicata dalla Strategia Energetica Nazionale.”

“In particolare il Decreto determina la chiusura a nuove attività delle aree Tirreniche e di quelle entro le dodici miglia da tutte le coste e le aree protette.”

Quello che mi lascia perplesso sono le espressioni: “nuove attività” e in “coerenza con le norme di legge approvate nell’ultimo anno dal Parlamento”.

Con l’art 35 della Legge 134/2012, il famoso Decreto Passera, chi vuole intraprendere attualmente attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi deve operare ad una distanza di almeno dodici miglia dal limite delle coste e dal perimetro esterno delle aree marine a qualsiasi titolo protette.

Il precedente Decreto 128/2010, il Decreto Prestigiacomo, poneva un limite di di dodici miglia dal perimetro esterno delle aree marine a qualsiasi titolo protette ed un limite di cinque miglia dalla linea di base costiera.

Non entro nel merito di specificare che il termine linea di base non è sempre coincidente con il termine linea di costa, ed in alcuni casi vi è una notevole differenza.

Per le procedure future, in linea di massima, il Decreto Passera si presenta più stringente rispetto al Decreto Prestigiacomo. Attualmente, visto che tutte le procedure di prospezione e ricerca idrocarburi sono state già avviate, il Decreto Passera apre a tutti i “procedimenti concessori conseguenti e connessi“ precedenti.

Della serie, mi scusi la volgarità:-

Dopo che tutti i porci sono scappati, chiudo il porcile. Abitudine peraltro tipicamente italiana.

Ritengo quindi che: le aree segnalate con enfasi dal Ministro riguardino solamente chi ha in futuro intenzione di intraprendere nuove attività, cioè quasi nessuno.

Per tutte le precedenti domande di attività di prospezione e ricerca, antecedentemente al Decreto Prestigiacomo, anche se non ancora sottoposte a VIA, la situazione non cambia.

Un discorso leggermente a parte merita la zona di prospezione e ricerca denominata

E' l’area tirrenica per intenderci.

Questa zona, con il limite delle dodici miglia, si era ridotta del 99 % ed i “poveri petrolieri” non potevano utilizzare le aree residue perché non conformi all’art. 19 della Legge 613/1967: Parti di mare in cui le aree non risultano "continue e compatte e delimitate da archi di meridiano e parallelo di lunghezza pari ad un minuto primo".

Da “buon samaritano” qual è, il Governo italiano venne prontamente in aiuto dell’ “Omino Perforatore” col Decreto Ministeriale del 09/08/2013, rimodulando e ampliando tale area fino all’accordo Italia-Spagna e alla linea mediana Italia-Francia, con una distanza dalle coste sarde e dalle aree di tutela ambientale tra i 45 e i 75 km.

In buona sostanza, il Ministro non ha fatto altro che “ratificare cartograficamente” quello che già c’era, una sorta di specchietto per le allodole mediatico.

Nella speranza (probabilmente vana) di essermi sbagliato,
Le do un Caro Saluto





Wednesday, September 4, 2013

Dimezzate le aree da trivellare in mare?




Non e' ben chiaro se questa sia per davvero, o se come per tutte le cose c'e' il barbatrucco.

Non lo so. E prima di dire qualsiasi cosa, voglio vedere la bocciatura definitiva di Ombrina Mare, che cade a sei chilometri da riva. Tutto il resto e' propaganda.

Ad ogni modo, questo e' quello che dice il ministero dello Sviluppo Economico, oggi 4 Settembre 2013:

"Il Ministro ha firmato il decreto di riordino delle zone marine aperte alla ricerca e coltivazione di idrocarburi, in coerenza con le norme di legge approvate dal Parlamento nell’ultimo anno e con la direzione indicata dalla Strategia Energetica Nazionale.

Il decreto determina un quasi dimezzamento delle aree complessivamente aperte alle attività offshore, che passano da 255 a 139 mila chilometri quadrati, spostando le nuove attività verso aree lontane dalle coste e comunque già interessate da ricerche di Paesi confinanti, nel rispetto dei vincoli ambientali e di sicurezza italiani ed europei.

In particolare, il decreto determina la chiusura a nuove attività delle aree tirreniche e di quelle entro le 12 miglia da tutte le coste e le aree protette, con la contestuale residua apertura di un’area marina nel mare delle Baleari, contigua ad aree di ricerca spagnole e francesi."

La notizia e' stata poi ripresa da Reuters, dal Wall Street Journal e da diversi altri siti di informazione, anche quelli specializzati in petrolio, che riportano i seguenti titoli di stampa. La cosa buona e' che anche se ci fossero trucchi strani, la notizia ha avuto eco sulla stampa internazionale, e gli investitori stranieri leggono quel che e' scritto, e cioe' che meta' dei mari italiani sono stati improvvisamente chiusi alle trivelle.

Ecco qui:



ROME, Sept 4 (Reuters)

Italy has sharply reduced the maximum area where off-shore
exploration for oil and gas is permitted, the Industry Minister said on Wednesday.
Industry Minister Flavio Zanonato signed a decree cutting to 139,000 square kilometres the total area allowed for new off-shore exploration drilling, from 255,000
square kilometres previously, a statement said.
"We are supporting the development of strategic national resources by concentrating hydrocarbon research and development in a few marine areas that have the highest potential and the least potential environmental impact," the minister said.


Mise/ Dimezzate zone marine per ricerca e produzione idrocarburi 
Il ministro dello Sviluppo cconomico Flavio Zanonato ha firmato il decreto di riordino delle zone marine aperte alla ricerca e coltivazione di idrocarburi, in coerenza con le norme di legge approvate dal Parlamento nell'ultimo anno e con la direzione indicata dalla Strategia energetica nazionale. Il decreto determina un quasi dimezzamento delle aree complessivamente aperte alle attività offshore, che passano da 255 a 139 mila chilometri quadrati, spostando le nuove attività verso aree lontane dalle coste e comunque già interessate da ricerche di Paesi confinanti, nel rispetto dei vincoli ambientali e di sicurezza italiani ed europei. In particolare, il decreto determina la chiusura a nuove attività delle aree tirreniche e di quelle entro le 12 miglia da tutte le coste e le aree protette, con la contestuale residua apertura di un'area marina nel mare delle Baleari, contigua ad aree di ricerca spagnole e francesi. "Con questo provvedimento - dichiara il ministro Flavio Zanonato - sosteniamo lo sviluppo delle risorse nazionali strategiche, concentrando le attività di ricerca e sviluppo di idrocarburi in poche aree marine a maggior potenziale e minor sensibilità ambientale". "Il decreto - sottolinea infine-prevede l'impiego dei più elevati standard di sicurezza e di tecnologie di avanguardia nelle quali le aziende italiane detengono una posizione di leadership internazionale".




Italy Wednesday reduced by almost half the offshore areas where companies can explore and pump out hydrocarbons, despite having to spend billions of euros to import energy sources. Industry Minister Flavio Zanonato signed a decree that reduces to 139,000 square kilometres from 255,000 open to offshore oil and natural gas exploration and production activities, the ministry said in a statement. The areas that aren't off limits are away from Italy's coasts and are mainly concentrated where neighbouring countries have allowed such activities, it added. All new activities are forbidden on the Tyrrhenian Sea, which is on the west side of the peninsula, and within 12 miles of all coast lines and natural sea parks. The new measures "focus hydrocarbon exploration and development activities in a limited number of marine areas with higher potential and lower environmental impact," said Mr. Zanonato in the statement. A new area that has been opened up is the one next to the Balearic Islands, adjacent to where there are ongoing Spanish and French activities, the Italian ministry said. About 90% of Italy's gas needs are imported, mainly from Russia, Algeria and Libya. A similar percentage of oil is imported too.