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Wednesday, May 1, 2019

L'ENI rinuncia alla concessione Panda in Sicilia










PANDA W2,  PANDA 2dir
Sealine di 16,5 km di collegamento 
tra i pozzi Panda ed il Manifold di raccolta di Cassiopea

Tutto all'aceto

Resta incerto il fato dei pozzi
ARGO 2, CASSIOPEA 1, CASSIOPEA 2, CASSIOPEA 3,
CENTAURO 1, GEMINI 1, VELA 1


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Il testo della rinuncia dell'ENI e' stato pubblicato qualche giorno fa dal sito del Ministero dell'Ambiente, ora funzionale, anche se e' scritto in un italiano impossibile da capire.

Perche' questi testi siano scritti in un linguaggio impossibile da decifrare e' per me un mistero. Anche il Concilio Vaticano secondo ha deciso che si doveva parlare in parole comprensibili al popolo, per cui veramente non capisco perche' non dare pane al pane e scrivere queste frasi contorte.

Cos'e' un progetto emarginato? Cosa sono le more del perfezionamento? Boh.

Ad ogni modo, quello che ne viene fuori e' la cosa seguente:

Nell'Aprile del 2010 l'ENI presento' al Ministero dell'Ambiente la richiesta per lo sviluppo di due concessioni estrattive, con dentro tre giacimenti minerari: Panda, Argo e Cassiopea, al largo del comune di Licata in provincia di Agrigento. Avrebbero voluto creare pozzi, oleodotti di collegamento e una centrale di raccolta.

A suo tempo venne tutto proclamato con tanta fanfara.

A causa pero' dei tanti dibattiti sui limiti e sulla barriera protettive delle 12 miglia, passata sopratutto grazie al caso Ombrina, e dopo tanti tira e molla, fra cui una prima approvazione nel 2014,  pozzi semisegreti, altri pozzi approvati, alla fine all'ENI e' stato chiesto di riperimetrare tutto.

E cosi, non e' ben chiaro perche' ma dopo cinque anni "ritendo che fossero venute meno le condizioni per lo sviluppo del giacimento Panda", il giorno 4 Marzo 2019 l'ENI annuncia al ministero di non "voler proseguire l’iter per il conferimento della concessione."

Il procedimento e' stato cosi archiviato.

Fine della storia breve, con 140 kmq di mare al largo della costa di Licata salve dalle trivelle.

Ciao ENI, questa volta non ci sei riuscita.

E per l'altra concessione? La Argo e Cassiopea?

Per quello non si sa ancora. C'e' solo un ottemperanza alle prescrizioni collegate al decreto approvativo del 2014 in cui si dice che

"Prima dell'avvio dei lavori il proponente dovrà integrare il Piano di monitoraggio dei fenomeni
geodinamici con approfondimenti riguardo al monitoraggio dei processi erosivi lungo il tratto di
litorale prospiciente l'area di interesse, da mettere a punto con le Autorità competenti” 


Questo decreto e' del 28 Marzo 2019 che dice che i lavori non sono ancora iniziati e che hanno fatto gli approfondimenti richiesti sull'erosione delle coste.


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La storia piu' lunga e' qui.

Le due concessioni estrattive ora archiviate, provenivano da concessioni precedenti di ricerca di idrocarburi. Nel passare da ricerca ad estrazione finale (coltivazione) le concessioni hanno cambiato nome.

Queste aree trivellande sono dunque la D2 GC AG di 143 kmq, che piu' o meno corrisponde alla concessione di ricercca GR 14 AG (Panda) e la D3 GC AG di 146 kmq, che invece corrisponde piu' o meno alla GR 13 AG e GR 14 AG (Argo e Cassiopea).

Era tutto parte del cosiddetto progetto Offshore Ibleo per estrazione di gas, che secondo le stime dell'ENI avrebbe dato all'Italia 12 miliardi di metri cubi per tutta la durata del progetto.

I conti sono sempre gli stessi: ne usiamo 70 milardi l'anno per cui questo Ibleo con 12 miliardi in totale avrebbe fornito ... circa due mesi di gas di fabbisogno nazionale nei 20 di sua vita su questa terra.

Una miseria, nonostante i paroloni dell'ENI e il prefisso giga o miliardi.

Ma voila' esce fuori che l'ENI aveva scelto un pezzo di mare che faceva parte di un area diventata intrivellabile a causa del decreto 128/2010,  passato da Stefania Prestigiacomo nel 2010 all'indomani dello scoppio in Louisiana e sotto pressione da parte degli abruzzesi impegnati nel caso Ombrina.

Fu Stefania Prestigiacomo che infatti che vieto' le trivelle entro le prime 5 miglia dalla costa, ed entro le prime 12 miglia in caso sulla costa ci fossero zone protette.

Purtroppo per l'ENI, Panda per il 17% ricadeva nelle dodici miglia di distanza dal Sito di Interesse Comunitario SIC Litorale Palma di Montechiaro in Sicilia.

Si volevano qui trivellare il pozzo Panda W2, in verticale, a 21 chilometri da tale SIC, il pozzo Panda 2 dir, in obliquo, a 20 km dal SIC; i pozzi Cassiopea 1, 2, 3; il pozzo Argo 2. Poi ci sarebbero stati i pozzi esplorativi Vela 1, Centauro 1 e Gemini 1.

Un totale di almeno nove pozzi fra permanenti ed esplorativi. Tutti questi pozzi, nuovi e vecchi, vicini e lontani, sarebbero infine stati collegati alla centrale di raccolta di Cassiopea lungo un percorso di oleodotto di 16 chilometri.  Le trivelle sarebbero arrivate fino a 600 metri di profondita' in acque considerate profonde, e poi fino a 4km sotto la crosta terrestre.

Oltre alle trivelle in mare lorsignori dell'ENI volevano martoriare ancora un po di piu' la citta' di Gela, su terraferma per una "minima attivita' onshore."

In teoria a causa del decreto Prestigiacomo avrebbero dovuto riperimetrare tutto, ma siccome e' poi' intervenuto il decreto sviluppo di quel gran signore di Corrado Passera, quelli dell'ENI hanno pensato di poter procedere. Infatti in decreto Passera aumentava il limite del no-trivelle entro le 12 miglia per tutta Italia, ma solo per pozzi nuovi. Per i pozzi dall'iter gia' in corso, tornava tutto a come era prima della Prestigiacomo.

E cosi, con un colpo da vero prestigiatore, Passera restitui' il mare ai trivellatori, incluso il progetto offshore Ibleo dell'ENI. Tutto il mare d'Italia infatti era stato gia' lottizzato, e di mare libero da lottizzare post-Prestigiacomo non era rimasto quasi niente.

Tutto questo, cioe' l'ENI che chiede di poter andare avanti con le trivelle in seguito al decreto Passera, accadeva nel 2014.

Da allora sono passati cinque anni, e dalle carte non c'e' piu' niente di pubblico sui siti del Minsitero.
Quello che pero' e' successo e' che con la finanziaria del 2016, e' stato deciso che il limite delle 12 miglia si applicava a tutto, concessioni nuove o vecchie che fossero.

Secondo me hanno lasciato il tutto un po dormiente, in stand-by finche' in tempi piu' recenti gli e' stato finalmente richiesto di riperimetrare tutto e hanno deciso che almeno con Panda non ne valeva la pena; oppure hanno deciso che il gas non era poi cosi abbondante come volevano credere.

Come detto sopra del fato di Cassiopea e di Argo non si sa ancora niente.

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E allora torniamo a leggere il progetto iniziale Panda e facciamoci delle risate.

Intanto viene fuori che questo era nella mente malata dell'ENI, un progetto "efficiente e senza impatti
negativi sull’ambiente",  che doveva durare per 20 anni.

Parole testuali!

Si vaglielo a dire proprio a Gela che e' un progetto senza impatti ambientali.

Dicono, come sempre, che l'alternativa zero non si puo' per le solite balle della "dipendenza dall'estero" e perche' e' "economicamente estremamente vantaggioso."

Avrebbero usato lo Scarabeo 9 per trivellare che "può operare in piena sicurezza anche in condizioni meteo-marine avverse".

Come sempre ci sarebbero stati fanghi, detriti, infiltrazioni, rischi di fuori uscite incotrollate, idrocarburi di bassa qualita', rischi di scoppio, vasche, reflui e rifiuti solidi, emissioni in atmosfera, rumore e vibrazioni, fluidi di perforazione, fuoriuscita accidentale di gas, sversamenti accidentali di sostanze inquinanti in mare,  collisione di navi con l’impianto di perforazione o i mezzi
navali di supporto, tutte cose di cui ormai abbiamo parlato milioni di volte ma che per l'ENI hanno "probabilita' di accadimento molto basse".

Qui compaiono pero' interessanti parole: la "necessità di effettuare operazioni di stimolazione per accrescere la produttività degli strati" e questo comprende tecniche aggressive, come il fracking e l'acidificazione.

Mmh.

Parlano pure di rischio geologico in relazione allo stendimento della conduttura di collegamento, del fatto che "nel canale di Sicilia sono inoltre presenti molte faglie" e che sono presenti "strutture morfologiche legate a fenomeni di rilascio di gas o fluidi attraverso i sedimenti marini non consolidati" ma anche qui e' tutto minimo, tutto poco probabile, irrilevante.

Insomma, tuttapposto!

Oltre a Palma di Montechiaro, vicino a questi pozzi e a tutti questi scoppi poco probabili ci sono
le varie aree protette

SIC Scala dei Turchi (ITA 040015), situato in direzione Nord, a circa 33 km da Panda W2 e da
Panda 2dir e a circa 47 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Litorale di Palma di Montechiaro (ITA040010), situato in direzione Nord Est, a circa 19 km da
Panda 2dir, a circa 21 km da Panda W2 e a circa 26 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Rupe di Falconara (ITA050008), situato in direzione Nord-Est, a circa 41 km da Panda 2dir,
a circa 44 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold;

SIC Torre Manfria (ITA050011), situato in direzione Nord-Est, a circa 42 km da Panda 2dir, a
circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Il sito coincinde con una
porzione del sito ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012) che si estende ad
Ovest di Gela ed è incluso nell’area “Biviere e Piana di Gela” classificata come Important Bird
Area (IBA n. 166) da BirdLife International;

ZPS Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela (ITA050012), situato in direzione Est, a circa 42 km
da Panda 2dir, a circa 45 km da Panda W2 e a circa 38 km dal Cassiopea Manifold. Tale area
comprende il SIC Biviere e Macconi di Gela (ITA050001), situato in direzione Est a notevole
distanza rispetto alle attività di progetto (circa 59 km da Panda 2dir, a circa 61 km da Panda W2
e a circa 51 km dal Cassiopea Manifold).

Important Bird Area – IBA (Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE). L’IBA più vicino, IBA n. 166 “Biviere e Piana di Gela”, dista circa 41 km da Panda 2dir, circa 44 km dal Pozzo Panda W2 e circa 37 km dal Cassiopea Manifold.

E ovviamente come dimenticare che il Canale di Sicilia, dove volevano appioppare queste trivelle e' sede di una enorme bioviersita' e dove la pesca e' una importante forte di reddito.

Siamo qui nelle acque vicino alle isole Pelagie, dove si "registra uno dei più alti tassi di cattura sia di specie ittiche di interesse commerciale, sia pelagiche di piccole e medie dimensioni", sia tipiche della costa. Si pescano qui ricciole, tonni alletterati, sgombri, triglie, molluschi, gamberi, naselli, triglie  di fango, acciughe, sardine, pesce spada.

Ci sono qui le tartarughe Caretta caretta, e tutto il mediterraneo e' un luogo tipico di nidificazione. Ci sono qui cetacei fra cui il delfino comune (Delphinus delphis), tursiope (Tursiops truncatus), grampo (Grampus griseus), balenottera comune (Balaenoptera physalus), capodoglio (Physeter macrocephalus).  La zona fa anche parte di percorsi di rotte migratorie di varie specie di uccelli.

Per tutte queste specie acquatiche gli spiaggiamenti sono gia adesso numerosi e lo dice pure l'ENI. Le trivelle avrebbero migliorato la situazione?
Nientaffatto!

L'ENI ancora affossa, ed e' vergognoso che dopo tutti i veleni e la disperazione che hanno dato alla Sicilia fanno pure finta di essere dei benefattori dell'umanita'.

Dicono infatti che l'economia in Sicilia va male, ad eccetto che... agricoltura, pesca e turismo. Pero' siccome loro sono in mare aperto, le loro opere non avrenno  "interferenze con le attività
turistiche ed agricole presenti sulla costa."

E per la pesca?

Anche qui dicono che il settore e' gia' in calo, con il "drastico ridimensionamento della flotta peschereccia siciliana", con disoccupazione e barche vecchie. Per ammazzare quello che per loro e' gia' un paziente mezzo in coma dicono che occorrera' chiudere il mare ai pescherecci, durante l’esecuzione delle attività di perforazione.

Che dire, chiudere il mare ai pescatori per farci le trivelle.

Dicono pero' che avrebbero fatto i monitoraggi, e faranno paragoni con il sito industriale di Porto Empedocle, Butera e Gela. Questa fa ridere perche' certo sono tutte localita' inquinate gia'.  E infatti lo dice l'ENI stessa che qui siamo al di sopra dei limiti per l’ozono, per gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, il particolato atmosferico (PM10) e il benzene.

Mmh.

Ma .. chi ha inquninato Gela? Chi ce l'ha messo quel benzene, un cancerogeno, in atmosfera?

Non certo io, e tutti sappiamo che e' stata L'ENI stessa!  E' come un circolo vizioso: ho iniziato ad inquinare 60 anni fa, adesso siccome e' tutto inquinato, posso continuare ad inquinare ancora.

Ricordano pure, senza commento, che la mortalita' in questa zona della Sicilia e' per la maggior parte dovuta a malattie del sistema circolatorio (con una prevalenza di malattie ischemiche del cuore e dei
disturbi circolatori dell'encefalo),  tumori (con una prevalenza di tumori di trachea, bronchi e polmoni negli uomini) e malattie del sistema respiratorio.

Notare che molte di queste cause di morte sono collegate alla respirazione ed io credo, indirettamente alla cattiva qualita' dell'aria e a quel benzene che esce fuori da ogni grazia divina dalle ciminiere industriali di Gela.

Perche' l'ENI non ha niente da dire? Da commentare? Perche' pensano che aggiungere altre trivelle sia una cosa da niente?

E poi arrivano le risate finali. Tutti questi pozzi, questi cavi, queste emissioni, vengono riepilogate in una lista finale con il seguente commento:  impatto ambientale trascurabile.

O tradotto in italiano semplice: tuttapposto.

Per fortuna che qui alla fine hanno rinunciato, per amore o per forza non e' importante.

Fine della storia lunga e breve.











Monday, November 12, 2018

La Audax torna all'assalto di Pantelleria con Nilde, Naila e Norma -- Sergio Costa, che fare?





FPSO - originariamente proposta per il Banco dell'Avventura
dalla microditta Australiana Audax

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The transaction is conditional upon the Italian Licensing Authorities ratifying the License. 

Cioe' sta a noi, sta a Sergio Costa dire di no a questa mostruosita'
e fermare gli avvoltoi della Audax,  che dall'Australia
vogliono venire a trivellare
Sicilia, Pantelleria e il Banco dell'Avventura

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Ai giornalisti: si prega di citare le fonti.

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Torna in Sicilia la beneamata Audax Energy, la sussidiaria italiana della ADX energy,  una microditta dalle macroambizioni che dall'Australia vuole venire a trivellare Pantelleria e dintorni.

Si tratta del permesso D363 CR-AX gia' sede di tante battaglie ambientali che contiene i giacimenti Nilde, Norma e Naila nel bel mezzo del banco dell'Avventura e del banco di Talbot. Queste aree marine sono ricchissime di biodiversita', pesci di ogni genere, e amate dai sub di tutto il mondo, fra cui il mio amico Guido Picchetti.

La Audax annuncia infatti di avere firmato degli accordi con la SDP Services Limited per spartirsi la concessione al 50%. In cambio della cessione di meta' concessione, la SDP eseguira' i lavori fino ad un massimo di 20.82 milioni di euro.

L'asino casca qui:

I nostri amici australiani dicono che "la transazione e' subordinata all'approvazione della concessione da parte del governo italiano".

Cioe' sta a noi decidere se affidare il banco dell'Avventura e di Talbot a questi predatori australiani che hanno gia' fatto tutti i loro conti in tasca.

Non e' ben chiaro cosa stia facendo il Ministro Sergio Costa in temi di petrolio.

Quantomeno sarebbe utile far sapere a questi soggetti che il governo italiano non intende rilasciare tale concessione, di modo che tutti si mettano il cuore in pace.

Anche una qualche parola dal Ministro del Sud, Barbara Lezzi, non ci starebbe male.

Una delle tante cose che ci sono state dette in questi mesi sulla TAP per esempio, e' che non si puo' rescindere il permesso a causa di accordi prestabiliti.

Bene, qui gli accordi non ancora ci sono, e quindi *prima* il governo dice a questi che non vogliamo trivelle nel mari di Pantelleria, *meno* investimenti, inciuci, accordi e meno devastazione dei nostri mari ci saranno.

Lo sanno Barbara Lezzi e Sergio Costa di questi intenti della Audax?
Se si, cosa hanno da dire ai siciliani, ai sub, agli italiani?
Cosa hanno detto o fatto finora?

Io ho letto tutte queste cose dai comunicati agli investitori di questi ultimi giorni.

Torniamo ai nostri lupi in fabula.

Se il governo approva, la Audax cedera' il 50% dei suoi interessi alla SDP che gestira' la concessione; la SDP potra' pure prendersi il 5% di profitti futuri in aggiunta.

Ma perche' poi la Audax si va ad accoppiare con questa SDP?
Perche' non se la trivella da sola Pantelleria?

Perche' gia' a Gennaio 2018, il governo italiano fece sapere alla Audax che non aveva sufficienti fondi per trivellare, e di qui la ricerca di un partner.

Mmh. A Gennaio 2018 il Ministro dell'Ambiente era Gianluca Galletti. E' stato lui a dire queste cose alla Audax? Il Ministro dell'Economia era Pier Carlo Padoan. E' stato lui?

Chi lo sa.

La SDP e' privata e ha sede a Londra. A quanto pare e' carica di contanti. Hanno pure a disposizione trivelle, apparecchiature per le ispezioni sismiche, e' esperta di fracking e ha pure attrezzature specifiche per il soggiorno dei lavoratori a mare.

E infatti in capo della Audax d'Australia Ian Tchacos dice che spera che grazie all'accordo con la SDP tutto si risolvera' e che possano presto concretizzare.

Nilde si trova a 100 metri di profondita' nel canale di Sicilia, a 60 chilometri da Pantelleria.

Gia' durante gli anni 1980 erano estratti 20 milioni di barili, e le stime della Audax sono di altri 34 milioni di barili che attendono di essere riportati in superficie.

Si stima invece che Norma e Naila abbiano fra i 2 e 16 milioni di barili di petrolio.

Come sempre e' petrolio-monnezza, come quasi tutto quello italiano, e quindi c'e' bisogno di operazioni in loco per eliminare le inpurita', per la maggior parte sulfuree.

E questo e' strabiliante:

*avevano inizialmente proposto di ancorare una FPSO nel banco dell'Avventura e di Talbot*

Ora per uno che non legge questo blog, forse la gravita' delle righe di cui sopra non e' chiaro, ma chiunque abbia seguito le mie tribolazioni in Abruzzo, sapra' che una FPSO e' una "Floating Production and Storage Offtake" unit, una nave raffineria ancorata vicino al punto di estrazione il cui solo scopo e' quello di eliminare lo zolfo e di rilasciare fumi tossici in ambiente.

Cioe' sara' una nave-raffineria sputa veleni e sputa zolfo. 
24 ore su 24.
365 giorni l'anno.

Un mostro insomma.

Gli squattrinati della Audax pero' dicono che hanno pensato ad una alternativa "veloce" dove si usa la flessibilita' degli "alberi secchi" (non sto scherzando!) e non meglio specificati macchinari in affitto.

Infatti dicono:

ADX’s fast-track, technically robust and low capex development concept involves using the flexibility of dry trees and leased equipment, as opposed to its original option of a floating production and storage offtake facility.

Chi dovra' fornire questo "concetto veloce" e' la Calm Oceans Pte, di Singapore, specializzata in FPSO.

Pantelleria caput mundi delle trivelle allora - Australia, Singapore, UK tutti qui.

Questa Audax non e' nuova ai mari italiani: e' la titolare di altre concessioni fra Italia e Tunisia, fra cui il  Dougga gas condensate e il Lambouka gas discovery.  Ha altre concessioni pure in Romania.

Ai suoi investitori la Audax dice che gia' nel Maggio 2014 aveva proposto di sfruttare la concessione d 363 CR AX, dove si prevedevano ipsezioni sismiche per un costo di lavori preliminari di 300mila euro; di altri 520mila euro per poi eseguirle queste ispezioni sismiche, e poi la bellezza di 20 milioni di euro per trivellare il pozzo. La Audax ha gia' speso in questi anni 950mila euro, sfondando le previsioni e quindi vorrebbe accellerare i tempi.

Ora: a noi italiani non ce ne deve importare una trivella secca dei costi della Audax.

Se ne devono tornare a casa loro, e lasciare i nostri mari cosi come sono. Non vogliamo ne FPSO, ne alberi secchi, ne contratti con partner o con ditte terze.

Io vorrei solo poter gridare a gran voce a questi politici italiani che e' tempo di agire, di non essere passivi, e di dire alla Audax il prima possibile: Adios.

Caro Sergio Costa, Cara Barbara Lezzi, qualsiasi cosa stiate facendo, non c'e' tempo da perdere.

 

Friday, July 13, 2018

A Sergio Costa: ispezioni sismiche ENI con dinamite in Sicilia, cosa facciamo?











I proprietari dei terreni interessati dalle attività 
verranno personalmente 
contattati e informati sulle operazioni da effettuare.

ENI – permesso di ricerca Friddani/Passo di Piazza


Ai comuni di Gela, Niscemi, Mazzarino, Piazza Armerina,
Aidone, Caltagirone, Grammichele,
Mineo, Ramacca, San Michele di Ganzaria,
San Cono, Mirabella Imbaccari

Ditegli: no grazie. Di Gela ce ne basta una sola.


A Sergio Costa: a lei l'onore e
la responsabilita' della scelta.

Il silenzio pero' e' da Ponzio Pilato.


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Diverse sono le concessioni in giro per l’Italia in uno stato di limbo, nel senso che sono state proposte sotto la precendente amministrazione del duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini, rispettivamente ministri dell’ambiente e dei beni culturali fino al 2018 e di cui non conosciamo il fato.

Che ne sara’ di queste concessioni?

Cosa fara’ il neo ministro Sergio Costa?

Io le boccerei tutte, per il semplice motivo che non sono i buchi che porteranno a migliorare ne' l’economia ne' la salute degli italiani, e che non c’e’ stato buco in Italia, o nel mondo se e' per questo, che nella complessivita’ delle cose sia stato buono per le comunita’ locali.

Certo, qualcuno si sara’ arricchito (=petrolieri e affini), ma il prezzo da pagare e’ sempre stato inquinamento, deserto di qualsiasi altra opportunita’ economica, emigrazione, sismicita’ indotta, poverta’ diffusa.

E allora eccone una di concessioni su cui Sergio Costa e Alberto Bonisoli, ministri di ambiente e cultura rispettivamente,  dovranno pronuniciarsi: la concessione dell’ENI Med di Friddani e Passo di Piazza nelle province di Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa, in Sicilia.

Eh si, perche' l'ENI non felice di avere distrutto Gela, passa al resto della regione.

Si tratta dell’esecuzione di ispezioni sismiche in due siti adiacenti, appunto Friddani e Passo di Piazza, in un un area complessiva di circa 1400kmq che si estende dal cuore della Sicilia, fino al mare.

Il tutto se approvato durera’ per 6-7 mesi e che si estende dalla piana di Gela per circa 50 km fino a Ramacca in provincia di Catania. 

Prima di entrare nei dettagli, una cosa e’ importante: l’ENI dovra’ prendere accordi, come primo passo, con i proprietari dei terreni per entrarci e fare queste operazioni, che includono scoppi con esplosivi.

Io mi auguro che ci sia qualche anima pia e oculata che gli dica di no, e che rifiuti il denaro che l’ENI gli offrira'. Sono soldi che puzzano di morte, ed e’ una prova di civilta’, di amore per l’ambiente e per le generazioni future, rifiutarli.

Di Gela ne basta una.

Nello specifico vogliono prendere dati lungo un tracciato complessivo di 332 km, usando esplosivo, vibroseis e massa battente.

Esplosivi? Si, esplosivi. Con dinamite. Fino a 10 kg a botta.

In qualche modo occorre perturbare il sottosuolo in modo che la risposta possa dare indicazioni su cosa ci si nasconda dentro (petrolio? gas? niente? tutte e due? poco? tanto?), e il modo piu’ semplice e’ quello piu’ brutale: facciamo esplodere cariche di dinamite in vari “punti di scoppio” in modo da perturbare il sottosuolo per bene e vediamo che succede.

Le camionette vibroseis (o qualsiasi altro metodo di "massa battente") usano lo stesso principio, solo che invece che mandare esplosivi si mandano camioncini, o altre masse inserite in apposite pozzetti, a scuotere il terreno da sopra, con le camionette vibroseis,  o fino a 100 metri di profondita’ con le masse vibranti, e poi si studia la risposta del terreno stesso.

Insomma una specie di airgun sottoterra.

L'ENI preo' ci tiene a rassicurare tutti.

Ma nessuna preoccupazione: la dinamite sara’ usata "solo" nel 20% dei lavori e solo in zone collinari.

Ora, notare che l’obiettivo di sempre dei petrolieri e’ di trivellare e di estrarre e di monetizzare, per i prossimi 30 anni, non di fare solo ispezioni sismiche o di usare esplosivi per sei-sette mesi. Quindi per me, dire si alle ispezioni sismiche con o senza esplosivi significa in essenza dire di si alle trivelle venture.

Come ho detto mille volte, la monaca di Monza si ritrovo’ tale perche’ non seppe mai dire di no, e prima lo dici il tuo no, meglio e’. Questo vale anche per le trivelle, dove il no va detto subito, prima che si possano intessere perverse tele di affari, interessi e scambi di vario genere.

Torniamo allora a Friddani e Passo di Piazza: la descrizione che ne fa l’ENI, come sempre e’ di un territorio desolato, dove non c’e’ niente e dove stiamo qui ad aspettare la manna petrolifera che scende dal cielo: campi coltivati, colture di "modesto pregio", strade carraie, aree naturali, masserie sparse, “spesso non abitate o utilizzate come ricovero per animali”, e “alcuni” centri urbani.

Quali centri urbani non si sa, forse per non fare spaventare nessuno.

Niente paura pero’, le linee sismiche saranno tracciate lontano da tali innominabili centri urbani, quindi … tuttapposto.

Questo uno stralcio dell'ENI sul "degrado dell'area"

Lo sfruttamento agrario e il pascolo hanno innescato fenomeni di degrado quali l’erosione, il dissesto idrogeologico e l’impoverimento del suolo. Il paesaggio vegetale naturale ridotto a poche aree è stato profondamente alterato dai rimboschimenti che hanno introdotto essenze non autoctone. 

E quindi, questo supposto "degrado" e' una scusa per trivellare? 

Cioe' siccome ci sono le piante non autoctone possiamo metterci trivelle non autoctone? 

Ovviamente e’ tutto fatto sotto la benevola ombra della “Strategia Energetica Nazionale” del 2013 che ha per obiettivo quello di trivellare-trivellare-trivellare in nome della riduzione dei costi e della sicurezza energetica, e questa e’ bella, del “pieno raggiungimento e superamento di tutti gli obiettivi europei in materia ambientale”.

Cioe’ l’Europa ci dice di emettere meno CO2, firmiamo pure gli accordi di Parigi e noi pensiamo che trivellando addirittura supereremo gli obiettivi europei sull’ambiente!

Spiccano pure le parole "sviluppo sostenibile delle risorse nazionali", come se ci fosse qualcosa di sostenibilile nelle fonti fossili.

Ridicoli.

Cara ENI: l’ambiente difeso con le trivelle non si e’ visto mai. Meno che meno con le trivelle targate ENI.

Ora, anche se loro parlano di un territorio quasi morente, essendo cosi’ grandi, le due concessioni hanno al loro interno varie aree sotto vincoli, con laghi, fiumi, boschi, foreste, siti archeologici, protezione ambientale.

Ma che vuoi che sia, le trivelle sostenibili salveranno tutto. E infacci ci sono pure calcoli pindarici per fare vedere che si, sara’ davvero tuttapposto.

In alcune delle aree trivellande si mostra che gia’ adesso sono superati i limiti di presenza in atmosfera di PM10, piombo, CO, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, e sopratutto benzene, un potente carcinogenico.

Trivellare migliorera’ la situazione? Ma certo che no, anche se loro dicono che ci saranno “idonee campagne di misurazione”.

Come dire, continuo a produrlo, ma adesso lo certifico l’inquinamento!

Ma non erano queste zone di campagna, con casolari abbandondati? Come fa ad esserci cotanto inquinamento da … benzene?

Mistero dell’ENI.

Andiamo avanti allora, e vediamo che l’area e’ caratterizzata, da alti valori di pericolosita’ e rischio geomorfologico, nonche’ di pericolosita’ idraulica ad esondazione.

Anche qui, niente paura. Non ci sara’ perturbazione alcuna.

Arriva poi la politica del carciofo (esiste davvero questa parola. Il concetto, fu usato dalla Germania Nazista per indicare il prendersi l’obiettivo un pezzetto alla volta, come dire, un pezzettino esterno del carciofo fino pian piano ad arrivarne al cuore).

E infatti dicono che siccome sono solo ipsezioni sismiche non ci sara’ alcuna interferenza con i bacini idrici, che non ci saranno scarichi sottoterra, nei laghi, nei fiumi o in altri bacini locali.

Dicono che l’acqua che gli servira’ per le ispezioni sismiche arrivera’ da autobotte.

Si, certo, Ma il discorso e’ quando arrivano le trivelle vere! Allora si che ci saranno scarichi e tutti sappiamo cosa vuol dire ENI+trivelle+scarichi in Sicilia. Significa Gela, dove ancora adesso l’acqua non e’ potabile a causa dell’inquinamento delle falde acquifere dovute proprio alle operazioni dell’ENI.

La gente ancora adesso deve bere l’acqua da autobotte, e da decenni, altro che l;’autobotte delle ispezioni sismiche temporanee.

Per di piu’ le attivita’ dell’ENI interferiscono, a loro stesso dire, con aree protette che includono: Siti rete Natura 2000, Important Bird Areas (IBA), e zone umide di importanza internazionale, Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), territori costieri, parchi, riserve nazionali o regionali, territori di protezione esterna dei parchi, foreste, boschi, terreni sottiposti a vincolo di rimboschimento e vincoli idrogeologici.

Un po di tutto.

Fra le aree protette le seguenti:

EUAP 1155 “Bosco di San Pietro”;

EUAP 1131 “Riserva Naturale Regionale Sughereta di Niscemi”

EUAP 1154 "Riserva naturale orientata Rossomanno - Grottascura - Bellia".

ZPS ITA 050012 “Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela”,

IBA 166 “Biviere e Piana di Gela”

SIC ITA 050001 “Biviere e Macconi di Gela”;

SIC/ZSC ITA070005 “Bosco San Pietro”;

SIC/ZSC ITA 050007 “Sughereta di Niscemi”;

SIC/ZSC ITA 060001 “Lago Ogliastro”.

SIC/ZSC ITA 060010 “Vallone Rossomanno”;

SIC/ZSC ITA 060012 “Bosco di Piazza Armerina”.

Se addirituttura possono essere trivellate, che le proteggiamo a fare?

L’ENI non dice “meglio evitare”, dicono solo, beh: abbiamo aggiunto altri capitoli alla fine di queste pagine, andatevele a leggerle e … tuttapposto!

Ancora, la maggior parte delle due concessioni e’ classificata zona sismica 2, cioe’ il secondo piu’ grave di pericolosita’.

Sono loro stessi a fare l'elenco di terremoti piu' o meno gravi che hanno colpito l'area: il terremoto del 4 febbraio 1169, il terremoto del 10 dicembre 1542, il periodo sismico fra il  9-11 gennaio 1693 e il
terremoto del 2002. Tutti questi eventi si sono sentiti nelle aree trivellande, per la stessa ammissione dell'ENI stessa.

Non ci sono commenti da parte loro. Cioe' fanno l'elenco dei terremoti e non dicono niente di cosa e come le loro attivita' impatteranno il sottosuolo.

... Usiamo qui esplosivi, eh?

Nella fattispecie questi esplosivi vengono detonati in pozzetti di profondita’ variabie fra i 9 e 30 metri, con fino a 10kg di dinamite. Alla fine saranno messi dei tubi di plastica che saranno poi riempiti di “materiale inerte” o “detriti di perforazione”.

E poi un tappo.

Non voglio essere maliziosa per cui lascio all’immaginazione del lettore elaborare cosa ci sia dentro questo materiale inerte, dentro a questi detriti di perforazione e sopratutto chi controllera’ cosa ci sia dentro davvero.

Quelli delll’ENI saranno pero’ cosi bravi da portare via involucri ed imballi dell'esplosivo, nastri e picchetti e ogni altro oggetto lasciato impropriamente sul terreno.

Eh gia’, l’aveva detto Descalzi che loro erano campioni del reciclaggio!

E poi compaiono un po di righe silenziose:

gli oli non più riutilizzabili vengono smaltiti da una società specializzata e autorizzata ai sensi della vigente normativa.

automezzo per trasporto materiali equipaggiato con motogeneratore di corrente e miscelatore di fluidi di perforazione e cementi

Mmh. Quali oli? Quali fluidi di perforazione? Per farci cosa? Quale societa’ specializzata? Sono tossici? Radioattivi? Cosa c’e’ dentro questi oli e questi fluidi? Resteranno residui nel terreno?

Non e’ dato sapere.

C’e tutta la descrizione del clima, della demografia e della viabilita' della Sicilia, non c’e’ la composizione chimica di questi oli e di questi fluidi.

Certo, perche' e' meglio lasciare tutti nell'ignoranza e che tutti pensino che sia acqua Ferrarelle.

Aggoungono ancora che le attività di prospezione sismica "non necessitano" di risorse vere e proprie.

Pero' useranno acqua tramite autobotte (non si sa da dove arrivera'!), useranno suolo agricolo con colture di "modesto pregio" e di pascoli (non hanno mai sentito parlare dell'eccessivo consumo di suolo in Italia?) e solo piccole superfici di suolo (si ma con dinamite!).

Addirittura dicono che staranno attenti con gli scoppi e le camionette vibroseis quando saranno in
"prossimità di edifici, di elementi di interesse storico, architettonico e archeologico".

Quindi vuol dire che si preparano a bombardare pure edifici di interesse storico!
Ma ... non eravamo fra colture di modesto pregio? E, di nuovo, perche' non dirci in che citta' siamo?

Tutto avvolto nel silenzio.

Il punto vero pero', come sempre, non e' la dinamite di oggi, sono le trivelle, l'acqua inquinata, l'aria avvelenata dei prossimi trenta anni di cui questa dinamite e' soltanto il preludio.

Gela e' iniziata cosi, e se nessuno fa niente, anche qui ci sara' una nuova Gela.

Il tutto si conclude con un grande taralluccio e un bicchiere di marsala.

L'ENI dice che tutti gli impatti saranno nulli o bassi, ad eccetto che quello socio-economico che invece sara' di una "modesta ricaduta economica". In totale il concetto gli impatti saranno nulli o trascurabii appare 15 volte.

Cioe' gioia e profumi per tutti.

Ultima chicca:  

Tutte le attività previste saranno condotte da EniMed S.p.A. sulla base dell’esperienza maturata relativamente al corretto sfruttamento delle risorse minerarie, nel massimo rispetto e tutela
dell’ambiente e del territorio.


Si certo, andatelo a dire alle mamme di Gela, e poi vergognatevi.

Ministro Costa, lei non puo' in coscienza sua approvare altra morte ed altra distruzione per la Sicilia.
































Friday, June 15, 2018

Sicilia: la raffineria di Augusta verra' venduta all'Algeria per raffinare petrolio algerino

Augusta, Siracusa - la raffineria sul mare, ora algerina

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 Skikda, Algeria







Sonatrach to ship Algerian crude to the Augusta refinery 
and send oil products back to Algeria after refining





Eccoci qui.

Adesso non solo teniamo le raffinerie sul suolo italiano per far far profitto all'ENI e compari,
ma ce le teniamo per raffinare il petrolio altrui, ingoiandoci tutti i veleni del caso per conto terzi.

Siamo in Sicilia, ad Augusta dove la raffineria della Exxon Mobil, gestita dalla sussidiaria italiana Esso e' stata venduta alla ditta Sonatrach, petrol-ditta di stato dell'Algeria.

La raffineria produce circa 200mila barili al giorno e gli Algerini se la sono comprati per "ridurri propri costi" per l'approvvigionamento di prodotti petroliferi.

Arrivera' qui petrolio dall'Algeria, verra' raffinato, e poi il petrolio pulito sara' rimandato all'Algeria.

Ai Siciliani la monnezza che resta.

Non solo: verra' qui processato petrolio appena estratto, il cosiddetto "Algerian Sahara Blend" ma anche, e questo e' importante, "carburante residuo" proveniente dalla raffineria Skikda della Sonatrach, per un totale di circa 16.5 milioni di tonnellate l'anno.

Cioe' gli andremo a raffinare pure lo scarto delle loro raffinerie!

E non c'e' solo la vendita della raffineria di Augusta, ma anche tre terminal per lo stoccaggio del petrolio, ad Augusta, Napoli e Palermo, e pure la rete di oleodotti associata alla raffineria di Augusta.

E cosi, i circa 660 operai della Esso Italiana verranno trasferiti alla Sonatrach.

Perche' hanno scelto la Sicilia per fare questo sporco lavoro?

Beh, certo, perche' l'Italia glielo ha permesso, e perche' l'Italia e' geograficamente vicina.

Il CEO della Sonatrach, Abdelmoumen Ould Kaddour, dice:



“The geographical proximity of Italy and the privileged relations that have always linked Sonatrach to this country make it natural that our first acquisition in refining should be in Italy. The Augusta refinery represents an ideal asset geographically and in terms of potential synergies with the Skikda refinery."

L'Algeria, dice, ha  rapporti privilegiati con l'Italia, e questo fa si che la loro prima raffineria fuori dall'Algeria debba essere in Italia.

Forse perche' siamo gli unici scemi a permetterlo!

L'idea della Sonatrach e' semplice: processare da se il proprio petrolio invece che venderlo non raffinato a terzi; solo che lo faranno in Italia. 

E in Algeria? In Algeria stanno costruendo altre tre raffinerie: nelle localita' di Hassi Messaoud, Tiaret, and Biskra, oltre che modernizzare Skikda, quella gia' esistente.
Ma non gli basta per soddisfare la domanda interna, e quindi, perche' non comprare la raffineria di Augusta?

Solo un piccolo ricordo: la raffineria di Augusta e' vecchia, e' nata vecchia. Il signor Angelo Moratti la installo' pezzo pezzo dal Texas, nel 1951 dove era considerata (nel 1951!) obsoleta. E ce la siamo presi noi. E ora, 70 anni dopo, le operazioni continuano, ma in mano agli algerini.

Quella raffineria non andava venduta.
Quella raffineria andava smantellata. 

Tuesday, April 17, 2018

Sicilia: gli inglesi della Cabot Energy a trivellare Vesta a Pozzallo





"La regione Sicilia, seppure sollecitata [...]
non ha fatto pervenire il proprio parere di competenza"

Dal decreto trivellante appena
approvato per la regione Sicilia

13 Aprile 2018

Il presidente della regione Sicilia
si chiama Nello Musumeci.
Il suo partito si chiama
 "Diventera' Bellissima"

Certo, la Sicilia diventera'
bellissima con bella vista trivelle!




Il duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini continua la loro opera di distruttori e trivellatori d'Italia.

E infatti sono ancora qui che firmano decreti trivellanti a piu' non posso. Hanno paura forse che finito il loro mandato restino concessioni libere, e quindi via con le firme e con le trivelle! Il documento piu' recente e' stato approvato il giorno 13 Aprile 2018.

E' il turno della Sicilia con Vesta, che fa parte del permesso di ricerca CR 146 NP e per il quale la Northern Petroleum trivellera' un pozzo esplorativo.

In realta' la Northern Petroleum da tempo e' diventata parte di un'altra ditta, che si chiama Cabot Energy e che ha sede a Londra.

Cosa c'e' nelle vicinanze di Vesta?

Dicono che c'e' una lunga liste di aree protette, fra cui i seguenti siti di interesse comunitario (SIC)

ITA080001 Foce del Fiume Irmino
ITA080005 Isola dei Porri
ITA080007 Spiaggia Maganuco
ITA080008 Contrada Religione
ITA080010 Fondali Foce del Fiume Irminno
ITA090001 Isola di Capo Passero
ITA090003 Pantani della Sicilia sud orientale
ITA090004 Pantano Morghella
ITA090010 Isola Correnti, Pantani di Punta Pileri, chiusa dell'Alga e Parrino
ITA090028 Fondali dell'Isola di Capo Passero
ITA070029 Biviere di Lentini, tratto mediano e foce del Fiume Simeto e area antistnate la foce.
ITA090002 Vendicari
ITA090027 Fondali di Vendicari

e la Riserva Naturale Orientata Isola Faunistica di Vendicari.

Pero' siccome sono ad almeno 24 miglia di distanza, e' tutto sotto controllo e si puo' escludere
"qualsiasi impatto".

E la pesca? E le specie marine che li vivono? E la monnezza che dalla piattaforma viaggera' nel mare? E la biodiversita'?  Niente. Tuttapposto.

Non si parla di cosa accadra' a nessuna di queste aree protette in caso di incidente, di effetti cumulati, di correnti marine. Niente. Tuttapposto.

Non si parla di fanghi, di volumi, di agenti chimici che finiranno nel mare, del raggio di diffusione. Niente. Tuttapposto.

Non si parla del punto finale di tutte queste attivita', e cioe' le trivelle permanenti e di cosa queste significheranno per i prossimi 50 anni in zona. Perche' qui non e' che vogliono sondare il sottosuolo e fare il pozzo temporaneo per amore della scienza. Il loro obiettivo e' piazzare trivelle permanenti e farci soldi.

Notare che si tratta di trivelle in acque profonde, a 120 metri sotto il livello del mare, e queste sono sempre le piu' pericolose, per le distanze coinvolte, le correnti, le difficolta' nel controllare apparecchiature di vario genere.

Per ora il progetto e' solo esplorativo, nel senso che arrivera' infrastruttura temporanea per trivellare in temporane capire se e quanto petrolio c'e' sottoterra e la qualita' del petrolio stessa. Cioe' a valutare se ne vale la pena, economicamente parlando. Ci vorranno due giorni per piazzare la piattaforma temporanea, il jack-up, e 41 giorni per trivellare il pozzo temporaneo, esplorativo.

Se il petrolio c'e', poi ci saranno 14 giorni di prove e di test.

Quindi circa due mesi o poco piu' di trivelle.

Come sempre, questo qui e' un'altro passo verso lo scopo finale che e' ovviamente la piattaforma finale che restera' in mare per 30, 40, 50 anni.

Come sempre, occorre opporsi all'inizio, e non dopo, quando e' troppo tardi e si possono solo guardare e cercare di contenere i danni.

Sono arrivate solo quattro osservazioni, e tutto e' stato considerato nella decisione finale da Galletti e Franceschini, assieme alle "controdeduzioni"da parte del proponente.

E si, le controdeduzioni.

Ho sottolineato questa cosa tante e tante volte.

Non e' democratico ne giusto che il proponente abbia la prima e l'ultima parola. Le decisioni si prendono con il proponente che propone X e la gente (che deve farsi un enorme lavoro per studiare carte e capire e scrivere) che osserva Y.

E poi si decide. Par condicio. 

Non e' accettabile che la Northern Petroleum/Cabot Energy poi abbia diritto di una controrisposta.
E notare che mentre la Northern Petroleum/Cabot Energy ha come scopo quello di tirare via soldi, la gente vuole solo conservare il proprio mare. Semmai dovrebbe essere la collettivita' ad essere avvantaggiata, non i trivellatori!

Evidentemente la democrazia di questi signori che firmano e che dunque avvallano il tutto, Galletti e Franceschini, e' un concetto relativo.

Interessante che la regione Sicilia non ha mandato parere alcuno. Niente.

Il ministero dice che hanno mandato sollecitazione in data 17 Luglio 2017. Quel giorno li il presidente della regione Sicilia era Rosario Crocetta ancora, del PD, che ha avuto un rapporto strano con l'ENI e le trivelle. Da ex sindaco di Gela non puo' non sapere quanto sia distruttiva l'industria del petrolio, e qui, sollecitato dal Ministero, non ha detto niente.

Forse per giochi del PD? Forse per comodo? Forse perche' non gli interessava? Forse perche' era li nel mare, ed occhio non vede cuore non duole nel blu del Mediterraneo?

Fatto sta che Crocetta non dice niente.

Dal dicembre 2017 il nuovo presidente di Sicilia e' Nello Musumeci del partito "Diventera' Bellissima". SIC.

Si dira': lui e' arrivato dopo il sollecito. Certo, ma ha avuto cinque mesi per rispondere, per interessarsi alla questione, per intervenire, per leggere le carte.

Caro Musumeci, come pensa che diventera' bellissima la Sicilia?

Con le trivelle?

Con il silenzo?

E poi, la Sicilia e' gia' bellissima, basta solo amarla e insegnarlo questo amore ai propri residenti. Era cosi difficile in cinque mesi mandare una lettera a Roma e dire: siamo contrari? Era cosi difficile creare un po di informazione? Era cosi difficile dare l'esempio? Insegnare alla gente che e' importante prendere posizioni, esigere che i propri diritti di cittadino vengano rispettati?

E quindi, arriviamo al 13 Aprile. Sono stati dati tutti i nulla osta, tutti i permessi, tuttapposto.

Come sempre le ridicole prescrizioni di Galletti e Franceschini per far vedere che un po ci tengono al mare.

Notare: siccome si vergognano delle parole prescrizioni, ora usano le parole "condizioni ambientali".
Ma sempre ridicolo e' il concetto, di autorizzare le trivelle e mettere un po di contentini che sara' difficilissimo controllare e che sono solo teatro.

Ad ogni modo ecco qui le prescrizioni, appunto ora chiamate "condizioni ambientali":

1. Assieme all'ISPRA studiare l'interferenza con alcune specie marine, e con la pesca, in particolare per la specie Parapeneus longirostris e le "nursery" presenti in zona per minimizzzare gli impatti.

Come sempre, notare l'uso delle parole in inglese, come dire, se le chiamiamo nursery non fa poi cosi male al cuore.

Sono zone dove i pesci vanno per riprodursi, ecco cosa sono le nurseries.

Cosa e' la Parapeneus longirostris? Il gambero rosa del Mediterraneo.

Qui lo dicono in latino invece.

Quindi, sono preoccupati della pesca di gambero rosa e del fatto che le trivelle arriveranno in zone di riproduzione ittica.

Ma trivellano lo stesso.

Vorrei solo vedere l'ISPRA che ha da dire e se avra' il coraggio di pronunciare le seguenti parole: noi gli studi in congiunzione con i trivellatori non li facciamo.  Fateveli voi. Il mare si protegge non lo si distrugge e fare questi studi con i trivellatori significa tacitamente avvallare il messaggio che trivellare si puo' sempre e comunque.

Ma poi a che servono questi studi se i permessi sono stati gia' accordati?

Mistero della fede.

2. I lavori dovranno essere eseguiti in 70 giorni e si dovra' accertare che non ci saranno interferenze con altre attivita' petrolifere, come indagini sismiche, attivita' di perforazioni e coltivazioni di idrocarburi in aree limitrofe, e cioe' entro 5 miglia.

Cioe' in questa zona potrebbero esserci pure altre trivelle, altri airgun. E quindi, almeno procedere ... uno alla volta!

3. Monitoraggio acustico con il "Marine Mammal Observer" per accertarsi della presenza di zifi e capidogli. Cioe' studiamo se ci sono balene e/o altri mammiferi marini.

"Nel caso nell'area considerata vi sia una rete capillare di monitoraggio degli spiaggiamenti, queste deve essere allertata al fine di raccogliere tempestivamente informazioni su animali trovati morti o alla deriva"

Cioe' lo sanno pure loro che ci sono questi rischi, ma per loro e' solo una questione di "contiamo le carcasse e andiamo avanti". E infatti dopo che hai raccolto informazioni sugli animali morti cosa resta da fare?  Come sempre, e' prima, non dopo che si interviene.

Ad ogni modo, siamo un piu tranquilli perche' il "Marine Mammal Observer" avra' esperienza "pluriennale con curriculum che ne attesta le competenze" ed avra' una "spiccata familiarita' con i cetacei presenti nell'area".

Alla fine, sara' creato un bellissimo report con le note bibliografiche, modellazione acustica relativa alla "crociera sismica".

Cosa sia la crociera sismica in questo contesto non e' dato sapere.

Secondo me hanno fatto copia ed incolla da decreti diversi, dove ad essere accordati erano gli airgun che venivano chiamati crociere sismiche e non le trivelle!

Anche qui, se non ci azzeccano manco a scrivere i rapporti, come possiamo pensare che siano seri nel controlli? 

Tuttapposto.

4.  Finalmente un po di parole sui fanghi. Nelle prescrizioni.  Ecco qui le uniche loro parole "tutti i fanghi di trivellazione non potranno essere rilasciati sul fondale"

E ci mancherebbe!

E possono essere rilasciati in acqua?

Chi lo sa. Dov'e' l'azzeccagarbugli?

5. Arriva quindi la richiesta di un piano operativo. Occorre attenersi ad una non meglio specificata "Scheda tecnica per lo scarico di materiali derivanti da attivita' petrolifere in mare".
 
Mmh.  Quindi vuol dire che l'Italia possiede una scheda in cui si ammette che le attivita' del petrolio scaricano a mare!

Nessuno potra' piu' dire che le attivita' del petrolio causano inquinamento a mare. Se il governo regolamenta tale attivita' vuol dire che esiste. Ma chissa', magari sara' solo profumo di lavanda cio' che viene rigettato in mare.

Comunque sulla piattaforma dovranno esserci vasche per accumulo del fango dotate di agitatori meccanici per garantirne l'omogeneita', vasche di stoccaggio temporaneo e sebatoi di accumulo delle acque reflue.

Certo, per la lavanda di cui sopra.

Occorrera' pure "disidratare il fango esausto", e usare "vibrovaglie", "batterie di idrocicloni in serie", "desander e desilter", "centrifughe a cilindri rotanti".

Mazinga Z ci vuole!

6. La Northern Petroleum/Cabot Energy di Londra dovra' pure indicare un piano di emergenza, in cui indicare cosa fare in caso ci sia "l'evento incidentale". Non lo chiamano scoppio, o perdita di petrolio o incendio. Solo un evento incidentale.

Dovranno usare le simulazioni fatte dall'Universita' La Sapienza di Roma, per quantificare le misure che useranno in relazione ai rilasci. Per di piu' occorrera' intervenire entro 12 ore massimo "dall'evento".

E infine dovranno pure specificare le loro capacita' finanziarie per far fronte al risanamento e al ripristino dell'habitat.

E super infine dovranno comunicare se trovano referti archeologici alla sovrintendenza dei beni culturali di Ragusa.

Tuttapposto.

Ma... quando arriva il ricambio da Galletti e Franceschini?







Friday, November 3, 2017

Bocciato l'airgun 3D Schlumberger al largo della Siclia



Un grande grazie e un pensiero al mio 
amico evergreen Guido Picchetti. 


Eccoci qui, un altra bella notizia.

Si tratta della bocciatura di una concessione detta D1 GP SC, che copre un'area di circa 4200 kmq. Qui la proposta era di eseguire indagine geofisica, cioe' airgun, in tre dimensioni, come proposto dalla Schlumberger di Houston.

Le province coinvolte sarebbero state Caltanissetta, Trapani, Agrigento. Interessati i comuni di Gela, Menfi, Porto Empedocle, Marsala, Palma di Montechiaro, Ribera, Petrosino, Realmonte, Pantelleria, Siculiana, Campobello di Mazara, Licata, Montallegro, Cattolica Eraclea, Agrigento, Sciacca, Campobello di Licata, Butera, Castelvetrano, Lampedusa e Linosa, Mazara del Vallo.

Si sarebbe trattato di 10,200 chilometri linee sismiche. Una enormita'!.

Sono tante, e questo perche' la tecnologia in 3D e' molto piu' intensa che in 2D. Ovviamente: la presa dati per dare una immagine in tre dimensioni e' piu' dettagliata che in due dimensioni. E dunque, piu' invasiva.

Non a caso sarebbero rimasti a bombardare il canale di Sicilia per ben... 145 giorni. Cinque mesi di airgun.

A dire di no sono stati molti comuni interessati, Sciacca, Ribera, Palma di Montechiaro, Menfi, Licata (AG),  Campobello di Mazara, Petrosino, Pantelleria, Castevetrano (TP), la provincia di Caltanissetta.  Assieme a loro le associazioni locali, fra cui Stoppa la Piattaforma, L'AltraSciacca, Associazione Apnea Pantelleria e Italia Nostra sezione di Sciacca. 

Come sempre ci sono state scartoffie inviate dalla Schlumberger, osservazioni, contro-osservazioni, e come sempre la Schlumberger ha avuto la possibilita' di avere la prima e l'ultima parola.

Solo che l'ultima parola non l'hanno voluta dare. O non l'hanno potuta dare, o non gli interessava di darla.

E quindi, passati i tempi previsti, il ministeroha bocciato la concessione.
Per una volta Galletti e Franceschini hanno fatto la cosa giusta.

La cosa importante di questa bocciatura e' che questa D1 GP SC si trova, nel suo punto piu' vicino alla costa, a 14 miglia da Pantelleria, fuori dalla zona di interdizione alle trivelle, che si ferma a 12 miglia da riva.

Questo e' importante perche' mostra che i danni al mare, i rischi di scoppio e di inquinamento, non si fermano alle 12 miglia ma vanno oltre quelli che alla fine sono limiti arbitrari. Noi persone di buon senso lo sappiamo, ma qui per una volta c'e' anche il governo a confermarlo.

E di questo occorre fare tesoro per le altre battaglie, a mare e in terra.

... o e' perche' ci sono le elezioni in Sicilia dopodomani :) ?

Thursday, August 3, 2017

L'ENI, Gela, la sociologia e la disonesta' intellettuale


















Grazie al mio amico Fausto di Biase per la segnalazione.

E' dal primo giorno del Centro Oli di Ortona, anno 2007, che ho capito che qualsiasi cosa che l'ENI fa o dice, non occorre crederci. E' tutto detto e fatto solo ed esclusivamente per il loro ritorno personale. Di accettazione pubblica, di ritorni economici agli investitori, di scorciatoie per trivellare meglio.

So che e' cosi per ciascuna multinazionale, ma sono loro che io ho avuto davanti per anni e anni, e ho veramente un senso di schifo per questa ditta, per quello che hanno cercato di fare all'Abruzzo e alla sua gente, e di riflesso per quello che hanno fatto a Gela, a Viggiano, a Ravenna, a Porto Marghera, e dovunque abbiano mai installato raffinerie, trivelle e altri impianti di morte.

E lo fanno da che esistono, e' parte della loro essenza ingannare.

Ecco dunque un'altra storia di ENI-schifo, cosi bellissimamente succinta in questo articolo del 2000 di Republica.

Alla fine degli anni sessanta, due sociologi, Marco Marchioni, italiano, e Evydin Hytten, svedese, furono incaricati dall'ENI di mostrare che a Gela l'investimento aveva funzionato anche dal punto di vista sociale.

Dopo tutto, se uno va a guardare i bellissimi video dell'istituto Luce, era tutto in nome del futuro, del progresso, del boom economico.

E quindi volevano pure il bollino della sociologia a certificare il tuttapposto fra l'ENI e la gente, l'ambiente, la qualita' di vita.

I due vanno a Gela. E per essere sicuri di fare tutto per bene, si prendono il loro tempo, si portano dietro anche le famiglie. Restano li per due anni a studiare Gela e i suoi abitanti.

Ma dopo due anni di lavoro, non c'era altra risposta:  era vero tutto il contrario. L'ENI a Gela non aveva portato a niente di buono. In una parola era arrivata quella che loro chiamavano "industrializzazione senza sviluppo".

Cioe' tutti i guai collegati all'industria pesante, senza veramente risvolti positivi per la popolazione.
 Mettono giu le loro conclusioni in un manoscritto con tutta la documentazione.

... L'ENI che non migliora la qualita' della vita?

Come puo' essere?

Anatema per le orecchie di chi all'ENI lavorava.

Assolutamente deve esserci un errore.

E cosi i dirigenti dell'ENI convocano Marchioni e Hytten, a Roma, al grattacielo all'EUR, e gli dicono che avrebbero rimborsato i costi sostenuti per il lavoro.

Avrebbero pero' voluto il manoscritto.

Come dire: vi paghiamo per il vostro silenzio.

I due si rifiutano e lo pubblicano lo stesso.

Sono duemila copie.

Il libro sparisce da tutte le librerie.

"Un signore e' passato e la ha comprate tutte". 

Erano quelli dell'ENI che, continuando con l'industrializzazione selvaggia, volevano pure togliere il diritto all'informazione. Marco Marchioni racconta
 
"A Gela il libro non si trovava, e andai a Palermo alla libreria Flaccovio per ritirare qualche copia per gli amici. Lì mi dissero che erano finite tutte. Un signore era passato a ritirarle in blocco"

Passano gli anni e il sindaco di Gela dei primi anni 2000, Franco Gallo, fa ristampare a sue spese il libro censurato, come riconoscimento a Marchioni e a Hytten e li premia per il coraggio dei tempi passati.

E si, meritano tutto il nostro grazie. A quei tempi, credo, non c'era il concetto di salvare l'ambiente, o che le trivelle potessero portare a cose negative. Come detto su, basta solo riguardare i filmini dell'istituto Luce. Credo allora che ci voleva proprio coraggio per dire una cosa contro corrente, e contro una delle principali ditte dell'epoca, sotto il mito di Mr. Enrico Mattei.

Ma Marchioni e Hytten non si sono piegati, sono andati avanti con le loro conclusioni, e seppure sotto le pressioni, hanno detto di no.

Onore a loro. Adesso e' facile fare gli ambientalisti anti-petrolio, ma allora non lo era, perche' non esisteva questa sensibilita' diffusa.

E Gela? Gela nel frattempo che questa sensibilita' diffusa potesse crearsi, ha sofferto altri 40, 50 anni di "industrializzazione selvaggia" di morti, di malattie, di bimbi deformi, di dolore.

Non ci sono parole. Se fossero omicidi o amputazioni fatte con armi violente, saremmo a parlarne tutti i giorni, ma il petrolchimico di Gela e i suoi morti e le sue deformita' , a malapena sfiorano la coscienza civile nazionale perche' non e' un proiettile o un machete ma un agonia lenta ma persistente.

Per noi, una sola cosa possiamo fare per ringraziare Marchioni ed Hytten. Fare tesoro di questo loro lavoro, della loro storia, del loro coraggio ed ostacolare l'ENI e tutte le sue sorelle in tutti i nostri angoli d'Italia, visto che adesso invece sappiamo.

I tentacoli dell'ENI e dei petrolieri in generale sono fitti, sono ovunque, sono sporchi, dalla politica alla sociologia; dall'ambiente alla democrazia.

Ovunque vanno inquinano tutto.