.

.
Showing posts with label marco. Show all posts
Showing posts with label marco. Show all posts

Sunday, February 3, 2019

La Lega di Marco Marsilio a favore delle trivelle in Adriatico



Marco Marsilio e' un nome di politico che io non ho mai sentito nominare prima d'ora in Abruzzo. E' in questo momento il candidato della Lega come presidente della regione.

La sua biografia non offre molto, in termini di abruzzesita' - Wikipedia dice solo che e' nato a Roma nel 1968 da famiglia di origini abruzzesi e che e' professore a contratto di Estetica, Museologia e Marketing applicato ai Beni culturali presso l'Università Link Campus.

A Malta.

E' stato parte di vari movimenti studenteschi, e negli anni novanta consigliere della prima circoscrizione di Roma, cioe' del centro storico; e' stato anche consigliere comunale della capitale e ha lavorato per il Campidoglio come capogruppo di Alleanza Nazionale; poi nel 2008 diventa deputato alla camera per il PDL sempre per il Lazio,  e poi ancora fondatore di Fratelli d'Italia.

Insomma da un partito all'altro, ma sempre in area Roma/Lazio.

In questo momento mi pare di capire che sia senatore nelle fila di Fratelli d'Italia. E che (o mio dio!) Ignazio La Russa "ne ufficializza la candidatura a Presidente della Regione Abruzzo".

Non sono dunque sicura che questo personaggio sia il meglio che l'Abruzzo possa esprimere o che anzi, abbia qualcosa lui a che spartire con l'Abruzzo.

Esattamente cosa ha fatto il nostro eroe per questa regione durante la sua vita?
Cosa ne sa della nostra regione?
Non so. Ma voglio lasciargli il beneficio del dubbio. 

Pero' siccome parlo di petrolio, sento di essermi meritata di chiedergli: cosa vuole fare lui per l'ambiente di questa regione?

E visto che non credo rispondera' direttamente, sono sempre del parere che per conoscere le risposte a queste domande, occorre guardare al passato. Dove era Marco Marsilio mentre noialtri mangiavamo pane e lacrime per fermare l'ENI e tutte le sue amiche?

Si e' mai interessato all'Abruzzo e al suo ambiente?

Alle nostre epiche lotte contro Petroceltic, ENI, Mediterranean Oil and Gas, Rockhopper Exploration, Forest Oil e chi piu' ne ha piu' ne mette? 

Personalamente credo che questo Marsilio non abbia capito niente dello spirito fiero ed anti-trivellante di questa regione se va in televisione a dire che lui e' favorevole alle trivelle, a patto che stiano oltre le 12 miglia.

12 miglia, eh?

Allora 12.5 va bene?

E se qualcuno osasse ripresentarsi con Ombrina o con qualche altro scellerato progetto a 12.5 miglia, lui lo avvallera' se venisse eletto?  E ci puo' spiegare che differenza c'e' fra 12 miglia e 12.5 in termini di sicurezza e di ambiente pulito? E se vogliamo trivellare a 13 miglia, dunque, secondo lui andra' bene riversare monnezza a mare, o mandare petroliere a zonzo davanti alla Costa Teatina?

A proposito che ne pensa del parco nazionale della Costa Teatina?

E ai pescatori chi ci pensa?

Come sempre l'Adriatico e' un mare piccolo, dai fondali bassi, con poca circolazione di acqua; gli incidenti sarebbero davvero impattanti per tutti in un mare chiuso ed in un ecosistema cosi delicato. Per di piu' l'Adriatico e' un mare gia' fortemente inquinato, con tanti problemi di erosione, di coste che indietreggiano, di ripascimenti continui. Proprio in questi giorni sono stati riportati notevoli danni durante le mareggiate in varie parti d'Abruzzo. 

Ma chissa, forse che da dove Marsilio va al mare lui il rischio trivelle non c'e'?

Ovunque pero' lui vada al mare, sappia che invece il rischio trivelle c'e' per 100 chilometri di costiera d'Abruzzo e di gente che li vive lungo e che chiunque sia il prossimo governatore avra' il dovere di difendere.

Anche se va al mare ad Ostia o in Costa Smeralda.

E con le trivelle in terra invece come la mettiamo?

Ne sa qualcosa del Centro Oli di Ortona il nostro amico Marco Marsilio? Di quanto lavoro e' costato tutto questo? Se l'ENI si dovesse ripresentare ad Ortona, o le eredi della Forest Oil si dovessero ripresentare a Bomba, lui che da lato stara'? E come la mettiamo con il fatto che l'Abruzzo e' una regione fortemente sismica?

Boh.

E poi ancora, dando uno sguardo piu' avanti, a lui come a tutti i politici e giornalisti petrol-supporters: ma ... avete mai sentito parlare di cambiamenti climatici? Del fatto che occorre ridurre l'uso di fonti fossili, di emissioni di CO2? Del fatto che l'Italia ha firmato gli accordi di Parigi? Dodici o quattordici miglia non cambia niente: occorre svezzarsi dall'uso di petrolio. Semplice.

Ma non avete figli?
In che mondo vivete? 

Che cosa deprimente la politica italiana... 






Thursday, August 3, 2017

L'ENI, Gela, la sociologia e la disonesta' intellettuale


















Grazie al mio amico Fausto di Biase per la segnalazione.

E' dal primo giorno del Centro Oli di Ortona, anno 2007, che ho capito che qualsiasi cosa che l'ENI fa o dice, non occorre crederci. E' tutto detto e fatto solo ed esclusivamente per il loro ritorno personale. Di accettazione pubblica, di ritorni economici agli investitori, di scorciatoie per trivellare meglio.

So che e' cosi per ciascuna multinazionale, ma sono loro che io ho avuto davanti per anni e anni, e ho veramente un senso di schifo per questa ditta, per quello che hanno cercato di fare all'Abruzzo e alla sua gente, e di riflesso per quello che hanno fatto a Gela, a Viggiano, a Ravenna, a Porto Marghera, e dovunque abbiano mai installato raffinerie, trivelle e altri impianti di morte.

E lo fanno da che esistono, e' parte della loro essenza ingannare.

Ecco dunque un'altra storia di ENI-schifo, cosi bellissimamente succinta in questo articolo del 2000 di Republica.

Alla fine degli anni sessanta, due sociologi, Marco Marchioni, italiano, e Evydin Hytten, svedese, furono incaricati dall'ENI di mostrare che a Gela l'investimento aveva funzionato anche dal punto di vista sociale.

Dopo tutto, se uno va a guardare i bellissimi video dell'istituto Luce, era tutto in nome del futuro, del progresso, del boom economico.

E quindi volevano pure il bollino della sociologia a certificare il tuttapposto fra l'ENI e la gente, l'ambiente, la qualita' di vita.

I due vanno a Gela. E per essere sicuri di fare tutto per bene, si prendono il loro tempo, si portano dietro anche le famiglie. Restano li per due anni a studiare Gela e i suoi abitanti.

Ma dopo due anni di lavoro, non c'era altra risposta:  era vero tutto il contrario. L'ENI a Gela non aveva portato a niente di buono. In una parola era arrivata quella che loro chiamavano "industrializzazione senza sviluppo".

Cioe' tutti i guai collegati all'industria pesante, senza veramente risvolti positivi per la popolazione.
 Mettono giu le loro conclusioni in un manoscritto con tutta la documentazione.

... L'ENI che non migliora la qualita' della vita?

Come puo' essere?

Anatema per le orecchie di chi all'ENI lavorava.

Assolutamente deve esserci un errore.

E cosi i dirigenti dell'ENI convocano Marchioni e Hytten, a Roma, al grattacielo all'EUR, e gli dicono che avrebbero rimborsato i costi sostenuti per il lavoro.

Avrebbero pero' voluto il manoscritto.

Come dire: vi paghiamo per il vostro silenzio.

I due si rifiutano e lo pubblicano lo stesso.

Sono duemila copie.

Il libro sparisce da tutte le librerie.

"Un signore e' passato e la ha comprate tutte". 

Erano quelli dell'ENI che, continuando con l'industrializzazione selvaggia, volevano pure togliere il diritto all'informazione. Marco Marchioni racconta
 
"A Gela il libro non si trovava, e andai a Palermo alla libreria Flaccovio per ritirare qualche copia per gli amici. Lì mi dissero che erano finite tutte. Un signore era passato a ritirarle in blocco"

Passano gli anni e il sindaco di Gela dei primi anni 2000, Franco Gallo, fa ristampare a sue spese il libro censurato, come riconoscimento a Marchioni e a Hytten e li premia per il coraggio dei tempi passati.

E si, meritano tutto il nostro grazie. A quei tempi, credo, non c'era il concetto di salvare l'ambiente, o che le trivelle potessero portare a cose negative. Come detto su, basta solo riguardare i filmini dell'istituto Luce. Credo allora che ci voleva proprio coraggio per dire una cosa contro corrente, e contro una delle principali ditte dell'epoca, sotto il mito di Mr. Enrico Mattei.

Ma Marchioni e Hytten non si sono piegati, sono andati avanti con le loro conclusioni, e seppure sotto le pressioni, hanno detto di no.

Onore a loro. Adesso e' facile fare gli ambientalisti anti-petrolio, ma allora non lo era, perche' non esisteva questa sensibilita' diffusa.

E Gela? Gela nel frattempo che questa sensibilita' diffusa potesse crearsi, ha sofferto altri 40, 50 anni di "industrializzazione selvaggia" di morti, di malattie, di bimbi deformi, di dolore.

Non ci sono parole. Se fossero omicidi o amputazioni fatte con armi violente, saremmo a parlarne tutti i giorni, ma il petrolchimico di Gela e i suoi morti e le sue deformita' , a malapena sfiorano la coscienza civile nazionale perche' non e' un proiettile o un machete ma un agonia lenta ma persistente.

Per noi, una sola cosa possiamo fare per ringraziare Marchioni ed Hytten. Fare tesoro di questo loro lavoro, della loro storia, del loro coraggio ed ostacolare l'ENI e tutte le sue sorelle in tutti i nostri angoli d'Italia, visto che adesso invece sappiamo.

I tentacoli dell'ENI e dei petrolieri in generale sono fitti, sono ovunque, sono sporchi, dalla politica alla sociologia; dall'ambiente alla democrazia.

Ovunque vanno inquinano tutto.

Monday, September 12, 2016

l'INGV: estrarre metano significa che non ci saranno terremoti. No, non e' Lercio.




I risultati illustrano che la presenza di giacimenti 
produttivi indica che le sottostanti faglie sismogeniche 
non sono in grado di generare forti terremoti. 



Oddio.

Non so se siano risate o lacrime. Ma come ci pensano a certe cose?

Ecco qui. Studi recenti dell'INGV dicono che "la presenza di giacimenti produttivi indica che le sottostanti faglie sismogeniche non sono in grado di generare forti terremoti."

Ovviamente solo il Italia, eh?

E' un articolo pubblicato su "Le Scienze" del 12 Novembre 2015, a sua volta estratto da un altro articolo sulla rivista ``Natural Hazards and Earth System Science"  della European Geophysical Union. 

Quello che e' interessante e' che l'articolo si apre con la seguente domanda:

"Come conciliare l'opportunità di utilizzare le risorse energetiche che il territorio offre con il diritto alla sicurezza di tutti i cittadini?"

Come dire: dobbiamo per forza "conciliare" e trovare un modo per fare coesistere queste "risorse" energetiche con il ricordo, la paura e i danni del terremoto del Maggio 2012. E qui, in questo articolo, c'e' la risposta.

Infatti quale altro metodo migliore che non un bell'articolo dell'INGV dove e', ovviamente,  tuttapposto? E anzi, il titolo dice chiaramente che la presenza di giacimenti di metano sono una "assicurazione" contro i terremoti.

Addirittura.

Ad annunciare cotanta scienza, un gruppo dell' INGV come detto prima e dell'OGS, che stanno per Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale: Marco Mucciarelli e Federica Donda dell'OGS di Trieste e Gianluca Valensise dell'INGV di Roma.

Dicono di aver scoperato un meccanismo che lega la presenza di giacimenti di metano ai processi geologici che hanno permesso l'accumulo di metano, e che al contempo generano i terremoti.

Il nostro trio dice ha scelto un sito in Pianura Padana  di 10,000 chilometri quadrati attualmente adibito ad estrazione di metano e che e' soggetta a terremoti, incluso quelli del 2012.

Hanno poi preso in considerazione 455 pozzi produttivi ed improduttivi e li hanno messi in correlazione con i terremoti del 2012 e quelli piu' remoti del 1570 a Ferrara e del 1624 ad Argenta.

Cosa trovano?

Anticorrelazione. E cioe' che i pozzi sopra alle faglie sono improduttivi.

Per i pozzi che sono lontano dalle faglie invece sono produttivi il 46%.

Come mai? Semplice.

Testauli parole

 "un forte terremoto è necessariamente causato dallo scorrimento relativo dei blocchi di roccia che formano una faglia di grandi dimensioni. E attraverso terremoti successivi questa faglia può fratturare il serbatoio naturale che contiene il metano, causandone la dispersione e rendendo improduttivo il giacimento. I giacimenti produttivi si troverebbero invece sopra faglie più piccole, in grado di causare solo terremoti più modesti, o in corrispondenza di faglie più grandi ma incapaci di generare terremoti per la particolare natura delle rocce che le formano”

Non ho ben capito la logica: un terremoto porta alla faglia che "frattura" un serbatoio naturale?

Eh?

Vogliono dire che il terremoto porta la faglia a spaccare il giacimento e che quindi dopo il metano fuoriesce? E che quindi, dopo che si e' svuotato non resta piu' niente e quindi il giacimento e' inproduttivo?

Ma di questa supposta spaccatura iniziale non ci dobbiamo preoccupare? O le spaccature sono gia' tutte successe millenni fa?

E che vuol dire che i giacimenti produttivi sopra le faglie naturali sono "incapaci di generare terremoti per la particolare natura delle rocce che le formano"? Qual'e' questa particolare natura? E davvero loro sanno che se tu estrai, riempi, reinietti, per anni ed anni, questa roccia mai e poi mai avra' problemi?

Solo in Italia abbiamo questa roccia speciale?

E ancora, che vuol dire che i giacimenti produttivi sono sulle faglie piu piccole in grado di causare "terremoti piu' modesti". Che vuol dire piu' modesti? Di che intensita'? Loro possono garantire una soglia? Qual'e' questa soglia? E se si, come fanno a sapere che non verra' mai superata?

E poi interessante che interpretino questa supposta anticorrelazione a loro favore. Se vi ricordate,  quando si e' parlato di correlazione a ICHESE, subito tutti a dire "correlation is not causation", cioe' che la correlazione trivelle/terremoti non significa che le trivelle causino i terremoti.  Solo che le due cosa, per puro caso, sono correlate, e seguono gli stessi andamenti spazio-temporali.

Ma se per ICHESE la correlazione non significava trivelle e reiniezione=teremoti, perche' qui invece l'anticorrelazione significa trivelle - niente terremoti?

Mistero della fede.

Comunque.

Dopo avere speigato questo "meccanismo assicurativo" contro i terremoti, gli autori di Le Scienze
spiegano che ovviamente questo ha ricadute applicative.

E cioe' che le faglie che potrebbero scatenare terremoti sono solo quelli dove i giacimenti di metano non sono produttivi.

D'altro canto,

``un giacimento produttivo non può trovarsi al di sopra di una faglia in grado di produrre un forte terremoto - dunque pericolosa - e ovviamente non vi è alcun interesse economico a sfruttare giacimenti quasi certamente improduttivi."

Ah! Eccoci qui. Tuttapposto allora! Siccome i giacimenti produttivi non possono *assolutamente* stare sopra ad una faglia attiva, li possiamo sfruttare perche' non sono pericolosi! Dunque ecco qui la conciliazione tanto agognata: possiamo ora``riconciliare l’utilizzo delle risorse energetiche del territorio con il sacrosanto diritto alla sicurezza per tutti i cittadini."

Tuttapposto allora!

Trivelliamo dappertutto! 

Ci rassicura "Le Scienze!"


Questi studi, sono finanziati dalle tasse del contribuente italiano, che non solo deve sentire che in Italia, unico paese al mondo, la sismicita' indotta non esiste e non esistera' mai, ma anzi, che trivellare ed estrarre metano e' una assicurazione contro i terremoti!

Senza parole.

Si vede che l'EPA, l'USGS, il Prof. Cliff Frohlich del Texas, la Schlumberger che annuncia la sismicita' indotta nei suoi campi di gas in Russia, e pure la Exxon e la Shell che hanno pagato 5 miliardi di dollari agli olandesi per avere innescato terremoti a Groningen con le loro trivelle, quelli non capsicono niente e ci vuole lo studio dell'INGV a chiarare le cose e a farci stare tranquilli.

Senza parole.

Ma il fatto e' che nonostante quelli che io reputo deliri,  noi altri persone di buon senso sappiamo che la verita e' un altra.

Le trivelle, la reiniezione possono causare terremoti, non sempre e non dapprtutto, ma possono.  Possono anche non innescarla, certo. Ma le dinamiche del sottosuolo sono troppo sconosciute affinche' noi possiamo veramente predite cosa accadra' fra 5, 10, 20, 30 anni di trivelle e di reniezione. Quindi, il rischio esiste, e sta a noi decidere se e per cosa ne valga la pena.

Tutto qui. A mio modesto parere non esiste nessuna "assicurazione" contro i terremoti, e men che meno puo' esserlo un pozzo di gas.

Con tutti i suoi difetti, God bless American Science.

Tuesday, December 29, 2015

ENI: la Basilicata e' il Texas d'Italia



The road towards serious and sustainable growth passes through here.

Marco Bardazzi, ENI, Agosto 2015


Nel corso degli ultimi due anni si è registrato un significativo numero 
di episodi di visibilità della fiaccola che genera
diffusa preoccupazione nelle comunità residenti

Aldo Berlinguer, assessore all'ambiente Basilicata, Dicembre 2015  

Sono varie settimane che la stampa di Basilicata riporta una serie di articoli di fiammate, di puzze e di boati dal Centro Oli di Viggiano. Non sono fenomeni una tantum ma si ripetono frequentemente -- errori umani, macchinari, corto circuiti, imprevisti nella produzione. C'e' sempre una scusa. Ma checche' ne dica l'ENI queste cose sono normali quando si ha a che fare con impianti petrolchimici. Ci sono stati in passato, ci sono adesso, e ce ne saranno ancora.

Vado a vedere allora cosa dice l'ENI in proposito e mi imbatto in un bellissimo articolo pubblicato
il giorno 24 Agosto 2015 per il suo pubblico anglosassone. E infatti l'articolo e' rigorosamente in inglese, e compare sul sito web aziendale con il titolo: Inside the Texas of Italy, in riferimento alla Basilicata. L'autore e' Marco Bardazzi - il communications director dell'ENI.

E' nella sezione "education".

La Basilicata il Texas d'Italia. 

Lo leggo. Altro che education. L'articolo e' uno di quelli che prenderebbe dieci nella sezione "propaganda".  E se ci dovesse essere un sottotitlo sarebbe "propaganda contadina".

Infatti, si apre tutto con immagini bucoliche, e con domande del tipo "vedete voi qui i pozzi di petrolio?" E infatti non si vedono. 

Dicono che i pozzi sono difficili da distinguere perche' nonostante questo sia il piu' grande campo petrolifero dell'Europa continentale, l'ENI ha messo cosi "tanta cura" nel metterli in produzione, che il territorio e' pienamente rispettato, e l'impatto ambientale limitato. E quindi i 27 pozzi e i 100 km di oleodotti sotterranei non sono assolutamente un problema. Per di piu hanno anche 8 centraline di monitoraggio ogni chilometro quadrato che "sniffano" l'aria del Centro Oli, e che controllano  rumori, qualita' dell'aria, sismicita' del territorio. Hanno pure oltre 400 siti di monitoraggio per la flora e per la fauna in cento chilometri quadrati attorno al Centro Oli.

Insomma, il paradiso terrestre.  Anzi, non mancano riferimenti alla Scandinavia e dicono di essere meglio di Norvegia, Gran Bretagna e Olanda!

In Olanda, secondo loro, c'e' meno monitoriaggio sismico che in Basilicata, il centro trattamento d'Irlanda e' meno meticoloso e da nessuna parte c'e' il silenzio che c'e' in Basilicata, fra Viggiano e Grumento Nova. In Basilicata si vedono ampi spazi, i ritmi sono quelli dell'agricoltura centenaria, si sentono le cicale, i cani abbaiare, e si sentono i profumi della campagna. Mettono in mezzo pure i peperoncini "cruschi" della lucania e la cucina tradizionale. Manca solo che suggeriscano ricette al  petrolio.

Dicono pure di far ricerca per capire quali siano i "migliori colori" per camuffare i pozzi, e quindi le tonalita' scelte sui loro bei tralicci sono ottimali. Solo la cima degli impianti, purtroppo, e' rossa per la sicurezza dei voli aerei. Tutto il resto e' dipinto dalle sfumature naturali della Val D'Agri. Quando tutto finira' i pozzi invisibili verranno smantellati e vedremi dei bellissimi campi di calcio. Da questo:


a questo: 

 Non era meglio la campagna che il cemento semiabbandonato?


The noise impact on the environment is equally contained. Let’s try to get inside the drilling tower, the noisiest part (even if from the outside the sound is very muffled). Have you ever seen a well while it drills the ground? As in this short video:













A look inside the drilling tower

And when the drilling is finished, and the well goes into full production? Let’s go back to the previous well, the one in the middle of the “soccer field”: in this video, there’s all the noise you will hear, that is, none. The only thing that disturbs silence of the Val d’Agri in this case is the sound of the gravel beneath my feet.













The power of silence

Mount Enoch 5 is a point in the network that Eni has built over the years in Val d’Agri, which belongs to the Southern District (DIME), located in a former convent in Viggiano. The overall network is illustrated in this diagram:













<
A strategic network



E poi, accanto a questi paesaggi bucolici le produzioni strabilianti: nel 2014 l'Eni ha impiegato ben 3500 persone, con un incremento del 23% rispetto al 2013, e del 45% rispetto al 2012. Veramente dal 2012 hanno impiegato 1500 persone di piu'? Qualcosa in me non ci crede. E che lavoro fanno questi 1500 addetti in piu'?  Ma ecco qui il barbatrucco, solo 400 sono permanenti. Gli altri non si sa.

Arriva poi Enrico Trovato, un "giovane manager" che si e' fatto il giro del mondo al petrolio prima di arrivare in Basilicata. Dice che nel mezzo di tutte le difficolta' economiche del sud, "la crescita di ENI Basilicata, che continua da anni, fa bene sia per l'economia che per la qualita' del lavoro." C'e' una costante crescita di personale specializzato, che fa da trampolino di lancio per il futuro.

Si vaglielo a dire a tutti quelli che abbandonano la Basilicata perche' e' *sempre* fra le top three delle piu' povere d'Italia secondo l'ISTAT nonostante vent'anni o quasi di petrolio. 
Ma l'ENI non desiste. Nel prosieguo della loro propaganada, il petrolio, in Basilicata e' "parte della storia e dell'abbondanza naturale", come il grano, le olive o l'eccellente vino dell'Aglianico del Vutlure. Anzi, gia' ai tempi dell'arrivo dei monaci benedettini nel medioevo si sapeva che il petrolio sgorgava naturale dal fiume Tramutola.  Nessuno sapeva che fare di questa enorme ricchezza, finche' non e' arrivata l'ENI che dopo varie peripezie e' riuscita a sfruttarla. E infatti dal 1988 al 2014, l' ENI ha pagato alla Basilicata ben 1.6 miliardi di royalties con cui hanno finanziato scuole, universita', centri storici, protezione civile. Oltre che portare lavoro.

Che eroi! Che magnanimi!

Ma... e le fiammate del Centro Oli? Quando arrivano a parlare di quelle? Non vogliono dirci che sono delicati fuochi di artificio per il beneficio dei residenti? E le "anomalie di funzionamento"? E i boati? E le puzze? E l'immondizia petrolifera seppellita sottoterra a Corleto Perticara? Come si dice anomalie di funzionamento in inglese? Ma, no, perche' turbarsi. Nessun problema perche' qui di anomalie, di fiammate, di veleni non se ne parla. C'e' spazio solo di pozzi dipinti di verde e di canti di cicale.

Non poteva mancare il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, che fa consulenze petrolifere da anni e che quindi mi pare ben situato per continuare nell'opera di propaganda.

Tabarelli, esperto adesso anche di turismo, dice che -- ovviamente! -- l'industria non e' in conflitto con il turismo e la cultura e che anzi, sono complementari. Tira fuori il caso Ravenna che ha otto siti UNESCO, e che nello stesso tempo da lavoro a 5000 persone con stabilimenti a 500 metri dal mare.
Anzi, turismo, agricoltura e pesca usano pure le stesse strade e gli stessi hotel. 

Dove iniziare? Tabarelli dimentica di dire che Ravenna sprofonda a causa della subsidenza indotta dalle estrazioni metanifere e che quegli 8 siti UNESCO ce li avrebbe anche senza le trivelle. Non mi risulta che i turisti vadano a vedere i mostri di raffinazione, ma che invece gli interessino Gallia Placidia e il mausoleo di Teodoro. Che esisterebbero pure senza l'ENI. Sulle strade penso che si commenti da solo.

Tornando alla Basilicata allora occorre fare "sharing, integration, coexistence". Concetti che ben si adattano alla Val D'Agri, pure da un punto di vista... religioso!

Non ci lasciano niente, eh? E infatti c'e' la Madonna Nera di Viggiano che guarda benevola le attivita' di Viggiano. Una Madonna che e' sopravvisuta a persecuzioni, ai Saraceni, alle invasioni degli Arabi e che venne seppellita per secoli in un fosso per evitare che fosse distrutta. Venne poi ritrovata
grazie a dei fuochi attorno a Viggiano. E' poi diventata la protettrice e regina di Lucania grazie a Papa Paolo VI. Pure il papa scomodano.

E' veramente un insulto all'intelligenza di chi legge.

La vera Viggiano targata ENI e' una serie infinita di fiammata dopo fiammata,
di puzze, di inquinamento, di pesci morti, di disoccupazione, di poverta'.










Monday, August 2, 2010

Daniela Stati

E come poteva interessarsi al petrolio, se non le importava nemmeno del sangue versato dalla sua gente? La cosa fa veramente pieta'. Non se ne salva uno. Una cosa schifosa.

Il vero nome dei termovalorizzatori e' inceneritore. All'Abruzzo non servono. Siamo un milione di persone, con una densita' abitativa bassa. Se solo sapessimo impostare raccolta differenziata, riuso, vuoto a rendere in maniera intelligente, staremmo qui a discutere di altre cose, piu' serie, piu' volte al futuro.

Invece no ci devono qui fare affari e speculazioni su tutto. Sulla monnezza, sul sangue degli aquilani, sul petrolio, sui parchi. Non si puo' andare avanti cosi. Possibile che non ci sia nulla di sacro? La tua gente muore e tu stai li a pensare ai regalini da dare ad amici e parenti?

Ma poi e' questa la gente che ci comanda. Ovviamente, la vergogna e' anche per Gianni Chiodi che l'ha scelta, sebbene suo padre fosse gia' implicato in questioni di illegalita' da prima. Ma poi, lo stesso Gianni Chiodi ha avuto guai con la monnezza di Teramo.

Daniela Stati. Arrestato suo padre, il suo compagno, l'ex amministratore di Telespazio, dove Daniela Stati lavorava.

Una vergogna infinita.

------------------------------------

TANGENTI: ARRESTATI ABRUZZO VOLEVANO SPECULARE SU TERREMOTO LO AFFERMA PROCURATORE L'AQUILA ROSSINI

L'AQUILA, 2 AGO - L'assessore regionale alla protezione civile, ambiente, rifiuti, Daniela Stati - destinataria della misura cautelare interdittiva dalla carica
- e le quattro persone arrestate stamani sarebbero implicate in un'attivita' illecita ''al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009''.

Lo afferma il Procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, chiarendo che non si tratterebbe di un'inchiesta legata al termovalorizzatore. La Procura della repubblica dell'Aquila - si afferma in una nota - all'esito delle indagini svolte dalla Squadra mobile di Pescara, ha chiesto alcune misure cautelari
personali a carico di cinque persone, tra cui l'assessore regionale alla Protezione Civile e all'Ambiente, Daniela Stati, per episodi di corruzione''.

Gli altri quattro coinvolti nell'inchiesta sono il padre, Ezio, e il compagno della Stati, Marco Buzzelli, l'ex deputato di Fi, Vincenzo Angeloni, e Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Telespazio e attuale amministratore delegato di Selex service management, societa' di Finmeccanica.

ANSA 2010-08-02 13:24
TANGENTI: ARRESTI ABRUZZO; SI DIMETTE ASSESSORE STATI L'AQUILA, 2 AGO -

Daniela Stati si è dimessa da assessore regionale alla Protezione civile, rifiuti e ambiente. Lo si è appreso da fonti regionali. La decisione e' conseguente al
provvedimento della magistratura che l'ha interdetta dai pubblici uffici nell'ambito
dell'inchiesta per corruzione su presunti favoritismi nella ricostruzione post sisma. La vicenda giudiziaria ha determinato un terremoto politico nella Regione
Abruzzo. Il presidente, Gianni Chiodi, dovrà procedere a un mini rimpasto forzato,
sostituendo la Stati con un'altra donna, visto che lo statuto regionale impone la
presenza di due donne nell'esecutivo. In tal senso, si apre una corsa all'assessorato alla quale non sarà estranea L'Aquila, che rivendica una rappresentanza in Giunta. Della vicenda giudiziaria si sta parlando nel corso della riunione della Giunta regionale, in corso a Pescara, e alla quale, naturalmente, non sta partecipando l'assessore Stati. Da fonti regionali si apprende che sono imminenti dichiarazioni del presidente Chiodi.