.

.
Showing posts with label lago. Show all posts
Showing posts with label lago. Show all posts

Saturday, April 6, 2019

Lago Erie: la piu' grande centrale a carbone del Nord America diventa un enorme centrale solare con 200mila pannelli


Prima e dopo 







Si chiama Nanticoke Generating Station e si trova sul lato canadese del Lago Erie, al confine fra USA e Canada, nella citta' di Port Dover.  Dopo un anno di lavoro ha cambiato missione. Da centrale a carbone e' rinata come centrale di 44 megawatt di energia solare con 192,431 pannelli solari sparsi su 100 ettari di terra.

Il progetto e' stato appena completato dalla ditta PCL Construction, per conto della Ontario Power Generation, il gestore elettrico dell'Ontario, nel Canada, la pronvincia che ospita la citta' principale del paese, Toronto. Altri fondi sono arrivati dalla Six Nations of the Grand River Development Corporation e dal Mississauga Credit First Nation, enti e banche con lo scopo di promuovere e migliorare la qualita' di vita degli indigeni del Canada. 

Un anno fa l'avvio ai lavori: sorgevano qui canne fumarie di 200 metri di altezza che sono stati tutti demoliti per metterci i pannelli solari. L'ultimo pezzo di carbone e' stato bruciato qui cinque anni fa,
il 31 Dicembre 2013. 

Al tempo del suo maggior splendore, la Nanticoke Generating Station era la piu grande centrale a carbone di tutto il Nord America, e forniva il 15% di tutta l'elettricita' dello stato canadese dell' Ontario, con circa 4 GigaWatt di energia.

E' stata in funzione per 40 anni, dal 1973 al 2013, l'anno della sua fine. La maggior parte dell'infrastruttura carbonifera e' stata demolita, ma sono rimasti altri edifici per il completamento dei lavori. Ma i pannelli sono gia' tutti in azione.

L'ente Ontario Power Generation ha cosi smesso di usare carbone, portando alla diminuzione di anidride carbonica equivalente a sette milioni di autovetture sulle strade in meno. Il cemento della demolizione e' stato invece usato per creare strade di accesso lungo il sito.



Tuesday, January 16, 2018

Le azioni della Avanti Energy che vuole trivellare l'Abruzzo calano del 99.75% in tre anni

Update Luglio 2018.
 Siamo alla frutta: le azioni della Avanti Energy valgono ora 5 centesimi canadesi.





--- 16 Gennaio 2018 ---



Avanti Energy: il crollo delle azioni della ditta che vuole trivellare Bomba
Panoramica dal Settembre 2014 al Gennaio 2018

Da 4.40 dollari l'una nel 2014 a 11 centesimi oggi.

E' un crollo del 99.75%




Crollo dal Gennaio 2017 al Gennaio 2018







Da varie settimane e' tornata in Abruzzo l'attenzione sulle trivelle con il progetto per estrarre gas da "Colle Santo -- Monte Pallano" a Bomba nel chietino.

E' un progetto che si trascina da anni, piu' volte bocciato, e che ora resuscita per l'ennesima volta, con una variante. Invece che trattare in loco in gas a Bomba, l'idea e' di portarlo a Paglieta, a venti chilometri di distanza da Bomba,  eliminare qui le impurita' sulfuree e poi commercializzarlo. 

Tornano i progetti, e tornano anche gli stessi progettisti, per molti versi.

Avevamo lasciato i nostri amici della Forest Oil Corportation di Denver, i primi proposti trivellatori di Bomba, a leccarsi le ferite nel 2014. A quel tempo erano piegati dai tanti investimenti poco fruttuosi, dai debiti, da multe ambientali e un po' anche dal popolo d'Abruzzo che gli aveva fatto perdere almeno 35 milioni di dollari con la questione Bomba.

Nel 2014 la Forest Oil chiude e si vende alla Sabine Oil, ditta texana. Ma la compravendita non ha successo. Anche la Sabine Oil finisce in fallimento nel 2015.

Il ramo italiano della Forest Oil, pero', chiamato per intero Forest Oil-Compagnia Mediterranea Idrocarburi (CMI), invece che alla Sabine Oil viene venduto ad una ditta fondata ad Amsterdam, e con sede legale a Dubai, la Dove Oil.

Con la vendita alla Dove Oil (che sta per petrolio colomba!), la Forest Oil-CMI viene nominata semplicemente CMI. Le parole Forest Oil scompaiono.

Alla guida della Dove Oil e' il suo fondatore Mario Panebianco. Per anni si era occupato di assistere petrolieri stranieri a fare affari in Italia. Uno dei suoi vecchi partners e' Derek Musgrove, che poi e' stato Managing Director della Northern Petroleum, ditta che invece ha la Puglia come area di interesse primario per trivellare.  

In questo caso Panebianco, forse fiutando affari, decide di comprare lui stesso quel che restava dei progetti petroliferi per Bomba invece che aiutare terzi.

La Avanti Energy invece viene fondata nel 2011 da un gruppo di affiliati o ex affiliati alla Forest Oil Corporation. Il suo presidente John McIntyre era un ex manager della Forest Oil.  Lo scopo della Avanti Energy e' di sfruttare giacimenti "maturi" negli USA ed altrove, specie in posti del mondo dove le grandi ditte nazionali li hanno da tempo abbandondati.

Il concetto e' perfetto per Bomba, dove l'ENI gia' trivello' e abbandono' il campo negli anni sessanta.

E cosi' nel 2015, la Avanti Energy compra la CMI dalla Dove Oil e promette a Mario Panebianco un ruolo manageriale nella Avanti Energy stessa.

A guidare le operazioni giornaliere della CMI a Bomba e' Mark Frascogna, anche lui ex Forest Oil.

Nel 2015 la Avanti Energy e la sua affiliata nuova di zecca CMI entrano in partnership con la Shell per la commercializzazione a "lungo termine" del gas di Bomba, proprio perche' non hanno l'infrastruttura e le capacita' per farlo da soli.

La Avanti Energy ha sede a Vancouver e viene quotata sulla borsa di Toronto chiamata TSX-V.

Non e' questa la borsa principale del Canada. Quella si chiama solo TSX.
La borsa TSX-V invece e' dedicata a ditte minori, principalmente di oil and gas o di altre industrie di materie prime. E' dunque una borsa fatta per compagnie "emergenti", piu' piccole, dove gli investimenti piu' rischiosi e le ditte hanno meno liquidita'. Infatti la V sta per venture, parola che ha la stessa radice di avventura.

E ' un po come la Mediterranean Oil and Gas di Londra, la ditta che voleva trivellare Ombrina Mare, e che era quotata sulla borsa "alternativa" di Londra, la AIM.

E, voila'... dal 2014 ad oggi le azioni della Avanti Energy sono crollate da 4.40 dollari canadesi l'una a 11 centesimi circa in questo inizio del 2018.

E' un crollo del... 99.75% del valore inziale!

Qualcosa non va, no?

Dalla loro pagina web appare che abbiano come principale obiettivo, e forse l'unico, quello di trivellare Bomba.  Infatti non c'e' nessun altro progetto in lista.

Come sempre, prendono in giro l'Italia e gli italiani, e in questo caso gli Abruzzesi (visto che ci siamo solo noi!) elencando tutti i motivi per cui e' facile e lucrativo trivellare in Italia.  Lo hanno scritto un po' tutti, lo ripetono anche loro. Regime fiscale favorevole, basse royalties, de-regulation del mercato energetico e addirittura "leggi rivoluzionarie" per l'accellerazione dell'assegnazione dei permessi estrattivi. 

Eccoli:


Country snapshot:
  • High demand for natural gas with favorable market pricing
  • Extensive reliance on natural gas-fired electric generation (50+% of total generation)
  • 2nd largest natural gas importer and consumer in Europe after Germany (2.2 Tcf imported and 2.5 Bcf consumed in 2013; 88+% imported)
  • Italy’s National Energy Strategy indicates strong desire to boost domestic oil & gas production
  • Long history of oil and gas development
  • More than 7,000 oil and gas wells have been drilled
  • 250,000 km of 2D and 35,000 km2 of 3D seismic analysis
  • 2.1 Tcf of natural gas proved reserves (6th largest in Europe) and 560 MMbbl of oil proved reserves (5th largest in Europe) (as of 1/1/14)
  • Well-developed gas infrastructure network
  • Need for more independent E&P companies like Avanti to develop onshore gas fields

Why we like Italy:
  • Excellent infrastructure
  • Fully deregulated gas market
  • Very strong natural gas market
  • Security of gas supply issues from North Africa and Russia, favoring domestic production
  • Opportunities for smaller E&P companies to rehabilitate onshore fields
  • Very reasonable fiscal regime, including low royalty rates
  • Groundbreaking recent legislation enacted to simplify and speed up permitting process
  • AVN management has experience in Italy and has secured specific gas development opportunity

Ci sono tanti motivi per non voler affidare il territorio d'Abruzzo ai trivellatori, e ancora di piu' ad affidare il nostro territorio a questa Avanti Energy.

Che esperienza diretta ha la Avanti Energy, fondata nel 2011, in reparto trivelle? Che liquidita' hanno per veramente assicurarsi che tutto vada come dovrebbe andare nella scellerata ipotesi che riescano a trivellare? Con quali fondi monitoranno l'impianto estrattivo, l'impianto di raffinazione e l'intero tracciato di venti chilometri fra Bomba-Paglieta per i venti o trenta anni dell'attivita' di tale oleodotto?

Sopravviveranno davvero cosi a lungo?

Io non credo. Non era saggio che l'Abruzzo venisse trivellato dalla Forest Oil, attiva dal 1918 al 2014, ancora meno non e' saggio che la nostra regione venga trivellata da una ditta microscopica le cui azioni sono in un declino inarrestabile.

Ogni tanto e' bene guardarsi indietro per vedere quanta strada abbiamo fatto:  abbiamo sconfitto l'ENI con il Centro Oli di Ortona, la Mediterranean Oil and Gas prima e la Rockhopper Exploration dopo con Ombrina Mare e anche la Forest Oil Corporation di Denver a Bomba.

Di queste quattro ditte, due non esistono neanche piu', e in parte grazie anche a noi.

Occorre solo continuare a non volerceli, quale che sia il loro nome, a mettere pressione alla classe politica, a ogni livello, e a non abbassare la guardia mai.
L'Abruzzo vale molto di piu' di undici centesimi per azione.



Monday, October 16, 2017

New Orleans: Scoppia piattaforma lungo il lago, un morto






---- 
16 Ottobre 2017









E' successo la sera di domenica 15 Ottobre 2017. C'e' stata una forte esplosione, una palla di fuoco, e una nuvola di fumo. 

E' successo nella localita' Kenner, attorno a Lake Pontchartrain, a nord di New Orleans. In sette sono rimasti feriti, altri quattro sono usciti illesi dalle fiamme, ma il fato di Timothy Morrison, 44 anni e' oscuro. 

E' un disperso, molto probabilmente morto. Hanno pure sospeso le operazioni di ricerca del presunto cadavere. 

La piattaforma era di proprieta' della Clovelly Oil Company, che dice che per la maggior parte, le fiamme sono ora contenute anche se c'e' ancora un piccolo incendio che brucia il gas in eccesso. 

Si spegnera' "da sola". Lo dicono nel loro comunicato stampa associato.

Il pozzo era vicino una localita' turistica, il Treasure Chest Casino. All'inizio si temeva per la diffusione del petrolio nel lago, ma non e' successo finora (o non se ne parla ancora?). La Clovelly dice che non sa dare una risposta a se il petrolio sia finito in acqua o no.

Altri tre pozzi nelle vicinanze sono stati chiusi per precauzione.

Come sempre, questi sono sempre rischi quando si vive vicino a infrastruttura petrolifera, che ci piaccia o no.



Monday, August 7, 2017

I cambiamenti climatici e il lago Kluane scomparso dallo Yukon


 Il lago Kluane, Yukon, 2017 

 Il lago Kluane, Yukon, 2015


Le acque del ghiacciaio che alimentava il lago Kluane 
seguono una strada nuova, prosciugando il fiume che finiva nel Kluane






Siamo a Kluane Lake, Yukon, Canada.

Il lago e' blu, e' calmo, e' circondato di pini e di pace.

Fino al 2016 almeno.

Adesso e' invece marroncino, polveroso e semi-morto.

E' finita' l'acqua.

Colpa, come potrebbe essere altrimeni, dei cambiamenti climatici, ma usando una dinamica nuova e inaspettata che ha fatto perdere l'acqua a Kluane Lake non nel corso di decenni, ma in un colpo solo.

L'acqua di Kulane arriva dal fiume Slims che a sua volta arriva dal ghiacciaio Kaskawulsh. Il fiume Slims e' un fiume a tratti possente, con acqua fredda.

A Maggio 2016 l'acqua del fiume scomparve del tutto. Neanche piu una goccia.
Con il fiume in secca, presto anche il lago scomparve.

E cosi Dan Shugar and Jim Best, dell'Universita' di Washington e dell'Illinois, decidono di studiare cosa fosse successo.

L'acqua era veramente scomparsa. 

Continuano ad esplorare il percorso del fiume Slims fino alla sorgente, al ghiacciaio Kaskawulsh.

Ed ecco la scoperta: si era creato un gigantesco canyon di 30 metri proprio ai piedi del ghiacciaio che invece di far scendere giu' l'acqua a valle ne alterava il corso.

Il pianeta si riscalda e il ghiacciao Kaskawulsh come la maggior parte di tutti gli altri indietreggia.
Ma a un certo punto collassa un pezzo di ghiaccio misto a detriti talmente enorme che ha cambiato tutta la geografia locale.

Il canyon porta l'acqua non piu' al fiume Slims ma una direzione diversa, dall'altra parte della montagna dove sorge il ghiacciaio, verso il fiume Alsek.

Hanno dovuto cosi inventare un nuovo nome per questo nuovo fenomeno, e l'hanno chiamato pirateria dei fiumi.

Cioe' un fiume che si prende l'acqua di un altro fiume.
In questo caso per colpa dei cambiamenti climatici. 

Le cose con molta probabilita' non torneranno mai come prima.

L'articolo dal titolo "River piracy and drainage basin reorganization led by climate-driven glacier retreat"e' qui, su Nature Geoscience.

 

Wednesday, December 7, 2016

Le oche bianche riposano nel lago tossico e muoiono tutte




E' quasi la stagione delle migrazioni.

Un gruppo di cosiddette oche delle nevi, perche' sono bianche, decide di riposarsi in un lago lungo la loro rotta migratoria.

Nevica e sono stanche. Vedono il lago.

Un luogo idale.

Non sanno pero' che il lago e' in realta' un buco-miniera un tempo usato dall'industria del rame, abbandonato e a cielo aperto, oggi pieno di acqua tossica e acida. E' anche un sito indicato dal governo federale come sito da bonificare - un Superfund site - una specie di sito di interesse nazionale per gli americani

Gli uccelli sono in volo.

Arrivano, si posano sull'acqua e muoiono all'istante.

Tutti.

Il "lago" in questione si chiama Berkeley Pit e siamo nelle vicinanze di Butte, Montana. E' gestita dalle due ditte Atlantic Richfield e Montana Resources. Gli addetti hanno cercato di allontanare gli uccelli, prima della loro discesa, cercando di spaventarli per farli atterrare altrove.

Non e' la prima volta che tutto cio' succede. Presso la Berkeley Pit ci fu un incidente simile nel 1995 con la morte di 342 oche bianche che bevvero l'acqua del lago e le cui trachee furono ustionate, causandone la morte.

In questo nuovo episodio del 2016 non si conosce il numero esatto di uccelli morti anche se i responsabili dicono che si tratta di circa il 10% dello stormo iniziale. Quello che si sa e' che non s'e' n'e' salvata neancha una: tutte quelle che sono entrate in contatto con l'acqua tossica del lago sono morte.

Butte era un tempo nota come la "piu ricca collina del mondo". Nel 1955 le operazioni di scavo iniziarono sotto la Anaconda company. Erano gli anni d'oro del rame, usando un gioco di parole.
Nel corso degli anni questa miniera produsse un miliardi di tonnellate di rame e di monnezza. I prezzi del rame calarono a partire dalla fine degli anni '70 e la miniera venne abbandonata nel 1982.

Resto' dietro un buco. La miniera. Con gli anni la pioggia ci entro' dentro e si formo' questo lago. L'acqua piovana reagi' con i sulfidi e gli altri metalli ancora presente nel terreno creando una specie di cisternona piena di un brodino tossico.

Ci sono progetti di svuotarla e di bonificarla prima che sia troppo tardi e prima che le falde acquifere vengano compromesse. Ma non siamo ancora arrivati qui, e la miniera per adesso e' ancora li che cuoce monnezza e uccelli morti.

Dopo l'incidente del 1995 si decise pero' di mettere su un sistema di segnali di allerta per gli uccelli con fari, e sensori che attivassero rumori molesti.

Tutto bene fino a qualche giorno fa.

Lo stormo del 2016 era di dimensioni fuori dal comune e viaggiava in ritardo rispetto ai tempi soliti delle migrazioni. A causa dei cambiamenti climatici, secondo il professor Jack Kirkley, ornithologo dell'Universita' del Montana, gli uccelli tendono a cambiare le proprie rotte e a partire per il sud prima o dopo del normale, portandoli a volte ad esplorare rotte nuove. In questo caso, la stanchezza ha prevalso e tutti i sistemi di cautela non hanno funzionato.

Un altra puntata dell'uomo che distrugge la natura.


Sunday, December 4, 2016

I Sioux esultano: l'oleodotto nelle terre degli indiani a Standing Rock non passa - per ora.
























“The bitter cold has not chilled the passion behind stopping the pipeline. The many members of ‘Veterans Stand for Standing Rock,’ brought supplies such as gas masks, earplugs and body armor, to stand firm as a unit to protect protesters from the police and their rubber bullets. 
But instead, tonight they dance.

 It looks like the Americans have won, after all.”


La notizia e' appena arrivata: l'Army Corps of Engineers ha annunciato che non approvera' i permessi per costruire il Dakota Access Pipeline sotto un pezzo del fiume Missouri e vicino a terre sacre agli indiani d'America. Si temeva per l'inquinamento dell'acqua e per la devastazione dei cimiteri centenari.

Jo-Ellen Darcy la Assistant Secretary delle opere interne per conto dell'Army dice che considereranno percorsi alternativi, in cui ci saranno delle valutazioni di impatto ambientale con le osservazioni del pubblico. 

La storia parte molto tempo fa.

Il Dakota Access pipeline e' un proposto oleodotto di 1700 chilometri che avrebbe dovuto trasportare 400,000 barili di petrolio ogni giorno (64 milioni di litri!) provenienti dai campi petroliferi detti Bakken e Three Forks nel nord Dakota ed estratti con il fracking, nella sua versione per petrolio.

In questo momento il petrolie viene trasportato via rotaia. L'oleodotto cosi come era stato proposto nel 2014 avrebbe dovuto attraversare il North Dakota, South Dakota, lo Iowa, e poi finire nella citta' di Patoka, nell'Illinois. Da qui, una ragnatela di altri oleodotti avrebbero dovuto trasportare il petrolio in tutta la nazione.

Dicono che l'oleodotto servira' a decongestionare il trasporto su rotaia ed a renderlo meno pericoloso, e dunque a salvare l'ambiente.

Dicono.

Arrivano i costruttori a realizzare questo DAPL - Dakota Access Pipeline. La ditta si chiama proprio come l'oleodotto, Dakota Access ed e' una filiale della Energy Transfer che gia' controlla 114mila chilometri di oloeodotti USA.

Indovinate con chi fa affare questa Dakota Access e questa Energy Transfer?

Con il futuro presidente Trump!

Il quale aveva anche annunciato il suo supporto per tale oleodotto.
Inziamo bene.... 

Ad ogni modo, la costruzione del DAPL e' iniziata verso Aprile 2016, dopo essere stata approvata da vari enti statali interessati, e dopo anche vari espropri di terre di privati.

Piu' o meno siamo ora all'87% del tracciato gia' completato. Doveva essere tutto finito entro il 1 Gennaio 2017.

Ma ci sono di mezzo gli indigeni, gli indiani d'America che protestano da due anni almeno.

Non vogliono l'oledotto. Punto. Questo perche' vivono in simbiosi con l'acqua del fiume Missouri, sotto il quale dovrebbe passare l'oleodotto, e sono preoccupati di eventuali perdite che potrebbero inquinarla. E poi come detto sopra,  l'oleodotto si snoderebbe fra terre a loro sacre, siti archeologici e cimiteri. Soprattutto, dicono di non essere mai stati interpellati nella progettazione di questo oleodotto.

Le proteste si sono intensificate nell'estate del 2016: quando quelli della Dakota Access si intestardiscono e decidono di non voler cedere nemmeno su un particolare tratto dell'oleodotto. E' un tracciato particolare, sotto il Lake Oahe, anche questo parte del sistema idrico del Missouri, lago particolarmente prezioso ai Sioux e a soli 800 metri dalla loro riserva.

I permessi per gli oleodotti negli USA devono essere dati da vari enti. Gia' a Settembre 2016 l'amministrazione Obama aveva dato il suo no al cosiddetto DAPL. La palla passava appunto a questo Army Corps of Engineers.

Chi sono costoro?

E' un corpo piu o meno indipendente fondato circa 200 anni fa per studiare ed approvare a livello centrale strade, canali, ferrovie ed altra infrastruttura di "importanza nazionale" che magari comprendono piu' stati e che in qualche modo interessano l'approvvigionamento idrico nazionale.

Per esempio, quando venne approvato il Clean Water Act, sotto Nixon nei primi anni '70, questi dell'Army Corps furono incaricati di sorvegliare tutte le infrastrutture idriche nazionali per far si che   i controlli all'acqua potabile venissero eseguiti secondo la nuova legge e che i limiti di inquinamento venissero rispettati.

L'Army Corps deve dunque dare il suo nulla osta a tutti i progetti che in qualche modo intaccano o hanno la possibilita' di intaccare la rete e le sorgenti idriche nazionali.

E doveva darlo -- e l'ha dato -- anche per il Dakota Access Pipeline.

Le cose pero' si complicano quando di mezzo ci sono gli indiani d'America, maltrattati da 500 anni.

Gli indiani hanno un attaccamento profondo alle loro terre, e in teoria le riserve in cui vivono sono oggi sotto la propria giurisdizione. Sulle riserve per molte cose hanno l'autonomia e possono decidere da se.  C'e' pero' una imporante considerazione: durante la conquista del west le tribu' indigene vennero spesso spostate dalle loro terre ancestrali verso altri siti, che oggi sono diventate le riserve indiane.

In molti casi queste riserve nulla hanno a che fare con i siti storici. Cimiteri, aree archeologiche e altre zone che gli indiani considerano sacre non sempre (e anzi quasi mai!) sono dentro i confini delle riserve. Semplicemente a suo tempo le riserve vennnero disegnate a tavolino altrove, senza preoccuparsi di metterci dentro l'area X perche' non ci pensarono o perche' era impossibile farlo.

L'Army Corps riconosce tutto cio' e quindi ogni volta che devono approvare un progetto nelle vicinanze di siti di indiani d'America sono sotto l'obbligo di fare tutto il possibile per identificare siti archeologici o storici di speciale importanza per le tribu indiane vicino a tali progetti, anche se fuori dalle riserve, e soprattuto che gli indiani debbano essere interpellati *prima* che le loro ex-terre diventino qualsiasi altra cosa.

E questo, in questo caso non e' successo.

I Sioux di Standing Rock Sioux non sono stati consultati -- o cosi dicono.

L'Army Corps e i signori del Dakota Access dicono invece di si ed e' in base a questa supposta consultazione che hanno hanno approvato il tutto con un "fast tracking".

Ma i Sioux sono stati consultati si o no?

E' proprio su questa domanda che ad Agosto 2016 si apre un contenzioso legale con i Sioux che chiedono che i lavori siano fermati anche sulla base della supposta non-consultazione ne con loro ne con nessun altro. Non ci sono neanche state approfondite valutazioni ambientali.

Le autorita' locali dicono invece che "molto probabilmente" i Sioux erano stati consultati e quindi si poteva continuare con questo oleodotto.

Le proteste si allargano, iniziano a parlarne l'intero paese. Arrivano i protestanti sui siti in massa.

La Dakota Access continua a costruire il suo oloedotto in zone di minor dissenso. 

Poi il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Army, il Dipartimento dell'Interno sotto l'amministrazione Obama mandano una ingiunzione per fermare tutti i lavori sulle terre che i Sioux considerano sacre in modo da capire come procedere, mentre ci sono i vari teatrini sulla consultazione si o no.

Viene chiesto a piu' parti da questo Army Corps of Engineers di rivedere la propria posizione e di fare una valutazione di impatto ambientale piu' approfondita, che consideri maggiormente l'opinione dei Sioux.

Intanto la protesta si allarga.

Quasi tutte le tribu' americane hanno dato il loro supporto ai Sioux di Standing Rock. Vari membri della Camera e del Senato hanno scritto ad Obama chiedendogli di intervenire direttamente per fermare l'oleodotto della nostra discordia.

Sono state settimane intense, con feriti, atti di vandalismo, tensione, giornalisti arrestati.

Ma gli indiani e chi li appoggiava non si sarebbero arresi.  Intanto i lavori in altre parti del tracciato sono andati avanti, ed e' per questo che in realta' l'oleodotto, a parte il pezzetto dei Sioux, e' quasi completo.

Ma lo stesso, questa decisione odierna, dell'Army Corps of Engineers segna una vittoria. Dopo tanti mesi di testardaggine, infatti, quelli dell'Army Corps oggi 4 Dicembre 2016 si sono dovuti arrendere all'evidenza, ad ammettere che non avevano fatto le cose per bene nell'approvare questo Dakota Access Pipeline cosi in fretta e senza interpellare i diretti interessati.

Dave Archambault II, il rappresentante dei Sioux di Standing Rock ha ringraziato tutti - Obama, il Dipartimento della Giustizia, il Dipartimento dell'Interno, e pure l'Army Corps per questo risultato. 

Dopo mesi e settimane di angoscia, oggi hanno esultato un po tutti al canto di “We will not fight tonight, we will dance!”

La gente era qui accampata da settimane e mesi, e ci si preparava a resistere per tutto l'inverno, accampati al freddo pur di non darla vinta ai petrolieri. 

Erano arrivate le celebrita' in persona o a dare il loro supporto - da Jane Fonda a Mark Ruffalo, da Leonardo di Caprio a Robert Kennedy, da Susan Sarandon a Ben Affleck, da a Shailene Woodley. Ci sono state azioni di protesta in vari campus americani, per le strade di Washington e di New York, e qualche giorno fa sono arrivati anche 2mila veterani di guerra a dare una mano.

Neve, freddo, minaccie. Non c'e' stato niente da fare, alla fine, abbiamo vinto ancora noi, gente normale, con la persistenza, e la resistenza ad oltranza.

Grazie. E' un bel giorno.

PS: Non ho mai parlato del referendum italico del 4 Dicembre perche' non voglio fare l'esperta di cose che non mi competono. Ma che questo annuncio dei Sioux arrivi lo stesso giorno della vittoria del No fara' di questa domenica, una bellissima domenica di tardo inverno e di speranza.