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Wednesday, January 29, 2014

L'Abruzzo, il petrolio ed il 2013



Mancano pochi giorni al pronunciamento del TAR del Lazio su Ombrina Mare.

Non sappiamo come finira'.

Onorevole Giovanni Legnini: onori e responsabilita' dell'esito del TAR saranno suoi.

A me lei ha promesso che Ombrina non si sarebbe mai realizzata e io non l'ho dimenticato.

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Il 2013, tutto sommato, e' stato un buon anno per la lotta contro l’Abruzzo petrolizzato,  specie se si pensa da dove siamo partiti tanti anni fa, con lo spettro angosciante del Centro Oli di Ortona, un mostro che sembrava impossibile da sconfiggere.
 
Da allora, molti passi in avanti sono stati fatti, nonostante la mediocre classe politica che in sei anni non e' mai riuscita a guidare l'elettorato – in tema petrolio almeno -- ma solo a rispondere alle pressioni poste dai cittadini, e spesso in extremis.
  
L'anno 2013 si era aperto in sordina, con il misterioso riversamento in mare di quello che la stessa ditta petrolifera Edison chiamava "idrocarburi", dalla piattaforma Rospo Mare al largo delle coste di Vasto. Furono fotografati gabbiani dal petto annerito  da una sostanza che pareva in tutto e per tutto petrolio.

Dopo qualche giorno, la Edison corregge il suo stesso annuncio e dichiara che si trattava solo di “erba e fango”, creando l'inquietante interrogativo:  come mai ci hanno messo quattro giorni a capire la differenza fra fango e petrolio? Una ditta il cui scopo e’ di estrarre petrolio, veramente non sa capire la differenza fra le due sostanze? Le inchieste della magistratura sono ancora aperte e probabilmente si dovra  attendere ancora per scrivere il finale di questa vicenda che ci ricorda, ancora una volta, la fragilita’ e la delicatezza delle operazioni petrolifere ed i rischi per il nostro mare.

Passata l’emergenza Rospo Mare, in Febbraio torna l'incubo Ombrina Mare, la proposta piattaforma dell’inglese Medoilgas con cinque  pozzi di petrolio a sei chilometri dalla costa dei trabocchi  con annessa nave desolforante FPSO,  con progetti di fracking ed acidificazione. Ombrina Mare era stata gia' bocciata nel 2010 grazie all'invio di osservazioni  da parte della popolazione e grazie al decreto Prestigiacomo che poneva  una fascia di protezione di nove chilometri da riva lungo tutto il perimetro costiero italiano.
 
Il decreto Sviluppo dell’allora ministro Passera del 2012 ha poi riaperto la partita, imponendo un limite di venti chilometri, e dunque piu' stringenti dei nove della Prestigiacomo, ma solo per progetti futuri. Per quelli gia in intinere, inclusa Omrbina, si torna al far west petrolifero. La bocciatura precedente decade e la Medoilgas annuncia che i lavori andranno avanti.

La risposta degli Abruzzesi e’ stata meravigliosa. Sono scese in piazza 40,000 persone a Pescara a protestare il giorno 13 Aprile, trascinando amministratori e politici e ponendo su di loro l’onere di agire nel concreto per scongiurare la distruzione della costa teatina come la conosciamo. Gianni Chiodi, il governatore della regione, non era presente.

Probabilmente sopreso da cosi tanto attivismo, Sergio Morandi, l’amministratore delegato della Medoilgas,  intraprende una vera battaglia mediatica: scrive alla stampa nazionale sfoggiando dati e fatti secondo me distorti, compare su varie televisioni abruzzesi, se la prende con la chiesa cattolica che interviene a difesa del mare, ed apre persino un info-point ad Ortona per propagandare la bonta’ dell’operazione Ombrina Mare. Non credo che gli crederanno in molti.

Purtroppo nonostante questa grande partecipazione di massa, la concezione del bene comune in Italia non impone a chi governa di trovare soluzioni vere, durevoli, e sopratutto preventive per il futuro e per altri casi simili nel resto dello stivale.

E cosi’ invece che fare la cosa giusta  - e cioe’ includere nella fascia di protezione dei venti chilometri da riva progetti futuri ed in itinere – la politica decide di trovare escamotage ad arte. Si impone alla Medoilgas di avviare una Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) come dettato dalla comunita’ europea. Questo processo e’ lungo e oneroso per le ditte proponenti. Si parla di vari anni per completarla. L’idea di base e’ di tirarla per le lunghe: si pensa che sara’ cosi’  complicato e portera’ via cosi tanto tempo alla Medoilgas che, chissa’. magari rinuncera’ da sola o peggio ancora che la patata bollente venga passata a qualcun altro.

Tipicamente italiano, no?

La Medoilgas, appoggiata anche da Confindustria, presenta allora ricorso al TAR, chiedendo che la richiesta di AIA venga anullata. Vari comuni, incluso quellio di Vasto decidono di partecipare al giudizio, opponendosi alla Medoilgas. Il TAR probabilmente si pronuncera’ nei primi mesi del 2014.

Non sappiamo come andra’ a finire: sono battaglie lunghe e spesso giocate dietro le quinte. Tutto quello che possiamo fare e’ di continuare a mettere pressione a tutti i politici, di ogni colore, affinche’ lavorino per il bene comune. Gianni Chiodi, Fabrizio Di Stefano, Giovani Legnini devono sentire la pressione di noi tutti, e rendersi conto che non accetteremo niente di diverso se non una bocciatura completa di Ombrina e che ne va delle loro carrier politiche.

La battaglia che invece e’ finita, per ora almeno, e’ quella della raffineria di Bomba e dei cinque pozzi di gas nella concessione Monte Pallano.  Ci sono voluti quattro anni, innumerevoli dibattiti e continui smascheramenti della propaganda parte dell’americana Forest Oil di Denver che voleva convincere l’Abruzzo che trivellare in riva ad un lago in zona idrogeologicamente instabile era cosa e buona e giusta, ma alla fine tutto l’impegno profuso, specie dal Comitato di Gestione Partecipata del Territorio, guidato da Massimo Colonna e’ stato premiato. Il no finale della commissione VIA e’ stato pronunciato in Novembre, per la gioia di tutti gli abruzzesi.

A dicembre arrivano arrivano altre vittorie, entrambe a scapito della Medoilgas di Sergio Morandi:  la bocciatura finale per la proposta di trivellare il pozzo Santa Liberata a Scerni nei pressi di Vasto e la rinuncia volontaria della Medoilgas all’intera concessione Civitaquana, nel basso chietino.

Ma i guai della Medoligas non sono concentrati solo nell’Abruzzo meridionale. Forti mobilitazioni si sono infatti registrate anche nel teramano, dove la commissione VIA ha approvato i pozzi di gas nella concessione Colle dei Nidi, proposti dalla Medoilgas stessa. Gianni Chiodi, per giustificare questa decisione in un messaggio inviato alla popolazione ha ricordato che i pozzi di gas e quelli di petrolio sono diversi fra loro,
mostrando di non avere veramente a cuore il problema del petrolio in Abruzzo. Le tecniche usare per estrarre gas e petrolio, l’inquinamento associato, i rischi di sismicita’ indotta, subsidenza e scoppi sono infatti del tutto simili. Cercare quindi di creare distinguo inesistenti e’ segno di ignoranza o di malafede, entrambe inaccettabili per un governatore di regione.

Il resoconto totale per il 2013 dunque, e’ di almeno tre progetti bocciati o abbandonati (Scerni, Bomba e Civitaquana), e due in stadio avanzato (Ombrina e Colle dei Nidi). Altre concessioni ancora sono in standby oppure all’inzio dell’iter autorizzativo–  Villa Mazzarosa e Villa Carbone nell’entroterra teramano, Turchese nei mari di San Vito, Elsa in quelli del Vastese.

Il filo conduttore che lega tutte queste vicende e’ la partecipazione popolare. Ogni volta che in Abruzzo o in Italia, si creano dei movimenti di attivisti, diventa sempre piu’ difficile per I petrolieri spuntarla. Non e’ un caso che la politica abbia sempre giocato un ruolo marginale: le vittorie sono di noi tutti che ogni giorno informiamo, protestiamo, esigiamo che i nostri territori vengano rispettato. I politici mettono la firma, a magari fanno annunci portentuosi, ma la volonta’ ed il motore di tutto siamo noi che gli stiamo dietro. senza lasciargli un centimetro

Per l’Abruzzo del 2014, l’augurio e’ che si possa finalmente arrivare alla perimetrazione definitive del parco nazionale della costa teatina, che oltre ad essere uno strumento in piu’ per la difesa delle nostre coste dal petorlio, sara’ anche un valore aggiunto, in positivo e di crescita costruttiva, in termimi di qualuta’ di vita, economici e di imagine, per la nostra regione.

Per gli Abruzzesi del 2014 invece l’augurio e’ che tutti si impegnino per quel che possono, con il tempo e le competenze che si hanno per la difesa dell’ambeinte. Abbiamo tanti problemi che cercano una voce di denucnuza e di cambiamento:   nostri fiumi tutti inquinati, le reserve e i parchi che necessitano di piu’ fondi e di piu’ attenzione, il proliferare inutile di cave e discariche, il ripristino di zone Verdi nelle nostre citta’.

Lavorare per una causa giusta, senza necessariamente avere dei ritorni personali e’ stancante e difficile, ma alla fine della giornata, da ricchezza e un senso special ai nostri giorni.





Sunday, November 17, 2013

Paul McCartney scrive a Putin per il rilascio degli attivisti di Greenpeace










Dear Vladimir,

I hope this letter finds you well. It is now more than ten years since I played in Red Square, but I still often think about Russia and the Russian people.

I am writing to you about the 28 Greenpeace activists and two journalists being held in Murmansk. I hope you will not object to me bringing up their case.

I hear from my Russian friends that the protesters are being portrayed in some quarters as being anti-Russian, that they were doing the bidding of western governments, and that they threatened the safety of the people working on that Arctic oil platform.

I am writing to assure you that the Greenpeace I know is most certainly not an anti-Russian organisation. In my experience they tend to annoy every government! And they never take money from any government or corporation anywhere in the world.

And above all else they are peaceful. In my experience, non-violence is an essential part of who they are.

I see you yourself have said that they are not pirates - well, that's something everybody can agree on. Just as importantly, they don't think they are above the law. They say they are willing to answer for what they actually did, so could there be a way out of this, one that benefits everybody?

Vladimir, millions of people in dozens of countries would be hugely grateful if you were to intervene to bring about an end to this affair. I understand of course that the Russian courts and the Russian Presidency are separate. Nevertheless I wonder if you may be able to use whatever influence you have to reunite the detainees with their families?

Forty-five years ago I wrote a song about Russia for the White Album, back when it wasn't fashionable for English people to say nice things about your country. That song had one of my favourite Beatles lines in it: "Been away so long I hardly knew the place, gee it's good to be back home."

Could you make that come true for the Greenpeace prisoners?

I hope, when our schedules allow, we can meet up again soon in Moscow.

Sincerely yours,

Paul McCartney


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Qualche giorno fa, il 14 Novembre 2013, Sir Paul McCartney ha scritto una lettera personale sul suo blog indirizzata al presidente Vladimir Putin. Nella lettera si chiede il rilascio degli Arctic 30 e cioe' i 28 attivisti di Greenpeace International e di due giornalisti freelance che sono stati arrestati un paio di mesi fa per protestare in modo del tutto pacifico contro le trivelle in Artico. 

Gli Artic 30 si trovano in un carcere di San Pietroburgo e sono o sono stati accusati di "pirateria" e di "hooliganism" dopo le loro dimostrazioni su una piattforma della Gazprom di Russia nel Pechora Sea.

Il reato di "pirateria" in Russia e' condannato con una pena di 15 anni.

Dal canto suo, la Gazprom ha in progetto di iniziare la produzione di petrolio nel primo quadrimestre del 2014 in un'area dell'Artico di Russia che contiene tre riserve naturali.

Ecco qui la lista dei nomi degli Artic 30. C'e' anche un italiano:


Crew Peter Henry Willcox
Nationality: American
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Miguel Hernan Perez Orzi
Nationality: Argentinian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Camila Speziale
Nationality: Argentinian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Colin Russell
Nationality: Australian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Ana Paula Alminhana Maciel
Nationality: Brazilian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Philip Ball
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Freelance videographer Kieron Bryan
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Alexandra Harris
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Frank Hewetson
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Anthony Perrett
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Iain Rogers
Nationality: British
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Alexandre Paul
Nationality: Canadian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Paul D Ruzycki
Nationality: Canadian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Faiza Oulahsen
Nationality: Dutch
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Mannes Ubels
Nationality: Dutch
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Anne Mie Roer Jensen
Nationality: Danish
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Sini Saarela
Nationality: Finnish
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Francesco Pisanu
Nationality: French
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Cristian D'Alessandro
Nationality: Italian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Jonathan Beauchamp
Nationality: New Zealand
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew David John Haussmann
Nationality: New Zealand
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Tomasz Dziemianczuk
Nationality: Polish
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Roman Dolgov
Nationality: Russian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Freelance photographer Denis Sinyakov
Nationality: Russian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Andrey Allakhverdov
Nationality: Russian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew (Name withheld on request)
Nationality: Russian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Dima Litvinov
Nationality: Swedish / American (dual citizenship)
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Activist Marco Weber
Nationality: Swiss
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Gizem Akhan
Nationality: Turkish
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Crew Ruslan Yakushev
Nationality: Ukrainian
Status: Charged with piracy under Article 227 of the Russian Criminal Code

Per il loro rilascio si sono mobilitate diverse persone ed associazioni, fra cui il Premio Nobel per la Pace  Adolfo PĂ©rez Esquivel, Amnesty International, Human Rights Watch e anche l'attore Ewan McGregor. Finora Greenpeace ha raccolto circa 640,000 firme in favore degli Artic 30.

Di qualcuna di queste persone so qualcosa perche' ne ho letto sulla stampa. Ad esempio, Dima Litvinov vive in California e tutta la sua famiglia, da tre generazioni, e' stata arrestata per proteste civili, in Russia prima e dopo la guerra. Suo padre e' stato in Siberia per avere protestato l'invasione russa della Cecoslovacchia. 

La storia di Christian, italiano, invece e' qui, da Repubblica.

Io non so cosa spinga queste persone a lasciare tutto e ad andare in Russia a protestare contro le trivelle della Gazprom. So solo che a loro va tutto il mio rispetto e la mia gratitudine, perche' ci vuole molto coraggio, perche' e' grazie a loro che adesso il tutto il mondo si parla delle trivelle in Artico, perche' e' bello che ci siano degli idealisti.

Se non loro, chi ci sarebbe andato a protestare in Artico?

Ovviamente la domanda e' sempre la stessa, dove sono le persone famore importanti d'Italia a chiedere il rilascio degli Artic 30?

Berlusconi - per dirne una a caso -  non era forse un grande amico di Putin?
Perche' non lo chiama?

E Jovanotti, per dirne un altro a caso, perche' non fa opera di pubblicita' a favore degli Artic 30, oppure e' troppo impegnato a contare i soldi dell'ENI?

Nonostante le sue manie di grandezza, dubito fortemente che Rocco Papaleo sia conosciuto in Russia, ma chissa' che non abbiano visto anche loro il Festival Di San Remo!!!

La mia domanda pero' e' sempre piu' grande del singolo episodio.

Dove sono tutti gli artisti d'Italia - a parte i casi eroici del Commissario Montalbano per esempio - a levare la propria voce contro gli scempi al territorio, che sia in Russia, che sia a Napoli, che siano trivelle, che siano veleni?


Dove sono i Paul Mc Cartney, i Robert Redford e le Darryl Hannah d'Italia?






Monday, August 19, 2013

La bellissima protesta ad oltranza di Balcombe

 







Balcombe, Sussex, UK.

Doveva essere solo una piccola protesta in un piccolo villaggio del Sussex, UK. 

Invece e' diventato il centro del mondo attivo contro il fracking e l'arroganza del potere, con gente che e' arrivata anche da lontano per mostrare solidarieta'.

Centinaia di persone, arresti, personalita' politiche, canti, marce pacifiche, determinazione e informazione.

E fanno bene a protestare. I leader dell'UK sono anche loro accecati dai $$$
e non si rendono veramente conto.

Ecco cosa dice il primo ministro David Cameron

"Even if we only see a fraction of the impact shale gas has had in America, we can expect to see lower energy prices in this country.  The huge benefits of shale gas outweigh any very minor changes to the landscape."

E poi aggiunge che i petrolieri pagheranno centomila sterline a tutte le comunita' impattate dal fracking e che tutto questo serve per l'indipendenza energetica del Regno Unito.

Si magari con il fracking smettera' anche di piovere nel Regno Unito!

Ma la gente e' piu' intelligente di tutte queste balle e di promesse che non sono mai state mantenute in nessuna parte del mondo.

Evviva Balcombe.




Sunday, February 17, 2013

In 50,000 alla casa bianca per il clima, contro le fonti fossili

















E cosi, dopo mesi di preparativi,  dopo il preludio degli scorsi giorni con la manifestazione di 48 personaggi di spicco tutti arrestati davanti la Casa Bianca, oggi 17 Febbraio 2013 sono arrivati a Washington in circa 50,000 a chiedere ad Obama di fare di piu' per il clima, per l'ambiente, per il pianeta e di dire no all'oleodotto KeyStone pipeline XL. Non e' la prima volta, ma e' la prima volta che siamo cosi in tanti.

E non sono 50,000 ambientalisti, ma 50,000 cittadini che vogliono solo un domani migliore.

Dell'oleodotto ne abbiamo parlato diverse volte - con le proteste di Darryl Hannah, la sirenetta a Manhattan, Josh Fox di Gasland, attivisti, cittadini e anche rappresentanti del clero fra cui alcuni frati francescani.

L'organizzatore e' sempre lui, il mitico e mite Bill Mc Kibben del Vermont che dice

Today was one of the best days of my life, because I saw the movement come together finally, big and diverse and gorgeous.

Oggi e' stato uno dei piu' bei giorni della mia vita, perche' ho finalmente visto il movimento unirsi, grande e variegato e bellissimo.

Il 2012 e' stato l'anno piu' caldo mai registrato negli USA da quando hanno iniziato a registrare le temperature. Gli altri otto a seguire sono tutti dal 1998 a seguire. Cioe' i 9 anni piu' caldi mai registrati negli USA sono stati tutti negli scorsi 14 anni.

E' evidente che e' ora di darsi da fare, e se neanche l'uragano Sandy non ci svegliera' non ci svegliera' niente.

Anche io in qualche modo ero presente, hanno organizzato una manifestazione satellite a downtown Los Angeles ed e' stato bello ed energetico esserci e sentire che siamo in tanti a volere la stessa cosa.

Alla fine vinciamo.




Tuesday, September 4, 2012

Brian O Cathain: l'uomo che vuole trivellare le Tremiti


Brian O Cathain, capo della Petroceltic

E cosi' la storia delle trivelle alle Tremiti e delle proteste di questi giorni e' arrivata anche sulla stampa irlandese.

The Irish Times infatti riporta che ci sono "diffuse proteste" fra autorita' locali ed ambientalisti e che ben 18 sindaci del Gargano si sono incontrati per redimere un rapporto contro le trivelle esplorative nel mare adriatico.

Interessante e' che il giornale parli dell'airgiun definendoli "soundings": come se fossero suoni delicati, come le onde del mare, o il canto delle sirene. In realta' quelli sono spari violenti.

La Petroceltic non ha niente da dire, ma un mese fa, questo e' quello che disse l'amico Brian in merito al decreto trivelle di Passera:

We are very pleased that the Decree has been approved and believe that the new law removes the existing uncertainty concerning exploration, development and production activities in Italian waters. We will now commence discussions with the relevant National and Regional institutions concerning the Elsa project, which we are committed to progressing to the benefit of all stakeholders in a safe and environmentally-responsible manner”

Siamo molto compiaciuti che il decreto sia stato approvato e riteniamo che la nuova legge elimini le incertezze sull'esplorazione, lo sviluppo e le attivita' di produzione nei mari d'Italia. Adesso possiamo inziare le discussioni rilevanti con le istituzioni nazionali e regionai sul progetto Elsa, che siamo intenzionati a portare avanti per il beneficio di tutti i portatori di interesse in un modo sicuro e responsabile dal punto di vista ambientale.

Mentre lo diceva gli si allungava il naso.

Beh, a Roma si sa che Passera e Clini sono arroganti con il popolo e pappamolli con i prepotenti, ma per quanto riguarda le autorita' locali .. beh, mi sa che in Puglia caschi male caro Brian O'Cathain.
Mi sa proprio che lei non ha capito con chi ha a che fare.

Dicono pure che sono "pienamente coperti" dal pnto di vista economico fino alla fine del 2013.

Pensate voi in che mani siamo, una ditta che ha soldi fino alla fine del 2013 e dopo non si sa! 

Pero' sono ottimisti di poter trivellare entro il 2013 e rimpinguare le casse, visto che il governo e' molto bene intenzionato con loro.

Dicono che l'ENI stimava che ci fossero dai 30 ai 180 milioni di petrolio al largo della Puglia, ma che le loro stime parlano di 200 milioni di barili.

Ne consumiamo 1.5 milioni al giorno, per cui se anche le "stime" della Petroceltic fossero vere, e tutto fosse roseo, distruggiamo Tremiti e Salento per 130 giorni di petrolio.

Fanno 4 mesi e mezzo di fabbisogno nazionale - se fosse venduto in Italia - splamato in 20, 30 anni, regalato ad una ditta irlandese che non si sa bene se ha i soldi o no, e contemporaneamente distruggiamo il turismo delle Tremiti.

Menomale che la Puglia protesta tutta unita, a prescindere dai pariti e dalle poltrone.

Sindaci di Ortona, San Vito Chietino, Torino di Sangro, Vasto, Gianni Chiodi prendete esempio.

Grazie alla mia amica Annette Gurdo che mi ha mandato il link.

Monday, July 30, 2012

Protesta al Campidoglio USA

Ecco foto e video come scattate e registrate da N-ree K. 
Washington DC, 28 Giugno 2012

Di tutti i colori, di tutte le razze, di tutte le eta'. 
E' questo che rende questo paese speciale.


Un po di commentari sono qui .

























Saturday, July 28, 2012

Stop the frack attack - 28 July 2012 - Wash DC




Oggi giornata di protesta nazionale a Washington DC. Tutta la manifestazione si puo' seguire sul seguente link:

http://www.ustream.tv/channel/yahktoe#utm_campaign=t.co&utm_source=9912312&utm_medium=social

Questo e' stato registrato ieri, c'e' Josh Fox che parla sulla protesta




Video streaming by Ustream


Ci saranno migliaia di persone davanti al Congresso contro il fracking e per chiedere che la nostra acqua e i nostri terreni siano protetti che il fracking non sia piu' esente dalle leggi sulla qualita' dell'acqua, esenzione voluta da Dick Cheney.

Il succo del mesaggio e' qui:

I am calling to ask for your support for the Fracturing Responsibility and Awareness of Chemicals Act, also known as the FRAC Act. The House bill is H.R. 1084, sponsored by Representatives DeGette, Hinchey and Polis.  The Senate bill is S. 587, sponsored by Senator Casey. Passing this law would repeal the oil and gas industry’s exemption from the Safe Drinking Water Act. This would allow the EPA to regulate fracking’s impacts on our drinking water supply and force the oil and gas industry to publicly disclose the types, amounts, and combinations of chemicals they use in fracking. Will you cosponsor the FRAC Act and support national drinking water protections?”

A parlare ci saranno:

Bill McKibben, 350.org

Allison Chin,  Sierra Club

Josh Fox, Gasland

Calvin Tillman, ex sindaco di Dish, Texas

Laura Amos, attivista del Colorado

John Fenton, attivista del Wyoming

Kari Matsko, attivista dell'Ohio

Dayne Pratzky, attivista dall'Australia

Lori New Breast, attivista del Montana

Mike Tidewell, attivista del Chesapeake Climate Action Network

Jameson Lisak e Kelly Humprhreys delle comunita' giovanili della Pennsylvania

Dr. Catherine Thomasson, Medici per la responsabilita' sociale

Doug Shileds, amministratore di Pittsburg, citta' che ha vietato il fracking sul suo suolo cittadino

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A rush to drill is sweeping the United States.  Across the country, the oil and gas industry is surging into new areas as quickly and cheaply as possible. 
And they have been using techniques like hydraulic fracturing (“fracking”) long before we fully understand the extent of the negative impacts on the health of the local people, communities, water, air, climate, and other critical resources.
Landowners and communities are struggling to cope: Existing laws are outdated and loophole-riddled, and enforcement is universally inadequate and underfunded. We battle a persistent myth that gas is a “clean” energy – which is not only false, but keeps us from moving towards truly clean energy and ending our reliance on fossil fuels.
The result: as industry rakes in record profits from fracking-enabled drilling, it passes on drilling’s heaviest costs to landowners, local communities and future generations. That’s because elected leaders (sometimes influenced by dirty energy money) too often refuse to hold the industry accountable for the damage they cause, or require them to prevent it.
The rush to drill, and the tragic consequences that follow, has made fracking a household word.  In the process it has made “fracktivists” out of thousands of ordinary citizens — including some who regard “environmentalist” as a dirty word.  Some are working to prevent fracking in their communities.  Those already affected are fighting to protect their air, water, and health.
We all want to STOP THE FRACK ATTACK – the out-of-control rush to drill that is putting oil and gas industry profits over our health, our families, our property, our communities, and our futures. 
Now is the time for us all to unite and demand that decisionmakers inside the Beltway hear our voice and take action to change the way the oil and gas industry operates in this country.
On July 28th, 2012, we invite community members and organizations everywhere to join us in Washington, D.C. for a rally at the Capitol to demand no more drilling that harms public health, water, and air. Instead of pushing for the increased use of oil and gas, elected officials and public agencies must insist that the industry stop all drilling that is dirty and dangerous, and put communities and the environment first, starting by removing special exemptions and subsidies for the oil and gas industry.
Join community leaders, celebrities and policymakers and add your voice to the call for a clean, fossil fuel free energy future.
Won’t you join us?


Tuesday, July 10, 2012

Giorgio Mazzenga: sparisca dalla circolazione!



Foto del WWF Marsica - bellissima Assunta con il cartello del cervello: usatelo!









Per la seconda volta la Commissione VIA d'Abruzzo, presieduta da Antonio Sorgi ha detto no al progetto di morte della Forest Oil Corporation di Denver.

I nostri amici volevano costruire un campo da 5 pozzi di idrocarburi e un desolforatore per trattare gas saturo - saturissimo! - di idrogeno solforato.

Il tutto ai piedi del lago di Bomba, in zona simica, fragile a rischio di subsidenza, frane e cedimenti della diga. Il tutto certificato dagli stessi proponenti che volevano svignarsela con fantasmagorici monitoraggi e centraline.

Della serie: la terra sprofonda e io guardo e misuro i centimetri.

Per la precisione dei fatti, la Commissione VIA oggi 10 luglio ha respinto la richeista avanzata dalla Forest Oil di riesaminare il precedente giudizio, gia' espresso in negativo.

E quindi,il no precedente resta.

Un buco nell'acqua per la Forest Oil!

Speriamo che questo nuova seconda conferma segnali a Giorgio Mazzenga e compari che veramente la sua opera non ce la vogliamo qui e che e' ora che lui ammetta l'amara sconfitta e se ne torni da dove e' venuto.

La Chiesa Cattolica, la Confcommercio, la Provincia di Chieti, gli accademici, il WWF, 19 comuni fra cui la stessa Bomba, le associazioni locali, dal Comitato di Gestione Partecipata del Territorio di Bomba fino a Nuovo Senso Civico di Lanciano, 250 osservazioni mandate, due pareri regionali negativi.

Caro Giorgio: e' ora che te ne vai.

E non ci fai paura mica con la storia dei ricorsi al TAR, i conti sparati in aria sulla tua popolarita' fra i disperati d'Abruzzo o le richieste danni di 142 milioni di euro.

Ma chi credi di essere?  Venire qui a fare il prepotente. Quando uno fa un investimento - o nel tuo caso una proposta speculativa - a volte si vince, a volte si perde.

Tu hai preso.

Ti abbiamo detto di no, ora togli il disturbo e scompari, e per sempre.

Tutto questo deve ancora una volta farci capire quanto importante sia la protesta continua, il vigilare, il voler sconfiggere il mostro, giorno dopo giorno.

Sarebbe stato possibile che Antonio Sorgi dicesse no, per due volte di seguito, senza la pressione popolare, senza il persistere di proteste, osservazioni, interventi da parte di vari spaccati della vita civile?

No.

Costa fatica andare a L'Aquila ogni volta, organizzare autobus, persone, scrivere e leggersi i testi, convincere la gente a scrivere. Ma sono questi i passi necessari alla vittoria. L'impegno quotidiano.

E' la stessa storia del Centro Oli. Quando la protesta diventa diffusa, quando le questioni sono sulla bocca di tutti, quando chi decide si trova a dover fare la parte dell'orco se dice di si, e' allora che vinciamo.

E quindi, questa deve essere la strategia per tutto.

Su ogni progetto: interessarsi, rompere le scatole, leggersi le carte, svergognarli pubblicamente.

Il potere e' nostro - nei nostri numeri, nella nostra voce, nelle nostre schede elettorali. E allora usiamolo come si deve.

Ci aspettano altre battaglie e saranno una piu' impegnativa dell'altra - Ombrina, San Martino sulla Marrucina.

Per adesso grazie ai veri eroi di questa battaglia, Massimo Colonna e l'instancabile, mitica, Fabrizia Arduini.

Grazie anche a Walter Caporale e Maurizio Acerbo, del consiglio regionale d'Abruzzo per avere rotto le scatole nel corso degli anni, a Franco Moroni della provincia di Chieti e a chiunque abbia preso a cuore la questione.

Nonostante la mollezza di Gianni Chiodi, noi non molliamo.