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Sunday, June 2, 2013

Dalla Sicilia

Mi arriva questo dal mio amico Mike il Cavaliere sulla questione trivelle in Sicilia

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Il turismo in Sicilia è uno dei settori trainanti per l’isola, considerato che da' OCCUPAZIONE VERA. Sicuramente questo fatto i CERVELLONI DI STATO lo sanno ma fanno di tutto per dimenticarlo.

Con l’approvazione del Documento SEN (Strategia Energetica Nazionale), lo stato italiano, senza rispetto alcuno per la peculiarità di ciascun territorio, dà priorità alla coltivazione delle fonti fossili.

Chiaramente la Sicilia fa la parte del leone con tutte le istanze di ricerca e coltivazione petrolifera che le società petrolifere, più o meno conosciute, hanno presentato.

Fare la parte del leone si fa per dire considerato le miserabili royalties che le società danno per via delle varie franchige che il Belpaese concede alle stesse.

L’obiettivo? Perforare sempre e in qualunque posto: Pantelleria, Isole Egadi, scarpata ibleo maltese
prima fra tutte.

I rischi? Nessuno secondo loro, altissimi secondo tantissime persone che al momento non hanno alcuna voce in capitolo. Si perché se non succede un disastro (prima o poi è scontato che avverrà) il nostro Belpaese si guarderà bene dall’applicare una normativa in tema di scurezza ambientale non dico ottimale ma quantomeno decente.

A partire dal 2009 si è visto un proliferarsi di istanze per effettuare prospezioni geofisiche e per realizzare piattaforme. Le varie Bande del Buco (Eni, Edison, Transunion etc..) hanno presentato progetti sempre più fantasiosi.

Ad esempio nel Canale di Sicilia abbiamo la Edison che insieme all' Eni cerca di realizzare Vega B, una sorta di piattaforma Zombie visto che gia' trent’anni fa dovevano realizzarla.

Presi di invidia quelli della Northern Petroleum cercano di rispondere alla Edison: voi costruire pure la vostra piattaforma Zombie intanto noi della Northern in futuro realizzeremo la nostra piattaforma Mitologica andando alla ricerca di Efesto.

Sembrerebbe impossibile ma è proprio vero visto che i permessi di ricerca della Northern (d 29 GR-NP e d30 GR-NP) rientrano completamente all’interno del grosso apparato vulcanico denominato Empedocle da poco scoperto (2005), di cui l’isola Ferdinandea (isola creatasi a seguito di un eruzione nel 1831: si innalzò dall'acqua formando l'isola, la quale crebbe fino ad una superficie di circa 4 km² e 65 m di altezza) costituisce soltanto una sua bocca.

Purtroppo quelli della Transunion, col permesso di ricerca denominato d 361 CR – TU, sembra siano rimasti a bocca asciutta, nessun progetto fantasioso. Certamente questo permesso si ritrova in prossimità di molte aree SIC e di notevole interesse pubblico (Biviere di Gela, Foce e Fondali fiume Irminio, Punta Cammarana, C.da Branco Piccolo) ma questa non è una novità.

Si….. è anche vero che questo permesso si trova anche a pochi chilometri dalla costa, ma anche questo non è una novità (quanti permessi e concessioni in Italia sono nelle stesse condizioni ?).


 A guardar bene… però, la futura piattaforma che intendono realizzare (al momento sono solo nella fase delle prospezioni geofisiche) si trova esattamente di fronte a Punta Secca.



Adesso ho capito. Dopo la piattaforma Zombie della Edison e quella Mitologica della Northern, la Transunion vorrrebbe realizzare la Piattaforma Narrativa.

Perché ? il motivo è semplice: Punta Secca non è altro che la località dove si trova la Spiaggia di Montalbano.



Che dire …. magari Camilleri potrebbe scrivere un romanzo dove il nostro Commissario si fa un bagno nelle nere acque di Vigata.

Thursday, February 2, 2012

Affondiamo la Northern Petroleum - Sciacca


Sulla scia della "vittoria" contro l'Audax, ho pensato che forse potevamo rifare la stessa cosa per queste due nuove concessioni al largo della costa di Sicilia.

Non felice delle trivelle in Puglia infatti, la Northern Petroleum vuole piazzarne altre lungo il litorale di Agrigento.

Ecco qui i link per le osservazioni brevi e ancora piu brevi contro la Northern Petroleum in terra di Sicilia. Purtroppo non ho tempo, e ancora di meno per fare un lavoro certosino come le altre volte, per cui...

Le istruzioni per inviare i testi sono semplici:

1. Aggiungere dettagli personali e/o della propria esperienza di vita al mio testo base - albergatori? turisti? pescatori? amanti del mare? - in modo da non mandare al ministero testi tutti uguali. Quello che ho scritto e' solo un testo base, che si puo' mandare tal quale ma al quale e' meglio aggiungere considerazioni individuali.

2. Mettere nome, data, indirizzo. Lettere anonime non vanno bene.

3. Inviare con raccomandata a ricevuta di ritorno al

Ministero dell'Ambiente
Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Divisione III
Attenzione: Concessione d364 CR-AX Audax Energy
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 - Roma

4. Se si ha la posta elettronica certificata si puo' mandare il tutto a

DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it

come dice il Ministero dell'Ambiente dal suo sito. Chi non ha la PEC puo' richiederla da questo sito e poi dovra' andare in posta. La raccomandata a ricevuta di ritorno costa 5 euro, con la PEC e' gratis.

5. Mandare se possibile una copia anche a me, (dorsogna CHIOCCIOLA csun.edu) che mettiamo tutto nel raccoglitore comune. Questo serve solo per la cronistoria, e per referenze future. Ad esempio, qui dove abbiamo messo tutti i testi mandati contro Ombrina Mare qualche tempo fa. Se volete che mandi io al ministero tramite posta email certificata lo faccio io, anche se sarebbe meglio che ciascuno lo mandasse indipendentemente.

6. Incoraggiare enti, comuni, associazioni a farlo a loro nome. E' importantissimo.

Ormai sono diversi mesi che mandiamo osservazioni su vari testi di petrolieri, e la metodologia e' abbastanza collaudata. Questo si vede anche dalle pagine ministeriali dove finalmente compaiono indicazioni funzionali su come fare, e a chi scrivere che prima non c'erano.

Per chi volesse leggersi la VIA al completo e preparare i suoi testi di sana pianta, sono qui linkati e scaricabili.

Basta solo che ora facciamo sentire la nostra voce forte, compatta e numerosa.

Il Ministero e' obbligato a tenere conto di queste osservazioni, secondo vari trattati internazionali. Le osservazioni di possono usare poi per eventuali ricorsi al TAR come testimonianza ufficiale del nostro no. Facciamo sentire la nostra voce: e' un diritto sancito dalla comunta' europea tramite il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia.

Come sempre, siccome il problema riguarda tutta l'Italia e' bello che siamo solidali gli uni con gli altri. Spero che i Siciliani vogliano fare lo stesso per gli altri...

Tuesday, January 24, 2012

Altre ispezioni sismiche: Sicilia, Marche











In questi giorni si e' parlato molto della manifestazioni a Monopoli: e' stato bello leggere di 10,000 persone scese in piazza a protestare le trivelle nei mari italiani. E' stato anche bello leggere della vittoria in Sicilia per lo stop alle trivelle Audax nei mari del Canale di Sicilia, a nord di Pantelleria - la famosa d364 su cui facemmo osservazioni anche da questo blog.

La stampa ha ripetuto che era la prima volta che il Ministero fermava le trivelle a causa di pericoli ambientali, ma in realta' e' stato cosi' gia' prima della Audax, con Ombrina Mare, a Rocca San Giovanni, che gli uffici VIA della Prestigiacomo bocciarono per gli stessi timori ambientali con grande sollievo per la gente d'Abruzzo.

Innanzitutto un enorme grazie a tutti quelli che hanno scritto testi pur non essendo Siciliani, e' bello che ciascuno sia solidale con l'altro, visto che ci siamo dentri tutti assieme a questa storia.

Pericolo scampato allora? Mica tanto!

Infatti mentre qui si discute su liberalizzazioni o meno, e' la famosa Northern Petroleum a portarsi avanti questa volta con due concessioni: la d29 GR NP e la d30 GR NP, nelle acque del canale di Sicilia. Sono apparsi avvisi sul Quotidiano di Sicilia e sulla Repubblica degli inizi di Dicembre per richieste per "la prima fase" del programma di lavoro in aree di 150 e 330 chilometri quadrati, rispettivamente, a circa 19 chilometri dalla riva nei pressi di Porto Empedocle, Sciacca e Agrigento.

Sono a 10 miglia, e dicono con un po' di bravado che la loro area cade fuori da aree marine protette, a riprova del fatto che questa legge Prestigiacomo e' del tutto insufficente - altro che eliminarla!

Dicono che vogliono fare "solo" ispezioni sismiche, che il tutto durera' per una settimana, che vogliono acquisire nel complesso 350 km di linee sismiche e che tutto avra' conseguenze trascurabili sull'ambiente.

Si, e se non che questo e' solo l'inizio dell'iter trivellante che porta dritti dritti al buco!

Purtroppo sono via e non ho tempo materiale per fare niente di piu' che dirlo a tutti e conservare i file per chi volesse fare le osservazioni. Scade il 5 Febbraio. E' tutto nei link di cui sopra.

Il ministero tira tutto via il giorno in cui scade il limite per le osservazioni, per cui ho scaricato tutti i testi.

E' un lavoro ingrato fare osservazioni, e lo e' ancora di piu' supplicare la gente a mandarle - lo so - ma e' l'unico strumento legale che ha la gente normale per fare sentire la sua voce, oltre ovviamente la pressione sui politici e il martellamento continuo.

Stessa storia per la regione Marche: rilievi sismici per 500km davanti alla costa di Porto Sant'Elpidio, con effetti "trascurabili" anche se stanno a 27 km da una riserva naturale detta di Litorale di Porto D'Ascoli. Anche qui, sono appena al di fuori del limite delle 12 miglia, e quindi tuttapposto. La Apennine Energy e' una ditta semiscononosciuta dal capitale sociale microscopico che gia voleva trivellare nel mare Ionio di Basilciata.

Infine, l'ENI con la concessione "Bonaccia", che gia; esiste e che ora vogliono ampliare. La concessione ha gia' circa otto perforazioni attive di gas, e il tutto e' collegato alla raffineria di Falconara. Della serie: il buco ha sempre bisogno di infrastruttura a terra!

Sunday, August 7, 2011

La Northern Petroleum nei mari di Puglia



I campi di petrolio Giove e Roveste in verde - 1 mese di petrolio

***
Come sempre, gli investitori sanno tutto, mentre ai cittadini le notizie arrivano per ultimi. La Northern Petroleum annuncia in data 28 Luglio 2011 di avere ottenuto dal Ministero per l'Ambiente l'autorizzazione a procedere in altre due concessioni nel salento/barese: Giove e Rovesti, la d.39 FR-NP e la d40 FR-NP.
Inizio ispezioni sismiche: Ottobre 2011.
Inzio trivellazioni, se tutto va bene: 2012.
Qualita' di petrolio: scadente.
Quantita' di petrolio?
Quanto basta all'Italia per 1 mese.
Ma loro lo vendono al migliore offerente.

Grazie Stefania Prestigiacomo!

Qui per mandare testi di contrarieta',
secondo le leggi italiane ed europee


Qui tutti i testi mandati finora.

***




Comunicato Stampa:

La societa' inglese Northern Petroleum ha iniziato il suo iter autorizzativo per trivellare i mari del Salento e del Barese. Ben nove concessioni sono in giacenza presso il Ministero dell'Ambiente e dei Beni Culturali per l'approvazione di ispezioni sismiche e successiva perforazione di pozzi esplorativi, allo scopo di estrarre petrolio per decenni. L'area interessata si estende per circa 6,600 chilometri quadrati a circa venticinque chilometri da riva, da Bari fino a Santa Maria di Leuca.

Secondo comunicati agli investitori del 28 Luglio 2011, la Northern Petroleum ha ottenuto di recente il permesso di eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell'air-gun nell'area di Monopoli-Ostuni-Brindisi in due proposti campi di petrolio chiamati Rovesti e Giove. Si afferma di volere iniziare i lavori a partire da Ottobre 2011.

Il direttore resposabile della Northern Petroleum, Derek Musgrove, aggiunge che "l'esplorazione dell'Adriatico Merdionale e' una priorita' per la Northern Petroleum" e che la ditta intende procedere velocemente con l'air-gun in modo da identificare i siti da trivellare gia' all'inzio del 2012. Simili permessi sono in giacenza, ma ad uno stadio meno avanzato, per la provincia di Lecce.

Le ispezioni sismiche sono violente esplosioni di aria compressa in mare che permettono di dare stime sui giacimenti delle riserve di petrolio grazie ai segnali riflessi. Sono dannosi al pescato, al delicato equilibrio marino e alla vita dei cetacei
che spesso possono spiaggiare. Soprattutto sono il primo passo verso la petrolizzazione dei mari del Salentino e del Barese, che si concludera', secondo le intenzioni della Northern Petroleum, con l'installazione di almeno nove piattaforme a mare. Inevitabilmente, queste porteranno con se perdite di petrolio e rilasci di materiale inquinante, dannoso a pesci e all'uomo, e la possibilita' di disastrosi scoppi e incidenti.

Si stima che i campi Roveste e Giove contengano circa 53 milioni di barili di petrolio di bassa qualita'. In Italia il consumo giornaliero e' di circa 1 milione e mezzo di barili per cui il totale di petrolio estratto sarebbe sufficente al nostro paese per poco piu' di un mese. In piu', nulla vieta alla Northern Petroleum di vendere il suo petrolio sul libero mercato.

La legislazione italiana prevede l'interdizione alle trivelle a nove chilometri da riva, mentre nei pressi di aree protette il limite arriva a 22 chilometri dalla costa. Per contro, su tutto il litorale di California e Florida il limite e' rispettivamente di 160 e 200 chilometri, per proteggere turismo e pesca.

Infine, le royalties per le estrazioni dai mari italiani sono solo il 4% del ricavato, a fronte di tassi che in Norvegia ad esempio, arrivano all'80% del totale.

Le estrazioni di petrolio nel basso Adriatico da parte della Northern Petroleum e della Tremiti da parte dell' irlandese Petroceltic porteranno al deterioramento della salute del mare, del turismo, dell'economia e in ultima analisi della qualita' di vita dei cittadini.

Invitiamo le comunita' costali della Puglia a prendere conoscenza della problematica e ad attivarsi presso il Ministero dell'Ambiente per opporsi in maniera ufficiale ai propositi della Northern Petroleum. E' possibile inviare osservazioni di
contrarieta' come previsto dalle norme europee e secondo le quali per progetti di cosi' forte impatto ambientale, l'opinione del pubblico e di enti locali e' vincolante.

Sconfiggere i petrolieri e' possibile, come dimostrano diverse vittorie in altre comunita' italiane. L'ingrediente piu' importante e' di gran lunga l'informazione e la partecipazione popolare.

MRD

Friday, August 5, 2011

Golfo del Messico: 5000 riversamenti di petrolio in un anno


Pozzi del Golfo del Messico da cui sono state registrate perdite nell'annata 2010-2011. Sono circa 5 mila in totale.

E' passato piu' di un anno dallo scoppio del pozzo Macondo nel Golfo del Messico.

Tutti ricordiamo le immagini dell'epoca e l'angoscia di vedere 11 persone morte, e quel flusso di petrolio scrorrere per giorni e giorni che sono poi diventati quasi tre mesi.

Alla fine sono stati riversati oltre 700 milioni di litri di petrolio nel mare, il piu' grave incidente ambientale della storia americana e uno dei maggiori del mondo.

Molti penseranno che tappato il buco, fine della storia. Invece non e' cosi' perche' tutto quello che succede in mare a meno che non sia e' spesso lontano dagli occhi, e dall'attenzione della gente, dei media, della voglia di cambiare le cose.

Hanno riversato nel mare ogni sorta di materiale chimico per la dispersione, spesso causando altri problemi. Nonostante cio' molto petrolio e' rimasto sotto la superficie e non si sa bene dove sia e come si muova. Ancora adesso ogni tanto arrivano in spiaggia chiazze di petrolio, in tutto il golfo e pure in Virginia. Qualche mese fa morie di cuccioli di delfini a causa delle ingestioni di petrolio delle loro mamme.

Ma forse la cosa piu' triste e' che in un solo anno - dal giorno dell'incidente nell'April 2010 fino ad oggi sono stati registrati 5,000 - si cinquemila - altri riversamenti a mare di petrolio dai vari pozzi sparsi lungo il golfo del Messico. Ce ne sono circa 3,300 di pozzi.

La foto in alto ne segnala "solo" 3,000 di questi riversamenti. Sono tutti considerati minori, oppure le compagnie petrolifere fanno di tutto per non farlo sapere in giro.

Appunto, lontano dagli occhi, lontano dalla rabbia. E in mare e' facile.

Anche in Italia arriva l'invasione dei pozzi di petrolio - e non si tratta di salvare l'Abruzzo o la Puglia o la Sicilia, ma di proteggere tutta la nostra penisola.

Noi forse non avremo migliaia di pozzi come nel golfo del Messico, dove c'e' piu' petrolio e dove si trivella da almeno mezzo secolo, ma i nostri saranno molto piu' vicini a riva, e il nostro petrolio, in generale e' di qualita' scadente, il che significa piu' inquinamento, piu' monnezza tossica.

E' quello che succede nei mari petrolizzati: un anno, cinquemila perdite.

La cosa interessante e' che chi vive sul Golfo non si preoccupa piu' di tanto. Per loro il mare e' una cosa diversa da quel che puo' esserlo per chi invece vive lungo le coste pacifiche e atlantiche. Il risultato e' questo:

The lack of progress in creating a national oil spill cleanup capability that has a fighting chance against the next major spill; the continued reliance on chemical dispersants, despite evidence suggesting they may do more harm than good; the regular occurrence of "mystery spills" that never get resolved; the laughable results of a system that naively hopes polluters will accurately report their spills; the lack of consistent fines for polluters, a moral hazard that encourages sloppy operations and risk taking.

Non esiste negli USA un sistema capace di far fronte ad un nuovo disastro, continuiamo ad usare dispersanti chimici nonostante facciano piu' male che bene,
la ricorrenza periodica di macchie misteriose, abbiamo un sistema risibile che spera che chi inquina riportera' accuratamente le perdite in mare, non ci sono multe date con sufficenteme regolarita' un rischio morale che incoraggia operazioni poco serie e grandi rischi.


Chi va a fare il turismo sulle coste Texane? Nessuno. Chi dall'Italia pensa di venire negli USA per andare al mare a Galveston, Texas? Nessuno.

E' per questo che in Florida e in California i limiti per le trivelle sono di 160 km e 200 km da riva. Mica sono scemi.

In Italia invece facciamo di tutta l'erba un fascio. Grazie al decreto Prestigiacomo nove chilometri e puoi mettere quello che ti pare, a Pantelleria, a Venezia, ad Otranto, a Vasto, a Peschici.

Tanto da noi non succede.

Monday, July 11, 2011

Affondiamo la Northern Petroleum

** 3 Settembre 2011: Il Ministero ha comunicato che accetteranno osservazioni ad oltranza, finche' non decidono. Quindi le lettere si possono mandare ancora, sia per la Sicilia che per il Salento **


La Northern Petroleum vuole trivellare il basso Adriatico, e questa volta siamo in tempo per ribellarci da cittadini informati e attivi.

Ecco qui i link per le osservazioni brevi e ancora piu brevi contro la Northern Petroleum che nel particolare vuole trivellare al largo delle coste di Monopoli-Ostuni-Lecce. La scadenza per dire il proprio no al Ministero e' il 2 Agosto.

Le istruzioni per inviare i testi sono semplici:

1. Aggiungere dettagli personali e/o della propria esperienza di vita al mio testo base - albergatori? turisti? pescatori? amanti del mare? - in modo da non mandare al ministero testi tutti uguali. Quello che ho scritto e' solo un testo base, che si puo' mandare tal quale ma al quale e' meglio aggiungere considerazioni individuali.

2. Mettere nome, data, indirizzo. Lettere anonime non vanno bene.

3. Inviare con raccomandata a ricevuta di ritorno al

Ministero dell'Ambiente
Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Divisione III
Attenzione: Concessione d71 FR-NP e d149 DR-NP Northern Petroleum
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 - Roma

4. Se si ha la posta elettronica certificata si puo' mandare il tutto a

DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it

come dice il Ministero dell'Ambiente dal suo sito. Chi non ha la PEC puo' richiederla da questo sito e poi dovra' andare in posta. La raccomandata a ricevuta di ritorno costa 5 euro, con la PEC e' gratis.

5. Mandare se possibile una copia anche a me, che mettiamo tutto nel raccoglitore comune. Questo serve solo per la cronistoria, e per referenze future. Ad esempio, qui dove abbiamo messo tutti i testi mandati contro Ombrina Mare qualche tempo fa. Se volete che mandi io al ministero tramite posta email certificata lo faccio io, anche se sarebbe meglio che ciascuno lo mandasse indipendentemente.


6. Incoraggiare enti, comuni, associazioni a farlo a loro nome. E' importantissimo.


Ormai sono diversi mesi che mandiamo osservazioni su vari testi di petrolieri, e la metodologia e' abbastanza collaudata. Questo si vede anche dalle pagine ministeriali dove finalmente compaiono indicazioni funzionali su come fare, e a chi scrivere che prima non c'erano.

Per chi volesse leggersi la VIA al completo e preparare i suoi testi di sana pianta, sono qui linkati e scaricabili.

Basta solo che ora facciamo sentire la nostra voce forte, compatta e numerosa.

Il Ministero e' obbligato a tenere conto di queste osservazioni, secondo vari trattati internazionali.

Anche per l'ultima concessione, la d5o5 delle isole Tremiti da parte della Petroceltic, scrivemmo le osservazioni a suo tempo. Allora, come adesso, le ditte trivellanti vogliono eseguire sondaggi marini e trivellare pozzi preliminari. Il Ministero concesse "solo" i sondaggi marini, invece che anche l'autorizzazione alla trivellazione preliminare, in parte anche grazie ai nostri testi. Il fatto che avessimo mandato osservazioni e' stato poi usato nei ricorsi al TAR mandati da vari comuni di Puglia, Abruzzo e Molise.

Nella mia opnione, mandare osservazioni e' uno dei pochi modi ufficiali che abbiamo di fare sentire la nostra voce, ed e' piu' importante avere tanti testi di contrarieta' da tante persone, che uno solo, per quanto iper-tecnico e perfetto. E' un diritto che e' sancito dalla comunta' europea tramite il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia.

Infine, molti penseranno che questo e' un problema delle Puglie visto che la concessione si trova nei loro mari. Io invece penso che sia un problema di tutti, e che oggi le Puglie, domani casa di ciascuno di noi. Il ministero non mette limiti di residenza, per cui tutti possono fare sentire la propria voce. E' un bel modo di dimostrare solidarieta' fra noi. Spero anche che in futuro gli abitanti di Puglia possano essere solidali con quelli di altre regioni.

Ecco. In questi giorni preparero' il mio testo, ma intanto tutti possono iniziare a spedire questa seguendo questa possibile traccia.


Grazie a Giuseppe Deleonibus e a Guido Pietroluongo con cui abbiamo coordinato il tutto in questi giorni. Il tutto deve essere mandato entro il 2 Agosto 2011.

I testi di tutte le concessioni si possono scaricare da qui

Tuesday, November 30, 2010

Il Fracking - moratoria a New York




Ci vorrebbe la rivoluzione

Per me, la rivoluzione
inizia con queste parole:
I care.

Il fracking e' una tecnica relativamente nuova per estrarre gas da roccia porosa, che con i metodi tradizionali non e' possibile sfruttare. In poche parole, mandi sottoterra una miscela di circa 600 composti chimici - inquinanti, cancerogeni e tossici - e poi scateni un microterremoto che frattura la roccia solida che cosi' rilascia il gas.

Il nome piu' scientifico e' hydraulic fracturing of shale gas.

Il problema di questo fracking e' che quando fratturi la roccia, pezzettini di roccia e altri scarti di quella miscela perforante, possono migrare nelle falde acquifere. E' proprio questo quello che e' successo in varie parti degli USA, grazie alla Halliburton che ha inventato questa tecnica.

Sotto l'amministrazione Bush-Cheney, a partire dal 2005, il fracking e' stato usato in varie parti d'America, specie in zone rurali. Il duetto Bush-Cheney ha anche decretato che il fracking poteva non sottostare a molte leggi di protezione dell'ambiente, fra cui il Safe Drinking Water Act e il Clean Water del 1970 passato sotto Nixon e che garantisce acqua pulita e sicura agli americani.

Per ogni fracked-pozzoci vogliono 40 mila chilogrammi di materiale tossico e oltre 2 milioni di litri di acqua. Il 70% dei liquidi usati per il fracking non sono biodegradabili e restano nel sottosuolo.

Bush-Cheney non sapevano, o non volevano sapere quanto inquinante e impattante fosse questo fracking. Piu' probabile la seconda ipotesi, visto che entrambi sono stati a loro tempo petrolieri. Che vuoi che gli importasse loro dei rancheri del Wyoming o dei contadini della Pennsylvania?

Chi sa bene i disastri del fracking sono i cittadini comuni che vivono vicino a tanta devastazione e che vedono l'acqua marroncino dai loro rubinetti. Come sempre, l'ignoranza e' la radice di tutti i mali. Ma da quando e' iniziato a circolare il video Gasland di Josh Fox, l'America piano piano si ribella al fracking.

Scientific American ne parlo' gia' nel 2008 con un articolo (dedicato al negazionista Mario Rainone ai suoi amici di Assomineriaria) dall'eloquente titolo:

Drill for Natural Gas, Pollute Water

Trivella alla ricerca di gas, inquina l'acqua.

Le indagini mostrano che l'industria del gas ha inquinato un numero di pozzi artesiani, che la gente si ammala, che il bestiame soffre, che trovano metano nell'acqua che diventa incendiaria e rubinetti che scoppiano nelle case.

Di Sublette County devastata dalle trivelle del fracking ne abbiamo gia' parlato qui.

Qualche giorno fa, il documentario Gasland e' stato messo in lista per gli Oscar.

Anche CBS, la TV americana ha parlato di questo fracking, in un servizio alla televisione domenica scorsa.

La citta' di Pittsburg l'ha bannato all'unanimita'.

Iniziano le cause civili e penali contro le ditte che hanno inquinato il sottosuolo. Dal segretario del Dipartimento della Protezione Ambientale della Pennsylvania, contro la ditta Cabot Oil and Gas:

Cabot is responsible for the gas migration that has caused families to be without a permanent water supply for nearly 2 years and the Commonwealth of Pennsylvania will seek court orders to make Cabot pay for all costs. The Commonwealth of Pennsylvania will then aggressively seek to recover the cost of the project from Cabot. Cabot will be the one paying the final bill. Perhaps next time Cabot will do the job right the first time and avoid expensive repairs.

La Halliburton e' stata condannata a rendere pubbliche le schifezze che inietta nel sottosuolo per questo fracking.

Oggi, 30 Novembre 2010, lo Stato di New York ha approvato una moratoria temporale - il primo divieto del New York State Assembly e' arrivato ad Agosto, quello del Senato dello stato di New York e' arrivato oggi. Ovviamente la moratoria non risolvera i problemi, perche' e' solo fino al 15 Maggio 2011, ma lancia un segnale e potrebbe essere la porta verso divieti maggiori e piu' a lungo termine.

Quello che e' importante, e' che evitiamo queste cose nelle altre parti del mondo, e che l'esperienza americana non si ripeti altrove. Lo sappiamo che il fracking non porta niente di buono, e come al solito occorre essere preventivi, sapere, essere informati.

Qui in America, sono sicura che le ditte petrolifere verranno severamente punite, e che prima o poi questo fracking verra' bannato dal suolo americano, come lo sono il gas flaring, l'idrogeno solforato a tutto spiano, o l'MTBE nella benzina. Ma altrove?

L'ENI vuole fare il fracking in Polonia, la Northern Petroleum in Olanda, sono sicura che prima o poi arrivera' anche in Italia dove i governanti non sanno nemmeno cosa sia il fracking.



Purtroppo vige il mito che gas = meno pericoloso del petrolio e questo non e' assolutamente vero! Sopratutto in Italia, una volta che i disastri si fanno, nessuno paga, nessuno e' colpevole, nessuno va in carcere e gli ecomostri e le ecomostruosita' restano per anni.

Iniziamo con la rivoluzione del sapere, dell'essere interessati, dello scandalizzarci anche al dila' del nostro orticello. Io sono stanca - veramente - ma mi arrabbio ancora davanti a queste ingiustizie, che siano nel Wyoming o in Basilicata o in Nigeria o in Veneto. Non lo posso accettare che ENI, Assomineraria, Halliburton, Sergio Morandi o Dick Cheney possano cosi' rovinare la vita della gente. Non lo posso accettare.

Credo davvero che la rivoluzione di Monicelli debba partire da ogni piccolo nostro gesto, e con l'avere davvero a cuore il benessere gli uni degli altri su questo pianeta.

Wednesday, September 15, 2010

Il Petrolio a Malpensa



Siccome l'aereoporto di Malpensa ha pochi guai, ora hanno deciso di aggiungerne altri. La ditta petrolifera Northern Petroleum, che abbiamo gia' incontrato in Puglia perche' vuole trivellare il mare del gargano, ha deciso di voler bucare anche una zona a ridosso dell'aereoporto di Milano.

La Po Valley ci aveva gia' provato in Lombardia con il suo manager Pierluigi Vecchia che diceva di volere trivellare l'Italia "per ragioni affettive". Ne avevamo gia' parlato un po di tempo fa, e anzi a suo tempo andai pure a tenere una conferenza informativa in Brianza.

Ora tocca alla Northern Petroleum, altri australiani dimostrare il proprio affetto per l'Italia.

Del resto le mappe parlano chiare, e basta solo guardare le cartine che tira fuori il ministero delle attivita' produttive per vedere che colabrodo l'Italia diventera' - solo che invece di acqua in mezzo al colabrodo ci passera' petrolio amaro, puzzolente e inquinante. Una bella vista per chi atterra a Malpensa!

I comuni interessati questa volta sono Lonate Pozzolo, Golasecca, Ferno e Mercalli. Pare che il petrolio sia sotto un bosco proprio vicino all'aereoporto.

E ancora una volta il copione e' sempre lo stesso - sindaci ignoranti che parlano di opportunita', di bisogno di studi da parte delle ditte petrolifere, che si fidano dei petrolieri come se quelli avessero a cuore Lonate Pozzolo o Golasecca. Sindaci che fanno le battute, senza davvero chiedersi cosa significhi avere il petrolio dietro casa e soprattutto senza credere di essere loro i padroni del loro territorio.

Dice infatti il sindaco Piergiulio Gelosa, sindaco di Lonate - scherzosamente, invece di essere preoccupato:

Secondo un primo studio di questa Northern Petroleum anche la nostra zona potrebbe "galleggiare" sul petrolio, ma è chiaro che è tutto da verificare. Non avendo avuto molto fortuna in cielo chissà che non ne avremo di più sotto terra.

E' qui che io mi arrabbio.

Non e' la Northern Petroleum che dice che forse c'e' petrolio a casa tua e tu abdichi alle loro verifiche. Perche' dopo le verifiche, verranno le richieste per un pozzetto, e poi per dieci, e poi per camion, infrastrutture, reti, raffinerie. E poi ti sei giocato la tua vita sana.

Dovrebbe invece essere un popolo intelligente e cosciente a decidere se come collettivita' si vuole diventare un distretto al petrolio, e se la risposta e' si, allora si procede con studi, trivelle, buchi, monnezza tossica e piani Seveso.

Ma la decisione a monte deve essere tua e non della Northern Petroleum.

Ovviamente per dire delle cose cosi' il tipo in questione non legge i giornali, non sa che l'industria petrolifera non porta fortuna a nessuno, se non ai petrolieri.

Eppure Trecate non e' lontana, eppure la Brianza e le dure lotte contro la Po Valley non e' lontana, eppure il disastro della Louisiana dovrebbe avuto far riflettere. Visto il livello a cui siamo dubito che sappia persino cosa stia succedendo in Basilicata dove trovano petrolio e derivati dell'industria petrolifera nel miele e nelle dighe di acqua potabile. O che la Northern Petroleum vuole bucare il canale di Sicilia in acque profonde, proprio come la BP in Louisiana.

Ma a noi il petrolio ci portera' fortuna invece.

Come sempre in Italia - si va avanti verso il futuro con passivita', sperando che Godot, la Northern Petroleum, la provvidenza divina, ci portino fortuna. Speriamo, cosi' ci possiamo godere la dolce vita - finche' dura.

Dove finiremo mai in questo paese.

Fonti: Varesenews



Sunday, April 11, 2010

No petrolizzazione - 18 aprile 2010 - San Vito Marina



Venerdi' 16 Aprile insegnero' la mia classe di analisi matematica 1 e dopo qualche ora prendero' un aereo per venire in Italia. Domenica 18 Aprile 2010 c'e' la manifestazione regionale per dire no all'Abruzzo Petrolizzato a cui tutti sono invitati.

E' importante la partecipazione - DI TUTTI - e spero che saremo tanti, educati ma determinati nell'affermare il nostro affetto per la nostra regione e la nostra determinazione nel salvare l'Abruzzo dalle grinfie di ENI, Northern Petroleum, Vega Oil, Mediterranean Oil and Gas, Petroceltic, Forest Oil, Cygam Gas, Shell e compagnia bella.

E' questa l'ora di fare tutto il possibile per essere presenti.

Serve per dare un segnale ai petrolieri, serve per dare un segnale alla classe politica che NON CI DEVE NEMMENO PENSARE AL COMPROMESSO CON "BIG OIL", serve per noi stessi, per un giorno rigirarsi indietro e dire: ho fatto la mia parte e non ho delegato a nessuno la difesa del mio territorio, serve per i giovani, per dare loro qualcosa da sognare, da amare, da credere per il futuro.

Io restero' per tre giorni. Sono 15 ore di volo all'andata e 15 al ritorno, con 9 ore di fuso orario in mezzo. L'ho gia' fatto altre volte e so che questo viaggio sara' una gran fatica fisica. Ma sono contenta di poter venire in Italia a dire, ancora una volta, no all'Abruzzo petrolifero. Lo faccio con affetto, con convinzione e senza paura di dare pane al pane e di dire cio' che penso.

Sono settimane che le associazioni locali abruzzesi, guidati da Emilio Caravaggio, stanno organizzando questo evento. E' sempre difficile mettere d'accordo tante persone, organizzare un evento che vuole essere grande, di risalto, accontentare il piu' possibile le esigenze di tutti e qualche volta saper dire di no.

Dietro al 18 aprile 2010 c'e' un sacco di lavoro. Spero che tutti ce ne rendiamo conto e che onoriamo l'impegno profuso da organizzazioni ed attivisti, con la nostra presenza fisica.

La manifestazione e' della gente e per la gente. E' in rispetto delle nostre tradizioni e delle generazioni passate, ed allo stesso tempo un atto di amore per quelle future a cui vogliamo lasciare un Abruzzo migliore, piu' sano e spetrolizzato.

Sunday, January 3, 2010

Northern Petroleum, Monopoli


Ci risiamo, i petrolieri continuano imperterriti a volere distruggere l'Italia. Questa volta tocca a Monopoli, Bari dove i cittadini hanno scoperto per caso che questa ridente ditta inglese vuole trivellargli il mare, a pochi chilometri dalla costa.

Come per Ortona all'inizio della storia del centro petroli, e' una lotta impari, dove la gente viene a sapere dei misfatti dopo che tutti permessi sono stati gia' dati e quando manca poco all'inizio degli scavi e delle trivellazioni. Non va bene cosi, proprio per niente. Ho poco tempo per indagare su questa Northern Petroleum stasera, e sono un poco assonnata dopo una giornata lunghissima (ho scadenze americane improrogabili e sono stata tutto il giorno a fare calcoli), ma ricordo che questo e' un modo operandus caro alla Northern petroleum: andare, fare il comodo proprio e non dire niente a nessuno degli abitanti.

Hanno infatti fatto cosi' in Emilia Romagna qualche mese fa. Sono andati, hanno scavato, messo il pozzo e se ne sono andati senza nemmeno che la VIA fosse completata.
Come i barbari.

Anche a Monopoli hanno petrolio amaro, di indice API 15 ... altro giro, altra corsa...

Friday, December 18, 2009

Le balene e le ispezioni sismiche a Foggia



Dario mi segnala la storia del capodogli spiaggiati in Puglia. Il capodoglio e' un tipo di balena e anche se ce ne sono di piu' grandi, questa e' la specie che ha il cervello piu' grande di qualsiasi altro mammifero, e pure i denti. La sua tipica lunghezza e' di 25 metri, vive in gruppi, ed e' anche il mammifero che arriva' piu' in profondita' di tutti, 3 km sottacqua. E' stato un capodoglio il protagonista di Moby Dick. Ha un aspetto un po comico.

Questo tipo di balene e' considerata "vulnerabile" e gode di uno speciale status di protezione in tutto il mondo. Non vengono piu' catturate, nemmeno in Giappone.

Come per tutti i cetacei, inclusi i delfini, le balene hanno una forta dipendenza dal senso dell'udito. Lo usano per orientarsi, per comunicare, per trovare altri esemplari con cui accoppiarsi, per scappare dai predatori e per trovare cibo.

Anche se e' sempre difficile arrivare a conclusioni certe al 100%, c'e' moltissima evidenza scientifica che i suoni non naturali possano interferire con questo delicato sistema e "assordire" le balene. Questo puo' causare lo spiaggiamento - le balene che perdono il senso dell'orientamento.

Quando lo spiaggiamento e' di una balena, puo' essere un caso, un esemplare che per qualche motivo si e' perso, una 'fluttuazione' statistica. Ma quando a spiaggiare e' un intera colonia di balene, allora c'e' qualcosa che non va nell'ambiente circostante. Fra i rumori che danneggiano l'udito chi altri se non le ispezioni sismiche che usano i petrolieri?

Praticamente, per cercare petrolio, prima di fare il buco, si fanno queste ispezioni sismiche, dove si bombarda il suolo con spari potenti e periodici di aria, tramite l'air gun. Il tutto puo' durare qualche ora o qualche giorno e gli spari sono fatti ogni cinque, dieci minuti. Gli spari creano onde, queste vengono riflesse dal fondale marino in una maniera che dipende dalla composizione geologica del sottosuolo.

E cosi' tutti questi segnali si esaminano e voila', ti dicono se vale la pena trivellare o no il pozzo esplorativo.

Tutte queste cose le so perche' nel suo rapporto per trivellare Punta Aderci, la Petroceltic Elsa usera' questa tecnica prima di fare il buco e dice che si, forse ci saranno guai alla pesca e ai cetacei, ma solo un pochettino. Nella mia esperienza, se i petrolieri dicono "un pochettino" vuol dire tanto.

E cosi arriviamo a Foggia. Qui hanno trovato una colonia di sei capidogli spiaggiati in riva in localita' Capojale presso Cagnano Varano, in provincia di Foggia. Altre due sono state capaci di tornare al largo, e la nona e' allo stato morente. Non si sa' come portare via dalla spiaggia le balene morte, perche' sono troppo grandi.

Il presidente del comitato scientifico di Accobams, l'Accordo per la Conservazione di cetacei nel Mar Nero, Mediterraneo e Zona Atlantica Contigua afferma:

"Questo ci porta a supporre che lo spiaggiamento per cause naturali sia improbabile, perchè in tal caso sarebbero più frequenti. La direzione nella quale ci stiamo rivolgendo è che un evento come questo sia legato all'immissione in mare di suoni a grande intensità, causati o da esercitazioni navali o da prospezioni acustiche per la ricerca di giacimento di petrolio".

Guarda caso, a una trentina di chilometri dal punto dello spiaggiamento ci stanno le isole Tremiti e i permessi per trivellare, sempre da parte della Petroceltic e della Medoil Gas. Alcuni non meglio specificati olandesi tra il 25 Novembre e il 13 dicembre hanno fatto ispezioni sismiche fra Gallipoli, Brindisi ed Otranto. Che ci facevano li quegli olandesi? Cosa dovevano ispezionare?










Fonti: Foggia web, Comitato per Taranto

Wednesday, April 2, 2008

Disastri in mare - Piper Alpha


La Piper Alpha era una piattaforma petrolifera installata nel mare del Nord, a circa 120 miglia (200 chilometri) dalla citta' inglese di Aberdeen. La struttura era operata dall'americana Occidental Petroleum, la stessa che ha la causa in corso con il popolo Achuar del Peru. La produttivita' della Piper Alpha inizio' nel 1976, e poi venne convertita per la produzione di gas.

Il 6 Luglio 1988, a causa di un malfunzionamento delle valvole di sicurezza, un enorme quantita' di gas venne rilasciata in aria, dando origine ad una serie interminabile di esplosioni. Le imbarcazioni di salvataggio andarono in fiamme immediatamente. Il vento, le fiamme ed il fumo impedirono agli elicotteri e alle navi mandate dalla
terraferma di venire a salvare i lavoratori, anzi, una delle navi mandate da terra prese fuoco anche lei. Qualcuno si getto' in mare, morendonell'acqua gelida e da trenta metri di altezza.

Alla fine, come in un tristissimo spettacolo di fuochi pirotecnici, la pressione sali' a circa 120 atmosfere, le tubature della piattaforma si squagliarono, scoppiarono e divamparono in un finale incendio infernale che divampo' tutta la piattaforma e che porto' le fiamme a circa 350 metri di altezza. Trecentocinquanta metri! Nessuno pote' avvicinarsi alla piattaforma per ore e quasi nessuno pote' lasciarla viva. La maggior parte della gente mori' soffocata.

167 persone persero la vita.

Quello della Piper Alpha fu il piu' grande incidente petrolifero offshore del mondo.

Tutto quello che rimane della Piper Alpha oggi e' un ammasso di metallo fuso.

Dal 1970 ad oggi in Inghilterra si sono registrati piu di 300 morti complessivi per incidenti sulle piattaforme petrolifere marine.

Questa piattaforma era a 200 chilometri dalla costa. All'Acquabella saranno si e no
dieci. Gli incidenti sono rari, e' vero. Ma quando accadono sono disatrosi, perche' non c'e' via di scampo ne per il mare ne per la gente. E' proprio questo che vogliamo per l'Abruzzo? Possibile che non ci sia un modo sano di andare avanti nel 2008? Qualcuno gliel'ha speigato agli Abruzzesi che significa avere TUTTA la costa trivellata? Qualcuno ci ha chiesto il nostro parere?

Fonti:
BBC
, Wikipedia

Ci sono dei video su youtube sulle esplosioni della Piper Alpha (non so come scaricarli qui... se mi dite come si fa li metto su): Piper Alpha (BBC), Piper Alpha