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Sunday, February 4, 2018

La Chevron paghera' 73 milioni di dollari alla Romania per l'abbandono del fracking


















Il governo rumeno ha avuto la meglio sulla Chevron.

Grazie ad un arbitrato internazionale, la Chevron dovra' pagare circa 73 milioni di dollari alla Romania come risarcimento dell'abbandono delle operazioni di fracking nel paese. 

Per la precisione 73,450,000 dollari.

Piu' interesse fissato all'8% a partire dal 23 Ottobre 2014 fino al pagamento completo.  Piu' le spese del processo di arbitrato.




Questa decisione e' stata presa dalla Camera di Commercio Internazionale (CCI) con sede a Parigi. I fondi dovranno essere versati all'Agenzia Nazionale per le Risorse Minerarie della Romania, detto anche ANMR.
 
Un passo indietro: nel 2015 la Chevron annuncia che non portera' piu' avanti i progetti di esplorazione del gas di scisto in Romania, ultimo paese europeo in cui era ancora attiva.

L'idea era di trivellare sulla costa del Mar Nero e nel nord-est del paese, tanto e' vero che nel 2011 la Chevron aveva stipulato degli accordi per tre concessioni in zona, dette
EX 17 - Costinesti,  EX - 18 Vama Veche, ed EX - 19 Adamclisi e presentando un "programma operativo minimo" in cui appunto la Chevron si impegnava a far fracking.

E perche' la Chevron ha rinunciato alle trivelle? 

Dopotutto i proclami erano stati grandiosi.

Per esempio nel 2013 il governo Obama informava che in Romania c'erano le quinte piu' grandi riserve di gas di scisto in tutta l'Europa, dopo Russia, Polonia, Francia ed Ucraina.
La Chevron era bene saltata sul carro, visto che era proprietaria e operava in completo controllo la zona detta Barlad Shale, nel nord-est Romania, con una concessione di circa 6,400 chilometri quadrati. Le altre tre nel sud-est della Romania, quelle trivellande verso il mare, coprivano invece circa 2,700 chilometri quadrati.

E dunque perche' rinuciano?  

Non e' chiaro. Loro dicono che ad un certo punto la Romania non si allineava con i propri programmi di lavoro. Probabilmente il sottosuolo non era cosi' pieno di petrol-speranze come si pensava. 

Certo uno dei fattori piu' importanti ed innegabili e' stato il fatto che ci siano state proteste infinite da parte di residenti ed ambientalisti durante gli anni della Chevron in Romania.  Proteste che sono finite su tutti i giornali del mondo e in cui la Chevron non ha proprio fatto bella figura.

Chi puo' dimenticare l'intero villaggio di Pungesti che manifesta contro il fracking?  Chi puo' dimenticare Bucarest che si scopre solidale verso questo paesotto di campagna, simbolo dell'arrivo dell'invasore straniero?

E cosi, per soldi, per vergogna, o per "mancanza di allineamento", il giorno 23 Ottobre 2014 la Chevron annuncia alla ANRM di volere rinunciare alle trivelle.

Ma l'ANRM gli ha detto di no.

E questo perche' ci si aspettava dalla Chevron che appunto completasse il suo "programma operativo minimo".  

La Chevron se ne va lo stesso nel 2015.  Anzi, in quello stesso anno chiude baracca e burattini anche in Polonia.  E cosi' si arriva alla Corte di Arbitrato nel mese di giugno 2015, con i 73 milioni di dollari piu' interesse stabiliti in questi giorni.

In un certo senso tutto questo fa sorridere e rappresenta una doppia vittoria delle persone e delle proteste.  Da un lato, i rumeni sono riusciti a non farsi trivellare, e dall'altro lato hanno costretto la Chevron a pagare per non essere riusciti a trivellare!

Certo 73 milioni di dollari con interessi non sono granche' per un colosso del petrolio, ma lo stesso, questa storia ci insegna che come sempre, con le proteste continue e le prese di posizione i petrolieri si possono sconfiggere, e in questo caso devono pure pagare.

Bravi!

E che la Chevron se ne resti a casa sua, che sarebbe, ahime', la California.




Friday, October 7, 2016

Polonia: la pista solare che si illumina di blu alla notte


Arrivano le piste ciclabili al sole anche in Polonia. 

E' questa una nazione che ha puntato molto sul bici-turismo e che adesso apre la strada ad una pista azzurra di sole nei pressi di Lidzbark Warminski, nella regione Mazury.

Per ora sono 100 metri di strada, creata dalla ditta TPA Instytut Badan Technicznych ed in fase di sperimentazione.

La pista si illumina di notte grazie a del materiale sintentico, i luminofori, che si caricano dal sole di giorno e di notte brillano. Si possono scegliere varie tonalita'. Hanno scelto il blue perche' si intonava meglio con i colori della regione.  Il luccichio puo' durare fino a 10 ore di tempo. Quindi si ricarica di giorno e tutta la notte da luce azzurra.

Come ci hanno pensato? Beh, semplicemente si sono lasciati ispirare dalla "Starry Night" d'Olanda, la strada al sole dei paesi bassi che e' stata aperta un paio di anni fa ed ideata da Daan Roosegaarde a Nuenen, 100 km a sud di Amsterdam e dove era vissuto Vincent van Gogh nel 1883. Anzi, il disegno sulla pista olandese e' stato ispirato dai dipinti del pittore.


Ma in Olanda la strada si illumina con le luci LED alimentate dal sole, qui in Polonia invece non servono luci. E' il materiale da solo che si illumina. E' tutto indipendente ed automatico.


E in Italia quando arrivano queste piste ciclabili?

In Abruzzo sono dieci ( o venti? ) anni che si parla di pista ciclabile lungo l'Adriatico. Non possiamo anche noi pensare qualcosa di unico, di innovativo, che faccia pensare al futuro? Che sia speranza?

Incrocio le dita che non sia un altro disastro all'italiana. 


Wednesday, January 15, 2014

L'ENI abbandona il fracking in Polonia



La Chevron e' stata la piu' ambiziosa delle grandi ditte petrolifere: ha trivellato o voleva trivellare in Polonia e in Romania,  con l'intento di farlo anche in Ucraina e in Lithuania.

E cosi game over per la Chevron in Polonia
Si erano gia' ritirati dalla Lituania
Sono ancora incerti sulla Romania e sull'Ucraina.

Concessioni ENI in Ucraina

La Polonia al fracking


“The geology has not worked out” 

Paul Stevens, oil analyst, Chatham House Londra


Il quotidiano ecomico polacco Puls Biznesu annuncia che l'ENI si ritira dalle estrazioni di shale gas con la tecnica del fracking in Polonia.

La notizia e' stata subito ripresa dall'Agence France Press, che riporta che pero' l'ENI non ha confermato i suoi intenti. Anche il New York Times riporta la stessa notizia.

L'ENI e' entrata in Polonia nel 2010 e possiede tre concessioni, di cui la "Mlynary" che e' scaduta il giorno 5 gennaio e le altre due con scadenze non troppo lontane nel tempo.

Secondo le fonti di Puls Biznesu, l'ENI non ne chiedera' il rinnovo.

A causa dell'abbandono delle concessioni, L'ENI ha anche deciso di non partecipare ai programmi di dialogo con le popolazioni locali sulle conseguenze del fracking e sui propri intenti, come proposto da un programma governativo guidato da Anna Miazaga con lo scopo di allentare le tensioni fra residenti e trivellanti. Proprio come in Romania infatti, anche in Polonia ci sono dei movimenti dal basso di opposizione al fracking, sotto la sigla Occupy Chevron.

La ditta italiana non e' la prima a lasciare la Polonia. Gia' l'hanno fatto le americane Exxon e Marathon Oil e la canadese Talisman, a causa degli scarsi reali quantitativi di gas da scisti di fronte a quelli inizialmente prospettati.

Adesso la patata bollente passa all'Ucraina, il prossimo cuore dello shale gas in Europa. 

Tre anni fa, questo titolo spettava alla Polonia. Nel 2011 le classifiche dell' United States Energy Information Administration vedevano la Polonia come il primo paese europeo per riserve estraibili, con addirittura il potenziale di alimentare la domanda interna per almeno 300 anni. In seguito, il Polish Geological Institute di Varsavia abbasso' le stime da 35 a 65 anni di riserve.

Accanto a questi numeri anche una ottima dispozione del governo centrale
che era molto favorevole alle trivelle perche' vedevano il gas locale come un modo per essere indipendenti dal gas di Russia.

La Polonia consuma quattro volte piu' gas di quanto produce e la maggior parte delle importazioni arriva dalla Russia. 

Finora in Polonia hanno trivellato 51 pozzi da fracking.

Nessuno di questi e' in produzione. 

Non e' tutto oro quello che luccica.
Qui maggiori approfondimenti sulla grande bolla del fracking in Polonia.

Qui le proteste dei contadini polacchi ed il movimento Occupy Chevron.

Friday, November 15, 2013

Due morti, tredici feriti in Polonia per scoppio di gasdotto

I disastri non vengono mai da soli.

Ecco qui, dopo lo scoppio in Texas di ieri, quello di oggi in Polonia.


 Polonia, 2013

Si tratta del villaggio Jankow Przygodzki che arde da varie ore in seguito allo scoppio di un gasdotto, con la distruzione di dodici case, che ha causato la morte di due persone e il ferimento di altre tredici.

 Texas, November 2013

Qualche giorno prima, l'8 Novembre era scoppiato un altro pozzo di petrolio nel Turkey Track Ranch, nella contea di Hutchinson in Texas, dove non ci sono stati morti. I lavoratori qui sono riusciti ad abbandondare il sito prima che fosse troppo tardi.

Quando finira' questa litania?

E non ci sono solo gli scoppi ovviamente ma tutto quello che la combustione di fonti fossili comporta - cambiamenti climatici in primis.



E guarda caso, il meeting delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e' in corso proprio a Varsavia, in Polonia. Il meeting e' iniziato il giorno 11 Novembre e durera' per 12 giorni.

Si parlera' di emissioni di CO2, di fonti fossili, del clima.

Speriamo che oltre alle parole ci siano i fatti.







Sunday, June 9, 2013

Polonia: Occupy Chevron

la protesta e' ad oltranza da 9 giorni.



La Chevron arriva in Polonia nel 2011 in un piccolo villaggio ai confini con l'Ukraina, Zurawlow nella concessione Grabowiec. La zona, neanche a farlo apposta e' soprannominata il polmone verde di Polonia.

Hanno una concessione per fare ispezioni sismiche valida fino al dicembre 2013.

Inizialmente i residenti non sono contro la Chevron o contro il fracking. Semplicemente nessuno gli ha detto niente. E poi, quando iniziano ad informarsi si rendono conto che forse non e' tanto una buona idea.

Iniziano a mobilitarsi contro la Chevron - il quarto piu' grande colosso petrolifero del mondo.  Si appellano ai politici, alle istituzioni governative ma nessuno gli da retta. La Chevron manda le ruspe.
I contadini continuano a protestare. E alla fine, il miracolo. La Chevron misteriosamente rinununcia a trivellare.

Passano 2 anni. Tutti pensano che sia tutto finito.

 Il 3 Giugno 2013 pero', proprio qualche mese prima della scadenza del permesso di ispezioni sismiche, nello stesso paesino ritornano i camion della Chevron. Vogliono riprovarci.

Li vedono per primi dei ragazzini sulle biciclette. Ritorna l'allarme.

E dal 3 Giugno fino ad adesso i contadini hanno assediato l'area dove la Chevron vuole trivellare. Sono in 300 e si danno i turni, con i trattori a tenere occupata l'area.  Hanno messo su una tenda, hanno preso un fornello della seconda guerra mondiale e si sono accampati li. Vengono in tanti anche da fuori a condividere la lotta, a mangiare, a resistere.

Le piu' agguerrite sono le donne che da un lato tengono il campo pulito e raccolgono i fiori, dall'altro rincorrono a male parole e pure a bastonate quelli della Chevron che ogni tanto cercano di avvicinare i contadini per trovare il famoso "compromesso".

Hanno tutti sui 65/70 anni.

Come gia' detto, lo shale gas della Polonia era una sorta di bolla - molte ditte se ne sono gia' andate perche' il gas e' molto meno di quanto si pensasse - o propagandasse.  Fra le ditte partite dalla Polonia, le Americane North American oil, Talisman Energy Inc. e Marathon Oil, nonche' la ExxonMobil. 

La Chevron resta. Non si sa perche'. 

La protesta monta. Arrivano da Cracovia - a sei ore di distanza. Solidarnosc si e' rimessa in azione. La stampa polacca tace. I contadini chiedono il supporto di noi tutti. E' un semplice like su Facebook.


Lech Kowalski avec les villageois.

Friday, March 29, 2013

La Polonia e il fiasco del fracking







In Polonia le operazioni di fracking sono iniziate nel 2010 - con grande entusiasmo da parte del governo e dei trivellanti.

I primi ad aprire la strada sono stati quelli della Halliburton che nell'Agosto 2010 hanno trivellato il primo pozzo, seguiti poi dalla Exxon, dalla Chevron, della ConocoPhillips e da altre compagnie minori.  Si parlava di 2,200 trillioni di metri cubi di gas, e di cambiamenti epocali per la societa' e l'economia della Polonia.

Sono passati quasi tre anni da allora, e quasi tutto quello che e' stato fatto finora e' stato di natura esplorativa. Al 18 Febbraio 2013 le varie ditte trivellanti hanno completato 40 pozzi esplorativi di shale gas. Ma mentre all'inzio c'era molto ottimismo e speranza, adesso invece ci sono molte piu' domande e dubbi. 

Da parte delle persone, le solite cose: paura di contaminazione dell'acqua - gia' di qualita' scadente a causa di cattiva manutenzione dall'epoca comunista ad oggi, di terremoti, di danni all'agricoltura e al bestiame.

Da parte dei petrolieri invece la necessita' di costruire infrastrutture - oleodotti ma anche strade per trasporto di acqua e di gas da zone rurali - e poi la mancanza di personale umano addestrato per questi tipi di lavori.  La fondazione “Czysta Energia” sottolinea che non ci sono sufficenti studi ambientali e dibattiti con i cittadini che sono spesso all'oscuro dei progetti fino alla fine.

E soprattutto: iella delle ielle - per i petrolieri! - ... il gas polacco fa schifo anche quello!

I test iniziali infatti non sono stati poi cosi soddisfacenti: la Exxon Mobil che aveva annunciato con cosi tanta fanfara il suo ingresso in Polonia, zitta zitta ha abbandonato il campo nell'estate del 2012 perche' il gas estratto era poco e di scarsa qualita'. 

Anche la ditta inglese BNK petroleum era giunta alle stesse conclusioni. Intanto, l'istututo polacco di geologia annuncia che invece dei 2,200 trillioni di metri cubi di gas ce ne sono solo 67.

Un altra ditta, la canadese Talisman Energy (ma dove li pescano questi nomi?) ha annunciato il 14 Marzo 2013 che potrebbe anche lei lasciare la Polonia perche' "sta cambiando il mercato del gas e del petrolio" e che gli investimenti richiesti non giustificano i possibili margini di profitto.

La Chevron e la ConocoPhillips sono ancora li.

Il governo locale ha cercato di regolamentare per quanto possibile la materia per attirare investimenti, inclusa la questione royalties con forti incentivi per i petrolieri ed ammorbidendo le leggi sulla protezione ambientale.

Ma i contadini polacchi non sono fessi e anzi spesso danno filo da torcere ai signori del petrolio, nonostante le promesse di petrolieri e politici. Le hanno provate tutte - regali, preti a benedire i pozzi, sponsorizzazioni alle scuole, tour, cene e champagne.

Royalties basse e scarsa partecipazione popolare? Il copione standard in tutto il mondo. 

Vedremo come andra' a finire, ma come per tutte le cose "facili" non e' tutto oro quello che luccica, proprio per niente.



Tuesday, January 15, 2013

Il questionario sul fracking: no!

In relation to shale gas, I have always said that its future development will depend on the extent of public acceptance. The fact that three quarters of Europeans say they would be concerned if a shale gas project were to be located in their neighbourhood bears that out.

 Janez Potočnik, Commissario Europeo per l'Ambiente.

Bene, che aspettiamo adesso a vietarlo anche in Italia? 

Sono usciti i primi risultati della consultazione pubblica sul fracking in Europa.

Nonostante i tentativi di fare passare il messaggio che - dati sufficienti distinguo e se e ma e precauzioni - tirare fuori shale gas potrebbe essere una cosa buona per l'Europa, il risultato e' chiaro.

Gli Europei - o almeno i 25,000 individui che hanno risposto al questionario - non lo vogliono.

I risultati, secondo quanto riporta business Green sono che:

1. Occorre dare priorita' all'energia rinnovabile piuttosto che puntare su shale gas, energia nucleare e stoccaggio di gas e di CO2. Questo per la stragrande maggioranza - il 70% dei rispondenti.

2.  Solo il 9% degli europei crede che lo shale gas vada sfruttato in Europa, e solo l'8% pensa che si debba continuare a sfruttare il petrolio e il gas "tradizionali". 

3. Il 28% dice che occorre dare priorita' al risparmio energetico. Solo il 18% accoglie favorevolemente il nucleare e solo il 12% i progetti di stoccaggio di CO2.

4. I risultati sono piu' o meno gli stessi in ogni paese dell'unione - inclusa l'Italia! Solo la Polonia, dove e' in atto una intensa campagna a favore dello shale gas e dove il fracking e' gia' realta' ha avuto un tasso superiore di accettazione delle trivelle - il 30%.

5. In Portogallo, Austria, Germania, Spagna e Danimarca oltre l'80% dei residenti invoca maggiori investimenti nell'energia rinnovabile. I tassi piu' bassi invece in Bulgaria e Romania - un po meno del 50%.

6.  Gli Europei insistono che occorre fare di piu' contro l'inquinamento dell'aria. Il 90% dei partecipanti considera le malattie respiratorie e cardiovascolari indotte dall'inquinamento un problema serio e il 72% degli Europei crede che le autorita' pubbliche non stiano facendo sufficenti sforzi per migliorare la qualita' dell'aria.

Cosa ne pensano Monti, Berlusconi, Bersani, Ingroia, Di Pietro, Casini e Bossi di tutto cio'?

Cosa ne pensano di cio' che dice Janez Potočnik - e cioe' che i progetti di fracking andranno avanti in Europa solo se c'e' il parere positivo delle popolazioni - cosa che non c'e'?

Saranno il fracking e le trivelle - e l'ambiente in generale - un tema delle elezioni italiane? 






Monday, February 13, 2012

Scrivere ad Obama sul fracking

Per chiedere ad Obama di non fare fracking negli USA, alcuni gruppi ambientalisti e progressisti qui negli USA hanno messo su questa campagna di invio lettere al presidente per mandare direttamente una lettera alla Casa Bianca:

1. Cliccare sul sito della Casa Bianca

2.Riempire le caselle con la stella rossa - Nome, Cognome, Email, Zip = CAP (va bene quello italiano oppure usare 10458), Subject = Environment. Infine nel Message fare copia e incolla del seguente messaggio:

3. Copia:

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Dear President Obama,

We cringed when you claimed in your State of the Union speech that fracked shale gas is clean, is abundant in supply for 100 years, and will bring about 600,000 jobs.

These are oil and gas industry talking points and not based on science and facts. A peer-reviewed, not industry funded, independent scientific study published by professors Howarth, Ingraffea and Santoro of Cornell University proved that shale gas (methane) extraction contributes more to climate change than coal. This evidence is also corroborated by Dr. James Hansen of NASA. At the January 9, 2012 Physicians Scientists and Engineers for Healthy Energy national conference held in Washington, D.C., a group of doctors, public health researchers and scientists presented reports on the public health threats posed by hydraulic fracturing (fracking) shale gas extraction and called for a moratorium on fracking until safety to public health can be demonstrated. Moreover, your own Energy Information Agency announced on Monday January 23, 2012 that it is cutting its estimate for natural gas reserves in the Marcellus shale formation by 66 percent from previous estimate of 410 trillion cubic feet of gas down to about 141 trillion. The Agency also lowered its estimates for shale basins across the United States by 42 percent from 827 trillion down to 482 trillion. Your Agency estimated Marcellus reserves would meet U.S. gas demand for about 6 years down from 17 years in the previous outlook.

President Obama, why would you want to jeopardize the health and living condition of our children and their children for a short term energy fix? Please study the facts and science. Natural gas is a fossil fuel which is finite, dirty and comes from a dying industry of the past century. It is imperative that we move the United States to an energy future that is both sustainable and compatible with human health.

We are asking you to please listen to your grassroots supporters who are deeply opposed to fracking. Fracking’s disastrous health and environmental consequences are too great. You must keep your promise to stand with the American people and not the big oil and gas industry. The only sensible solution is to invest in renewable energy now which will create lasting jobs for Americans without devastating our health and our country’s resources.

Thank you.

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4. Se si vuole cliccare sul "Contact me" per avere una risposta.


Durante il suo discorso allo Stato dell'Unione, martedi' 25 Gennaio 2012, Obama ha detto che vuole privilegiare il fracking per sfrutare il gas made in the USA. Vuole tirare fuori il gas dalla Pennsylvania mettendo a rischio tutto il sistema acquifero dello stato di New York. La gente e' arrabiata, ma e' anno di elezioni, ed Obama, nonostante tutto, e' un politico pure lui. Il fracking e' solo una nuova variante delle estrazioni petrolifere, dannosa ed inquinante.

Non portera' niente di buono a nessuno, ne negli USA, ne in Emilia Romagna, ne in Polonia, come non l'ha portato il petrolio in Nigeria, in Basilicata, in Ecuador.

Il petrolio porta solo soldi a chi ci specula, a chi lo vende, a chi lo estrae.

Sta a noi cittadini, da qualsiasi parte del pianeta, di rompere le scatole dove e come possiamo e non darla vinta a questi prepotenti.

Ci vogliono 3 minuti per fare tutto.

Tuesday, November 30, 2010

Il Fracking - moratoria a New York




Ci vorrebbe la rivoluzione

Per me, la rivoluzione
inizia con queste parole:
I care.

Il fracking e' una tecnica relativamente nuova per estrarre gas da roccia porosa, che con i metodi tradizionali non e' possibile sfruttare. In poche parole, mandi sottoterra una miscela di circa 600 composti chimici - inquinanti, cancerogeni e tossici - e poi scateni un microterremoto che frattura la roccia solida che cosi' rilascia il gas.

Il nome piu' scientifico e' hydraulic fracturing of shale gas.

Il problema di questo fracking e' che quando fratturi la roccia, pezzettini di roccia e altri scarti di quella miscela perforante, possono migrare nelle falde acquifere. E' proprio questo quello che e' successo in varie parti degli USA, grazie alla Halliburton che ha inventato questa tecnica.

Sotto l'amministrazione Bush-Cheney, a partire dal 2005, il fracking e' stato usato in varie parti d'America, specie in zone rurali. Il duetto Bush-Cheney ha anche decretato che il fracking poteva non sottostare a molte leggi di protezione dell'ambiente, fra cui il Safe Drinking Water Act e il Clean Water del 1970 passato sotto Nixon e che garantisce acqua pulita e sicura agli americani.

Per ogni fracked-pozzoci vogliono 40 mila chilogrammi di materiale tossico e oltre 2 milioni di litri di acqua. Il 70% dei liquidi usati per il fracking non sono biodegradabili e restano nel sottosuolo.

Bush-Cheney non sapevano, o non volevano sapere quanto inquinante e impattante fosse questo fracking. Piu' probabile la seconda ipotesi, visto che entrambi sono stati a loro tempo petrolieri. Che vuoi che gli importasse loro dei rancheri del Wyoming o dei contadini della Pennsylvania?

Chi sa bene i disastri del fracking sono i cittadini comuni che vivono vicino a tanta devastazione e che vedono l'acqua marroncino dai loro rubinetti. Come sempre, l'ignoranza e' la radice di tutti i mali. Ma da quando e' iniziato a circolare il video Gasland di Josh Fox, l'America piano piano si ribella al fracking.

Scientific American ne parlo' gia' nel 2008 con un articolo (dedicato al negazionista Mario Rainone ai suoi amici di Assomineriaria) dall'eloquente titolo:

Drill for Natural Gas, Pollute Water

Trivella alla ricerca di gas, inquina l'acqua.

Le indagini mostrano che l'industria del gas ha inquinato un numero di pozzi artesiani, che la gente si ammala, che il bestiame soffre, che trovano metano nell'acqua che diventa incendiaria e rubinetti che scoppiano nelle case.

Di Sublette County devastata dalle trivelle del fracking ne abbiamo gia' parlato qui.

Qualche giorno fa, il documentario Gasland e' stato messo in lista per gli Oscar.

Anche CBS, la TV americana ha parlato di questo fracking, in un servizio alla televisione domenica scorsa.

La citta' di Pittsburg l'ha bannato all'unanimita'.

Iniziano le cause civili e penali contro le ditte che hanno inquinato il sottosuolo. Dal segretario del Dipartimento della Protezione Ambientale della Pennsylvania, contro la ditta Cabot Oil and Gas:

Cabot is responsible for the gas migration that has caused families to be without a permanent water supply for nearly 2 years and the Commonwealth of Pennsylvania will seek court orders to make Cabot pay for all costs. The Commonwealth of Pennsylvania will then aggressively seek to recover the cost of the project from Cabot. Cabot will be the one paying the final bill. Perhaps next time Cabot will do the job right the first time and avoid expensive repairs.

La Halliburton e' stata condannata a rendere pubbliche le schifezze che inietta nel sottosuolo per questo fracking.

Oggi, 30 Novembre 2010, lo Stato di New York ha approvato una moratoria temporale - il primo divieto del New York State Assembly e' arrivato ad Agosto, quello del Senato dello stato di New York e' arrivato oggi. Ovviamente la moratoria non risolvera i problemi, perche' e' solo fino al 15 Maggio 2011, ma lancia un segnale e potrebbe essere la porta verso divieti maggiori e piu' a lungo termine.

Quello che e' importante, e' che evitiamo queste cose nelle altre parti del mondo, e che l'esperienza americana non si ripeti altrove. Lo sappiamo che il fracking non porta niente di buono, e come al solito occorre essere preventivi, sapere, essere informati.

Qui in America, sono sicura che le ditte petrolifere verranno severamente punite, e che prima o poi questo fracking verra' bannato dal suolo americano, come lo sono il gas flaring, l'idrogeno solforato a tutto spiano, o l'MTBE nella benzina. Ma altrove?

L'ENI vuole fare il fracking in Polonia, la Northern Petroleum in Olanda, sono sicura che prima o poi arrivera' anche in Italia dove i governanti non sanno nemmeno cosa sia il fracking.



Purtroppo vige il mito che gas = meno pericoloso del petrolio e questo non e' assolutamente vero! Sopratutto in Italia, una volta che i disastri si fanno, nessuno paga, nessuno e' colpevole, nessuno va in carcere e gli ecomostri e le ecomostruosita' restano per anni.

Iniziamo con la rivoluzione del sapere, dell'essere interessati, dello scandalizzarci anche al dila' del nostro orticello. Io sono stanca - veramente - ma mi arrabbio ancora davanti a queste ingiustizie, che siano nel Wyoming o in Basilicata o in Nigeria o in Veneto. Non lo posso accettare che ENI, Assomineraria, Halliburton, Sergio Morandi o Dick Cheney possano cosi' rovinare la vita della gente. Non lo posso accettare.

Credo davvero che la rivoluzione di Monicelli debba partire da ogni piccolo nostro gesto, e con l'avere davvero a cuore il benessere gli uni degli altri su questo pianeta.