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Monday, March 6, 2017

L'esercito americano e il dipartmento della difesa sono piu' rinnovabili che mai







 Grafici di Reuters


Il dipartimento della difesa americano continuera' la transizione verso le rinnovabili, nonostante le parole del presidente Donald Trump che non perde occasione per avanzare il paradigma del petrolio dappertutto e i tagli agli enti di controllo ambientale.


E questo non ha niente a che vedere con i cambiamenti climatici, quanto per praticita', utilita' ed economia. I pannelli solari sono piu' sileziosi e piu' facilmente trasportabili dei generatori diesel. Le navi ibride fanno risparmiare tempo e minimizzano i rischi di attacco durante gli attracchi per caricare carburante.

E cosi gli affari per i contrattori militari sono alle stelle, mentre che il principale acquirente di petrolio del mondo decide di convertirsi al sole e al vento.


L'uso di rinnovabili e' raddoppiato dal 2011 al 2015, il numero di progetti rinnovabili e' invece triplicato nello stesso arco di tempo e questo sia nelle basi americane che in quelle straniere.

E Trump? E la sua retorica? 

Reuters ha intervistato vari militari che hanno confermanto che Trump non andra' contro i programmi dei militari perche' non e' una decisione politica dell'esercito ma di pratica e di utilita'. Addirittura il segretario della difesa di Trump, Jim Mattis, ha spesso sottolineato la necessita' per le truppe di essere alimentate da fonti rinnovabili per ragioni di sicurezza.


Facciamo un passo indietro. Chi e' che veramente ha iniziato a spingere per un esercito green e' stato nientedimeno che George W. Bush che nel 2007 firmo' una legge che obbligava il Pentagono ad arrivare al 25 percento di elettricita' dalle rinnovabili nei loro edifici entro il 2025. 

Barack Obama poi accellero' questa transizione, e impose all'esercito e alla marina di generare 1GW di energia rinnovabile e porto' avanti un programma perche' i veicoli da combattimento fossero disegnati in modo da essere alimentati dall'energia rinnovabile e non fossile. 

Nel 2015 il Pentagono poi riporto' al congresso che le siccita' e le alluvioni causarte dai cambiamenti climatici sono un rischio per la sicurezza, perche' possono portare a destabilizzazioni politiche e economiche che potrebbero portare anche a conflitti armati.

La marina e' arrivata al suo obiettivo e gia' adesso produce 1 GW di elettricita'. L'esercito ci e' quasi arrivato.

E intanto le ditte del solare hanno ottenuto contratti miliardari negli scorsi anni, con progetti dalla Georgia alla Calfornia, dall'Alabama a Washington.

Tutto insieme, l'uso di petrolio da parte dell'esercito USA e' calato del 20% dal 2007 al 2015, in gran parte a causa del declino di operazioni di combattimento ma in parte grazie anche all'uso delle rinnovabili.  


Ad ogni modo, il consumo cala e i petrolieri sono preoccupati. La BP per esempio ricorda che "adatteranno" le loro strategie di marketing per offirire ai loro clienti cio' di cui hanno bisogno.

In realta', marketing o non marketing, portare petrolio in campi da guerra e' pericoloso e difficile.

In Iraq un convoglio di trasporto di petrolio su 40 e' stato coivolto in incidenti con morti o feriti gravi nel 2007, e questo perche' le operazioni di carico e scarico sono di loro natura rischiosa e creano dei target facili per il nemico.
 

 In Afghanistan nello stesso anno, uno su 24 ha riportato morti.
E' da qui che nacque l'idea di andare green. I Marines iniziarono a portarsi dietro pannelli solari in Afghanistan nel 2009 per alimentare le batterie per la comunicazione, il GPS e i visori notturni. Il silenzio e' stato un altro elemento di utilita', invece che il rumore dei generatori.

E cosi, anche l'esercito diventa green, Trump o non Trump.

Thursday, August 15, 2013

Obama mette i pannelli solari - finalmente!


Jimmy Carter e i pannelli solari sul tetto della Casa Bianca, Giugno 1979
Furono poi tolti da Reagan nel 1986



Pannelli per il riscaldamento dell'acqua della piscina, 
installati da George Bush Senior nel 1988


Il Washington Post riporta che finalmente sulla casa bianca si iniziano ad installare pannelli solari. 

La promessa era stata fatta da Obama gia' nel 2010, come segno dell'impegno della sua amministrazione di lottare contro i cambiamenti climatici. 

A suo tempo il segretario per l'energia, Steven Chu disse:

”This project reflects President Obama’s strong commitment to U.S. leadership in solar energy and the jobs it will create here at home. Deploying solar energy technologies across the country will help America lead the global economy for years to come.”

Passano tre anni e finalmente dopo tante pressioni popolari, oggi la Casa Bianca dice che sta installando “American-made solar panels" e che l'iniziativa

"will help demonstrate that historic buildings can incorporate solar energy and energy efficiency upgrades"

Si stima che il costo totale sara' recuperato dai risparmi finali sul corso dei prossimi 8 anni.

Arrivano un po tardi, eh? 

La cosa triste e' che gia' nel 1979 Jimmy Carter aveva fatto installare ben 32 pannelli solari sul tetto della Casa Bianca, che furono poi tolti da Ronald Reagan con le sue manie di grandezza e di spreco.

Nel 1979, Carter aveva detto che questi pannelli sarebbero stati giudicati in futuro cosi:

"either be a curiosity, a museum piece, an example of a road not taken, or it can be just a small part of one of the greatest and most exciting adventures ever undertaken by the American people.” 

"come una curiosita', un pezzo da museo, l'esempio di una strada non presa oppure solo una piccola parte di una delle piu grandi ed emozionanti avventure intraprese dal popolo americano."

Queste parole furono pronunciate 34 anni fa.

Purtroppo pero' quei pannelli della Casa Bianca sono stati la strada non presa: se avessimo continuato su quella strada maestra, io credo, oggi saremmo molto molto piu' avanti nella tecnologia, nella presa di coscienza pubblica, e soprattutto il pianeta sarebbe un po meno afflitto dai cambiamenti climatici.

Il primo pannello solare dell'era moderna fu inventato qui negli USA, dal Bell Labs, nel 1954 e la prima sperimentazione pubblica ci fu nel 1955, ad Americus, in Georgia, proprio lo stato di origine di Jimmy Carter.

59 anni fa.

Meglio tardi che mai.










Tuesday, November 30, 2010

Il Fracking - moratoria a New York




Ci vorrebbe la rivoluzione

Per me, la rivoluzione
inizia con queste parole:
I care.

Il fracking e' una tecnica relativamente nuova per estrarre gas da roccia porosa, che con i metodi tradizionali non e' possibile sfruttare. In poche parole, mandi sottoterra una miscela di circa 600 composti chimici - inquinanti, cancerogeni e tossici - e poi scateni un microterremoto che frattura la roccia solida che cosi' rilascia il gas.

Il nome piu' scientifico e' hydraulic fracturing of shale gas.

Il problema di questo fracking e' che quando fratturi la roccia, pezzettini di roccia e altri scarti di quella miscela perforante, possono migrare nelle falde acquifere. E' proprio questo quello che e' successo in varie parti degli USA, grazie alla Halliburton che ha inventato questa tecnica.

Sotto l'amministrazione Bush-Cheney, a partire dal 2005, il fracking e' stato usato in varie parti d'America, specie in zone rurali. Il duetto Bush-Cheney ha anche decretato che il fracking poteva non sottostare a molte leggi di protezione dell'ambiente, fra cui il Safe Drinking Water Act e il Clean Water del 1970 passato sotto Nixon e che garantisce acqua pulita e sicura agli americani.

Per ogni fracked-pozzoci vogliono 40 mila chilogrammi di materiale tossico e oltre 2 milioni di litri di acqua. Il 70% dei liquidi usati per il fracking non sono biodegradabili e restano nel sottosuolo.

Bush-Cheney non sapevano, o non volevano sapere quanto inquinante e impattante fosse questo fracking. Piu' probabile la seconda ipotesi, visto che entrambi sono stati a loro tempo petrolieri. Che vuoi che gli importasse loro dei rancheri del Wyoming o dei contadini della Pennsylvania?

Chi sa bene i disastri del fracking sono i cittadini comuni che vivono vicino a tanta devastazione e che vedono l'acqua marroncino dai loro rubinetti. Come sempre, l'ignoranza e' la radice di tutti i mali. Ma da quando e' iniziato a circolare il video Gasland di Josh Fox, l'America piano piano si ribella al fracking.

Scientific American ne parlo' gia' nel 2008 con un articolo (dedicato al negazionista Mario Rainone ai suoi amici di Assomineriaria) dall'eloquente titolo:

Drill for Natural Gas, Pollute Water

Trivella alla ricerca di gas, inquina l'acqua.

Le indagini mostrano che l'industria del gas ha inquinato un numero di pozzi artesiani, che la gente si ammala, che il bestiame soffre, che trovano metano nell'acqua che diventa incendiaria e rubinetti che scoppiano nelle case.

Di Sublette County devastata dalle trivelle del fracking ne abbiamo gia' parlato qui.

Qualche giorno fa, il documentario Gasland e' stato messo in lista per gli Oscar.

Anche CBS, la TV americana ha parlato di questo fracking, in un servizio alla televisione domenica scorsa.

La citta' di Pittsburg l'ha bannato all'unanimita'.

Iniziano le cause civili e penali contro le ditte che hanno inquinato il sottosuolo. Dal segretario del Dipartimento della Protezione Ambientale della Pennsylvania, contro la ditta Cabot Oil and Gas:

Cabot is responsible for the gas migration that has caused families to be without a permanent water supply for nearly 2 years and the Commonwealth of Pennsylvania will seek court orders to make Cabot pay for all costs. The Commonwealth of Pennsylvania will then aggressively seek to recover the cost of the project from Cabot. Cabot will be the one paying the final bill. Perhaps next time Cabot will do the job right the first time and avoid expensive repairs.

La Halliburton e' stata condannata a rendere pubbliche le schifezze che inietta nel sottosuolo per questo fracking.

Oggi, 30 Novembre 2010, lo Stato di New York ha approvato una moratoria temporale - il primo divieto del New York State Assembly e' arrivato ad Agosto, quello del Senato dello stato di New York e' arrivato oggi. Ovviamente la moratoria non risolvera i problemi, perche' e' solo fino al 15 Maggio 2011, ma lancia un segnale e potrebbe essere la porta verso divieti maggiori e piu' a lungo termine.

Quello che e' importante, e' che evitiamo queste cose nelle altre parti del mondo, e che l'esperienza americana non si ripeti altrove. Lo sappiamo che il fracking non porta niente di buono, e come al solito occorre essere preventivi, sapere, essere informati.

Qui in America, sono sicura che le ditte petrolifere verranno severamente punite, e che prima o poi questo fracking verra' bannato dal suolo americano, come lo sono il gas flaring, l'idrogeno solforato a tutto spiano, o l'MTBE nella benzina. Ma altrove?

L'ENI vuole fare il fracking in Polonia, la Northern Petroleum in Olanda, sono sicura che prima o poi arrivera' anche in Italia dove i governanti non sanno nemmeno cosa sia il fracking.



Purtroppo vige il mito che gas = meno pericoloso del petrolio e questo non e' assolutamente vero! Sopratutto in Italia, una volta che i disastri si fanno, nessuno paga, nessuno e' colpevole, nessuno va in carcere e gli ecomostri e le ecomostruosita' restano per anni.

Iniziamo con la rivoluzione del sapere, dell'essere interessati, dello scandalizzarci anche al dila' del nostro orticello. Io sono stanca - veramente - ma mi arrabbio ancora davanti a queste ingiustizie, che siano nel Wyoming o in Basilicata o in Nigeria o in Veneto. Non lo posso accettare che ENI, Assomineraria, Halliburton, Sergio Morandi o Dick Cheney possano cosi' rovinare la vita della gente. Non lo posso accettare.

Credo davvero che la rivoluzione di Monicelli debba partire da ogni piccolo nostro gesto, e con l'avere davvero a cuore il benessere gli uni degli altri su questo pianeta.

Thursday, December 3, 2009

La mia California


E' tardi e sarebbe piu' saggio andare a dormire. Ma prima di chiudere il mio computer oggi ho visto questo articolo della Repubblica sulla California e ho avuto voglia di parlarne perche' in questo momento mi sento felice di avere fatto di questo posto la mia casa. Cosi, pensieri notturni, per una volta.

E' una storia lunga, che parte dalla mia un po' tormentata infanzia, in questa mia vita sospesa da sempre fra due mondi diversissimi - il Bronx, San Iorio, Santa Monica, San Vito Marina - ma che in qualche modo sono diventati parte di me allo stesso modo e che si complementano in un modo che nemmeno io so definire ma che mi e' naturale ormai.

Qualche giorno fa un giornalista di Roma, Hermes Pittelli che ha pazientemente seguito la faccenda petrolio venendo a sentire le mie conferenze in mezza Italia (Brianza, Corropoli, Vasto, Chioggia e Chieti - deve esserselo imparato a memoria!) mi ha chiesto perche' io facessi tutto questo e perche' da due anni a questa parte io mi sia dedicata anima e corpo alla lotta al petrolio in Abruzzo.

Non me la faccio quasi mai questa domanda perche' sono cosi impegnata a scrivere, a leggere, a fare, a rompere le scatole che non ho quasi mai il tempo di riflettere. Lo faccio e basta, perche' e' giusto cosi' e perche' tutti dovrebbero farlo.

Ma pensadoci un po di piu', la risposta piu' vera e piu' breve che sono riuscita a trovare a queste domande e' che e' perche' sono americana e ancor di piu' californiana, dopo undici anni di vita qui.

Lo so che in Italia questo paese viene visto come il luogo cattivo dove ti lasciano morire in strada se non hai l'assicurazione, dove c'e' la pena di morte e dove mangiano le fettuccine Alfredo - che e' vero, sono orrende.

Ma e' anche - per me - il posto dove tutti si sentono artefici del proprio destino, dove basta volerle le cose, e volerle di piu' di chi ti ostacola, dove se insisti ed insisti ed insisti ancora non potrai che arrivare alla meta che vuoi, e dove tutti possiamo contribuire al bene della societa'.

Questo articolo della Repubblica dice cose che io vedo tutti i giorni. Qui la gente vernicia le case con pitture speciali per risparmiare energia, la mia scuola mette pannelli solari sui tetti dei parcheggi, le emissioni di CO2 le mandiamo alla foresta tropicale. Smantellano parcheggi per farci campi di calcio, la gente pianta giardini che consumano meno acqua. Per moda ecologica nessuno qui piu' usa sacchetti di plastica, San Fransico e Los Angeles si fanno la guerra a chi ricicla di piu', a chi diventera' per prima la citta' a zero rifiuti. Nessuno fuma. Il polistirolo in alcune citta' e' vietato. Abbiamo il vuoto a rendere dal 1986 che porta soldi allo stato e ci fa reciclare oltre l'85% delle lattine e del vetro.

Facciamo referendum per decidere che le galline d'allevamento devono avere lo spazio sufficiente per allungare le ali nella gabbia o per obbligare le ditte fornitrici di energia a distribuire entro il 2010, il 20% di energia rinnovabile. La gente compra macchine ibride e sul mercato ci sono gia' macchine elettriche al 100%. La Chevron e' obbligata ad andare sui giornali che dire che le estrazioni di petrolio fanno venire il cancro a chi gli sta vicino.

Ricordo la storia di un signore sul Los Angeles Times di qualche anno fa che regalo' il sistema fotovoltaico alla sua parrocchia per renderla al 100% solare e perche' diceva era giusto cosi'. Siamo lo stato dove Arnold Schwarzenegger ha portato in causa il governo Bush perche' non consentiva alla California di abbassare i limiti delle emissioni delle macchine.

Nessuno dice che non si puo'. Tutti dicono che ci dobbiamo provare e lavorarci sodo.

E' contagioso. Io ho imparato qui a reciclare tutto, a fare il compostaggio, a comprare verdure prodotte solo dai contadini della zona, a non usare l'asciugatrice, a chiudere il rubinetto quando non serve e solo perche' attorno a me si respira un clima secondo il quale e' la cosa giusta da fare, e tutto dipende da ciascuno di noi. E non sono cosi' speciale. Lo fanno in tanti.

E' bello e mi fa sentire che tutti possiamo fare qualche cosa di buono per il pianeta e che se le cose partono dal basso e le moltiplichiamo per tutti noi, il mondo cambia. E questo vale anche per l'Italia.

E' questo spirito che ha animato tutte le cose che ho fatto in Abruzzo. L'idea che se tutti facciamo qualcosa, un email, una parola, una lettera, un po di tempo, non possiamo che vincere, per il petrolio e per ogni altra cosa che ci riporta la nostra dignita' di cittadini, di persone e non di succubi della Casta, dell'ENI, della Petroceltic di una giunta regionale inutile e anacronistica.

Ogni cosa che abbiamo fatto, l'abbiamo fatta tutti noi, insieme, e io spero che alla fine di questa storia resti nella societa' d'Abruzzo il profumo dell'idealismo, del fare le cose perche' e' giusto cosi, del volere il bene della nostra terra, della nostra gente e niente altro.


Buona notte.

Sunday, May 31, 2009

L'Alaska e i 250 chilometri


Oggi un articolo sul Corriere della Sera ripreso da Science sulla corsa al petrolio nel polo Nord.

A causa del riscaldamento globale - che esiste, e' vero e accettato dalla stragrande maggiornanza delle persone di scienza checche ne dicano le menti ignoranti del ragionier Mauro Febbo o di Giuliano Ferrara - la calotta glaciale artica va sciogliendosi. Parte cosi' la corsa allo sfruttamento di tutte le risorse, anche petrolifere, che stanno sotto le nevi, prima perenni, ora non tanto.

Trovare nuovi giacimenti petroliferi sulla parte del globo abitata ed accessibile all'uomo si rivela sempre piu' difficile. E' dalla fine del 1800 che l'uomo cerca giacimenti buoni, e una nuova Arabia Saudita non la troviamo piu': e' stato gia tutto sondato, studiato, cercato.

Non c'e' n'e' piu' di giacimenti petroliferi grandi, facili, e di petrolio buono. Le nostre "risorse" italiche - scadenti sia in qualita' che in quantita' - erano note gia da anni, ma non sono mai state pienamente "sfruttate" perche' economicamente poco convenienti. Adesso, come mi dissero gli ENI-men a Pescara, c'e' la corsa al raschiamento del fondo del barile, di cui fa parte anche l'Abruzzo, la Basilicata, la Pianura Padana. Fanno parte dello stesso discorso, su scala internazionale, le sabbie petrolifere del Canada e del Congo, il peggior petrolio che esiste sul pianeta.

Nel Polo Nord, la parte del leone la giochera' la Russia, che si dice anche pronta ad usare la forza per difendere il suo diritto alle trivelle. E gli USA? Anche il mio paese andra' a trivellare lassu', ma il Congresso americano ha imposto il limite di 250 chilometri al largo delle coste. Subito sono partite le proteste di chi dice che anche 250 km sono pochi e che occorre molto di piu' per proteggere il fragilissimo ecosistema artico.

Lisa Speer e' la direttrice dell'International Ocean Program al National Resources Defence Council. Questa associazione e' una delle piu' potenti associazioni ambientali in America ed e' specializzata in cause legali per la difesa dell'ambiente. Negli USA e' nota semplicemente sotto le iniziali NRDC. Ci fa parte anche Robert Redford che ha donato i soldi per la loro sede a Santa Monica, un palazzo sulla seconda strada in pieno centro. Regalato.

Lisa afferma quello che andiamo predicando da tempo per l'Abruzzo: trivellare l'Artico potrebbe causare il rilascio di elementi tossici come arsenico, mercurio e piombo nell'Oceano: «Abbiamo bisogno di criteri uniformi e severi per ogni attività off-shore di petrolio: un solo Paese ha il potenziale di produrre conseguenze ben oltre i suoi confini».

E da noi? In Italia non abbiamo limiti per nessuna di queste attivita' di trivelle in mare. Nessun limite! Il nostro parlmento non si pone questi problemi. Non gliene importa, non sa, non chiede, non lotta per la gente. Anzi avvantaggia i petrolieri in tutti i modi possibili.

Non so se avete presente cosa sono DUECENTO CINQUANTA CHILOMETRI. E' la distanza da Roma a Pescara piu' o meno, e' la distanza fra Roma e Firenze, e il NDRC e' preoccupato per questo.

Pensiamo che le specie animali e vegetali d'Abruzzo siano meno importanti di quelle del Polo Nord? Pensiamo che le colline o i parchi italiani siano meno importanti che le nevi o gli orsi del polo nord? Pensiamo che le trivelle nel mare italiano ci daranno pesce piu' sano? Aumenteranno il turismo? Miglioreranno la qualita' dell'acqua? Solo una persona ignorante o con interessi economici sotto puo' pensare cosi'. O pensiamo anche qui che debba venire qualcuno dall'altra parte del mondo a salvarci? Magari quelli dell'NDRC?

In Abruzzo vogliono trivellare a DUE chilometri dalla nostra costa. Idem nel Veneto, in Emilia Romagna, in Basilicata, in Sicilia. In Brianza vogliono andare a mettere le trivelle in un parco, come nella Majella o nel parco nazionale della val d'Agri. Le concessioni petrolifere avanzano in Toscana, Emilia Romagna, nelle Marche senza che quasi nessuno faccia niente.

MA PERCHE' NESSUNO PROTESTA? PERCHE' NON CI RIBELLIAMO?

PERCHE GLI ITALIANI NON AMANO L'ITALIA?

NON E' GIUSTO che un gruppo di californiani vada a fare la lotta per salvare l'orso polare a 250km dalla costa del polo nord, mentre gli italiani dormono.

Non e' giusto. La democrazia e' tutt'altra cosa ma gli italiani non lo sanno, non gliene importa. Pensano a farsi gli affari loro. Oppure che tanto che lotto a fare, non vincero' mai. Sono tutti ossessionati dal dare tutto il possibile ai loro figli ma non un ambiente sano in cui crescere. Gli italiani pensano che qualcuno da qualche parte fara' forse qualcosa per risolvere i guai di questa nazione, di cui il petrolio e' solo un grave esempio. Pochi pensano che qualcuno siamo noi tutti.

Come sempre, si raccoglie quel che si semina.

Saturday, November 29, 2008

La fine della democrazia?


Sono scandalizzata stamattina ed arrabbiata. Il governo centrale decide che in materia di trivelle possono decidere tutto loro, senza interpellare nessuno. Questo e' da dittatura sudamericana!

Le decisioni del governo centrale sono IMMORALI. Qui in California una legge del genere che SCAVALCA LA VOLONTA' POPOLARE porterebbe alla rivoluzione immediata. Non si puo' fare questo.

Ma chi siamo noi, i sudditi dell'ENI?

E' uno scandalo, e io sono arrabbiata perche' queste cose, pare che siano state decise e discusse il 4 Novembre 2008. DOV'E' LA STAMPA NAZIONALE? DOVE ERANO I POLITICI ABRUZZESI? PERCHE' NESSUNO CI HA DETTO NIENTE? A COSA SERVONO TUTTE LE BALLE DI COSTANTINI E CHIODI?

Abbiamo dovuto fare una fatica immane a convincere il popolo della gravita' della faccenda, noi volontari. La politica si e' solo accodata. Ora dicono no pure loro.
Ma come ho gia detto, il no di un politico, seppure della ultima ora e macchiato
di gravissime inadempienze del passato, DEVE essere acompagnato da fatti concreti.

Sta cavolo di legge ventennale ci vogliamo impegnare a farla o no? Non importa cosa decide il governo centrale, noi facciamola lo stesso e non molliamo e reagiamo alla prepotenza non con la rassegnazione ma con ancora piu caparbia!

In Italia questo non ve lo dirano mai, ma la California e' in causa con il governo centrale americano . Perche'? Perche' qui vogliamo delle leggi piu' stringenti contro il riscaldamento globale e le emissioni di CO2. Fra le altre cose si vuol imporre ai costruttori di automobili di produrne di piu' efficienti dal punto di vista del consumo energetico.

Bush dice che queste leggi non vanno bene per il resto del paese e che e' meglio avere degli standard unici. Fra le righe: e' troppo amico dei petrolieri per volere automobili ed SUV che consumano meno benzina. La California non ci sta, ed ora c'e' questa causa a Washington, guidata da Arnold Schwarzenegger per difendere i nostri diritti.

Bush ed Schwarzenegger sono dello stesso partito, i repubblicani, e Arnold ha pure aiutato Bush in campagna elettorale nel 2004. Questa, secondo me, e' una democrazia un po piu' funzionante ed e' un esempio di cosa dovrebbe fare un governatore serio.

In Abruzzo, secondo me nessuno dei politici ha davvero capito la gravita' della faccenda. Forse sono io che la vedo troppo pessimisticamente, e veramente il petrolio ci fara' bene. Poi guardo Viggiano e la Basilicata e mi rendo conto che no, non sono io esaltata, sono loro gli sciacalli. Poi vedo l'Alberta e penso al bitume di LettoManoppello e mi si accaponisce la pelle. Poi vedo il mare inquinato della Louisiana, trivellato a piu' non posso, e penso alla costa dei trabocchi. NON E' GIUSTO!

Perche' pare che l'urgenza la senta solo il popolo normale? Ma questi politici italiani leggono? Questo tema del petrolio e' diventato cosi' importante che e' criminale governare e non avere letto dei libri sul tema. E come ho gia detto, una qualsiasi persona di medio quoziente intellettivo, dopo che sa non puo' che decidere di passare all'azione concreta per fermare il mostro pertrolchimico.

Io mi vergogno di venire da un paese antidemocratico. C'e' un limite a tutto. Berlusconi, Veltroni, l'ENI e la loro cricca NON POSSONO ARROGARSI IL DIRITTO DI DECIDERE PER NOI.

E' arrivato il tempo di arrabbiarci di piu', di diventare uomini e donne e non passivi spettatori della distruzione della nostra terra.

Tuesday, November 4, 2008

Obama!



Now this is where I learned that change only happens when ordinary people get involved, and they get engaged, and they come together to demand it.

E' questo il sale della democrazia 


It falls to each of us to be those anxious, jealous guardians of our democracy. Embrace the joyous task we have been given to continually try to improve this great nation of ours because, for all our outward differences, we in fact all share the same proud type, the most important office in a democracy, citizen.

Citizen. So, you see, that’s what our democracy demands. It needs you. Not just when there’s an election, not just when you own narrow interest is at stake, but over the full span of a lifetime. If you’re tired of arguing with strangers on the Internet, try talking with one of them in real life.


If something needs fixing, then lace up your shoes and do some organizing.

If you’re disappointed by your elected officials, grab a clip board, get some signatures, and run for office yourself.

Show up, dive in, stay at it. Sometimes you’ll win, sometimes you’ll lose. Presuming a reservoir in goodness, that can be a risk. And there will be times when the process will disappoint you. But for those of us fortunate enough to have been part of this one and to see it up close, let me tell you, it can energize and inspire. And more often than not, your faith in America and in Americans will be confirmed. Mine sure has been.


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Le parole in calce le scrissi esattamente otto anni fa, quando Obama vinse le sue prime elezioni.

Con tutte le delusioni e le promesse che non e' riuscito a mantenere, e' stato un presidente che sapeva di futuro, e di speranza, e di cose costruttive. Un presidente amato, specie alla fine, anche da me che non pensavo di volergli cosi bene.

La sala era piena - in 20mila a sentirlo a Chicago.

Qualcuno urlava "4 more years!" E lui ha detto "Non posso".

Parlava come sempre, nel suo stile normale ed eloquente allo stesso tempo. Ha detto anche cose che non condivido, ma sempre c'era nelle sue parole rispetto e un profondo amore per questa nazione. La cosa piu' bella che ha detto e': se non ti piace il sistema invece di commentare su internet, prendi carta e penna, raccogli un po di firme, e diventa tu politico, per cambiare il sistema.

Ha ricordato le sue origini, le cose fatte durante la sua amministrazione, e che essere presidente l'ha reso una persona migliore, grazie al contatto con la gente normale. Ha parlato della democrazia, che e' faticoso averla e mantenerla e che si va avanti con la partecipazione di tutti.

Ecco mi ha fatto pensare al petrolio: non ti piace? Fai qualcosa per cambiarle queste cose.

Sarebbe bello che anche in Italia qualcuno parlasse cosi alla gente, e che ci credesse mentre che lo dice. Ho letto un po gli articoli di CorSera e di Repubblica, ma non hanno saputo raccontare il sentimento della serata, il senso di benevolenza verso quest'uomo e le lacrime agli occhi che tutti avevamo mentre Obama parlava. Anche lui stesso.

L'ho visto Renzi, ci ha provato a scopiazzarne lo stile, ma Obama e' un altra cosa. Un gentelman, un class act in tutto il tempo della sua presidenza - otto anni. E non importa se quello che si e' visto dalla TV stasera e' stata un illusione, lo stesso Obama ha portato il sogno di un futuro migliore nelle nostre case.

Infine, si vede proprio che lui e Michelle si vogliono bene, e si vedeva anche la stima e l'amicizia profonda con Joe Biden, il vicepresidente.

E alla fine, "Yes we can".

Ciao Obama! You made us proud.

Il suo speech per intero come trascritto dal NYTimes e' qui



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Stamattina si capiva gia' nell'aria che stava succedendo qualcosa di straordinario in questo paese.

Mai mi era capitato di dover fare la fila cosi a lungo per votare, e mai mi e' successo di vedere in giro e alla tv una folla cosi felice, unita e sinceramente commossa per la vittoria di Obama.

C'era Jesse Jackson che a stento tratteneva le lacrime e con lui una schiera di ragazzi, mamme, signori di mezza eta', tutti sorridenti, come se avessimo vinto i mondiali di calcio.

L'ottimismo e' stato contagioso. Quasi tutti hanno parlato di altri tempi in cui tutto questo sarebbe stato solo un sogno. E' stato davvero commovente e tutti ci siamo sentiti parte di una pagina bella di storia.

Domani si torna al lavoro normale, ma stanotte e' tutto ancora un po magico.

I discorsi di Obama e di Mc Cain sono stati signorili, nessuno dei due ha attacato l'altro. Il vinto ha detto che era pronto a lavorare per il bene comune e il vincitore ha detto di avere bisogno dei vinti per risollevare le sorti di questo paese. Sembravano sinceri: due avversari dalle idee opposte ma uniti dall'amore per la propria patria.

Obama ha anche rifiutato i fuochi d'artificio perche' in questo tempo di crisi, non gli e' sembrato opportuno e mi e' parso un bel gesto.

Questo paese ha tanti guai, ma e' l'esempio piu bello di democrazia e di meritocrazia che io conosca.

Il figlio di un immigrato del Kenya che diventa l'uomo piu' potente del mondo solo perche' ci ha creduto e si e' impegnato anche quando sembrava tutto in salita. Obama non lo conosceva nessuno fino a quattro anni fa. Ha finanziato la sua campagna elettorale anche con i soldi dei contribuenti comuni, con le donazioni via internet di gente che gli mandava dieci o venti dollari. Ha riunito quasi due milioni di volontari che si sono impegnati a spargere il suo messaggio, a telefonare, a stampare volantini, a parlare nelle scuole.

Spero che dopo otto anni di politiche disatrose di Bush, il futuro presidente Obama riporti affetto per l'America, e che l'elezione di un candidato cosi atipico dia speranza alle migliaia di cittadini che si sentono di serie B non solo in America, ma anche in altre parti del mondo e nella nostra tormentata Italia.

Cosa altro posso aggiungere? Mi sono promessa di non abbracciare la politica, e sebbene mi sono arrivate varie proposte su questo filone, come ho detto fin dal primo giorno, tutte le cose che cerco di fare e' solo perche' e' giusto cosi e perche' ci credo davvero che la democrazia sia una responsabilita' di noi cittadini. Se vediamo le cose storte ci dobbiamo dar da fare da soli, senza aspettare il mago zurli' che scenda dal cielo e perche' la vita e' piu bella quando si hanno degli ideali.

Intanto, in Abruzzo ci sono due candidati alla presidenza. Entrambi pare che abbiano scoperto il tema petrolio solo da poco. Costantini pero' ha speso qualche parola di piu' contro questo progetto, sia dal suo blog che nei suoi discorsi e stasera voglio credergli che se votato davvero si impegnera' a darci una moratoria ventennale e a evitare le trivelle nell'Adriatico. Chiodi, a quanto leggo almeno, pensa ancora che petrolio significhi progresso. So che gli ho scritto soli pochi giorni fa, e che forse non ha avuto tempo di rispondermi. Ma i tempi stringono e non e' colpa mia se i nomi dei candidati sono venuti fuori solo un mese prima delle elezioni.

Sulla base del materiale che ho, a me la scelta fra i due sembra chiara. Per quel poco che possa contare il mio "endorsement", parola che non so come si possa tradurre in italiano, ma che per me vuol dire appoggio ad una persona non per l'ideologia ma perche' ho valutato al meglio cosa ciascuno propone, va al gruppo di Carlo Costantini.

Dico questo da persona libera, e non accecata di ideologie. A me interessa che l'Abruzzo rimanga pulito e lontano dalle trivelle, e mi pare che Costantini dia maggiori garanzie in questo senso. Saro' bel lieta di ascoltare le opinioni di Chiodi se volesse spiegarci meglio cosa intende fare e magari anche di cambiare idea.

Obama ad un certo punto ha ringraziato la gente normale che attivamente ha lavorato per lui. Io sogno il momento in cui l'impegno di ciascuno noi, bloggers, mamme, cantanti, contadini e studenti, si traduca in un netto e nero su bianco no alle trivelle d'Abruzzo.

La strada e' ancora lunga, ma stanotte tutto pare possibile.

Tuesday, June 24, 2008

Mc Cain ed il petrolio


Il presidente George Bush e il candidato alla casa bianca John Mc Cain continuano a premere affinche' si trivellino le coste statunitensi. Dicono che questo aiutera' ad abbassare il prezzo della benzina. Circa l'85% dei nostri mari e' coperto da una moratoria contro le nuove trivelle: solo nel golfo del Messico (attorno al Texas, guarda caso) queste sono legali.

Il movimento anti-petrolio-nel-mare e' molto forte in California, dove l'amore ed il rispetto per l'oceano e le numerose opportunita' anche economiche che questo offre sono radicati in ciascun abitante di questo stato. Dopo una terribile esplosione di un pozzo petrolifero a Santa Barbara, nel 1969 c'e' stato un crescendo di sensibilizzazione, e presa di coscienza che le trivelle in mare non sono una cosa buona.

Il Los Angeles Times in data 21 giugno 2008 ha fatto un editoriale sul tema, senza peli sulla lingua, che rispecchia le posizioni del giornale come ente. Come loro ne ho letto di simili sulla stampa dell'Oregon, della Florida, del Maine. Ecco cosa dice il Los Angeles Times:

"Il presidente Bush e il candidato repubblicano Mc Cain hanno di recente proposto di eliminare la moratoria federale sulle trivelle offshore. Quello di cui abbiamo veramente bisogno invece e' una moratoria contro le proposte inutili dei nostri politici per abbassare il prezzo del carburante."

"L'opposizione alle trivelle nel mare non viene solo da un gruppetto di ambientalisti di Santa Barbara che guidano macchine ibride. Le moratorie vennero decise in maniera consapevole e per proteggere l'industria del turismo, della pesca, le piccole attivita' commerciali e gli abitanti della costa. Trivellare nel mare porta benefici solo alle ditte petrolifere, ma causa danni economici diretti a chiunque altro sia in contatto con l'oceano, sporcando le spiaggie, avvelenando la vita marina e abbruttendo le vedute."

"I Californiani non aprovano le trivelle lungo la costa dal 1969, quando un riversamento in mare di petrolio devasto' i mari di Santa Barbara. Coloro che difendono le piattaforme in mare si difendono dicendo che da allora la tecnologia ha fortemente ridotto i rischi di incidenti, ma questi continuano ad accadere. E c'e' molto di piu' di cui essere preoccupati degli incidenti. Il Texas non e' famoso per le sue spiaggie che continuano ad attrarre gli scarti dell'industria petrolifiera lungo le sue coste, fra cui catrame e scarti di lavorazione dalle migliaia di piattaforme nel golfo del Messico. Le trivelle rilasciano una gran quantita' di sostanze chimiche tossiche, creando problemi gravi, fra cui concentrazioni elevate e pericolose di mercurio nei pesci.

La distruzione delle nostre coste e' un prezzo troppo alto da pagare per un abbassamento irrilievante del prezzo della benzina che accadra' forse fra 20 anni."

Questo per trivelle che si vogliono costruire a 50 miglia, ottanta chilometri, dalla costa. Dove sono i nostri autorevoli giornali, locali e nazionali a difendere il mare? Perche' il Los Angeles Times scrive editoriali e da noi i giornali non prendono posizioni ma si limitano a riportare le notizie?

Noi in Abruzzo abbiamo le trivelle non a 50 ma a 5 miglia dalla costa.

Fonti: Los Angeles Times

Wednesday, June 18, 2008

Bush e gli 80 chilometri


E cosi, dopo 29 anni di moratoria sulle estrazioni petrolifere nelle acque americane il nostro saggio presidente George Bush ha deciso di domandare al Congresso Americano il permesso di trivellare le nostre acque. La moratoria venne approvata da suo padre, l'altro piu' signorile George Bush e fra i piu' ferventi sostenitori c'e' anche suo fratello Jeb, goverantore della Florida.

Le motivazioni ufficiali sono che il prezzo del petrolio e' alle stelle e che gli americani soffrono perche' la benzina costa circa $4 al gallone (1 gallone = 3.78 litri). In California il prezzo e' piu' vicino ai $5. Quando sono arrivata qui nel 1999, un gallone costava $1.10, ieri ho fatto il pieno a $4.80. In meno di dieci anni il prezzo e' piu' che quadruplicato.

Bush ha detto che occorre andare a trivellare in Alaska dove c'e' un rifugio artico, e nel Green River Basin, una zona sparsa fra il Colorado, lo Utah e il Wyoming dove esistono provate riserve petrolfiere. Ha detto anche che bisogna rivedere le moratorie che impediscono le trivelle lungo gran parte delle nostre coste, in primis la California e la Florida. Il nostro saggio presidente ha aggiunto che il prezzo della benzina e' uno dei problemi piu' gravi di questo paese (ne abbiamo di molto piu' gravi caro George)

John Mc Cain, il senatore dell'Arizona che e' il candidato alla Casa Bianca per il partito repubblicano, aveva gia detto ieri piu' o meno le stesse cose, anche se ha escluso la possibilita' di trivellare l'Alaska. Ripetendo i mantra delle ditte petrolifere, il settantaduenne Mc Cain annuncia che si puo' trivellare senza inquinare, e che a differenza di quanto provano innumerevoli studi ambientali,
e' possibile contemporaneamente estrarre petrolio e preservare le acque dalle sostanze di risulta, l'aria dall'inquinamento, le coste dall'erosione, e i pesci
dalle morie dovuti agli scarichi tossici.

Subito sono fioccate voci contrarie. Il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha detto che lui non approvera' le trivelle nel nostro stato, e cosi pure le due senatrici californiane, Barbara Boxer e Dianne Feinstein. Le voci piu' forti sono venute dal senatore del Massachussetts, Edward Markey, che e' anche a capo della commissione per le energie alternative e che ha detto che Bush e il suo vice Cheney hanno trasformato il partito repubblicano nel partito dei petrolieri, che sono diventati delle marionette per l'industria del petrolio che distruggera' le aree piu belle di questo paese. Analisti petroliferi dicono che se anche se fosse possibile trivellare domani, ci vorrebbero come minimo tre/cinque/dieci anni per arrivare alla produzione.

E poi arriva Obama, contrario alle trivelle, che dice che nei prossimi anni intende investire 150 mila miliardi di dollari per l'energia alternativa, assicurarsi che l'uso del carburante sia piu' efficiente in questo paese e che ricorda che trivellare non risolvera' i nostri problemi.

L'ironia di tutta questa storia che sono sicura arrivera' presto anche sui giornali italiani e' che la discussione si basa sulla richesta avanzata da Bush di trivellare a 50 miglia dalla costa, OTTANTA CHILOMETRI. Spero che i cronisti italiani non dimentichino questo particolare importantissimo.

Qui si apre quella che sara' un'aspra battaglia, spero e credo perdente, per trivellare a
ottanta chilometri dalla costa e da noi in Abruzzo si alza alla mattina Mr Morandi e in quattro e quattro otto arriva, decide, trivella, senza chiedere niente a nessuno e a due passi dalla costa. Non e' accettabile. Nemmeno Bush, con il suo quoziente intellettivo sottozero e che e' tutto ammanicato coi petrolieri ha osato chiedere tanto: invece di sette chilometri si e' dovuto accontentare di ottanta.

Fonti: CNN,Los Angeles Times , Los Angeles Times 2

Thursday, May 15, 2008

Il nostro Adriatico ferito


E cosi, com'era facile immaginare, le chiazze di San Vito erano veramente petrolio. E cos'altro poteva essere quel catrame? Il nesso fra inizio operazioni petrolifere e inquinamento della costa e' veramente lampante, e siamo solo all'inizio.

Il sindaco di San Vito, cosi solerte nel voler denunciare il WWF per avere "sollevato l'allarme e messo in panico la popolazione", cosa fara' adesso? Sara' ugualmente solerte a denunciare la MOG per avere inquinato il mare e per avere CREATO un allarme vero? Ci vorrebbero politici, ci vorrebbero uomini veri, e non mezze cartuccie che protestano solo perche' le piattaforme sono brutte e che potevano aspettare settembre per metterle in mare.
I nostri politici hanno paura, non hanno voglia, o nel peggiore dei casi, sono di parte, e abbiamo ormai capito che sono abbastanza inutili. E' piu' facile prendersela con il WWF piuttosto che con la MOG: temo che il sindaco di San Vito, Rocco Catenaro non fara' nulla.

Purtroppo, questo e' solo l'inizio. Come ho gia' scritto qualche tempo fa si calcola che nel corso della sua vita una piattaforma marina rilasci nel mare in media 90 mila tonnellate di sostanze di scarto, fra petrolio, fanghi e fluidi perforanti. I pescatori della costa teatina gia' riportano il calo di pesci e la presenza di strane schiume bianche in mare, sui blog si leggono di fumi nerastri in cielo vicino alle piattaforme. Il petrolio e' arrivato sulla spiaggia del Turchino e la bandiera blu non e' servita a fermarlo.

Intanto, gli amici di Mare Vivo mi mandano un articolo su un episodio accaduto a Termoli, 3 anni fa. Dallo stabilimento Rospo Mare di Vasto fuoriuscirono centinaia di litri di petrolio che arrivarono in parte sulle spiagge di Termoli. Vi fu una attivita' frenetica per evitare il disastro, una forte paura per la flora e la fauna, ma alla fine i quasi 500 litri di petrolio in qualche modo vennero ingoiati dal mare o fatti impregnare in apposite barriere. Vi
fu divieto di pesca per quindici giorni. Non se parlo' neanche tanto.

Vogliamo davvero vivere cosi? Un giorno accadra' che i litri non saranno 500 ma 500,000, un giorno accadra' che la piattaforma si incendiera', un giorno accadra' che gli oleodotti cederanno, un giorno accadra' che i pesci scompariranno, o che saranno talmente contaminati dai veleni che non si potra' piu' mangiarli. Fantascienza? No - a Falconara e' successo proprio questo: il loro mare e' cosi inquinato che non c'e' piu' la gioia del mare. E' cosi in tutte le altre parti del mondo dove si estrae petrolio.

Finanche Jeb Bush, fratello del presidente George Bush (ancora per poco, graziammedi'), governatore della Florida e con molti amici petrolieri in famiglia, e' stato uno dei piu' forti sostenitori della legge che vieta le trivelle a 100 miglia dalla costa del suo stato. Cento miglia sono 160 chilometri. Qua ce le abbiamo a 5. Ottaviano, specchiati e poi vergognati.

Ma perche' i nostri politici hanno cosi poco coraggio? Ma che ci stanno a fare li? Ma che le bandiere blu le usano per bendarsi gli occhi?

Rocco Catenaro, ti aspettiamo ora a denunciare la MOG. Il popolo sara' con te se ne avrai il coraggio, ma devi agire ed essere un uomo vero, un politico, VERO di quelli che lo fanno per amore. Voglio sperare l'insperabile: che sei fatto di pasta buona.

Fonti:Primonumero - Termoli