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Thursday, June 15, 2017

We are still in -- Mille duecento sindaci, universita', aziende USA rispetteranno gli accordi di Parigi



Continua la resistenza americana contro le folli scelte ambientali di Donald Trump.

Martedi 6 Giugno 2017 oltre milleduecento ditte, citta', universita' e stati americani in barba alle decisioni anacronistiche di Donald Trump, hanno firmato un documento dal titolo We Are Still In.


Per la prima volta, all'unisono, questo gruppo cosi eterogeneo, di uomini d'affari e di accademici, promette al mondo intero che per loro, per noi, gli accordi sul clima di Parigi sono ancora un impegno sacrosanto, e che collaboreranno per la giusta implementazione di misure per mitigare i cambiamenti climatici, anche senza la guida del governo centrale. 


Ci sono gli stati di California, New York, Hawaii, Oregon, Washington, Hawaii, North Carolina, Connecticut e della Virginia, alcuni sotto il governo repubblicano, altri sotto quello democratico.


Ci sono oltre duecento citta', New York e San Francisco, Austin e Miami, Los Angeles e Houston, Little Rock e Philadelphia.


Ci sono Disney, Apple, eBay, Tesla, Mars, Microsoft, Evian, Gap, Google, Nike, Estee' Lauder, Patagonia, Tiffany, Campbell Soup, Ikea, Danone, Levi's e Timberland. 


Assieme rappresentano 120 milioni di persone. Producono 6.2 trillioni di dollari dell'economia USA.
Il totale e' di 18 trillioni. Quindi siamo un terzo della nazione. Anzi, se tutti questi gruppi fossero una nazione, tutti insieme saremmo la terza economia piu' grande del mondo.


Ricordano a tutti che la lotta ai cambiamenti climatici porta vantaggi per l'ambiente e per la salute, ma anche per il business, la competitivita', lo sviluppo di idee nuove. Non hanno mezze parole per Trump: la sua decisone di uscire dagli accordi di Parigi e' dannosa, fuori dalla realta' americana. Che Trump lo voglia o no, il mondo ha deciso da quale parte andare, e non e' verso il fossile.


E intanto, Micheal Bloomberg, ex sindaco di New York, devolve 15 milioni di dollari al fondo per l'ambiente delle Nazioni Unite che Trump ha rifiutato di finanziare; l'ambasciatore di Cina si dimette perche' non e' d'accordo con le decisioni del presidente, Elon Musk della Teska e Robert Iger di Disney lasciano il proprio ruolo di consiglieri alla casa bianca.

E ancora, come atto di sfida una dozzina di citta' americane hanno ripostato sui loro siti ufficiali tutti i dati che l'EPA (l'ente di protezione ambientale degli USA) aveva raccolto nell'arco di decenni sui cambiamenti climatici e che Donald Trump ha fatto togliere dai siti governativi di Washington. 
Ha iniziato Chicago a Maggio, e a seguire sono state altre grandi citta' come Atlanta, San Francisco, Seattle, Boston, Philadelphia, e Houston.

Ci riusciranno scuole e sindaci? E' presto per dirlo, ma grandi passi in avanti sono stati fatti negli USA per diminuire le emissioni di CO2 e sono quasi tutti stati grazie all'implementazione di leggi locali, e di ricoversioni dell'industria stessa, che ha visto dimiuire i costi dell'energia passando al solare e all'eolico.

Continueranno a farlo. Nelle loro parole: "Il futuro non aspetta, e nemmeno noi."

Wednesday, July 24, 2013

Robert Redford



La classe non e' acqua. E si vede.

Con calma, con eleganza, ecco qui Robert Redford contro le Tar Sands del Canada, contro i petrolieri, contro la distruzione del pianeta, e in favore delle energie rinnovabili.

Ci dice che la transizione dalla melma petrolifera all'energia pulita avverra' solo quando tutti noi faremo sentire la nostra voce.

E quindi, occorre continuare incessantemente a rompere le scatole, ogni santo giorno.


Tuesday, June 18, 2013

L'air gun e le cento balene spaiggiate in Madagascar

Nel Maggio 2008 in Madagascar iniziarono a ritrovare prima balene spiaggiate ma vive e poi carcasse di balene morte lungo le spiagge nel nordest dell'isola, in una mangrovia detta Antsohihy Bay.
 
Le balene morte erano trenta e quelle spiaggiate cento.







Li vicino c'era un area dove la Exxon-Mobil stava eseguendo ispezioni sismiche - a 50 chilometri di distanza. Dicevano che non potevano essere stati loro a causare gli spiaggiamenti - e che magari era un virus? una infezione? - perche' le loro operazioni di riflessione sismica erano troppo lontano dal punto della moria.

Sebbene la Exxon negasse il suo ruolo nella faccenda fermo' lo stesso le operazioni di airgun, per evitare la morte di altre balene. Alla fine il conto fu di circa 200 balene spiaggiate, la maggior parte delle quali morte.

E' stata allora una infezione o l'air gun?

Probabilmente non lo sapremo mai, perche' e' sempre difficile trovare una relazione diretta.

Intanto Micheal Jasny del gruppo NDRC, il National Defense Research Council, di cui far parte anche Robert Redford, ricorda che questi tipi di balene spiaggiano molto molto raramente. Allo stesso tempo pero' e' noto che sono molto sensibili ai rumori prodotti dagli umani in acqua, con altri spiaggiamenti collegati ad esercizi con sonar della marina USA in una baia delle Hawaii nel 2004.

E poi c'e' una intervista a Paul Johnston, uno degli scienziati capo-gruppo di Greenpeace che dice

"There is no such thing as direct proof in these particular cases. There never is. But once the oil companies start doing seismic surveys, once they start using using scan sonar in a really big way, then we've come up with a number of instances where whales have run into difficulties, whales are stranded, whales are panicked. You have to make the link, really."

"Non c'e' mai la prova diretta in questi casi. Non c'e' mai. Ma una volta che le ditte del petrolio iniziano a fare ispezioni sismiche, una volta che usano i sonar in modo massiccio, allora ci sono stati molti casi in cui le balene hanno avuto difficolta', con spiaggiamenti, e terrore. Occorre veramente collegare le due cose, davvero."

You have to make that link, really.







Sunday, April 14, 2013

Gasland 2


Il 21 Aprile 2013 presso il Tribeca Film Festival di New York e' stata proiettata la prima di Gasland 2, di Josh Fox. Il suo primo film, Gasland, del 2010 e' stato il catalizzatore della discussione nazionale che avviene in questo momento negli USA sulla questione fracking. 

Gasland 2 e' un viaggio attraverso l'America del fracking e delle trivelle - dal golfo del Messico, fino al Delaware River Basin sulla East Coast in cui Josh Fox mostra gli impatti a lungo termine del fracking, su persone e comunita'.

Non puo' che mancare una finestra su tutte le lotte di resistenza locale, e le mosse tattiche - ma non troppo furbe! - dei petrolieri che cercano di spargere falsita' e di fare il lavaggio del cervello a residenti e sindaci.

Il Tribeca Film festival e' stato creato nel 2002 da Jane Rosenthal, Robert De Niro e Craig Hatkoff, dopo gli attacchi dell'11 Settembre nel quartiere TriBeCa - Triangle Below Canal Street - a sud di Manhattan.

E dopo la prima, Josh e il suo gruppo sono partiti dalla citta' di Normal, Illinois a proiettare il film in giro per la nazione. 

Perche' Normal? Perche' noi siamo i normali, quelli che vogliono acqua e aria pulita e sono loro i petrolieri e i collusi con il sistema a non esserlo.

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Ecco cosa dice:

Today, we kick off a national tour for Gasland II in Normal, Illinois. The next two months will be on the road.

Maybe Normal's a strange choice, because what we're doing is not normal: Taking on the most powerful industry in the world, and believing that together we can change the course of history.

Then again, I think what we're doing is actually pretty normal. I mean, if a bunch of bully companies showed up in your town, your state, your country and threatened your water, your air, your climate, then the most normal thing to do is to fight, right?

So Normal is where we are, not Gasland, and normal is who we are, just like everyone else who wants clean air and water.

We will keep you updated on how the tour is going, when we will be in your town, and what you can do to help us win the fight against the Frackers. 

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Io Gasland 2 l'ho visto invece il giorno 14 Luglio a casa di amici. Il film e' molto simile a Gasland 1, con le stesse storie di devastazione e di dolore, e con un pizzico in piu' di amarezza.

La parte piu' penosa e' quando











 




Friday, September 21, 2012

Matt Damon: "The promised land" un film antifracking



Io sono sempre scioccata dal comportamento delle persone "famose" in Italia.

L'esempio di Rocco Papaleo e' quello che e' piu' evidente: un lucano che fa la pubblicita' all'ENI senza vergognarsi, probabilmente in cambio di assegni a molti zeri, ma c'e' anche il silenzio di tutti gli altri.

Raramente si sente la voce dei famosi e potenti per le cose buone - qualche Pugliese famoso ha mai denunciato la situazione a Taranto prima che diventasse di moda? Qualche Abruzzese quella di Bussi? Qualche veneto quella di Marghera? Qualche sardo quella di Sarroch?

Forse sono io che non lo so, ma non mi risulta. Se guardo invece le celebrita' USA mi pare che abbiano tutti un qualche progetto piu' o meno umanitario, di protesta, di valorizzazione delle comunita' ed il tutto mettendo mano al portafoglio. Non sempre condivido le cose per cui prestano la loro immagine, ma mi piace che non abbiano paura di esporsi.

Madonna che stacca l'assegno da 500,000 sterline dopo il terremoto dell'Aquila solo perche' ha i nonni aquilani e' una cosa che non dimentico. Angelina Jolie che regala un terzo - un terzo! - dei suoi introiti,  a cause di beneficenza, e per le cose in cui crede. Per non parlare di Bill Gates, di Warren Buffett, di Eli Broad che hanno deciso di devolvere tutto quello che hanno accumulato a cause umanitarie prima di morire.

Bruno Vespa quanti soldi ha dato all'Aquila?
Quante parole ha speso per la petrolizzazione dell'Abruzzo?
Berlusconi quanti soldi lascera' a cause umanitarie?

Cosi' solo pensieri notturni.

E allora ecco qui Matt Damon, un gran signore, che prende e fa un film contro il fracking.

Fa un film.

E fare un film a Hollywood non e' uno scherzo. Ci vogliono investitori, tempo, energia. E no, qui i film non li finanzia il governo: i contributi statali al cinema non esistono.

Quello di Matt Damon allora e' un progetto vero ed impegnativo che va al dila di andare in TV a dire "io sono contro il fracking".

Vuol dire che ci crede per davvero.

Infatti, non solo ci recita dentro, se l'e' scritto pure da solo il film.

La pellicola si chiama "The promised land" e ha per regista Gus Van Sant, lo stesso di Good Will Hunting, quello per cui lo stesso Matt Damon e Ben Affleck hanno vinto l'Oscar nel 1998.

Altri attori sono Frances McDormand, John Krasinski, Hal Holbrook and Rosemarie DeWitt.

Il film esce nelle sale USA il 28 dicembre, in tempo per essere candidato agli Oscar del 2013.

La storia e' semplice: Matt Damon e Frances McDormand sono petrolieri che cercano di fare il lavaggio del cervello ad una piccola comunita' che trivellare e far fracking e' cosa buona e giusta - soldi, soldi soldi.

Ma la gente si ribella. Non so come finisce il film, ma non e' importante.  L'importante e' che Matt Damon portera' l'informazione sul fracking negli USA e nel mondo ad un altro livello, ed i petrolieri stanno gia' studiando come fare le proprie contromosse - ma sara' difficile per loro trovare qualcuno che possa fargli da testimonial.

Altre celebrita' che si sono adoperate in modo piu' o meno visibile contro il fracking sono state Ethan Hawke, Zoe Saldana, Mark Ruffalo, Debra Winger e Robert Redford.

L'entusiasmo e' contagioso.







I miss PRT and hope it was all worth it.







 




Tuesday, June 19, 2012

#EndFossilFuelSubsidies - su twitter



Dedicato a Rocco Papaleo ENI-man: Guardi l'eleganza di Robert Redford 
e poi si vergogni -  se ne e' capace ancora.


La stampa italiana non ne ha parlato - troppo presi a mandare le pubblicita' di Rocco Papaleo che fa combriccola con l'ENI, ma in questi giorni dell'incontro di Rio De Janeiro sull'ambiente e' in corso una azione coordinata da parte di attivisti di mezzo mondo, guidata dal gruppo 350.org di Bill McKibben.

Anche Robert Redford ha detto la sua, scrivendo questo editoriale dal titolo che dice tutto:


 Scrive Robert Redford: 


Every year, around the world, almost one trillion dollars of subsidies is handed out to help the fossil fuel industry. Who came up with the crazy idea that the fossil fuel industry deserves our hard-earned money, no less in economic times of such harsh human consequence? We fire teachers, police and firemen in drastic budget cuts and yet, the fossil fuel industry can laugh all the way to the bank on our dime? Something doesn't add up here. 


Ogni anno, in tutto il mondo circa un trillione di dollari in sussidi e' dato all'industria petrolifera per aiutarli. A chi e' venuta in mente la brillante idea che l'industria delle fonti fossili ha bisogno dei nostri sudati soldi, e addirittura in tempi economici cosi' duri per l'umanita'. Licenziamo insegnanti, poliziotti e pompieri secondo drastici tagli per aiutare il budget, e allo stesso tempo l'industria del petrolio ride lungo la strada che la porta in banca con i nostri quattrini? C'e' qualcosa che non torna!


We should not be subsidizing the destruction of our planet. Fossil fuels are literally cooking our planet, polluting our air and draining our wallets. Why should we continue to reward companies to do that? 


Non dovremmo stare qui a dare sussidi per la distruzione del pianeta. Le fonti fossili stanno letteralmente cuocendo il pianeta, inquinando la nostra aria e lasciando i nostri portafogli all'asciutto. Perche' dobbiamo continuare a premiare le ditte che fanno tutto cio'?


As they go after more expensive and harder to access fossil fuels, it is like drilling a hole in our pocketbooks. We pay more at the pump. We pay in taxpayer subsidies to a highly profitable industry. And we pay in the rising costs of climate change in the form of floods, storms and droughts that hurt our homes and communities. 


E mentre loro vanno alla ricerca di fonti fossili piu' costose e di accesso piu' difficile, e' come se stessimo trivellando il nostro portafoglio. Paghiamo di piu' alla pompa, Paghiamo i sussidi con i soldi delle nostre tasse a una industria di enormi profitti. E paghiamo i costi galoppanti dei cambiamente climatici nella forma di alluvione, tempeste e siccita' che fanno male alle nostre case e alle nostre  comunita'.


Our world leaders are gathering in Rio over the coming days for a historic meeting twenty years after the first Earth Summit. We are looking to our governments to show leadership and commit to real timetables and actions for fighting climate change, including ending fossil fuel subsidies. Sure, they've made commitments to stop these unnecessary payouts. But commitments need to become action to have any meaning. And despite strong words, we are not yet seeing action on the ground. 


I nostri leader mondiali stanno riunendosi a Rio nei prossimi giorni per un incontro storico venti anni dopo il primo Earth Summit. Ci aspettiamo dai nostri governi di mostrare coraggio e di impegnarsi per scadenze vere ed azioni vere per combattere i cambiamenti climatici, fra cui la fine dei sussidi alle fonti fosisli di energia. Certo, si sono gia' presi impegni per fermare queste elargizioni non necessarie. Ma gli impegni devono diventare azioni per avere qualsiasi tipo di significato. E nonostante belle parole, non abbiamo ancora visto azioni vere in campo.


In the United States, President Obama has repeatedly proposed cutting $4 billion in annual federal subsidies to the oil and gas industry and several bills to cut fossil fuel subsidies are stalled in Congress.  


Negli Stati Uniti il presidente Obama ha ripetutatmente proposto il taglio di circa 4 billioni di dollari in sussidi annuali federali alle ditte del petrolio e del gas e varie proposte di legge per tagliare i sussidi alle ditte del petrolio. Queste leggi sono tutte ferme in congresso.


Think about what else we could do with one trillion dollars. We could create clean energy jobs, limit greenhouse gas emissions that create climate change and help make a healthier and more secure life for our children. Instead, we give 12 times as much in subsidies to the fossil fuel industry as we give to clean energy industries like wind and solar. 


Pensate a cosa potremmo fare con un trillione di dollari. Potremmo creare impiego in energia pulita, potremmo fermare le emissioni di gas serra che causano i cambiamenti climatici e potremmo aiutare a creare un futuro piu' sano e piu' sicuro per i nostri figli. Invece diamo all'industria del petorlio 12 volte piu' di quello che diamo all'industria pulita come il sole e il vento.


If you have a dollar to invest - investing that dollar in clean energy creates three times the jobs of the same dollar invested in the fossil fuel industry. In fact, studies show that fossil fuel subsidies slow economic growth. Clean energy is a great example of building a green economy. Ending fossil fuel subsidies is good for our pocketbooks, economic growth and for our health and environment. 


Se tu hai un dollaro da investire - investire quel dollaro in energia pulita crea tre volte il numero di lavoro che quello stesso dollaro crerebbe nell'industria delle fonti fossili. Infatti, alcuni studi mostrano come i sussidi all'industria del petrolio rallentano la crescita. L'energia pulita e' un esempio ottimale di come si costruisce una economia verde. Se fermiamo i sussidi all'industria del petrolio, questo sara' buono per i nostri portafogli, per la crescita economica, per la nostra salute e per il nostro ambiente. 


In poll after poll after poll, the public says they want more renewable energy and less fossil fuels. 


In tutti i sondaggi, il pubblico dice che vuole maggiore energia rinnovabile e minor uso di fonti fossili.


So why aren't our world leaders doing more to deliver what the public wants instead of what oil, gas and coal companies want? We need to hold our leaders accountable for the choices they make on our behalf. 


E allora perche' i nostri leaders mondiali non stanno ancora facendo quello che vuole il pubblico invece che quello che vogliono quelli dell'industria del petrolio, gas e del carbone? Occorre che i nostri politici siano considerati responsabili delle decisioni che prendono per noi.


People around the world are waking up to the absurdity of subsidizing Big Oil and Coal. Over a million people have already signed onto a petition to end fossil fuel subsidies. And on June 18, people from all over the world will be sending world leaders message on Twitter and Facebook to #endfossilfuelsubsidies. 


In tutto il mondo ci si sta svegliando di fronte all'assurdita' di dare sussidi a Big Oil e Big Coal. Circa un milione di persone ha gia' firmato una petizione per terminare i sussidi all'industria del petrolio. E il giorno 18 Giugno, in tutto il mondo si manderanno messaggi ai capi di stato su Twitter e Facebook per #endfossilfuelsubsidies. 


Just last March, President Obama said, Instead of taxpayer giveaways to an industry that's never been more profitable, we should be using that money to double-down on investments in clean energy technologies that have never been more promising. 


Lo scorso Marzo, il presidente Obama ha detto, "Invece di regalare i soldi delle tasse ad una industria che non ha mai avuto profitti cosi' elevati,dovremmo usare quel denaro per raddoppiare i nostri investimenti in energie e tecnologie pulite che non sono mai state tanto piene di promesse. 


These proposals have so far failed in the face of strong industry opposition and the fossil fuel industry is equally obstructive elsewhere in the world. 


Queste proposte finora sono fallite a causa di forti opposizioni da parte dell'industria petrolfiera che e' ugualmente distruttiva in altre parti del mondo.


In a time of economic hardship, progressing climate change and a growing demand for reliable and clean sources of energy, using taxpayer money to help oil, gas and mining companies represent a reckless and irrational use of taxpayer money and government investment. We can do better. We need the fossil fuel industry to stop asking us to pay the price for their greed. We need our world leaders to turn their words into actions. And we can start by reminding them to #endfossilfuelsubsidies. 


In questi tempi di durezza economica, cambiamenti climatici che avanzano, e una crescente domanda di energia pulita, l'uso di tasse pubbliche per pagare le ditte petrolfiere, del gas e minerarie rappresenta un incosciente e irrazionale uso di soldi pubblici e di investimenti governativi. Possiamo fare meglio. Dobbiamo chiedere all'industria del petrolio di non chiedere piu' a noi di pagare il prezzo della loro ingordigia. Dobbiamo chiedere ai nostri governanti mondiali di trasformare le loro parole in azioni. E possiamo fare questo con il ricordare loro di #endfossilfuelsubsidies. 


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L'idea allora e' di mandare messaggi twitter, blog, fotografie chiedendo ai capoccioni del mondo di non dare piu' sussidi di alcun genere alle ditte petrolifere - e' tempo di basta e che tutti quei soldi, miei, tuoi, pubblici siano usati per scopi piu nobili - energie alternative, conservazione, protezione dell'ambiente. Il tutto racchiuso nel messaggio #EndFossilFuelSubsidies. 


Per chi volesse partecipare, qui ci sono le istruzioni per mandare un messaggio twitter.


Qui le foto da varie parti del mondo con scritto End Fossil Fuel Subsidies - Londra, Sydney, New York e certo Rio de Janeiro












#EndFossilFuelSubsidies, Marble Arch, London (Credit: Stephen Brown)




#EndFossilFuelSubsidies, Battersea Power Station, London (Credit: Stephen Brown)








#EndFossilFuelSubsidies, Sydney Australia, (credit: James Alcock)




#EndFossilFuelSubsidies, Houses of Parliament, London (Credit: Stephen Brown)








#EndFossilFuelSubsidies, London, St Pauls Cathedral. (Photo credit: Stephen Brown)






Twitter projection from the roaming Illuminator van in New York. "Financing dirty energy: not a good idea for @jpmorganfunds or the US Gov #EndFossilFuelsSubsidies @illuminator99 pic.twitter.com/eNasVN10"




Twitter projection from the roaming Illuminator van in New York. "Let's stop giving them our tax dollars too. #endfossilfuelsubsidies @illuminator99 pic.twitter.com/C1sSjFJN"





Sunday, May 31, 2009

L'Alaska e i 250 chilometri


Oggi un articolo sul Corriere della Sera ripreso da Science sulla corsa al petrolio nel polo Nord.

A causa del riscaldamento globale - che esiste, e' vero e accettato dalla stragrande maggiornanza delle persone di scienza checche ne dicano le menti ignoranti del ragionier Mauro Febbo o di Giuliano Ferrara - la calotta glaciale artica va sciogliendosi. Parte cosi' la corsa allo sfruttamento di tutte le risorse, anche petrolifere, che stanno sotto le nevi, prima perenni, ora non tanto.

Trovare nuovi giacimenti petroliferi sulla parte del globo abitata ed accessibile all'uomo si rivela sempre piu' difficile. E' dalla fine del 1800 che l'uomo cerca giacimenti buoni, e una nuova Arabia Saudita non la troviamo piu': e' stato gia tutto sondato, studiato, cercato.

Non c'e' n'e' piu' di giacimenti petroliferi grandi, facili, e di petrolio buono. Le nostre "risorse" italiche - scadenti sia in qualita' che in quantita' - erano note gia da anni, ma non sono mai state pienamente "sfruttate" perche' economicamente poco convenienti. Adesso, come mi dissero gli ENI-men a Pescara, c'e' la corsa al raschiamento del fondo del barile, di cui fa parte anche l'Abruzzo, la Basilicata, la Pianura Padana. Fanno parte dello stesso discorso, su scala internazionale, le sabbie petrolifere del Canada e del Congo, il peggior petrolio che esiste sul pianeta.

Nel Polo Nord, la parte del leone la giochera' la Russia, che si dice anche pronta ad usare la forza per difendere il suo diritto alle trivelle. E gli USA? Anche il mio paese andra' a trivellare lassu', ma il Congresso americano ha imposto il limite di 250 chilometri al largo delle coste. Subito sono partite le proteste di chi dice che anche 250 km sono pochi e che occorre molto di piu' per proteggere il fragilissimo ecosistema artico.

Lisa Speer e' la direttrice dell'International Ocean Program al National Resources Defence Council. Questa associazione e' una delle piu' potenti associazioni ambientali in America ed e' specializzata in cause legali per la difesa dell'ambiente. Negli USA e' nota semplicemente sotto le iniziali NRDC. Ci fa parte anche Robert Redford che ha donato i soldi per la loro sede a Santa Monica, un palazzo sulla seconda strada in pieno centro. Regalato.

Lisa afferma quello che andiamo predicando da tempo per l'Abruzzo: trivellare l'Artico potrebbe causare il rilascio di elementi tossici come arsenico, mercurio e piombo nell'Oceano: «Abbiamo bisogno di criteri uniformi e severi per ogni attività off-shore di petrolio: un solo Paese ha il potenziale di produrre conseguenze ben oltre i suoi confini».

E da noi? In Italia non abbiamo limiti per nessuna di queste attivita' di trivelle in mare. Nessun limite! Il nostro parlmento non si pone questi problemi. Non gliene importa, non sa, non chiede, non lotta per la gente. Anzi avvantaggia i petrolieri in tutti i modi possibili.

Non so se avete presente cosa sono DUECENTO CINQUANTA CHILOMETRI. E' la distanza da Roma a Pescara piu' o meno, e' la distanza fra Roma e Firenze, e il NDRC e' preoccupato per questo.

Pensiamo che le specie animali e vegetali d'Abruzzo siano meno importanti di quelle del Polo Nord? Pensiamo che le colline o i parchi italiani siano meno importanti che le nevi o gli orsi del polo nord? Pensiamo che le trivelle nel mare italiano ci daranno pesce piu' sano? Aumenteranno il turismo? Miglioreranno la qualita' dell'acqua? Solo una persona ignorante o con interessi economici sotto puo' pensare cosi'. O pensiamo anche qui che debba venire qualcuno dall'altra parte del mondo a salvarci? Magari quelli dell'NDRC?

In Abruzzo vogliono trivellare a DUE chilometri dalla nostra costa. Idem nel Veneto, in Emilia Romagna, in Basilicata, in Sicilia. In Brianza vogliono andare a mettere le trivelle in un parco, come nella Majella o nel parco nazionale della val d'Agri. Le concessioni petrolifere avanzano in Toscana, Emilia Romagna, nelle Marche senza che quasi nessuno faccia niente.

MA PERCHE' NESSUNO PROTESTA? PERCHE' NON CI RIBELLIAMO?

PERCHE GLI ITALIANI NON AMANO L'ITALIA?

NON E' GIUSTO che un gruppo di californiani vada a fare la lotta per salvare l'orso polare a 250km dalla costa del polo nord, mentre gli italiani dormono.

Non e' giusto. La democrazia e' tutt'altra cosa ma gli italiani non lo sanno, non gliene importa. Pensano a farsi gli affari loro. Oppure che tanto che lotto a fare, non vincero' mai. Sono tutti ossessionati dal dare tutto il possibile ai loro figli ma non un ambiente sano in cui crescere. Gli italiani pensano che qualcuno da qualche parte fara' forse qualcosa per risolvere i guai di questa nazione, di cui il petrolio e' solo un grave esempio. Pochi pensano che qualcuno siamo noi tutti.

Come sempre, si raccoglie quel che si semina.