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Saturday, November 10, 2018

La California ingoiata dalle fiamme -- 2018





























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Una delle citta' rase al suolo si chiama Paradise. Ironico, no?

Finora 25 morti, 100 dispersi, 300mila evacuati, 700 chilometri quadrati di terra in fiamme, dall'oceano fino a San Francisco.

E' stata una delle estati piu' calde della California del sud. Per la citta' di Los Angeles il Luglio piu' caldo di sempre, con una media giornaliera di 31 gradi in alcune localita' interne, e di 25 al mare.
Questo vuol dire medie sul giorno e sulla notte, che per qui sono numeri elevati.

E' autunno ora, e sempre in California nelle settimane fra Ottobre e Novembre ci sono venti e clima secco, sterpaglie dall'estate che e' facile che prendano fuoco. Ma adesso e' tutto piu' intenso, grazie al clima che cambia. Appunto, l'estate e' piu' calda, l'umidita' minore, i venti piu' forti.  E poi c'e' da considerare che nel corso degli anni sono aumentati i residenti, si costruisce sempre di piu' in zone boschive

Ed ecco qui il risultato: basta un nonnulla per scatenare incendi rapaci.

Dei 20 principali incendi della California, 15 sono stati registrati fra il 2000 ed oggi.

E infatti non a caso un anno fa succedeva esattamente la stessa cosa. 

La stagione degli incendi inizia prima e finisce piu' tardi, le temperature aumentano, la primavera arriva prima.  Non c'e' piu' il ciclo degli incendi di un tempo. La pioggia arriva sempre di meno.
E anzi c'e' un fenomeno che si chiama "negative rain"; cioe' piove cosi poco, che e' meglio che non piove per niente.

La scarsa pioggia infatti causa la temporanea apparenza di verde, erba e sterpi, che pero' seccano subito e alimentano incendi alla grande; e quindi invece di poca pioggia e' meglio zero pioggia, dicono gli esperti.

Gli incendi di questi giorni, il Woolsey di Malibu e il Camp Fire di Butte County nel nord della Californai sono considerati fra i piu' violenti della storia della California e non sono neanche stati spenti.

Uno deve pensarci bene: 300,000 sfollati, come una intera cittadina di medie dimensioni in Italia: 
tutta Malibu e' stata sfollata, pure Lady Gaga e Kim Kardashian sono dovute andare via.

Che fare?

Bella domanda. Per prima cosa rendersi conto che i cambiamenti climatici sono veri, causati da noi, e che se non facciamo niente tutte queste saranno storie non di tutti gli anni, ma di tutti i giorni.













Monday, January 29, 2018

Il volo Qantas da Los Angeles a Melbourne va con l'olio di semi di mostarda








Oggi Lunedi 29 Gennaio e' partito per la prima volta un volo da Los Angeles e diretto a Melbourne, Australia con un carico di carburante al 10% fatto di biocarburante.

Per la precisione olio di semi di mostarda.

Ora uno dira': il 10% che vuoi che sia. E invece, come per tutte le cose e' un inizio, una prova ed ha avuto successo, aprendo le porte a miscele sempre piu' bio e sempre meno fossil.

La Qantas stima che grazie a questa miscela il volo in questione LAX Melbourne ha emesso il 7% in meno di emissioni rispetto a un volo alimentato solo da carburante tradizionale.

E considerato che si tratta di un volo di 15 ore non e' cosa proprio da niente.

Per di piu' gli aereoplani sono fra i principali emettitori di gas serra: gli aereoplani generano il 12 percento di tutti i gas serra degli USA. A livello mondiale,  US transportation greenhouse gas emissions, and the le emissioni dagli aereoplani generano il 2 percento delle emissioni di CO2 in atmosfera.

La maggior parte delle emissioni accade al decollo e in fase di atterraggio.

Ovviamente l'opzione "batteria in volo" non e' praticabile, per il peso ed altre considerazioni di spazio, pero' l'uso del biocarburante e' promettente.

Ora non e' che l'uso di semi di mostarda e' perfetto: anche qui bruciando questo carburante ci sono emissioni di CO2 lo stesso. Ma i vantaggi sono due: intanto, le emissioni sono minori, e sopratutto non ci sono tutte le attrezzature, l'inquinamento e i rischi collegati all'estrazione e alla raffinazione del carburante tradizionale.

Meglio una distesa di mostarda che un campo di petrolio, no?

In questo caso, la Qantas' ha usato una pianta chiamata Brassica carinata, che non e' un cibo per gli umani, e che stato sviluppato apposta dalla Agrisoma Biosciences, ditta canadese. La pianta non richiede troppa acqua e il suo ciclo e' relativamente veloce. Gli scarti possono essere usati come mangime.

In Australia ci sono gia' vari campi sperimentali.

Un ettaro di Brassica carinata genera 2,000 litri di olio, l'equivante di 400 litri di biocarburante.

Intanto la Alaska Airlines ha gia' sperimentato nel  2016 un volo che e' andato per il 20% ad alcohol derivato da legname.

Sempre nel 2016 la United Airlines ha annunciato un piano triennale per alimentare i suoi voli da Los Angeles a San Francisco per il 30% da biocarburante.

A Novembre 2017 invece un volo Hainan Airlines da Pechino a Chicago ha usato il 15% di carburante da olio da cucina dismesso

Nel 2013 invece la KLM fece decollare un aereoplano da Amsterdam a New York usando 100% biocarburante fatto dall'olio delle patatine fritte!
 
Come sempre, tutto questo per ora e' sperimentale e si cerca ancora di capire, di ottimizzare. Ci vorra' un po di tempo affinche il tutto diventi realta' vera  probabilmente succedera' il giorno in cui i costi da biocarburante saranno inferiori al carburante normale.  Ma come per i pannelli solari, piano piano ci arriveremo.

Occorre solo che noi consumatori lo vogliamo e ci facciamo portavoci dei nostri desideri di un futuro piu' green, dagli aereoplani alle nostre case.











Sunday, September 18, 2016

La Francia a vietare tutte le forchette e i bicchieri di plastica








 








Il gruppo Pack2Go Europe, con sede a Brussels e che rappresenta i produttori di involucri di plastica ed affini dice che addirittura occorre che l'UE prenda azioni legali contro la Francia per avere infranto le regole europee!

Dicono che non sta scritto da nessuna parte che gli involucri e le forchette biodegradabili siano meno dannosi per l'ambiente che la plastica. Anzi, secondo Eamonn Bates del gruppo Pack2Go Europe usare forchette biodegradabili potrebbe essere un problema perche' la gente pensera' che uno puo' lasciare le forchette nei boschi perche' "tanto sono biodegradabili"!

Beh e' evidente che queste sono tutte assurdi tentativi di mantenere lo status quo. Nella mia esperienza gli incivili che lasciano le forchette nei boschi lo fanno che siano di plastica o di carta. Quindi, caro Bates, meglio procedere con l'educazione alla forchetta da riutilizzare,  meglio ancora alla forchetta di metallo, alle multe a chi lascia la monnezza nei boschi e si, alle forchette biodegradabili che rende piu' facile smaltirle.

Ma come sempre, e' il canto del cigno morente. Nel mondo ci sono vari tentativi di fermare la proliferazione di monnezza a base di plastica.

A Los Angeles sono vietati tutti i contenitori di polistirolo. Varie comunita' nel mondo hanno vietato le buste di plastica, fra cui New York, Los Angeles, San Francisco che non solo ha messo al bando le sporte di plastica nel 2007 ma ha anche vietato le bottigliette di acqua mono-uso nel 2014.

Addirittura il presidente Obama inizia a parlare di un diveto totale alle buste di plastica in tutti gli USA. Meglio tardi che mai.

Non sappiamo quanta di questa plastica francese sara' tolta dai mari, ma di certo, piu' ne produciamo e piu' ne usiamo, piu' e' grande la possibilita' che finisca in mare. Ed e' li che spesso ci sono guai, perche' i pesci non capiscono cosa si possa mangiare e cosa no.

Spesso i pesci scambiano la plastica per meduse, ed e' evidente che visto che la plastica non e' biodegradabile, il rischio e' eterno. Anzi, spesso viene spezzettata in micro-pezzetti che sono ancora piu' pericolosi perche' piu' facilmente ingeriti dagli animali e perche' possono rilasciare sostanze chimiche nel mare, come i policlorobifenili brevettati dalla Monsanto, dalla tossicita' non troppo diversa dalla diossina ed usati spesso nelle plastiche.

I policlorobifenili sono stati vietati dal 1971,  ma vanno ancora in giro nel mare, perche' appunto, una volta finiti in mare, restano li. I pesci li mangiano ancora. E noi mangiamo ancora quei pesci.

Si calcola che ogni anno 100,000 creature del mare muoiano perche' incastrate nella plastica e un milione di uccelli muoiano perche' le loro pancie sono piene di plastica.

E quindi, come sempre, da qualche parte occorre iniziare.

Per adesso, evviva la Francia.