.

.
Showing posts with label ibrido. Show all posts
Showing posts with label ibrido. Show all posts

Wednesday, July 5, 2017

La Volvo a produrre solo macchine elettriche, con opzione di ibrido, dal 2019



This announcement marks the end of the solely combustion-engine-powered car.
People increasingly demand electrified cars and we want to 
respond to our customers' current and future needs.

CEO Hakan Samuelsson, Volvo


Eccoci qui, l'inizio della fine per le autovetture fossili e' arrivato.

Dal 2019 la Volvo non produrra' piu' veicoli a benzina, ma sono macchine con motore elettrico, con l'opzione di ibrido, per chi lo desidera.

E' il primo grande marchio mondiale ad abbandonare il motore a scoppio in toto. E' una mossa straordinaria, forte e ammirevole. Non e' facile, ma lo faranno.

Il 2019 sono due anni da adesso!

Volvo e' un marchio svedese, che fa macchine dal 1927. Nel 2010 e' stata acquistata dai cinesi della Geely (sempre loro!). E' famosa per i suoi sistemi di sicurezza all'avanguardia e per i suoi station wagon.

Perche' fanno questo alla Volvo?

Teniamoci forte: per i desideri espressi cosi forte dai suoi clienti di avere macchine elettriche.

Cioe' un car-maker che ascolta i suoi clienti. Forse e' solo business, e sperano cosi di aumentare le vendite, ma il punto e' che e' un cambiamento forte, grande, epocale, che guarda al futuro e che non potra' fare altro che incoraggiare gli altri marchi, volenti o nolenti, a fare lo stesso. E se e' vero che questo e' quello che vogliono clienti, ben venga. Ne vinciamo tutti.

L'obiettivo e' di arrivare a un milione di vetture elettriche entro il 2025 con modelli elettrici, con l'opzione di ibrido per chi lo vuole. Verranno messi sul mercato 5 modelli solo elettrici fra il 2019 e il 2021. Di queste tre saranno modelli normali, e due di alta performance, del marchio dedicato della Volvo, chiamato Polestar.

Ci sara' l'opzione di avere anche modelli ibridi in parallelo, fornendo un ampia possibilita' di scelta. Secondo il CEO della Volvo Hakan Samuelsson,  e' la piu grande offerta di auto elettriche di qualsiasi produttore di veicoli.

Nel 2015 hanno venduto piu' di 530,000 veicoli in tutto il mondo, ed e' un marchio in forte crescita.

Ecco, e' qui il futuro.

Quando arriva in casa FIAT questo benedetto futuro?

Quando la FIAT ascoltera' i suoi consumatori, e noi cittadini che vogliamo guidare auto pulite?

Monday, March 6, 2017

L'esercito americano e il dipartmento della difesa sono piu' rinnovabili che mai







 Grafici di Reuters


Il dipartimento della difesa americano continuera' la transizione verso le rinnovabili, nonostante le parole del presidente Donald Trump che non perde occasione per avanzare il paradigma del petrolio dappertutto e i tagli agli enti di controllo ambientale.


E questo non ha niente a che vedere con i cambiamenti climatici, quanto per praticita', utilita' ed economia. I pannelli solari sono piu' sileziosi e piu' facilmente trasportabili dei generatori diesel. Le navi ibride fanno risparmiare tempo e minimizzano i rischi di attacco durante gli attracchi per caricare carburante.

E cosi gli affari per i contrattori militari sono alle stelle, mentre che il principale acquirente di petrolio del mondo decide di convertirsi al sole e al vento.


L'uso di rinnovabili e' raddoppiato dal 2011 al 2015, il numero di progetti rinnovabili e' invece triplicato nello stesso arco di tempo e questo sia nelle basi americane che in quelle straniere.

E Trump? E la sua retorica? 

Reuters ha intervistato vari militari che hanno confermanto che Trump non andra' contro i programmi dei militari perche' non e' una decisione politica dell'esercito ma di pratica e di utilita'. Addirittura il segretario della difesa di Trump, Jim Mattis, ha spesso sottolineato la necessita' per le truppe di essere alimentate da fonti rinnovabili per ragioni di sicurezza.


Facciamo un passo indietro. Chi e' che veramente ha iniziato a spingere per un esercito green e' stato nientedimeno che George W. Bush che nel 2007 firmo' una legge che obbligava il Pentagono ad arrivare al 25 percento di elettricita' dalle rinnovabili nei loro edifici entro il 2025. 

Barack Obama poi accellero' questa transizione, e impose all'esercito e alla marina di generare 1GW di energia rinnovabile e porto' avanti un programma perche' i veicoli da combattimento fossero disegnati in modo da essere alimentati dall'energia rinnovabile e non fossile. 

Nel 2015 il Pentagono poi riporto' al congresso che le siccita' e le alluvioni causarte dai cambiamenti climatici sono un rischio per la sicurezza, perche' possono portare a destabilizzazioni politiche e economiche che potrebbero portare anche a conflitti armati.

La marina e' arrivata al suo obiettivo e gia' adesso produce 1 GW di elettricita'. L'esercito ci e' quasi arrivato.

E intanto le ditte del solare hanno ottenuto contratti miliardari negli scorsi anni, con progetti dalla Georgia alla Calfornia, dall'Alabama a Washington.

Tutto insieme, l'uso di petrolio da parte dell'esercito USA e' calato del 20% dal 2007 al 2015, in gran parte a causa del declino di operazioni di combattimento ma in parte grazie anche all'uso delle rinnovabili.  


Ad ogni modo, il consumo cala e i petrolieri sono preoccupati. La BP per esempio ricorda che "adatteranno" le loro strategie di marketing per offirire ai loro clienti cio' di cui hanno bisogno.

In realta', marketing o non marketing, portare petrolio in campi da guerra e' pericoloso e difficile.

In Iraq un convoglio di trasporto di petrolio su 40 e' stato coivolto in incidenti con morti o feriti gravi nel 2007, e questo perche' le operazioni di carico e scarico sono di loro natura rischiosa e creano dei target facili per il nemico.
 

 In Afghanistan nello stesso anno, uno su 24 ha riportato morti.
E' da qui che nacque l'idea di andare green. I Marines iniziarono a portarsi dietro pannelli solari in Afghanistan nel 2009 per alimentare le batterie per la comunicazione, il GPS e i visori notturni. Il silenzio e' stato un altro elemento di utilita', invece che il rumore dei generatori.

E cosi, anche l'esercito diventa green, Trump o non Trump.

Tuesday, December 27, 2016

Bonaire, Caraibi e il sogno del 100% rinnovabile




Bonaire e' un isola delle Antille nei Caraibi, non lontana dalla costa del Venezuela. Ci abitano qui circa 15mila persone ed e' una municipalita' speciale dell'Olanda.  E' soprattutto un isola turistica, nota perche' ci si fanno immersioni e scuba diving e per i suoi coralli, tanto che ogni anno arrivano qui circa 70mila turisti.

L'isola e' nel bel mezzo di una transizione verso il 100% di energia rinnovabile.

Prima del 2004, come molte delle isole dei Caraibi, l'elettricita' a Bonaire veniva prodotta principalmente dal diesel acquistato dall'estero, con alti costi di importazione e con tutte le fluttuazioni di prezzi stabiliti dai mercati esteri.

Nel 2004 un incendio distrugge l'unico impianto diesel dell'isola.

Si installano generatori diesel temporanei ma si decide di programmare per eliminarne del tutto il bisogno. L'obiettivo e' di una Bonaire al 100% rinnovabile.

Nel 2010 il primo passo in avanti: installate sull'isola 12 turbine ibride a vento-diesel-alghe. Nei momenti di maggior ventosita' si arriva con l'eolico a coprire il fabbisogno dell'isola fino al 90%. In media, in vento fornisce il 40-45% del necessario. Quando il vento non e' sufficente, subentrano i generatori diesel.

Il secondo passo e su cui si sta ancora lavorando e' quello di eliminare del tutto il diesel dall'ibrido vento-diesel-alghe. Si vuole sostiturilo con biocarburante prodotto dalle alghe che sono ampiamente disponibili a sud di Bonaire, nei pressi delle miniere di sale a sud dell'isola e per cui si sta sperimentando una conversione a carburante.

I generatori diesel dell'ibrido infatti sono stati installati proprio con questa caratteristica: di poter essere un giorno alimentati solo dal biodiesel prodotto sull'isola. Il mix sara' allora di 40-45% vento e 60-55% alghe.

Questa scelta comportera' anche la diminuzione della bolletta energetica dell'isola del 10-20%, e maggiore occupazione locale e queste non sono cose da niente qui.

L'eliminazione completa del diesel doveva essere completata nel 2015, come annunciato da vari siti. Non sono riuscita a trovarne conferma e non sono sicura che l'avvio del biodiesel sia completo ma di certo e' un obiettivo su cui si sta lavorando.

Intanto nel 2014 parte un progetto di solarizzazione della capitale di Bonarie, Kralendijk, per la generazione di elettricita' dai tetti, in collaborazione con il governo centrale olandese.

Bonarie ha goduto di due speciali situazioni. Intanto l'incendio del 2004 ha reso impellente e possibile la possibilita' di cambiare,  senza dover aspettare la fine del ciclo naturale dei vecchi impianti diesel.
L'essere parte del Regno d'Olanda inoltre ha fatto si' che potessero qui arrivare tecnologia ed idee europee, ed infatti il consorzio che sta sviluppando l'impianto biodiesel e' tedesco-olandese e si chiama Ecopower Bonaire.

Ma non c'e' solo Bonaire: oggi varie isole dei Caraibi, specie le ex colonie olandesi, hanno progetti rinnovabili e di utilizzare risorse in loco per generare energia e questo un po per amore, un po perche' l'energia fossile che viene importata e' costosa, e sole, vento ed alghe costano meno. 

Aruba e Curacao hanno entrambe obiettivi di arrivare al 100% di energia green sulle loro isole. 


Friday, September 16, 2016

Chevy Bolt EV: la prima macchina elettrica normale con 400 chilometri di autonomia






Per una volta la normalita' vince. 

Siamo tutti un po innamorati della Tesla, con il suo stravangante boss, Mr. Elon Musk, cosi carismatico, coraggioso, e impaziente di cambiare l'automobilismo mondiale. La sua idea era -- ed e' -- semplice: piano piano creare un mercato vero di automobili elettriche che possano in un futuro il piu' possibile vicino a noi prendere il posto di quelle a benzina.

Fra le tante difficolta' quella di creare veicoli ad un costo ragionevole e che possano andare a lungo e lontano senza bisogno di ricariche troppo frequenti.

Musk ci si e' gettato anima e corpo, creando vari modelli, belli, green, e lussuosi, ma che mantengono in un certo senso l'aura dell'esclusivita', se non fosse altro per il prezzo delle Tesla. Ma considerato che e' stato il pioniere e che tutto quello che e' venuto dopo (dal parlare di auto elettriche al farle) e' stato grazie alla visione e all'osare di Musk, onore e rispetto a lui. 

Ed ecco che compare la nostra normalita': la Chevrolet -- detta comunemente Chevy -- un marchio comune qui negli USA, non certo un marchio come BMW o Mercedes o, appunto,Tesla. Un marchio normale di proprieta' della General Motors.

Ebbene, la Chevrolet ha appena annunciato il lancio sul mercato del loro nuovo modello, la Bolt EV interamente elettrica. Questa macchina fara' quasi 400 chilometri con una ricarica sola.

Per la precisone 383 chilometri - cioe' 238 miglia.

E' un record mai raggiunto per una macchina "normale".

E non e' un numero che si sono inventati quelli della Chevrolet. E' una cifra certificata dall'EPA - l'agenzia per la protezione dell'ambiente degli USA.

Il giornalista-recensore del Los Angeles Times, Charles Fleming,  l'ha sperimentata lungo la Scenic Route One, da Monterey (un po piu' a sud di San Francisco)  a Santa Barbara (un po piu a nord di Los Angeles). E ha verificato, che si, la Bolt EV fa esattamente quanto promesso.

Quasi 400 chilometri su una sola carica.

Dice che guidarla e' un piacere, che e' silenziosa, facile da manovrare, comoda.  Ricorda che la Chevy Bolt ha una batteria a 288 celle che le permette di essere spaziosa ed avere il bagagliaio libero. Si puo' ad ogni momento sapere quanta energia si sta usando e quanto manca alla scadenza dell'autonomia. La macchina e' programmata per non superare mai le 92 miglia orarie - cioe' 150 chilometri all'ora.

Fleming dettaglia il suo viaggio con tutte le sue fermate, il tipo di tracciato e ricorda che in realta' l'autonomia dipende dal tipo di guida fatta. Nel suo caso una guida prudente -- appunto normale! -- gli fa scoprire che in realta' la Chevy Bolt EV puo' anche arrivare a... 290 miglia, cioe' 460 chilometri.

Per certe macchine e' piu' dell'autonomia di un pieno di benzina.

In realta' c'e' un modello che promette la stessa autonomia. E' la versione piu' costosa della Tesla Model S, che costa 110,000 dollari. Minimo. La Chevy Bolt EV costera' circa 37,500 dollari.

E' evidente che e' qui la differenza: la Tesla costa tre volte di piu'.  E se vogliamo fare della guida elettrica qualcosa di massa, e' la Chevy che diventa straordinaria nel suo prezzo e nel suo prodotto.

Il governo della California fra l'altro offre vari sgravi fiscali che possono far abbassare il costo a circa 30,000 dollari.

Qui negli USA e' considerato un prezzo piu' che normale.

Il tempo di ricarica della Chevy Bolt EV e' di meno di due ore sul ricaricatore piu' veloce - il Level 3 fast charger e di 9 ore sul Level 2 fast charger. Se uno la ricarica invece con la corrente di casa ci vogliono invece 59 ore, due giorni e mezzo.
La Chevy Bolt EV verra' messa in vendita alla fine del 2016 in tutti gli USA e sara' costruita in Michigan.

Quali sono le prospettive per il successo della Bolt EV? 

La Chevy ha dietro di se decenni di esperienza, rivenditori in tutti gli USA, e una affidabilita' che viene appunto dal suo essere un marchio normale. Non e' la stravagante e costosa Tesla. E questo potrebbe portare gli aquirenti a non guardarla con il sospetto di una cosa nuova e di moda passeggera, ma invece come una vera alternativa alle auto a benzina.

Si stima che le vendite raggiungeranno il 100mila veicoli nel primo anno, proprio per il suo essere normale - normale nel prezzo, nell'autonomia a cui siamo abiutati, nel suo aspetto. 

E potrebbe essere proprio questa normalita' a fare della Bolt EV un gran sucesso e a trasformarla in qualcosa di straordinario per il nostro pianeta.