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Tuesday, August 13, 2019

Edison, Total, Hellenic Petroleum, Exxon: tutti a trivellare nel Mar Ionio di Grecia






Qui il sito SAVE PIRUS

Mi sono arrivate nella posta elettronica messaggi come piccoli grandi fulmini.
Trivelle in Grecia. La domanda che mi e' stata posta e' "Che si puo' fare per fermarli?"

Vorrei avere tanto avere la risposta giusta, e poter dare una ricetta facile. Ma non esiste una vera risposta, e quello che posso dire e' che l'ingrediente necessario, ma non sufficente, e' la volonta', la perseveranza quotidiana. 

Occorre volerlo piu' di loro, politici e petrolieri, e combatterli con la conoscenza, la tenacia, i numeri e la rabbia della folla, lo svergonarli.  Questo e' quello che mi insegna la mia esperienza in questi anni di trivelle da nord a sud d'Italia.

Ma l'inizio, come sempre in Grecia, come in Italia, e' capire chi sono, cosa vogliono, perche'.

Beh, no.  Il perche' e' sempre facile da capire ed e' ... il vile denaro. Checche' ne dicano e' sempre per soldi che si trivella.

Siamo, appunto, in Grecia, una nazione martoriata, dalla crisi economica, dai vari Tspiras, dai migranti, da una epidemia di tossicodipendenza, e ora dai petrol-speculatori. E in tutto questo, come sempre, una silenziosa, straziante bellezza, che sta a noi difendere.

I cattivi della storia sono quelli della Total di Francia, della Edison d'Italia e della Hellenic Petroleum a cui il governo greco ha dato il permesso di trivellare.

Siamo nella parte occidentale della Grecia, piu' vicino a noi, un mare sconosciuto da un punto di vista di idrocarburi e che dunque i nostri amici petrol-avvoltoi vogliono accapparrarsi.

Il consorzio trivellante e' guidato dalla Total, ma comprende l'italianissima Edison e la Hellenic Petroleum, il piu' grande raffinatore di Grecia.

A loro il governo ha assegnato l'intero blocco due nel mar Ionio. Alla Hellenic Petroleum invece e' stata data la concessione Arta-Preveza e quella del Peloponneso, entrambe onshore.

Infine, la Energean, l'unico produttore di petrolio greco per ora in azione e' stata data la concessione Aitoloakarnania onshore.

E intanto i politici di Grecia, incuranti di cambiamenti climatici, di scoppi, di Greta, di futuro annunciano tutti pimpanti: stiamo aprendo una pagina nuova alla ricerca di idrocarbrui nel paese. Questo lo ha detto il Ministro dell'Energia Giorgios Stathakis durante la fase di approvazione delle trivelle. Aggiunge che sebben con ritardo il paese seguira' le orme di  Cipro, Israele, Egitto.

E infatti la Total di Francia gia' trivella in Isreale ed Egitto a Cipro. Trivella pure in Basilicata, perche' i lucani, nonostante i fiumi di inchiostro e di chiacchere, glielo hanno permesso.

Da buon politico, Stathakis di Grecia dice che ci saranno stringentissimi protocolli ambientali a casa sua.

Eh certo, fino al primo scoppio, eh!

Uno dei primi punti di partenza e' l'isola di Zakynthos, l'isola di Ugo Foscolo, dove ai trivellatori il governo greco ha regalato 17mila chilometri quadrati di mare.  Una gran parte di introiti per l'isola e' dal turismo, dal mare blu. Come si puo' pensare di trivellare qui?

E' l'eterno miraggio dei petrolieri: tuttapposto, tutto si puo' fare, sempre, e chissa' perche' questa solfa, vecchia, stupida, bugiarda e ingannevole fa sempre breccia nel cervello dei politici.

Mr. Giorgios Stathakis, ministro di ambiente ed energia sotto Tspiras, perche' lei ha approvato cotanto scempio ambientale? Come si fa a proteggere ambiente e voler trivellare al tempo stesso?




Thursday, March 29, 2018

Nuovo airgun Petroceltic-Edison 3D su 300kmq a Santa Maria di Leuca, Puglia





** AI GIORNALISTI DI PUGLIA: SI PREGA DI CITARE **

Maria R D'Orsogna,
fisico, docente universiatrio
Calfornia State University at Northridge

c'e' voluto tempo per mettere tutti i pezzi assieme

****



Molti studi confermano che l’esplorazione sismica
costituisce una potenziale minaccia per i mammiferi marini
poiché lo spettro di udibilità di questi
si può spesso sovrapporre con le basse frequenze emesse dagli air gun.

L’esplorazione sismica [...] può comunque determinare un impatto
negativo sulla comunità ittica e le altre specie alieutiche


dalla Valutazione di Impatto Ambientale della Edison e della Petroceltic

E se lo dicono loro!

 
Ai signori Giovanni Torchia,
Jean Pierre Davit
Roberto Mezzalma


autori di questo schifo per conto dei petrolieri,
vergognatevi e andate a fare airgun a casa vostra



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Si chiama Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

In piu' di dieci anni della mia personale esperienza, questo ministero, quali che siano stati i colori politici dei suoi rappresentanti, di tutela del mare ne ha fatta poca.

Anzi, questo ministero ha spesso fatto la tutela di affaristi e speculatori, petrolieri da ogni dove in primis.

E' questa volta il turno di due ditte che da tempo hanno preso di mira l'Italia e che ora ci riprovano con l'intento di fare airgun in Puglia.

La Edison SPA ha sede a Milano ed e' al 99.4% di proprieta' della Electrite' de France.

La Petroceltic ha sede a Dublino e fra le sue sussidiarie c'e' la Petroceltic Italia che ha varie concessioni in giro per l'Italia, inclusa Elsa fra l'Abruzzo e le isole Tremiti.

In questi giorni il duo Edison-Petroceltic di cui sopra deposita istanza per eseguire indagini geofisiche con airgun in tre dimensioni su un area di circa 300 chilometri quadrati nel permesso di ricerca di idrocarburi "d 84F.R-EL".

La concessione e' a 14 miglia da Santa Maria di Leuca e interessa due aree protette. A 14 miglia sorge infatti il Parco Naturale Regionale “Costa Otranto-S.Maria di Leuca e Bosco di Tricase” con zona di Bird Watching e caratterizzata da numerose specie migratrici, e a 29 miglia c'e' invece il Sito di Interesse Comunitario marino “Posidonieto Capo San Gregorio - Punta Ristola”.

Notare che i posidonieti sono (o dovrebbero essere!) fra le strutture marine piu' protette del mondo, per la loro unicita' e perche' garantiscono la biodiversita' e la salute del mare.

In queste acque vivono (per ora) la stenella striata, la balenottera comune, il capodoglio, e lo zifio.

Passano per di qui il tonno rosso, l’alalunga e il pesce spada. Numerosi il gambero viola, il gambero rosso, lo scampo, il totano e la sepietta.

Ci sono pure le tartarughe Caretta caretta, anche questa in teoria super protetta, e le specie Chelonia mydas (tartaruga verde) e Dermochelys coriacea (tartaruga liuto).

Le tecniche sono le stesse di sempre, spari violenti ad aria compressa ogni 10-15 secondi ad alta intensita' per avere immagini del sottosuolo grazie ai segnali riflessi dalle strutture geologiche presenti sottoterra.

Il fatto che questo airgun sia per ottenere rilievi in tre dimensioni signfica che i lavori saranno molto piu' intensi rispetto alla presa in due dimensioni perche', ovviamente, ci vogliono piu' dati per visualizzare in tre dimensioni.

E infatti parlano di lavori fra i 15 e i 25 giorni, ventiquattro ore su ventiquattro, anche se dopo scrivono che faranno sedici giorni di spari diretti con 33 airgun attivi.

Ce ne hanno pure 3 di riserva, che non si sa mai, eh?

Tra una linea e l'altra dell'area che spazzoleranno ci saranno 500 metri.

Facciamo allora sedici giorni, facciamo ogni 15 secondi, facciamo 33 airgun attivi.

Cosa significa?

Significano la bellezza di circa 3 milioni di spari.

Tre milioni di spari nel mare.

Purtroppo nessuno potra' avvisare le strenelle, i balenotteri, i capodogli e gli zifi che vivono nel mare di Puglia che stanno per arrivare tre milioni di spari, ventiquattro ore su ventiquattro, da 33 sorgenti di airgun che li avvolgeranno da ogni dove.

E allora leggiamo la valutazione d'impatto ambientale.

Come sempre un sacco di panzane!

La prima e' che l'opzione zero non si puo' fare, perche' non sarebbe coerente con "l'attuale politica energetica italiana".

Io non so quale sia davvero la politica energetica italiana, visto che qui tutti parlano di tutto, ma alla fine non esiste una vera strada. Tutti fanno un po' quello che vogliono, a casaccio, senza mai pensare alle conseguenze. Si parla, parla, parla, ma alla fine tutto e' fatto senza criterio.

Abbiamo qualche obiettivo?

O nel 2018 stiamo ancora cercando petrolio lungo le coste pugliesi?

Quanti accordi abbiamo firmato da Kyoto in giu'?

Quante volte i poltici italiani si sono riempiti la bocca di promesse di energia green?

Di economia sostenibile? Di difesa dell'ambiente?

Me lo ricordo ancora Renzi che facevi proclami in California.

Quanto abbiamo preso in giro Trump perche' si e' ritirato dagli accordi di Parigi?

Quanto inchiostro e' stato speso per dire che l'Italia lottera' contro i cambiamenti climatici?

Quante ne abbiamo dette alla Croazia che voleva trivellare dal suo lato?

E noi siamo qui a fare air-gun, l'anticamera delle trivelle, a pochi chilometri dalle coste di Puglia?

Se glielo lasciamo fare sara' tutto una presa in giro.

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Andiamo a leggere ancora.

Dicono l'area e' caratterizzata da colonie di coralli bianchi, alcuni noti, altre invece della cui esistenza non si e' certi al 100%. Ovviamente la presenza di coralli significa anche la presenza di vita marina. Nella concessione ci sono anche zone di ripopolamento ittico, che loro chiamano "nursery" e zone di "spawning" per non far spaventare nessuno.

In inglese suona tutto un po' piu' asettico, vero?

Perche' non parlare in italiano e dire che vogliono sparare nelle zone dove i pesci vanno a riprodursi e a depositare le uova? Mia risposta: perche' pensano che la gente sia stupida.

Ma che vuoi che importi. Neanche sappiamo cosa c'e' nei nostri mari, ma gli spariamo lo stesso.

Dicono che "al bordo" della loro concessione

sono presenti delle colonie di coralli bianchi. Si tratta di specie ritenute di grande importanza per la biodiversità che sono in grado di promuovere lo sviluppo di una ricca fauna bentonica.

Notare che loro stessi, i petrolieri, dicono che evitano le zone con piu' coralli e piu' fauna ittica per preauzione. Quindi lo sanno anche loro che certo non e' carino andare a sparare ai coralli e ai pesci che li vivono.

Ma e... le altre zone? Se ci spostiamo un pochino dai coralli noti, va bene invece?

E le balenottere? I zifi? I capidogli? E i tonni? E le tartarughe?

Per i cetacei dicono che secondo i loro studi, potrebbero esserci disturbi fino a 5,800 metri dal punto di emissione, se usano gli airgun piu' potenti che hanno.

Bonta' loro pero' in alcuni punti useranno airgun meno potente, che si potra' sentire "solo" a 1,700 metri di distanza.

Ovviamente questi sono tutti numeri di petrolieri, per cui, occorre verificarli, e potrebbero esser molti di piu'.

Ad ogni modo, considerato che faranno airgun in un area di 300kmq, tutta l'area (e anche un po' di piu') diventera' una specie di sassaiola contro i cetacei, che non sapranno dove andare, confusi dagli spari che arriveranno senza sosta. Che vergogna.

Leggiamo ancora.

Viene fuori che questa istanza della Edison e della Petroceltic si trova all’interno dell’area D15, definito “spazio aereo pericoloso dalla superficie sino a 5500 piedi (circa 1650 m) per intensa attività aerea militare, attiva con preavviso a mezzo NOTAM”.

Ci sono qui pure "ordigni inesplosi".

Ehh? Cioe' ci sara' attivita' militare dall'alto, ci sono ordigni inesplosi, e facciamo airgun ai pesci.

Altro che far west! Qui e' tutta una sparatoria.

Come in tutti i progetti di Valutazione di Impatto Ambientale si tende sempre a minimizzare, e a dare al colpa ad altri, a dire che e' tutto nell'interesse nazionale, che gli effetti negativi sono tutti trascurabile e nulli e che e' tutto "tuttapposto", sempre.

Infatti quelli della Edison-Petroceltic dicono che le piu' importanti minacce per i pesci sono la pesca, l’inquinamento e lo sviluppo antropico costiero. Non possono dire pero' che l'airgun faccia bene e quindi aggiungono che l’esplorazione sismica, puo' "comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica".

La parola trascurabile appare ... ben 22 volte nel loro documento!

Un altra cosa che veramente fa male al cuore e' leggere che, per qualche miracolo divino, la zona in questione e' esclusa dalle "autostrade del mare", cioe' passano qui un enorme numero di navi merci e da crociera, pescherecci e altre imbarcazioni. Ma per puro caso, il rettangolo scelto dalla Edison-Petroceltic e' fuori da tali tratte.

Forse e' per questo che i pesci vanno qui a depositare le uova? A riprodursi? Perche' e' l'unica zona di pace che gli resta?

Non lo so, fatto sta che adesso andranno a bombardare anche questo posto qui.

La cosa vergognosa e' che hanno collaborato con l’Istituto "Tethys onlus" di Milano per gli studi sui mammiferi marini.

Vergognoso per la Petroceltic e per la Edison, ma vergognoso anche per la Tethys onlus di Milano che ha deciso di lavorare con ditte che certo non faranno il bene dei mammiferi, ma porteranno loro altra possibile morte e distruzione.

E' come dire che un medico oncologo collabora con la Marlboro!

Eccoci qui alla fine.

Che dire.

Adesso siamo tutti indignati, e arrabbiati e schifati. Ma e' molto probabile che metteremo dei likes e che domani ce ne dimenticheremo. E invece no, occorre mettere pressione ai politici, rompere le scatole, e voler fermarli ogni santo giorno.

A tutti piace gingillarsi con le copertine e le immagini di CNN o del New York Times che osannano i mari di Puglia. Ma tutto questo non e' gratis. Tutto questo, tutta questa bellezza, richiede lavoro, impegno, vigilanza, volonta' di salvare e magari migliorare cio' che abbiamo.

Nulla e' per scontato, mai. Specie quando in giro ci sono rapaci come appunto la Edison o la Petroceltic che dalla lontana Francia, dalla lontana Irlanda, pensano di poter venire qui e fare quello che vogliono.

Mi ci e' voluto un sacco di tempo per mettere assieme tutte queste informazioni. Spero che si crei una maggior coscienza civile, non solo per lo scandalo, ma per il combatterli e svergognarli ogni giorno.

Tornatevene in Francia, tornatevene in Irlanda e lasciate l'Italia in santa pace.

Wednesday, February 10, 2016

La doppia vita della Vega B a Ragusa e Luigi Pirandello




“Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede!”
Luigi Pirandello, Cosi e’ se vi pare

Il giallo tragicomico delle piattaforme Vega A e B al largo delle coste di Ragusa in Sicilia va avanti da trent'anni.

Titolare attuale della cosiddetta C.C6.EO è la Edison al 60% con ENI socio di minoranza al 40%. L’originario "Programma di Sviluppo" venne approvato il 17 Febbraio 1984 e prevedeva la realizzazione di due piattaforme, la Vega A e la Vega B. A quel tempo chi decideva queste cose era il Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato, abbreviato in MICA. La ditta che invece avrebbe estratto petrolio da questa concessione si chiamava SELM.

Misteriosamente pero' di queste due piattaforme approvate nel 1984 ne fu realizzata soltanto una: la Vega A. Non è chiaro perche' la Vega B non fu mai costruita. Ma non solo non fu mai costruita: dopo un po' di anni la Vega B scompare del tutto da documenti e decreti. Per esempio il 18 agosto 1987 Giuseppe Testaverde, direttore per la realizzazione del Progetto Vega per conto della SELM affermava che:

"Le opere relative alla piattaforma fissa VEGA, sealines e serbatoio galleggiante VEGA OIL sono conformi al progetto depositato presso la sezione U.N.N.I. e il Ministero della Marina Mercantile"

Strano vero? Come può essere che opere realizzate a metà siano "conformi" ai progetti iniziali? Come hanno potuto dimenticare che la Vega B non era mai stata realizzata? Mica si tratta di un bullone. E' una piattaforma intera! Ma conforme o non conforme, il petrolio viene estratto, la Vega A ha i suoi piccoli e grandi guai ambientali e intanto cambiano gestori e titolari e passano i decenni.

E poi... magia. La Vega B resuscita. Il 5 Gennaio 2012 la Edison, ora titolare di maggioranza, chiede una proroga decennale del decreto C.C6.EO.  Il 26 Luglio 2012 la stessa Edison presenta domanda di pronuncia di compatibilità ambientale per lo “Sviluppo del Campo Vega B – Concessione di Coltivazione C.C6.EO”. Cioè dopo ben ventotto anni finalmente vogliono completare quello che avevano iniziato nel 1984. Propongono di trivellare ben dodici pozzi nuovi.

Perché tutto questo ritardo?

Il motivo è presto detto. Il sito scelto dalla Edison per trivellare Vega B dista un po’ più di undici miglia da un sito protetto di interesse comunitario, il SIC ITA 080010 detto ``Fondali Foce del Fiume Irminio". Siamo quindi all'interno della fascia di protezione delle dodici miglia, che con vari colpi di scena, cancellazioni, ripristini e tiramolla, esiste dal 2010, grazie al decreto Prestigiacomo.

Inizialmente la Edison scriveva nei suoi documenti che la località scelta per Vega B si trovava al di fuori di questa fascia di rispetto. Poi si sono accorti del contrario. E dunque ecco qui la pensata geniale: se Vega B viene presentata come parte di un nuovo progetto diventa difficile approvarla, magari ci saranno proteste, magari la fascia di protezione porterà complicazioni. Più facile trivellare i dodici nuovi pozzi vicino a un sito di protetto d’interesse comunitario se si presenta la Vega B come un "completamento" di un progetto vecchio, del 1984.

C’è però un piccolo dettaglio: nel decreto del 1984 si scriveva che il tutto doveva essere completato entro la fine del 2012. E quindi se si vuole far passare Vega B come completamento e chiederne la proroga si deve fare in fretta. Le regole sono che per ottenere la proroga si deve dimostrare di aver adempiuto a tutti gli obblighi iniziali. E cioè siamo ad un paradosso: gli obblighi iniziali non sono stati adempiuti perché la Vega B non è stata realizzata. Chiedono la proroga decennale per trivellare Vega B. Ma la proroga per trivellare Vega B possono averla solo se Vega B è stata già trivellata. Mmh.

Ora, a parte tutte le questioni ambientali -- presenza di faglie sismogenetiche in zona, biodiversità del mare, mancanza di un adeguato piano di antinquinamento marino -- c’è questa bellissima nota del 12 dicembre 2014 dove il Ministero dello Sviluppo Economico ha:

“confermato che la società istante ha ottemperato, nei termini di buona gestione del giacimento, agli obblighi del decreto di conferimento della concessione di cui è stata chiesta proroga e che il programma lavori proposto per il prossimo decennio risulta finalizzato all’ottimizzazione e al completamento del drenaggio delle risorse”

Come possono dire di avere adempiuto tutti gli obblighi se una parte integrante del progetto non è stata mai eseguita? Delle due una: o sono ciechi o non sanno leggere!

Ma come sempre finisce tutto a tarallucci e vino. Con Decreto del 13 novembre 2015, il Ministero dello Sviluppo Economico rilascia la proroga decennale della Concessione C.C6.EO. Di norma la proroga viene rilasciata:

“Qualora il programma dei lavori comprenda esclusivamente la prosecuzione della produzione, i lavori di manutenzione e le attività non significative”

Evidentemente per il Ministero realizzare una nuova piattaforma è considerata un’attività non significativa. E cosi, volenti o nolenti, Vega B sarà realizzata. Si partirà con quattro dei dodici nuovi pozzi.

Tutto questo accade in Sicilia. Forse il Ministro avrà voluto rendere omaggio alla Terra che ha dato i natali al grande Luigi. Perché qui siamo davvero di fronte ad una parabola del relativismo di sapore squisitamente pirandelliano.

Così è se vi pare.



Monday, June 22, 2015

Rospo Mare e' stata e verra' acidificata



Acidi nel 2015, e acidi nel 1982
 Il testo qui sotto e' stato scritto nel 1991:




Notare che l'acid job esisteva gia' nel 1984!
Notare le ultime parole del testo "they had no water treating facilities"

Dove finiva quest' "acqua" di monnezza petrolifera e con acidi?
Beh, lasciamolo all'immaginazione!!

:)





Horizontal Well Technology, S. D. Joshi 1991


Lo scorso 15 Aprile 2015 i ministeri dell'ambiente e dei beni culturali hanno rilasciato la compatibilita' ambientale per quattro nuovi pozzi nel campo Rospo Mare al largo di Vasto. I pozzi fanno parte dell'ampliamento della concessione, e sono progettati per restare per almeno due decenni nel mare d'Abruzzo.

Il petrolio di Rospo Mare e' di qualita' scadente, di indice API che oscilla fra gli 11 e i 12 gradi, peggio di Ombrina. Essendo un petrolio difficile da estrarre, la Edison utilizzera' aggressive tecniche di lavorazione fra cui quella dell'acidificazione. Nella richiesta di valutazione ambientale infatti si legge:

"Una volta terminata la perforazione, i pozzi del campo Rospo Mare verranno acidificati, completati, spurgati, ed allacciati alla produzione"

Si aggiunge che "tutti i pozzi" di Rospo Mare sono soggetti ad acidificazione per "migliorare la conduttivita' delle fratture."

Non viene illustrato quale sara' l'agente usato, ma la sostanza preferenziale per l'acidificazione e' di solito HCl o HF ad alte concentrazioni. Questi acidi servono per stimolare la produzione di idrocarburi, aiutando a dissolvere sedimenti, roccia e incrostrazioni particolarmente ostiche e a creare canali di scorrimento sotterranei per gli idrocarburi. Non viene illustrata la metodologia usata e se questi acidi verrano immessi a bassa o ad alta pressione. In caso di alta pressione, ci si aspetta di fratturare la roccia, non solo di dissolverla.

Rospo Mare esiste da piu di trent'anni e non e' la prima volta che viene acidificata. Testi risalenti agli anni novanta parlano di utilizzo di acidi gia' nel 1984 quando non erano disponibili impianti di trattamento delle acque di scarto. Le testuali parole sono "they had no water treating facilities". Non e' ben chiaro cosa abbiano fatto di quelle acque di scarto nel 1984, e ne se adesso, dopo trenta anni, ce le abbiamo queste "water treating facilities."

Ma se hanno acidificato nel 1984, e acidificheranno nel 2015... quante altre volte hanno acidificato nel frattempo e nessuno l'ha saputo?

I cinquant'anni di Rospo Mare in Adriatico devono fungere da monito per Ombrina. Anche Ombrina ha un petrolio scadente, durante le prove del 2008 ha necessitato di fanghi aggressivi ed e' stata acidificata. Ci sono anche previsoni di possibile fratturazione futura.

Rospo Mare ci insegna che una volta arrrivati, e' difficilissimo liberarsi dei petrolieri, perche' cercheranno sempre di spremere tutto lo spremibile, di aumentare il numero il pozzi, di estendere contratti e licenze, e la verita' su cosa esattamente facciano e cosa non facciano nei nostri mari non la sapra' mai nessuno. L'unico modo per fermare acidi, pesci inquinati, fratturazioni, fanghi di perforazione, petroliere ed incidenti e' quello di non farceli venire dal primo giorno. Ma mentre Rospo Mare ce la dobbiamo tenere, Ombrina non e' detto. E in questo momento, che gli piaccia o no, la responsanibilita' e l'onore di difenere l'Abruzzo e' tutta del suo governatore, Luciano D'Alfonso.

Caro Luciano: la partita Ombrina e' ancora aperta e il destino di questo UFO e' nelle sue mani.

Friday, May 15, 2015

Mi scrivono dalla Edison



Quelli che lo sversamento di Rospo Mare era solo "fango ed erba".
Non ho niente da dire, se non che uno che lavora per oil and gas, 
per definizione, non puo' essere a favore dell'ambiente. 


Ho veramente troppe cose da fare, per chi volesse rispondergli, 
fatelo nei commenti di cui sotto e poi magari gli mando il link.

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Buona sera dottoressa D’Orsogna

Ho letto la sua lettera al ministro ed ho visto su youtube il suo video contro la ricerca e lo sviluppo dei giacimenti di petrolio. Le scrivo per dirle che la sua dichiarazione estremamente negativa riguardo il tema petrolio non porta alcun beneficio alla collettività, forse solo consapevole notorietà personale. 

Gli scenari disastrosi che lei cita per fortuna non sono proprio reali. 

Lei è prevenuta quasi più per principio che per ragione veduta, questo lo si evince anche dalle sue parole quando afferma “il problema petrolio in Italia etc..” come a volere conferire una valenza negativa all’argomento.

Non intendo contrastare, pur avendo validi motivi, gran parte delle cose ascoltate nel video; voglio solo però rammentarle che la tecnologia oggi ci permette di ricercare e produrre idrocarburi in assoluta sicurezza impiegando sistemi di controllo e gestione degli impianti con “SAFETY SYSTEMS” intrinsechi molto avanzati. 

Quei rarissimi incidenti accaduti, con le dovute accortezze, possono essere parte del passato. Voglio inoltre rammentarle che dal petrolio si ricavano, oltre ai carburanti, tantissimi altri derivati che sono indispensabili per il nostro stile di vita ed il nostro benessere. Pensi solo a gran parte del materiale sanitario sia diagnostico che farmacologico, ai rivestimenti isolanti dei cavi elettrici, , alle fibre dell’abbigliamento tecnologico, ai componenti dei computer e dei telefoni. Potrei citarle altre mille cose, ma lei queste le conosce già.

E’ improponibile rinunciare al petrolio, è importante razionalizzarne l’uso in particolar modo rispettando tutti i criteri di salvaguardia ambientale, ma questo è solo un compito antropico.
Come potremo far volare gli aerei,  navigare le navi,  lavorare la terra che ci fornisce il cibo senza trattori, a vivere in questo modo che sempre più ci spinge a superare barriere e confini?

Gli idrocarburi, seppur in quantità limitata, li abbiamo anche noi, e a mio parere è giusto e sensato che usiamo anche le nostre riserve in tal modo ridurremo la nostra bolletta energetica, creare occupazione e ricchezza nella nostra nazione senza contrastare altre fonti di reddito. Turismo e idrocarburi non sono antitetici, in Italia questo è ben rappresentato dalla zona costiera dall’Emilia Romagna, all’estero è eclatante lo sviluppo e la ricchezza degli Emirati Arabi e della Norvegia. Importare il petrolio che ci occorre non ci rende moralmente innocenti, estranei  o migliori.
Non vale la regola del “Not in my backyard”.

A conclusione di questa mia lettera desidero informarla che sono scrupolosamente sensibile alla tutela dell’ambiente e che convengo con quanti praticano il risparmio energetico e nutro un profondo rispetto per il pianeta che mi ospita. Non mi aspetto una sua risposta anche se mi giungerebbe molto gradita.

Cordialmente la saluto

XXXX

Monday, October 6, 2014

Confindustra Abruzzo e il petrolio green


"moltissimi posti di lavoro e indotto"

Sara' Babbo Natale a portare tutto!


"Una piattaforma petrolifera può essere poco inquinante e del tutto compatibile con il turismo, e l’agricoltura, la pesca e un alta qualità ambientale.
In altri casi un attività petrolifera può essere troppo impattante,
compromettere altre attività, portare più svantaggi che vantaggi,
e allora in quel caso bisogna dire no".

Fabio Spinosa Pingue, Confindustria Abruzzo

????
 


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Qualche giorno fa e' comparso sul Centro D'Abruzzo un interessante articolo in cui Fabio Spinosa Pingue di Confindustria Abruzzo invita ricercatori, studenti e scuole a partecipare al premio "Confindustria Abruzzo Green".

Il titolo era:  "Anche il petrolio può essere green. Basta attrezzarsi.'

Eh? Il petrolio green? O Signore. Questa e' meglio della scatola nera della Vicari. 

Petrolio green - certo basta crederci!

Ma in che modo facciamo il petrolio verde?

La monnezza e' meno monnezza? Il cancro e' meno cancro?Le ciminiere e i fumi li dipingiamo di verde? Oppure in mezzo agli oli ci mettiamo cilantro e basilico a coprire la puzza?

E se e' possibile fare il petrolio green, perche' le raffinerie italiane - e non solo! - sono un concentrato di morte, tutte quante, da nord a sud? Dov'e' il petrolio green nell'acqua inquinata di Gela o nelle fiamme roboanti di Milazzo? Dov'e' il petrolio green nel Pertusillo inquinato?

O forse si riferiva al petrolio riversato in mare dalla sua amica Edison nel Gennaio del 2013 da Rospo Mare e che poi si trasformo' magicamente in "fango ed erba" - quelli si molto green!

Vede, ci possono anche essere best practices o migliori tecnologie oggi rispetto agli anni sessanta, ma il punto e' che i volumi di monnezza in aria, in acqua, in atmosfera, sono cosi grandi in valore assoluto che anche percentuali piccole di veleni, sono quantita' enormi.

Se per ogni barile di petrolio estratto ne hai 5,10,20 fra fluidi perforazione e acque di scarto, anche se recicli e riusi e fai tutto green, alla fine sempre veleni hai prodotto e in grande quantita' e parte di questi veleni sempre finiscono in atmosfera o nelle nostre acque.

E' impossibile. Per non parlare della delicatezza delle operazioni e del fatto che tantissime cose possono andare storte, mandando il green a farsi benedire.

Quindi caro Spinosa, lasci perdere e mettiamo da parte questo maldestro e ridicolo tentativo di quadrare il cerchio. Il petrolio green non si puo' fare, ed e' ridicola questa idea.

Quello che pero' si puo' fare con il petrolio, e' il portafoglio green, molto green.



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Riporto qui testuale:

Ogni sistema culturale sviluppa, inevitabilmente, pregiudizi. Ciò accade anche quando parliamo di green economy, nel momento in cui alcuni "tifosi" pensano che non tutti i settori possano coniugare la produttività con il rispetto dell'ambiente e della salute. 

Molti fanno coincidere la green economy con le produzioni biologiche. 

Altri, più benignamente, estendono il termine alle imprese che si occupano di rinnovabili.

La maggior parte delle persone fatica a immaginare che anche un'impresa petrolchimica possa essere green.


In un'Italia sempre più retriva e meno appetibile per investitori esteri, siamo riusciti a creare una contrapposizione ideologica anche tra imprese che meritano l'appellativo green e imprese che, secondo i tifosi o i disinformati, non potranno mai fregiarsi di questo titolo: ecco un pericoloso pregiudizio che mina il futuro di tutta l'industria. 

Allora, quand'è che possiamo definire un'impresa "green"? 

Quando decide di impiegare materie prime meno inquinanti, ma soprattutto quando applica, nei processi produttivi, un sistema integrato di recupero, riutilizzo e riduzione di materiali, energia e acqua. 

 Da questo punto di vista qualsiasi organizzazione di qualsiasi settore produttivo può essere green, se il management decide di considerare l'ambiente un'opportunità anziché un costo. 

Bisogna che questo concetto venga compreso chiaramente da tutta l'opinione pubblica, per evitare inutili contrasti che danneggiano tutto il sistema produttivo e contrastare quel fenomeno comunemente noto come "nimby" che posiziona l'Abruzzo tra le prime regioni d'Italia per presenza di "comitati del no". Qualsiasi organizzazione può dotarsi di un sistema di gestione ambientale e decidere di investire per introdurre soluzioni sostenibili. Per questo motivo più di tre anni fa abbiamo deciso di dar vita al Premio Confindustria Abruzzo Green. Invito pertanto tutte le imprese abruzzesi, ma anche gli enti, i ricercatori, gli studenti e le scuole a partecipare gratuitamente al premio attraverso il sito www.confindustria.abruzzo.it; è possibile inviare le schede sino al 10 Ottobre. Fabio Spinosa Pingue Responsabile Premio Confindustria Abruzzo Green

Friday, February 7, 2014

Fermo: perdite di petrolio in mare Edison. Anche qui erba e fango??






Ecco qui. Di nuovo pozzi di petrolio che perdono nei mari dell'Adriatico, questa volta a Fermo, nel campo "Sarago Mare”, localita' Baia dei Gabbiani. Pare che una tubatura danneggiata dalle mareggiate degli ultimi tempi abbia lasciato fuoriuscire dei "liquidi".

Il pozzo era a soli 3km da riva!

C'e' stato l'intervento della Capitaneria di Porto, dell'Ufficio Circondariale Marittimo di Porto San Giorgio, della Prefettura di Fermo, dell’Ufficio Protezione Civile del Comune di Fermo e dell'Arpam di Fermo.

La stampa locale riporta che grazie all'intervento dei tecnici specializzati si e' potuto evitare il peggio.

La protagonista del tutto e' la Edison, che conosciamo gia' bene perche' esattamente un anno fa ci furono perdite simili dal campo petrolifero "Rospo Mare" in Abruzzo, con una saga interminabile,
secondo la quale prima erano idrocarburi, poi dopo quattro giorni, magicamente diventarono "erba e fango".




Non sappiamo come andra' a finire a Fermo, magari anche qui si inventeranno altri colpi di scena, e verra' fuori che invece che petrolio era farina di grano tenero mista a sciroppo di acero.

Ma due sono le considerazioni che vorrei fare:

1. A quanto ammontano le spese incorse da questi tecnici, grazie ai quali si e' evitato il peggio? Chi paga tutto l'intervento dei mezzi, degli uomini, di cui sopra?

La Edison?

In un paese civile e normale, sarebbe cosi. Chi inquina, paga.

Vorrei proprio vedere il conto, e sapere che la Edison, una ditta privata, paghi il danno che ha compiuto. E no, non c'entrano le condizioni meteo. Sei un petroliere, non un pescatore di acciughe. Dovevi essere preparato per il clima ostile, e dovevi monitorare i tuoi pozzi, visto che ci fai del profitto. Non ci sono scusanti.

2. Questo ci riporta sempre al solito problema, che i pozzi - in mare o in terra - sono oggetti complicati, delicati e che sempre mille imprevisti possono accadere. Adesso si e' trattato di - si spera - poco petrolio, anche se non si parla di cifre esatte. Ma quando ci sara' il disastro vero?  Siamo preparati? Qui siamo a TRE chilometri da riva. Io spero che ci si renda conto della follia di tutto questo, visto che se i petrolieri potessero fare quello che vogliamo, qui ci dobbiamo preparare ad altre trivelle in riva al mare, a partire da Ombrina Mare.


Chicca finale. Sui siti ministeriali dove ti mostrano le cartine petrolifere c'e' scritto:

Questa sezione del sito del Ministero dello sviluppo economico è realizzata da personale della DGRME senza impegno di risorse finanziarie aggiuntive 2003-2014.

 E invece le risorse finanziarie per ripulire il mare di Fermo, da dove vengono?


Friday, October 4, 2013

Ragusa acidizzata e reiniettata



Vega è la più grande piattaforma petrolifera fissa off-shore realizzata in Italia. Operando in condizioni ambientali spesso difficoltose, adotta tecnologie d’avanguardia per la sicurezza del personale e dell’ambiente circostante


Nella Vega 6, Vega 9, Vega 19
queste "tecnologie d'avanguardia" includono
 l'iniezione di acidi.


Beh, era giusto acidificare e reiniettare un po tutti, no?

Ed eccoci allora con gli acidi in Sicilia, a Ragusa, per conto della Edison gas.

Siamo sulla piattaforma Vega A, nella concessione C.C6.IS, ora rinominata C.C6.EO, che ha abbinata anche una nave di stoccaggio FSO. La prima nave si chiamava Vega Oil ed e' stata sostituita da qualche anno dalla Leonis. Nel sito dell’UNMIG queste navi le chiamano "piattaforme marine".  Chissa' perche'.

Della Vega Oil e delle sue condizioni pietose abbiamo gia' parlato qui. Speriamo che con la Leonis vada meglio!

Per la cronaca, si tratta anche qui di petrolio ad alto tasso sulfureo, e di bassa qualita': indice API 15.5 da cui fanno principalmente bitume. Quindi monnezza anche qui.

Ad ogni modo, collegati alla piattaforma Vega ci sono una ventina di pozzi: ben 17 in produzione piu' altri tre produttivi, al momento non sono eroganti.

Fra i vari pozzi il Vega 6, dismesso da molti anni.

E cosa succede attorno alla piattaforma Vega e ai suoi venti pozzi? 

Beh, spulciando un po fra le carte, ecco cosa viene fuori.

Che gia' nel 1987 si pensava di reiniettare monnezza tossica e acidificare i pozzi di Ragusa, e che il tutto e' durato per vari anni almeno.





7 Settembre 1987: la SELM spa che gestisce il campo Vega chiede (e poi ottiene) di reiniettare il materiale di scarto dalla piattaforma Vega A al pozzo dismesso Vega 6 per un anno in fase sperimentale.


 

 7 Aprile 1988, Verbale di ultimazione del pozzo Vega 19

"Eseguita, previa acidificazione con HCl, prova di produzione n.1 metri 2556-2610 con portata massima di 415 t/g di olio greggio con duse 0 1 5/8"



Rapporto attivita' del Campo Vega - 5 Luglio 1991

 Vega 9:

"E' stata effettuata pertanto l'acidificazione del pozzo con 3.5 MC di acido cloridrico al 28%, attualmente e' in corso lo spurgo e la prova di produzione"

 Vega 6:


"l fine di migliorare la iniettivita' del pozzo di re-iniezione Vega 6 e' stata eseguita l'acidificazione con mc. 3 di acido cloridrico al 14%"

3,5 metri cubi sono 3500 litri.


1 Marzo 1992

Eseguita acidificazione su pozzo di reiniezione acqua di formazione "Vega 6" per ripristino ricettivita' iniziale

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Ma iniziamo dall' inizio.

Siamo al 1987, e la SELM, titolare della concessione, manda all'Ufficio Nazionale Minerario Idrocarburi la richiesta di usare un pozzo dismesso per reiniezione di acque di formazione in via sperimentale.

Il pozzo estrattivo si chiama Vega A, da qui trivellano e tirano fuori petrolio.

La richiesta e' di usare il pozzo Vega 6, "ubicato marginalmente" alla Vega A, per la reiniezione di materiale di scarto, fra cui le acque reflue di produzione.

Se il Vega 6 non fosse sufficiente, ci si riserva di chiedere di usarne anche altri per altre "acque reflue".

Il ministero gli accorda di poter fare la reinizione perche' "evita l'inquinamento marino per l'eventuale scarico in mare delle acque reflue di formazione".

Quindi:

1. Lo sanno anche loro che le acque reflue sono monnezza e che inquinano.
2. Se non c'era il pozzo di reiniezione, questa monnezza sarebbe finita in mare.

Passa un po di tempo e arriva il report sulle attivita' del campo Vega.

Viene fuori che il pozzo Vega 9 ha bisogno di acidificazione per ripristinare la produttivita'. Usano 3.5 metri cubi di acido cloridrico al 28%.

Anche il pozzo Vega 6, quello della reinizione sperimentale ha bisogno di acidificazione. Qui sono piu' delicati ed usano 3 metri cubi al 14%.

Queste concentrazioni sono estremamente elevate, l'acido cloridrico puo' avere una concentrazione massima del 35-37%, dopo diventa volatile. A titolo di esempio, l'acido muriatico - acido cloridrico diluito -  ha una concentrazione solo del 10 % di acido cloridrico.

Passa un altro anno, e voila', nel 1992 altra acidificazione nel pozzo di reiniezione Vega 6


Eseguita acidificazione su pozzo di reiniezione acqua di formazione "Vega 6" per ripristino ricettivita' iniziale

Usano:

2,200 litri di solvente P121 per rimozione asfaltene nei tubi
40,000 litri di HCl al 15% con inibitori di corrosione
220,000 litri di acqua di mare

Tutta salute.

E' questa la prima volta che hanno usato acidi a Ragusa? Probabilmente no.

Dalla pagina di Donato Rondinone, "pionere" dell'era del petrolio:

Nel marzo del ’54 fu assunto come assistente del direttore dei campi petroliferi della Gulf Italia a Ragusa. Fu direttore dei lavori di costruzione del Centro Olio, delle line di flusso, della rete stradale di collegamento e della rete di distribuzione ad alta tensione, nonche’ dei lavori di “servicing” e “work over”e acidificazione e cementificazione dei pozzi di petrolio.

Il comune di Ragusa nel 2010 gli ha dedicato una strada, la ex via 464.


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Nota storica:

Nel 1987 la SELM era la societa' petrolifera che controllava la concessione C.C6.IS, inclusa la piattaforma Vega. Nel corso degli anni si sono succeduti una serie di titolari, fino a quando concessione, piattaforma e pozzi sono passati in percentuale di maggioranza in mano alla Edison.

Negli anni '90 poi, su richiesta della stessa Edison e attraverso un decreto, la concessione ha cambiato nome ed e' diventata l’attuale C.C6.EO.

Infine, la Edison e' la stessa che opera il campo Rospo Mare dove c'e' un'altra FSO.

Quella che invece che perdere petrolio, perde erba e fango.


   

Wednesday, July 31, 2013

Temsah, Egitto e Vega B, Ragusa




Temsah, Egitto, ENI 2004







Vega, Pozzallo, Ragusa, Edison


Gentilissima Prof. D’Orsogna,

Lei si è permessa di ricordare una storia già sepolta dal tempo.

Si rende conto che sono passati quasi dieci anni dall’incendio della Piattaforma Temsah in Egitto, un’eternità.

Si vabbè il pozzo è bruciato per trenta giorni ed ha distrutto la piattaforma.

Ma deve riconoscere che tutto, poi, è andato sotto controllo.

Le ricordo che non c’è stato neanche un morto.

Ma come può inficiare la gloriosa storia dell’ENI e compagni?

Le nostre piattaforme hanno superato i maggiori controlli relativi alla sicurezza. I nostri standard professionali sono stati ampiamente riconosciuti nel mondo.

Grazie alla nostra esperienza, al nostro know-how il governo egiziano nel 2010 ha ritenuto opportuno dirci direttamente: RITENTA SARAI PIU’ FORTUNATO.

In virtù di questo prinicipio l’ENI ha avviato la produzione di gas nel giacimento off-shore Tuna all’’interno della Concessione Temsah. Tutto come prima dunque. 

Se lo hanno anche capito in Egitto delle nostre buone intenzioni perché non lo vuol capire Lei ?

Si, lo so, Lei dirà ma la piattaforma Temsah era distante oltre 60 km ? Qui in Italia le vogliono fare vicinissime ? Certo, da noi le piattaforme sono molto più vicine alla costa.

Non si preoccupi. Stia tranquilla. In Italia abbiamo una normativa straordinaria in tema di sicurezza degli impianti petroliferi. Pensi è talmente bella che ha quasi vent’anni e non abbiamo alcuna intenzione di cambiarla.

Ora cercherò di tranquillizzarla.

La piattaforma che è bruciata nelle coste egiziane era costituita da un jacket a quattro gambe non era presidiata ed il controllo dei parametri di produzione avveniva per mezzo telemetria con un sistema collegato a terra.

In buona sostanza, era tecnologicamente avanzata.

Si, …poi ha preso a fuoco, per un piccolo…. inconveniente tecnico, ma…… tralasciamo.

Ora, attualmente in Italia ci prepariamo a fare qualcosa di simile: speriamo di realizzare Vega B. Vega B (60% Edison 40 % Eni) è anch’essa una piattaforma a quattro zampe, non sarà presidiata e allo stesso modo sarà telecontrollata.

Simile ma non uguale una tirava gas, l’altra tirerà petrolio.

Gentile Prof., lei è un fisico e sicuramente avrà dimestichezza con la matematica ed in particolare col calcolo delle probabilità. Rifletta, se la Piattaforma Temsah è già saltata può mai ritenere che Vega B possa farlo ?

La sfiga di distruggere due piattaforme simili nello spazio di pochi anni è capitata davvero poche volte. Al posto suo farei sogni tranquilli.

Lettera firmata








Sunday, June 2, 2013

Dalla Sicilia

Mi arriva questo dal mio amico Mike il Cavaliere sulla questione trivelle in Sicilia

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Il turismo in Sicilia è uno dei settori trainanti per l’isola, considerato che da' OCCUPAZIONE VERA. Sicuramente questo fatto i CERVELLONI DI STATO lo sanno ma fanno di tutto per dimenticarlo.

Con l’approvazione del Documento SEN (Strategia Energetica Nazionale), lo stato italiano, senza rispetto alcuno per la peculiarità di ciascun territorio, dà priorità alla coltivazione delle fonti fossili.

Chiaramente la Sicilia fa la parte del leone con tutte le istanze di ricerca e coltivazione petrolifera che le società petrolifere, più o meno conosciute, hanno presentato.

Fare la parte del leone si fa per dire considerato le miserabili royalties che le società danno per via delle varie franchige che il Belpaese concede alle stesse.

L’obiettivo? Perforare sempre e in qualunque posto: Pantelleria, Isole Egadi, scarpata ibleo maltese
prima fra tutte.

I rischi? Nessuno secondo loro, altissimi secondo tantissime persone che al momento non hanno alcuna voce in capitolo. Si perché se non succede un disastro (prima o poi è scontato che avverrà) il nostro Belpaese si guarderà bene dall’applicare una normativa in tema di scurezza ambientale non dico ottimale ma quantomeno decente.

A partire dal 2009 si è visto un proliferarsi di istanze per effettuare prospezioni geofisiche e per realizzare piattaforme. Le varie Bande del Buco (Eni, Edison, Transunion etc..) hanno presentato progetti sempre più fantasiosi.

Ad esempio nel Canale di Sicilia abbiamo la Edison che insieme all' Eni cerca di realizzare Vega B, una sorta di piattaforma Zombie visto che gia' trent’anni fa dovevano realizzarla.

Presi di invidia quelli della Northern Petroleum cercano di rispondere alla Edison: voi costruire pure la vostra piattaforma Zombie intanto noi della Northern in futuro realizzeremo la nostra piattaforma Mitologica andando alla ricerca di Efesto.

Sembrerebbe impossibile ma è proprio vero visto che i permessi di ricerca della Northern (d 29 GR-NP e d30 GR-NP) rientrano completamente all’interno del grosso apparato vulcanico denominato Empedocle da poco scoperto (2005), di cui l’isola Ferdinandea (isola creatasi a seguito di un eruzione nel 1831: si innalzò dall'acqua formando l'isola, la quale crebbe fino ad una superficie di circa 4 km² e 65 m di altezza) costituisce soltanto una sua bocca.

Purtroppo quelli della Transunion, col permesso di ricerca denominato d 361 CR – TU, sembra siano rimasti a bocca asciutta, nessun progetto fantasioso. Certamente questo permesso si ritrova in prossimità di molte aree SIC e di notevole interesse pubblico (Biviere di Gela, Foce e Fondali fiume Irminio, Punta Cammarana, C.da Branco Piccolo) ma questa non è una novità.

Si….. è anche vero che questo permesso si trova anche a pochi chilometri dalla costa, ma anche questo non è una novità (quanti permessi e concessioni in Italia sono nelle stesse condizioni ?).


 A guardar bene… però, la futura piattaforma che intendono realizzare (al momento sono solo nella fase delle prospezioni geofisiche) si trova esattamente di fronte a Punta Secca.



Adesso ho capito. Dopo la piattaforma Zombie della Edison e quella Mitologica della Northern, la Transunion vorrrebbe realizzare la Piattaforma Narrativa.

Perché ? il motivo è semplice: Punta Secca non è altro che la località dove si trova la Spiaggia di Montalbano.



Che dire …. magari Camilleri potrebbe scrivere un romanzo dove il nostro Commissario si fa un bagno nelle nere acque di Vigata.

Tuesday, April 30, 2013

Italia: 352 pozzi di stoccaggio di gas. Passera: non bastano.

L'insaziabile Passera continua con i suoi deliri. Il giorno 13 Febbraio 2013 ha infatti firmato due decreti ministeriali per "liberalizzare il mercato" e per dare all'Italia un ruolo maggiore come "hub" sud-europeo del gas.

E cosi, in Italia adesso parte la moda dello stoccaggio del gas. E se prima c'erano solo Stogit ed Edison, adesso siamo invasi da piccole e grandi ditte dai nomi sconosciuti, anche loro affamate di bucare il nostro sottosuolo.

Ci saranno nuovi pozzi per tutto lo stivale, maggiore pressione in quelli gia' esistenti, VIA che non servono.

E che importa se li ci sono case, vita e persone?

Se uno va sulla pagina dei petrolieri "petrolio e gas punto it" si parla di 12 campi di stoccaggio gia' sparsi per l'Italia - in Abruzzo, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.



In realta' le concessioni sono 15 (tra l'altro se uno clicca sul link di cui sopra neanche si apre!) e non 12, e dimenticano la Basilicata.  Della serie, non lo sanno neanche loro cosa dicono. Questi campi corrispondono a circa 352 pozzi di gas attivi. 

Nel loro complesso questi 352 pozzi stoccano gia' circa 15 miliardi di metri cubi di gas. In Italia ne consumiano 80 miliardi l'anno - cifra in decrescita a causa della crisi e dell'aumento dell'uso delle rinnovabili.

E quindi, abbiamo sotto i nostri piedi due mesi di fabbisogno nazionale di gas belli gia' stoccati. Uno direbbe: beh, hanno 350 pozzi, una nazione cosi piccola, un territorio fragile e densamente abitato, sismico, turistico, assolato, e due mesi di gas stoccato sottoterra, perche' gliene serve stoccare di piu'?

E invece si, secondo il nostro governo, occorre stoccarne ancora. Infatti, ci sono richieste per altre 8 concessioni di stoccaggio con Passera che continua a firmare e ad approvare come un forsennato.

Fra queste nuove concessioni di stoccaggio anche Rivara Stoccaggio, quella del terremoto in Emilia.

Nemmeno il terrremoto li ferma.

Le altre nuove concessioni di stoccaggio sono proposte in in Lombardia (Bagnolo Mella e Romanengo), Abruzzo (Poggiofiorito), nelle Marche (Palazzo Moroni e San Benedetto), in Basilicata (Serra Pizzuta), in Molise (Sinarca).

Ora, la mia domanda e': servono veramente questi altri centri di stoccaggio? 352 pozzi non ci bastano? La popolazione non cresce, il consumo decresce.

Se uno fa la media, ciascuna concessione porta con se circa 23 pozzi - altre otto concessioni significano piu o meno circa altri 180 pozzi sparsi lungo lo stivale.

Cui prodest?

(Oltre a Passera ed ai suoi amici?)

Le 15 concessioni esistenti sono qui elencate:

e sono qui 










Ecco invece la lista dei 352 pozzi gia esistenti














Si vede che gli piacciono i buchi a Passera.