.

.
Showing posts with label Vicari. Show all posts
Showing posts with label Vicari. Show all posts

Tuesday, April 12, 2016

Il 2016: l'anno della petrol-vergogna





"Ripeto fino alla noia, scusandomi con chi ha già sentito queste considerazioni, sulla bufala trivelle. Non c’è nessun referendum sulle trivelle. Non c’è una sola trivella in discussione: solo la scelta se continuare a estrarre carbone e gas fino all’esaurimento del giacimento senza sprecare ciò che già stiamo utilizzando oppure fermarsi a metà alla scadenza della concessione"


"pieno diritto di espressione alle posizioni del sì e a quelle del no o dell’astensione"



Matteo: ma guarda che il carbone non lo si estrae mica dalle piattaforme a mare!

Qui di bufala c'e' solo il fatto che lei e' un presidente del consiglio
non votato da nessuno e a cui non importa niente dell'Italia
 








 Emendamento pro Total bocciato nel decreto
Sblocca Italia e approvato nella
successiva Legge di Stabilita' 2015
-------

"Le rinnovabili vedo no l'Italia tra i leader mondiali. Ma un mondo che va avanti solo a rinnovabili e' ancora un sogno. Petrolio e gas naturale serviranno ancora a lungo: non sprecare cio' che abbiamo e' il primo comandamento per tutti noi".

"Se investiamo in tecnologia, possiamo creare un mondo nuovo"

"Spero che il referendum sulle trivelle fallisca"

"Noi siamo oggettivamente diversi da chi ci ha preceduto: se uno sbaglia con
noi paga. E a quelli che vogliono far credere che siamo tutti
uguali rispondiamo con i fatti"


"Quell'emendamento l'ho voluto io" 

"Questo referendum si fa in un giorno diverso dalle amministrative perche' lo prevede la legge italiana, non perche' lo abbiamo scelto noi"

"L'idea di sbloccare le opere pubbliche e private l'abbiamo presa noi"

Le trivelle italiane sono "all’avanguardia in sicurezza" 
chiuderle vorrebbe dire "bloccare 11 mila posti di lavoro"




Matteo Renzi

----


"Il ministro per i rapporti con il Parlamento, cioè io da regolamento deve autorizzare tutti gli emendamenti del governo. 
Tempa Rossa è un progetto strategico per il Paese che prevede 
molti occupati nel Mezzogiorno e 
lo rifirmerei domattina"


Maria Elena Boschi 


-----

"Macché avvelenatori, noi tranquilli su tutto"

"È la cosa che mi fa indignare di più  perchè non avveleniamo nessuno, 
lo fa invece chi racconta cose senza capire e approfondire, avvelenando il
sistema industriale e l'ambiente sociale". 

"Siamo tranquilli per tutte l'attività che abbiamofatto
e sulle verifiche che facciamo,
su cui metto le mani sul fuoco"


"Quando ripartirà la produzione non lo so. 
L'importante non è riprenderla, ma fare chiarezza su quello che succede. 
Vogliamo andare fino in fondo a questa vicenda 
prima di tutto per il rispetto e l'attenzione che abbiamo 
nei confronti dei territori che
ci accolgono"


"Con tutto il rispetto per la magistratura, noi siamo tranquilli per tutte le attività
che abbiamo fatto e le verifiche che facciamo, su cui metto le mani sul fuoco:
non avveleniamo nessuno. Anzi, l’Eni ha investito 4,2 mld di euro in sicurezza
e sostenibilità ambientale e ne investiremo altri 2,5"

Claudio De Scalzi, CEO ENI

----

Grazie a questo testo si sono garantiti oltre 300 posti di lavoro, tutelando non solo la Total,
che è un soggetto privato come un altro, ma soprattutto la serietà del Governo che è
riuscito ancora una volta a rendere l'Italia attrattiva per i grandi
investimenti.


Simona Vicari, architetto. Sottosegretario all'Economia

----

“Oltre il 70 per cento stanno prendendo i 5
Stelle qua ad Augusta. Hanno ragione
a incazzarsi, ma m'incazzo anche io. Lo sai? E a Gela?
Più che altro pensa che se prendono anche Gela avrebbero
le città con le raffinerie"


"Non si potrà fare più neanche un rifornimento di diesel
per uscire la domenica con i
propri figli per andare a mare."



“Mi sto vedendo di organizzare perché c'è Federica che è incazzata come
una iena per ragioni serie, infatti le ho detto ‘punta i piedi
perché va a finire che fai la figura
della pellegrina"



"Mi preme sottolineare la mia estraneità ad ogni condotta illecita e rendo noto che per il
tramite del mio avvocato Paolo Carbone del foro di Salerno
ho già chiesto al procuratore della Repubblica aggiunto
presso il tribunale di Potenza di poter chiarire la mia posizione"



..."da gennaio cominciamo pure su Saipem... tramite Confindustria
ci arrivo, mi segui? C'arrivo pure abbastanza bene. Quindi vediamo
come farlo e... facciamo una passeggiata in Sardegna, ci stiamo
unpaio di giorni, facciamo le presentazioni,
bordelli... e quello che dobbiamo
fare facciamo" 



"Minchia ti informo, ti informo che già siete entrati! questa è bellissima! ma tu lo sai che io martedì... te l’ho detto che ce lì ho tutti invitati al convegno, martedì prossimo... a Roma... tutti, tutti ci sono, quelli che contano ci sono!.. dai che sta andando come volevamo noi, perfetto!... gioia mi pare che stiamo andando nella direzione giusta, dai!... quant’era sette milioni ? Mi sa che sarai condannato a pagarmi quattro mila euro al mese a partire dal 2016... noi da qui a metà mese, massimo fine mese dobbiamo andare in Tecnimont, ma io me la chiudo martedì prossimo"
 

Gianluca Gemelli, fidanzato di Federica Guidi


GG: "Io sono sempre dietro ai mutui ma va bene lo
stesso... oh, sto andando avanti con 12
persone...se non fosse perché sono vendute
all’Eni... altrimenti sarei alla fine"


FG: "Per quello dico
che dovresti riuscire a prendere altri lavori
Gianluca"


GG: "Lo so gioia, non è che mi sono fermato"


-----

"Non ci devono essere danni per entrambi"

"Però ora basta... non stiamo
qui a parlarne adesso"


Federica Guidi a Gianluca Gemelli



"Mi preme segnalare l'urgenza del parere"

Federica Guidi a Laura Boldrini

"Non ho favorito mio marito".

"colui che considero a tutti
gli effetti mio marito"


"Mi stai utilizzando"

"Con Gianluca? Ci vedevamo ogni
7-15 giorni"


-----

"Considerare ogni area in cui siamo presenti come casa nostra e per nessuna ragione
metteremmo a repentaglio chi la abita e ci lavora"


Pubblicita' ENI

-----

per entrambi i sessi, un eccesso di mortalita' per tumori maligni allo stomaco 
ma anche per infarto, malattie del sistema respiratorio 
e malattie dell'apparato digerente

per gli uomini residenti sul territorio eccessi di mortalita' 
per leucemia linfoide, diabete, malattie del sistema circolatorio

Associazione medici di base della Basilicata

----

"Da quando e' esplosa la vicenda giudiziaria, tra i
miei concittadini sono aumentati i diffidenti, quelli che hanno paura
per gli effetti sulla salute. Certi elementi dell’indagine ci hanno
sbandato"


"L’inversione di tendenzadeve essere, senza allarmismi, la
chiarezza totale sugli eventuali pericoli che corre la salute per i
pozzi petroliferi. L’estrazione ormai c’è,dobbiamo controllarla
ed evitare guasti"


Sindaco di Viggiano

-----


"È fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”



Comunicazione alle amministrazioni pubbliche 
sul referendum e la comunicazione


----

"Le acque di reiniezione non sono acque pericolose, ne da un punto di vista della normativa sui rifiuti, ne da un punto di vista sostanzale. L'attivita di reiniezione svolta presso il Centro Oli e' conforme alla legge italiana e alle autorizzazioni vigenti e risponde alla migliore prassi internazionale"

"lo stato di qualità dell’ambiente, studiato e monitorato in tutte le sue matrici circostanti
il centro oli di Viggiano e' ottimo secondo gli standard
normativi vigenti".
"Studi commissionati ad esperti di conclamata esperienza professionale ed autorevolezza in campo scientifico sia a livello nazionale che internazionale"
 "tutti in totale trasparenza"

"ENI intende chiedere l'accertamento in campo e in contraddiorio, mediante un incidente probatorio,
della correttezza delle modalita' di operativita' dell'impianto e in particolare della mancanza di pericolosita' delle acque reiniettate"


ENI


-----
 

"Per celare le inefficienze dell’impianto, i vertici del centro oli decidevano deliberatamente
e in diverse occasioni di comunicare il superamento dei parametri con una condotta fraudolenta ovvero dando una giustificazione tecnica che non corrispondeva al vero diversa da quella effettiva."

Si ipotizzano "manomissioni" delle comunicazioni agli enti di controllo 
sui superamenti dei limiti
di legge per "non allarmarli". 

"Io ora preparo le comunicazioni"

"ci inventiamo... una motivazione"

"Mi si è gelato il sangue"

 "Mi sono cagato sotto"

Dalle intercettazioni
-----


"Dispiace rilevare che per risparmiare denaro ci si riduca ad avvelenare un territorio con meccanismi truffaldini. Il risparmio dei costi  del corretto
smaltimento dei rifiuti prodotti dal centro oli con rifiuti speciali pericolosi che venivano "dal management Eni qualificati in maniera del tutto arbitraria e illecit" con un codice che li
indicava come «non pericolosi», e poi inviati con autobotti agli impianti di
smaltimento (come Tecnoparco, in Valbasento), e con «un trattamento
non adeguato e notevolmente più economico»


Il risparmio ipotizzabile per questo "sistema" sarebbe tra il 22% e il 272% (in
base a diversi preventivi acquisiti), e si tradurrebbe in una cifra che oscilla
tra i 44 e i 110 milioni di euro ogni anno.

La restante parte dei reflui liquidi sarebbe stata trasferita nel pozzo “Costa
Molina 2” (sotto sequestro), in cui "i liquidi venivano reiniettati, sebbene
l’attività di reiniezione  non risultasse ammissibile per la
presenza di sostanze pericolose


Il Procuratore nazionale antimafia,
Franco Roberti


"potrebbe aver scoperchiato un giochetto capace di far risparmiare
all’Eni 37 milioni di euro in due anni e gettare nuove,
inquietanti ombre sulla tutela della salute e dell’ambiente
in una delle regioni più martoriate
d’Italia."


La Procura di Potenza 


---


"Cercano di ridurre il numero di comunicazioni sugli sforamenti invece di incidere direttamente sulla causa del malfunzionamento o dell'evento allo scopo di non allarmare gli enti di controllo" 

Ordinanza di custodia cautelare per vari petrol-indagati
 
----

Vivere qui non e' facile, produco latte che esporto in Germania e
Stati Uniti. Prima producevo vino, ora sono preoccupato

Allevatore lucano





Monday, October 6, 2014

Confindustra Abruzzo e il petrolio green


"moltissimi posti di lavoro e indotto"

Sara' Babbo Natale a portare tutto!


"Una piattaforma petrolifera può essere poco inquinante e del tutto compatibile con il turismo, e l’agricoltura, la pesca e un alta qualità ambientale.
In altri casi un attività petrolifera può essere troppo impattante,
compromettere altre attività, portare più svantaggi che vantaggi,
e allora in quel caso bisogna dire no".

Fabio Spinosa Pingue, Confindustria Abruzzo

????
 


-----------------------

Qualche giorno fa e' comparso sul Centro D'Abruzzo un interessante articolo in cui Fabio Spinosa Pingue di Confindustria Abruzzo invita ricercatori, studenti e scuole a partecipare al premio "Confindustria Abruzzo Green".

Il titolo era:  "Anche il petrolio può essere green. Basta attrezzarsi.'

Eh? Il petrolio green? O Signore. Questa e' meglio della scatola nera della Vicari. 

Petrolio green - certo basta crederci!

Ma in che modo facciamo il petrolio verde?

La monnezza e' meno monnezza? Il cancro e' meno cancro?Le ciminiere e i fumi li dipingiamo di verde? Oppure in mezzo agli oli ci mettiamo cilantro e basilico a coprire la puzza?

E se e' possibile fare il petrolio green, perche' le raffinerie italiane - e non solo! - sono un concentrato di morte, tutte quante, da nord a sud? Dov'e' il petrolio green nell'acqua inquinata di Gela o nelle fiamme roboanti di Milazzo? Dov'e' il petrolio green nel Pertusillo inquinato?

O forse si riferiva al petrolio riversato in mare dalla sua amica Edison nel Gennaio del 2013 da Rospo Mare e che poi si trasformo' magicamente in "fango ed erba" - quelli si molto green!

Vede, ci possono anche essere best practices o migliori tecnologie oggi rispetto agli anni sessanta, ma il punto e' che i volumi di monnezza in aria, in acqua, in atmosfera, sono cosi grandi in valore assoluto che anche percentuali piccole di veleni, sono quantita' enormi.

Se per ogni barile di petrolio estratto ne hai 5,10,20 fra fluidi perforazione e acque di scarto, anche se recicli e riusi e fai tutto green, alla fine sempre veleni hai prodotto e in grande quantita' e parte di questi veleni sempre finiscono in atmosfera o nelle nostre acque.

E' impossibile. Per non parlare della delicatezza delle operazioni e del fatto che tantissime cose possono andare storte, mandando il green a farsi benedire.

Quindi caro Spinosa, lasci perdere e mettiamo da parte questo maldestro e ridicolo tentativo di quadrare il cerchio. Il petrolio green non si puo' fare, ed e' ridicola questa idea.

Quello che pero' si puo' fare con il petrolio, e' il portafoglio green, molto green.



-------------------




Riporto qui testuale:

Ogni sistema culturale sviluppa, inevitabilmente, pregiudizi. Ciò accade anche quando parliamo di green economy, nel momento in cui alcuni "tifosi" pensano che non tutti i settori possano coniugare la produttività con il rispetto dell'ambiente e della salute. 

Molti fanno coincidere la green economy con le produzioni biologiche. 

Altri, più benignamente, estendono il termine alle imprese che si occupano di rinnovabili.

La maggior parte delle persone fatica a immaginare che anche un'impresa petrolchimica possa essere green.


In un'Italia sempre più retriva e meno appetibile per investitori esteri, siamo riusciti a creare una contrapposizione ideologica anche tra imprese che meritano l'appellativo green e imprese che, secondo i tifosi o i disinformati, non potranno mai fregiarsi di questo titolo: ecco un pericoloso pregiudizio che mina il futuro di tutta l'industria. 

Allora, quand'è che possiamo definire un'impresa "green"? 

Quando decide di impiegare materie prime meno inquinanti, ma soprattutto quando applica, nei processi produttivi, un sistema integrato di recupero, riutilizzo e riduzione di materiali, energia e acqua. 

 Da questo punto di vista qualsiasi organizzazione di qualsiasi settore produttivo può essere green, se il management decide di considerare l'ambiente un'opportunità anziché un costo. 

Bisogna che questo concetto venga compreso chiaramente da tutta l'opinione pubblica, per evitare inutili contrasti che danneggiano tutto il sistema produttivo e contrastare quel fenomeno comunemente noto come "nimby" che posiziona l'Abruzzo tra le prime regioni d'Italia per presenza di "comitati del no". Qualsiasi organizzazione può dotarsi di un sistema di gestione ambientale e decidere di investire per introdurre soluzioni sostenibili. Per questo motivo più di tre anni fa abbiamo deciso di dar vita al Premio Confindustria Abruzzo Green. Invito pertanto tutte le imprese abruzzesi, ma anche gli enti, i ricercatori, gli studenti e le scuole a partecipare gratuitamente al premio attraverso il sito www.confindustria.abruzzo.it; è possibile inviare le schede sino al 10 Ottobre. Fabio Spinosa Pingue Responsabile Premio Confindustria Abruzzo Green

Sunday, October 5, 2014

Simona Vicari e la scatola nera del petrolio


Oggi Simona Vicari, che chi legge questo blog da un po gia' conosce, rilancia altre panzane con la storia del "rilancio" delle attivita' petrolifere in Italia dalle pagine del Sole 24 ore.

Dice che ci sara' una "scatola nera".

Cosa sia questa scatola nera, e chi lo sa. Forse per nasconderci tutta la monnezza petrolifera? 

No, e' "una scatola nera che sorveglierà le estrazioni petrolifere italiane"

Un pipistrello?

Un drone?

Batman?

Boh. Mi viene da ridere.

"Le nostre aziende, che su queste soluzioni sono notoriamente all'avanguardia, si sono messe al lavoro senza troppo clamore subito dopo il disastro del Golfo del Messico. I risultati sono arrivati. E così la nuova scatola nera, che diventerà obbligatoria per tutti, imprese vecchie e nuove, non solo tutelerà il territorio e l'ambiente ma potrà essere una nuova importante fonte di affari. Si potrà esportare il nuovo apparecchio in tutto il mondo. Per garantire trasparenza e controllo su ogni inconveniente e su ogni possibile incidente nelle procedure di estrazione di petrolio e gas, in terra e in mare. Si tratta di una delle misure qualificanti della nuova direttiva europea sulla sicurezza delle estrazioni a cui l'Italia ha contribuito con impegno e che contiamo di recepire formalmente in anticipo rispetto alla scadenza del luglio 2015"

Esporteremo questa misteriosa scatola nera in tutto il mondo!

L'apparecchio.

La scatola nera che ci salvera'.

Oddio. E poi vogliamo parlare delle "nostre aziende" che si sono messe al lavoro dopo lo scoppio del Golfo del Messico?

E quali sono le "nostre aziende" se si tratta invece di ditte straniere con capitali sociali ridicoli - la Petroceltic da 2 milioni di euro, la Northern Petroleum da dieci che in caso di incidenti resteranno a guardare lo schifo che hanno causato.

Chissa' magari dalla scatola nera uscira' il mago nero del petrolio a ripulire tutto.

Dice la Vicari che chi si prende la monnezza, i tumori e l'inquinamento ricevera' pure ""vantaggi" al di fuori del patto di stabilita' e che i soldi delle trivelle in mare andranno pure alle zone costiere prospicienti gli impianti marini, che fanno da ponte e da supporto logistico per tutte le attività degli operatori. Comuni che si contano sulle dita di una mano. Sono piccoli, non certo ricchi. Qualche milione di euro all'anno in più a loro favore potrebbe risolvere un mucchio di problemi.

Si certo! Come sempre basta crederci.

Comunque viene fuori qui un fatto interessante: la Vicari ammette che i comuni costieri saranno impattati dalle trivelle e che saranno trasformati in zone di sviluppo logistico. Quindi, lo sanno anche loro che quando arrivano le trivelle, tutto il resto  va a farsi benedire.

Il provvedimento affida il timone autorizzativo allo Stato centrale semplicemente per evitare che le regioni e le amministrazioni locali siano preda, così com'è avvenuto finora, del gioco ostruzionistico di chi per principio vuole bloccare qualunque attività. Le regioni mantengono immutati i loro poteri di intervento. È infatti previsto, confermato e rafforzato, il loro preciso assenso vincolante alle autorizzazioni. Si mantiene inalterata la partecipazione al procedimento degli enti locali nell'ambito della conferenza dei servizi la cui convocazione diviene anzi obbligatoria.


Il gioco ostruzionisitico di chi per principio vuole bloccare qualunque attivita'?


Eh? E chi sono questi? Se li e' sognati la Vicari dalla sua scatola nera?

E se si riferisce a noi persone normali, sappia la Vicari che noi vogliamo solo il mare pultio e l'Italia che sia Italia e non l'Arabia Saudita.

Dove sono finite le belle parole di Matteo Renzi sui cambiamenti climatici?

Nella scatola nera?

O vogliamo parlare del gioco speculativo di chi vuole bucare tutto il bucabile per distruggere l'Italia, contribuire ai cambiamenti climatici e trasformare l'Italia in un enorme campo di petrolio per il proprio portafoglio?

Niente paura, avremo 25.000 posti di lavoro nuovo. Proprio come nella Basilicata e nella Sicilia, fra le regioni piu povere d'Italia.

O magari nascoste nella scatola nera partorita da menti malate e stupide.

Saturday, January 21, 2012

Il giorno dopo


Sono tornata a casa, e non ho fatto a tempo a partire e ad arrivare che gia' si parlava di liberalizzazioni delle trivelle, di ritiro annunciato - ma forse che c'e' il barbatrucco - oltre che della manifestazione di oggi Sabato 21 Gennaio a Monopoli, di altri scoppi di petrolio ENI, del petrolio al largo della Costa Concordia, dell'oleodotto Keystone per ora bocciato da Obama, e del diniego del pozzo della Audax al largo di Pantelleria.

Avrei tante cose da raccontare, tante impressioni, incontri: dibattere con un nuovo ENI-man a Muro Leccese - sweet revenge - incontrare le mamme di Viggiano, ricevere i premi a Pescara e a Palermo, ma non c'e' tempo per tutto. Occorrerebbe un post per ciascuna di queste cose.

L'audizione al Senato: e' andata bene.

Inizia tutto puntuale alle 2 del pomeriggio - ero un po' preoccupata ed avevo speso moltissimo tempo prima per condensare tutto nei pochi minuti che avevo, perche' volevo essere rispettosa del tempo altrui. Ma poi, una volta iniziato, la paura e' passata ed e' andata come sempre.

Con me c'era il mio amico Hermes Pittelli, giornalista e scrittore di Roma, che sono sicura sapra' fare un resoconto piu' obiettivo e distaccato.

Ai senatori in aula gli ho fatto vedere le mappe di tutte le regioni in dettaglio - Venezia, l'Abruzzo, la Sicilia, le isole Tremiti, il Salento, la Basilicata - ed ho evitato di parlare di royalties per non passare il messaggio che aumentando un po gli spiccioli che ci danno, si puo' fare tutto.

Il mio discorso e' durato circa 25 minuti ed e' stato piu' o meno una versione ridotta di quello che dico sempre. Alla fine ho detto loro che secondo me - ma anche secondo il buonsenso! - sarebbe opportuno sveltire l'istituzione dell'area marina protetta a Pantelleria e del Parco della Costa Teatina per l'Abruzzo, per dare cuscinetti in piu', ma che meglio sarebbe interdire tutti i mari nazionali alle trivelle.

E poi gli ho detto che siccome l'Italia e' il paese piu' ricco e piu' avanzato di quelli che si affacciano sull'Adriatico sarebbe opportuno che fosse il nostro paese a farsi promotore di una azione congiunta per chiudere Adriatico, e per quanto possibile il Mediterraneo, alle trivellazioni.

Infine gli ho fatto vedere un po di slide sulla Basilicata, come esempio di societa' ed ambiente post-trivelle, dicendo loro che non e' giusto chiedere ancora il raddoppio della produzione e con essa il raddoppio dell'inquinamento, malattie ed emigrazione.

I senatori sono rimasti molto sorpresi da un paio di cose: il limite made in the USA delle 100 miglia, l'annuncio delle ditte petrolifere sulla stampa di California che le operazioni petrolifere fanno venire il cancro, e soprattutto sulla mappa della Florida chiusa alle trivelle.

Mi hanno chiesto se e' vietato trivellare laggiu' perche' il petrolio non c'e'. Gli ho detto invece che secondo le stime in quei mari c'e' molto piu' petrolio che in tutte le riserve d'Italia messe insieme: dopo tutto sono attaccati al Golfo del Messico, dove ci sono 3000 trivelle attive.

I trivellanti ci provano spesso a bucare l'area, ma ogni volta opinione pubblica e politici dicono "no grazie, inquina troppo - anche a regime e senza scoppi - e preferiamo tenerci il mare pulito".

E quindi gli ho detto che il limite italiano, delle 5 miglia che diventano 12 in caso di riserve, e' un passo in avanti, rispetto al vuoto legislativo pre 2010, ma che dovrebbe essere ampliato. Della serie: ci piace copiare tutto dagli Americani, fuori che le cose saggie e la protezione ambientale.

Gli ho anche detto che sarebbe opportuno una moratoria in Basilicata, dove ENI e Total hanno distrutto ogni cosa che hanno toccato.

Mentre ero li ha telefonato Assomineraria che volevano una audizione pure loro!

Mi veniva un po da ridere. Guarda tu se Assomineraria deve essere gelosa di me!

Dalle bacheche del Senato si vedeva che la senatrice Simona Vicari, pro-trivelle, aveva promosso una discussione per regolamentare le royalties, di li a poco della mia audizione. Non so cosa sia successo. Nel programma royalties c'era anche l'intervento della senatrice ricopiona, Adriana Poli Bortone, assente invece dal mio intervento.

Si vede che vado bene per essere ricopiata, non per essere ascoltata!

In complesso, sono stati tutti molto gentili con me, attenti e genuinamente interessati, specie il Senatore D'Ali che ha organizzato il tutto e anche il Senatore Tommaselli della Puglia con cui ho coversato a lungo dopo l'intervento.

Dall'Abruzzo, nessuno.

Alcuni mi chiedono se questa audizione e' servita al ritiro del decreto liberalizzazione delle trivelle. Ovviamente non lo so cosa sia successo dopo che sono andata via, e non posso dire con certezza che ruolo io abbia avuto. Certo e' che non potevo capitare in Senato in data migliore, visto che il decreto era in discussione proprio in quei giorni. Da diverse fonti mi dicono che le cose che ho detto siano state abbastanza utile e che il Senatore D'Ali' e' stato poi molto combattivo:

"ti dico con molto piacere che ritengo personalmente che il tuo intervento in Senato sia
stato determinante per quanto poi avvenuto, vale a dire la cancellazione proprio ieri nella riunione del Consiglio dei Ministri dal decreto sulle "liberalizzazioni" delle norme "libera-trivelle" che erano state inserite nella bozza in discussione. Ti dico ciò in quanto proprio XXX mi aveva ieri mattina telefonato per dirmi che, dopo gli allarmi creati dalle anticipazioni di stampa su dette norme, aveva contattato il sen. D'Alì in proposito, che l'aveva tranquillizzata dicendo che si sarebbe opposto ad esse in ogni modo... E, il consiglio dei Ministri, dopo ben otto ore di discussioni (su questo e su altri punti, naturalmente...),ieri sera alla fine le ha cancellate.

So anche che l'email di Corrado Clini e' stato bombardato da varie persone d'Abruzzo che gli hanno scritto contro questa liberalizzazione - in primis Assunta e Pasquale, e ovviamente avranno saputo della manifestazione di Monopoli.

Per cui credo che tutto insieme - il mio intervento, la rabbia della gente, la protesta pugliese - abbiano contribuito a questo apparente pericolo scampato.

Dico pericolo scampato perche' sono arrivati altri testi sul senatore Angelo Bonelli dei Verdi che dice che in realta' non e' vero che la liberalizzazione sia saltata, ma in sincerita' sono troppo stanca per indagare meglio...

Sensazioni personali?

1. Al Senato si trattano bene - e' tutto splendido. Sarebbe bello che anche le scuole italiane fossero cosi' curate!

2. Un pizzico di tristezza nel pensare che quei galantuomini che governano l'Abruzzo non abbiano potuto fare niente di niente per la nostra regione e che tutto questo sia partito dalla Sicilia e non dai senatori d'Abruzzo ai quali continuo a sciorinare tutte queste cose da anni. In Puglia hanno fatto le manifestazioni con Vendola e con il capo dell'opposizione assieme, in Abruzzo Chiodi e Sorgi giocano invece a nascondino.

3. C'e' molto molto da fare ancora...

Domani parto per lavoro per Calgary, la capitale delle Tar Sands... vediamo!

---------
Note:

Qui un ANSA sull'incontro scritto da Simone Bagnacani

Petrolio: D'Orsogna, moratoria su estrazioni italiane
PORTANO INQUINAMENTO, SUBSIDENZA E RISCHIO SISMICO
(ANSA) - ROMA, 18 GEN - Una moratoria per ogni tipo di trivellazione, onshore e offshore. E' questa la proposta che Maria Rita D'Orsogna, professoressa di matematica alla California State University in prima linea sulle questioni ambientali, ha portato in un'audizione sulla ricerca di idrocarburi davanti alle Commissioni industria e ambiente del Senato.

''Le perforazioni - ha spiegato ai senatori - implicano un grande uso di sostanze tossiche che
vengono spesso smaltite in modo illegale e finiscono in mare o nelle falde acquifere. Un paese che ha investito sul paesaggio e sui prodotti alimentari tipici non puo' diventare un distretto minerario. Bisogna inoltre considerare che siamo un territorio sismico e ogni intervento nel sottosuolo puo' portare a squilibri potenzialmente negativi''.

''Un esempio esplicativo - ha aggiunto D'Orsogna - e' quello della Basilicata che dopo 20 di
estrazioni e' ancora, secondo i dati Istat, la regione piu' povera d'Italia ma in compenso ha
grandi problemi ambientali'' La professoressa ha poi sollevato il problema della subsidenza, quando lo svuotamento dei giacimenti porta a cedimenti del suolo: ''Estrarre nell'Adriatico settentrionale porta seri rischi di sprofondamento del terreno, per il ruolo che ha l'Italia dovrebbe cercare un accordo anche con i paesi dell'altra sponda perche' un incidente avrebbe conseguenze pesanti da entrambe le parti''.

-------------
Da Maria Luisa D'ippolito dal FAI di Foggia sulle leggi:

Legge vecchia: DLgs 152 /2006 art.6 comma 17. I periodo

Ai fini di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonchè di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9.

Legge nuova: Decreto liberalizzazioni- Sole 24

art.17 Ai fini della tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, da svolgersi all'interno delle, acque delimitate dal perimetro delle aree protette individuate con decreto del ministero del l'Ambiente e della tutela del territorio e del Mare da emanarsi entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. L'elenco vieno aggiornato con cadenza annuale; nel caso di istituzione di nuova area protetta restano efficaci i titoli abilitativi già rilasciati.

Monday, January 16, 2012

Audizione presso la Commissione Ambiente e Industria del Senato



... mi tremano gia' le gambe - 18 Gennaio ore 14:00 pm.

Non so ovviamente come sara' questa audizione, e non so cosa aspettarmi, ma cerchero' di fare il meglio che posso. Sento molto la responsabilita' di parlare un po' a nome di tutti quelli con cui abbiamo lavorato negli ultimi anni, da Pantelleria a Chioggia, dal Curone al Salento, dall'Abruzzo alla Basilicata.

Grazie di cuore ai senatori D'Ali e Cursi per questa opportunita' e speriamo di fare del nostro meglio.

Sunday, June 26, 2011

Simona Vicari colpisce ancora


Forse non e' nota come Stefania Prestigiacomo, ma di questa "senatrice" della repubblica Simona Vicari, siciliana e architetto, e delle sue visioni alquanto stampalate avevamo gia' parlato un anno fa.

Era quella che continuava a dire che le royalties in Italia devono essere basse, in modo da "incentivare" gli investimenti petroliferi in Italia e che in Italia ci sono troppi "lacci e lacciuoli" in materia di petrolio.

Roba da matti. Invece di incentivare le rinnovabili o il turismo, incentiviamo le trivelle!

Adesso Simona Vicari torna all'attacco e dice che ci sono "investimenti" petroliferi per 5 milardi di euro fermi perche' ci sono vari "motivi procedurali autorizzativi" che li bloccano.

E quali sarebbero questi motivi procedurali autorizzativi?

E cosa volete che siano? Come per il "ministro" Paolo Romani noi eravamo "meccanismi locali" ora per Simona Vicari siamo "motivi procedurali autorizzativi" indesiderati.

Le diamo fastidio noi cittadini italiani, in teoria sovrani di questa repubblica, perche' non vogliamo essere trivellati e perche non vogliamo fare la fine di Viggiano in Basilicata o di Gela in Sicilia.

Ed e' per questo che si deve "riorganizzare la materia, semplificare le procedure e snellire le autorizzazioni".

In poche parole: vogliono toglierci quei pochi diritti che abbiamo, quei pochi modi che ci sono rimasti per far sentire la nostra voce. Dice Simona:

Anche nel difficile momento attuale sono presenti nel nostro Paese progetti privati cantierabili che prevedono investimenti per oltre 5 miliardi di euro e il cui avvio è bloccato per vari motivi procedurali autorizzativi. A tali investimenti corrisponderebbe un livello occupazionale di oltre 30.000 occupati anno nelle attività dirette e nell’indotto, principalmente nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Basilicata e Sicilia, che potrebbe superare 58.000 occupati anno, considerando i servizi indiretti (quali trasporti, alberghi, pulizie, e così via), senza ricorrere ad alcun incentivo pubblico

Ma cosa dice?

E tutte le altre opportunita' di lavoro che l'industria petrolifera distrugge dove le mettiamo?

E secondo lei trasformare i campi del Montepulciano in Abruzzo o l'industria turistica alle Tremiti, valgono quei supposti posti di lavoro, tutti da verificare, e secondo me sparati a casaccio?

E poi che lavoro e'? Andare a respirare veleni per tutta la vita, sparare materiale inquinante nel sottosuolo, oppure dover andare dai contadini a fargli il lavaggio del cervello e ad ingannarli dicendo "no guardi, non e' una raffineria, e' solo un centro oli"?

Vorrei vedere se lei ci mette i sui figli a lavorare in una raffineria.

E poi che costo hanno le malattie che inevetabilmente l'industria del petrolio porta con se, specie in Italia dove le leggi ambientali fanno pieta'?

E che costo hanno i campi inquinati?

E costo ha lo smaltimento di monnezza tossica?

Ci dica cara Simona.

Gela le dovrebbe essere familiare.

Ci spieghi come glielo spiega lei ai gelesi che ora si devono snellire le procedure. A quegli stessi gelesi che non possono piu' bere acqua potabile o che hanno tassi di malformazioni infantili alle stelle per colpa dell'industria petrolifera.

La Simona poi dice che quando arriva l'industria del petrolio "non si ricorre agli incentivi pubblici".

Ah si? E le spese sanitarie fra 20 anni chi le paga? E avere delle royalties cosi basse in Italia secondo lei non e' una forma di incentivo? E avere leggi penose in tema di difesa dell'ambiente non e' un'incentivo secondo lei? Ma se lo dicono gli stessi petrolieri che trivellare in Italia e' un sogno per quanto e' facile e poco costoso!

Poi spara:

per quanto riguarda le royalties, poi, le nuove cifre parlano di 16.000 euro a chilometro quadrato per la ricerca di idrocarburi, 24.000 in caso di proroga della concessione, e molto meno per le ricerche sismiche di petrolio e gas.

Se le puo' tenere lei le royalties, cara Simona. Non sa quanta rabbia mi fa la sua stoltezza, perche' e' per colpa di gente come lei che l'Italia va a picco, nella mia opinione.

Il territorio, lo svendi una volta. E poi?

Poi che hai incassato i tuoi 20 mila euro cosa fai? Guardi le trivelle? Respiri idrogeno solforato? Condanni i tuoi figli all'emigrazione?

Non esiste in Italia, in America, nel mondo, una sola comunita' che io conosca che sia felice di essere stata petrolizzata e non c'e' assegno che possa cambiare il fatto che le loro vite sono state spezzate per sempre.

Ma lei, cara Simona Vicari, lo sa cosa vuol dire lungimiranza? Programmazione per il futuro? Sviluppo sostenibile? O e' ferma al miraggio ENI degli anni 1960?

Wednesday, July 28, 2010

La Vega Oil di Ragusa












In alcune regioni italiane il petrolio a mare si estrae gia' da decenni - per esempio in Sicilia, a Ragusa. Cerchiamo allora di vedere che succede li, nella terra di Miss Vicari, la piu' grande amica dei petrolieri italiani.

A Ragusa hanno una piattaforma fissa detta Vega Alfa, e fino al 2008 una nave petroliera ancorata li vicino detta Vega Oil. Le strutture sono di proprieta' dell'italiana Edison. La piattaforma fissa sorge ancora a 11 miglia dalla costa, circa a 20km da riva e fino a due anni fa dalla Vega Alfa estraevano il petrolio e poi lo caricavano sulla Vega Oil. Quest'ultima era una sorta di serbatoio galleggiante, costruita nel 1972 e messa li nel 1988, un FPSO senza il desolforatore.

Nel 2008 ci rese conto che questa nave galleggiante, fra Marina di Modica e Sampieri, rischiava di affondare. La Procura di Modica denuncio' la mancanza delle più elementari condizioni imposte dal Codice della Navigazione in materia di sicurezza.

La foto in alto nella nave mezza arrugginita non lascia spazio a dubbi su quanto la Edison ci tenesse alla sua nave petrolifera.

La Cronaca di Ragusa riporto' che le carenti condizioni strutturali imputabili ad una manutenzione ordinaria quasi del tutto assente avevano indotto la Capitaneria di Porto ad attivare l’iter propedeutico allo svuotamento, per poi procedere allo sgancio, scongiurando irreparabili danni ambientali in caso di sommersione.

Dunque e' cosi che operano petrolieri - in Sicilia, nel golfo del Messico e ovunque glielo si lascia fare - mancanza di elementari condizioni di sicurezza, manutenzione ordinaria assente, pericoli di sprofondamento. Ma come si puo' lasciare una nave petrolifera piena di petrolio senza manutenzione? Misteri.

Fu per i gravi rischi ambientali che i giudici di Modica iscrissero tre persone nel registro degli indagati per disastro colposo e gravi violazioni al codice della navigazione. I signori erano l'armatore della piattaforma, Andrea Cosulich, e i rappresentanti della Edison, Umberto Quadrino e Andrea Costa. Si parlava di rischi per la sicurezza di lavoratori e navi di transito.

Ovviamente i tre hanno detto che andava tutto bene e non c'erano pericoli.

A quel tempo la nave Vega Oil aveva circa 60 mila tonnellate di petrolio e 40 mila di gasolio. Decidono allora di svuotare la nave, e i rischi magicamente scompaiono.

A quanto pare secondo le perizie tecniche, se non la svuotavano, la nave sarebbe sicuramente affondata, inquinando tutta la Sicilia del sud orientale e Malta per anni.

Apriamo una piccola parentesi sul tipo di nave usata: la Vega Oil era a monoscafo, dove la separazione fra acqua e petrolio consiste solo in una sottile lamiera metallica. Una volta sfondata la lamiera, caput. Tutto il contenuto finisce in mare.

Dopo il disastro della Exxon-Valdez, nel 1989 in Alaska, con l'inabissamento della petroliera e i conseguenti danni ambientali, gli americani decisero di vietare tali navi. Era il 1990. Si adeguo' poi anche la legge europea che dispose che dal 2005 ci fosse l'obbligo di usare navi a doppio scafo, con una lamiera in piu'. Praticamente il doppio scafo e' una specie di doppio vetro, con una certa distanza di sicurezza fra le due lamiere, di modo che se viene sfondata una di queste, l'altra puo' ancora tenere.

L'Europa obbligo' le navi monoscafo ad essere aggiornate a doppio scafo dopo i 25-30 anni di vita.

Dunque la nave monoscafo della Edison non solo era vecchia, corrosa, senza manutenzione, e in condizioni di degrado ma era rimasta in mare per 36 anni, un tempo piu' lungo di quanto consentito e in violazione a leggi europee.

Ma tanto siamo in mezzo al mare. Chi andra' mai a controllare??

Passa un po di tempo. Siamo al 2009, la nave e' stata svuotata. Decidono di mettere una nuova nave, scintillante e potente. E siccome va sempre tutto bene finche' non ci scappa il morto o lo scoppio, nel 2009 decidono di archiviare il tutto. Nessun problema per la Edison.

Archiviano si, ma cambiano nave. La domanda e' semplice, ma se non ci fossero state quelle denunce della magistratura la nave sarebbe stata cambiata? O sarebbe rimasta li fino all'inabbissamento? E se l'hanno cambiata vuol dire che la Vega Oil i problemi ce li aveva. E perche' nessuno e' responsabile mai di niente? E se l'Europa dice 30 anni perche' le multe a 36 anni non si applicano?

Resta poi la domanda spettrale. Che fine hanno fatto le centomila tonnellate di petrolio e gasolio che stavano sulla Vega Oil e che hanno scaricato dalla nave?

Non si sa, ma quello che si sa e' cha la magistratura ha chiesto il rinvio a giudizio ai responsabili della piattaforma per il reato di inquinamento. L'accusa e' di avere gettato a mare 100,000 tonnellate di petrolio e di gas.

Arriviamo al Maggio 2010 con altre accuse a lor signori della Edison. Ce li ritroviamo di nuovo, in compagnia di altri eleganti personaggi per i reati di inquinamento ambientale:

Marcello Costa - direttore responsabile della Vega Oil
Michele Giannone e Lavadera Lubrano - comandati protempore della Vega Oil
Angelo Maione - reponsabile per la sicurezza e l'ambiente
Umberto Quadrino - amministratore delegato della Edison
Andrea Cosulich - armatore del colbarodo Vega Oil

Onore al procuratore Francesco Puleio per avere messo insieme questa indagine.

L'accusa? Come da copione - monnezza a mare per risparmiare.

Secondo l’accusa, i responsabili del Campo Vega avrebbero sversato in mare, con modalità illecite e nocive per l´ecosistema, ma che consentivano alla Edison risparmi di spesa per decine di milioni di euro, rifiuti speciali pericolosi quali acque di strato, acque di lavaggio e acque di sentina, derivanti dall’attività estrattiva e di stoccaggio degli idrocarburi coltivati nella concessione mineraria, con conseguente inquinamento della zona.

Se ne parla il 21 Ottobre in tribunale. Si e' costituito anche il Ministero dell'Ambiente come parte civile.

Vediamo.

Fonti: Scicilnews, Essenzialeonline, Harbours, Corriere di Ragusa, Corriere di Ragusa2

Tuesday, July 20, 2010

Vicari, Gasparri, Quagliarello e Cursi - esperti di petrolio


Che ridere. Una certa Simona/Stefania qualche tempo fa si e' loggata a questo computer dalle stanze del governo italiano. Ha lasciato un po di insulti nei commenti e se n'e' andata.

Oggi il quartetto di cui sopra proponge una legge - scritta senza tenere conto di nessun esperto indipendente o dei cittadini, ma solo dei loro amici di Assomineraria - in cui si parla di un testo unico dalla prospezione alla coltivazione del petrolio.

Cioe' fai una domandina, come quelle che fa la Petroceltic, in cui dici che vuoi solo sondare i fondali in maniera temporanea, e per amore della conoscenza, che durera' poco poco, tre mesi d'autunno, non se ne accorgera' nessuno. E poi ci metti un paragrafetto in cui dici: se va bene, questo documento richiede anche di poter fare il pozzo permanente, la piattaforma, oleodotti e per magari piazzarci navi FPSO in futuro. Cosi, puoi propagandare di fare una innocente esplorazione, mentre invece ti stai preparando per restare li per 20 o 30 anni a pompare porcherie dal sottosuolo, fra case, vigneti e spiagge.

Magari, fai le domande in sordina, zitto zitto, come ha bene imparato la Petroceltic, senza farlo sapere alla gente, cosi' magicamente hai le porte spalancate, non solo per l'ispezione geologica, ma anche per tutti gli altri orrori che vorrai fare.

Il quartetto dice che produciamo il 6% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 10% di gas, dicono che abbiamo fatto enormi investimenti per le infrastrutture e che siamo addirittura dei leader globali per il petrolio. Che gli importa della gente, del fatto che il nostro petrolio e' sporco ed inquinante?

E' buffo che scrivino ancora che in Norvegia non ci sono royalties, mentre li devi versare l'80% del ricavato al governo! Non a caso le casse e il fondo pensioni della Norvegia sono fra i piu ricchi del mondo.

Parlano di 30.000 occupati - che potrebbero arrivare a 58,000 se si considerano trasporti, alberghi e pulizie. Proprio quello di cui abbiamo bisogno. Li togliamo al turismo, e li mettiamo al petrolio! Questi non hanno imparato niente dall'esperienza lucana.

Dicono che siccome c'e' la crisi, si deve investire e che i rallentamenti burocratici devono finire. Pero' tutto deve essere fatto con sicurezza - chissa' come si garantisce la sicurezza se gli dai l'acceleratore ai permessi e metti tutto in un calderone, dalla ricerca all'estrazione.

Dicono che si devono garantire progetti gia' individuati ma non ancora sviluppati - della gente non gli interessa niente, ovviamente e di loro nemmeno una parola.

Dicono che la meta' delle royalties finiranno in loco e l'altra meta' a Roma. Lo stesso per le strutture in mare. Ora le strutture di mare sono collegate al 4% delle royalties. Questo vuol dire che in loco resta il 2% degli introiti. Che devono essere spartiti fra: Provincia, Regione e Comuni
che stanno a 12 miglia (22km) da tali strutture. Al di sotto delle 250 mila tonnellate annue di petrolio estratto: zero lire. Immaginate che miseria che arrivera' nelle casse dei comuni interessati, con tutte queste divisioni.

Ovviamente non e' cosi' che si deve fare il conto, ma si deve tenere presente tutto quello che verra' invece perso. Non puoi petrolizzare il tuo mare ed aspettarti che i turisti continuino a venire, no?

E che ci si fa con questi soldi? Dicono che ci faremo un sacco di cose, fra cui migliorare la tutela dell'ambiente, la salute pubblica, il patrimonio infrastruttrale, la tutela del territorio e diminuire il prezzo della benzina. Cioe' prima distruggi il tuo ambiente, poi usi i soldi delle trivelle per tutelarlo. Che saggezza!

Proprio come hanno gia' fatto in Basilicata. Distruggiamo agricoltura e turismo per lo sconto sulla bolletta - fra l'altro in Basilicata la benzina costa di piu che altrove, ma questo il quartetto non lo sa, e non gliene importa di saperlo.

Faranno pure una agenzia per le risorse minerarie - cosi e' piu facile per Assominera controllare tutto, e gestire i propri interessi.

In tutto il decreto, non una parola sulla gente, sulla partecipazione popolare, su possibili referendum, sulla sensibilizzazione della gente, sulla sicurezza vera, sulle inesistenti risorse che ha l'Italia per risanare possibili situazioni drammatiche come quelle del golfo del Messico, sul trivellamento in acque profonde, o sulla situaizone della Castalia, che non ha soldi per pulire il mare in condizioni normali, figuriamoci quando lo stivale sara' un enorme campo petrolifero.

Da, ultimo, questa agenzia avra' bisogno di un capo (= un altra bella poltrona, pagato fior di quattrini). E chi sara' mai?

Dicono che il direttore generale sara' "scelto tra persone di indiscussa moralita' ed indipendenza, di comprovata professionalita' ed elevata qualificazione e competenza nel settore".

Attendo con ansia di sapere chi sara' questa persona di indiscussa moralita' ed indipendenza, se non altro per farmici due risate.

Sunday, June 27, 2010

Rookie - la dodicesima vittima




In questi giorni si e' parlato un po' anche sui giornali italiani del suicidio del pescatore della Louisiana, a causa dello scoppio del pozzo della BP.

Mi e' venuta voglia di indagare un po su questa persona e di capire chi fosse - il Los Angeles Times ne ha fatto una storia e volevo condividerla qui.

Suicidarsi di petrolio non e' una cosa da niente.

Il pescatore in questione si chiamava William Allen "Rookie" Kruse. Aveva 55 anni. Si e' sparato un colpo in testa sulla sua barca, che si chiamava Rookie. Rookie era anche il suo soprannome. Il signor Kruse non aveva problemi fisici, non aveva problemi mentali, non prendeva psico-farmaci, aveva una vita stabile.

Prima dello scoppio faceva il pescatore e viveva a Foley, una citta' riviera dell'Alabama. Qualche volta accompagnava gruppi di turisti in zone adatte per la pesca ricreativa. Lui e sua moglie avevano una piccola attivita' di distribuzione del pesce che lui stesso pescava.

Dopo lo scoppio era stato "assunto" dalla BP per le operazioni di pulizia. Non piu' a raccogliere pesci, ma petrolio. Non gli hanno mai dato un giorno di vacanza. E siccome era un 'uomo vero' non si e' mai lamentato di niente - andava tutto bene.

Ma la moglie aveva gia' iniziato a notare segni poco rassicuranti. Il marito aveva perso peso, ed aveva l'insonnia. Aveva speso $30,000 per due delle sue barche, ed aspettava l'estate per portare i suoi clienti piu' stretti a pesca in quelle acque che conosceva come il palmo della sua mano.

Il figlio ha detto che odiava andare a lavorare per la BP, ma che il padre gli aveva detto che non aveva scelta.

Il fratello ha detto che la BP con tutta la sua burocrazia gli aveva reso la vita difficile, e che ogni volta che era stata sistemata una carta per i pagamenti, ecco che ne veniva fuori un'altra.

A sua madre qualche giorno prima di morire il signor Rookie Kruse aveva detto che non aveva piu' soldi, ma che sperava che la BP lo avrebbe pagato nei prossimi giorni. Le ultime parole che le ha detto sono state "Non ti preoccupare, andra' tutto bene". E poi si e' ammazzato.

Il signor Kruse rimasto indietro sulle rate del mutuo della casa e per i lavori sulle barche. La BP gli doveva $4,700 per 2 settimane di lavoro. Aveva anche presentato richiesta di indennita' alla BP per tutto l'introito perso negli scorsi 2 mesi. Ma nessuno gli aveva ancora pagato niente.

Dopo il suicidio, un rappresentante della BP si e' presentato a casa dei Kruse. Hanno mandato un cappellano. La BP paghera' per il funerale.

Non si capisce perche' certi sono ancora disoccupati laggiu' e certi altri, come il signor Rookie Kruse, siano stati spremuti come limoni, senza neanche un giorno di riposo. Non fa mica bene vedere per sette giorni su sette solo petrolio, ed ogni santo momento vedere la tua vita andata in fumo.

Intanto viene fuori che circa 1500 persone, ora che siamo entrati nel terzo mese dallo scoppio, hanno chiesto di essere curati per depressione, ansia, stress legati al petrolio.

Stan Vinson, medico legale della contea di Baldwin, che ha firmato il certificato di morte del signor Kruse:

All the waters are closed. There's no charter business anymore. You go out on some of the beaches now, with the oil, you can't even get in the water. It's really crippled the tourism and fishing industry here.

Tutte le coste sono chiuse. Non c'e' piu' opportunita' di organizzare viaggi charter. Se vai sulle coste, con il petrolio non puoi nemmeno entrare in acqua. Questo petrolio ha veramente tagliato le gambe al turismo e all'industria della pesca qui.

Adam Trahan, 53 anni, pescatore senza pesci. Il giornalista l'ha incontrato a bere una birra al bar, visto che ora che la pesca e' chiusa non aveva niente altro da fare.:

I look out there and I see my life ruined. There ain't no shrimpin', there ain't no crabbin', there ain't no oysterin'. Well, the only thing I know is shrimpin'. That's all I know. Now you tell me: Where do I go from here? It's heartbreakin', baby."

Guardo da qui e vedo la mia vita distrutta. Non c'e' piu' la pesca per gamberi, per granchi, per ostriche. Beh, l'unica cosa che io so fare e' il pescatore di gamberi. E' tutto quello che so. Ora, dimmi tu: cosa faccio adesso? Fa male al cuore, baby.

Dean Blanchard, proprietario di una ditta che impacchetta e distribuisce prodotti di mare. Tutte le mattine, va al suo magazzino vuoto, si siede accende la TV e poi guarda CNN e il petrolio. Era una ditta che gestiva circa 10 milioni di chilogrammi di gamberi l'anno.

I'm just walking around in a circle, more or less. I don't know what to do. I never been this confused in my life.

Cammino in un circolo, piu' o meno. Non so cosa fare. Non sono mai stato cosi cnfuso in tutta la vita.

Gli studiosi dicono che e' tutto gia' visto. Anche in Alaska, dopo il riversamento in mare dell'Exxon-Valdez, ci fu una ondata di suicidi, violenze domestiche, alcolismo, bancarotta, a causa del petrolio.

La storia di Cordoba e' qui, ed e' triste.

Intanto la senatrice Simona Vicari ha appena varato una nuova piattaforma di petrolio a Ragusa, la piattaforma Vega. La piu' grande piattaforma petrolifera d'Europa con inclusa FPSO. Una scommessa vinta.

In Italia tutto questo non succedera' mai.


Fonti: LA Times 1, LA Times2, LA Times 3

Saturday, May 22, 2010

Simona Vicari, senatrice della repubblica



In alto, le royalties nel resto del mondo, da L'Economist. L'Italia non ci entra. Da noi, si paga il 4% per le estrazioni in mare. In Libia, oltre il 90%.

Simona Vicari e' una senatrice della repubblica del PdL
, laureata in architettura che circa un mese fa ha fatto un intervento presso il Senato sulle royalties italiane, a nome della commissione industria del senato. Il tema era l'aumento delle royalties del petrolio in Italia.

La Vicari ci da una lezione di "filosofia economica" parlando di petrolio in Italia. Ci dice che

le royalties costituiscono uno dei principali parametri che permettono di stimare la redditivita' di un investimento, e di conseguenza ne determinano l'eventuale realizzazione.

Per questo gli stati le mantengono basse se il rischio minerario e' elevato o intendono attirare gli investimenti in tali attivita', mentre sono piu' alte se il rischio e' minore oppure non si vogliono promuovere gli investimenti.

In Italia abbiamo delle royalties bassissime - questo e' innegabile. E allora cosa vuol dire l'architetto Vicari?

Secondo le sue parole potrebbe anche essere che il rischio minerario e' elevato. Ma il rischio di cosa e' alto? Ambientale? Per le popolazioni? Perche' sottoterra c'e' lo schifo? O perche' sopra c'era quello che un tempo era considerato il giardino d'Europa? O un po di tutto...

Poi dice

Basti qui pensare ai dati forniti dal Presidente De Scalzi nel corso del suo intervento introduttivo da cui emergono chiaramente le potenzialita' di un settore che, fino ad ora, non e' stato pienamente sviluppato a causa dei vincoli burocratici e di tutti quei lacci e laccioli che hanno progressivamente allungato, in misura ormai inaccettabile per le imprese, i tempi per ottenere le autorizzazioni alle attivita' di ricerca e di estrazione.


Ora De Scalzi e' il prediente di Assomineraria. Cosa vuole dire il De Scalzi? E' un petroliere!! L'architetto Vicari sembra dimenticare che l'Italia e' popolata da cima a fondo, che l'Italia non e' un deserto come l'Arabia Saudita, che l'Italia ha del petrolio scadente. I lacci e laccioli di cui l'architetto Vicari parla non sono ovviamente serviti a salvare la martoriata Basilicata.

Vogliamo esportare quel modello nel resto d'Italia, invece che chiedere scusa alla Basilicata e ridarle un territorio migliore? In Lucania la produzione agricola e' dimezzata da quando c'e' petrolio, la gente trova idrocarburi nel miele, emigrano, si ammalano, mele, fagioli e uva vicino alla Val D'Agri non si possono piu' mangiare, lo sa questo Mrs Vicari? l'ENI gli ha inquinato le falde idriche, lo sa questo Mrs. Vicari, o parla tanto per parlare?

Tutto questo ha progressivamente sfiduciato, me ne rendo conto, gli operatori del settore che si trovano ormai ad un bivio se continuare a investire nel nostro Paese o se indirizzare le proprie risorse verso altre opportunita, magari in altri Paesi.

E quali altri paesi? La Libia dove le royalties sono quasi del 90%? O In Norvegia 80%? O in Alsaka, 60%? O in Canada, 50%? Certo, non sara' mai De Scalzi a dirglielo alla Vicari! E cosa vogliamo fare, dare fiducia ai petrolieri e toglierla agli alberganti? Ai contadini? Ai turisti?

PETROLIO E VITA SANA NON SONO COMPATIBILI, MIA CARA.

Per questo ritengo che l'Italia non possa permettersi di perdere quest'ultimo treno e che il Parlamento dovra pertanto lavorare nella direzione di una riforma semplificatrice, sulla scia di quanto gia' avvenuto, con questo governo, con la legge n. 99/09, in modo da dare nuova fiducia e sbloccare finalmente i tanti investimenti nei quali, ne sono convinta, molti imprenditori ancora credono.

E si certo, cosi possiamo trivellare dentro i parchi, vicino agli ospedali, a riva, vicino alle case, fra i campi del Montepulciano, piu' facilmente, come se niente fosse e come se l'opinione delle persone non contasse niente. Una cosa vergognosa. Pensi piuttosto al treno del turismo, del sapere, dell'informazione, dell'economia verde e del solare che abbiamo gia' perso e che sono di gran lunga piu' importanti dell'accontentare le lobby di De Scalzi e compari.

Sono quindi qui oggi per assicurarvi il mio impegno personale e mi aspetto, proprio da voi e dalla vostra esperienza, quelle indicazioni sulle priorita' e sulle esigenze che dovranno trovare spazio in una iniziativa legislativa di questa maggioranza di governo.

E certo, e perche' l'architetto Vicari non e' venuta a parlare con gli abruzzesi, coi lucani, coi chioggiotti, e con tutti quelli che il petrolio non ce lo vogliono fra le loro case? Perche' non lo mettiamo dentro casa sua un pozzo di petrolio con raffineria annessa?

In particolare, ritengo che un intervento riformatore dovrebbe articolarsi lungo tre direttrici principali:

1)una semplificazione complessiva delle attuali procedure autorizzative;

2)una rivisitazione del sistema dei prelievi fiscali che gravano sulle attivita' upstream, con una contestuale ridefinizione degli attuali meccanismi di redistribuzione dei ricavi delle royalties sui territori coinvolti;

3)l'affidamento delle competenze autorizzative e di controllo ad una apposita agenzia.

E poi segue con un sacco di blabla sul fatto che dimuniamo le royalties, i controlli, la partecipazione popolare, pero' e' tutto fatto con le migliori intenzioni perche' si vogliono rafforzare gli

imprenditori seri che intendono avviare la loro attivita' nel rispetto della normativa ambientale e dei parametri e degli standard di sicurezza

io ne devo ancora trovare uno di petrolieri che rispecchi queste caratteristiche! Ma l'architetto Vicari c'e' mai stata in Basilicata? Lo sa che li muoiono? Credo di no. Dice che questo portera'

alla realizzazione di numerosissimi investimenti di dimensioni medie, dal forte valore occupazionale, la cui operativita' spesso si e' bloccata nelle sabbie mobili dei diversi livelli di governo chiamati a fornire le proprie autorizzazioni.

Numerosissimi!! proprio come in Lucania, dove dal petrolio si e' passati ad altri petrolio, scorie e centrali nucleari e monnezza di vario genere. Secondo lei bisogna torgliere tutti i controlli, autorizzazioni , iter burocratici, e lasciamoli solo per

tutti quei casi di maggiore delicatezza in cui e' necessario un controllo a monte da parte delle autorita' di sicurezza preposte sulle attivita' che si intendono avviare.

E quali sarebbero quelle piu' delicate? Quelle meno delicate? Come gia' detto si vuole trivellare l'Italia in lungo e in largo. Forse che certi parchi contano di piu' che altri? Certi mari sono piu' belli di certi altri? Certe persone sono piu' persone di altri? Il rischio sismico e' piu' importante delle colture di uva? O viceversa?

L'archiettetto Vicari propone:

l'autorizzazione unica, sia per quanto riguarda i tempi certi stabiliti per il rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di opere infrastrutturali energetiche ritenute strategiche.

Unica di che? E aggiunge:

Gli stati che derivano la maggior parte delle proprie entrate di bilancio dalla produzione di idrocarburi (area del Golfo Persico, Venezuela) tendono a fissare le royalties, o piu' in generale la fiscalita' petrolifera, comunque essa sia strutturata, ai massimi livelli.


Cio' sembrerebbe ovvio considerata l'ampia disponibilita' di risorse petrolifere o di gas e il limitato rischio minerario, ma livelli eccessivi possono costituire una barriera all'apporto dei capitali necessari per eseguire le attivita' di ricerca e produzione, privilegiando cosi' le nazioni con fiscalita' minor rispetto alle altre.

Ma cosa dice??? NOI NON SIAMO L'ARABIA SAUDITA!!!! Non possiamo e non vogliamo competere con loro per attrarre capitali petroliferi!!!

E' stato ricordato dal Presidente che alcuni Paesi europei come l'Inghilterra, la Danimarca e la Norvegia, non applicano delle royalties sulle attivita' estrattive.

Non e' vero. Di nuovo, cosa vuole che dica De Scalzi? Io so solo che la tabella lassu' l'ha messa su l'Economist. In Norvegia l'80% del ricavato del petrolio va al governo!!!

L'Italia, ha conservato un meccanismo che vede dei livelli percentuali tra i piu' alti in Europa in rapporto ai rischi minerari che si corrono.

Ricordo che furono gli ampi ritrovamenti di metano nella Valle Padana e in seguito nell'offshore ravennate nel periodo 1950-1970, uniti alla legislazione e alla fiscalita; favorevole, a fornire l'energia a basso prezzo per la ricostruzione postbellica e il boom industriale dell'Italia di quegli anni.

Si, e intanto il Polesine e' sprofondato, e a Ravenna ancora adesso ne pagano le conseguenze di quelle estrazioni di gas, cone le chiese allagate per la subsidenza. Ma se le estrazioni di metano si sono fermate per la subsidenza indotta!! E poi, la ricostruzione postbellica l'ha pagata qualcun altro, e non e' stata certo l'ENI. Mai sentito parlare di Piano Marshall?

Dal 1995 la produzione nazionale complessiva di idrocarburi, e in particolare di gas naturale, risulta in calo e royalties inaccessibili renderebbero poco attraente, in quanto non conveniente, la ricerca di idrocarburi, che pur fa risparmiare l'importazione di petrolio e di gas per le quantita' ritrovate; allontanerebbe le societa' straniere con il loro apporto di capitali; farebbe diminuire il lavoro sia nell'secuzione delle ricerche di idrocarburi sia nei progetti di realizzazione, in particolare nell'indotto (cantieri di costruzione, etc.); limiterebbe lo sviluppo della conoscenza scientifica e del relativo know how.

Mi sto facendo due risate. In Italia abbiamo il piu grande giacimento di petrolio d'Europa, in Basilicata. Produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Il resto lo importiamo. Per di piu' la maggior parte del petrolio lucano finisce all'estero, viene raffinato in parte a Viggiano epoi spedito a Taranto ed esportato. A guadagno dell'ENI e non dell'Italia, cara senatrice.
Infine, le ditte straniere vengono in Italia solo ed esclusivamente perche' qui costa poco, e' facile fare disastri e non pagarne le conseguenze.

Per questo, una riforma coraggiosa dovrebbe orientarsi verso un ripensamento, semmai verso il basso del regime delle royalties. In quest'ottica ritengo sia necessario aumentare la percentuale di risorse a disposizione dei comuni interessati in modo tale da far percepire con immediatezza, ai cittadini residenti nel territorio in cui si svolge l'attivita' estrattiva, i benefici economici che derivano alla comunita' locale.

Non vi sembra la fotocopia di quanto promesso da Mauro Febbo a Gennaio 2009? Diamo quattro spiccioli in piu' agli Abruzzesi, e staranno zitti. Oppure quello che diceva Alfredo Castiglione, mettiamo una tassa di 50 euro ad ettaro. Oppure quello che vogliono fare a Bomba, un po di gas gratis - 6 euro a famiglia l'anno!!!!

Mi rendo conto che gli obiettivi appena delineati sono particolarmente ambiziosi e dovranno sicuramente fare i conti, tra l'altro, con l'attuale assetto costituzionale che, a seguito della riforma del titolo V, vede le regioni italiane particolarmente gelose delle proprie competenze in materia energetica.

Signora, non siamo gelosi di niente. Siamo innamorati del territorio e non vogliamo permettere a De Scalzi e ai suoi compari di venire a distruggere tutto quello che c'e' da distruggere con i loro pozzi, centri oli in terra e in mare, i loro inganni, le loro bugie.

Se lo faccia lei un pozzo dietro casa - con il pessimo petrolio italiano, puzzolente e sporco, e poi ci venga a riferire nelle piazze d'Abruzzo e non dentro ai palazzi romani.

Lo dico con la convinzione di chi, eletta in una regione come la Sicilia, vede tutti i giorni quali sono, i danni derivanti dalla perdita di opportunita' di sviluppo del proprio territorio. Come e' stato detto nella mia regione vi e' 1 miliardo di euro di investimenti che potrebbero essere sbloccati. Per questo spero che tutti insieme potremo contribuire ad una nuova prospettiva di crescita e sviluppo per il vostro settore nell'interesse delle regioni che nel proprio territorio racchiudono ricchezze ancora inesplorate e che sono sicuramente un valore aggiunto per tutto il nostro paese.

E i danni che ha portato l'ENI ad Augusta, Gela, Melilli, Siracusa, quelli non li vede? I malati, i bimbi deformi, quelli non contano niente? E allora trivelliamo Pantelleria, le Egadi, la Val di Noto???

E' agghiacciante il finale della signora e sa di propaganda della Germania che fu, e che si rivolge ai giovani:

Da ultimo, prima di concludere il mio intervento, volevo richiamare la vostra attenzione sull'importanza di rafforzare i processi comunicativi sulle opportunita' di sviluppo che le attivita' di ricerca e di estrazione possono fornire alle aree ove queste attivita' si svolgono.

Di nuovo, io le consiglio solo di andare in Basilicata. Ci scommetto che lei a Viggiano non c'e' mai stata e che non sa nemmeno dov'e'. Lo rafforzi li il processo comunicativo e lo spieghi a loro che significa avere il petrolio vicino agli ospedali e dentro le falde idriche e nel cibo.

Dico questo perche' in un mondo dove l'informazione e globalizzata e viaggia "alla velocita' della luce" attraverso strumenti come internet, bisogna evitare il diffondersi di strumentalizzazioni e di informazioni distorte che vengono diffuse da coloro che avversano i processi di sviluppo e di modernizzazione di intere parti del Paese.

Si riferisce a noi? Chissa'.

Auspico, infine, che questa campagna informativa di sensibilizzazione e comunicazione possa presto partire rivolgendosi in primis proprio alle giovani generazioni attraverso un ampio coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado.

Ma internet, mia cara Simona Vicari e' molto piu' intelligente delle sue assurde proposte ed idee.
Lo sa che


Lei ha visto cosa e' successo in Louisiana?

Basta fare Google, o se le piace di piu' Gogol.


Fonti: Vicari web site