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Wednesday, July 22, 2015

Rai Cultura: le alluvioni del Polesine per colpa del gas metano


"Qua ci sono le colonnine del metano che ha causato l'abbassamento"

Saggezza popolare, 1961
al minuto 18.


Ecco qui. Rai Cultura.  La alluvioni del Polesine degli anni 1950 a causa dell' "estrazione indiscriminata di metano che provoco' un abbassamento del suolo da due a quattro metri". Parola di Rai Cultura. 

Purtroppo non si impara mai, vero Zaia?

Dura circa 20 minuti
Dal minuto 15 sul metano





















100.000 ettari persi

180.000 profughi – 80.000 definitivi

Calo medio popolazione 22%

700 case distrutte

6.000 mucche morte

Le fogne rigurgitano

Comunicazioni interrotte

Richieste di aiuto ininterrotte

Manca luce e telefono

Gente sui tetti

Sei metri di acqua

Pozzi di metano dappertutto


"L'insediamento industriale del Polesine ha uno dei livelli piu' bassi d' Italia. Perche' tutto questo? In Polesine i pozzi per l'estrazione delle acque metanifere sono ancora il motivo dominante del paesaggio.

Centinaia, migliaia di pozzi. Pozzi ovunque come tanti resti archeologici.

L'estrazione delle acque metanifere e' cominciata prima della guerra. Una corsa sfrentata al metano in
un clima da Texas, da terra di conquista. Si estraeva metano dappertutto nell'esaltazione di una terra povera che improvvisamente vedeva schiudersi la ricchezza.

Ma 20 anni di estrazioni indiscriminate hanno provocato un generale abbassamento del suolo.
Una intera regione e' sprofondata di due metri, in alcuni punti addirittura di quattro metro
E si sono abbasssati con i terreni anche gli argini del Po

L'acqua del fiume invece, condizionata dal livello del mare e' rimasta sempre alla stessa altezza.

Lo sfruttamento del metano e' stato sospeso per legge nel 1963. Nelle campagne del Polesine sono rimaste soltanto le polle dove l'acqua metanifera sbocca per forza naturale.

I problemi del Po si filettono su chi vive ancora nella zona del Delta. I mutamenti del fiume voluti dall'uomo hanno modificato sostanzialmente la struttura ambientale."

***

La pesca e' cambiata in generale.
L'acqua non e' tanto buona.
A causa dell'abbassamento abbiamo le case piene di umidita'.
Ci tocca scappare tutti.
Eravamo 6500 persone, ora siamo 2000.
Di pescatori eravamo 2000 ora siamo 300.
La gente ha dovuto emigrare.
A causa dell'abbassamento non c'e' piu' il cibo per i pesci.


Lo dicevano nel 1961. 

Wednesday, December 14, 2011

L'Aleanna e le trivelle nel delta del Po


Ci risiamo: la Aleanna ci riprova e questa volta ottiene quello che vuole, in gran parte, secondo me, a causa del torpore delle popolazioni locali.

Ne abbiamo parlato tante volte su questo blog e qualche tempo fa, il 5 Dicembre 2011 per la precisione, i nostri amici della Aleanna, che non si sa da dove vengano, dicono di avere ricevuto il permesso per trivellare il pozzo "Gallare 6d" all'interno della loro concessione "Corte dei Signori" da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

Non ho visto nessun comunicato in Italiano.

La cosa piu' triste e' che il comunicato stampa in inglese in cui la Aleanna annuncia tutto questo afferma che la Aleanna ha "finalizzato" un'accordo con i proprietari terrieri per la perforazione del pozzo.

Pecunia non olet, evidentemente, ma l'idrogeno solforato e la melma petrolifera, si, ve lo assicuro!

Dicono che inizieranno a trivellare il pozzo fra qualche giorno e che le operazioni saranno completate fra circa 60/90 giorni.

La Aleanna dice di avere altri otto permessi esplorativi e tre applicazioni pendenti, per un totale di oltre 3200 chilometri quadrati, tutti nella pianura padana e che vuole procedere il piu' in fretta possibile con la loro trivellazione.

Perche' la Aleanna ci e' riuscita? Perche' nessuno se l'e' presa a cuore, ma per davvero, nel delta del Po. Perche' nessuno ha detto a quei proprietari terrieri che forse sarebbe stato piu' etico non scendere a patti con la Aleanna e non dargli il terreno da stuprare. Perche' nessuno ha deciso di mettere da parte per un po la propria piccola vita per qualcosa di piu' grande che il proprio tran tran quotidiano. Perche' la politica ha dormito, e la gente non li ha svegliati.

Era tutto scritto: Ortona, la Valle del Curone, Spinazzola, Bomba sono state tutte comunita' piu' o meno grandi che hanno fatto rumore, che hanno rotto le scatole ai politici e alla fine i petrolieri hanno trovato pane per i loro denti e se ne sono dovuti andare via.

Ma se tutti tacciono e pensano solo ai fattacci propri, agli sghei, a come riempire il proprio fine settimana con la meno noia possibile, non si va lontano.

E va bene, vediamo dove vogliono arrivare. A nessuno e' importato fare molto. Mi dispiace solo per il professor Mario Zambon che ha speso la vita a spiegare alla gente del posto che le trivelle avrebbero portato alla subsidenza del delta del Po.

Evviva l'Italia, evviva il ricco Nord, evviva la Lega, evviva la Aleanna.

Saturday, May 22, 2010

Simona Vicari, senatrice della repubblica



In alto, le royalties nel resto del mondo, da L'Economist. L'Italia non ci entra. Da noi, si paga il 4% per le estrazioni in mare. In Libia, oltre il 90%.

Simona Vicari e' una senatrice della repubblica del PdL
, laureata in architettura che circa un mese fa ha fatto un intervento presso il Senato sulle royalties italiane, a nome della commissione industria del senato. Il tema era l'aumento delle royalties del petrolio in Italia.

La Vicari ci da una lezione di "filosofia economica" parlando di petrolio in Italia. Ci dice che

le royalties costituiscono uno dei principali parametri che permettono di stimare la redditivita' di un investimento, e di conseguenza ne determinano l'eventuale realizzazione.

Per questo gli stati le mantengono basse se il rischio minerario e' elevato o intendono attirare gli investimenti in tali attivita', mentre sono piu' alte se il rischio e' minore oppure non si vogliono promuovere gli investimenti.

In Italia abbiamo delle royalties bassissime - questo e' innegabile. E allora cosa vuol dire l'architetto Vicari?

Secondo le sue parole potrebbe anche essere che il rischio minerario e' elevato. Ma il rischio di cosa e' alto? Ambientale? Per le popolazioni? Perche' sottoterra c'e' lo schifo? O perche' sopra c'era quello che un tempo era considerato il giardino d'Europa? O un po di tutto...

Poi dice

Basti qui pensare ai dati forniti dal Presidente De Scalzi nel corso del suo intervento introduttivo da cui emergono chiaramente le potenzialita' di un settore che, fino ad ora, non e' stato pienamente sviluppato a causa dei vincoli burocratici e di tutti quei lacci e laccioli che hanno progressivamente allungato, in misura ormai inaccettabile per le imprese, i tempi per ottenere le autorizzazioni alle attivita' di ricerca e di estrazione.


Ora De Scalzi e' il prediente di Assomineraria. Cosa vuole dire il De Scalzi? E' un petroliere!! L'architetto Vicari sembra dimenticare che l'Italia e' popolata da cima a fondo, che l'Italia non e' un deserto come l'Arabia Saudita, che l'Italia ha del petrolio scadente. I lacci e laccioli di cui l'architetto Vicari parla non sono ovviamente serviti a salvare la martoriata Basilicata.

Vogliamo esportare quel modello nel resto d'Italia, invece che chiedere scusa alla Basilicata e ridarle un territorio migliore? In Lucania la produzione agricola e' dimezzata da quando c'e' petrolio, la gente trova idrocarburi nel miele, emigrano, si ammalano, mele, fagioli e uva vicino alla Val D'Agri non si possono piu' mangiare, lo sa questo Mrs Vicari? l'ENI gli ha inquinato le falde idriche, lo sa questo Mrs. Vicari, o parla tanto per parlare?

Tutto questo ha progressivamente sfiduciato, me ne rendo conto, gli operatori del settore che si trovano ormai ad un bivio se continuare a investire nel nostro Paese o se indirizzare le proprie risorse verso altre opportunita, magari in altri Paesi.

E quali altri paesi? La Libia dove le royalties sono quasi del 90%? O In Norvegia 80%? O in Alsaka, 60%? O in Canada, 50%? Certo, non sara' mai De Scalzi a dirglielo alla Vicari! E cosa vogliamo fare, dare fiducia ai petrolieri e toglierla agli alberganti? Ai contadini? Ai turisti?

PETROLIO E VITA SANA NON SONO COMPATIBILI, MIA CARA.

Per questo ritengo che l'Italia non possa permettersi di perdere quest'ultimo treno e che il Parlamento dovra pertanto lavorare nella direzione di una riforma semplificatrice, sulla scia di quanto gia' avvenuto, con questo governo, con la legge n. 99/09, in modo da dare nuova fiducia e sbloccare finalmente i tanti investimenti nei quali, ne sono convinta, molti imprenditori ancora credono.

E si certo, cosi possiamo trivellare dentro i parchi, vicino agli ospedali, a riva, vicino alle case, fra i campi del Montepulciano, piu' facilmente, come se niente fosse e come se l'opinione delle persone non contasse niente. Una cosa vergognosa. Pensi piuttosto al treno del turismo, del sapere, dell'informazione, dell'economia verde e del solare che abbiamo gia' perso e che sono di gran lunga piu' importanti dell'accontentare le lobby di De Scalzi e compari.

Sono quindi qui oggi per assicurarvi il mio impegno personale e mi aspetto, proprio da voi e dalla vostra esperienza, quelle indicazioni sulle priorita' e sulle esigenze che dovranno trovare spazio in una iniziativa legislativa di questa maggioranza di governo.

E certo, e perche' l'architetto Vicari non e' venuta a parlare con gli abruzzesi, coi lucani, coi chioggiotti, e con tutti quelli che il petrolio non ce lo vogliono fra le loro case? Perche' non lo mettiamo dentro casa sua un pozzo di petrolio con raffineria annessa?

In particolare, ritengo che un intervento riformatore dovrebbe articolarsi lungo tre direttrici principali:

1)una semplificazione complessiva delle attuali procedure autorizzative;

2)una rivisitazione del sistema dei prelievi fiscali che gravano sulle attivita' upstream, con una contestuale ridefinizione degli attuali meccanismi di redistribuzione dei ricavi delle royalties sui territori coinvolti;

3)l'affidamento delle competenze autorizzative e di controllo ad una apposita agenzia.

E poi segue con un sacco di blabla sul fatto che dimuniamo le royalties, i controlli, la partecipazione popolare, pero' e' tutto fatto con le migliori intenzioni perche' si vogliono rafforzare gli

imprenditori seri che intendono avviare la loro attivita' nel rispetto della normativa ambientale e dei parametri e degli standard di sicurezza

io ne devo ancora trovare uno di petrolieri che rispecchi queste caratteristiche! Ma l'architetto Vicari c'e' mai stata in Basilicata? Lo sa che li muoiono? Credo di no. Dice che questo portera'

alla realizzazione di numerosissimi investimenti di dimensioni medie, dal forte valore occupazionale, la cui operativita' spesso si e' bloccata nelle sabbie mobili dei diversi livelli di governo chiamati a fornire le proprie autorizzazioni.

Numerosissimi!! proprio come in Lucania, dove dal petrolio si e' passati ad altri petrolio, scorie e centrali nucleari e monnezza di vario genere. Secondo lei bisogna torgliere tutti i controlli, autorizzazioni , iter burocratici, e lasciamoli solo per

tutti quei casi di maggiore delicatezza in cui e' necessario un controllo a monte da parte delle autorita' di sicurezza preposte sulle attivita' che si intendono avviare.

E quali sarebbero quelle piu' delicate? Quelle meno delicate? Come gia' detto si vuole trivellare l'Italia in lungo e in largo. Forse che certi parchi contano di piu' che altri? Certi mari sono piu' belli di certi altri? Certe persone sono piu' persone di altri? Il rischio sismico e' piu' importante delle colture di uva? O viceversa?

L'archiettetto Vicari propone:

l'autorizzazione unica, sia per quanto riguarda i tempi certi stabiliti per il rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione di opere infrastrutturali energetiche ritenute strategiche.

Unica di che? E aggiunge:

Gli stati che derivano la maggior parte delle proprie entrate di bilancio dalla produzione di idrocarburi (area del Golfo Persico, Venezuela) tendono a fissare le royalties, o piu' in generale la fiscalita' petrolifera, comunque essa sia strutturata, ai massimi livelli.


Cio' sembrerebbe ovvio considerata l'ampia disponibilita' di risorse petrolifere o di gas e il limitato rischio minerario, ma livelli eccessivi possono costituire una barriera all'apporto dei capitali necessari per eseguire le attivita' di ricerca e produzione, privilegiando cosi' le nazioni con fiscalita' minor rispetto alle altre.

Ma cosa dice??? NOI NON SIAMO L'ARABIA SAUDITA!!!! Non possiamo e non vogliamo competere con loro per attrarre capitali petroliferi!!!

E' stato ricordato dal Presidente che alcuni Paesi europei come l'Inghilterra, la Danimarca e la Norvegia, non applicano delle royalties sulle attivita' estrattive.

Non e' vero. Di nuovo, cosa vuole che dica De Scalzi? Io so solo che la tabella lassu' l'ha messa su l'Economist. In Norvegia l'80% del ricavato del petrolio va al governo!!!

L'Italia, ha conservato un meccanismo che vede dei livelli percentuali tra i piu' alti in Europa in rapporto ai rischi minerari che si corrono.

Ricordo che furono gli ampi ritrovamenti di metano nella Valle Padana e in seguito nell'offshore ravennate nel periodo 1950-1970, uniti alla legislazione e alla fiscalita; favorevole, a fornire l'energia a basso prezzo per la ricostruzione postbellica e il boom industriale dell'Italia di quegli anni.

Si, e intanto il Polesine e' sprofondato, e a Ravenna ancora adesso ne pagano le conseguenze di quelle estrazioni di gas, cone le chiese allagate per la subsidenza. Ma se le estrazioni di metano si sono fermate per la subsidenza indotta!! E poi, la ricostruzione postbellica l'ha pagata qualcun altro, e non e' stata certo l'ENI. Mai sentito parlare di Piano Marshall?

Dal 1995 la produzione nazionale complessiva di idrocarburi, e in particolare di gas naturale, risulta in calo e royalties inaccessibili renderebbero poco attraente, in quanto non conveniente, la ricerca di idrocarburi, che pur fa risparmiare l'importazione di petrolio e di gas per le quantita' ritrovate; allontanerebbe le societa' straniere con il loro apporto di capitali; farebbe diminuire il lavoro sia nell'secuzione delle ricerche di idrocarburi sia nei progetti di realizzazione, in particolare nell'indotto (cantieri di costruzione, etc.); limiterebbe lo sviluppo della conoscenza scientifica e del relativo know how.

Mi sto facendo due risate. In Italia abbiamo il piu grande giacimento di petrolio d'Europa, in Basilicata. Produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Il resto lo importiamo. Per di piu' la maggior parte del petrolio lucano finisce all'estero, viene raffinato in parte a Viggiano epoi spedito a Taranto ed esportato. A guadagno dell'ENI e non dell'Italia, cara senatrice.
Infine, le ditte straniere vengono in Italia solo ed esclusivamente perche' qui costa poco, e' facile fare disastri e non pagarne le conseguenze.

Per questo, una riforma coraggiosa dovrebbe orientarsi verso un ripensamento, semmai verso il basso del regime delle royalties. In quest'ottica ritengo sia necessario aumentare la percentuale di risorse a disposizione dei comuni interessati in modo tale da far percepire con immediatezza, ai cittadini residenti nel territorio in cui si svolge l'attivita' estrattiva, i benefici economici che derivano alla comunita' locale.

Non vi sembra la fotocopia di quanto promesso da Mauro Febbo a Gennaio 2009? Diamo quattro spiccioli in piu' agli Abruzzesi, e staranno zitti. Oppure quello che diceva Alfredo Castiglione, mettiamo una tassa di 50 euro ad ettaro. Oppure quello che vogliono fare a Bomba, un po di gas gratis - 6 euro a famiglia l'anno!!!!

Mi rendo conto che gli obiettivi appena delineati sono particolarmente ambiziosi e dovranno sicuramente fare i conti, tra l'altro, con l'attuale assetto costituzionale che, a seguito della riforma del titolo V, vede le regioni italiane particolarmente gelose delle proprie competenze in materia energetica.

Signora, non siamo gelosi di niente. Siamo innamorati del territorio e non vogliamo permettere a De Scalzi e ai suoi compari di venire a distruggere tutto quello che c'e' da distruggere con i loro pozzi, centri oli in terra e in mare, i loro inganni, le loro bugie.

Se lo faccia lei un pozzo dietro casa - con il pessimo petrolio italiano, puzzolente e sporco, e poi ci venga a riferire nelle piazze d'Abruzzo e non dentro ai palazzi romani.

Lo dico con la convinzione di chi, eletta in una regione come la Sicilia, vede tutti i giorni quali sono, i danni derivanti dalla perdita di opportunita' di sviluppo del proprio territorio. Come e' stato detto nella mia regione vi e' 1 miliardo di euro di investimenti che potrebbero essere sbloccati. Per questo spero che tutti insieme potremo contribuire ad una nuova prospettiva di crescita e sviluppo per il vostro settore nell'interesse delle regioni che nel proprio territorio racchiudono ricchezze ancora inesplorate e che sono sicuramente un valore aggiunto per tutto il nostro paese.

E i danni che ha portato l'ENI ad Augusta, Gela, Melilli, Siracusa, quelli non li vede? I malati, i bimbi deformi, quelli non contano niente? E allora trivelliamo Pantelleria, le Egadi, la Val di Noto???

E' agghiacciante il finale della signora e sa di propaganda della Germania che fu, e che si rivolge ai giovani:

Da ultimo, prima di concludere il mio intervento, volevo richiamare la vostra attenzione sull'importanza di rafforzare i processi comunicativi sulle opportunita' di sviluppo che le attivita' di ricerca e di estrazione possono fornire alle aree ove queste attivita' si svolgono.

Di nuovo, io le consiglio solo di andare in Basilicata. Ci scommetto che lei a Viggiano non c'e' mai stata e che non sa nemmeno dov'e'. Lo rafforzi li il processo comunicativo e lo spieghi a loro che significa avere il petrolio vicino agli ospedali e dentro le falde idriche e nel cibo.

Dico questo perche' in un mondo dove l'informazione e globalizzata e viaggia "alla velocita' della luce" attraverso strumenti come internet, bisogna evitare il diffondersi di strumentalizzazioni e di informazioni distorte che vengono diffuse da coloro che avversano i processi di sviluppo e di modernizzazione di intere parti del Paese.

Si riferisce a noi? Chissa'.

Auspico, infine, che questa campagna informativa di sensibilizzazione e comunicazione possa presto partire rivolgendosi in primis proprio alle giovani generazioni attraverso un ampio coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado.

Ma internet, mia cara Simona Vicari e' molto piu' intelligente delle sue assurde proposte ed idee.
Lo sa che


Lei ha visto cosa e' successo in Louisiana?

Basta fare Google, o se le piace di piu' Gogol.


Fonti: Vicari web site

Tuesday, December 1, 2009

Cauti


Mi sono arrivati vari messaggi in queste ultime ore di entusiastica gioia per la "fine" della questione petrolio. Anche io sono contenta, ma cauta, molto cauta perche' non credo che sia veramente la fine.

Prego tutti di non abbassare la guardia, perche' la proposta legge, almeno ad una prima analisi, ha molte pecche e possibilita' di essere raggirata. Il mare non e' assolutamente protetto, e cosi pure le zone sismiche 3 - inclusa tutta la costa.

E' vero che alcune zone saranno protette, ma non tutto l'Abruzzo. Se andiamo a proteggere un parco o una vigna, ma poi facciamo il pozzo o la raffineria a cento metri, non cambia nulla!

Si parla di olio combustibile, ma non di gas. Forse che un pozzo di gas e' meglio di uno di petrolio? Sono dannosi uguale, basta solo chiedere al Polesine, a Ravenna, all'Emilia Romagna.

Prego tutti di non mollare con la mobilitazione e di seguire meglio gli sviluppi dei prossimi giorni. Continuiamo tutte le attivita' e pressiamo affinche' TUTTA la regione venga protetta.

Intanto la Petroceltic ha deciso di trivellare non solo Ortona, ma anche Vasto, a 5km dalla riserva naturale di Punta Aderci. Tutto il nostro mare e la nostra costa sono a rischio. Continuiamo e non molliamo adesso.

Thursday, August 28, 2008

L'ENI in Veneto


L'Eni possiede vari giacimenti di metano nel golfo di Venezia, nel Delta del Po e nei pressi di Chioggia. Ne abbiamo gia' parlato qualche giorno fa, e mi sono riproposta di indagare maggiormente.

La storia inizia nel 1951, quando una impressionante alluvione si abbatte' nel basso Veneto, il Polesine. Morirono 88 persone, e 200,000 furono gli sfollati. Nei successivi quindici anni si registrarono trentacinque casi di inondazioni lungo il delta del Po', e il terreno si abbasso' di tre metri e mezzo. Gli esperti dell'epoca giunsero alla conclusione che questo abbassamento - la famosa subsidenza - fosse dovuta ai vari pozzi di metano che puntellinavano la costa veneta dal 1937. Nel 1963 si decise allora per il bene del Veneto di smantellare tutti i pozzi. Si diede poi inizio a varie opere di bonfica, grazie alle quali sono piu' di quarant'anni che non ci sono piu alluvioni nel Polesine.

Storia finita?

No. L'ENI decide a meta' degli anni novanta di tornare alla carica, e domanda di poter aprire nuovi pozzi di metano nel golfo di Venezia. Il governo Berlusconi gli impone di presentare una valutazione di impatto ambientale, e nel 1999 il ministro dell'ambiente Ronchi, del governo d'Alema decide di vietare "ricerca e coltivazione" a dodici miglia dalla costa, ventidue chilometri, lasciando libera l'area piu' lontana. Nel 2002 il nuovo governo Berlusconi estende il diveto a TUTTO il golfo di Venezia, senza appello.

Fra il 1999 e il 2002 pero' la furba ENI riusci' a strappare un decreto dall'allora ministro dell'industria, Enrico Letta, che autorizzo' la presenza di due pozzi in prossimita' di Goro, in provincia di Ferrara e al di sotto delle 12 miglia previste dal decreto Ronchi. Naomi Pandora e Irma Carola: non sono ne' fotomodelle ne' porno star, sono i nomi dei due pozzi di idrocarburi che l'ENI piazzo' a Goro in barba alla legge della 12 miglia.

Negli anni 2002-2006 il pozzo Naomi diventa operativo: si estraggono 2,000 barili di petrolio al giorno. Pian piano torna a manifestarsi lo scontento della popolazione, il timore della gente, dei pescatori, degli operatori turistici, l'evidenza di nuovi pericoli di subsidenza. Nel 2006 i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico salgono sulla piattaforma Noemi, e la sigillano una volta per tutte. Sigillano anche alcuni pozzi sulla terraferma, a Comacchio in provincia di Ferrara e un altro pozzo marino a Ravenna perche' sospettati di causare la subsidenza.

Naturalmente gli avvocati dell'ENI urlano allo scandalo e affermano che subsidenza ed estrazioni hanno un nesso insignificante e che se fosse esistito, l’Eni avrebbe rinunciato da se alle trivelle. E poi ricordano che loro operano in acque internazionali. Che santi! D'altro canto, la Regione Veneto, Ferrara, Venezia, Rovigo, Comacchio, l'Ente del Parco del Delta del Po, i comuni polesani di Adria, Ariano Polesine, Corbola, Loreo, Papozze, Porto Viro, Rosolina, Porto Tolle e Taglio di Po, nonche' una miriade di associazioni ambientali hanno applaudito l'operato dei carabinieri, e si sono costituiti come parte lesa nel processo all'ENI, a prescindere dal colore politico delle varie amministrazioni.

Il governo centrale tace.

Il maxi-processo e' fissato per il Novembre 2008. L'ENI e' accusata di tentata inondazione, disastro, danneggiamento e tentativo di danneggiamento di beni ambientali sottoposti a tutela (il Parco del Delta del Po). Tredici gli inquisiti fra cui l'amministratore delegato Vittorio Mincato e il suo predecessore Franco Bernabè. I nostri amici dell'ENI ora cercano di trivellare la Croazia.

Perche' riporto questa storia? Per vari motivi: innanzitutto perche' se in Veneto hanno potuto creare una legge che vietava prima le estrazioni a 12 miglia e poi a tutto il litorale Veneto, non vedo perche' non possiamo farla anche noi. Dobbiamo esigere dai nostri politici che si diano da fare in questo senso. Il nostro mare non bagnera' Venezia, ma e' nostro e deve essere protetto allo stesso modo, e tutto, da Vasto a Teramo. E poi se a Venezia vincono gli interessi della collettivita' piuttosto che quelli dei petrolieri, beh, si crea un precedente che ci aiutera' a proteggere tutte le coste italiane, comprese le nostre. Il sogno delle 100 miglia americane e' lontano, ma da qualche parte dobbiamo pur iniziare.

Fonti: Il Gazzettino di Rovigo, Ecoblog.it

Tuesday, August 19, 2008

L'ENI a Venezia


Non risparmiano niente i nostri amici, neppure Venezia, citta' unica al mondo, ed una delle mete piu' frequentate dai turisti stranieri. Di fronte al Dio denaro, non resta piu' nulla, niente, nemmeno l'amore e il rispetto per Venezia. Non sono persone queste, sono automi, sono vigliacchi, sono esseri con cui non vorrei avere nulla a che fare, mai.

L'ENI ha dei permessi per estrarre gas nell'Alto Adriatico, proprio di fronte a Venezia, e poi a Chioggia, e poi piu' a sud nella zona del delta del Po'. Ci sono numerosi studi fatti gia' dal 1975 fino ai giorni nostri che mostrano ripetutamente come l'opera di estrazione, con trivellamenti e petrurbamenti dell'equilibrio sotterraneo hanno fortissime probabilita' di causare quello che si chiama "subsidenza". Praticamente, che se uno scava, i fondali scendono in profondita' causando l'innalzamento del livello del mare. Gia' questo fenomeno esiste e la gente del posto lo sa per averlo sperimentato nel corso degli anni. Tutti abbiamo sentito dire che Venezia sta sprofondando e questo potrebbe essere un colpo decisivo. Cosi' dal 2002 esiste una moratoria contro le trivelle nelle acque del Veneto, appoggiata dai vari politici di turno, almeno a parole.

L'ENI pero' ora non perde tempo, e' proprio dal 2002 che si organizza, convince, ammorbidisce, e i politici vacillano. Come al solito si scrivono leggi incomprenisibili, fatte apposta per poter essere raggirate. Quella del 2002 (chissa' perche' non gli piaceva piu'!) viene leggermente modificata: sotto le spinte dell'ENI arriva il decreto Milleproroghe (gia' il nome sa di illegale) Praticamente si dice che il divieto di trivellare e di cercare idrocarburi resta, ma solo se esiste la subsidenza. Cioe' e' compito della regione mostrare che esiste questo fenomeno, senno' l'ENI puo' fare quel che vuole.

Gia' me l'immagino: L'ENI che paga consulenti, professori, tecnici per dire che la subsidenza non c'e', cosi come dicono che a Viggiano va tutto bene, che a Gela i bambini deformi sono cose del passato e che a Trecate e' un paradiso. Magari ci mettono il tuttofare Paolo Andreussi a dire che e' tutto in ordine. E via allora, come fanno sempre questi signori: facciamo un piccolo studio, indaghiamo, sondiamo il terreno, ma no, useremo le migliori tecniche, non succede niente, che paura c'e'.

Un politico locale, tale Giuseppe Fini di Forza Italia presenta allora la proposta di bocciare il Milleproroghe. Lui dice che non si deve nemmeno sondare il terreno per vedere se i gas ci sono e dove:

"..davanti a Montecitorio sono stato avvicinato da due persone che mi hanno chiesto ragione della contrarietà a un semplice studio. Ho risposto loro che sono nato a Ca' Lattis e sono di Taglio di Po. La nostra gente ha vissuto sulla sua pelle il dramma degli abbassamenti per le estrazioni di metano. Di fronte al loro argomentare sulle nuove tecnologie che sarebbero indolori per il territorio, ho spiegato che bisogna vedere se, una volta autorizzate, le tecnologie saranno applicate e non daranno l'effetto subsidenza. Non si può rischiare un effetto irreversibile. Purtroppo con società come Eni ed Enel che operano solo con l'obiettivo di guadagnare il massimo, non c'è da attendersi attenzione per il territorio e la salute della gente. Allora se ne sono andati” .

Assieme a lui, la Confcommercio, i Verdi, il presidente della regione Giancarlo Galan, varie cittadine della costa dicono a gran voce no alle trivelle mentre la confindustria nella veste dell'intelligentissima Emma Marcegaglia dice di si, perche', beh, l'Italia importa troppa energia e occorre prodursela in casa. Un depuato dell'UDC, tale Luca Volonte' dice che abbiamo un bisogno "disperato" di energia fatta in casa e che addirittura l’indipendenza energetica è un fattore DETERMINANTE per il futuro e il benessere delle nostre famiglie.

Cigliegina sulla torta, e proprio come da noi, gli studi di impatto ambientali vengono commissionati all'ENI!!!

Il futuro delle trivelle in mare a Venezia e' ancora aperto. Ma nessuno gli hai mai detto che se ci mettono le trivelle a Venezia, sprofonda o non sprofonda, la citta' diventa piu' brutta? Nessuno gli hai mai detto a questi lungimiranti politici che se uno ha giusto una visione un pochino piu' aperta al futuro, alle novita' tecnologiche potremmo essere energeticamente indipendenti in un modo SANO e senza distruggere una citta' che fa parte del patrimonio storico mondiale e che fu addirittura risparmiata dalle bombe della seconda guerra mondiale? Ma perche' tutte le nazioni europee piu civili (Germania, Svezia) si sono dati dei limiti, dei tempi per raddoppiare le produzioni di ENERGIA ALTERNATIVA e noi siamo cosi disperati da voler andare a trivellare Venezia??

Non lo capisco. Davvero. Forse perche' non vivo in Italia, ma l'idea di deturpare e di mettere a rischio una citta' cosi bella perche' chi governa non ne capisce niente di politiche ambientali vere, mi fa star male.


Fonti: Gazzette.it, Gazzette.it 2