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Friday, May 12, 2017

Le mani per la biennale di Venezia contro i cambiamenti climatici






Ecco qui.

E' l'opera dell'artista Lorenzo Quinn che ha messo su delle mani sull'Hotel Ca Sagredo per simboleggiare il forte impatto che i cambiamenti climatici avranno sulle nostre citta' e su Venezia in particolare.

Della mani gigantesche che sorreggono l'edificio rosa.

Si chiama appunto, "Support"

Tutta l'arte di Lorenzo Quinn e' basata sul corpo umano.

E' il figlio dell'attore Anthony Quinn.

Monday, May 30, 2016

UNESCO: con i cambiamenti climatici scompariranno la Statua della Liberta', Venezia, l'Isola di Pasqua e Stonehenge



 “Climate change is affecting World Heritage sites 
across the globe"

Adam Markham, Union of Concerned Scientists

Sono 31 i siti protetti UNESCO che secondo uno studio dell'ONU potrbbero scomparire o essere perennemente danneggiati a causa dei cambiamenti climatici. Si tratta di siti noti in 29 paesi che a causa di aumento di temperatura e di livelli del mare, o di tempeste e siccita' potrebbero scomparire.

Fra queste localita' i canali di Venezia in Italia, l'Isola di Pasqua del Cile, Stonehenge in UK e la Statua della Liberta' a New York, il parco Yellowstone, la penisola Shiretoko in Giappone, le isole
Galapagos in Ecuador, Cape Floral Kingdom in Sud Africa e la citta' di Cartagena in Colombia, la Nuova Caledonia.

Le localita' arrivano dopo una serie di studi di articoli pubblicati su articoli scientifici, rapporti tecnici e input da esperti locali, coordinati da UNESCO, ONU e dal cosiddetto Union of Concerned Scientist, l'unione di scienziati preoccupati.

Il rapporto si chiama “World Heritage and Tourism in a Changing Climate” e si chiede alle nazioni coinvolte di fare di piu' per proteggere tali siti, anche con maggiori investimenti economici.

I gestori della Statua della Liberta' hanno gia' detto che stanno intensificando le protezioni per l'isola, anche in ricordo della tragedia dell'uragano Sandy del 2012. Allora ci furono 77 milioni di dollari di danni e che l'allagamento di Ellis Island, l'isola accanto a Miss Liberty che accoglieva un tempo gli immigrati. Anzi, il National Park Service dice che a parte il valore monetario dell'isola, stimato in 1.5 miliardi di dollari e del turismo che genera, la sua perdita sarebbe devastante e incalcolabile per quello che rappresenta in termini di democrazia e liberta'. Le autorita' americane hanno stanziato 100 milioni di dollari solo per proteggere la Statua della Liberta'.

Fra le altre isole maggiornmente in pericolo c'e' l'isola di Pasqua dove le varie statue di oltre 500 anni sono in pericolo a causa delle ondate che continuano ad indebolire e a scalfirle, e a causa dell'erosione costale. 

Quella che invece non c'e' e' la grande barriera corallina d'Australia, che e' gia' morta al 93-95%. Il governo australiano ha fatto enormi pressioni per eliminarla dalla lista, non perche' i pericoli non ci fossero ma perche' temevano di perdere turisti. 

Quando si dice la testa sotto la sabbia, eh? 

E in Italia?

E Venezia non ci preoccupa? 

Perche' queste notizie non sono scritte a caratteri cubitali sulle pagine della stampa italiana? Dopotutto di Venezia ce n'e' una sola. E se quelli della Statua della Liberta' prendono queste cose seriamente, perche', almeno da quello leggo io, a Venezia a malapena si parla di come proteggere la citta' dai cambiamenti climatici?

E Matteo Renzi, favorevole alle trivelle nazionali, lo sa che il passo fra petrolio e cambiamenti climatici e' brevissimo? Queste cose su Venezia non lo spaventano? O e' un grande complotto dell'ONU e dell'UNESCO? 

Ha qualcosa da dire su Venezia e come pensa di proteggerla? O parla solo quando si tratta di petrolio?

Tutto tace, tuttappposto. Finche' un giorno non lo sara' piu'. 




Friday, January 16, 2015

Luca Zaia, governatore del Veneto: la Repubblica e' una, indivisibile e imperforabile



 
 
 
Le parole usate da Luca Zaia sono forti, e sono belle: la Repubblica è una, indivisibile e imperforabile. Le ha pronunciate nell'impuganare lo scellerato Sblocca Italia, che fra le altre cose cancellerebbe quel po di protezione che c'e' in Adriatico contro le trivelle nella Laguna Veneta.
 
Io non so se le abbia dette perche siamo in campagna elettorale e la sua avversaria del PD - Alessandra Moretti - e' appunto del partito che vuole bucare la nazione da cima a fondo. 
 Anzi, se fossi giornalista e ne avessi l'occasione glielo chiederei direttamente: cara Alessandra Moretti, che ne pensi delle trivelle nella laguna veneta? A Venezia? A Chioggia?  A Nervesa?

Ma quale che sia il motivo per cui Luca Zaia abbia detto queste parole, credo che sia importante che siano arrivate, cosi limpide, cosi nette:

“Queste disposizioni nazionali calpestando tutte le competenze regionali in materia di governo del territorio, turismo, protezione civile e salute, produrranno irrilevanti benefici economici e sociali ed elevati pericoli ambientali per il territorio italiano, già caratterizzato da rilevanti rischi geologici e ambientali. Si favorisce così una nuova e irragionevole colonizzazione del territorio e del mare italiano da parte dell’industria petrolifera, mettendo a rischio aree di pregio naturalistico e paesaggistico e fiorenti attività economiche legate al turismo e alla pesca, con lo scopo di estrarre idrocarburi di dubbia qualità, che agli attuali tassi di consumo, valutate le riserve certe a terra e a mare censite dal Ministero dello Sviluppo Economico, potrebbero coprire il fabbisogno nazionale per un periodo non superiore ad un anno”.


L'ENI e le sue amiche da tempo hanno dei permessi per estrarre gas nell'Alto Adriatico, proprio di fronte a Venezia, e a Chioggia, e nel delta del Po'. 
Numerosi studi fatti gia' dal 1975 fino ai giorni nostri che mostrano ripetutamente come l'opera di estrazione, con trivellamenti e petrurbamenti dell'equilibrio sotterraneo hanno fortissime probabilita' di causare la subsidenza. Chi vive in Veneto ed ha una certa eta' lo saper averlo sperimentato nel corso degli anni e tutti abbiamo sentito dire che Venezia sta sprofondando. Cosi' dal 2002 esiste una moratoria contro le trivelle nelle acque del Veneto.

L'ENI pero' ora non perde tempo, e' proprio dal 2002 che si organizza, convince, ammorbidisce, e i politici vacillano. Come al solito si scrivono leggi incomprenisibili, fatte apposta per poter essere raggirate. Quella del 2002 (chissa' perche' non gli piaceva piu'!) viene leggermente modificata: sotto le spinte dell'ENI arriva il decreto Milleproroghe (gia' il nome sa di illegale) Praticamente si dice che il divieto di trivellare e di cercare idrocarburi resta, ma solo se esiste la subsidenza. 
Cioe' e' compito della regione mostrare che esiste questo fenomeno, senno' l'ENI puo' fare quel che vuole. E adesso a piu di dieci anni, il gioco e' arrivato alla fine, e vogliono addirittura cancellare i divieti come dice Zaia  
"senza che sia mai stata accertata l’assenza di rischio di subsidenza. Anzi è accertato il contrario. La Regione Veneto ha stanziato risorse per fronteggiare il fenomeno dell’abbassamento dei terreni in Polesine. Legittimare le trivellazioni nell’Adriatico in zone sensibili come Venezia è pura follia!”.

Sunday, August 18, 2013

Scoppi e perdite: gasdotto Illinois, nave Filippine, oleodotto Alaska, nave Venezia

Altre belle notizie. Come sempre, e' impossibile starci dietro perche' ogni giorno c'e' n'e' una nuova.

Iniziamo con le Filippine e l'affondamento di una nave passeggeri carica di greggio - 160 tonnellate di carburante e diesel - la notte del 16 Agosto 2013. Ci sono stati 17 morti nell'urto fra la Sulpicio Express 7, una nave merci e la Thomas Aquinas una nave passeggeri, con 700 persone a bordo.

La Thomas Aquinas e' affondata. Il tutto nei pressi di Cebu, la seconda citta' delle Filippine.







Nonostante il tuttapposto iniziale, e le rassicurazioni che non ci sarebbero state perdite di petrolio, dopo il triste conto dei morti, dopo un giorno ecco comparire petrolio in superficie.

Undici barangays su tredici della citta' di Cordova sono inquinate.  Il petrolio e' arrivato anche nell'isola di Mactan e nella citta' vicina di Lapu-Lapu.

 Il sindaco Adelino Sitoy dice che tutto il pesce pescato nei due giorni dopo l'incidente era coperto di petrolio ed immangiabile, incluse le anguille che e' qui uno dei piatti preferiti. Vengono chiamati "bakasi".

"All of our fishermen went home with their boats all covered with crude oil. All their catch can't be eaten or sold. We will go hungry with this"

Tutto questo dopo neanche una settimana dall'altro incidente nella baia di Manila, dove altro petrolio e' finito in mare, in seguto a perdite durante le operazioni di carico e di scarico di greggio.
Passiamo all'Illiniois. 

11 di sera, 13 Agosto 2013,  Erie, Illinois.  Fumo e fiamme per 100 metri di altezza, visibili per un raggio di 20 miglia.

Era scoppiato un campo di mais.
Un campo di mais?

Beh, non proprio, l'oleodotto sotto il campo di mais era scoppiato con tutto il suo carico di etano e propano. 
 



L'oleodotto e' della Enterprise Products Partners di Houston. Gestiscono e sono proprietari di 50,000 miglia in tutti gli USA.

Gia' nell'Agosto 2011uno degli oleodotti della Enterprise aveva avuto delle perdite, con il riversamento benzina nel fiume Missouri, in Iowa. A suo tempo Reuters riporto' che non si sapeva come fare per ricatturare tutta la benzina, ma che "i pesci non erano ancora morti".

Evviva.

Passiamo all'Alaska.


Ieri 17 Agosto l'oleodotto North Slope, della BP, ha avuto delle perdite, come riporta Bloomberg.  Pare che siano "solo" 50 galloni. Non ci sono immagini piu' dettagliate - ancora.


Infine, Venezia.
La nostra Venezia.



Come riporta il Gazzettino, nel Canale della Giudecca e' comparsa una macchia di 80 metri di petrolio che ha portato con se

un forte odore da idrocarburi percepibile soprattutto nella zona della Giudecca, segnalato anche da alcuni residenti, pare ci sia stato anche qualche malore e nausea fra chi vive nella zona.

Non si sa di chi sia la colpa.











Thursday, February 28, 2013

Ombrina: una semplice proposta



Grazie a tutti di essere venuti per discutere sul tema Ombrina.

La mia proposta e' molto semplice. Sono sicuramente necessari ricorsi al TAR, 
l'organizzazione di varie
manifestazioni di massa, e l'esercizio di pressione incessante su Terlizzese e Passera.

Incessante.

Sarebbe pero' ancora PIU' opportuno che tutta la classe politica d'Abruzzo, compatta e unita, 
destra e sinistra, chiedesse in modo ufficiale l'abrograzione dell'articolo 35 del Decreto Sviluppo, responsabile dello sbloccamento di Ombrina Mare.

Questo per una visione piu' lungimirante per l'Abruzzo e piu' generosa con il resto d'Italia 
visto che le trivelle sottocasa
non riguardano solo Ombrina o l'Abruzzo ma tutta la nazione.

Ai politici presenti: e' stata la vostra timidezza, il vostro non agire che ci ha portato fin qui.
E' arrivato il momento di darselo questo benedetto coraggio e di fare le cose giuste, in trasparenza,
senza pensare ai battibecchi politici, e senza paura.

Di nuovo, l'azione piu' concreta che si possa fare adesso e' una richiesta ufficiale
di abolizione dell'articolo 35.

Non finisce con Ombrina.
Oggi e' Ombrina.
Domani ci saranno Vasto, Pineto, Francavilla.


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In questi giorni tutti parleranno del ricorso al TAR contro Ombrina, tutti faranno i salti mortali, e i politici faranno un sacco di promesse.

Ma se uno volesse fare le cose per bene, e in modo finale e con atto di generosita' per la nazione, quello che si dovrebbe fare, dal mio punto di vista e' molto semplice.

Abroghiamo l'obbrobrioso l'articolo 35 del Decreto Sviluppo di Passera, quello che consente ai petrolieri di trivellare entro le 12 miglia marine da riva.

Non e' difficile.

Sono sicura che tutta l'Italia interessata dalle trivelle, e chiunque abbia solo sentito mai parlare di petrolio sara' favorevole.

Ci si vince tutti: un voto e si evitano lunghi ricorsi al TAR in tutta Italia, tempo risparmiato che i cittadini onesti possono usare per fare altre cose piu' costruttive, che i giudici possono usare per altri contenziosi, e soprattutto si da un messaggio ai signori del petrolio che no e' no e che non ci devono venire qui a spremere la monnezza dai nostri mari.

Lo spunto e' certo Ombrina, ma se uno guarda le carte dell'Italia al petrolio, ci si rende conto che ci siamo dentro tutti assieme.

E' questo l'obiettivo finale?

No.

E' solo l'inizio.

Se fossi io a decidere, farei una legge che e' vietato installare nuove operazioni petrolifere in tutte le acque nazionali, e farei veramente l'accordo con la ex-Yugoslavia per chiudere tutto l'Adriatico ai buchi.

Ci hanno provato i vecchi politici a Novembre, ricordate tutto il cancan mediatico a Venezia? Sono arrivati da tutta Italia, e hanno fatto qualcosa?  Non mi pare. Quello si che e' stato un circo. Alla fine e' tutto morto li.




Wednesday, January 16, 2013

Nazario Pagano, tante belle parole, ma... Ombrina?

 
"Contrasteremo ogni forma di trivellazione in Abruzzo"
Gianni Chiodi, 2010 - governatore

"L’Abruzzo dice no: non faremo come il Golfo del Messico"
 
Nazario Pagano, 2012 - presidente consiglio regionale d'Abruzzo.

E Ombrina?
Cosa volete fare oltre le chiacchere?

Il giorno 9 Novembre 2012 c'e' stata la famosa conferenza sulle trivelle in mare a Venezia. Era un incontro fatto con varie regioni, promosso dalle regioni Puglia e Veneto, in pompamagna. Cosa ne sia venuto fuori - di preciso - non lo so. Forse non ho letto bene la stampa, ma considerato che i progetti trivellanti vanno avanti, in terra come in mare - dallo Ionio alla Costa Teatina - dubito che sia servito a qualcosa nel concreto.
Si parlava di un referendum abrogativo, di una legge per fermare le concessioni in mare prima della fine della legislatura Monti, ma la legislatura Monti e' finita da un po' e non si e' visto niente. 
Chissa'. Mi sa che sono solo stati soldi sprecati.

L'Abruzzo doveva essere presente con Nazario Pagano che pero' all'ultimo minuto cancello' la sua partecipazione "per motivi di salute".

Mando' pero' la sua bella relazioncina dove si diceva in altrettanta pompamagna che l'incontro di Venezia aveva

E siccome, per Pagano il rischio per l’ambiente è troppo alto occorreva - a Novembre - agire perche'

L’Adriatico è un bacino chiuso, con una larghezza massima tra la sponda orientale e quella occidentale che non raggiunge i 150 chilometri (poco più di 80 miglia marine) con tratti di costa unici e una fortissima antropizzazione, soprattutto sul versante italiano. Viene da chiedersi quali sarebbero potute essere le conseguenze se, un incidente come quello avvenuto nel giugno 2010 nel Golfo del Messico, fosse accaduto in Adriatico.

Non mancano ovviamente tutte le auto-celebrazioni sull'Abruzzo che ha fatto la legge anti petrolio per prima di tutte - e che ha fatto le richieste contro le trivelle in mare per prima di tutti. 
Robe da politici insomma.

Perche' tiro fuori questa storia vecchia di qualche mese? Perche' come per tutto il resto, e' solo fumo e niente arrosto. 

Pagano vantava che l'Abruzzo ha una legge anti petrolio che pero' non ha impedito alle concessioni Mazzarosa e Cipressi di essere approvate!
Pagano vanta l'operato contro le trivelle in mare ma dimentica che su Ombrina - ed Elsa e tutte le altre - la regione Abruzzo non ha mai espresso pareri.

A Venezia parla di agire.

Ma chi deve agire? E come agire?

Beh, c'e' una concessione petrolifera che si chiama Ombrina Mare e che nel 2008 fu l'incubo di vacanzieri e di residenti e che e' li in fase di discussione.

Vogliono lorsignori politici - Chiodi, Pagano e tutta la banda bassotti che siede al consiglio regionale - dire a Roma che questa concessione, completa di nave desolforante e di fiamma e di monnezza e di riserva di pesca a poche centinaia di metri non s'ha da approvare?

Lo vogliono fare si o no?

Io veramente non li capisco - i politici ma soprattutto non capisco voi gente normale.

Ma perche' dormite? Perche' non c'e' sollevazione per Ombrina, per Mazzarosa, per il Borsacchio?

Perche' vi lasciate prendere in giro in questa maniera? Che uno puo' promettere e poi non c'e' il dovere di rispettare le promesse? Perche' non state li con il fiato al collo sui vostri politici?

Davvero il vostro mare vale cosi poco? Davvero i vostri boschi valgono cosi poco? 

Non vi rendete conto che con queste elezioni tutti sono a raccattare voti ed e' questo il momento di far sentire la propria voce. Se anche Berlusconi apre agli omosessuali, vuol dire che veramente e' il tempo di osare e di agire e di chiedere e di esigere.

Invece qui si dorme ed Ombrina, Mazzarosa non interessano piu a nessuno.

Me lo ricordo il 2008. C'era gente che mi scriveva disperata - aiuto dalla mia finestra vedo la piattaforma! 

Ma non e' quello il tempo di agire, all'ora X.

Il tempo di agire e' adesso quando la piattaforma e' sulla carta e c'e' lo spazio e il tempo per fermarle le cose, non quando saranno li con i martelli in mano.
L'ho detto mille volte. Sono battaglie per la vita, e per persone con la spina dorsale dritta.

Saturday, November 3, 2012

Venezia: gli specchietti per le allodole


Marghera, Venezia con le raffinerie dietro la laguna.
La Strategia Energetica Nazionale. 

E cosi decidono di fare una maxi-conferenza a Venezia per parlare del futuro del nostro Adriatico il 9 Novembre.

In teoria sarebbe anche una cosa buona, ma invece - secondo me - sara' solo una gran presa in giro.

Un po come il questionario farsa circolato in pompa magna per questa nuova SEN: strategia energetica nazionale con le domande dell'azzecca garbugli.

E questo per due motivi:

1. E' una roba di politica, non di cosa e' meglio da un punto di vista scientifico, non di cosa vogliono le persone, non di informazione vera. Clini ha perso ogni credibilita' ai miei occhi, dalla storia infinita dell'Ilva di Taranto allo stoccaggio di Rivara non si e' dimostrato un vero difensore dell'ambiente, della gente, quanto invece una sorta di lacche' dei petrolieri, degli inquinatori, il mastro dei possibilisti, del non si sa, del compromesso, dell'equilibrio.

Cosa puo' argomentare uno cosi in favore del mare?

2. E una roba dove non ci sara' nessuno veramente che sta sul campo a difendere il mare. Ormai sono 5 anni che vado in giro per l'Italia a sentire conferenze, a farne, e piu' o meno gli conosco tutti gli unviersitari attivi, gli attivisti disinteressati e che hanno a cuore il problema. Qui ci sono nomi mai sentiti prima e che di attivismo hanno ben poco.

E chi invitano? I politici.

Ma che deve dire, per esempio, Gianni Chiodi il governatore dell'Abruzzo?

Non ne sa niente di trivelle in mare, non ha mai fatto niente per fermarle lui le trivelle e d'altro canto non aveva argomenti per sostenerle le trivellazioni. E' stato muto per 5 anni. Un Ponzio Pilato dell'ambiente che ora rappresenta l'Abruzzo?

Cosa potra' dire lui di Ombrina? Se l'e' lette le carte? Mah. Non direi, visto che in tutte le occasioni possibili dalla regione Abruzzo non sono mai arrivati pareri di nessun genere.

E non che gli altri siano stati migliori - air gun e monnezza in mare e limiti USA - quelle cose le hanno imparate altrove, e cosi' la sensibilizzazione sul tema, non l'hanno fatta loro, ma noi persone normali, giorno dopo giorno.

E allora mi chiedo perche' invece non hanno dato voce e spazio alle *persone normali* che lottano per queste cose da anni, e conoscono le problematiche molto piu' dei signori politici? Perche' non hanno invitato, quanto meno ad ascoltare, e pagandogli le spese di viaggio, le persone che sono attive sul territorio?

Chi mai di noi potra' prendere il tempo e trovare i soldi per andare a sentire che ne sara' del suo mare
a Venezia?


Domanda: si sara' l'ENI? Ci saranno i petrolieri della Northern Petroleum, della MOG, della Petroceltic? Chissa.


E perche' non hanno annunciato possibili dirette streaming, spazi per le persone per fare domande in diretta, siti facebook dove porre questioni importanti live?

E perche' in preparazione di questo mega maxi convegno non hanno organizzato incontri locali, regione per regione, dove tutti potevano andare e dire a Clini o a chi per lui cosa vuole per il suo mare?

Questa e' le democrazia, in cui ci siamo dentro tutti assieme.

In cui e' il politico a servizio della gente, e non la gente a sottostare ai politici.

Non e' accettabile che arrivano Clini-Passera-Monti a decidere per tutti a porte semichiuse. Le cose all'italiana, in cui la politica arriva sempre per ultima e con prepotenza ed ignoranza.

Qualcuno mi chiede perche' non vado anche io. La risposta e' semplice: perche' nessuno mi ha invitata -
troppo scomoda eh? Troppo intransigente su questo tema, troppo poco aperta ai possibilismi e agli inciuci.

Ma anche se io non ci saro', ci sara' qualcun altro che avra' il coraggio di argomentare per la CHIUSURA totale dell'Adriatico alle trivelle?

CHIUSURA totale, perche' uno scoppio che succeda a Dubrovnik o alle Tremiti e' la stessa cosa, sapete? Perche' l'Adriatico e' gia' inquinato a piu' non posso, perche' il mare Adriatico e' uno solo, piccolo e chiuso.

Qualcuno gli ricordera' che in California il limite delle trivelle e' di 160 km?

Io invece prevedo un gran fanfare per poi arrivare  alla parola piu' odiata: il COMPROMESSO. Della serie: mettiamo "regole", mettiamo "commi", mettiamo "paletti", mettiamo un po di miglia di protezione - che in Italia nessuno rispettera' mai - ed apriamo l'Adriatico alle trivelle del far west.

Sara'.

La mia democrazia e' un altra cosa. La mia SEN e' una sola: un pannello solare su tutti i condomini d'Italia.



Wednesday, May 25, 2011

Peschici e Oceana




Molti gia' lo sapranno: sono stata scelta per un premio USA che si chiama "Ocean Hero". Si puo' votare fino al 29 Maggio 2011. Siamo partiti da una rosa di 400 persone, e ora siamo arrivati a 6. Io sono l'unica che "lavora" in campo europeo.

Il link per votare e' qui.

Occorre cliccare sulla mia foto (se si vuole votare per me), scrivere nome, indirizzo email e poi CAP.

Il ZIP americano e' il CAP italiano.

Se vinco, e lo dico veramente con umilta', non e' per me, anche se mi fara' ovviamente piacere, ma per la nostra causa, per noi tutti, e per dirlo al mondo intero che non ce le vogliamo le trivelle in Adriatico, da Venezia fino a Pantelleria.

Siamo stati tutti "eroi" nello sconfiggere l'ENI ad Ortona, la MOG a Rocca San Giovanni e la Petroceltic nel Vastese in questi giorni.

Grazie. L'Italia e' veramente bella e non possiamo lasciare ai nostri politici e alla nostra apatia di distruggerla cosi.

Il giorno 24 Maggio sono stata a Peschici. Mi pare di capire che il ricorso formale contro la decisione della Prestigiacomo di aprire il mare fra le Tremiti, Vasto e Termoli alle trivelle sara' presentato dal comune di Peschici (FG)

Come sempre, non c'e' altra soluzione e solo l'incessante rompere le scatole ci salvera'.

Monday, January 10, 2011

Report finale sullo scoppio BP




Oggi 11 Gennaio 2011 la Commissione Nazionale sul disastro BP nel golfo del Messico rendera' pubblico il risultato di sei mesi di studi. Lo scopo di questa commissione e' di esaminare fatti e circostanze che hanno portato all'incidente BP e di presentare opzioni per evitare che questo riaccada in futuro.

Vari report giornalistici in queste ultime settimane hanno gia' messo in luce che alla base del disastro c'e' una cultura affaristica in cui profitti e risparmi sono piu' importanti che la sicurezza di persone e ambiente, scarsi controlli governativi e la mancanza di una seria volonta' politica di monitorare i petrolieri.

Fra le raccomandazioni della commissione ci saranno le proposte di:

1) Creazione di una organizzazione pagata dai petrolieri per scambiare informazioni sulle migliori pratiche per trivellare in acque profonde;

2) Rafforzamento degli uffici governativi che regolamentano e controllano le operazioni petrolifere a mare, fra cui il Bureau of Ocean Energy Management;

3) Maggiore partecipazioni di scienziati indipendenti e del pubblico nell'assegnazione di concessioni petrolifere;

4) Eliminazione del limite di pagamento danni delle compagnie che causano disastri. Il limite massimo e' adesso 75 milioni di dollari;

5) Utilizzo delle multe alla BP per la riqualificazione del golfo del Messico;

6) Rafforzare le capacita' di pulizia e di prevenzione di governo e di petrolieri prima di iniziare a trivellare nell'Artico;

7) Prolungamento del periodo utile per le osservazioni da 30 ad almeno 60 giorni, per dare maggiori possibilita' di intervento a cittadini, enti e governi locali;

Molte di queste raccomandazioni diventeranno legge, secondo rappresentanti della Casa Bianca.

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Queste leggi andranno ad aggiungersi ad altre gia' esistenti per la difesa dell'ambiente. Negli Stati Uniti solo il golfo del Messico e' aperto alle trivelle - in California, Florida e tutti gli stati ad Est ed Ovest della nazione vige il divieto di trivellare fino a 100 miglia da riva - 160 chilometri - per proteggere turismo e vita marina. Anche nei grandi laghi, che hanno una superficie una volta e mezza maggiore dell'Adriatico, vige il divieto assoluto di trivellare.

Lo scoppio americano ha avuto conseguenze anche in Italia, con il timido decreto Prestigiacomo che vieta la trivellazione in mare di piattaforme a meno di 5 miglia dalla costa, limite che aumenta a 12 miglia nei pressi di zone marine protette.

Sebbene queste precauzioni siano importanti, la verita' di fondo e' che le operazioni petrolifere sono sempre inerentemente pericolose e dannose per l'ambiente, quali che siano gli accorgimenti che si vogliano o possano prendere.

Ogni anno ci sono circa 150 milioni di litri di petrolio che vengono dispersi in mare, e solo il 5% di questi vengono da incidenti simili a quello del golfo del Messico. Il resto sono perdite o rilasci intenzionali da navi, piattaforme o raffinerie. Oltre al petrolio ci sono gli scarti petroliferi - una sola piattaforma rilascia circa 2mila tonnellate l'anno di rifiuti, in quelle che sono considerate condizioni normali di operazione. Molti incidenti passano inosservati, ma tutta questa gran mole di sostanze tossiche sono detrimentali al ciclo della vita naturale, incluso l'uomo che e' parte integrante di tutti gli ecosistemi.

Non c'e' via di scampo - trivellare e' sempre rischioso e inquinante.

Non bisogna credere che leggi migliori ci rendano immuni da nuovi catastrofi, ne Italia ne altrove. Il petrolio scarseggia e si inizia a trivellare in condizioni sempre piu' difficili, in termini di profondita' e di condizioni climatiche - l'oceano aperto, i ghiacciai - che fino a 10, 20 anni fa erano considerati troppo inospitali per le trivelle. Allo stesso modo non si deve credere che pozzi piu' modesti siano esenti da rischi. In Italia abbiamo avuto il nostro piccolo golfo del Messico nel 1960, quando la piattaforma Paguro scoppio' a pochi chilometri da Ravenna, rilasciando idrocarburi per due mesi e mezzo, uccidendo tre tecnici.

In Italia oggi, la stessa BP progetta di costuire piattaforme profonde in Sicilia, e una moltitudine di piccole ditte, con capitali sociali ridicolosamente piccoli, pianificano una vera invasione dei nostri mari, da nord a sud, passando per Venezia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata e Sicilia, spesso senza neanche che i cittadini lo sappiano e nei pressi di veri tesori naturali e storici. Lo stesso vale per la terraferma, con permessi che sorgono come funghi in zone agricole, vicino a citta' d'arte, nei parchi, fra i vigneti.

Il nostro petrolio e' scadente, in quantita' ed in qualita'. Abbiamo petrolio per soddisfare solo il 6% del nostro fabbisogno nazionale, che viene in gran parte da una terra gia' sacrificata al petrolio e di cui nessuno parla mai, la Basilicata.

Il decreto Prestigiacomo non e' sufficiente a proteggere la nostra penisola. Come possiamo - come popolo - permettere che l'ENI trivelli a soli 10 chilometri da Venezia con tutto lo splendore e la fragilita' di quella citta'? Dovremmo essere tutti indignati, da cima a fondo dello stivale, perche' di Venezia ce n'e' una sola.

Si dira': il petrolio serve, l'Italia gia' ne ha poco, e occorre cercare dei compromessi.

Io credo invece che tutto parta a monte. L'Italia ha bisogno di capire che tipo di direzione prendere in questo nuovo millennio e decidere se trivellare la nazione da cima a fondo, sul modello Basilicata, sia in linea con questo sviluppo. Non possiamo essere tutto allo stesso tempo. Non possiamo pensare di estrarre petrolio dai nostri campi, dai nostri mari e di non pagarne il conto, in termini sociali, ambientali, turistici, di immagine.

Il fatto di possedere poche risorse petrolifere in questo senso e' una benedizione per noi. Siamo un popolo intelligente e creativo, che nel corso dei secoli ha regalato scoperte e bellezza al mondo intero. Usiamo le energie, i soldi che spenderemmo per le operazioni petrolifere verso investimenti che portino alla creazione di nuovi fonti energetiche, piu' pulite, piu' sane, piu' consoni con il 21esimo secolo.

E' questo il futuro, un futuro di lungimiranza e di coraggio. Non lo sono leggi tampone che vietano le trivelle a 5 o 12 miglia, dando il beneplacito a quelle a 6 o a 13.

Mi auguro infine che il gran fiorire di movimenti di opposizione dal basso alle trivelle possa coagularsi in un sentimento nazionale, che possa aggiungere un nuovo tassello alla nostra identita' comune, nel sentirci parte di una unica battaglia, per un unico ideale. Vorrei che non fossimo piu ne brianzoli, ne veneti, ne abruzzesi, ne siciliani contro le trivelle, ma Italiani che non possono sopportare che ditte petrolifere da mezzo mondo vogliano venire a deturpare la nostra bella penisola, a cominciare dalla Basilicata, tristemente dimenticata da tutti.


Monday, September 28, 2009

Corriere della Sera


 Il campanile di San Marco crollato per la subsidenza ai primi del novecento

Sono appena rientrata dall'Italia dove ho partecipato ad un convegno a Chioggia per discutere delle estrazioni di metano al largo di Venezia.

Era di questo che avrei voluto commentare oggi, e della follia di noi italiani a permettere una cosa del genere. Venezia e' unica al mondo. Ravenna per colpa anche delle estrazioni del metano e' sprofondata di un metro e venti centimetri nel corso di sessant'anni. Il Polesine per colpa delle estrazioni di metano e' stato sommerso da varie alluvioni negli anni '50 e '60. Nel 1951 morirono 88 persone.

Smantellate le piattaforme, fermate le alluvioni, rallentata notevolmente la subsidenza. E ora l'ENI viene fuori con fantomatici "calcoli matematici" che assicurano che Venezia e Chioggia non saranno colpite da fenomeni simili, pur volendo trivellare a 5 chilometri dalla costa!

Invece scopro che finalmente il Corriere della Sera, dopo che ho tanto (tanto!) scritto loro affinche' parlassero dei pericoli del futuro dell'Abruzzo ha deciso di pubblicare un articolo sul petrolio in Abruzzo qui.

Sono contenta che il resto d'Italia possa sapere di quello che un branco di petrolieri vuole fare ad una terra gia' martoriata dal terremoto e che non ha bisogno di altri guai per colpa della cupidigia di ENI, Petroceltic, Vega Oil, Mediterranean Oil and Gas, Edison, Cygam Gas, Forest Oil e di altre ditte che vogliono trasformare l'Abruzzo in una nuova Basilicata.

Ho pensato allora per tutti quelli che arrivano a questo blog per la prima volta di linkare un po di informazioni in piu sul tema.

In cima a questo blog c'e' la figura dell'Abruzzo petrolifero secondo le concessioni rilasciate fino al gennaio 2009. I vari colori sono i vari stadi di avanzamento dei permessi.

Ecco allora vari link sul petrolio in Abruzzo e sulla storia del Centro Oli di Ortona - nome soave scelto dall'ENI per confondere le idee ai contadini che li coltivano vino ed ulivi e che per molto tempo hanno pensato ad un frantoio!

Dibattiti con l'ENI:
Pescara 21 luglio 2008
Seconda Parte
Terza parte
Pescara 18 Gennaio 2008

L'ENI e la societa' italiana:
OIL

Sulla politica abruzzese:
Gianni Chiodi a Rete 8
Lettera a Gianni Chiodi
Risposta di Chiodi
Gianni Chiodi a Cupello
Gianni Chiodi a Cupello, parte seconda

Sulla politica italiana e l'ambiente:
Politica1,
Politica2

Sul petrolio in Abruzzo e perche' no:
America Oggi
Indymedia
Primadanoi

Sui processi criminali ENI:
Criminal proceedings ENI

Sull'ENI in altre parti d'Italia:
Maremma,
Crotone
Manfredonia
Mantova
Gela
Paderno Dugnano
Augusta
Taranto

Sull'ENI in Basilicata:
Basilicata
Financial Times

Sull'ENI in altre parti del mondo:
Nigeria
Ecuador

Sulla Saras ed i Moratti in Sardegna:
Saras1
Saras2
Saras3
Saras4

Sull'API di Falconara:
Falconara1
Falconara2
Falconara3

Sulla Tamoil di Cremona:
Cremona1
Cremona2

Sui tumori che aumentano in Italia e dimuniscono nel resto dei paesi occidentali:
Tumori 1
Tumori 2
Tumori 3

Sull'Italia e le multe di Kyoto:
Kyoto

Sull'Italia e il fotovoltaico:
Italia-Germania trentacinque a duemila

In questi due anni di attivita' non mi sono risparmiata niente, ed ho fatto tutto quello che potevo, senza chiedere niente in cambio se non la soddisfazione di sapere di avere fatto la mia parte per salvare una terra dove ho vissuto per 10 anni e alla quale voglio bene.

Ho girato l'Abruzzo in lungo ed in largo con la mia presentazione power point dicendo a tutti - da contadini a senatori - che non era giusto quello che burocrati di Roma, l'Ente Nazionale Idrocarburi e politici corrotti abruzzesi avevano deciso per noi. Non ho avuto paura di dibattere l'ENI e di dire loro che quello che andavano propagandando era falso - secondo me e sulla base di documenti ENI, di articoli di scienza, di report giornalistici in altre parti d'Italia e del mondo e sulla base del semplice buonsenso. Un campo di petrolio, con raffineria connessa, non ha posto fra i vigneti del Montepulciano d'Abruzzo. Punto.

Ho convinto la Chiesa Cattolica a prendere una posizione netta, ho convinto la provincia di Chieti a presentare osservazioni di contrarieta' al ministero per un progetto di un pozzo di petrolio a 5 chilometri dalla costa. Ho scritto alla Security and Exchange Commission di New York per denunciare le bugie che l'ENI scriveva nei rapporti agli investitori americani.
Ho spronato piu' e piu' volte Gianni Chiodi, il presidente della regione Abruzzo a darsi da fare, e cosi pure la sua assessore all'ambiente, Daniela Stati che a tuttoggi non ancora dice una parola che sia una sul tema petrolio.

Ho scritto a tutte le testate giornalistiche d'Italia, alle Iene, ad Annozero, al Gabibbo, a Beppe Grillo, alla Gabanelli, a Iacona. Ho coinvolto la Confcommercio, i cittadini, le scuole, i gestori di bed and breakfast, i contadini, al meglio che ho potuto, pur vivendo lontana, pur essendo americana di nascita e pur non progettando di tornare a vivere in Italia sul medio termine della mia vita.

E' un lavoro paziente, e tanti sono stati gli ostacoli, ma non ho mai accettato no come risposta e ho continuato per la mia strada. In Italia non siamo troppo abituati alla democrazia partecipata e quando si sente che l'ENI, l'ENEL o chi per loro ha deciso, troppo spesso c'e' rassegnazione, oppure la protesta dura poco. Invece no, la democrazia e' un impegno quotidiano, e richiede che ciascuno di noi sia vigile e che faccia la propria parte, passo dopo passo. Io spero che questa storia incoraggi altre persone a fare altrettanto nelle proprie realta' locali.

Cosa volgio? Voglio una moratoria di 30 anni che vieti ogni forma di estrazione petrolifera in Abruzzo. Voglio che l'Adriatico sia libero da qualsiasi nuova opera estrattiva, da Venezia fino alle isole Tremiti, e cosi pure i mari di Lampedusa, siciliani e ionici.

Fantascienza? Gli americani non trivellano su nessuno dei loro mari, ad eccetto che in Texas e nel circolo polare artico. Perche' noi invece andiamo a mettere le trivelle a pochi chilomentri dalla costa?

Il nostro petrolio, in Abruzzo, come in Basilicata, e' di scarsa di qualita', ricco di impurita' sulfuree e sara' sicuramente accompagnato da desolforatori, oleodotti e infrastrutture che nulla hanno a che spartire con l'Abruzzo cuore verde d'Europa.

Fra l'altro, grazie alla Turbogas di Gissi, l'Abruzzo gia' produce piu' energia di quel che gli serve.

L'Ente Nazionale Idrocarburi non ci riuscira' a distruggere una terra che generazioni di contadini e di lavoratori onesti hanno amato e fatto migliorare. Un milione di Abruzzesi non glielo permetteranno di venire qui a fare il comodo loro.

La meta' dei siti inquinati di interesse nazionale porta la firma dell'ENI.

Thursday, August 28, 2008

L'ENI in Veneto


L'Eni possiede vari giacimenti di metano nel golfo di Venezia, nel Delta del Po e nei pressi di Chioggia. Ne abbiamo gia' parlato qualche giorno fa, e mi sono riproposta di indagare maggiormente.

La storia inizia nel 1951, quando una impressionante alluvione si abbatte' nel basso Veneto, il Polesine. Morirono 88 persone, e 200,000 furono gli sfollati. Nei successivi quindici anni si registrarono trentacinque casi di inondazioni lungo il delta del Po', e il terreno si abbasso' di tre metri e mezzo. Gli esperti dell'epoca giunsero alla conclusione che questo abbassamento - la famosa subsidenza - fosse dovuta ai vari pozzi di metano che puntellinavano la costa veneta dal 1937. Nel 1963 si decise allora per il bene del Veneto di smantellare tutti i pozzi. Si diede poi inizio a varie opere di bonfica, grazie alle quali sono piu' di quarant'anni che non ci sono piu alluvioni nel Polesine.

Storia finita?

No. L'ENI decide a meta' degli anni novanta di tornare alla carica, e domanda di poter aprire nuovi pozzi di metano nel golfo di Venezia. Il governo Berlusconi gli impone di presentare una valutazione di impatto ambientale, e nel 1999 il ministro dell'ambiente Ronchi, del governo d'Alema decide di vietare "ricerca e coltivazione" a dodici miglia dalla costa, ventidue chilometri, lasciando libera l'area piu' lontana. Nel 2002 il nuovo governo Berlusconi estende il diveto a TUTTO il golfo di Venezia, senza appello.

Fra il 1999 e il 2002 pero' la furba ENI riusci' a strappare un decreto dall'allora ministro dell'industria, Enrico Letta, che autorizzo' la presenza di due pozzi in prossimita' di Goro, in provincia di Ferrara e al di sotto delle 12 miglia previste dal decreto Ronchi. Naomi Pandora e Irma Carola: non sono ne' fotomodelle ne' porno star, sono i nomi dei due pozzi di idrocarburi che l'ENI piazzo' a Goro in barba alla legge della 12 miglia.

Negli anni 2002-2006 il pozzo Naomi diventa operativo: si estraggono 2,000 barili di petrolio al giorno. Pian piano torna a manifestarsi lo scontento della popolazione, il timore della gente, dei pescatori, degli operatori turistici, l'evidenza di nuovi pericoli di subsidenza. Nel 2006 i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico salgono sulla piattaforma Noemi, e la sigillano una volta per tutte. Sigillano anche alcuni pozzi sulla terraferma, a Comacchio in provincia di Ferrara e un altro pozzo marino a Ravenna perche' sospettati di causare la subsidenza.

Naturalmente gli avvocati dell'ENI urlano allo scandalo e affermano che subsidenza ed estrazioni hanno un nesso insignificante e che se fosse esistito, l’Eni avrebbe rinunciato da se alle trivelle. E poi ricordano che loro operano in acque internazionali. Che santi! D'altro canto, la Regione Veneto, Ferrara, Venezia, Rovigo, Comacchio, l'Ente del Parco del Delta del Po, i comuni polesani di Adria, Ariano Polesine, Corbola, Loreo, Papozze, Porto Viro, Rosolina, Porto Tolle e Taglio di Po, nonche' una miriade di associazioni ambientali hanno applaudito l'operato dei carabinieri, e si sono costituiti come parte lesa nel processo all'ENI, a prescindere dal colore politico delle varie amministrazioni.

Il governo centrale tace.

Il maxi-processo e' fissato per il Novembre 2008. L'ENI e' accusata di tentata inondazione, disastro, danneggiamento e tentativo di danneggiamento di beni ambientali sottoposti a tutela (il Parco del Delta del Po). Tredici gli inquisiti fra cui l'amministratore delegato Vittorio Mincato e il suo predecessore Franco Bernabè. I nostri amici dell'ENI ora cercano di trivellare la Croazia.

Perche' riporto questa storia? Per vari motivi: innanzitutto perche' se in Veneto hanno potuto creare una legge che vietava prima le estrazioni a 12 miglia e poi a tutto il litorale Veneto, non vedo perche' non possiamo farla anche noi. Dobbiamo esigere dai nostri politici che si diano da fare in questo senso. Il nostro mare non bagnera' Venezia, ma e' nostro e deve essere protetto allo stesso modo, e tutto, da Vasto a Teramo. E poi se a Venezia vincono gli interessi della collettivita' piuttosto che quelli dei petrolieri, beh, si crea un precedente che ci aiutera' a proteggere tutte le coste italiane, comprese le nostre. Il sogno delle 100 miglia americane e' lontano, ma da qualche parte dobbiamo pur iniziare.

Fonti: Il Gazzettino di Rovigo, Ecoblog.it

Tuesday, August 19, 2008

L'ENI a Venezia


Non risparmiano niente i nostri amici, neppure Venezia, citta' unica al mondo, ed una delle mete piu' frequentate dai turisti stranieri. Di fronte al Dio denaro, non resta piu' nulla, niente, nemmeno l'amore e il rispetto per Venezia. Non sono persone queste, sono automi, sono vigliacchi, sono esseri con cui non vorrei avere nulla a che fare, mai.

L'ENI ha dei permessi per estrarre gas nell'Alto Adriatico, proprio di fronte a Venezia, e poi a Chioggia, e poi piu' a sud nella zona del delta del Po'. Ci sono numerosi studi fatti gia' dal 1975 fino ai giorni nostri che mostrano ripetutamente come l'opera di estrazione, con trivellamenti e petrurbamenti dell'equilibrio sotterraneo hanno fortissime probabilita' di causare quello che si chiama "subsidenza". Praticamente, che se uno scava, i fondali scendono in profondita' causando l'innalzamento del livello del mare. Gia' questo fenomeno esiste e la gente del posto lo sa per averlo sperimentato nel corso degli anni. Tutti abbiamo sentito dire che Venezia sta sprofondando e questo potrebbe essere un colpo decisivo. Cosi' dal 2002 esiste una moratoria contro le trivelle nelle acque del Veneto, appoggiata dai vari politici di turno, almeno a parole.

L'ENI pero' ora non perde tempo, e' proprio dal 2002 che si organizza, convince, ammorbidisce, e i politici vacillano. Come al solito si scrivono leggi incomprenisibili, fatte apposta per poter essere raggirate. Quella del 2002 (chissa' perche' non gli piaceva piu'!) viene leggermente modificata: sotto le spinte dell'ENI arriva il decreto Milleproroghe (gia' il nome sa di illegale) Praticamente si dice che il divieto di trivellare e di cercare idrocarburi resta, ma solo se esiste la subsidenza. Cioe' e' compito della regione mostrare che esiste questo fenomeno, senno' l'ENI puo' fare quel che vuole.

Gia' me l'immagino: L'ENI che paga consulenti, professori, tecnici per dire che la subsidenza non c'e', cosi come dicono che a Viggiano va tutto bene, che a Gela i bambini deformi sono cose del passato e che a Trecate e' un paradiso. Magari ci mettono il tuttofare Paolo Andreussi a dire che e' tutto in ordine. E via allora, come fanno sempre questi signori: facciamo un piccolo studio, indaghiamo, sondiamo il terreno, ma no, useremo le migliori tecniche, non succede niente, che paura c'e'.

Un politico locale, tale Giuseppe Fini di Forza Italia presenta allora la proposta di bocciare il Milleproroghe. Lui dice che non si deve nemmeno sondare il terreno per vedere se i gas ci sono e dove:

"..davanti a Montecitorio sono stato avvicinato da due persone che mi hanno chiesto ragione della contrarietà a un semplice studio. Ho risposto loro che sono nato a Ca' Lattis e sono di Taglio di Po. La nostra gente ha vissuto sulla sua pelle il dramma degli abbassamenti per le estrazioni di metano. Di fronte al loro argomentare sulle nuove tecnologie che sarebbero indolori per il territorio, ho spiegato che bisogna vedere se, una volta autorizzate, le tecnologie saranno applicate e non daranno l'effetto subsidenza. Non si può rischiare un effetto irreversibile. Purtroppo con società come Eni ed Enel che operano solo con l'obiettivo di guadagnare il massimo, non c'è da attendersi attenzione per il territorio e la salute della gente. Allora se ne sono andati” .

Assieme a lui, la Confcommercio, i Verdi, il presidente della regione Giancarlo Galan, varie cittadine della costa dicono a gran voce no alle trivelle mentre la confindustria nella veste dell'intelligentissima Emma Marcegaglia dice di si, perche', beh, l'Italia importa troppa energia e occorre prodursela in casa. Un depuato dell'UDC, tale Luca Volonte' dice che abbiamo un bisogno "disperato" di energia fatta in casa e che addirittura l’indipendenza energetica è un fattore DETERMINANTE per il futuro e il benessere delle nostre famiglie.

Cigliegina sulla torta, e proprio come da noi, gli studi di impatto ambientali vengono commissionati all'ENI!!!

Il futuro delle trivelle in mare a Venezia e' ancora aperto. Ma nessuno gli hai mai detto che se ci mettono le trivelle a Venezia, sprofonda o non sprofonda, la citta' diventa piu' brutta? Nessuno gli hai mai detto a questi lungimiranti politici che se uno ha giusto una visione un pochino piu' aperta al futuro, alle novita' tecnologiche potremmo essere energeticamente indipendenti in un modo SANO e senza distruggere una citta' che fa parte del patrimonio storico mondiale e che fu addirittura risparmiata dalle bombe della seconda guerra mondiale? Ma perche' tutte le nazioni europee piu civili (Germania, Svezia) si sono dati dei limiti, dei tempi per raddoppiare le produzioni di ENERGIA ALTERNATIVA e noi siamo cosi disperati da voler andare a trivellare Venezia??

Non lo capisco. Davvero. Forse perche' non vivo in Italia, ma l'idea di deturpare e di mettere a rischio una citta' cosi bella perche' chi governa non ne capisce niente di politiche ambientali vere, mi fa star male.


Fonti: Gazzette.it, Gazzette.it 2