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Tuesday, September 25, 2018

L'airgun danneggia o uccide zooplankton, capesante, aragoste; 600 petrolieri vanno in fibrillazione











Della Spectrum Geo abbiamo parlato su questo blog, come di quei gran signori che vogliono fare una campagna mastodontica di ispezioni sismiche in Adriatico, da Ravenna fino a Santa Maria di Leuca.

Anche dello studio del Professor Robert McCauley, della Curtin University in Western Australia,
abbiamo gia' parlato su questo blog. Fu pubblicato circa un anno fa su Nature Ecology. I ricercatori conclusero che l'airgun sperimentato in Tasmania, a sud dell'Australia, causava la morte dello zooplankton, alla base della catena alimentare, fino ad una distanza di 1.2 chilometri.

Lo stesso gruppo poi mostrava che le ispezioni sismiche portavano danni al sistema immunitario delle aragoste; e in altri studi ancora che la mortalita' delle capesante poteva aumentare dopo l'esposizione all'airgun.

Tutti questi studi sono stati pubblicati su riviste prestigiose, su cui e' difficile pubblicare e per i quali c'e' una rigida peer-review, cioe' i tuoi pari ti criticano, e la barra di accettazione e' molto elevata.
Nel primo caso, come detto si tratta di Nature Ecology; negli altri due di Marine Biology Pollution e di PNAS. Il fatto che gli studi siano stati pubblicati su tali riviste -- e per tre volte! -- significa che chi l'ha scritto non e' fesso e che sa quel che sta ricercando.

Ma... come possono i signori del petrolio accettare tutto questo?

Non possono e cosi corrono ad attaccare il Prof. McCauley e la sua squadra.  E non l'hanno fatto in modo delicato: si sono messi assieme quelli della American Petroleum Institute (API) e della International Association of Geophysical Contractors (IAGC), che sono tutte associazioni che fanno gli interessei del petrolio ed hanno ... scritto una lettera ai politici americani per metterli in guardia, non sia mai, da questi cattivissimi studiosi australiani!

Dicono che lo studio degli australiani e' sbagliato, che i pesci erano piccoli che c'e' troppa variabilita' che ci sono troppe conclusioni speculative.

Chi rappresentano quelli della API e della IAGC? Beh, circa 600 petrolgruppi fra BP, Chevron, Exxon and Shell, e altri gruppi che invece fanno di mestiere l'airgun, fra cui la nostra amica Spectrum Geo.

Guarda un po che coincidenza!

Ovviamente Mr. Petrolio, anzi tutti e 600 i Mr. Petroli dicono che l'airgun non porta problemi, cioe' la versione americana del tuttapposto.

Il Professor McCauley dice che sapeva che il suo lavoro sarebbe stato infangato; come puo' essere altrimenti visti gli interessi che ci stanno sotto?

E fanno bene i petrolieri a preoccuparsi.

Alla luce di questi, e di altri studi, alcuni amministratori del North Carolina hanno chiesto alle ditte che hanno proposto di fare airgun e di trivellare i loro mari di mostrare che le loro tecniche non avrebbero messo in pericolo la pesca. E anzi, il dipartimento di qualita' ambientale dello stato disse che le ispezioni sismiche avrebbero potuto portare a impatti negativi sulla pesca commerciale e da sport e a danni ai mammiferi marini.

E cosi, alcune ditte di airgun, fra cui la Spectrum Geo mandano la lettera dell'API e della IAGC, i loro lobbysiti alle autorita' del North Carolina per dire tuttapposto.

Fra l'altro questa Spectrum Geo non felice di rovinarci l'Adriatico ha anche in programma una campagna di acquisto dati proprio in Australia.

La cosa schifosa e' che i petrolieri dalle tasche profonde hanno pure deciso di farsi il loro studio da se: un gruppo di riceratori e' stato pagato dalla Australian Petroleum Production and Exploration Association per replicare i risultati del Professor McCauley. I loro risultati? Che se si cambiavano le localita' da esaminare, le rispettive temperature e le creature marine in analisi la mortalita' veniva ridotta. Ovviamente non poteva che venire un risultato che a loro stava bene!

Cosi' questo studio viene mostrato in giro, senza dire che era stato sponsorizzato dai petrolieri e come prova che gli studi del Professor McCauley erano sbagliati.

Nuovo colpo di scena.

Il Professor Anthony Richardson, a capo del lavoro sponsorizzato dai petrolieri, dice che non e' giusto paragonare i loro risultati a quelli trovate in altre aree, e dice che i petrolieri sbagliano a condannare il lavoro del Professor McCauley.

Secondo lui ci vogliono altri studi.

Morale della favola: se i petrolieri mettono in moto tutta questa macchina del fango, scrivono lettere ai politici, sponsorizzano altri studi, e cercano di menarla per le lunghe, crocifiggendo un semplice gruppo di ricercatori indipendenti, un motivo ci sara'.

Hanno paura della verita'.

A noi resta solo essere piu' furbi di loro e non credere ad una sola parola di quello che dicono.

Dove si e' mai visto che uno spara come un forsennato in mare, ogni 10 secondi, da piu' punti, a decibel elevatissimi, e .. tuttapposto?

Da nessuna parte, oltre che nelle tasche dei petrolieri.


Sunday, July 15, 2018

Cambiamenti climatici: il piccolo-grande Rhode Island porta in tribunale Shell, BP, Exxon e Chevron







Una lezione per Marcello Pittella, governatore lucano e per tutti i politici italiani.
Ecco cosa significa avere la schiena dritta.



"Rhode Island seeks to ensure that the parties who have profited from externalizing the responsibility for sea level rise, drought, extreme precipitation events, heatwaves, other results of the changing hydrologic and meteorological regime caused by global warming, and associated consequences of those physical and environmental changes, bear the costs of those impacts on Rhode Island.



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E' lo stato piu' piccolo dell'unione USA. E' il Rhode Island, stato costiero a sud di Boston, di cui non si sente parlare mai.

In questi giorni pero' e' sulle cronache USA per avere denunciato, l'intero stato del Rhode Island, BP, Chevron, ExxonMobil e Shell ed altre 17 petrol-ditte per avere "consapevolmente" contribuito ai cambiamenti climatici, e per avere causato "catastrofiche conseguenze" al Rhode Island, alla sua economia, alle sue comunita', ai suoi residenti e ai suoi ecosistemi.

E questo lo dice l'Attorney General, l'equivalente dell' assessore alla giustizia dello stato del Rhode Island e dal nome Peter F. Kilmartin, dal suo twitter account. 
 
Sebbene ci siano state altre cause contro i petrolieri in giro per il mondo, questa e' la prima volta che uno stato USA lo fa in modo ufficiale.

Per molto tempo l'idea e' stata che i petrolieri fossero dei colossi troppo grandi per qualsiasi tipo di azione legale, protesta, e che semplicemente ci si dovesse inchinare a Big Oil.

Vedi politici italiani, da Renzi a Pittella.

Invece in questi ultimi anni, sopratutto grazie alle proteste sempre piu' numerose contro i petrolieri e le loro azioni, dal fracking alle trivelle in mare, con le tante e tante iniziative popolari dal basso in tutto il mondo, Italia compresa, ci si rende conto che il potere dell'opinione pubblica puo' fare molto per fermarli.

Non siamo cosi deboli come pensavamo, specie quando l'eco delle loro nefandezze e della nostra resistenza si fa sentire in tutto il mondo.  E questo secondo me, da' anche coraggio e determinazione alla classe politica, se questa e' libera e non serva di nessuno. I politici che denunciano lo sanno che dietro di loro c'e' il consenso, e non un pubblico ignorante.

In questa faccenda del Rhode Island, non c'e' solo l'Attorney General a denunciare i petrolieri, ma proprio tutta la classe politica dello stato: il governatore Gina Raimondo,  i parlamentari Jim Langevin e David Cicilline e il senatore Sheldon Whitehouse. Tutti compatti.

Tutti senza paura.

Una piccola domanda: e se, per dirne una, il governatore lucano Marcello Pittella avesse fatto lo stesso, per tutti i danni che l'ENI ha portato alla sua regione? 

Non lo sapremo mai, perche' Pittella non ha mai avuto questo coraggio, questa voglia di difendere la sua gente. Li voleva accontentare tutti i raccomandati, figuriamoci se non voleva accontentare Mr. Petrolio!

Quello che sappiamo pero' e' che questo del Rhode Island e' un passo storico per le conseguenze all'industria del petrolio a livello mondiale.

E non dico per dire.

In tutto il mondo adesso si parla delle sigarette che fanno venire il cancro ed in alcuni posti (vedi California) fumare e' considerata una cosa da sfigati, che fa male, e che non ha senso. Non e' sempre stato cosi' e per decenni fumare e' stato visto come una cosa di uomini macho, o di donne sofisticate.

Come e' iniziato il tutto?

Quando gli Attorney General di vari stati USA hanno iniziato a denunciare in tribunale Big Tobacco. L'idea dietro queste denunce e' che il costo economico e sociale delle trivelle (o delle sigarette) finira' per incidere sulle tasche del contribuente pubblico, e che invece e' necessario che a pagare sia chi ha fatto il danno e ci ha lucrato sopra, i petrolieri (o i produttori di sigarette).

Kilmartin ha tenuto delle conferenze stampa dove ha spiegato il perche' del suo gesto.

I petrolieri sapevano quel facevano e che le loro azioni avrebbero messo a soqquadro il pianeta e le generazioni future. Lo hanno saputo per quasi 50 anni, secondo i loro documenti interni quando hanno iniziato loro stessi a studiare i cambiamenti climatici. Ciononostante hanno continuato a trivellare incuranti del pianeta, dei suoi abitanti e delle conseguenze catastrofiche del loro operato.

Sapevano che le loro azioni sarebbero state irreversibili. E invece hanno messo su un elaborato schema per nascondere la verita', ingannare il pubblico, insabbiare l'evidenza scientifica, creare dubbi nella mente della gente, dei regolamentatori, dei giornalisti, degli insegnanti e del pubblico in generale.

Nel Rhode Island, secondo Kilmartin, i petrolieri hanno violato la legge sull'inquinamento, l'Environmental Rights Act con il loro inquinamento e hanno distrutto regioni naturali dello stato.  

E dunque, il Rhode Island vuole che siano i petrolieri a pagare per l'innalzamento dei livelli del mare, delle siccita', delle precipitazioni estreme, delle ondate di calore e di altri eventi che hanno disturbato il naturale regime idrogeologico, ecologico e metereologico dello stato del Rhode Island.

Non e' giusto che a pagare sia la collettivita', in nessuna maniera.

Non devono essere i residenti ne lo stato a pagare per rimediare eventi estremi come gli uragani
Harvey e Irma che hanno colpito il Rhode Island, ne tantomeno tutti quelli che colpiranno lo stato nel futuro.



Amen.

Ad averceli dei politici cosi in Italia.

Monday, October 30, 2017

Angola: due FPSO della Total rilasciano scie di quasi 20 chilometri













I lettori dell'Abruzzo sanno bene cosa sia una FPSO, perche' su questo blog ne abbiamo parlato tante volte.

E' una Floating Processing and Storage Offshore unit, una nave dove arriva petrolio di scarsa quantita' pompato dal mare. Sulla FPSO il petrolio viene parzialmente trattato e stoccato per poi essere spedito altrove. Insomma, una piccola raffineria a mare, con tanto di unita' desolforante e con inceneritore e fiaccola perenne.

I lettori dell'Abruzzo sanno cosa sia perche' ce ne volevano appioppare una davanti alla costa dei trabocchi fra il 2008 e il 2016 come parte di Ombrina Mare. Il pozzo sarebbe stato a 5.5 km da riva, e la FPSO a nove.

Tante sono state le opere di sensibilizzazione e di disseminazione di informazioni. Ogni volta pero' le ditte proponenti per l'Abruzzo, la Mediterranean Oil and Gas prima e la Rockhopper Exploration dopo ci hanno ripetuto ad infinitum la pappardella che era tutto sicuro, che non sarebbe mai successo niente, che le FPSO non hanno mai perdite e che tutto e' biodegradabile, pulito, e dagli effetti nulli e trascurabili.

Entra in scena proprio in questi giorni di addio alla FPSO d'Abruzzo, un'altra FPSO, la Girassol dell'Angola, di proprieta' della francese Total.

Girassol sta per girasole in portoghese e da satellite si vedono immagini di una scia di petrolio dalla FPSO Girassol che si protrae per circa 19 chilometri.

Diciannove chilometri di petrolio in mare!
 
E poi ce n'e' un'altra di FPSO chiamata Pazflor che invece di petrolio ne rilascia una scia di circa 17 chilometri.

La maggior parte del petrolio dell'Angola arriva dal mare, dal blocco 17, che e' stato soprannominato "Blocco D'oro" e che viene sfruttato da circa 20 anni. Il petrolio e' scadente, ed e' appunto "pesante" e "amaro" cioe' dalle molecole C-H lunghe e con impurita' sulfuree che le FPSO vanno ad eliminare nei loro trattamenti iniiziali.

Ci sono qui concessioni (e FPSO) Girassol, Dalia, Pazflor e CLOV (che sta per Cravo, Lirio, Orquidea and Violeta, tutti campi distinti ma uniti geograficamente).

La concessione Girassol e' di completa proprieta' della Total ed e' in azione dal 1996. 

La concessione Pazflor contiene quattro giacimenti distinti, Perpetua, Hortensia Zinia e Acacia. L'operatore e' la Total, proprietaria al 40% e poi altri partner sono la Statoil di Norvegia al 23%, la ExxonMobil al 20% e la BP al 17%.

Anche la concessione Dalia e' di proprieta' congiunta Total-Statoil-ExxonMobil-BP e nelle stesse percentuali della Pazflor. L'installazione della FPSO Dalia nel 2006 ha coinciso con l'entrata dell'Angola nel gruppo dei paesi produttori di petrolio, l'OPEC.

Infine, CLOV raggruppa altre quattro campi tutti collegati alla FPSO dal medesimo nome.

Ebbene, e' da Maggio 2017 che si continuano a vedere scie di vario genere sia dalla FPSO Girassol che dalla Pazflor. Dalla Total, dal governo di Angola non si muove mosca, e cosi si pensa che siano delle perdite croniche, o dalle FPSO Girassol e Pazflor oppure dai 39 pozzi e dai vari chilometri di oleodotti che li collegano fra loro, incluso alcuni campi minori chiamati Rosa e Jasmin. 
Nomi delicati di donna, venti chilometri di petrolio, nessuna altra informazione.

Ma Girassol, Pazflor, Dalia e CLOV non sono sole. In tutto l'Angola ci sono una dozzina o piu' FPSO.

A dicembre 2016 e' entrata in produzione la FPSO Armada Olombendo dell'ENI che ha iniziato a trivellare il blocco 15 dell'Angola a meta' del 2017.

Queste tutte le altre:




Armada Cabaca FPSO
ENI

Chissonga FPSO
Maresk

CLOV FPSO
Total

Dalia FPSO
Total

Gimboa FPSO
Saipem

Girassol FPSO
Total 

Greater Plutonio FPSO
BP 

Kaombo Twin FPSOs
Total

Kizomba A FPSO
Exxon

Kizomba B FPSO
Exxon

Kuito FPSO
Chevron

Mondo FPSO
Exxon 

N'Goma FPSO
ENI 

Pazflor FPSO
Total

PSVM FPSO
BP 

Sanha LPG FPSO
Chevron 

Saxi-Batuque FPSO
Exxon 

Xikomba FPSO
Exxon

Ho il sentore che l'Angola sara' la prossima Nigeria.








Friday, October 13, 2017

La Chevron rinuncia a trivellare la riserva delle balene in Australia










Anche la Chevron si ritira da questo malsano progetto.

Dopo la BP nel 2016, la Chevron ha annunciato oggi 12 Ottobre 2017 che non trivellera' la Great Australian Bight nonostante il suo alto potenziale petrolifero e a causa della forte opposizione a livello mondiale.

Siamo nel sud dell'Australia e qui la Chevron ha la bellezza di 32,000 chilometri quadrati di mare. Avevano comprato le licenze nel 2013 spendendo centinaia di milioni di dollari per cercare di andare avanti con le trivelle.

Ci sono qui mari pristini, 36 specie diverse di balene e di delfini che la considerano casa, una enorme biodiversita' con ripopolamento vivace di pesci e altri specie marine.

La Chevron segue l'esempio della BP che aveva provato a trivellare qui per anni. Ben tre volte hanno sottomesso progetti petroliferi, e altrettante volte sono stati bocciati perche' sette degli otto requisiti imposti dal governo australiano sulla sicurezza in caso di incidenti non erano stati soddisfatti.

La BP aveva speso 1.4 miliardi di dollari rincorrendo le trivelle mai realizzate.

L'ente australiano che regolamente le trivelle in mare in Australia si chiama National Offshore Petroleum Safety and Environmental Agency che viene abbreviato in Nopsema.  La Chevron neanche ha presentato progetti, e si e' ritirata prima, chissa', dopo l'esempio della BP si sara' resa conto che era meglio risparmiare soldi e carta nel chiedere questi permessi trivellanti, visto che e' impossibile veramente pensare di trivellare questi mari azzurri e non causare nessun rischio.

Dal canto suo la Chevron dice che la sua decisione non ha niente a che vedere con permessi, regole, preoccupuazioni per l'ambiente, e' solo che e' una decisione "puramente commerciale" e che hanno altri progetti piu' appetibili altrove.

La volpe che non arriva all'uva.

Dicono pero' che potrebbero vendere le proprie concessioni a parti terze, e anzi, il capo della Chevron Australia, Nigel Hearne, dice di essere "confident" che la Great Australian Bight si puo' trivellare in tutta sicurezza e con grande responsabilita'. Dicono che lavoreranno con tutti i portatori di interesse affinche' il suo pieno potenziale venga raggiunto.

E infatti, la BP dopo avere rinunciato un anno fa allo stesso tipo di progetto ha venduto le sue licenze alla norvegese Statoil che dice -- dice -- di volere trivellare un pozzo esplorativo entro il 2019.

La cosa interessante e' che dopo tutte le bocciature, la BP sta ancora pagando 500mila dollari AL GIORNO per la manutenzione dell'equipaggiamento che aveva prepararato per trivellare the Great Australian Bight e che ora in attesa di tempi migliori.

Dal canto loro, l'associazione nazionale di petrolieri di Australia, detta Australian Petroleum Production and Exploration Association, dice di essere delusa perche' le trivelle della Chevron avrebbero potuto alleviare la dipendenza energetica del paese dall'estero.

Oh certo. Ma ... il petrolio estratto, secondo tutti gli esperti e gli analisti della zona si sa, sarebbe finito in Asia per essere raffinato e poi commercializzato, visto che geograficamente e' piu' facile.

Ad ogni modo e' un altra vittoria per la difesa dell'ambiente, comunque la si veda e anche perche' l'indignazione mondiale era stata forte, sia contro la BP che contro la Chevron.  A protestare sono stati in tanti.

E ora, queste proteste, ne sono certa, si volgeranno contro la Statoil. Se sono intelligenti se ne andranno anche loro.










Tuesday, October 4, 2016

BP: il petrolio in mare dalla piattaforma Clair si "dissolvera' naturalmente"






At present, we believe the most appropriate response is to allow the oil to disperse naturally at sea, but contingencies for other action are being prepared. Oil has been observed on the sea surface and we are monitoring its movement. Both direct observation and oil spill modelling indicate the oil to be moving in a northerly direction away from land.


E' successo a 75 miglia dalle isole Shetland.  Una piattaforma offshore della BP, detta Clair, ha rilasciato 95 tonnellate di petrolio in mare.

Cosa faranno? 

Niente.

Secondo la BP la cosa migliore da fare e' di lasciare il petrolio diffondere in modo "naturale" nel mare. Per di piu' il petrolio si dirige al largo, invece che verso la terraferma, per cui... perche' preoccuparsi?

Hanno fermato la produzione da Clair ed ora fanno "monitoraggio".

Pesci e uccelli? Che vuoi che sia, alla fine quelli non protestano. 

Wednesday, August 3, 2016

La Louisiana senza pace







La Louisiana e' da cento anni a questa parte una sorta di oltremondo petrolifero: il paradiso per chi trivella, e che quindi puo' fare un po quel che gli pare,  e l'inferno per chi ci vive.

Ecco cosa succede in poche settimane:

3 Settembre 2016: 5,300 galloni dei petrolio in laguna  circa 20,000 litri. Una macchina scavatrice della Great Lakes Dredge and Dock taglia un oleodotto della Harvest Pipeline Company e voila' - fuoriesce petrolio.  Si contano almeno 200 uccelli anneriti, 170 operai al lavoro, 33 navi.

Questa Great Lakes stava lavorando al ripristino dell'isola di Chenier Ronquille, gia' devastata dallo scoppio del 2010. E infatti qui l'impatto era stato stimato in opere di ripristino del valore di 36 milioni di dollari.  E quindi, ironia della sorte ha voluto che petrolio fresco arrivasse a sporcare la zona prima ancora che avessero finito di ripristinarla. L'isola e' -- o chissa, era -- importante perche' e' usata da varie specie di uccelli nelle loro rotte migratorie, dai cormorani agli ibis.

3 Agosto 2016 -- 4,200 galloni di petrolio, cioe' 16,000 litri di petrolio finiti nel fiume Mississippi da un pozzo della Texas Petroleum Investment Company.

28 Luglio 2016 --  altri 3000 litri di petrolio sono finiti nella laguna di Southwest Pass a causa di riversamenti della  Texas Petroleum Management.

25 Luglio 2016 -- Nella Plaquemines Parish altri 16,000 galloni di petrolio sono finiti nella laguna del Lake Grande Ecaille, nella Barataria Bay a causa di perdite da pozzi della Hilcorp.

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Ma tute queste sono solo piccole gocce nel mare della petrol-monnezza che finisce nelle acque dello stato di Louisiana. Ogni anno ci sono qui in media 1500 perdite per un totale di 1 milione e 300 mila litri di petrolio che finiscono nei fiumi, nel mare, nelle lagune per colpa di perdite da impianti, da trasporto, da oleodotti.

1 milione e 300 mila litri ogni anno, per decenni da perdite piu' o meno grandi.

E non c'e' solo l'inquinamento ma anche la subsidenza indotta dalle estrazioni di petrolio e di gas nelle mangrovie e fra la zone lagunari dello stato.

La Lousiana perde un campo di calcio ogni ora causa della subsidenza e dell'erosione.

In parte, e' il territorio in se che e' prono alla subsidenza, ma e' innegabile che oil and gas abbiano fatto la loro parte, causando destabilizzazione del territorio ed avvelenado mangrovie, e zone lagunari. La morte delle piante spesso accellera l'erosione.  E poi ci sono i canali costruiti dai petrolieri per accellerare l'accesso ai loro pozzi o per metterci gli oleodotti. Quelli dismessi non sono mai tornato allo stato inziale.

Tutto questo ferrame, scavi, robaccia gettata nelle paludi, destabilizza i delicati equilibri naturali, accellerando l'erosione e la subisdenza.  Ovviamente il colpo di grazia per le coste di Louisiana - inquinamento, pesca e subsidenza tutto assieme - e' arrivato dopo lo scoppio della BP nel 2010.

Secondo Scott Eustis, che si occupa dello stato di salute delle coste i petrolieri fanno un po quel che vogliono, lasciando infrastutture vecchia a marcire nelle lagune quando ci sono delle perdite, spesso non si fa abbastanza per salvare la vita che ne e' affetta: granchi, trote, pellicani e ostriche.
 
E anche quando fanno le loro operazioni "normali" ai signori del petorlio non e' che importi molto di rispettare la natura: spesso arrivano con le loro barche senza permessi, strascicano i fondali incuranti di uova, ostriche e qualsiasi altra vita che possa essere presente. A volte nel raschiare i fondali  incappano in vecchie tubature che voila'.. si rompono e altro petrolio viene fuori. 

Non per niente in questi giorni la Hilcorp, che sono almeno 30 anni che porta avanti discutibili operazioni petrolifere nei canali di Louisiana e' stata denunciata in tribunale dalle associazioni di coltivatori di ostriche. 
 
Ma non tutto e' perduto: proprio mentre accadevano tutti questi petrol-disastri, la Vermilion Parish, attorno a New Orleans, si e' unita alla lista di comunita' che hanno deciso di denunciare lo stato della Louisiana per erosione e subsidenza a causa delle estrazioni di petrolio e di gas.

Se vincono la causa, i soldi serviranno per cercare di frenare inquinamento e perdita di terreno lungo la costa. Amesso che siamo ancora in tempo.

Come sempre, loro estraggono, distruggono e si arricchiscono, agli altri, alle generzioni future restano inquinamento, subsidenza e poverta'.