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Sunday, August 7, 2011

La Northern Petroleum nei mari di Puglia



I campi di petrolio Giove e Roveste in verde - 1 mese di petrolio

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Come sempre, gli investitori sanno tutto, mentre ai cittadini le notizie arrivano per ultimi. La Northern Petroleum annuncia in data 28 Luglio 2011 di avere ottenuto dal Ministero per l'Ambiente l'autorizzazione a procedere in altre due concessioni nel salento/barese: Giove e Rovesti, la d.39 FR-NP e la d40 FR-NP.
Inizio ispezioni sismiche: Ottobre 2011.
Inzio trivellazioni, se tutto va bene: 2012.
Qualita' di petrolio: scadente.
Quantita' di petrolio?
Quanto basta all'Italia per 1 mese.
Ma loro lo vendono al migliore offerente.

Grazie Stefania Prestigiacomo!

Qui per mandare testi di contrarieta',
secondo le leggi italiane ed europee


Qui tutti i testi mandati finora.

***




Comunicato Stampa:

La societa' inglese Northern Petroleum ha iniziato il suo iter autorizzativo per trivellare i mari del Salento e del Barese. Ben nove concessioni sono in giacenza presso il Ministero dell'Ambiente e dei Beni Culturali per l'approvazione di ispezioni sismiche e successiva perforazione di pozzi esplorativi, allo scopo di estrarre petrolio per decenni. L'area interessata si estende per circa 6,600 chilometri quadrati a circa venticinque chilometri da riva, da Bari fino a Santa Maria di Leuca.

Secondo comunicati agli investitori del 28 Luglio 2011, la Northern Petroleum ha ottenuto di recente il permesso di eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell'air-gun nell'area di Monopoli-Ostuni-Brindisi in due proposti campi di petrolio chiamati Rovesti e Giove. Si afferma di volere iniziare i lavori a partire da Ottobre 2011.

Il direttore resposabile della Northern Petroleum, Derek Musgrove, aggiunge che "l'esplorazione dell'Adriatico Merdionale e' una priorita' per la Northern Petroleum" e che la ditta intende procedere velocemente con l'air-gun in modo da identificare i siti da trivellare gia' all'inzio del 2012. Simili permessi sono in giacenza, ma ad uno stadio meno avanzato, per la provincia di Lecce.

Le ispezioni sismiche sono violente esplosioni di aria compressa in mare che permettono di dare stime sui giacimenti delle riserve di petrolio grazie ai segnali riflessi. Sono dannosi al pescato, al delicato equilibrio marino e alla vita dei cetacei
che spesso possono spiaggiare. Soprattutto sono il primo passo verso la petrolizzazione dei mari del Salentino e del Barese, che si concludera', secondo le intenzioni della Northern Petroleum, con l'installazione di almeno nove piattaforme a mare. Inevitabilmente, queste porteranno con se perdite di petrolio e rilasci di materiale inquinante, dannoso a pesci e all'uomo, e la possibilita' di disastrosi scoppi e incidenti.

Si stima che i campi Roveste e Giove contengano circa 53 milioni di barili di petrolio di bassa qualita'. In Italia il consumo giornaliero e' di circa 1 milione e mezzo di barili per cui il totale di petrolio estratto sarebbe sufficente al nostro paese per poco piu' di un mese. In piu', nulla vieta alla Northern Petroleum di vendere il suo petrolio sul libero mercato.

La legislazione italiana prevede l'interdizione alle trivelle a nove chilometri da riva, mentre nei pressi di aree protette il limite arriva a 22 chilometri dalla costa. Per contro, su tutto il litorale di California e Florida il limite e' rispettivamente di 160 e 200 chilometri, per proteggere turismo e pesca.

Infine, le royalties per le estrazioni dai mari italiani sono solo il 4% del ricavato, a fronte di tassi che in Norvegia ad esempio, arrivano all'80% del totale.

Le estrazioni di petrolio nel basso Adriatico da parte della Northern Petroleum e della Tremiti da parte dell' irlandese Petroceltic porteranno al deterioramento della salute del mare, del turismo, dell'economia e in ultima analisi della qualita' di vita dei cittadini.

Invitiamo le comunita' costali della Puglia a prendere conoscenza della problematica e ad attivarsi presso il Ministero dell'Ambiente per opporsi in maniera ufficiale ai propositi della Northern Petroleum. E' possibile inviare osservazioni di
contrarieta' come previsto dalle norme europee e secondo le quali per progetti di cosi' forte impatto ambientale, l'opinione del pubblico e di enti locali e' vincolante.

Sconfiggere i petrolieri e' possibile, come dimostrano diverse vittorie in altre comunita' italiane. L'ingrediente piu' importante e' di gran lunga l'informazione e la partecipazione popolare.

MRD

Friday, July 29, 2011

Molta strada da fare ancora

I am hopeful that further permit awards in the Southern Adriatic may soon be forthcoming. Should this be the case then Northern would expect to start planning additional seismic activity shortly thereafter.
We continue to focus much of our human resources towards progressing the Southern Adriatic, the West of Sicily Thrust and Fold Belt where we are partnered with Shell, and the Sicily Channel and Ionian Sea areas.

Nutro fiducia che futuri permessi saranno annunciati presto per l'Adriatico meridionale. Se questo fosse in caso, la Northern Petroleum iniziera' a programmare le attivita' sismiche subito dopo.
Continuiamo a focalizzare le nostre risorse umane per andare avanti nell'Adriatico del Sud, nella Sicilia Occidentale e nel Folt Belt dove siamo in partnership con la Shell, nel canale di Sicilia e nel mare Ionio.

Derek Musgrove, direttore della Northern Petroleum,
ditta titolare di circa 25 concessioni petrolifere nei mari Italiani.

14 Luglio 2011


Il Ministero dell'Ambiente, dopo il decreto 128/10 varato un anno fa in seguito allo scoppio della piattaforma americana BP, ha deciso di bloccare quindici concessioni petrolifere nei mari italiani.

Una bella vittoria a chi vede le cose da lontano, una lavatura di faccia a chi segue la faccenda piu' da vicino.

Si sapeva un anno fa che quelle concessioni sarebbero morte perche' sorgevano tutte vicino, troppo vicino alla riva. Sono ben contenta che siano tutte state non consegnate perche' sorgevano a 4, 5, 6, chilometri da riva. Una vera follia.

Ma e' alle altre che occorre pensare e che come sempre passano in sordina finche' e' troppo tardi.

Si, la Prestigiacomo ha bocciato questi 15 pozzi, ma intanto la Northern Petroleum si appresta a trivellare meta' litorale di Puglia e parte della Sicilia Orientale. Anche la MOG pensa di riperimetrarsi e riprovarci in Abruzzo. La Audax vuole trivellare a Pantelleria, e anzi questa isola e' totalmente circondata da concessioni.

Abbiamo una legge veramente inutile: 5 miglia sono solo 9 chilometri e sono uno specchio per le allodole.

Intanto se un ci pensa, questo vuol dire che prima del 2010 ciascuno poteva trivellare dove meglio gli pareva e infatti cosi cercavano di fare petrolieri d'Inghilterra, d'Irlanda, d'America e d'Australia.

In Abruzzo per esempio volevano piazzarci pozzi, desolforatori e navi FPSO a cinque chilometri da riva.

Adesso invece, nel 2011, tutto quello che e' a 9 chilometri non va bene, ma a 9 chilometri piu epsilon invece si.

Come se il mare, l'acqua, il petrolio o l'inquinamento conoscessero limiti legali. Che differenza c'e' fra 8.5 chilomenti e 9.2?

Come detto ad infinitum, una legge cosi e' troppo blanda e serve solo a rabbonire la gente, come quando Ms. Prestigiacomo annuncia: sono solo ispezioncine sismiche.

In California il limite e' 160 chilometri da riva. In Florida 200. Come possiamo pensare che 9 chilometri (o 20 nel caso di riserve marine) possano essere sufficienti, in un paese che non brilla per protezione dal suo mare, per risorse in caso di incidenti, per prevenzione?

Intanto le ditte si fanno furbe. In molti casi e' facile per loro riprendere le carte, e smussare i confini per rientrare nel limite dei 9 chilometri. E' quello che e' stato fatto per la d149 in Puglia!

Infatti basta andare a vedere cosa dice la Northern Petroleum sul suo sito ufficiale in merito al decreto 128/10 della Prestigiacomo:

Il decreto secondo loro:
  • Has no impact on Northern’s current reported reserves of 53.2 mmboe in Italy;
  • Has no significant effect on the exploration prospectivity of the Southern Adriatic;
  • Continues to have no significant impact on the exploration prospectivity of the West of Sicily Thrust Belt, however a successful application was submitted to reshape part of one application which fell within the zone covered by the Decree; and
  • Has had a greater, but largely limited, effect upon other offshore areas where near shore gas is the predominant target.
In soldoni in data 14 luglio 2011, dicono che nessuna delle loro concessioni e' affetta dal decreto - la Puglia e la Sicilia petrolizzate dalla Northern Petroleum possono quindi continuare tranquillamente.

La Northern Petroleum ha in questo momento:

9 permessi in Puglia,
21 permessi in Sicilia
6 permessi nel mare Ionio

Di questi nessuno parla.

Con enorme fatica io e Guido ci siamo messi a raccogliere testi, a scriverne. Alcune persone e gruppi hanno risposto positivamente, altri invece pensano che non sia affar loro, o che "ci pensera' un altro".

Invece no, occorrebbe sapere guardare al di la del proprio naso, e qualche volta, diventare grandi, prendersi le proprie responsabilita.

Ma mi sa che sono tutti al mare.

Speriamo che tenga.


Sunday, August 16, 2009

La Northern Petroleum a San Pietro in Vincoli


Nel 2004 la Northern Petroleum, ditta petrolifera con sede a Londra, ottenne l'autorizzazione a trivellare un pozzo metanifero ''esplorativo'' in provincia di Ravenna, in una citta' chiamata San Pietro in Vincoli. Il pozzo si chiama Savio. Cosi, nel marzo del 2009, senza dire niente a nessuno, i signori della Northern Petroleum decisero di mettersi all'opera, ancora prima che la VIA, la Valutazione di Impatto Ambientale, fosse stata approvata dal Ministero dell'Ambiente.

Come al solito, nessuno aveva informato la popolazione, e cosi' viene fatto un buco di oltre tre chilometri sotto la crosta terrestre, in mezzo alle case e vicino a campi archeologici. La gente ha visto venire su il pozzo e la torretta associata senza sapere cosa fosse e perche'. Quaranta metri di altezza (piu' della torre civica del paese!), strade e cantieri tutt'intorno.

Problemi di rumori, contaminazioni di aria ed acqua, subsidenza, polveri? Dirlo alla gente? Alla Northern Petroleum non le importa.

Pero' degli investitori si che le importa, ed infatti in data 13 Marzo 2009 il direttore della Northern Petroleum, tale Derek Musgrove, annuncia l'inizio degli scavi e in data 27 Marzo 2009 dice che addirittura sono di dieci giorni in anticipo sulla data prevista di fine lavori.

La gente non sapeva nulla, per loro nessun annuncio.

Come nel terzo mondo.

Partono allora tutte le proteste da parte dei cittadini, che hanno scoperto i progetti a misfatti avvenuti. Ci si lamenta della scarsa informazione e dello scarso monitoraggio dei progetti gia esistenti, sia per la qualita' dell'acqua che la gente beve, che della subsidenza. In una sola parola, ci si lamenta della poca democrazia in in questo paese. Tutto viene fatto a vanvera e senza criterio.

Il Comune dice di non sapere niente (.. mah, come facevano a non sapere di strade allargande? chi glieli ha dati i permessi? come facevano a non vedere camion e persone nuove in un paesino? a non chiedersi cosa facevano gli operai in zona? dormivano o piuttosto non gli importava? ).

Infatti, i cittadini spulciando fra le carte trovano che in effetti in comune di San Pietro in Vincoli gia' sapeva dal 2008 degli intenti della Northern Petroleum.

Da Ravenna Notizie:

I cittadini hanno dunque la legittima convinzione che si sia voluto tacere e nascondere il tutto per raggiungere l’obiettivo, in effetti raggiunto, che nessuno, avendone l’interesse e le conoscenze tecniche, potesse presentare osservazioni, e quindi mettere in discussione, o comunque portare alla luce del sole, la fattibilità del progetto e la sua compatibilità con la tutela dell’ambiente e la vivibilità e la sicurezza della popolazione.

Non mi sembra cosi' diverso da quello che si vuol fare, e si e' cercato di fare in Abruzzo. L'attuale responsabile e' il presidente di regione Gianni Chiodi, e la sua inutile assessore all'ambiente Daniela Stati, a cui non importa niente della loro terra, e che, ottusamente e ignorantemente continuano a non voler sentire, moderni Ponzio Pilato.

L'assessore all'ambiente per la provincia di Chieti, Eugenio Caporella, legge ancora le sue carte mentre il presidente della provincia, Enrico diGiuseppantonio cerca ancora di fare i giochi di equilibrio: promettere di fare e poi non fare nulla.

Intanto la Petroceltic sta per mettere su il suo bel pozzo di petrolio a sette chilometri da Ortona, con il beneplacito dell'assessore al turismo delle provincia di Chieti, il non eletto Remo di Martino.

Che classe dirigente dinamica, attiva e preparata che abbiamo!

Ma torniamo a San Pietro in Vincoli: mentre il Comune diceva di non sapere, di non poter farci nulla, la presidente di una delle associazioni impegante a salvare il territorio, Michela Nanni faceva quello che dovevano fare i rappresentanti della citta': informare, denunciare.

Vogliamo sottolineare come il territorio della nostra area sia gravemente minato dalla subsidenza e di come ogni giorno l'erosione divori la nostra costa arrecando anche gravi danni al turismo. Sarebbe sufficiente solo un po' di buonsenso e di lungimiranza da parte degli amministratori per far si che questi progetti venissero respinti immediatamente al mittente, ma non e' cosi'.

Altri pozzi di estrazione sono stati richiesti al largo della nostra costa, ed altri ne arriveranno perche' chi ci "amministra" e' completamente cieco e non vede altro che lo sfruttamento delle fonti fossili (gas, petrolio ecc) , non considerando al contrario le reali fonti rinnovabili.
Ma l'estrazione indiscriminata non produce solo gravi danni per il territorio, per la costa, per la stabilita' degli edifici, ma potrebbe divenire anche un serio e reale pericolo per la nostra agricoltura di qualita', infatti l'abbassamento del suolo potrebbe permettere la risalita dell'acqua salata nelle falde freatiche ove attingono i sistemi di irrigazione messi a punto dalle tante aziende agricole.

Mi sembra che il ragionamento non faccia una piega, e che si possa applicare tal quale per l'Abruzzo, la Basilicata, le Marche , il Veneto, le Puglie e lungo tutta la nostra penisola che dovrebbe solo essere un enorme giardino e non un campo petrolifero.

E com'e' finita a San Pietro in Vincoli? Ad un certo punto finiscono tutti i dibattiti e la torre viene smontata. Bene, hanno vinto i cittadini? No, tutt'altro. Semplicemente la Northern Petroleum non ha trovato nulla di appetibile e se n'e' andata.

Il risultato e' ottimo, ma i metodi fanno piangere. Non dovrebbero essere le ditte petrolifere a decidere di fare il comodo loro, venire, bucare, andarsene, senza nemmeno aspettare la VIA per nessuna di queste procedure. Dovrebbe essere invece questa nazione padrone di se stessa e decidere lei a chi dare e a chi non dare il proprio territorio.

E in tutte le altri parti d'Italia dove invece alla fine lo trovano il gas o il petrolio come va a finire?

Qualcuno sa che la Northern Petroleum vuole andare a trivellare l'isola di Pantelleria, la cui unica industria e' il turismo? Qualcuno se ne scandalizza? I politici lombardi cosi forti nel denunciare le trivelle nel loro parco del Curone faranno qualcosa per questa microscopica isola, che e' Italia anche lei?

Qualcuno ha spiegato ai cittadini Abruzzesi che ne e' del pericolo subisdenza per le nostre coste ora che iniziano a trivellare i nostri mari? Gli amministratori abruzzesi sanno cos'e' la subsidenza? Come fanno ad essere sicuri che non accadra' anche in Abruzzo? Ci sono degli studi? La gente che ne pensa?

Mistero.

L'ignoranza e' una brutta bestia e continuo a non capire come fanno questi personaggi da Nord a Sud, che a me non colpiscono certo per intelligenza, senso di servizio, di ascolto alla gente, di iniziative pulite, a governare l'Italia.

Fonti: Ravenna e dintorni , Interrogazione al sindaco di Ravenna

Tuesday, August 5, 2008

The Italian deal


Il 3 aprile del 2008 a Londra c'e' stata la riunione annuale di tre ditte petrolifere che operano in collaborazione fra loro: la Petroceltic, ditta irlandese che ha dei permessi per venire a trivellare in Abruzzo, la Northern Petroleum, una ditta inglese che punta a trivellare il sud dell'Italia e che dopo l'ENI e' il piu grande estrattore di petrolio in Italia, e la ATI, una ditta petrolifera americana con sede nel Tennessee. La riunione si tiene ogni anno, questa era la 18esima. Il tema? Il petrolio in Italia.

Il presidente della Northern Petroleum si chiama Derek Musgrove, ed ha esordito annunciando tutti i suoi progressi nell'ambito delle trivellazioni in Olanda dove la Northern Petroleum sta cercando di sviluppare sei pozzi di petrolio e di gas. Mr. Musgrove ha detto che hanno fatto tutto quello che potevano per rendere questi pozzi produttivi, ma che non possono andare avanti perche' il sistema di rilascio delle licenze e dei permessi in Olanda e' molto rigido. Non possono andare avanti perche' gli olandesi ci pensano due volte prima di dare ad una ditta straniera il loro territorio e perche' vogliono essere sicuri delle ricadute ambientali e sociali. Le localita' interessate sono: Andel, Brakel, Ottoland, Papekop, Geesbrug e Grolloo.

Apprendiamo cosi che la Northern Petroleum dichiara apertamente le loro difficolta' burocratiche, mentre l'ENI mente spudoratamente ai suoi investitori. A tuttoggi non ha rivelato agli investitori americani che il progetto di Miglianico e' bloccato da una legge regionale e che lo sara' fino alla fine del 2008, se non di piu'. Secondo i report ufficiali ENI, il centro petrolifero di Ortona diventera' produttivo quest'anno!

Ad ogni modo, tornando all'incontro dei petrolieri. Cosa fa la Northern Petroleum nella veste del suo presidente Mr Musgrove? Dice che siccome e' difficile avere permessi in Olanda, allora concentriamoci sull'Italia, dove tutto e' piu' semplice! Dove tutti possono venire a fare cio' che vogliono, dove ci sono piu' raffinerie di quel che serve, dove la classe dirigente e' debole e sciocca! Pensate, in Italia se uno estrae meno di ventimila tonnellate di petrolio o venti milioni di metri cubi di gas non paga nulla! Il paradiso dei petrolieri!

Il direttore tecnico dell'ATI, Barry Lonsdale subito interviene per sottolineare il forte grado di attrattivita' dell'Italia dal punto di vista petrolifero: un paese affamato di energia, regime fiscale eccellente (per loro), e con vari giacimenti posti in lungo e in largo
sotto la nostra penisola. Addirittura c'e' una slide dove ti spiegano in cinque punti come fare per avere le licenze: scrivi al ministero e se te lo approvano hai i diritti per 30 anni. Facile facile.

Le tre ditte poi hanno parlavato della necessita' di ottenere prestiti dalle bance per finanziare queste operazioni, e del problema di aumentare il valore delle loro quotazioni in borsa e di come sia importante dare visibilita' a questi progetti e al loro potenziale. La Petroceltic continua a parlare del giacimento di Miglianico e dei loro desideri di creare un blocco unico con l'ENI e i loro pozzi in mare:

"The aim here is to build a corridor of acreage that runs along the trend identified by the ENI-operated Miglianico discovery of 2001 and the Elsa-1 discovery of 1992, now owned by Petroceltic."

Cioe' grazie alla stoltezza dei politici di Ortona e a mio avviso della maggior parte dei poltici Abruzzesi e Italiani, questi pensano che sia possibile CREARE UN UNICO FILONE dal mare fino alla terraferma, cosi, come se fosse un foglio bianco e vuoto. Non dicono UNA parola sul fatto che li ci sia la vita della gente. Non una parola. Tutto cio' che dicono ha un sapore quasi offensivo, come se sapessero quant'e' facile venirci a colonizzare, e sfruttare tutto lo sfruttabile a poco prezzo. Alla fine dei conti pero' le responsabilita' maggiori non ce l'hanno i petrolieri, che fanno i loro affari, ma i politici, che dormono e pensano, da Ortona a Roma, solo a come ingrassare il portafoglio.


Fonti: Oil barrel