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Tuesday, December 26, 2017

Scoppio petrolifero in Libia e il petrolio balza a $65 al barile





Una forte esplosione ha distrutto un oleodotto che trasporta petrolio presso il terminale marino nella localita' Es Sider.

Il porto di Es Sider, che viene a volte scritto Sidr o Sidra, e' sede del piu' grande deposito petrolifero nel paese. A causa della guerra civile nel paese e' stato chiuso dal 2014 al 2016.

Oggi, da qui partono circa 475mila barili di petrolio al giorno in media, ma nel mese di Novembre il flusso e' stato di piu' di 970mila barili.

Lo scoppio e' avvenuto nella citta' di Marada, e l'oleodotto appartiene alla ditta Waha Oil Company.

Secondo fonti militari l'attacco e' dovuto ad attacchi terroristici, ed e' stato innescato da esplosivi improvvisati, forse da parte dell'ISIS. Non e' ancora ben chiaro cosa sia successo.

A causa di questo scoppio i prezzi del petrolio sono subito saliti, fino a 65 dollari al barile, prezzo che non si vedeva dal 2015.

E infatti sono andati persi fra i 70,000 to 100,000 barili al giorno.

La Libia e la Nigeria sono parte dell'OPEC e queste erano le uniche nazioni che, a causa della poverta' dei loro residenti e delle situazioni di instabilita', erano state esentate dal mantenimento di quote massime. 

Gli altri dodici paesi, fra cui la Russia, si erano impegnate a tenere la produzione sotto i 1.8 milioni di barili al giorno per evitare che i prezzi crollassero ancora.

E quindi c'e' giusto un po meno disponibilita' di petrolio in giro per il mondo, il che da ai petrolieri motivi per speculare.

Arriviamo cosi a $65 al barile.

Tutte le scuse sono buone, eh?




Tuesday, April 1, 2014

L'insostenibile leggerezza del fracking


La rivoluzione dello shale gas e' una bolla.



Il Texas al fracking


Declino medio per pozzo da fracking trivellato nei cinque maggiori giacimenti di shale gas negli USA. In alcuni casi, dopo tre anni dall'inizio la produttivita' cala anche del 90%!

 Prezzi del gas naturale negli USA e in Europa.
Notare che in Europa il gas costa molto di piu' che negli USA.
E' per questo che c'e' questa spinta all'esportazione

Gli USA al fracking


Produzione di shale gas (nero) e numero di pozzi (arancio)
Notare che la produzione aumenta con il numero di pozzi, ma che dalla fine del 2011, nonostante l'aumento di pozzi, la produzione cala. 

Haynesville play fra Arkansas, Louisiana e Texas

Produttivita' per pozzo. 
Nel giro di un anno, la produttivita' cala di quasi il 70%.

 Pozzi nell'Haynesville play. Quelli in nero sono quelli piu' produttivi.

E' cosi' per tutti i pozzi da fracking negli USA.


J. David Hughes


“The so-called shale revolution is nothing more than a bubble, driven by record levels of drilling, speculative lease and flip practices on the part of shale energy companies, fee-driven promotion by the same investment banks that fomented the housing bubble. Geological and economic constraints – not to mention the very serious environmental and health impacts of drilling – mean that shale gas and shale oil (tight oil) are far from the solution to our energy woes.”

La rivoluzione dello shale gas e' una bolla.

J. David Hughes, ex geologo petrolifero per 32 anni
Deborah Rogers, analista di Wall Street


Once you frack a well, there isn’t much more you can do to keep it producing.
Production rises as a result of the frack; it peaks and then declines again.
Since the reservoir surrounding the well has been reduced to rubble,
there is nothing that can be fracked again.

 
The recent natural gas market glut was largely effected through overproduction of natural gas in order to meet financial analyst’s production targets. Leases were bundled and flipped on unproved shale fields in much the same way as mortgage-backed securities had been bundled and sold on questionable underlying mortgage assets prior to the economic downturn of 2007. Wall Street firms are “intricately married" to shale gas and oil corporations.






Produzione di shale gas (nero) e numero di pozzi (arancio)
Notare che la produzione aumenta con il numero di pozzi, ma che 
la produzione cala. 

Barnett Shale, Texas


Declino della produttivita' per pozzo nel Barnett Shale.
Dopo un anno la produttivita' cala del 61%.

Barnett Shale, Texas,
I pozzi piu' produttivi sono quelli in nero.


Produzione di shale gas (nero) e numero di pozzi (arancio)
Nel 2009 si inizio' ad usare fratturazione idraulica a multi-stadi

Marcellus Shale - Pennsylvania, West Virginia, Ohio


Declino di produttivita' per pozzo.
Nel primo anno la produttivita' cala del 47%.

Marcellus Shale - Pennsylvania, West Viriginia, Ohio.
I pozzi piu' produttivi sono quelli in nero.

Grazie Francesco Ferella


Nonostante tutta la propaganda di petrolieri, investitori, banche e politici lo shale gas non sara' la soluzione di nessuno dei nostri problemi energetici o occupazionali.

E questo non lo dice l'ultimo arrivato, ma due studi eseguiti dal Post Carbon Institute and dall' Energy Policy Forum in cui si analizzano circa 65,000 pozzi da fracking e il ruolo delle speculazioni di Wall Street nel promuovere lo shale gas. Questi studi colpiscono a picconate il mito secondo il quale gli USA diventeranno "energeticamente indipendenti" grazie allo shale gas. Gli autori dei report sono J. David Hughes, geologo, che per ben 32 anni ha lavorato per l'industria del petrolio e del gas (e quindi sa quel di cui parla) e che adesso e' il presidente della Global Sustainability Research.  Assieme a lui, Deborah Rogers, analista finanziaria di Wall Street

Dai due, due parole soltanto: bolla energetica.

Ma prima un passo indietro.

In questi anni si e' sentito da tutte le parti che gli USA hanno questa abbondanza di shale gas, che finalmente ci svezzeremo dal Medio Oriente, che e' una questione di sicurezza nazionale fare fracking. In tutto questo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha dato una grossa mano. Ad esempio, nell’edizione 2013 del suo World Energy Outlook, spara con ottimismo che le risorse di "petrolio recuperabili" continuano a crescere di pari passo con i progressi tecnologici, appunto fracking e trivellazione di pozzi orizzontali.

Obama stesso, nel discorso alla nazione dopo l'inaugrazione del 2012 sparo' che il fracking avrebbe portato a circa 600,000 posti di lavoro e che

"We have a supply of natural gas that can last America nearly 100 years, and my administration will take every possible action to safely develop this energy"

"Abbiamo riserve di gas che dureranno per 100 anni e la mia amministrazione fara' di tutto per sviluppare questa fonte energetica in modo sicuro".

L'IEA prevede che nel 2035 useremo circa 100 milioni di barili di petrolio e gas al giorno.  Oggi ne usiamo 85. Ma niente paura: abbiamo 2670 miliardi di barili di petrolio convenzionale e gas naturale, 345 miliardi di barili di tight oil leggero, 1880 miliardi di barili di bitume e petrolio extra-pesante e 1070 miliardi di barili di kerogen oil.

Un sacco di numeri e il paradiso petrolifero per tutti!

Ora tutte queste cose di cui si parla sono per la maggior parte idrocarburi non convenzionali, e cioe' idrocarburi difficili da tirare fuori, piu' inquinanti di quelli convezionali - bitume, petrolio da spremere dalle roccie, terreno da fratturare, alte temperature e solventi per separare il petrolio dal resto.

E' pure distruzione.

Ma grazie alla creativita' e alla tecnologia USA -- un paese che risolve ogni problema -- non ci saranno problemi: diventeremo il maggior produttore mondiale, addirittura diventeremo esportatori di gas e di petrolio, e in qualche modo faremo a fare il tutto con "sicurezza"!

Un paradiso ancora piu' paradiso di prima.

Entrata in scena di Hughes e Rogers.

I due analizzano scientificamente e con dettaglio circa 65,000 pozzi di fracking da gas e da petrolio situati in 31 giacimenti e concludono che invece di un secolo di energia a basso costo e prosperita' economica, il fracking dara'... al massimo dieci anni di abbondanza!

Dicono:

1. Il boom del tight oil e shale gas e' stato ampiamente sovrastimato dagli operatori e dagli speculatori.  Le riserve di shale gas sono state sovrastimate dai vari operatori da un minimo del 100% fino al 400-500%. Cioe' hanno sparato numeri a casaccio.

2. Wall Street ha giocato un ruolo chiave dietro le quinte nella promozione del boom del fracking attraverso fusioni ed acquisizioni societarie, replicando un modello simile a quello già visto con il boom immobiliare e che ha portato alla crisi finanziaria recente.

3. Giacimenti da sfruttare con il fracking e che sono altamente produttivi sono quasi un miraggio.  Basta pensare che l’80% di tutta la produzione di queste fonti non convenzionali viene solo da cinque giacimenti di gas e due di petrolio. Addirittura le aree piu' produttive sono delle piccole macchie all’interno di questi giacimenti. I due principali giacimenti di shale oil negli USA sono il Bakken Shale fra North Dakota e Montana e l'Eagle Ford in Texas, dove ci sono riserve per circa 5 miliardi di barili - 10 mesi di fabbisogno nazionale USA.

4. I pozzi di tight sono in declino e sono poco efficenti, proprio come i pozzi di estrazione di shale gas. Il declino medio per pozzo va dal 77 all’89% nel corso dei primi tre anni dalla trivellazione. Cioe' se prima tiri fuori 100, dopo tre anni tiri fuori 25 se e' troppo. Se si guarda ai giacimenti interi, dove il numero di pozzi puo' aumentare nel tempo, il declino e' compreso tra il 28 ed il 47% all'anno.

5. Visto che cio' che si estrae da ciascun pozzo diminuisce rapidamente, tutto quello che si puo' fare e' di aumentare spasmodicamente il tasso di trivellazione. Ogni anno vengono trivellati circa 7,000 nuovi pozzi di shale gas ad un costo di 42 miliardi di dollari semplicemente per cercare di mantere una produzione costante. Spesso sono pozzi secondari, piu' difficili da trivellare o da cui estrarre idrocarburi, per cui si stima che con il passare del tempo ne verranno costruiti sempre di piu', sempre meno redditizi, e con costi saranno sempre piu' alti.

E come risponde Wall Street a tutto questo?

Con poca voglia di promuovere ulteriori investimenti, progetti di oleodotti e di gasdotti abbandonati.
La panacea pare essere.... l'esportazione.

Ed infatti il prezzo del gas negli USA e' molto minore che negli altri paesi e si pensa che esportando il gas ci saranno maggiori introiti. Cosi, magari lo vediamo agli altri paesi europei e cosi ci guadagnamo un po di piu.

Deborah Rogers continua cosi:

“Il dibattito sul fracking in USA è sempre stato costantemente incentrato sulla capacità di creare nuovi posti di lavoro e benefici economici, con rischi molto limitati sui possibili impatti sull’ambiente e sulla salute pubblica. Ma i dati non mentono: in tutte le regioni in cui c’è stato lo sfruttamento dei giacimenti di shale gas l’equilibrio economico è dimostrato essere stato molto elusivo, mentre il degrado ambientale ed i costi secondari indotti sono stati reali”.

Cioe' progresso niente, devastazione ambientale vera.

Il rapporto finale di J. David Hughes - di oltre 170 pagine - e' qui

Il rapporto di Deborah Rogers e' qui 



Wednesday, March 14, 2012

Il prezzo della benzina


Apprendo da Maurizio Crozza che la benzina in Italia costa circa 2 euro al litro. Qui in California e' a circa $4.50 al gallone - che fa circa $1.30 al litro, circa 90 centesimi di euro al litro. Puo' sembrare di meno che che in Italia - e lo e'! - ma l'aumento e stato vertiginoso anche qui.

Per fare il raffronto, quando sono arrivata a Los Angeles, nel 1999, il prezzo della benzina era di $1.10 al gallone.

In 12 anni il prezzo della benzina qui in California e' quadruplicato.

Nel resto degli USA il prezzo medio e' di circa $3.80 dollari al gallone. In California la benzina costa di piu' perche' usano una miscela a basso impatto - per le leggi di protezione dell'ambiente - e perche' ci sono delle tasse aggiunte che in altri stati non hanno.

Ma in generale, perche' la benzina costa caro? Ovviamente non sono un economista, ma ho parlato con qualcuno di loro e leggo ogni tanto vari articoli sul tema. Ci tengo allora a dire quel che penso, per non dover sentire che dobbiamo trivellare tutto il trivellabile in Italia per "fare diminuire il prezzo della benzina".

E questo perche' da piu' parti, ceto piu affidabili che i deliri di Saglia, Passera, Scaroni ed Assomineraria, leggo che il prezzo della benzina e' totalmente scollegato ai costi di produzione, esplorazione e di raffinazione e invece fortemente legato ai livelli speculativi in borsa.

Cioe' non e' la mancanza di petrolio che fa salire i prezzi, ma sono le speculazioni in borsa e i giochini finanziari collegati a percezioni piu' o meno distorte che portano a questi aumenti vertiginosi.

Qui negli USA il prezzo del petrolio viene stabilito presso il New York Mercantile Exchange, il NYMEX. Nel processo decisionale dovrebbero essere tenuti in considerazione i vari eventi mondiali - la situazione in Libia, Iran, Medio Oriente, o tempeste, o esplosioni, domanda ed offerta - che potrebbero cambiare i vari livelli produttivi e di utilizzo.

A suo tempo questo NYMEX era sede di persone fisiche che si scambiavano oggetti, merci e soldi. Adesso invece quasi tutti gli scambi vengono fatti da computer che usano algoritmi matematici e scambiano informazioni molto piu' in fretta di prima.

Questo fa si che il prezzo del petrolio non sia tanto collegato agli scambi veri fra venditore e acquirente, o anche ai veri effetti di domanda e di offerta, ma che ci siano dietro scommesse, opzioni e previsoni per il futuro, effetti psicologici, e timori reali o immaginari che siano (la fine del petrolio, il maggiore uso di petrolio da parte di Cina, l'India e il Brasile, le guerre o l'instabilita' del Medio Oriente sicuramente veri ma certo usati un po come scusanti), che determinano i prezzi in maniera del tutto scollegata ai veri costi.

Ovviamente a beneficio di chi partecipa in queste speculazioni finanziarie!

Infatti, sono gli stessi petrolieri dicono che i prezzi della benzina sono gonfiati.

Circa un anno fa, nel Maggio 2011, il capo della ExxonMobil Rex Tillerson disse che il vero prezzo della benzina dovrebbe oscillare fra i 60 e i 70 dollari al barile. Ovviamente se lo dice un petroliere, o e' vero, oppure i prezzi sono ancora inferiori!

A Settembre 2011 the Energy Information Administration del governo USA riportava che il petrolio dovrebbe costare circa 30 dollari al barile e che i costi produttivi variano da 7 dollari al barile nel Medio Oriente a 41 nel golfo del Messico.

La differenze sono dovute ai vari standard ambientali da mantenere, al costo della manodopera e alla difficolta' estrattiva.

Addirittura ci sono report per cui il petrolio debba costare in verita' 10 dollari al barile!

The price of a barrel of oil would be closer to $10 if the commodity wasn't traded as an investment instrument, given the record-high levels of U.S. oil inventories, Peter Beutel, president of Cameron Hanover, told CNBC Monday. "I honestly think that if there were no investors using oil as an asset that the price of oil right now would be $10 or $15 or $18, but it wouldn't be anywhere near where it is," Beutel said. "We have so much oil right now, more than we've had in 27 years. Why is it 27 years? Because that's how far our records go back. It's probably the most in 50 or 100 years," he added.

Questo Peter Beutel era il presidente di Cameron Hanover fino a ieri, ditta finanziaria che si occupa proprio di ricerca del mercato dell'energia, e di consulenze per investitori. E' stato un esperto di prezzi e di mercati petroliferi per 30 anni. E' morto proprio oggi, domenica 10 Marzo 2012.

Ma non e' il solo a parlare di $10 dollari al barile, la stessa cifra e' emersa in una audizione al Senato USA, l'anno scorso per cui il prezzo medio di produzione si aggira attorno agli $11 dollari al barile.

Ergo, quando il petrolio arriva sul mercato, a $100 dollari al barile, il differenziale e' di circa il 90%!

Conclusione: quando Corrado Passera, l'ENI, Stefano Saglia, Assomineraria, la Senatrice Simona Vicari, Angelino Alfano, Corrado Clini, la famigerata "Italiadecide", diranno che dobbiamo trivellare perche' questo serve per la bilancia dei pagamenti italiani, la risposta e' che no, ci devono guadagnare le compagnie petrolifere e coloro che speculano sulla differenza fra il prezzo del bene fisico, 10 dollari, e il prezzo gonfiato sui mercati finanziari, 100 dollari!

Non ci guadagna nessuno di noi persone normali, tantomeno le comunita' trivellande e trivellate, ne sono sicura.



Fonti: The New York Times, The Los Angeles Times

Thursday, December 15, 2011

Il Borsacchio vs. il sindaco Mastromauro, Giulianova


Il Sindaco Mastromauro ed il Consiglio Comunale di Giulianova nei mesi scorsi hanno gia' chiesto alla Regione la riperimetrazione della Riserva e domani 15 Dicembre ci sara' un consiglio comunale a Roseto in cui si discutera' nuovamente per eliminare dalla Riserva aree di grande importanza naturalistica.

Ma questi amministratori si rendono conto che chiudendo la porta alla
riserva, aprono un portone alle ricerca di idrocarburi sui loro territori??

Dante Caserta, Comunicato stampa del WWF


Caro sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro,

nella vita occorre coerenza e moralita' e una volta decise quali sono le cose importanti, occorre focalizzare, occorre crederci davvero, senza mai perdere di vista l'obiettivo e non avere paura di pestare i piedi o di rompere le scatole a nessuno per difenderle.

Sono anni che cerchiamo di salvare l'Abruzzo dalle trivelle: il comune di Giulianova in passato ha partecipato a vari eventi, e sebbene l'iniziativa sia quasi sempre partita dalla gente, lei e' stato presente e di supporto, e per questo le sono grata.

Ma la sua idea adesso di rimpicciolire una riserva naturale - per cementificarla? - e' in netto contrasto con l'idea di impedire l'Abruzzo petrolifero.

Perche' non vuole questa riserva? Cosa c'e' di meglio che un parco per la citta' di Giulianova? Che ci dobbiamo fare con altri condomini, altra speculazione edilizia, altro cemento, altra "riqualificazione"? Non eravamo la regione dei parchi? Cosa gli lasciamo alle generazioni future? Altro cemento? e un po di spazi aperti, un po di vista sul mare, un po di poesia no?

Mi sento veramente presa in giro dalla maggior parte della classe politica d'Abruzzo. Io e la gente normale abbiamo difeso questa regione giorno per giorno, centimetro per centimetro, anche per voi, e voi continuate ciecamente a darci pugnalate su pugnalate.

Sono veramente scioccata che una citta' come Giulianova che, in teoria, dovrebbe essere una citta' di turismo, vuole annullare quella che potrebbe essere la punta di diamante di un esperienza di vacanze.

Ma in che epoca vivete?

Non lo sapete che la gente e' stanca di cemento e palazzi e cerca il mare e il verde per le vacanze?

Come detto sopra, uno deve essere coerente. Se lei e' contro le trivelle, e' anche per la riserva del Borsacchio. Perche' vede, le due cose vanno insieme: salvare l'Abruzzo dalle trivelle e volere l'Abruzzo verde non puo' essere svincolato dal voler conservarne le aree protette.

E questo perche' trivelle o cemento, poco cambia: sono sempre speculatori, palazzinari o petrolieri che siano, che vogliono venire ad abusare di beni comuni lasciando le briciole alla collettivita'.

Io non voglio sprecare il mio tempo a sensibilizzare la gente, a coordinare osservazioni, a scriverle, a venire a parlare durante le mie vacanze per regalare l'orizzonte limpido ai cementificatori. Non voglio.

E' una presa in giro.

A volte mi pento di essermi spaccata in quattro per Ombrina Mare per poi vedere che i sindaci senza scrupoli di Torino di Sangro o di San Vito sono follemente opposti al Parco della Costa Teatina e in favore di ecomostri e di cementificazione selvaggia.

Non e' giusto, ed e' uno schiaffo che continua a bruciarmi ogni volta che ci penso.

Se uno ci crede all'Abruzzo spetrolizzato e sano ci deve credere fino in fondo, conservando le riserve che esistono, migliorandole, usandole come strumento per favorire l'occupazione, il turismo e contro le trivelle.

Queste riserve non sono zavorra per speculatori edilizi, ma hanno il potenziale di essere balsami per l'anima e se uno ci sa fare, per il portafoglio di tutti. Le dobbiamo amare queste riserve, con cura e passione, cercandone dentro e coltivandone la bellezza, per regalarla a chi verra' dopo di noi.

Sindaco Mastromauro: la lasci in pace quella riserva, e piuttosto dica a Chiodi e a Sorgi di bocciare le trivelle nel teramano.

Ecco un articolo sulle posizioni del sindaco di Giulianova sulla riserva del Borsacchio: deve essere "riperimetrata" - cioe' impicciolita - per farci opere di "riqualificazione"


Eccone un altro sul vero significato della "riqualificazione": edilizia residenziale e turistica. Cioe' villette.


Grazie a Dante Caserta

Thursday, December 8, 2011

Giulianova, 7 Dicembre 2011


Cari amici,

eccoci di nuovo riuniti per discutere di folli progetti petroliferi nella nostra regione. Come sapete, ci sono in ballo altre quattro concessioni che riguardano la provincia di Teramo e di Pescara e che riguardano Pineto, Roseto, e addirittura la riserva naturale del Borsacchio.

Di fronte all'enormità dei progetti, e visto che sono anni che il proposito di petrolizzare l'Abruzzo in mare ed in terrra va avanti, è facile sentirsi stanchi e impotenti. E' facile sentire che è tutto così più grande di noi, e lasciare il passo alla rassegnazione, al fatalismo e rinchiudersi nel proprio tran-tran quotidiano.

Purtroppo non sarà l'ultimo degli attacchi. Anzi la difesa del territorio dalle trivelle sarà una lotta per la vita: finchè avremo petrolio sottoterra, ci sarà sempre qualcuno che vorrà trivellarlo, adesso, fra 5 o 50 anni. Non potremo mai dire di avere finito.

Sta a noi allora saperci organizzare con gli strumenti che abbiamo a disposizone e senza arrendersi perche sono imperfetti. Sta a noi dire di no, sta a noi educare i nostri figli, i cittadini del futuro al rispetto dell'ambiente. In una parola sta a noi darci da fare, senza paura e avendo fiducia che TUTTI INSIEME possiamo farcela.

E' questa la lezione che abbiamo imparato in questi anni - e andiamo per cinque: nessuno può fare molto da solo di fronte alle ditte petrolifere, ma non c'è niente e nessuno - nemmeno l'ENI - che possa fermare un popolo compatto, unito, informato, non-politicizzato, che sa agire per tempo, secondo i canali legali ed esigendo che la volontà popolare venga rispettata senza se e senza ma.

I petrolieri li abbiamo già sconfitti: ad Ortona con il Centro Oli lungo la costa dei trabocchi con Ombrina Mare. Sono certa che anche a Bomba presto si arrvierà ad una conclusione positiva per la gente: tutti, ma proprio tutti, hanno detto di no, dal Presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio, fino all'ultimo residente della zona.

E allora cosa c'è da fare nel concreto per la Provincia di Teramo? Occorre informarsi, spargere la voce, e soprattutto indiginarsi. Le ditte trivellanti dicono che va bene trivellare perchè i territori del teramano "non hanno particolare pregio". Ma chi sono loro per dire questo? Chi gliela da tutta questa arroganza? Chi li ha invitati qui? Ci sono mai stati loro a Roseto?

Che ne sanno loro di che significa quel mare, quella terra per noi?

E una volta che siamo consci di quello che vogliono fare, una volta che siamo arrabbiati perchè considerano le nostre riserve naturali "non di pregio" occorre prendere i nostri sentimenti e incanlarli in una azione costruttiva. La legge, sotto quello che si chiama trattato di Aarhus, lo dice charamente: l'opnione popolare va rispettata. E questa opinone popolare la si manifesta attraverso queste benedette "osservazioni": lettere dove ciascuno di noi ha il diritto di parlare
al suo governo, a tu per tu. Un governo da lui votato, pagato, e che deve rappresentarlo, secondo i più basilari canoni della democrazia.

Sono le osservazioni che ci hanno fatto sconfiggere Ombrina Mare, e sono le osservazioni che
i legali della Puglia hanno usato nel loro ricorso al TAR contro le trivelle alle Tremiti.

Il lavoro è stato in parte già fatto: le abbiamo scritte, preparate. Occorre solo che ciascuno di voi si prenda la briga di firmarle, riadattarle se lo vuole, e mandarle alla commissione
regionale di Valutazione di Impatto Ambientale presieduta da Antonio Sorgi e che risponde
direttamente a Gianni Chiodi.

E' questa infatti la commissoine che decide se si trivella a Teramo o no: non Roma, ma l'Aquila.

Il primo tatuaggio di Angelina Jolie dice "Know your rights" - conosci i tuoi diritti.

Tanti anni fa, qualcuno ha lottato tenacemente per darcela la democrazia, per darci il trattato di Aarhus, per darci le commissioni ambientali, per darci le riserve regionali. Sta a ciascuno di noi adesso avvalercene, sta a ciascuno di noi onorare chi ha lavorato per darci queste istituzioni, sta a ciascuno di noi sentirci investiti in prima persona e fare la sua parte, attivamente e senza aspettare mandrake.

Sono sciura che molti di voi avranno figli per i quali si dice sempre, si fanno tanti sacrifici,
di modo che non gli manchi niente: i migliori vestiti, i giochi, le vacanze, i libri. E l'aria pulita? E il mare blu? E gli spazi aperti? Perchè queste cose non sono ugualmente importanti?

Perchè non c'è più amore per tutto ciò che è patrimonio comune? Nel ricercare tutti
i documenti per la stesura delle osservazioni, viene fuori che questa riserva del Borsacchio pare
che non la voglia nessuno. Perchè? Eppure dalle foto pare bella, pare non cementificata, pare
un’occasione per uno spazio sano. Organizzatevi, ripulitela, portteci i vostri figli nel fine settimana, fa molto piu bene all'anima che un telefono nuovo, ve lo assicuro.

E come per tutte le cose, basta solo partire, provare, incamminarsi, avere fame di combattere, di non volergliela lasciare vinta alla MOG, all'ENI, agli speculatori edilizi, alla sordità di Gianni Chiodi e di Antonio Sorgi.

Tutto il resto viene da se.

Finora non ci sono riusciti a trivellarci. Ci aspetta dunque un’altra prova: e ancora una volta
se saremo testardi come dobbiamo essere, non ci sarà storia per petrolieri, per confindustria,
e per i politici alla regione che non vogliono ascoltarci: se siamo tutti uniti, non possiamo che vincere.

Friday, November 25, 2011

Comunicato stampa: la legge di Chiodi fa acqua da tutte le parti





La legge regionale approvata dal Consiglio Regionale di Gianni Chiodi nel gennaio del 2010 e che vieta in zone sensibili abruzzesi le estrazioni di "idrocarburi liquidi" mostra tutta la sua inadeguatezza e l'ignoranza di base di chi l'ha redatta.

La legge infatti lascia campo aperto agli "idrocarburi gassosi" per i quali non ci sono vincoli di alcun genere.

Ma i principi della geologia sono semplici: sottoterra ci sono spesso miscele di gas e di petrolio e non e' sempre possibile distinguere fra i due.

I petrolieri allora ci riprovano e invece di far riferimento alla possibilita' di estrarre petrolio, parlano di estrazione di gas naturale. Sono di questi giorni infatti le richieste per ben 4 autorizzazioni a procedere per l'estrazione di "gas" dal Teramano e nel Pescarese.

Le concessioni sono quelle di Villa Mazzarosa e Villa Carbone, in provincia di Teramo, per conto della Mediterranean Oil and Gas - la stessa di Ombrina Mare - e quelle di Santa Venere e Cipressi in provincia di Pescara, per conto dell'Adriatica Idrocarburi, che fa capo all'ENI.

Le localita' interessate sono Cappelle sul Tavo, Città Sant'Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore, Atri, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Elice, Montefino, Penne, Mosciano S. Angelo, Teramo, Cermignano, Cellino Attanasio, Canzano, Castellalto, Notaresco, Bellante.

Anche se i petrolieri lo chiamano ora "gas", le tecniche utilizzate, i rifiuti prodotti, la presenza di idrogeno solforato, sono talquali per il gas che per il petrolio. Basti pensare che presso il lago di Bomba le estrazioni di gas avranno bisogno di un desolforatore i cui principi sono del tutto simili al Centro Oli di Ortona.

A suo tempo tutte le associazioni ambientali, docenti universitari indipendenti e non al soldo di ENI o Assomineraria, avevano denunciato la possibilita' da parte delle ditte trivellanti di utilizzare il gas naturale come cavallo di Troia per bucare il territorio, e sottolineato la necessita' di vietare anche l'estrazione di gas dall'Abruzzo.

Il governo regionale non ha voluto dare ascolto al parere degli esperti, e cosi' il ritorno dei petrolieri si e' concretizzato.

A prendere decisioni su queste 4 concessioni sara' ancora una volta la VIA regionale di Antonio Sorgi, che dopo due anni ancora non riesce a dire il suo no definitivo alle estrazioni di gas a Bomba da parte della Forest Oil, sebbene tutto
l'Abruzzo civile e libero abbia espresso in mille modi il suo no.

Ci aspettano altre battaglie e chiediamo ai presidenti di provincia di Pescara, Guerino Testa e di Teramo, Valter Catarra e soprattutto ai cittadini di prendere informazioni, di indignarsi e di attivarsi contro questi nuovi attacchi. Chiediamo altresi alla dirigenza regionale di rispettare la volonta' popolare e di dire una volta per tutte no all'Abruzzo minerario, senza prese in giro e senza altri stratagemmi volti solo ad ingannare la gente.

Gianni Chiodi, oltre ad essere stato sordo di fronte alle argomentazioni di esperti veri, e testardamente ancorato alle sua scarsa consoscenza scientifica, ancora una volta si mostra incurante della sua terra, della sua gente, e finanche della sua citta',
Teramo.

Queste le concessioni:

A) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Santa Venere”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.


Società Adriatica Idrocarburi S.p.A. Contrada Tamarete, 66026 - Ortona (CH). Tel. 085 91911.


Provincia di Pescara. Comuni di Cappelle sul Tavo, Città Sant'Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore.

B) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Cipressi”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.


Società Adriatica Idrocarburi S.p.A. Contrada Tamarete, 66026 - Ortona (CH). Tel. 085 91911.

Province di Teramo e Pescara. Comuni di Atri, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant'Angelo, Elice, Montefino, Penne






C) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Villa Carbone”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.

Medoilgas Italia S.p.A. Via Cornelia 498, 00166 – Roma. Tel +39 06 99 589 179 Fax: +39 06 62 207 256.

Provincia di Teramo. Comuni di Mosciano S. Angelo, Teramo, Cermignano, Cellino Attanasio, Canzano, Castellalto, Notaresco e Bellante.


D) Istanza di permesso di Ricerca denominato “Villa Mazzarosa”.
Attività di ricerca di idrocarburi gassosi in terraferma.


Medoilgas Italia S.p.A. Via Cornelia 498, 00166 – Roma. Tel +39 06 99 589 179 Fax: +39 06 62 207 256.


Provincia di Pescara. Comuni di Cappelle sul Tavo, Città Sant'Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella, Spoltore.




MRD
Francesco Stoppa, Universita' di Chieti

Thursday, September 1, 2011

Il Sindaco Remo Bello contro il Parco della Costa Teatina


Qui dove il sindaco diceva che se fanno il parco, lui fa denuncia al parlamento italiano per abuso di potere. Senza parole! Di nuovo, sento odore di villette....

Qui lo sentiamo dalla sua boccuccia di rosa.

Comunque vada, sindaco Remo Bello, lei non merita di fare il sindaco di nessuna cittadina del parco della Costa Teatina. Ecco qui:



Grazie a Lorenzo Luciano per avere diffuso informazione in questi mesi.

Wednesday, August 31, 2011

Casalbordino: ma ci fanno o ci sono?


Il sindaco di Casalbordino Remo Bello, 2011


Ecco cosa delibera il comune di Casalbordino, sotto il sindaco Remo Bello, in merito al Parco Nazionale della Costa Teatina.

Senza parole:

"di confermare il parere non favorevole alla proposta di perimetrazione così come formulata dalla Giunta Regionale Direzione Parchi Territorio Ambiente Energia e dal Ministero dell’Ambiente;

di non poter legittimamente deliberare su una proposta alternativa di perimetrazione e zonazione che può essere formulata soltanto da organo tecnico chiaramente supportato da quello studio tecnico-sientifico che dovrebbe legalmente essere posto alla base dell’art. 8, comma 3, della legge 23 marzo 2001, n. 93 che avvia il procedimento per l’istituzione del Parco della Costa Teatina e che a tutt’oggi non se ne conosce l’esistenza

che in caso di autoritaria istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina senza che, il Ministero dell’Ambiente, abbia partecipato a questo Comune, lo studio tecnico-scentifico legalmente posto alla base dell’art. 8, comma 3, della legge 23 marzo 2001, n. 93 e quindi senza “sentire” il Comune, dopo averlo doverosamente messo nelle condizioni di poter correttamente e legittimamente deliberare su una giusta perimetrazione e zonazione, si dà mandato a ricorrere per l’eccezione di incostituzionalità della norma per presunto abuso della sua funzione da parte del Parlamento, con l’attribuzione ad aree evidentemente prive legalmente, perché non supportate di valutazione tecnico-scientifico, di valore ambientale e naturalistico di importanza nazionale della qualificazione di parco nazionale, nonché di presunto illegittimo procedimento successivo istitutivo."

Oddio, ma sogno o son desta?

Questi non vogliono quello che propone il ministero, non sanno fare proposte alternative e se il ministero "osa" perimetrarlo "autoritariamente" allora ... il comune di Casalbordino fara' causa al Parlamento Italiano per presunto abuso!!!

E quindi, COSTRUTTIVAMENTE cosa vogliono fare? Soprattutto, dopo dieci anni in cui hanno tergiverasto inutilmente?

Non so se ridere o piangere - si tratta di un parco, non di una prigione!

Ma che gioco e' dire: io non ne so niente e non posso dire niente? Ma se in dieci anni il vostro comune non e' riuscito a decidere che perimetro voleva, a chi chiedere, a chi parlare, con chi confrontarsi, se in dieci anni siete rimasti passivi e senza iniziative, allora vuol dire che non avete la stoffa per fare i sindaci o il consiglieri di una citta' del ventunesimo secolo!

Ucci ucci, sento odore di villette, ecomostri e di speculazione edilizia!


Sindaco Bello, nella mia modesta opinione questa delibera e' vergognosa.
Ad avercela contro i petrolieri tanta animosita'.

Il link con la delibera e' qui.

Sunday, May 25, 2008

Teniamo alta la guardia!


Nel Maggio del 2007 l'ENI presentava un documento ufficiale con tutti i suoi programmi alla Security and Exchange Commission, detta anche SEC. Questo documento, l'6-K, e' indispensabile per essere quotati in borsa. Mentire alla SEC significa andare incontro a forti conseguenze penali: la gente ci va in galera.

Fra i vari programmi annunciati dall'ENI nel 2007:

Development activities concerned in particular: (i) optimization of producing fields by means of sidetracking and infilling (Barbara A/H, Daria, Basil and Anemone for gas and Rospo for oil); (ii) continuation of drilling and upgrading of producing facilities in the Val d’Agri. THE MAIN OIL RESERVES DEVELOPMENT PROJECT IS MIGLIANICO, located onshore in the Abruzzi Region. Production is expected to start in the second half of 2008. This project provides for the construction of facilities intended to treat production volumes of oil, to be delivered to logistic structures of the Refining & Marketing Division, and to desulfurize production volumes of gas to be input into the Italian natural gas transportation network.

e poi ancora:

The main project underway concerns the development of the oil and gas onshore Miglianico field (Eni’s interest 100%). The project provides for the linkage of 3 wells, the construction of a treatment facility for oil, which will be supplied to Eni’s Refining & Marketing logistic facilities, while the gas will be input to the national transport network through a pipeline. PRODUCTION START-UP IS SCHEDULED FOR THE SECOND HALF OF 2008 with an expected production peak of 7.2 kboe/d to be reached in 2009.

Cioe' l'anno scorso dicevano di essere operativi durante la seconda meta' del 2008 e che eravamo il loro obiettivo principale. Ebbene, nella versione nuova dello stesso documento, datato 4 Aprile 2008 lorsignori
cambiano programmi e annunciano (fanno pure gli errori di grammatica, ma sorvoliamo - li faccio anche io, ma il mio blog non e' un documento ufficiale di fondamentale importanza per chiunque voglia essere quotato nelle borse americane):

Development of the oil and natural gas reserves at the Miglianico field located in the onshore of the Abruzzi Region. Three development wells has been drilled. The projects provides for the construction of facilities to treat production volumes of oil, to be delivered to logistic structures of the Refining & Marketing division. The production volumes of gas shall be input into Italian natural gas transportation network. PRODUCTION IS EXPECTED TO START IN THE SECOND HALF OF 2009 PEAKING AT 7 KBOE/D

Non parlano piu' di inizio di produttivita' nel 2008, ma slittano al 2009 direttamente e per chi mastica un po l'inglese non e' difficile vedere che i toni sono cambiati. Queste brevi dichiarazioni dell'ENI dicono due cose:

1) Mentre nel 2007 eravamo il principale progetto dell'ENI, ora siamo descritti con un po' meno clamore e pompamagna. Nel 2008 Miglianico comprare come uno dei tanti progetti mentre nel 2007 eravamo i primi in classifica fra gli obiettivi dell'ENI in Italia. Bene, vuol dire che hanno un po paura e cercano di non tenere le aspettative troppo alte ai loro investitori.

2) Non dicono che il progetto e' stato abbandonato, ma che inizieranno ad essere operativi a partire dalla meta' del 2009. Nella loro testa: fine della moratoria a Dicembre 2008, inizio lavori il primo gennaio 2009, inizio operazioni meta' anno 2009.

Dunque, la nostra opera non e' ancora finita, e tutto il nostro lavoro deve continuare. Le vittorie di questi ultimi tempi, con la stampa nazionale e la legge di Marzo, devono darci fiducia e ottimismo, ma non possiamo sederci sugli allori, viste anche le trivelle in mare.

All' ENI direi: signori, aveta fatto i conti senza l'oste. Se credete che il popolo abruzzese vi dara' carta bianca a gennaio, veramente non avete capito nulla.

In piu' perche' non avete detto alla SEC della legge regionale che ha impedito i vostri piani petroliferi? Devo farlo io? Non so se una non-disclosure sia un reato, ma io credo che e' bene che la SEC sappia che siete stati omertosi con loro. Se non e' reato, siete salvi. Se lo e', conoscendo gli americani, sono certa che indagheranno. E qui, cara ENI, non finisce a tarallucci e vino. A me scrivere un email non costa niente.