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Tuesday, February 18, 2014

L'ENI e la monnezza di Viggiano




Era solo questione di tempo, veramente.

In Basilicata, l'ENI e' accusata di smaltimento illegale di rifiuti petroliferi dal centro oli di Viggiano, come riporta il Quotidiano della Basilicata. Arrivano cosi' 11 avvisi di garanzia per traffico illecito di rifiuti fra cui a:


1. Ruggero Gheller,
responsabile ENI Divisione Sud

2. Michele Somma
Presidente Confindustria Basilicata

3. Faustino Somma
Amministratore Delegato
Tecnoparco Valbasento

4. Nicola Savino
Presidente Tecnoparco Valbasento

5. Giovanni Castellano
titolare di impianto trattamento rifiuti industriali a Corleto Perticara
gia' arrestato per altri problemi di monnezza

6. Gaetano Santarsia
commissario straordinario del Consorzio Asi 
per lo Sviluppo Industriale di Matera

7. Massimo Orlandi 
ex amministratore delegato di Sorgenia
(Gruppo De Benedetti)

8. Domenico Scarcelli
Tecnoparco Valbasento

9. Saverio Frullo
Tecnoparco Valbasento

10. Stefano Maione
ENI, gia' rinviato a giudizio nel 2006 
per inquinamento

11. Giulio Spagnoli
imprenditore


E' tutto da copione: inciuci vari fra "imprenditori" di morte locali, il benestare di Confindustria Basilicata, di ENI e addiruttura di Sorgenia.

Funzionava cosi: ogni giorno la monnezza petrolifera partiva dal Centro Oli di Viggiano e veniva mandata su camion alla Tecnoparco Valbasento di Pisticci, a di 88 chilometri di distanza per essere smaltita.

Decine di migliaia di tonnellate di monnezza portate di qua e di la in giro per la regione. Non e' ben chiaro che classificazioni venissero usate per il trasporto o se ci fossero accorgimenti speciali per liquami che di solito contengono metalli pesanti, bario, idrocarburi e a volte anche componenti radioattive.

Il lavoro e lo sviluppo del petrolio: carichi di monnezza trasportati in giro quotidianamente. Proprio uno sviluppo sostenibile, eh?

Tutto questo e' andato avanti per circa tre anni e mezzo, con la Tecnoparco che prende tutta questa monnezza e la "smaltisce".

E cosi, dai e dai, nel Giugno del 2013 il comune di Pisticci, gia' sede di pozzi di petrolio in disuso, esegue delle rilevazioni sui sedimenti a valle del fiume Basento dove la Tecnoparco manda i suoi scarichi.

Altro esempio di sviluppo sostenibile petrolifero, eh - scarichi nel fiume! Ma si' , e' tutta salute.

E cosa altro potevano trovare? Poteva mancare il lupus in fabula? No, e infatti hanno trovato concentrazioni elevate di idrocarburi nel fiume. Mmh. Chissa' chi ce li ha messi.


Partono allora le indagini dei carabinieri, i campionamenti della monnezza dentro le vasche del Centro Oli dell'ENI da dove parte suddetta monnezza - fanghi e acque di produzione che Tecnoparco "tratta" e poi smaltisce nel fiume Basento. Secondo le indagini, al Centro Eni di Viggiano non sarebbero presenti attrezzature capaci di eliminare tutte le tracce di idrocarburi da quei liquidi.

E quindi le accuse di traffico illecito di rifiuti.

Notare che uno di questi, Stefano Maione, era gia' stato riviato a giudizio nel 2006 per inquinamento

Chissa' quanto tempo ci vorra' per giungere alla matassa del tutto, ma nel frattempo: chi beve quell'acqua? Per cosa e' usata? Chi paghera' per ripulirla? La ripuliranno? 

Che dire, questo e' quello che accade OVUNQUE si fa petrolio. Non si puo' fare altrimenti di inquinare il territorio perche' e' una industria intrinsecamente inquinante e che porta inevetabilmente  monnezza, imbrogli ed inciuci.

Sono sicura che un fresco profumo di rosa invade la zona. 



Sunday, November 4, 2012

La Petro-Basilicata e la monnezza









Petrolio di Basilicata


L'ENI ammette che 400 tonnellate di petrolio si sono sversati nei terreni attorno 
al Centro Oli di Viggiano nell'agosto del 2016.

Chi ha permesso queste cose? 
Chi non ha controllato? 
Perche' in Basilicata c'e' ancora chi e' favorevole al petrolio?

Queste storie sono tutte di monito a chi vive in comunita' trivellande.

NON e' mai successo da nessuna parte del mondo che il petorlio abbia portato miglioramento
della qualita' della vita delle persone. 

Mai, da nessuna parte.

Intanto, nel Marzo 2017 il CEO dell'ENI Claudio De Scalzi diceva che

"e' un versamento minimo e superficiale"

Certo, perche' non e' successo a casa sua.

“Non penso che sarà chiusa la produzione in Val d’Agri, stiamo facendo tutto quello che deve essere fatto per risolvere la situazione. È un versamento minimo e superficiale e stiamo facendo tutte le verifiche necessarie per capire cosa sia accaduto nei giorni scorsi"

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"Oil is central to our development plans. 
It is the element around which all our hopes revolve." 

Mention of royalties brings an ear-to-ear smile to the face of mayor Vicino.

Rosaria Vicino, the Guardian, 2012


A Rosaria Vicino, ex sindaco di Corleto Perticara, nel 2016 furono dati gli arresti domiciliari per aver imposto alle ditte che avrebbero dovuto costuire il nuovo centro oli di Corleto Perticara di assumere persone che l'avrebbero aiutata a crescere il suo consenso elettorale.


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4 Novembre 2012


Il Guardian inglese manda oggi un articolo sul petrolio d'Italia, secondo il quale si vuole aumentare la produzione nazionale di petrolio del 150%.

Non e' una novita' per noi Italiani che lo sappiamo da tanto che questo e' il governo delle trivelle del far west. Le regioni nel mirino, secondo questa SEN, che sta per Strategia Energetica Nazionale - e che altro non e' se non un grandioso nome con tanti condimenti per avvallare una sola cosa: buchi, buchi, buchi - sono la Lombardia, l'Emilia Romagna, la Sicilia, l'Abruzzo e la Basilicata.

Ed ecco che allora the Guardian va in Basilicata a vedere questo El Dorado del petrolio nostrano - che e' anche la regione piu' povera d'Italia.

L'articolo apre con un paragone che sarebbe facile per ogni angolo - o quasi - d'Italia. La Basilicata come la Toscana, incantevole con i suoi paesaggi, i suoi fiumi e i suoi colli. Si puo' - ed e' stato fatto, magari con parole e paragoni diversi - dire la stessa cosa per i colli d'Abruzzo, per i paesaggi pugliesi,  per la laguna veneta, e per tutto lo stivale in realta', quello che un tempo era il giardino del mondo.

Invece compare il lupus in fabula: il petrolio! estratto in questo caso dalla concessione di Tempa Rossa, al 75% della Total di Francia e al 25% della Shell d'Olanda. Come per tutto o quasi il petrolio d'Italia e' una porcheria ad alto tenore di zolfo.

L'articolo dice tutto quello che abbiamo capito subito di questa supposta "strategia nazionale" e cioe' che e' giusto un paravento per nascondere il vero scopo del governo: aumentare le trivelle in Italia in cambio del miraggio di soldi, royalties, posti di lavoro, risparmio e raddopppio della produzione nazionale.

La cosa che piu' mi ha colpito di questo articolo pero' e' l'entusiasmo del sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino che alla menzione "royaties" e' andata in brodo di giuggiole e il cui viso, secondo l'articolo, si e' illuminato di un sorriso da un orecchio all'altro. Ha detto la signora che il petrolio e' centrale a tutti i piani che hanno di sviluppo per Corleto Perticara ed e' l'elemento perno attorno a cui ruotano tutte le speranze della citta'.

Eh? ma la signora in questione ci e' mai andata a Viggiano? Ha mai parlato con chi vive vicino a pozzi e trivelle?

Ecco, sta qui, secondo me,  tutta qui la follia dei lucani: il pensare ancora che il petrolio gli portera' ricchezza sostenibile, crescita e lavoro.

E' una cosa tipica di tutti i petrol-stati e le comunita' petrolizzate: che a un certo punto si diventa quasi complici degli sfruttatori e ci si vuole credere con ogni mezzo che bucare e tirare fuori monnezza risolvera' magicamente ogni problema. Certo, e' facile: il petrolio e' una sorta di speranza di pillola magica, non devi pensare ad altro, non devi aguzzare l'ingegno su come far crescere la tua comunita'. non devi alzare la voce per difendere i tuoi diritti.

Buchi e ti piovono quattrini dal cielo - e magari chiudi gli occhi sul fatto che mentre arrivano quattrini facili, stai avvelenando il tuo stesso cielo.

Lo scrivente del Guardian infatti non sa - o non vuole sapere - il risvolto della medaglia. Non sa dei rifiuti tossici petrolfieri che la Total ha splamato nel sottosuolo per 20 anni, e che e' finito nell'insalata della gente. Non sa e' che in Basilicata gia' si trivella da 20 anni o giu di li, e di tutto questo lavoro, soldi, royalties, non e' rimasto niente. Non sa e' che la gente emigra, che le mucche non vogliono mangiare l'erba perche' e' inacidita dall'idrogeno solforato, che l'uva ha patine di idrocarburi sopra, che le malattie aumentano e che le pecore hanno il ciclo riproduttivo messo sottosopra dalle esalazioni tossiche.

Il giornalista non lo sa, ma la politica neppure.
Vista da Roma, la qualita' di vita dei lucani non e' affare di nessuno.


Grazie Francoise!




Friday, April 1, 2011

Il prosciutto davanti agli occhi


Sulla gazzetta del Mezzogiorno di qualche giorno fa e' comparso questo articolo, di fronte al quale non so se ridere o piangere.

Il dato di partenza e' che l'acqua della sorgente "Acqua dell'Abete", nel comune di Calvello, in Basilicata non si puo' piu' bere e che la sorgente e' chiusa da oltre due anni.

Altri fatti noti sono che:

1. La Basilicata e' il centro estrattivo piu' grande d'Europa. Fornisce l'80% del petrolio estratto in tutta Italia ma solo il 6% del fabbisogno nazionale.

2. Le trivelle sorgono selvaggie nei parchi, vicino alle sorgenti idriche, vicino alle dighe, case e campi. La Total ha gia' seppellito per anni monnezza petrolifera sotto i campi a Corleto Perticara.

3. L'industria del gas e del petrolio tende ad inquinare le localita' da cui il petrolio viene estratto, specie le falde idriche, questo succede in tutto il mondo.

4. L'acqua dell'abete, sorgente millenaria nel comune di Calvello (Potenza) e' inquinata da manganese, cromo e bario.

5. Il maganese, cromo e il bario sono sostanze note come additivi dei fanghi e fluidi e perforanti usati dall'industria del petrolio.

6. Vicino alla sorgente c'e' il pozzo petrolifero dell'ENI Cerro Falcone 2.

Come detto, l'acqua non si puo' piu bere. C'e' schiuma, roba tossica a la sorgente e' stata sequestrata ben due volte: nel novembre del 2008 e poi nel gennaio del 2009 dal Corpo Forestale dello Stato. Dopo un po, sempre nel 2009, il sindaco di Calvello, Mario Domenico Gallicchio, ha stabilito il fermo dell'erogazione dell'acqua dalla sorgente che andava direttamente alle fontanelle dell'area pic-nic vicino alla sorgente.

Data tutta la lista di indizi sarebbe stato quantomeno importante indagare a fondo da dove venisse tutto quel materiale tossico in una zona trivellata a piu' non posso.

Invece, dopo oltre due anni di indagini, ecco le conclusioni dei "tecnici" della procura di Potenza:

"Non vi e' alcuna contaminazione del suolo o di acque superficiali e non sono stati riscontrati rifiuti di alcuna natura."

Dicono che c'e' solo terreno ferroso - la ruggine - e che per il manganese, cromo e bario, tutto e' a norma di legge.

Ma ... dove stava negli scorsi millenni il terreno ferroso? E da dove vengono il cromo, il manganese, il bario? Come ci sono finiti li, a norma di legge, mentre prima non c'erano? Chi ce li ha messi?

Chiederselo e' troppo. Dicono che e' impossibile saperlo, e che non lo sapremo mai.

E dunque andiamo avanti cosi. Un parco dove trivellano prima e dove, dopo un po, compaiono sostanze inquinanti usate dall'industria del petrolio.

Chissa' come mai.

Sara' stato un alchimista venuto dal cielo, come sono state le troppe aragoste a far morire gli operai ENI di Manfredonia, i pastori ad impedire le opere di ripristino ambientale e i contadini ad inquinare i terreni con rifiuti speciali pericolosi.

Farebbe ridere, se non che fa piangere, se uno ci pensa davvero.

Tuesday, December 7, 2010

Total a Corleto Perticara: fanghi perforanti fra i campi





Ecco cosa fa la Total - in Birmania i lavori forzati, in Basilicata i veleni nei campi.

Qui il video Total-fanghi.


Secondo un reportage di Rai3 Basilicata per tutto il decennio 1990 la Total ebbe in affitto dei terreni vicino ai suoi pozzi di petrolio a Tempa Rossa. Siamo a Serra d'Eboli, comune di Corleto Perticara, 2700 abitanti.  La Total prese quei campi - senza neppure presentare una Valutazione d'Impatto Ambientale - per farci vasche dove metterci 2000 metri cubi di rifiuti petroliferi. Invece, zitti zitti, questi rifiuti di idrocarburi e metalli pesanti li interro' allegramente, lasciando la superficie libera.

Finito il tempo dell'affitto, semplicemente restuirono i terreni ai contadini, tal quali, senza bonifiche, senza dire niente a nessuno dei veleni che avevano seppellito sotto. Nessuno controllo' niente per anni. Nessun cartello, nessun avviso alla popolazione, niente. Alla muta.

Questo reportage e' uscito a fine Novembre. Da allora, non ho sentito nemmeno una mosca fiatare dagli uffici del presidente della regione Basilicata, Vito De Filippo.

Non ha nulla da dire in difesa dei suoi cittadini che hanno mangiato veleni? La Regione Basilicata si fara' promotrice di una causa contro la Total, se viene fuori che i veleni di Corleto Perticara sono da attribuirsi all'industria petrolifera?

Negli anni '90 non era Vito di Filippo il presidente di Basilicata, ma adesso si e la responsabilita' di mettere la Total alle strette, di difendere la gente da nuovi episodi di questo genere, spetta a lui.

Per esempio, alla luce di tutto cio', qual'e' la sua posizione sui nuovi pozzi di petrolio nell'area dei Calanchi di Total ed ENI? Non e' il caso di avere una moratoria temporanea petrolifera in Basilicata per capire a che punto siamo e dove si vuole andare?

E' possibile sentire parole chiare?

...quanto purgatorio si dovranno fare questi inutili politici d'Italia a cui non importa niente della gente, della nazione....

Thursday, February 12, 2009

Petrolio: tumori e tangenti


Quelli che riporto di seguito sono testimonianze recenti sulla situazione in Basilicata, dall'Espresso del 17 dicembre 2008 fino a episodi di vita di persone normali. Ci sono dentro storie raccapriccianti sulla tossicita' di fanghi e fluidi perforanti, lasciati alla meno peggio fra i campi, storie di uomini e donne che muoiono di tumori a quarant'anni, e accuse di reati di concussione per la costruzione del secondo centro oli lucano, a Corleto Perticara, dopo quello che gia' esiste a 20 km di distanza a Viggiano.

"Ormai il nostro terreno e' rovinato"

Il signor Pietro ha 75 anni e vive a Viggiano. A suo stesso dire, lui e sua moglie vivono circondati dalla puzza di idrogeno solforato. Non e' un biologo, ne un medico, ne un botanico e nemmeno un ingenere. E' un semplice contadino che da casa sua vede il centro oli di Viggiano e mettendo insieme due piu due giunge alla sua semplice verita':

“..da quando c’è il petrolio non vengono più fuori le insalate di una volta. Il grande problema è che non possiamo neanche lasciare questo terreno, perché o nessuno lo vuole oppure, nel migliore dei casi, saremmo costretti a venderlo ad un prezzo troppo basso”.

Filippo Massaro invece e' il coordinatore per lo Sviluppo delle aree interne lucane. Commentando sul fatto che l'ENI non ha pagato una lira di risarcimento per i contadini e per le persone che possedevano campi, terreni e agriturismi da quelle parti giunge alla stessa conclusione:

L’agricoltura continua a morire. Non si contano più gli incontri e i conseguenti solenni impegni assunti da funzionari-dirigenti di Agip-Eni e dagli amministratori regionali. Solo chiacchiere. Non sono seguiti i fatti. I sistemi di monitoraggio ambientale, le centraline installate dalla Provincia, gli studi dell’Arpab e quelli di fonte diretta dell’Eni non sono efficienti e né sufficienti a garantire il rispetto dell’impatto ambientale. In alcuni casi le centraline sono state installate volutamente al posto sbagliato.

Anche la Gazzetta del Mezzogiorno conferma, spiegandoci che una volta a Viggiano c’erano le vigne che producevano uva e vino di qualità, c’erano le mele della val d'Agri. Di tutto cio' non sono rimasti che chicchi d’uva oleosi e puzzolenti e mele annerite. I contadini hanno provato a reciclarsi come tecnici petroliferi, ma lavoro non ce n'e'.

Giovanna Perruolo, presidente della Confederazione Italiana di Agricoltura (CIA) della Val d’Agri testimonia che delle cento aziende che coltivano fagioli cosiddetti "Sarconi", la metà quest’anno non ha piantato il prodotto. Fra le possibili e invisibile cause c'e' la percezione negativa di un prodotto coltivato nella terra del petrolio. Dice Giovanna:

...forse era meglio quando nessuno associava il petrolio alla nostra terra, quando la Basilicata era ancora sconosciuta in questo senso”.

Duecento ettari di terra sono stati abbandonati.

La signora Donata aveva dei terreni vicino a Corleto Perticara, dove nel 1994 perforarono dei pozzi. I signori della Total decisero, allegramente, di lasciare fanghi e fluidi perforanti ALL'APERTO, senza alcuna forma di precauzione. Tutti gli animali che mangiavano l'erba, specie le pecore, dopo un po' si accasciavano e morivano. Sono morti di tumore, dopo due anni anche il papa' della signora Donata, e il suo vicino di casa, a 43 anni.

Beffa delle beffe, la Total gli disse pure che non c'era scampo e che dovevano vendergli quelle terre che loro stesi avevano avvelenato: "Offriamo 5 euro al metro quadrato. Vi conviene vendere perché altrimenti il comune esproprierà tutto e pagherà la metà". Troppo buoni. Fattisi i conti, alla fine ai contadini venne offerto ancora meno: 2.5 euro al metro quadrato.

Fu da queste denuncie che il pubblico ministero Woodcock inizio' le sue indagini per presunta concussione da parte della Total ai lucani. La Total, secondo i pm, avrebbe truccato anche le gare per il trattamento e per la fornitura dei fanghi di perforazione, oltre che essersi sporcata di vari intrallazzi con i politici locali.

Intanto, gia' nel 2004, il Corriere diceva:

Ammine aromatiche, anidride solforosa, scarti dalla lavorazione del greggio, che qui viene separato dallo zolfo e dal metano e immesso nell' oleodotto, verso la raffineria di Taranto e le navi per la Turchia. Anche l' acqua la portano in Puglia. Qui non resta niente. Un centinaio appena di posti di lavoro. L' Eni aveva promesso la Fondazione Mattei per i giovani e un centro per il monitoraggio ambientale, ma non hanno ancora deciso il posto: vorrebbero fare la fondazione a Viggiano e il centro di controllo a Marsiconuovo, lontano dal centro oli; non sarebbe meglio il contrario? Nel frattempo si muore di cancro, almeno un caso per famiglia. La valle in teoria è diventata un parco naturale, dai confini mobili, che si spostano in caso di scoperta di un pozzo. Un giorno il petrolio finirà, e noi avremo abbandonato i meleti, le piste da sci, gli scavi archeologici di Grumento. E non c' è nessun controllo sui barili estratti. Chi ci garantisce che non ci stanno truffando? Hanno trattato la Basilicata come un Paese africano o asiatico in via di sviluppo.


Manca qualcos'altro? Dedicato ai negazionisti.


Fonti: L'espresso
La Siritide
La Gazzetta del Mezzogiorno
Corriere della Sera, 2004