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Friday, September 7, 2012

Oil spills are forever - 2


Louisiana - 13 miglia di costiera chiusa per catrame, Settembre 2012











Elmer Island, Louisiana, 5 Settembre 2012

Dei postumi dell'incidente alla Exxon-Valdez del 1989 - piu di venti anni dopo - dopo abbiamo gia' parlato e tutto lascia presagire che per il golfo del Messico sara' la stessa cosa.

In questi giorni a causa dell'uragano Isaac che agita il golfo del Messico ricompare cio' che non doveva esserci: petrolio, catrame e altri residui dello scoppio di due anni fa.

Si parla di circa 1 milione di barili in sedimenti di varia natura che potrebbero o sono gia' tornati a riva. 

Sono stati gia' ritrovati pellicani ed altri animali intrisi di petrolio, anche se non si sa da dove viene.

Intanto le prime analisi confermano che il petrolio arrivato sulle spiaggie di Elmer Island e di Grand Isle in questi giorni e' l'esatto identico petrolio riportato a galla dopo lo scoppio della BP.

La BP stessa l'ha ammesso e dicono che si adopereranno per ripulire tutto. 

Una delle spiagge della zona in Louisiana e' stata chiusa per un tratto di 13 miglia e anche la pesca e' stata vietata.

Lungo una spiaggia dell'Alabama invece hanno trovato circa 45 chilogrammi di palline di catrame sparse lungo la costa che sono ancora in fase di testaggio, ma che si presuppone siano anche loro residui dello scoppio.

Il petrolio a riva,  dopo lo scoppio si e' mescolato alla sabbia ed e' affondato nel mare, ma a causa dovuti all'uragano, questi miscugli di catrame, sabbia e petrolio tornano a galla e possono essere dannosi alla pescam, agli umani e alla vita del mare. Possono ancora contenere sostanze tossiche.

Non e' la prima volta che palline di catrame tornano in spiaggia dopo pioggie ed uragani, questa volta semplicemente i movimenti atomsferici e del mare sono stati piu' forti e piu' roba e' tornata a galla.

Joel Hayworth, ricercatore presso la Hayworth Universiry  dice che

"We're in year three and this seems to be the new normal for the Gulf Coast. For some unforeseeable time, this is going to be the new normal for the beach."

Siamo all'anno tre e questo pare che sia il nuovo "normale" per il golfo del Messico. Per un periodo di tempo indeterminato, questo sara' normale per la spiaggia.

La BP non ha abvuto niente da dire, se non che adesso sanno dove devono andare a pulire meglio il mare!


Massachussetts: +11% occupazione in un anno grazie alle rinnovabili


“This report is proof that Massachusetts’ innovation economy is succeeding" 


In questi giorni si discute del "piano energetico nazionale" di Passera/Monti con Clini che, muto, fa la pia ancella.

Lorsignori decidono che per ridurre le importazioni estere di energia occorre raddoppiare la produzione nazionale di petrolio e gas e che dobbiamo diventare "l'hub" fisico del gas con un rigassificatore di qua' ed uno di la', sparsi lungo la penisola.

Questo neanche tanto per il gas degli italiani ma per facilitare il trasporto del gas dal Nord Africa al Nord Europa ed essere pagati per il transito. Sarebbe troppo facile fare paragoni non proprio eleganti, per cui meglio se mi autocensuro. L'idea e' che creare questi gasdotti su terra con rigassificatori e' piu' economico che mettere tubi in mare, per cui andiamo con l'Italia "autostrada" del gas per beneficio altrui.

L'aumento di estrazione di petrolio e gas servira' per garantire il 16% del fabbisogno nazionale prodotto da fonti domestiche e per creare 25mila posti di lavoro.  Il 16%. Questo significa che il rimanente 84% dovremmo continuare ad importarlo e siccome e' energia sporca, che ci sara' sicuramente, a lungo termini aumento di malattie, territori distrutti e crollo del turismo costiero.

I rigassificatori infatti li devi mettere in mare, come pure le piattaforme e non sia mai che siano incidenti!

 Coincidenza vuole che proprio in questi giorni vengono fuori dati ufficiali dello stato del Massachusetts - lo stato di Boston - uno stato neanche tanto assolato, dove si evidenzia che l'economia collegata alle sole rinnovabili e' aumentata nel giro di un anno a tassi vertiginosi grazie a politiche intelligenti.

A Luglio 2012 gli occupati in totale nel settore verde era di oltre 71,000 persone che lavorano in quasi 5,000 ditte collegate alle rinnovabili - un aumento del 11.2% rispetto all'anno prima. E' un record che supera pure la crescita del settore in Cina.

Ci si aspetta una forte crescita anche nel 2013 - in termini di occupazione e di potenza installata - e sono tutti entusiasti.

L'industria del solare e' diversificata nel Massachusetts, con imprese di construzione, manifattura e ricerca e sviluppo. Il successo e' dovuto, secondo il rapporto linkato in alto a una forza lavoro di talento, a istituzioni di ricerca di primo livello e alla visione futuristica del governatore Deval Patrick.

Il Masschussetts ha 6 milioni e mezzo di abitanti circa, e per ora le rinnovabili rappresentano quasi il 2% della forza lavoro in tutto lo stato. L'obiettivo e' di arrivare a 400 MW di solare entro il 2020.

Tutto e' partito nel 2001, ma nel 2007 il governatore decise di andare avanti con un programma aggressivo di incentivi e facilitazioni. Il loro effetto e' stato di dimuniure i costi di installazione del solare fotovoltaico. E' tutto racchiuso nel Green Communities Act del 2007.

Questo "Act" fra l'altro calcola gli incentivi sulla base del valore della tua casa, sul tuo stipendio,  se i pannelli che compri sono made in Massachusetts o made in China, e puo' arrivare ad un massimo di $20,000 di incentivi.

E' stato un gran successo.

Il governatore Deval Patrick dice

"I have said from the beginning of this Administration that, if we get clean energy right, the world will be our customer. This past year’s 11.2 percent increase in clean energy jobs means that we are getting it right and the world knows it."

"L'ho detto dall'inizio di questa amministrazione che se facciamo le cose per bene con l'energia pulita, il mondo sara' il nostro cliente. Il fatto che in un anno l'occupazione nell'energia verde e' aumentata dell'11.2% significa che stiamo facendo per bene e che il resto del mondo lo sa.

 “Investing in our nation-leading clean energy agenda is the right thing to do for our environment, our energy independence, our public health and our economic vitality. We owe it to our future to keep this momentum going strong."

"Investire in un piano di energia pulita come leader di questa nazione e' la cosa giusta da fare per il nostro ambiente, la nostra indipendenza energetica, la nostra salute pubblica e la nostra vitalita' economica. Lo dobbiamo al nostro futuro, di mantenere forte questo impulso".

Amen, caro Governatore Patrick. Amen.

Notare che il governatore non parla di trivellare ma di visione, futuro, investimenti.

Parole sempre piu' rare dal vocabolario italiano.

Clini e Passera: imparate a guardare oltre le fandonie che vi propinano Assomineraria e Federpetroli e ENI e tutta la cricca trivellante.

Imparate a farci sognare per il futuro e a trasformare questi sogni in realta' e non a star qui a cercare melma puzzolente sottoterra.

Thursday, September 6, 2012

Ouarzazate e la solarizzazione del Marocco



 Ouarzazate stesso sito dove hanno girato Lawrence of Arabia e Gladiator
adesso e' la casa di Ouarzazate: il piu' grande impianto a concentrazione solare del mondo
nel deserto

Energia ad un milione di case entro il 2018, taglio di CO2 di 760,000 tonnellate l'anno. 

La tecnologia e' quella del concentrated solar power (CSP), piu' costosa dei pannelli solari normali che permettera' maggiore stoccaggio per la notte e per i giorni nuvolosi.

Il sole riscaldera' un liquido acquoso a 400 gradi. Il vapore alimentera' turbine che genereranno elettricita'. Il fabbisogno energetico del Marocco in questo momento e' per il 97% coperto da fonti fossili importate. 


La citta' di Ouarzazate ha 583,000 persone ed e' povera. L'idea e' che finalmente ci sara' elettrivita' per tutti e che sopratutto gli ospedali non debbano piu' sottostare a improvvisi tagli alla corrente.
Come segno di riconoscimento al Marocco per la pianficazione di Ouarzazate, l'ONU ha deciso di organizzare il prossimo summit sul clima il COP 22 proprio in Marocco. 








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Morocco has emerged as an early leader in developing low carbon, 
sustainable energy on a large scale, and we are proud to support their drive.
 Lessons learned from these projects will inform efforts going forward 
in the country, region and around the world.



Developing solar power is an irreversible choice for us





E cosi, mentre "Federpetroli" se la piglia con Vendola cercando di difendere l'indifendibile, mentre Passera e Clini sotterrano il cervello nella melma petrolifera,  mentre le rinnovabili in Italia sono un mostro da esorcizzare secondo Assomineraria, ENI, e le lobby trivellanti, il resto del mondo corre, senza fermarsi, e non si tratta dei soliti noti.

Il Marocco ha deciso di puntare alla grande sul sole:  pianificano di arrivare al 42% del fabbisogno nazionale di energia dal sole entro il 2020 e di diventare "leader" del settore dell'energia rinnovabile.

E non lo dicono a casaccio. Hanno i progetti e i soldi - pubblici e stranieri - per farlo.

La banca per lo sviluppo dell'Africa - la AfDB African Development Bank - ha gia' stanziato 800 milioni di dollari per incentivare investimenti privati in Marocco, fra cui un impianto di solare concentrato in localita' Ouarzazate e un programma di elettricita' integrata fra eolico e idroelettrico per portare corrente nelle zone piu' remote del paese.

L'impianto di Ouarzazate sara' il piu' grande del mondo nel suo genere, e operera' a 500 MegaWatt a pieno regime nel 2015. Gli investimenti coinvolgono anche enti tedeschi e francesi, europei e la banca mondiale, tutti interessati ad investire in Marocco.

Il solare concentrato si basa sull'uso di pannelli parabolici per catturare maggiore quantita' di energia, come gia' in atto in varie localita' del mondo ma a scala piu' piccola. Oltre ad Ouarzazate ci saranno altre centrali a Ain Bni Mathar, Foum Al Oued, Boujdour and Sebkhat Tah.

La cosa interessante pero' e' il ragionamento che fanno alla base in Marocco: i prezzi sono alti, e per eseguire questi progetti - nuovi e ambiziosi - ci vogliono piu' soldi che per una centrale convenzionale a fonti fossili, quasi il doppio.

Ma si ricorda che questi investimenti saranno utili per fare aumentare competenze e conoscenza, che i costi saranno ridotti sul lungo termine, man mano che le tecnologie diventano diffuse. Ci si aspetta che altri piccoli e medi investitori locali seguano l'esempio. Infatti in Marocco e' gia' tutto un pullulare di piccoli impianti alimentati dal sole in tutto il paese.

In Marocco gia' nel 2007 producevano il 10% dell'energia da fonti rinnovabili e hanno deciso di lanciarcisi in maniera cosciente e decisa qualche anno fa.

Il "Solar Plan" del Marocco infatti e' un progetto ambizioso che risale alla fine del 2009 e dove si punta tutto sul sole. Il ministro dell'energia Amina Benkhadra a suo tempo disse che il governo avrebbe fatto di tutto affinche' il programma avesse successo tramite investimenti interni e capitali stranieri.

Dicono che intendono diminuire le loro importazioni di petrolio e di emissioni di anidride carbonica e che vogliono usare in Marocco le migliori e piu' avanzate tecnologie dal resto del mondo.

Per celebrare, nel giugno del 2012 il primo volo senza petrolio in Africa e' atterrato a Rabat dalla Svizzera, sponsorizzato dall'agenzia marocchina per l'energia solare. L'aereo era guidato dall'avventuriere Bertrand Piccard che dice:

We came here out of admiration for Morocco’s pioneering solar energy program. It was perhaps the most beautiful flight of my life. I have dreamed since I was a child of flying without using fuel.

Proprio come Passera e Clini, eh!

Non male per un paese del terzo mondo, no?  Ma che tristezza pensare che in anni recenti io almeno non ho sentito mai l'Italia dire di voler essere leader di niente e poi mettere un piano in programma.

Ecco invece, leggere di queste cose - dal Marocco addirittura - porta speranza. Magari non ci riusciranno a fare tutto, ma sono partiti, ci provano, ci credono. Iniziano, senza paura. Usando quello che hanno - il deserto.

E noi?  Noi no. Noi avremmo distese intere di tetti di condomini e di capannoni scoperti da riempire di pannelli solari, portando lavoro, progresso, ed energia. Ma no, noi vogliamo le trivelle e non il sole: mica siamo la Germania, mica siamo il Marocco.

A noi ci piace essere petrolizzati e non solarizzati.



Tuesday, September 4, 2012

Brian O Cathain: l'uomo che vuole trivellare le Tremiti


Brian O Cathain, capo della Petroceltic

E cosi' la storia delle trivelle alle Tremiti e delle proteste di questi giorni e' arrivata anche sulla stampa irlandese.

The Irish Times infatti riporta che ci sono "diffuse proteste" fra autorita' locali ed ambientalisti e che ben 18 sindaci del Gargano si sono incontrati per redimere un rapporto contro le trivelle esplorative nel mare adriatico.

Interessante e' che il giornale parli dell'airgiun definendoli "soundings": come se fossero suoni delicati, come le onde del mare, o il canto delle sirene. In realta' quelli sono spari violenti.

La Petroceltic non ha niente da dire, ma un mese fa, questo e' quello che disse l'amico Brian in merito al decreto trivelle di Passera:

We are very pleased that the Decree has been approved and believe that the new law removes the existing uncertainty concerning exploration, development and production activities in Italian waters. We will now commence discussions with the relevant National and Regional institutions concerning the Elsa project, which we are committed to progressing to the benefit of all stakeholders in a safe and environmentally-responsible manner”

Siamo molto compiaciuti che il decreto sia stato approvato e riteniamo che la nuova legge elimini le incertezze sull'esplorazione, lo sviluppo e le attivita' di produzione nei mari d'Italia. Adesso possiamo inziare le discussioni rilevanti con le istituzioni nazionali e regionai sul progetto Elsa, che siamo intenzionati a portare avanti per il beneficio di tutti i portatori di interesse in un modo sicuro e responsabile dal punto di vista ambientale.

Mentre lo diceva gli si allungava il naso.

Beh, a Roma si sa che Passera e Clini sono arroganti con il popolo e pappamolli con i prepotenti, ma per quanto riguarda le autorita' locali .. beh, mi sa che in Puglia caschi male caro Brian O'Cathain.
Mi sa proprio che lei non ha capito con chi ha a che fare.

Dicono pure che sono "pienamente coperti" dal pnto di vista economico fino alla fine del 2013.

Pensate voi in che mani siamo, una ditta che ha soldi fino alla fine del 2013 e dopo non si sa! 

Pero' sono ottimisti di poter trivellare entro il 2013 e rimpinguare le casse, visto che il governo e' molto bene intenzionato con loro.

Dicono che l'ENI stimava che ci fossero dai 30 ai 180 milioni di petrolio al largo della Puglia, ma che le loro stime parlano di 200 milioni di barili.

Ne consumiamo 1.5 milioni al giorno, per cui se anche le "stime" della Petroceltic fossero vere, e tutto fosse roseo, distruggiamo Tremiti e Salento per 130 giorni di petrolio.

Fanno 4 mesi e mezzo di fabbisogno nazionale - se fosse venduto in Italia - splamato in 20, 30 anni, regalato ad una ditta irlandese che non si sa bene se ha i soldi o no, e contemporaneamente distruggiamo il turismo delle Tremiti.

Menomale che la Puglia protesta tutta unita, a prescindere dai pariti e dalle poltrone.

Sindaci di Ortona, San Vito Chietino, Torino di Sangro, Vasto, Gianni Chiodi prendete esempio.

Grazie alla mia amica Annette Gurdo che mi ha mandato il link.

Monday, September 3, 2012

Storie petrolifere quotidiane






E mentre qui discutiamo sulle trivellazioni e l'airgun presso le isole Tremiti, non riusciamo nemmeno a salvare i nostri mari dall'inqunamento "di tutti i giorni".

Queste foto me le ha mandate Giorgio Rebecchi, che dall'Emilia Romagna e' andato a far vacanza ad Otranto - una delle punte turistiche di diamante del Salento e della Puglia.

Sono idrocarburi riversati a mare fra Sabato 25 e Domenica 26 Agosto nel canale di Otranto, da navi in transito. Sono dovuti a venire a pulirlo con aerei e battelli fin da Pescara - ovviamente a spese di noi tutti.

Si stima e' che questi idrocarburi abbiamo coperto una macchia di 4 chilometri di lunghezza con spessore anche di 20 metri. In alcune localita' e' arrivato fino agli scogli dei bagnanti.

Scrive Giorgio

"Ho passato tutto il giorno a ungere i miei figli ricoperti di chiazze nerastre."

E' questo il tipo di mare che vogliamo offrire a chi viene a trovarci? E' questo che si intende per vacanza?

Clini e Passera non sanno che le trivelle alle Tremiti - o da qualsiasi altra parte - porteranno con se altri rifiuti, altri idrocarburi, altre navi?

Perche' se questo e' cio' che viene fuori da una nave in transito, cosa ci si aspetta che possa venir fuori  un pozzo permanente, che stara' li per 20 o 30 anni, con oleodotti, petrolio corrosivo, e via vai continuo di navi? Elisir di lunga vita? Profumo di mare? Sapore di sale?

E poi di chi e' la colpa? Saranno puniti? Oppure tutto fa brodo, visto che ora ci apprestiamo ad offrire i nostri mari al miglior offerente, cosi a casaccio e quindi cosa vuoi che sia un po di petrolio in piu, un po di petrolio in meno?

Per ora non si sa, c'e' una interrrogazione, ma chissa' se mai si sapra' niente. 

Giorgio fa l'avvocato e mi scrive questo:


Quello che sconcerta e' che tra i principi fondamentali (artt. 1-12) della nostra Costituzione (principi cioe' che dovrebbero "venir prima" di ogni altro diritto individuale o di iniziativa economica) vi e' l'art. 9 che impone la "tutela del paesaggio" oltre che del patrimonio storico ed artistico della      
nazione.    
                                                                
Se per altri articoli (primo fra tutti l'art. 3) l'incostituzionalita' di moltissime leggi e provvedimenti e' stata spesso invocata ed anche accertata,  sarebbe interessante sapere quante volte e' stato invocato l'art. 9 per sollevare analoghi rilievi a fronte di norme di legge e di provvedimenti che qui in Italia hanno consentito di fare di tutto e di piu', svuotando di ogni effettivo contenuto pratico un"principio fondamentale" di pari rango di quello contenuto nell'art. 3.                                                                         


E si, non fa una piega.

Ecco come era il mare prima del riversamento





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Passiamo ad altra monnezza nel mare





All'inizio di Agosto e' stato ritrovato catrame in spiaggia a Termoli nella zona fra Montenero e Petacciato. Se ne sono accorti i bagnanti, la capitaneria di porto non sapeva niente, e non si sa chi abbia messo quel catrame li.
 
Un'altra nave? C'e' qualcosa che viene fuori da Rospo Mare? E chi lo sa.

Qui il presidente dell'ADOC, una associazione di consumatori, Nicola Criscuoli che riferisce

In questi giorni fare il bagno in quel tratto di litorale è impossibile. La situazione non è migliorata e la chiazza marrone in mare, ancora presente, impedisce ai bagnanti di godersi anche pochi giorni di vacanza. Ovviamente tutto ciò ha indubbiamente danneggiato i turisti presenti e sta aggravando la situazione di crisi che sta vivendo, ancor più, la nostra regione in termini di domanda e offerta turistica, in quanto chi vuole trascorrere anche pochi giorni o qualche settimana al mare preferisce scegliere altre località diverse da quelle molisane, anche vicine, dove è possibile fare il bagno in mare senza rischiare malattie o allergie. 

Dall'ARTA, dalla Capitaneria di Porto e dalle autorita' locali non si sa niente solo che "non e' tossico" e che il tutto e' per colpa di una cattivissima ma non pericolosa alga.

Il mare e' stato soprannonminato Mare CocaCola per colpa del catrame e non tutti hanno creduto alla storia dell'alga. Un albergatore riferisce:
 
Abbiamo anche stampato e affisso gli articoli di giornale in cui si spiegava che tutto era da attribuire all’alga, ma i nostri ospiti non hanno dato peso a ciò che era scritto perché avevano trascorso la mattinata in acqua uscendone con la pelle unta dalla strana sostanza presente.

E cosi chi se ne poteva andare, se n'e' andato con buona pace dell'economia, del turismo e dell'estate al mare e delle alghe. 

Evviva l'Italia petrolizzata. E questo e' solo l'inizio.
Grazie Passera, grazie Clini.






















Sunday, September 2, 2012

Le balle di Clini sulle Tremiti e sulle trivelle





"Il limite di 12 miglia, nel Mediterraneo, c’è solo in Italia" 

Corrado Clini



In California il limite e' 100 miglia. 

In Florida 125 miglia.


Dedicato a Michelangelo Borrillo "giornalista"



E chi l'avrebbe mai detto che avremmo rimpianto la Prestigiacomo?

Corrado Clini, supposto ministro dell'ambiente, rilascia una lunga intervista in difesa dell'approvazione delle trivelle presso le isole Tremiti. 

Intervista che posso solo definire Ponzio Pilatesca.

Lui non sa, non decide, lui applica.
Lui non ha coscienza, morale, lui applica.
Lui non ha opinioni, rispetto per i cittadini, lui applica.
Lui non ascolta, lui applica.

Un perfetto automa che se ne lava la mani.

Clini dice che lui applica solo quello che c'e' da applicare, e non si pone domande, non lotta per quello che e' giusto, e neanche se lo chiede secondo me cosa sia giusto.

Che importa quello che vogliono turisti e residenti -  di Puglia in questo caso, ma che e' lo stesso che chiedono da Novara fino a Trapani: di lasciare la monnezza petrolifera che esiste in Italia dove Dio e dove la natura l'hanno messa: SOTTOTERRA.

Clini dice che "abbiamo solo applicato la legge" e che "vogliamo solo sapere cosa c'e' nel mare" e che e' tutto sicuro perche' siamo oltre le 12 miglia.

E a quante miglia siamo? Mmh. Chissa' perche' i giornalisti non fanno mai le domande difficili.

A TREDICI!

Una beffa proprio - alle Tremiti siamo ad un miglio in piu di queste pseudoleggi che fanno solo ridere i polli e secondo lui siamo apposto.

Voglio solo sapere perche' nessuno di questi altrettanto pseudogiornalisti italici non fa mai la domanda da centomila dollari che sono cinque anni che vorrei fare a tutti i politici d'Italia:

Secondo lei quelli della Florida e della California sono scemi ad avere il mare chiuso alle trivelle a 200 da riva il primo e a 160 il secondo stato? 

Mistero.

Poi dice "non vince chi strilla di piu'."

Vince chi e' piu' prepotente, allora?

Nella fattispecie lui e Passera?

E secondo lui cosa dovremmo fare?

Stare zitti e dirgli: ma certo caro, vieni qui e trivella pure le isole Tremiti che non aspettiamo altro.

Abbiamo chiesto, scritto, aperto pagine facebook, manifestato. I nostri rappresentani in maniera bipartisan hanno detto no alle trivelle ed in tutti i modi. Io sono andata pure a perdere una giornata intera al senato italiano a spiegare le nostre ragioni.

Niente da fare,  lui ed il suo compare Passera pensano che siccome hanno in mano il potere possono fare quello che vogliono e noi dobbiamo pure stare zitti.

Caro Clini: lei e' il ministro dell'ambiente e non della distruzione.

Lei sta li per fare gli interessi dell'Italia e non di Assomineraria, della Petroceltic, dell'ENI e compagnia.

Continua ad insistere che lui solo applica la legge - come se la legge fosse il Vangelo scritto nella roccia: tesoro mio, le leggi sono fatte da uomini e si possono cambiare e non c'e' scritto da nessuna parte che devi dire si per forza appena sei a 12.1 miglia.

Poi dice che non e' compito suo cambiare le leggi in materia.
Ah si?

Se non e' compito di questo governo cambiare le leggi in materia, e allora perche' non avete tenuto la legge Prestigiacomo? Perche' lui e Passera l'hanno cambiata a favore dei petrolieri? 

Ovviamente il giornalista non ha coraggio di fare neanche qui le domande difficili.

Il giornalista poi dice "prendere in considerazione non vuol dire dare l'OK".

Ma sono tutti folli: prendere in considerazione AUTORIZZANDO l'airgun, significa INIZIARE l'iter. Ma questi hanno mai studiato Manzoni? La storia della monaca di Monza non gli ricorda niente?
Che passettino dopo passettino quella e' arrivata alla clausura.

Identico qui. Passettino dopo passettino arriveremo al pozzo e a tutte le sue infrastrutture. E ci dicono pure di stare zitti! Come diceva Eduardo De Filippo: a forza di dire e' cosa da niente, alla fine siamo diventati cosa da niente pure noi.

La domanda e' A MONTE caro Clini: vuoi tu, ministro dell'ambiente, che le isole Tremiti - e Venezia, e l'Abruzzo, e il canale di Sicilia e l'Emilia Romagna e il Delta del Po -  diventino distretti minerari?

Se dici si, e allora puoi fare tutto.

Ma se dici no, e allora non devi neanche iniziare.

Che senso ha "esplorare per sapere"?  O che la Petroceltic spende quei quattrini per amore delle geologia? Suvvia, siamo tutti grandi e alle favole abbiamo smesso molto tempo fa di credere.

Poi parla di coinvolgere Croazia e Slovenia nella corsa alle trivelle.

Parla come se fosse il ministro delle trivellazioni e non dell'ambiente!

Caro Clini: Croazia e Slovenia le devi coinvolgere per CHIUDERE l'Adriatico alle trivelle! E' un mare piccolo, chiuso, gia' inquinato di per conto suo e con forti problemi ambientali. Possibile che lei non riesca a vedere la realta' per quella che e'?

E poi cosa, vuole coinvolgere Croazia e Slovenia ma non Puglia e Sicilia e Molise ed Abruzzo?
Ma chi e' lei? Chi le da questo diritto?

C'e' anche da notare la faccenda del giornalista che non riesce a far ordine con le date e Clini ancora di meno. La destra non sa cosa fa la sinistra! Il 7 Agosto e' la data un cui il ministro Clini e Ornaghi hanno dato l'ok definitivo. 


CLINI: Noti la data del timbro - 7 Agosto 2012






Ma perche' queste cose le so io e non chi e' pagato per fare giornalismo?

Leggetelo il New York Times qualche volta, ed imparate come si fa il giornalismo vero.
Veramente penoso, politici e giornalisti.

Clini, ministro dell'ambiente, finisce con il dire che se "c’è il petrolio, occorre capire se la prospettiva dello sfruttamento è di breve durata e se c’è il rischio che i costi superino la valorizzazione della risorsa. Bisogna pesare vantaggi e svantaggi e decidere."

E di grazia, quali sarebbero questi vantaggi? Una settimana in piu' di petrolio qua e la spalmati su 20 anni di tempo, la distruzione dell'industria turistica, rischi di scoppi e  mari inquinati?

Questo e' il petrolio che c'e' nei mari d'Italia: poco, scadente, difficile da estrarre e pieno di impurita'.

Corrado Clini, lei non merita di essere il ministro dell'ambiente di una nazione che di ambiente potrebbere vivere, e vivere in maniera magnificente.










Saturday, September 1, 2012

Quelle morti impunite alla raffineria di Falconara





"Raffineria, non si respira più"

Esalazioni pestilenziali, incidente "minore", emissioni di benzene
e idrocarburi totali. 

Il benzene e' un cancerogeno accertato.


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 "La raffineria e' un impianto oggettivamente pericoloso"
Vito D'Ambrosio, presidente regione Marche, 1999


 Questa storia e' illustrata in dettaglio dal sito dei Comitati Cittadini di Falconara curata da Loris Calcina, il suo presidente che saluto e ringrazio. 
In questa fine estate 2012 si e' molto parlato dell'Ilva, per cui la famiglia di Emilio Riva ha incassato soldi a non finire, sulle spalle e sulla salute degli abitanti del quartiere Tamburi di Taranto - agnelli abbattuti per troppa diossina, piombo nelle urine, allattamento sconsigliato alle mamme, cielo e polmoni plumbei. 

Ma in Italia ci sono mille altre piccole e grandi Ilva, e con loro mille piccole e grandi storie di persone a cui e' stato negato il diritto alla salute, ad una vita serena e produttiva, ad una vita felice. E si, abbiamo diritto pure a quella.

Fra le tante storie, quella di Falconara e della sua raffineria API, di cui abbiamo parlato piu' e piu' volte su questo blog e che lascia capire quanto difficile sia in Italia per il cittadino normale, onesto, lavoratore di ottenere giustizia e cambiamenti in positivo.


Ad esempio qui la lista di tutti gli incidenti piu' o meno gravi di Falconara negli ultimi anni






A Falconara ci sono cause contro la raffineria lasciate morire per non pensarci piu' cosi nessuno deve essere responsabile di niente - ne politici, ne gestori della raffineria.

E pace all'anima di chi e' morto per davvero.

Di queste cose abbiamo parlato

qui - Le indagini epidemiologiche di Falconara

qui - I tumori di Falconara 

qui - Falconara: uno dei siti piu' inquinati d'Italia

qui - Falconara e gli scarichi a mare dell'API

qui - Scoppi e incendi normali a Falconara






L'incendio duro' per ore, avvolgendo la vicina ferrovia, con centinaia e centinaia di persone in fuga dall'inferno per sfuggire ad una pioggia incessante di idrocarburi, da una fiamma di oltre 50 metri, da una nube tossica e da temperature insopportabili. 

1 milione e 800 mila litri di petrolio bruciati nel giro di tre ore. 


I due operai hanno riportato ustioni su tutto il corpo e trasportati ad Ancona, Cesena e Roma non ce l'hanno fatta. 

La magistratura apri' un inchiesta. 

Si costituirono parte civile alcuni di cittadini interessati ed il comune di Falconara Marittima. 

Una delle domande piu' pressanti riguardava lo stato di una valvola che doveva essere chiusa nei periodi di inattivita', secondo i codici di sicurezza, ma che era in realta' lasciata sempre aperta, come da prassi. Molti riconoscono che la chiusura di quella valvola avrebbe potuto salvare la vita dei due operai.  

Si parlava anche di scarsa manutenzione e mancanza di corretta applicazione delle norme di sicurezza.  Infatti, non fu tempestivamente attivato il piano di emergenza esterno e operai e cittadini dovettero scappare dalle case fra esalazioni ed una pioggia di materiale solido e liquido che venne rigettato fino a 1.5km dalla raffineria.

In particolare la ditta incaricata della manutenzione segnalo' per due anni di fila che quella maledetta valvola doveva essere chiusa per fare nuove verifiche e prove, ma visto che quella valvola non si ebbe da chiudere, non si ebbero da fare neppure le verifiche, finche' non verifiche o non verifiche, ci furono lo scoppio e due morti. 

Tutte cose normali nelle raffinerie d'Italia. 

Inizia l'inchiesta. 

Passano 2,4,7,13 anni. 

E cosi, lentamente ma inesorabilmente si arriva alla fine. 

Amara. 

Il processo e' ufficialmente caduto il 28 Agosto 2012 per prescrizione dei termini. 

In tutti questi anni c'e' stato un solo grado di giudizio, nel 2005. Si trovo' colpevole un altro operaio, Gaetano Bonfissuto, che aveva lasciato aperto una valvola, non quella che costo' la vita a Gandolfi e a Giuliani, ma un altra, piu' lontana che secondo i testimoni e gli altri lavoratori non avrebbe potuto causare la morte di nessuno.

I vertici dell'azienda invece sono stati tutti assolti. 

Non si e' mai saputo niente sulle responsabilita' di quella valvola incriminata. I vertici dell'API non hanno pagato niente, non hanno risarcito la comunita' o i lavoratori morti. Non hanno chiesto scusa. 

Come se la raffineria non fosse cosa loro, come se uno e' il capo solo quando si tratta di portare soldi a casa e non quando c'e' da assumersene le resposabilita'. Piu facile dare la colpa a un altro lavoratore, eh? 

Il comune di Falconara Marittima nella persona del suo sindaco Goffredo Brandoni abdico' al ruolo di difensore della sua gente nel 2008, ritirando la sua partecipazione al processo. 

L'API in cambio gli diede dei soldi per il bilancio comunale, tappandogli cosi la bocca. 

Tuttapposto - la colpa e' dell'operaio, il sindaco ha preso dei soldi per il bilanci comunale, l'API non c'entra niente e i treni che passano in mezzo alle fiamme e la morte per raffineria e' normale. 

Restera' un altro mistero di Fatima all'Italiana. 

E le indagini epidemiologiche? 


L'API non rilascia dati ulteriori per "privacy". 

Tutto normale. 

Non c'e' lo scandalo nazionale. 

I politici marchigiani non fiatano: e' meglio non dire niente. 

Il TG3 delle Marche ignora del tutto la questione, non e' affar loro. 

Tutto normale. 

Se posso azzardare il perche' - secondo me - di tutte queste ingiustizie e del silenzio: perche' dire qualsiasi cosa da parte di chi comanda significa dover agire per sistemare il problema, significa dare risposte, dover fare cose difficili, significa mettere i signori API alle strette e finalmente dare una voce a morti e a malati. 

Ma in Italia, dove piu' che altrove e' tutto mescolato fra interessi, politici, soldi, carriere, paura e poltrone, questo coraggio e' raro. 

Meglio non pensarci.