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Saturday, September 1, 2012

Quelle morti impunite alla raffineria di Falconara







 "La raffineria e' un impianto oggettivamente pericoloso"
Vito D'Ambrosio, presidente regione Marche, 1999


 Questa storia e' illustrata in dettaglio dal sito dei Comitati Cittadini di Falconara curata da Loris Calcina, il suo presidente che saluto e ringrazio. 
In questa fine estate 2012 si e' molto parlato dell'Ilva, per cui la famiglia di Emilio Riva ha incassato soldi a non finire, sulle spalle e sulla salute degli abitanti del quartiere Tamburi di Taranto - agnelli abbattuti per troppa diossina, piombo nelle urine, allattamento sconsigliato alle mamme, cielo e polmoni plumbei. 

Ma in Italia ci sono mille altre piccole e grandi Ilva, e con loro mille piccole e grandi storie di persone a cui e' stato negato il diritto alla salute, ad una vita serena e produttiva, ad una vita felice. E si, abbiamo diritto pure a quella.

Fra le tante storie, quella di Falconara e della sua raffineria API, di cui abbiamo parlato piu' e piu' volte su questo blog e che lascia capire quanto difficile sia in Italia per il cittadino normale, onesto, lavoratore di ottenere giustizia e cambiamenti in positivo.


Ad esempio qui la lista di tutti gli incidenti piu' o meno gravi di Falconara negli ultimi anni






A Falconara ci sono cause contro la raffineria lasciate morire per non pensarci piu' cosi nessuno deve essere responsabile di niente - ne politici, ne gestori della raffineria.

E pace all'anima di chi e' morto per davvero.

Di queste cose abbiamo parlato

qui - Le indagini epidemiologiche di Falconara

qui - I tumori di Falconara 

qui - Falconara: uno dei siti piu' inquinati d'Italia

qui - Falconara e gli scarichi a mare dell'API

qui - Scoppi e incendi normali a Falconara






L'incendio duro' per ore, avvolgendo la vicina ferrovia, con centinaia e centinaia di persone in fuga dall'inferno per sfuggire ad una pioggia incessante di idrocarburi, da una fiamma di oltre 50 metri, da una nube tossica e da temperature insopportabili. 

1 milione e 800 mila litri di petrolio bruciati nel giro di tre ore. 


I due operai hanno riportato ustioni su tutto il corpo e trasportati ad Ancona, Cesena e Roma non ce l'hanno fatta. 

La magistratura apri' un inchiesta. 

Si costituirono parte civile alcuni di cittadini interessati ed il comune di Falconara Marittima. 

Una delle domande piu' pressanti riguardava lo stato di una valvola che doveva essere chiusa nei periodi di inattivita', secondo i codici di sicurezza, ma che era in realta' lasciata sempre aperta, come da prassi. Molti riconoscono che la chiusura di quella valvola avrebbe potuto salvare la vita dei due operai.  

Si parlava anche di scarsa manutenzione e mancanza di corretta applicazione delle norme di sicurezza.  Infatti, non fu tempestivamente attivato il piano di emergenza esterno e operai e cittadini dovettero scappare dalle case fra esalazioni ed una pioggia di materiale solido e liquido che venne rigettato fino a 1.5km dalla raffineria.

In particolare la ditta incaricata della manutenzione segnalo' per due anni di fila che quella maledetta valvola doveva essere chiusa per fare nuove verifiche e prove, ma visto che quella valvola non si ebbe da chiudere, non si ebbero da fare neppure le verifiche, finche' non verifiche o non verifiche, ci furono lo scoppio e due morti. 

Tutte cose normali nelle raffinerie d'Italia. 

Inizia l'inchiesta. 

Passano 2,4,7,13 anni. 

E cosi, lentamente ma inesorabilmente si arriva alla fine. 

Amara. 

Il processo e' ufficialmente caduto il 28 Agosto 2012 per prescrizione dei termini. 

In tutti questi anni c'e' stato un solo grado di giudizio, nel 2005. Si trovo' colpevole un altro operaio, Gaetano Bonfissuto, che aveva lasciato aperto una valvola, non quella che costo' la vita a Gandolfi e a Giuliani, ma un altra, piu' lontana che secondo i testimoni e gli altri lavoratori non avrebbe potuto causare la morte di nessuno.

I vertici dell'azienda invece sono stati tutti assolti. 

Non si e' mai saputo niente sulle responsabilita' di quella valvola incriminata. I vertici dell'API non hanno pagato niente, non hanno risarcito la comunita' o i lavoratori morti. Non hanno chiesto scusa. 

Come se la raffineria non fosse cosa loro, come se uno e' il capo solo quando si tratta di portare soldi a casa e non quando c'e' da assumersene le resposabilita'. Piu facile dare la colpa a un altro lavoratore, eh? 

Il comune di Falconara Marittima nella persona del suo sindaco Goffredo Brandoni abdico' al ruolo di difensore della sua gente nel 2008, ritirando la sua partecipazione al processo. 

L'API in cambio gli diede dei soldi per il bilancio comunale, tappandogli cosi la bocca. 

Tuttapposto - la colpa e' dell'operaio, il sindaco ha preso dei soldi per il bilanci comunale, l'API non c'entra niente e i treni che passano in mezzo alle fiamme e la morte per raffineria e' normale. 

Restera' un altro mistero di Fatima all'Italiana. 

E le indagini epidemiologiche? 


L'API non rilascia dati ulteriori per "privacy". 

Tutto normale. 

Non c'e' lo scandalo nazionale. 

I politici marchigiani non fiatano: e' meglio non dire niente. 

Il TG3 delle Marche ignora del tutto la questione, non e' affar loro. 

Tutto normale. 

Se posso azzardare il perche' - secondo me - di tutte queste ingiustizie e del silenzio: perche' dire qualsiasi cosa da parte di chi comanda significa dover agire per sistemare il problema, significa dare risposte, dover fare cose difficili, significa mettere i signori API alle strette e finalmente dare una voce a morti e a malati. 

Ma in Italia, dove piu' che altrove e' tutto mescolato fra interessi, politici, soldi, carriere, paura e poltrone, questo coraggio e' raro. 

Meglio non pensarci. 

1 comment:

Anonymous said...

John Law wrote: Falconara, la città dove è caldamente consigliabile non fumare... . Oltre a questo mi sono sempre chiesto: come è possibile permettere che l'aerovia di atterraggio e di decollo del Raffaello Sanzio passi esattamente sopra la raffineria? Basterebbe un aereo in difficoltà e sarebbe un disatro di proporzioni apocalittiche. Per fortuna poi che da vivo Bin Laden non se ne sia mai accorto. Ci sono cose in questa Italia che davvero mi fanno continuare a dire: sono italiano ma non è colpa mia.