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Friday, May 10, 2013

Ciao signor Armando!




Due anni fa moriva uno dei personaggi piu' amati della lotta contro il   centro oli di Ortona, il signor Armando Orsini.

 Aveva 78 anni ed era il proprietario di un terreno in contrada Feudo dove lui e sua moglie Maria avevano piantato degli ulivi appena sposati.

Il suo era un campo come tanti in Abruzzo, in collina con vista sul mare, dove gli si occhi si perdono fra le varie sfumature di verde a seconda delle stagioni, e a cui si accede da una stradina stretta,
fangosa d'inverno e dal profumo di natura in primavera.

Dopo 50 anni l'ENI aveva deciso che quell'uliveto era proprio il posto giusto per costruirci una raffineria di petrolio.  Pensavano: veni, vidi, vici.

Mai avrebbero gli uomini di Scaroni pensato che qualcuno potesse dirgli di no. E infatti, circa una dozzina di altri proprietari di vigneti ed uliveti cedettero alle lusinghe, alle pressioni e al miraggio dei soldi, vendendo la loro terra al mostro a sei zampe.

E invece ci fu qualcuno che disse no: il signor Armando Orsini e la sua confinante Maria Paolucci.

Nel dire no, le due famiglie dissero no non solo ai 200,000 euro offertigli per quegli ulivi da trasformare in fiaccole, ma dissero no alla paura, all'idea che i prepotenti debbano per forza vincere, alla rassegnazione che "tanto quel terreno se lo prendono lo stesso, meglio almeno portare a casa qualche soldo."

Una lezione di umilta' e di coraggio per tutti.

Me lo ricordo bene il signor Orsini. La sua gentilezza, l'onnipresente berretto, gli occhi schivi ma brillanti, e la parlata calma ma certa nel dire la sua semplice verita' alle telecamere di Rai Uno:

"Se quelli vengono, non avvelenano mica solo me, avvelenano tutti."

Alla fine, dopo tante proteste, dopo tanti piccoli e grandi gesti di dissenso da parte di tutti, l'ENI rinuncio' al Centro Oli di Ortona, che non e' mai stato costruito. L'uliveto e' ancora nelle mani della famiglia Orsini - speriamo per almeno altri 50 anni.

Ecco, sono passati due anni dal 10 Maggio 2013 ed e' bello ogni tanto fermarsi, ricordare ed essere grati.  Il signor Orsini ci ha lasciato un esempio che spero non vada dimenticato ma che resti invece nella memoria collettiva a darci la carica per le tante altre battaglie future.

Grazie signori Armando e Maria Orsini, grazie signora Maria Paolucci.

Questa e' l'Italia migliore.

Wednesday, May 8, 2013

Stefano Saglia l'uomo del si al fracking - non rieletto




Tutti ricordiamo il famoso Stefano Saglia, il sottosegretario allo sviluppo economico che era favorevole al fracking di shale gas in Italia e che diceva di essere d'accordo con Passera sul fatto che si debba trivellare in Italia per arrivare "all'autosufficenza energetica".

Non e' stato rieletto - deo gratias!

Il suo motto era: Se pensiamo all'energia pensiamo al paese.

Peccato che lui pensava alla monnezza che abbiamo sottoterra e non al sole che splende sulle nostre teste.

E ovviamente se la prendeva con la gente normale - i cattivissimi ambientalisti che non hanno niente di meglio da fare che cercare di volere salvare il paese dai folli progetti di Assomineraria e compagni. Diceva - come riportato, guarda caso dall'AGI, di 100% di proprieta' dell'ENI e riferendosi al governo Monti:

E’ stato proprio questo Governo ad aver ceduto alle pressioni degli ambientalisti quando ha ritirato i provvedimenti che avrebbero ridotto le restrizioni per le prospezioni minerarie e la produzione in Italia.


Avrebbe potuto raddoppiare la produzione di petrolio e di gas in Italia sia onshore che offshore e avrebbe creato oltre 30.000 posti di lavoro: le restrizioni introdotte con il codice ambiente nel 2010 sono le piu’ rigorose imposte nell’Europa ed hanno bloccato molte aziende che avevano gia’ fatto investimenti

Le sue posizioni lo hanno sempre reso molto benvoluto dai petrolieri, che infatti nell'anno 2010 gli hanno reso il premio di Uomo dell'anno dell'energia dal giornale Staffetta quotidiana della Rivista Italiana del Petrolio e da Fondazione Energia.

Ma il nostro uomo dell'anno della rivista italiana del petrolio non si cruccia per la mancata rielezione - dice infatti che gli dispiace ma che

"Nella nuova legislatura auspico vi sia una particolare attenzione alle politiche energetiche e industriali. Del resto ho sempre detto che siamo tutti utili ma nessuno è indispensabile. Mi convince l'idea di proposta politica orientata all’ambientalismo ragionevole, capace di coniugare salute, produzione, lavoro e ambiente”.

L'ambientalismo ragionevole? Cos'e' l'ambientalismo irragionevole? E' volere vivere "contamination free" come dicono quelli di Mora County? O e' il volere vedere l'orizzonte limpido dalle trivelle? O e' vedere le trivelle nei giardini altrui e non nei propri?

E sapete chi e' stato un altro uomo dell'anno secondo la Rivista Italiana del Petrolio? 

2007: Corrado Clini!!!

Come volevasi dimostrare.







Tuesday, May 7, 2013

Mora County: divieto integrale alle trivelle

Mora County, New Mexico. 
 La prima a imporre un divieto integrale alle trivelle da gas, da petrolio, da fracking 






"The Earth is living and holy, is the habitat that sustains us, and is composed of all natural and living systems, flora and fauna – interrelated, interdependent and complementary – which share our common destiny: 
The right to live free from contamination."




Mora County si trova nel nord del New Mexico, e' una contea piccola, con cinque mila anime scarse. In un angolo remoto della contea, il gigante petrolifero Shell che possiede varie concessioni estrattive per un totale di 400 chilometri quadrati.

Sembra uno scenario classico per i petrolieri: una contea scarsamente abitata, persa in una zona rurale, dove la disoccupazione arriva anche al 20% e dove e' facile vendere il miraggio di soldi-lavoro-gioia per tutti.

E invece, la scorsa settimana Mora County ha fatto qualcosa di strabiliante: ha reso illegale la presenza di compagnie petrolifere sul suo suolo.

Una apposita commissione ha infatti redatto il "Mora County Community Water Rights and Local Self-Government Ordinance”  sul diritto all'acqua e all'autodeterminazione delle comunita' locali.

In questo testo, la contea ricorda di avere radici indigene e che proprio per questo sentono come primo obbligo quello morale di proteggere la terra, l'acqua e l'aria come fonte di vita per tutti.

Dicono che rifiutano di sacrificare "il presente ed il futuro" per i profitti e per le speculazioni legate all'estrazione del petrolio e del gas. E lo dicono facile facile:

“It shall be unlawful for any corporation to engage in the extraction of oil, natural gas, or other hydrocarbons within Mora County.”

Amen. E' la prima volta che succede negli USA.

Non usano mezze parole in questo testo. Dicono che non vogliono che la natura sia nelle mani di "pochi speculatori" e che le azioni dei petrolieri non sono altro che "abuso e usurpazione".

Aggiungono che poiche' l'acqua scarseggia gia' di per conto suo, occorre dare priorita'  all'agricoltura di sussidenza tradizionale, al pascolo, e non ad altri tipi di uso piu' "moderni" che magari promettono piu' soldi ma per cui il prezzo da pagare e' troppo alto.

Dicono anche che i diritti collettivi della contea sono piu' importanti di quelli di quelli di qualsiasi corporazione e che le concessioni gia' date dallo stato del New Messico o a livello federale sono tutte revocate.

La storia inizia con una prima moratoria nel 2011 per dare un fermo temporaneo alle operazioni di esplorazione di gas e di petrolio nella contea mentre si cercava di capire le conseguenze di fracking e trivelle.

Dopo quasi due anni ecco la conclusione: un divieto integrale, in cui si afferma esplicitamente che i diritti locali sono al di sopra delle decisioni statali e federali. La commissione ha anche ricordato che vogliono essere preventivi e che vogliono fermarli prima e non dopo.

Intanto, si inizia a prendere esempio: la contea di San Miguel a sud di Mora County ha appena approvato anche lei la sua moratoria di un anno contro le trivellazioni. La citta' piu' grande di San Miguel e' Las Vegas che aveva gia' vietato il fracking nei suoi confini.

John Olivas, uno degli autori del divieto alle trivelle sa che la Shell dara' filo da torcere a Mora County e sa che ci saranno critiche sopratutto da parte dei repubblicani a cui piace sempre l'idea di trivellare. Ma lui ha detto che preferisce lottare contro i petrolieri e contro la Shell in tribunale adesso, piuttosto che dover poi ripulire il disastro che lasceranno dietro dopo.

Ci sono certe cose che il denaro non puo' comprare.











Altri terremoti da reiniezione: 5.3R Colorado




"Can this rate change be natural? I certainly don't think so"
Justin Rubenstein, geofisico, USGS

Il meeting annuale della Seismological Society of America, si e' svolto a il a Salt Lake City durante la terza settimana di Aprile 2013.

Fra i vari interventi, il giorno 19 Aprile quello di Justin Rubinstein geofisico dell' U.S. Geological Survey (USGS), una specie del nostro INGV.

Il suo lavoro si riferiva agli sciami sismici nei pressi di Raton Basin, ai piedi delle Rocky Mountains, fra New Mexico e Colorado dove - guarda caso! - ci sono operazioni di coal bed methane - fracking da strati carboniferi, partiti nel 1999.

Parallelamente alle operazioni di fracking, ci sono state operazioni di reinizione di materiale fluido di scarto ad alta pressione che va a sbilanciare tutti gli equilibri sotterranei.

Il monitoraggio degli scorsi anni rivela che la sismicita' e' in aumento spaventoso da quando sono iniziate le operazioni di reiniezione.

Ci sono stati 100 terremoti di grado 3 o superiore fra i dieci anni compresi fra il 2001 e il 2011, a fronte dei 5 terremoti fra i trenta anni intercorsi dal 1970 e il 2001.

Anche per i terremoti di grado superiore c'e' stato un aumento significativo, dice Rubenstein. Tutti questi terremoti sono non troppo distanti dai pozzi di reiniezione - tutti in un raggio di cinque chilometri.

In particolare, Rubenstein associa il terremoto di magnitudine 5.3 a Trinidad, in Colorado, del 22 Agosto 2011 alle operazioni di reiniezione in zona. 

E' stato il piu' grande terremoto del Colorado degli ultimi 40 anni.

A Trinidad non ci sono stati molti guai, anche se le case hanno dovuto crepe e c'e' stata paura.
Ma questo e' il Colorado e non hanno gli edifici storici che ci sono in Italia. Da noi, per storia e per malacivilta', i terremoti di magnitudine 5.3 causano tutt'altri effetti.



Sunday, May 5, 2013

La Valle dei Templi e il pozzo Vela 1 ENI








"Zona della Valle dei Templi e dei punti di vista del belvedere del
Comune di Agrigento, caratterizzata da un’area di non comune bellezza archeologica
perfettamente collocata in un contesto naturale tipicamente mediterraneo"
Cosi' perfetta che adesso l'ENI ci piazza una trivella

In Sicilia parte una nuova istanza per la perforazione di un pozzo esplorativo di gas, da parte dell'ENI. Si chiama Vela 1 e si trova al largo di Agrigento, nello stretto di Sicilia e nella concessione detta GR 14 AG.

I comuni costieri piu' vicini sono Licata e Palma di Montechiaro e l'area interessata copre circa 408 chilometri quadrati.

In realta' di questa concessione gia' si parlava nel 2011 - sotto altro nome, altre sembianze, e vari inganni che a suo tempo assieme a Guido Picchetti cercammo di riordinare. Non so bene cosa sia successo in questo frangente di tempo, ma adesso e' "finalmente" partita la VIA, presentata nel Marzo 2013 e per cui, per scrivere le osservazioni c'e' tempo fino al 17 Giugno 2013.

Il testo della sintesti tecnica e' qui.

Le trivelle arriveranno a oltre 700 metri sotto la superifice marina, e quindi sara' un pozzo profondo. Useranno la Scarabeo 9 della Saipem - quella per le quali le certificazioni sono un optional -  per trivellare. Eccola


Come sempre dicono che e' tutto ultra sicuro, che i fanghi magicamente scompariranno, che la loro piattaforma e' disegnata con i migliori standard, che i rischi sono bassi, che non ci saranno perdite, urti, incidenti di nessun genere e che gli impatti sono minimali su tutto - mare, pesca, fondali, zooplancton, balene, tartarughe protette, persone e paesaggio. 

Pecccato che la Scarabeo 8 si sia invece incrinata in Norvegia per "lack of competence", e cioe' mancanza di competenza da parte dell'ENI!

Pero' adesso c'hanno la versione 9 - speriamo che abbiano imparato come si fa...



In sostanza l'ENI dice che sara' tuttapposto perche' sono a 30 chilometri da riva e che quindi qualsiasi interferenza sara' minimale.  E si, siamo a 30 chilometri da riva, ma su quella riva ci sono ben cinque zone protette, nonche' varie archeologiche di spicco.

Eh certo, uno va a vedere i templi della magna Grecia e proprio le trivelle vuole vedere!

Ecco qui il panorama in cui l'ENI costruira' il suo nuovo pozzo Vela 1:

• SIC ITA040015 - Scala dei Turchi, a circa 46,8 km (25,2 miglia marine nel punto più
prossimo) a Nord-Ovest del pozzo esplorativo Vela 1;

• SIC ITA040010 - Litorale di Palma di Montechiaro a circa 29,5 km (15,9 miglia marine nel
punto più prossimo) a Nord-Est del pozzo esplorativo Vela 1;

• SIC ITA050011 - Torre Manfria a circa 43,9 km (23,7 miglia marine nel punto più prossimo) a
Nord-Est del pozzo esplorativo Vela 1. Parte del SIC coincide con la ZPS Torre Manfria,
Biviere e Piana di Gela;

• SIC ITA050001 - Biviere e Macconi di Gela a circa 57 km (30,7 miglia marine nel punto più
prossimo) ad Est-NE del pozzo esplorativo Vela 1. Parte del SIC coincide con la ZPS Torre
Manfria, Biviere e Piana di Gela;

• ZPS ITA050012 - Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela a circa 55,5 km (29,9 miglia
marine nel punto più prossimo) ad Est-NE del pozzo esplorativo Vela 1.

Ci sono poi zone soggette a vincoli come ad esempio:

• cod. vincolo 190001 - Zona della Valle dei Templi e dei punti di vista del belvedere del
Comune di Agrigento, caratterizzata da un’area di non comune bellezza archeologica
perfettamente collocata in un contesto naturale tipicamente mediterraneo ;

• cod. vincolo 190002 - Lungomare San Leone nel Comune di Agrigento;

• cod. vincolo 190007 - Zona di Falconara caratterizzata dallo svolgimento morfologico delle
masse del paesaggio con le emergenze del massiccio fabbricato del Castello e del Monte di
Poggio Lungo;

• cod. vincolo 190009 - Zona di Manfria caratterizzata da poderi mediterranei luogo ricco di
leggende con vegetazione arbustiva ;

• cod. vincolo 190010 - Zona del lago di Biviere, ultimo resto della palude caratterizzato da rive
fatte di canneti e con qualche isolotto rifugio di ricchissima avifauna in comune di Gela.

Infine a 30 chilometri c'e' l'area Marina di Tutela Archeologica in Località Bulala del Comune
di Gela.

Ma che vuoi che sia, e' solo il nostro patrimonio naturalistico nazionale, un altro tassello nella distruzione dell'Italia.

In alcuni casi invece elencano tutto l'elencabile - i tipi di pesci, la temperatura, dove vivono le Caretta Caretta, ma non dicono niente di come le loro operazioni impatteranno tali sistemi ecologici.

E poi una bella notizia per i pescatori:

Pertanto, considerando la vicinanza dell’area di progetto all’area di pesca B1, durante la realizzazione delle attività in oggetto, sarà necessario interdire alle attività di pesca l‘area circostante la nave di perforazione, durante l’esecuzione del pozzo esplorativo Vela 1, per una fascia di sicurezza pari a circa 500 metri.
E certo, che gli importa a loro della pesca? E nel caso il pozzo diventa permanente quello e' un altro pezzo di mare tolto alle persone in maniera non temporanea ma per anni e anni.

E tutto questo in cambio di quanto gas?
Quante sono le riserve dentro Vela 1?

Non si sa.



Saturday, May 4, 2013

La manifestazione del 13 Aprile 2013



Ormai sono passate un po di settimane, ed a detta di tutti e' stato un gran successo e ne sono felice.

Diverse persone mi hanno chiesto perche' non c'ero.

E' una risposta lunga, e difficile e che fa anche male.

Non c'ero non perche' non avessi voluto esserci. Anzi, avrei fatto di tutto per vivere questa cosa in carne ed ossa -- per una volta -- e non dietro una tastiera di computer.

Non e' stata una mia scelta  -- purtroppo gli organizzatori hanno deciso una data in cui ero in India, un viaggio programmato da tempo per lavoro ed e' stato impossibile conciliare il tutto.

Perche' non hanno voluto includermi? Non lo so - gelosia? Invidia? L'essere donna? L'essere indipendente e non parte di nessun partito politico, nessuna sigla ambientalista di grido? Non lo so.

Sarebbe solo bastato dire grazie e ricordare il lavoro di questi anni - fatto prima che il petrolio diventasse di moda, e anzi, facendolo diventare di moda. Se ora tutti sanno cosa vuol dire H2S, FPSO, fanghi di perforazione, royalties basse e limiti californiani non e' certo merito di quei gran "capoccioni" dei palazzi alti che pontificano lontani dalle persone.

"Grazie, sei con noi anche se lontana" era sufficiente.

E infatti, qualcuno mi aveva scritto allora di mandare un testo di amicizia da leggere. Ma nella fretta i capoccioni si sono "dimenticati" di leggerlo e cosi lo pubblico qui in calce.

Vorrei pero' ricordare con affetto tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte, soprattutto le donne. Si sente spesso dire che in Italia noi donne abbiamo un ruolo marginale, che il machismo impera.

L'ambientalismo non e' diverso, e c'e' sempre qualche prepotente -- spesso anche incompetente -- che pensa di poter alzare la voce e fare il gallo.

E alla fine sono sempre le donne che per quieto vivere tacciono, e cercano di essere accomodanti.

Il loghi e le immagini - le cose che facciamo in Abruzzo hanno sempre una grafica eccellente, incluse le locandine della manifestazione -  quello e' perche' c'e' dentro la grazia e l'arte di Fabrizia Arduini.

A lei e a tutte le donne che hanno lavorato dietro le quinte -- e non da ieri, ma da anni, e con amore e disinteresse -- Assunta Di Florio, Ilaria Giangrande, Maria Grazia Salvatorelli, Ines Palena, Sonia, Alessia Felizzi - Grazie!

Ecco invece il mio testo che si sono "dimenticati" di leggere.

A buon intenditore poche parole.

God bless America.

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Cari amici, cari amanti dell’Abruzzo

Eccoci di nuovo tutti assieme per scrivere una nuova pagina nella difesa dell’Abruzzo dalle grinfie dei petrolieri.

Siamo tanti - tutti con dei ricordi, dei sogni, dell’affetto collegati alla costa teatina - le nuotate in acqua da bimbi, i primi amori d’estate, le passeggiate in solitaria d’inverno, il mare in tempesta, l’ondulare dei canneti, le scogliere, i tramonti.

Ciascuno di noi ha un motivo suo personale per dire forte e chiaro a Passera, a Clini, a Bersani, a Monti e a tutta la classe governante che quel mare e’ nostro e non loro, che la Mediterranean Oil Gas, Sergio Morandi e il mostro petrolifero Ombrina Mare non sono benvenuti qui e che non ce li vogliamo. Per dirgli che siamo tutti uniti, e certi, e compatti e che non c’e’ nessun compromesso possibile.

Vogliamo che il nostro mare resti cosi’ e’ com’e’ – piu’ bello, piu’ pulito, protetto dal Parco della Costa Teatina -- e non trasformato in una pattumiera petrolifera con pozzi, desolforatori galleggianti, fiamme sputa idrogeno solforato, e monnezza di vario genere ad inquinare acqua e aria. Non e’ questo che vogliamo, ne come individui ne come collettivita’.

Ormai sono sei anni che combattiamo il mostro petrolifero e sono sei anni che resistiamo. Non e’ stato facile e non lo sara’ per il resto delle nostre vite, perche’ che ci piaccia o no, finche’ ci sara’ petrolio, ci sara’ sempre qualcuno che vorra’ tirarlo fuori e specularci sopra.

Ma gli anni passati devono darci coraggio ed insegnarci la strada maestra, che e’ quella dell’impegno personale, del mettere da parte le differenze per il bene comune, del mettere pressione ai nostri troppo timidi politici, del sentirsi protagonisti tutti in prima persona, quale che sia la nostra professionalita’ o il nostro ruolo nella societa’. La democrazia funziona solo quando tutti sentiamo che la res publica e’ res mea, e la si protegge alacremente e senza paura dando quello che abbiamo, tutti a nostro modo.

Abbiamo sconfitto l’ENI ad Ortona, quando di petrolio non parlava nessuno nel resto d’Italia, e di questo dobbiamo essere orgogliosi. Possiamo farcela anche con la MOG. Basta solo non stancarsi, fare un pochettino ogni giorno e non dimenticare perche’ facciamo tutto questo.

Ai politici presenti: siamo qui anche a causa della vostra scarsa incisivita’ nel corso degli anni. A voi e’ chiesto un impegno maggiore che al cittadino normale. Da voi ci aspettiamo risposte, attivismo concreto e costante presso le autorita’ romane e non parole vuote o il dolce far niente. C’e’ un milione di persone che ve lo chiede. A Roma sono in giacenza altre concessioni petrolfiere per Vasto, Francavilla, Pineto. Non aspettate di arrivare all’ultimo minuto per fare qualcosa. Chiedete, datevi da fare, spiegateci. Fate gli interessi nostri – dei vostri elettori – e tiratelo fuori questo benedetto coraggio una volta per tutte.

Non dimenticate le concessioni in terra – con trivelle programmate per la reserve natural del Borsacchio a Teramo, ad Aglavizza nel Vastese, o la saga interminabile della Forest Oil a Bomba. Queste sono responsabiita’ concrete che avete davanti, che occorre risolvere con un netto no a livello regionale e per cui non avete scuse. Il tempo della passerella e’ passato, e ora ci vogliono i fatti veri.

Io sono in India. in questo momento e non posso essere fra voi. In questi anni ho vissuto tutte le emozioni possibili in merito al petrolio d’Abruzzo – stanchezza, rabbia, sconforto, gioia, impotenza. Questa storia mi ha cambiato la vita e non lo so perche’ me la sia presa cosi a cuore. So pero’ che tutto questo ha dato un senso speciale ai miei giorni e di essere onorata di avere potuto fare qualcosa di buono per qualcosa che fosse piu’ importante che il trantran quotidiano.

Il mare d’Abruzzo non sara’ il mare piu bello del mondo, ma e’ il nostro, non ne abbiamo altri, ed occorre volergli bene.

Un abbraccio a tutti – meno che a Sergio Morandi.

Ciao! MR









Wednesday, May 1, 2013

Stoccaggi selvaggi

Ecco l'Italia sognata da Corrado Passera. Flavio Zanonato, ex sindaco di Padova, da me votato quando vivevo li, spero che lei voglia cambiare rotta. 


 

Come gia' detto, grazie all'amico Passera, in Italia c'e' adesso la mania dello stoccaggio di gas con altri otto campi da aggiungersi ai 15 e ai 352 pozzi gia' esistenti.

Ecco allora cosa significa tutto questo nella pratica come comunicatomi da Ezio Corradi, vicepresidente del Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, e che riguarda il costruendo campo di stoccaggio Stogit a Bordolano, Strada Provinciale 25.
Periferia di Bordolano, in provincia di Crema. 

17 Febbraio 2013

250 metri dalle prime case, dal Santuario Madonna della Neve, dalla cascina della Neve, dall'Enoteca "la Gatta Ubriaca", dalla cascina Colombara.

300 metri dall'Agriturismo "La Corte dei Semplici". 

500 metri dal Laghetto di pesca sportiva "Il Laghetto" sede di gare di pesca sportiva.

In teoria campagna.

Due strutture metalliche del Cluster B costruite nel 2009 (su terreno agricolo secondo il Piano Regolatore allora in vigore) ed in funzione dal luglio 2010 senza piano di emergenza esterna.

Nuova torre di perforazione alta 30 metri con la "mission" di perforare quattro nuovi pozzi al Cluster B, pozzi che faranno parte del "Progetto Bordolano Stoccaggio di Stogit" compresa una nuova centrale di compressione del metano da 55 MW ed emissione di fumi a 520 gradi con PM2.5, NoX, CO, CO2 in un raggio di oltre 20 km. 

Il "Progetto" prevede lo stoccaggio di metano sotto il Parco Oglio Nord, sotto sedici Comuni, tra le Province di Brescia e di Cremona e a "soli" 1.100 metri dalla sorgente sismogenica complessa nota all'INGV con la sigla ITCS002INF, capace di generare in qualsiasi punto sismi di Magnitudo 6.1 (ndr sisma del Friuli 1976: Magnitudo 6.3).
Sulla torre di perforazione e sui Cluster e su altre strutture sono state posizionate tre maniche a vento a bande rosse e bianche per indicare la direzione del vento: chiaro segnale di uso di gas pericolosi per chi ci lavora: nessuno ha ancora avvisato gli abitanti di quanto sta avvenendo.

Anche al Cluster A, più vicino al paese di Bordolano con le prime case a 90 (novanta) metri e dove il nuovo Piano di Governo del Territorio preve un piano di lottizzazione per costruire nuove case, sono incomincaite le operazioni di scarifica del terreno per la realizzazione di altri tre pozzi.

I nuovi pozzi realizzati servono a velocizzare i tempi di immissione ed estrazione del metano, con quali riflessi sul sottosuolo non è dato di sapere nemmeno dai progetti presentati. 

Tutto ciò avviene con le "autorizzazioni" legali del Ministero dell'Ambiente, del Ministero dei Beni Culturali, del Ministero dello Sviluppo Economico ed il Nulla Osta dell'Ufficio UNMIG  di Bologna che ha invitato Stogit ad "attenersi alle normative che regolano l'uso degli esplosivi".

Tra l'indifferenza e l'ignorante superficialità del Parco Oglio Nord, dei Sindaci di Bordolano, Castelvisconti, Azzanello, Corte de' Cortesi con Cignone, Robecco d'Oglio, Olmeneta, Casalmorano, Annicco, Paderno Ponchielli, Casalbuttano, Quinzano d'Oglio, Verolanuova, Pontevico, Borgo San Giacomo.

Solo i Comuni di Verolavecchia e Soresina hanno espresso "osservazioni" contrarie a tutela dei loro cittadini.    

Nei giorni scorsi sono arrivati i supporti tecnici con container atrezzati con una rossa "cabina di regia pressurizzata" della società Halliburton e della società Schlumberger, le cui "specializzazioni ed attività" si possono ricercare in internet.

Chi difende il territorio ed i suoi abitanti? Dov'è il principio di precauzione?

Dall'Emilia Romagna arriva invece questa altra bella testimonianza di pozzi dismessi dall'ENI, in stato di semiabbandono che si vogliono resuscitare anche qui per fare stoccaggio. Le foto me le manda Betta Sala.

Si tratta del pozzo Bagnolo 2 nei pressi di Canolo,  frazione di Correggio, provincia di Reggio Emilia. 



Dice Betta:

Dopo 31 anni, questo è lo stato in cui versa il Pozzo Bagnolo 2, (petrolio) profondo 4,6 Km, tra Canolo e Bagnolo. Dopo 31 anni, c'è ancora puzza di petrolio, era lì sotto i miei piedi.
E' stata una sensazione orribile.
L'odore c'è, tipo di benzina. Mi domando la terra in che condizioni si trova....

Io questa roba non la voglio.