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Wednesday, June 3, 2009

L'Emilia Romagna petrolizzata e altri pensieri


Ecco qui cosa accade al nostro territorio, senza che nessuno ci dica niente, e per il beneficio di multinazionali che non lasciano nulla al territorio. Ci prendono pure in giro dicendo che in Italia i regimi fiscali sono facili, la benzina e' cara, l'opposione politica bassa e i guadagni facilissimi. Anche l´Emilia Romagna si appresta a diventare un gigiantesco campo di idrocarburi?

Su questo sito e' possibile vedere lo status del resto d'Italia.

Altro appunto. In questo blog non parlo quasi mai di cose non strettamente legate al petrolio perche' ho deciso fin dall'inizio che il mio scopo era uno solo: evitare la petrolizzazione dell´Abruzzo, e su piu larga scala, per quanto mi era possibile, del resto d'Italia.

Come corollario c'e' il desiderio forte di svergognare, di urlare a tutti i metodi incivili, ignobili e da veri polipi della societa' civile delle compagnie petrolfiere, prime fra tutte l´ENI che ha seminato morte e distruzione dovunque sia andata, a Manfredonia come in Nigeria.

Non ho mai parlato troppo di inceneritori, nucleare, fiumi inquinati, monnezza di Napoli, Bussi e cose simili perche' mi sarebbe sembrato di deviare dal mio intento, anche se di cose da dire al riguardo ne avrei tante.

Oggi voglio solo esprimere lo schifo piu totale verso le persone arrestate a Napoli per avere dato collaudi e approvazioni allo smaltimento di rifiuti che in realta' non erano adatti ad essere processati dall'inceneritore di Acerra. Fra questa gente ci sono pure dei professori universitari.

Una parte di me non vuole crederci, nel senso che siccome frequento accademici dalla mattina alla sera, nel bene e nel male, tendo sempre a pensare che siano persone pure, al servizio solo e sempre della verita', incorruttibili, retti. Mi fa veramente schifo quando sento di queste cose perche' i loro comportamenti danneggiano e distruggono la credibilita' dell'intera comunita' universitaria. Questa gente mi fa veramente venire il voltastomaco. Mi vergogno per loro e ne prendo le distanze.

Ecco i loro nomi. Sono tutti accusati di avere taroccato i certificati per l´inceneritore.
A Napoli e dintorni i tassi di tumore sono in continuo aumento.

Ma cosa gli insegneremo mai ai nostri figli?

ANIELLO CIMITILE, presidente della provincia di Benevento, rettore dell´ Universita' degli Studi del Sannio

ORESTE GRECO, professore universitario in Ingeneria dell Informazione

GIUSEPPE SICA, architetto

CLAUDIO DE BIASIO, archietto, sub commissario per l'emergenza rifiuti in Campania, gia' arrestato nel 2008

VINCENZO NASO, docente di ingegneria alla Federico II;

GIUSEPPE VACCA, ingegnere, direttore dei lavori dell'inceneritore di Acerra. A Marzo aveva detto che il suo 'termovalorizzatore' ad Acerra avrebbe portato ad un "rischio zero per la popolazione". Come tutti, arrestato per falso.

VITTORIO COLAVITA , ingegnere, revisore dei conti dei Confservizi Campania

ALFREDO NAPPO, ingegnere, esperto in beni ambientali

VITALE CARDAMONE, ingegnere;

RITA MASTRULLO, docente di Fisica Tecnica alla Federico II;

FILIPPO DE ROSSI, ordinario di Fisica Tecnica, preside della facolta' di Ingegneria dell´Universita' del Sannio;

LUIGI TRAVAGLIONE, ingegnere ufficio tecnico Benevento, fiduciario del CONI di Benevento

MARIO CINI

FRANCESCO SCALINGIA

Monday, June 1, 2009

La deriva petrolifera nelle Marche


E' strabiliante come la deriva petrolfiera italiana vada avanti nel silenzio piu' generale. Quando questa storia e' iniziata per me - circa due anni fa - ero convinta che si trattasse solo di un problema della citta' abruzzese di Ortona. Invece piu' passa il tempo e piu' mi rendo conto di quanto estesa e capillare sia la problematica petrolfiera. Praticamente e' tutto il teritorio italiano ad essere interessato dalle trivelle. Alcuni, per caso o per merito lo sanno, altri no.

Un paio di settimane fa Allegria di Naufragi ci ricordo' delle estrazioni petrolifere nella Brianza. Qualche giorno fa gli amici del Comitato Abruzzese dei Beni Comuni che opera nel Teramano mi hanno segnalato la mappa dei permessi petroliferi delle Marche, che ho messo sopra e di cui sapevo poco.

Il loro mare presto si riempira' di trivelle senza che nessuno abbia fatto niente. La mappa mostra aree tutte rosse. Li i petrolieri hanno gia' i permessi di coltivazione. Li potranno sorgere piattaforme come i petrolieri meglio credono. Ricordo che in Italia non esiste nessun limite per le trivelle in mare. Negli USA, sulle coste est e ovest il limite e' di 160km dalla spiaggia. In Alaska le nuove trivelle dorvranno rispettare il limite dei 250km. In California e' del 1969 che non sono piu state messe piattaforme in mare.

Dunque, l'Italia presto diventera' il paradiso dei petrolieri, non solo nelle parole, come hanno detto piu e piu volte in tutti i loro comunicati, ma anche dei fatti. Di nuovo, trovo strabiliante che tutto proceda nell'ignoranza e nel disinteresse piu' totale, della politica e della gente.

Questo e' il dramma di una popolazione, quella italiana, poco attenta, poco sensibile, in generale, ai temi ambientali, ma anche di mille altri risvolti della vera vita democratica. Di una popolazione non abituata a farsi domande, a mettere assieme i tasselli, a guardare avanti alle conseguenze per il domani dei comportamenti dell'oggi. Se per tradizione, storia, o per scarsa voglia, il fatto resta che stiamo distruggendo la nostra penisola da soli.

Intanto The Independent denuncia che siamo il paese piu' inquinato d'Europa. Domenica scorsa il papa ha pure condannato l'inquinamento morale e ambientale della nostra societa'. Chissa se l'ENI e tutti i suoi tentacoli erano li ad ascoltare.

Dopo la conferenza dell'anno scorso a Pescara, in cui ho dibattuto l'ENI, Roberto Poli, il suo presidente, ando' con la coda fra le gambe a dire al vescovo di Ortona che lui era un bravo crisitano, e che le informazioni che io avevo portato sia a lui che al popolo abruzzese erano sbagliate. Per fortuna il vescovo non gli credette.

Chissa' se ora Roberto Poli si comportera da bravo cristiano e decidera' di seguire le indicazioni del papa. L'ENI ha solo l'imbarazzo della scelta nel cambio del suo modo di fare, per le molte nefandezze, sia morali che ambientali che accompagnano la sua storia e il suo presente.

Io posso solo continuare ad urlare il mio no ad Ortona, all'Abruzzo e all'Italia intera petrolizzate senza spostare le mie posizioni di un millimetro.

A chi interessa, gli effetti sulla pesca delle piattaforme in mare, come riportati da uno studio federale americano per il mare ed i pesci del Texas, sono qui elencati.

Sunday, May 31, 2009

L'Alaska e i 250 chilometri


Oggi un articolo sul Corriere della Sera ripreso da Science sulla corsa al petrolio nel polo Nord.

A causa del riscaldamento globale - che esiste, e' vero e accettato dalla stragrande maggiornanza delle persone di scienza checche ne dicano le menti ignoranti del ragionier Mauro Febbo o di Giuliano Ferrara - la calotta glaciale artica va sciogliendosi. Parte cosi' la corsa allo sfruttamento di tutte le risorse, anche petrolifere, che stanno sotto le nevi, prima perenni, ora non tanto.

Trovare nuovi giacimenti petroliferi sulla parte del globo abitata ed accessibile all'uomo si rivela sempre piu' difficile. E' dalla fine del 1800 che l'uomo cerca giacimenti buoni, e una nuova Arabia Saudita non la troviamo piu': e' stato gia tutto sondato, studiato, cercato.

Non c'e' n'e' piu' di giacimenti petroliferi grandi, facili, e di petrolio buono. Le nostre "risorse" italiche - scadenti sia in qualita' che in quantita' - erano note gia da anni, ma non sono mai state pienamente "sfruttate" perche' economicamente poco convenienti. Adesso, come mi dissero gli ENI-men a Pescara, c'e' la corsa al raschiamento del fondo del barile, di cui fa parte anche l'Abruzzo, la Basilicata, la Pianura Padana. Fanno parte dello stesso discorso, su scala internazionale, le sabbie petrolifere del Canada e del Congo, il peggior petrolio che esiste sul pianeta.

Nel Polo Nord, la parte del leone la giochera' la Russia, che si dice anche pronta ad usare la forza per difendere il suo diritto alle trivelle. E gli USA? Anche il mio paese andra' a trivellare lassu', ma il Congresso americano ha imposto il limite di 250 chilometri al largo delle coste. Subito sono partite le proteste di chi dice che anche 250 km sono pochi e che occorre molto di piu' per proteggere il fragilissimo ecosistema artico.

Lisa Speer e' la direttrice dell'International Ocean Program al National Resources Defence Council. Questa associazione e' una delle piu' potenti associazioni ambientali in America ed e' specializzata in cause legali per la difesa dell'ambiente. Negli USA e' nota semplicemente sotto le iniziali NRDC. Ci fa parte anche Robert Redford che ha donato i soldi per la loro sede a Santa Monica, un palazzo sulla seconda strada in pieno centro. Regalato.

Lisa afferma quello che andiamo predicando da tempo per l'Abruzzo: trivellare l'Artico potrebbe causare il rilascio di elementi tossici come arsenico, mercurio e piombo nell'Oceano: «Abbiamo bisogno di criteri uniformi e severi per ogni attività off-shore di petrolio: un solo Paese ha il potenziale di produrre conseguenze ben oltre i suoi confini».

E da noi? In Italia non abbiamo limiti per nessuna di queste attivita' di trivelle in mare. Nessun limite! Il nostro parlmento non si pone questi problemi. Non gliene importa, non sa, non chiede, non lotta per la gente. Anzi avvantaggia i petrolieri in tutti i modi possibili.

Non so se avete presente cosa sono DUECENTO CINQUANTA CHILOMETRI. E' la distanza da Roma a Pescara piu' o meno, e' la distanza fra Roma e Firenze, e il NDRC e' preoccupato per questo.

Pensiamo che le specie animali e vegetali d'Abruzzo siano meno importanti di quelle del Polo Nord? Pensiamo che le colline o i parchi italiani siano meno importanti che le nevi o gli orsi del polo nord? Pensiamo che le trivelle nel mare italiano ci daranno pesce piu' sano? Aumenteranno il turismo? Miglioreranno la qualita' dell'acqua? Solo una persona ignorante o con interessi economici sotto puo' pensare cosi'. O pensiamo anche qui che debba venire qualcuno dall'altra parte del mondo a salvarci? Magari quelli dell'NDRC?

In Abruzzo vogliono trivellare a DUE chilometri dalla nostra costa. Idem nel Veneto, in Emilia Romagna, in Basilicata, in Sicilia. In Brianza vogliono andare a mettere le trivelle in un parco, come nella Majella o nel parco nazionale della val d'Agri. Le concessioni petrolifere avanzano in Toscana, Emilia Romagna, nelle Marche senza che quasi nessuno faccia niente.

MA PERCHE' NESSUNO PROTESTA? PERCHE' NON CI RIBELLIAMO?

PERCHE GLI ITALIANI NON AMANO L'ITALIA?

NON E' GIUSTO che un gruppo di californiani vada a fare la lotta per salvare l'orso polare a 250km dalla costa del polo nord, mentre gli italiani dormono.

Non e' giusto. La democrazia e' tutt'altra cosa ma gli italiani non lo sanno, non gliene importa. Pensano a farsi gli affari loro. Oppure che tanto che lotto a fare, non vincero' mai. Sono tutti ossessionati dal dare tutto il possibile ai loro figli ma non un ambiente sano in cui crescere. Gli italiani pensano che qualcuno da qualche parte fara' forse qualcosa per risolvere i guai di questa nazione, di cui il petrolio e' solo un grave esempio. Pochi pensano che qualcuno siamo noi tutti.

Come sempre, si raccoglie quel che si semina.

Thursday, May 28, 2009

Come pensa un petroliere: Pierluigi Vecchia


Leggendo il blog del gruppo che lotta in Brianza contro la petrolizzazione del parco del Curone mi imbatto nel limpidissimo pensiero di Pierluigi Vecchia, geologo, uno dei manager della Po Valley e dunque uno stipendiato dei petrolieri. Di lui avevo gia' parlato circa un anno fa qui. Riporto il suo pensiero come l'hanno trascritto gli amici del sito del parco del Curone, con le mie osservazioni di fisico, docente universitario e senza legame alcuno con l'industria petrolifera.

"Non sappiamo se troveremo la risorsa e in quali quantità fino a quando non facciamo il pozzo. Gli studi che facciamo a monte, così come quelli che abbiamo acquistato dall`ENI, sono di tipo indiretto. Finché non tocchiamo con mano il sottosuolo non possiamo sapere nulla".

Cosa vuol dire questo? Se si trivella e non si trova niente, si sara' soltanto deturpato un parco, se lo si trivella e si trova petrolio poi si chiedera' di estrarlo, no? L'intelligenza vorrebbe che uno DECIDE A MONTE: siamo disposti, come collettivita' ad accettare che questo parco venga trasformato in un campo petrolifero? Se la riposta e' si, allora si trivella e si osserva poi cosa offre il sottosuolo. Se si decide che la risposta e' no, allora NESSUN tipo di trivella deve essere usata, ne esplorativa ne permanente. Che senso ha trivellare per scoprire cosa c'e' sottoterra?

E' la strategia del carciofo cosi' cara a petrolieri di ogni tipo: inizano piano piano con un pozzetto, un'esplorazioncina, un indagine per il bene dell'umanita'. Poi, lentamente ma inesorabilmente, arrivano al cuore di cio' che vogliono: estrarre petrolio il piu' indisturbatamente possibile. Questa e' la stessa tattica che la Shell usa per la Majella, dicendo che a LettoManoppello vogliono solo studiare la conformazione geografica delle nostre montagne e vedere cosa c'e' nel sottosuolo per amore della conoscenza. E lo dicono pure con convinzione!

"Questo modello, semplicemente, ci porta a dire che è stato possibile individuare un oggetto di modalità e dimensioni tali da ipotizzare la presenza in quantità economicamente sfruttabili di idrocarburi".

E dopo? Se il petrolio c'e' che ne sara' del parco? C'e' lo puo' dire Mr. Vecchia? E se ci sara' bisogno del desolforatore, dove lo faranno? E gli oleodotti? E le strade di accesso? La raffineria di Trecate e' circa 50 km di distanza se non mi sbaglio, e io non sono cosi' sicura che il petrolio italiano, saturo di zolfo, una fanghiglia melmosa, corrosiva e di bassa qualita' possa essere trasportato su cosi lunghe distanze. In Basilicata stanno costruendo il secondo desolforatore a 20 km dal primo, perche' e' piu' conveniente averne un altro piuttosto che trasportare il petrolio su distanza di venti chilometri.

"Su 130 anni di pozzi fatti in Italia, per un totale di oltre 6000 siti, Trecate è l`unico che ha registrato un incidente di inquinamento ambientale rilevante. Perchè non si considerano i danni fatti da un`industria chimica o da una fabbrica di vernici? Ci sono attività industriali che passano molto più sotto silenzio rispetto alla nostra attività industriale".

Altro mito promosso da una informazione al bavaglio. Gli incidenti legati all'industria petrolifera sono comuni in Italia. In Basilicata i riversamenti di camion con petrolio sono all'ordine del giorno, la puzza di idrogeno solforato pervade tutta la provincia di Potenza, non si contano i siti inquinati, anche all'interno del parco nazionale della Val d'Agri. Ogni tanto si vedono vampate nere. Le estrazioni petrolifere hanno inquinato le falde idriche della zona, ad esempio la sorgente di Calvello o dell'Acqua dell'Abete che sono chiuse. L'ENI e' sotto processo per inquinamento ambientale in Basilicata. I giornali non ne parlano perche' l'Agenzia Giornalistica Italiana e' in mano all'ENI (la controlla al 100%), Lucia Annuniziata e' al soldo della stessa ditta che la paga 150,000 euro per scrivere su OIL e Ferruccio De Bortoli, del Corriere della Sera e' membro della fondazione Enrico Mattei.

Di Trecate, incidente del 1994, non si e' potuto tacere perche' la tragedia e' stata troppo grande, proprio come a Sarroch. La zona di Trecate, e' stata impraticabile agli agricoltori per piu di un decennio.

Il fatto che l'industria chimica faccia nefandezze anche lei, non significa che dobbiamo per forza accettare anche tutto il resto. Non stiamo giocando a chi fa piu' scempi sul territorio.

In Basilicata l'agricoltura e' scomparsa, il vino, i pomodori, l'insalata, i fagioli sono diventati di pessima qualita' dopo il petrolio. Lo riporta tutta la stampa lucana. Non so cosa ci sia dentro al parco del Curone, ma di certo le esalazioni dei pozzi bene non gli faranno. Si vivra' con la paura di esalazioni e di scoppi e tutto sara' reso secco dai vapori di zolfo, gli stessi che causano la pioggia acida. E' tutto gia' scritto.

Infine, ricordo che in interviste passate Mr Vecchia neppure sapeva cosa fosse Trecate, infatti faceva confusione con Tradate , che e' in provincia di Varese e non di Novara.


"È chiaro che agli enti coinvolti abbiamo detto che la tipologia di compensazioni ambientali cambierà a seconda se le prove estrattive sono positive o meno. Chiaramente se la presenza sul territorio della PoValley dovesse prolungarsi nel tempo la compensazione avrà un altro valore"
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Ecco, come sempre il tentativo di trovare il COMPROMESSO. Soldi in cambio di distruzione. Da come la vedo io, non ci sono somme di denaro che possano compensare la perdita di un cuore verde e della salute delle persone, per il beneficio di una ditta petrolfiera australiana.

"Perchè durante una riunione è uscito che già l`ENI una decina di anni fa aveva fatto una proposta simile e come geologo mi sono sentito di rispondere che si trattava di un`area ottimale".

Questa si commenta da sola. Certo che un parco e' ottimale per i petrolieri: non devi preoccuparti di espropri su vari appezzamenti privati, non devi preoccuparti di vicini, di case, di rumori, di strade anguste, di persone e puoi fare quello che vuoi in spazi aperti. Non per niente il posto piu' adatto per trivellare e' IL DESERTO. Un parco ideato a difesa e per il beneficio della gente dovrebbe essere protetto invece.

Infine, questo e' quello che Pierluigi Vecchia diceva in un altra intervista, sul perche' una ditta australiana voglia venire a bucare l'Italia:

"Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e AFFETTIVO"

Affettivo? Ma a chi vogliono darla a bere? Cara Po Valley, cara MOG, cara Petroceltic, cari petrolieri d'assalto: andate a dare il vostro affetto all'Australia, alla UK, all'Irlanda e lasciate stare in pace quel poco di sano che e' rimasto in Italia.

Wednesday, May 27, 2009

Tumori: Italia vs. USA


Abbiamo gia' parlato delle statistiche del 2008 sulla percentuale di tumori infantili che in Italia
e' il doppio rispetto a quella degli altri paesi europei e rispeto agli Stati Uniti.

Oggi sono uscite delle statistiche americane condotte dall'American Cancer Society. Secondo questa indagine, negli USA i quattro tipi principali di tumori fra gli adulti sono in via di declino: quelli alla prostata, ai polmoni, al colon, e al seno, che sono anche i piu' letali. Queste tendenze vanno avanti dal 1990 e oggi si parla di un abbassamento dei tumori di quasi il 20% negli uomini e dell'11% nelle donne, in 15 anni.

Il che vuol dire 650,000 morti in meno. Il capo dello studio Ahmedin Jamal ha detto:

This is good news because cancer death rates have continued to decrease since the early 1990s because of prevention and improved treatment for many cancers. We have to be optimistic based on the trends. We are on the right track.

I motivi di questo calo dei morti per tumore e' dovuto principalmente ad una miglior prevenzione e a trattamenti migliori. Ci sono meno casi di Hormone Replacement Therapy (terapia ormonale sostitutiva), rispetto al passato e un minor numero di mammografie in donne giovani: per entrambi questi tipi di interventi, i rischi sono maggior dei benefici. Ci sono piu' colonoscopie e il divieto di fumare diventa sempre piu' capillare. Almeno in California, fumare e' considerato roba da sfigati ed e' vietato dappertutto, anche al mare.

Nell'articolo si dice anche che c'e' molto da lavorare, specie per combattere i tumori legati all'obesita', una piaga sociale negli USA e per continuare ad abbassare questi tassi. Cioe' vogliono fare ancora meglio.

Io personalmente sono anche convinta che il calo dei tumori sia da attribuirsi anche ad una miglior cura dell'ambiente, e a severi limiti emissivi di inquinanti di ogni genere. Non per niente costruire raffinerie e' diventato anti-economico dal 1976. Quando sono in Italia spesso leggo di cose prese da questo blog e citate un po a sproposito: in America non ci sono leggi che vietano le raffinerie, ma e' un dato di fatto che non vengono costruite piu' da piu di trenta anni. Perche'? Perche' sono anti-economiche: i costi dovuti al rispetto delle norme ambientali e' cosi alto che si preferisce importare i prodotti finali raffinati altrove.

E in Italia? Sappiamo gia' di essere il paradiso dei petrolieri, che vendiamo all'estero il 25% della benzina che raffiniamo, che la gente muore in tutte le citta' legate alla sua lavorazione ed estrazione, sia negli stabilimenti, come a Sarroch, sia per malattie insidiose dovute alla vicinanza a raffinerie e profumati centri oli, come a Manfredonia, dove pero' e' colpa delle aragoste.

Bene, gli stessi tumori che in USA sono calati di circa il 15%, facendo la media fra uomini e donne, in Italia sono in COSTANTE AUMENTO.

L'associazione italiana di oncologia medica in un congresso a Verona ha affermato che tutti e quattro i principali cancri di cui sopra (colon, seno, polmoni, prostata) sono in netto aumento nel Bel Paese.

C'e' qualcosa da stupirsi? Come sempre, si raccoglie quel che si semina. Se butti porcherie in aria, e' evidente che la gente si ammala. Se i limiti legali sono tutti al disopra di cio' che raccomanda l'OMS e' naturale che poi ne paghi le conseguenze. Se nessuno controlla, nessuno viene multato, e' una conseguenza logica che i morti aumentano. Per dirne una, lasciare a Mafia e Camorra di controllare tre regioni italiane (e secondo me anche l'Abruzzo si avvia verso questa strada) che le trasformano il territorio in repositorio di roba tossica, cosa altro ci aspettiamo se non aumenti di cancro?

Pensiamo che petrolizzare l'Abruzzo non avra' questi tipi di conseguenze? Non ci basta Bussi inquinata?

Ultima nota: la notizia USA e' di oggi ed e' uscita sulla prima pagina di CNN e di tutte le altre testate web americane. Quella Italiana, che sarebbe anche la piu' importante da sapere, cosi magari la gente cerca di migliorare il proprio stile di vita, ribellarsi ed arrabbiarsi e' stata relegata ad un ansa che nessuno ha mai letto.

Meglio non sapere.

Tuesday, May 26, 2009

La morte Saras a Sarroch


Tre vite se ne sono andate oggi dentro lo stabilimento Saras della famiglia Moratti: Daniele Melis, di 26 anni, Luigi Solinas, di 27, e Bruno Muntoni, di 52.

E' molto triste che i tre morti della raffineria cadano negli stessi giorni in cui il sindaco della citta' di Sarroch, Mauro Cois, ha decantato le lodi dello stabilimento, come se si trattasse di una fabbrica di sogni. Beato lui che ci crede e che vive tranquillo con la testa sotto la sabbia.

Le morti sono avvenute nel desolforatore, e cioe' il quello che ad Ortona avrebbero chiamato centro oli.

Dalle pagine del quotidiano la Nuova Sardegna, il sindaco Mauro Cois in data 24 maggio 2009 aveva detto: 'Siamo felici e c'e' la salute a Sarroch'. Parla delle solite cose care ai politici privi di spina dorsale, cosi abbondanti anche in Abruzzo, e cioe' dei compromessi, del mettere tutto sotto un tappeto rosso splendente e di non vedere, non sentire, non fare, finche' e' troppo tardi. Finche' la gente non muore.

E intanto si mette la censura a chiunque abbia voglia e coraggio di denunciare la verita´ come ad esempio il regista Massimilano Mazzotta, che ha girato il documentario OIL e che da mesi cerca di spiegare alla gente che lo stabilimento dei Moratti tanto sicuro non e'.

Due giorni fa il sindaco, in occasione della censura al film, aveva spudoratamente detto:

Allarmismi e strumentalizzazioni non sono accettabili. La verità è che dobbiamo avvicinarci il più possibile al giusto equilibrio tra ambiente, salute e raffineria. Possiamo riuscirci, aumentando la rete di monitoraggio. Per questo è importante confrontarci con la Saras senza preconcetti, senza riverenze e, allo stesso tempo la Saras dev’essere una casa di vetro. L’impresa della famiglia Moratti si vanta da sempre di esserlo, con i suoi certificati ambientali e di sicurezza, con le indagini epidemiologiche dell’università cagliaritana CHE LE DANNO RAGIONE E SMENTISCONO OIL.

Nel 2008 su ventidue casi a rischio le centraline dell’Arpas hanno rilevato numeri sempre inferiori e di molto alla soglia d’emergenza. Ebbene sì, VIVIAMO TRANQUILLI ma sulla sicurezza le maglie continuerano a essere strettissime

E siccome quando la volpe non ci arriva deve dire che l'uva e' acerba in sindaco conclude:

Non invidio chi oggi vive di solo turismo
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Bene, caro Cois, nelle citta' turistiche la gente non muore avvelenata da esalazioni tossiche dentro una raffinieria. In piu' i suoi controlli sono inutili perche' le leggi italiane lasciano le raffinerie sputare di tutto. Tre persone sono morte. Voglio vedere se lei si fara' promotore di una richiesta forte di risaricimento per le vittime. Spero che lei si vergogni delle sue parole e che chieda scusa ai suoi cittadini.

Intanto, la domanda diventa: di cosa sono morti esattamente quegli operai? Si parla di esalazioni di azoto, le cui modalita' di morte sono simili a quelle dovute all H2S: morte per asfissia e repentina. I nitrati (a base di azoto) sono un altra sostanza di scarto dei desolforatori. A me il dubbio resta, e fortissimo, che possa essersi invece trattato di H2S, idrogeno solforato.

COME HANNO FATTO A FARE LE INDAGINI SUI CADAVERI COSI REPENTINAMENTE? SIAMO IN UNO STABILIMENTO DI DESOLFORAZIONE. MI SEMBRA STRANO ESCLUDERE IDROGENO SOLFORATO O QUALCHE ALTRO DERIVATO DI ZOLFO CON COSI GRANDE RAPIDITA'.

Ma ormai dell'informazione italiana non mi stupisce piu' nulla.

Quello che sappiamo da Sarroch e' che gia un anno fa ci fu un fortissimo incidente con emissioni di idrogeno solforato a Sarroch. Lega Ambiente aveva evidenziato che le fuoriuscite erano di 6 volte superiori ai limiti stabiliti per legge. I Moratti non fecero nulla di concreto per migliorare le condizioni lavorative.

Ricordo che per le raffinerie italiane vige il limite dei 30ppm. Per cui l'incidente di un anno fa aveva causato rilasci di H2S di circa 200ppm. Una vera enormita, specie se rapportato ai limiti fissati dall'OMS di 0.005ppm. Dopo qualche tempo, la Saras fece una relazione per cercare di spiegare cosa era successo. A suo tempo il sindaco Cois aveva denunciato:

Una relazione generica. Aspettavamo che l'azienda mettesse tutto per iscritto perché in una situazione in cui si supera di sei volte il limite consentito dalla legge, non basta che la Saras parli genericamente di guasto. È una vicenda su cui bisogna fare assolutamente chiarezza. Intanto il piano di emergenza non ha funzionatovisto che mentre noi informavamo l'azienda che i picchi di solfuro di idrogeno letti da una delle centraline erano preoccupanti, l'azienda rispondeva che era tutto in ordine.

Il sindaco, a quanto pare ha la memoria corta sulle centraline. I Moratti sono partiti per la Sardegna a piangere lacrime di coccodrillo. Fini ha deciso di osservare tre minuti di silenzio. Politici e amministratori saranno dispiaciuti per un po´, nessuno fara' niente per punire i Moratti e fra qualche mese ci saranno altri morti, a Sarroch o in qualche altro desolforatore d'Italia, non importa. Nuovo giro, nuova corsa.

Il piu' giovane di quei lavoratori aveva 26 anni.


Fonti: La Repubblica, Il Corriere della Sera



Monday, May 25, 2009

Riflessioni teramane


Domenica sera sono stata ospite a Corropoli, in provincia di Teramo per incontrare la popolazione e per discutere i problemi dell'Abruzzo petrolizzato anche nel teramano. A Corropoli ci sono concessioni varie date alla MOG, la Mediterranean Oil and Gas, che si estendono fino alle Marche. Sono stata molto grata agli organizzatori, Claudio, Marisa, Fabrizio, Gemma, e le tante altre persone che si sono adoperate per organizzare questo evento nell'ex abbazia di Corropoli. Grazie!

Altresi' ringrazio Giovanni ed il presidente dell'Unione dei Comuni teramani che si sono impeganti a promuovere incontri simili a Teramo e in tutte le cittadine del teramano e della sua costa trivellanda. E' importante che la gente sappia, e come io mi auguro sempre che questo porti a movimentazioni forti di piazza, di cittadini, di persone consapevoli delle responsabilita' che la democrazia comporta.

C'e' stata una lunga discussione con il pubblico, e sono stata particolarmente contenta di vedere la partecipazione di una scuola media e delle giovani reporter Chiara, Eleonora e Camilla. Voglio anche ringraziare pubblicamente Hermes che e' venuto direttamente da Roma per essere presente che ne ha parlato sul suo blog, e Lorenzo, da Casalbordino. Grazie. Sono stata davvero onorata che in una cosi bella giornata di sole abbiate deciso di venire a parlare di petrolio. E' stato anche molto bello vedere l'impegno di cosi tante donne, coinvolte nei movimento per la difesa dell'Abruzzo, cosi forti, intelligenti, attive, concrete.

Come sempre un viaggio fra le colline abruzzesi - questa volta fatto con il sempreverde Filippo - e' sempre un viaggio emozionante, per chi abbia gli occhi di poter rendersi conto di tutta la bellezza che e' stata data al nostro territorio e che non sappiamo valorizzare ed amare a sufficienza.

Fra le cose che mi hanno colpito di questo pomeriggio sono state le parole del sindaco di Corropoli dove si diceva che 'occorre trovare un compromesso fra il progresso e la salute'.

Non mi stanchero' mai di dire che scavare petrolio in Abruzzo non e' progresso, anzi e' tutto l'opposto del progresso. Il progresso vero e' quando il territorio viene sviluppato in maniera organica, quando tutte le attivita' produttive ed economiche sono fatte in pieno rispetto di quelle gia' esisitenti. Il progresso e' quando e' la gente a scegliere come meglio gestire il proprio territorio. Come ho detto tante volte, il modello di progresso "distruggi e fuggi" e' fermo al 1950, dove raffinerie ed industria pesante messe alla meno peggio hanno sempre, e senza eccezioni, portato solo a morte e distruzione in tutta Italia. Chiunque abbia optato per uno sviluppo fatto in armonia con il territorio, alla lunga, ha vinto la scommessa con il futuro.

Esempio? Del famoso triangolo della morte siciliano, Priolo, Augusta, Melilli, doveva far parte anche Taormina. Quella citta' si rifiuto' e decise invece di puntare su un altro modello, basato sul turismo, eventi culturali, agricoltura. Il risultato? Taormina e' un piccolo gioiello archeologico, che attrae turisti da varie parte del mondo. Quattro o cinque anni fa ci sono andata in occasione di un convegno di fisici, e Taormina e' stata scelta da visitare perche' la localita' era bella. Mica ci hanno portato a vedere Priolo? Ancora, proprio l'altro ieri, il primo ministro Berlusconi e sua figlia Marina hanno annunciato di voler comprare una casa a Taormina - una mega villa da dieci milioni di euro.

Non mi risulta che i Berlusconi abbiano mai comprato casa a Gela, Priolo o anche a Siracusa. L'industria petrolchimica ha tarpato le ali a tutto il resto in quelle citta' ed in Abruzzo fara' esattamente la stessa cosa.

Abbiamo anche discusso di America, e del fatto che l'incidenza di malattie tumorali e' in declino li. Lo credo bene: le leggi e i controlli sono severi e meta' degli scempi sull'ambiente che fanno gli industriali in Italia sarebbero considerate illegali negli Stati Uniti. Le leggi sono rispettate e i petrolieri non potrebbero operare nemmeno per sogno con tutta l'impunita' che hanno in Italia, a partire da scandalose sentenze dove la colpa dei tumori e' delle aragoste, come a Manfredonia, o dove i bimbi deformi sono incidenti di percorso.

Una curiosita': nella petrolizzata Texas esistono uffici legali INTERAMENTE DEDICATI E SPECIALIZZATI a fare le cause ai petrolieri, per incidenti di qualsiasi genere, dalle esplosioni, alle esposizioni a sostanze chimiche, alla class action. Ecco qui un esempio di avvocati di Houston:

We handle every complex detail and fight with justice on your side. We are ready to fight for just and deserved compensation for you and your family. We
have the resources to investigate and prepare your case using expert witnesses, medical specialists and insurance professionals. We handle everything for you, from gathering initial accident reports to medical records and legal strategies to win in court. We know how big the Texas and Louisiana petro-chemical industry is and we know how hard their defense lawyers fight to protect profits. But we also know that you have justice on your side.

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Ci prendiamo cura di ogni dettaglio e combiattiamo con la giustizia dalla tua parte. Siamo pronti a lottare per una giusta ricompensa per te e per la tua famiglia. Abbiamo tutte le risorse per investigare e per preparare la tua causa con esperti testimoni, medici specialisti, e professionisti delle assicurazioni. Ci prendiamo cura di tutto, dalla raccolta di documenti legali, ai referti medici, alle strategie utili per vincere in corte. SAPPIAMO QUANTO GRANDI E POTENTI SIANO LE DITTE PETROLIFERE DI TEXAS E LOUISIANA E QUANTO DURAMENTE I LORO AVVOCATI LAVORINO PER PROTEGGERE I LORO PROFITTI. PERO' SAPPIAMO ANCHE LE GIUSTIZIA E' DALLA TUA PARTE. "

If you are concerned about an illness or injury you have suffered because of possible exposure to a toxic chemical, gas or product, talk to one of our trial lawyers. These cases involve significant research and investigation and may result in a group action or class action law suit. We hold manufacturers and property owners responsible for the safety of the consumer and public.


Se sei preoccupato per una malattia o incidenti che hai avuto a causa di esposizioni a sostanze chimiche tossiche, a gas o altri prodotti, parla con uno dei nostri avvocati. Questi casi abbisognano di molta ricerca e investigazioni e possono anche avere come conseguenza una azione di gruppo o in una class action. NOI SIAMO CONVINTI CHE I MANIFATTURIERI E PROPRIETARI DELLE AZIENDE SIANO RESPONSABILI DELLA SICUREZZA DEI CONSUMATORI E DEL PUBBLICO.

Occorrerebbe dire tutte queste cose anche alla Stefania Prestigiacomo, proprietaria di industrie inquinanti nel triangolo della morte. Occorerebbe dirlo anche a Paolo Scaroni dell'ENI, azienda che ha inquinato mezza Italia con scarsissime conseguenze penali.

Non e' mica giusto che in un'altra parte del mondo tutti i morti dell'industria petrolchimica possono almeno sperare in un processo ed a avere giustizia mentre in Italia, come insegna Manfredonia, i processi si fanno trenta anni dopo i fatti e alla fine la colpa e' delle aragoste.

No. Non e' giusto proprio per niente, e non sono ancora stanca di dirlo.