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Sunday, June 16, 2013

Allagamenti e Tar Sands in Canada

Di Fort Mc Murray, la capitale delle Tar Sands del Canada, in Alberta, abbiamo parlato piu' volte. Si va su nella foresta boreale, la si abbatte e poi si estrae bitume, lasciando dietro solo distruzione, tumori e bruttezza. Il bitume deve essere poi diluito, desolforato e processato con enormi dispendi di energia, acqua, risorse e producendo ovviamente inquinamento.








E dove finisce la monnezza tossica delle Tar Sands? ... beh, non ci vuole tanta fantasia. La monnezza finisce in appositi laghetti costruiti apposta - i cosiddetti tailing ponds - che spesso perdono, e rilasciano sostanze tossiche nel sottosuolo.

Le parole non possono descrivere lo schifo che va in atto in Canada, occorre vederlo per renders conto della portata della devastazione.

Ed ecco una nuova saga sul tema. Circa una settimana fa ci sono state piogge torrenziali a sud di Fort Mc Murray, con livelli di pioggia che variano fra gli 80 e i 180 centimentri. Le temperature sono piu' alte del dovuto cosi' oltre alla pioggia hanno anche registrato eccezionali scioglimenti delle nevi. Si e' cosi giunti all'allagamento della zona. Hanno dovuto chiudere autostrade, alcuni edifici si sono allagati e le case evacuate. C'e' stata anche la dichiarazione dello stato di emergenza.

E che succede allora alle vasche di riempimento della monnezza tossica un po piu' a nord?

Non e' una domanda da niente, visto che tali vasche a cielo aperto coprono un area complessiva di 176 chilometri quadrati. Bene, come volevasi dimostrare e' arrivato un allarme perche' le piogge si spostano verso nord e c'e' pericolo che i laghetti di contenimento esondino, e la monnezza si riversi nel vicino fiume Athabasca. Una delle ditte che lancia l'allarme e' la Suncor
Energy, che annuncia via facebook la strada che porta ad uno dei suoi stabilimenti e' stata danneggiata dalle piogge torrenziali.

Vedremo.

A tutto cio' si aggiunge il fatto che le ditte del petrolio erano state ordinate di ridurre le dimensioni dei laghetti degli scarti - e quindi i volumi - per poter meglio bonficarli, una volta terminato il processo estrattivo. 

Ma invece di diventare piu' piccoli, questi tailing ponds sono diventati piu' grandi. Il governo non li multera' perche' il progetto - da loro stessi inizialmente proposto - e' troppo ambizioso!

Non per niente l'Alberta e' un petrolstato.





 

Friday, June 14, 2013

Jovanotti-ENI: quoque tu



Che dire, pecunia non olet, nemmeno per Jovanotti.  Dopo Rocco Papaleo, infatti ecco Lorenzo Cherubini che si accoppia all' ENI per "festeggiare" i suoi 25 anni di carriera. Infatti, l'ENI sara' il partner principale del Backup Tour 2013 del cantante toscano.

Il duo Jovanotti-ENI visitera' Ancona, Milano, Roma, Cagliari e assieme alla musica del Cherubino, ci sara' anche 

"un’importante occasione per Eni di incontrare i propri consumatori con due stand dedicati alle offerte integrate di gas, luce e carburanti, ai programmi fedeltà e ai servizi innovativi pensati per le esigenze di famiglie e automobilisti."

Davvero? La bolletta del gas ad un concerto???

E poi un sacco di paroloni: cultura dell'energia, innovazione, sostenibilita', cultura, efficenza.

Ma quando mai.

Caro Lorenzo, tutto questo e' di una delusione infita. A lei non servono i soldi di ENI, e tantomeno l'immagine di ENI. Perche' ha accettato tutto questo?

Ma con i suoi tour non ci va mai, che dire in Basilicata, dove l'ENI gli ha distrutto ogni cosa? Dove c'e' petrolio nel miele, dove c'e' laghi asfissiati dalla monnezza dei petrolio?

O in Nigeria, dove le fiamme del gasflaring dell'ENI bruciano da 40 anni ininterrottamente?

O a Gela dove nascono bambini microcefali?

O a Praia a Mare dove hanno mescolato monnezza radioattiva assieme al cemento delle scuole?  

O in Congo, dove scrivono savana e dove trivellano foresta vergine?

Non lo capisco proprio perche' lei voglia cosi sporcarsi l'immagine, affiliandosi ad una delle ditte piu' sporche di questa nazione - e non solo in termini di ambiente, ma proprio morale ed etico.

Non lo capisco proprio.

Vede, quando uno arriva dove e' arrivato lei, dovrebbe usare la propria fama, il proprio nome e la propria notorieta' per cercare di cambiare il mondo in meglio, io credo. Uno che e' famoso come lei, basta che dice una parola e tutti gli stanno dietro - persone, stampa, opinone pubblica.

E allora uno dovrebbe usare il tutto in favore dei piu' deboli, per quelli che non hanno ne voce ne microfoni e che ogni giorno devono combattere con la distruzione del proprio territorio. Perche'  l'ha fatto? Davvero le servono i soldi sporchi dell'ENI?

Non riesco a capirlo, ne per lei, ne per Papaleo, veramente. Se fossi in lei, Jovanotti, io mi andrei a sotterrare dalla vergogna.

Ma dov'e' la Darryl Hannah d'Italia?
Ma dov'e' il Robert Redford d'Italia?

Eccolo qui che ci invita alla sicurezza stradale con il logo ENI.





Thursday, June 13, 2013

A proposito di stoccaggi



Ogni tanto mi imbatto in interessanti articoli di petrolieri di vario assortimento. Dal sito di Assomineraria trovo allora questo bell'articolo di Francesco Guidi del 2006 che si intitola "L’evoluzione degli stoccaggi del gas naturale in Italia, in un contesto europeo", scritto dopo che l'autore ha avuto "una conversazione" con l'amministratore delegato della Stogit, Adelmo Schenato.

Il sottotitolo proclama:

L'Italia è all'avanguardia in Europa nel campo degli stoccaggi dato che il suo primo risale al 1961. Da allora è stato un crescendo, utilizzando campi esauriti. Potrebbe funzionare da stoccaggio
del gas per l'intera Europa.


Per l'intera Europa?

Per l'intera Europa???

Per l'intera Europa??????

Ma... quanti campi e quanti pozzi di stoccaggio dobbiamo fare in questa nazione?

E' bene allora ricordare un po di cifre.

In Europa si sono consumati (dati 2012) circa 466 miliardi di metri cubi di gas in totale.  

Fra i paesi principali, l'uso e' stato ripartito cosi: Italia 78 miliardi, Germania 100 miliardi, Francia 50 miliardi, Inghilterra 94 miliardi, Spagna 36 miliardi.

Invece in Italia abbiamo sottoterra gia' circa 14 miliardi di metri cubo di gas, stoccati in 352 pozzi e 15 concessioni che vanno da nord a sud e che bastano per 2 mesi di fabbisogno nazionale.

Non e' allora ben chiaro che significa che dobbiamo diventare lo stoccaggio dell'Europa tutta.

In che modo si pensa di farlo?  Se attualmente ne stocchiamo 14 miliardi e in Europa se ne usano 466
come esattamente pensiamo di diventare l'hub di tutta Europa? E quanti altri pozzi dobbiamo fare - e soprattutto, dove??

Poi se si continua a leggere vengono fuori dei dati interessanti:

Secondo uno studio dell’Autorità di regolazione austriaca, le tariffe di stoccaggio in Europa sono state mediamente nel 2005 di 5,58 centesimi di euro per metro cubo di WGV (Working Gas in Vo-
lume).

Andando da un massimo di 10,8 centesimi della Ruhrgas (Germania) a un minimo di 3,1 centesi-
mi della Mol (Ungheria).

Quelle italiane praticate dalla Stogit, secondo le norme fissate dalla nostra Authority, sono state di 2,1 centesimi di euro al metro cubo per il 2005, che scenderanno a 1,9 centesimi nel 2006/2007.

In generale si è voluto privilegiare il mantenimento di bassi costi del servizio, rispetto a un’espansione delle facilities che richiedono maggiori investimenti e quindi remunerazioni più adeguate. 

Cioe' la media europea e' di 5.6 centesimi per metro cubo, e noi siccome siamo furbi stocchiamo gas - in un territorio ballerino, fragile, densamente abitato per 1.9 centesimi al metrocubo? Anche di meno del prezzo dell'Ungheria?

Che paese, veramente.



Wednesday, June 12, 2013

Letta, il fracking e il bestiame



 Without rigorous scientific studies, the gas drilling boom sweeping the world will remain an uncontrolled health experiment on an enormous scale.


Il premier Letta qualche giorno fa afferma che occorre avere "un atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia prodotte in Europa, come lo shale gas".

Ora, Letta e' il primo ministro d'Italia, per cui sarebbe stato piu' onesto da parte sua, specificare cosa intendesse con queste parole per l'Italia e non per il vago concetto di Europa.

Siamo aperti allo shale gas prodotto non in Europa, ma *in Italia*? E se si, dove *in Italia*? 

Ecco allora l'altro lato della medaglia - l'ennesimo studio di effetti negativi di comunita' dove il fracking e' stato gia' usato e in particolare l'impatto sul bestiame e sulla catena alimentare.

Michelle Bamberger e' una veterinaria di Ithaca, nello stato di New York e assieme al Professor Robert Ostwald dell'Universita' di Cornell ha compliato il primo studio che collega le attivita' di fracking alla salute degli animali.

I due hanno esaminato 24 casi di allevamenti di animali nei pressi di campi di shale gas, da fracking ed hanno trovato una serie di malattie neurologiche, riproduttive e gastrointestinali.

In Louisiana 17 mucche sono morte dopo essere state esposte per un'ora a fluidi di perforazione. Causa della morte? Soffocamento.

In New Mexico l'analisi dei peli delle mucche ha mostrato che 54 su 56 mucche aveva residui petroliferi in corpo.

In Pennsylvania una vasca di riempimento di sostanze di scarto ha avuto delle perdite perche' troppo piena e questo ha causato la morte di 70 mucche incinte delle 140 che si trovavano al pascolo nelle vicinanze. Delle rimanenti 70 mucche, 59 hanno abortito e 11 hanno portato la gravidanza a compimento. Di questi 11 vitelli nati, 8 sono poi morti subito dopo il parto.

Cioe' da 140 mucche incinte, esposte ai veleni del fracking, sono venuti fuori solo 3 vitelli sani.

Particolarmente triste e' la storia di Jacki Schilke,  53 anni del North Dakota, allevatrice di bovini.

Hanno iniziato a fare fracking su 32 pozzi del Bakken Shale, vicino al suo ranch. Le mucche hanno iniziato ad avere problemi di ambulazione, infezioni. Le mucche hanno smesso di produrre latte, hanno perso fino a 30 chilogrammi di peso e le code sono cadute. Cinque mucche sono morte.

Lei stessi riporta problemi di salute - mal di testa, dolori cronici, problemi ai polmoni, sangue nelle urine, problemi ai denti.

Nella sua aria ci sono concentrazioni elevate di benzene, metano, cloroformio, butano, propano, toluene e xylene - usati nelle trivellazioni e nel fracking, che sono tossici e di cui molti causano tumori, danni alla nascita. Nella sua acqua ci sono solfati, cromo, cloro, stronzio e selenio.

In un ranch, in una zona praticamente disabitata.

Il suo sangue contiene acetone e metalli pesanti - fra cui arsenico e germanio. 

Ha spostato le sue mucche in un altra zona del suo ranch, ma non le vuole vendere perche' non e' sicura che siano sane e non vuole causare problemi a nessuno.

Le autorita' hanno detto anche lei "tuttapposto" mentre i dottori le diagonsticavano danni neuro-tossicologici. Ora deve usare inalatori e apparecchi per facilitare la respirazione. Non beve piu' l'acqua del suo pozzo, non mangia piu'  la carne delle stesse sue mucche, ne le verdure del suo orto.

A Michelle Bamberger e Robert Ostwald fanno eco Motoko Mukai, professore e tossicologo veterinario anche lui presso la Cornell University. I tre sottolineano che i metalli e il materiale radioattivo usati nel processo di fratturazione idraulica destano preoccuopazioni  perche' possono entrare nella catena alimentare attraverso la carne, il latte ed altri grassi animali.

Secondo loro stiamo facendo un enorme esperimento incontrollato sulla salute umana a livello globale.

Queste cose si applicano pari pari all'Italia. Non ci sono studi del genere, ma ci sono storie simili.

Ricordo a Viggiano, in Lucania, un allevatore mi porto' a vedere le sue mucche vicino al centro oli e vicino ad un pozzo dismesso. Stesse storie, mucche che non partoriscono piu', mucche che si rifutano di andare al pascolo, mucche che si ammalano.

E la sua attivita' di macellaio e di allevatore che muore.

E ricordiamo, per l'ennesima volta, il caso delle api lucane il cui miele, grazie all'ENI, e' intriso di petrolio:

"Solid-phase microextraction gas chromatography-mass spectrometry analysis of nineteen samples of honey from Basilicata (southern Italy) showed the presence of some flavour components never described before in honey. Furthermore, some phenyl-substituted hydrocarbons were detected. These compounds may be derived from the wastewater treatment plant in the area. Furthermore, in honey collected near an oil extraction plant, hydrocarbons were found; these may be derived from such plants present in the area."

Molti dei pozzi previsti per l'Italia sorgono in zone agricole, boschive.  Ai contadini, agli allevatori, servono acqua e aria pulite. Soprattutto serve loro la pace mentale di sapere che non stanno allevando concentrati di monnezza tossica.

Monday, June 10, 2013

Ombrina: il vento di Sergio Morandi

Qualche tempo fa pubblicai dei dati della MOG sull'inquinamento prodotto da Ombrina Mare.

Notare che secondo gli illustri scienziati della MOG, il vento portera' tutta la loro monnezza o verso il mare aperto, in ogni direzione fuoche' nella direzione della costa. Questo per esempio e' l'H2S emesso dalla nave FPSO - secondo loro.



Notare che il centro della "macchia" e' posto in modo tale che pare che i venti spingano l'H2S verso il mare.

Ora: che la monnezza finisca verso riva o verso mare, secondo me, non fa nessuna differenza: sempre monnezza e' e sempre il nostro ambiente va ad intaccare.

Seconda cosa, credo che le motivazioni contro Ombrina siano gia' tutte note e stranote da tempo, e non serve aggiungere altri dati - lo sappiamo tutti che Ombrina non portera' niente di buono a nessuno.

Mi sovviene pero' di cercare i dati sulla ventosita' media dell'Abruzzo.

Ecco cosa trovo - per ieri ed oggi, dal sito xcweather




e qui invece le previsoni per i prossimi giorni







mmh... I venti vanno un po nella direzione opposta, di quello che dice Morandi!

Sara' un caso? Chissa. Indago meglio.

Voila' - ecco le statistiche dei venti su un periodo che vanno dal 2000 ad oggi! 13 anni di media:



I venti soffiano tutti verso la costa, per la maggior parte del tempo!! Solo nei mesi invernali la direzione e' diversa.

Da dove tira fuori Morandi le sue mappe allora?

E chi lo sa - probabilmente come tutto quello che dice, dal portafoglio!

L'altra Sicilia

Qualche giorno fa la stampa nazionale ha ampiamente parlato delle perdite di petrolio in mare dalla raffineria ENI di Gela: "non meno di una tonnellata di petrolio"  sversato, la necessita' di una task force fra enti di controllo, maggiori interventi sulla sicurezza, manutenzione e controllo su chi estrae e raffina petrolio.

In realta' la Sicilia e' sotto il mirino dei petrolieri da tempo: non c'e' solo Gela votata da decenni al martirio del petrolio, ma proprio in queste settimane sono spuntate come funghi varie concessioni petrolifere lungo la riviera dell'isola fra Ragusa ed Agrigento: la Transunion ditta inglese , l'ENI con due nuove concessioni ed un'altra al largo della valle dei Templi ad Agrigento.


E invece, e' passata un po sotto silenzio, la lista dei 100 mari piu' belli del mondo stilata da CNN che - sebbene le classifiche internet lascino il tempo che trovano - dovrebbe farci inorgoglirci tutti.

Secondo CNN infatti il secondo mare piu' bello del mondo e' la spiaggia dei conigli - detta "Rabbit Beach" - a Lampedusa. Gia' a Febbraio Tripadvisor valutando i commenti e le review dei suoi clienti l'aveva classificata come la piu' bella del mondo, qui invece e' CNN che conferma il secondo posto con queste motivazioni:

With blinding white cliffs, fluorescent blue waters, warm temperatures and dry-desert land, it's little wonder this place frequently tops favorite beach lists. Protected turtles lay eggs here and dolphins can be seen in the water. The nearby volcanic isle of Linosa, featuring a spectacular black and red Mars-like beach.


Lampedusa il mare piu' bello del mondo secondo CNN, dietro solo a Grande Anse Beach, La Digue Island nelle Seychelles.

E' evidente allora la dicotomia che viene fuori: cosa vogliamo fare dei mari di Sicilia - e dell'Italia tutta? Puntare sulle nostre bellezze naturalistiche e paesaggistiche come a Lampedusa, oppure trasformare i nostri mari in una enorme Gela?

In questi giorni sono in giro per l'Italia del petrolio - stoccaggi, pozzi, metano, oleodotti, cluster, piattaforme che tutti mi mostrano comprensibilmente preoccupati.  E sempre, vicino a queste strutture, sorgono piccole e grandi meraviglie: castelli, vigneti, riserve naturali, agriturismi che se solo fossimo un po piu' intelligenti e prudenti potrebbero da soli darci molta piu' ricchezza che tutto il petrolio d'Italia che madre natura ha ben pensato di seppellire sottoterra.










Sunday, June 9, 2013

Polonia: Occupy Chevron

la protesta e' ad oltranza da 9 giorni.



La Chevron arriva in Polonia nel 2011 in un piccolo villaggio ai confini con l'Ukraina, Zurawlow nella concessione Grabowiec. La zona, neanche a farlo apposta e' soprannominata il polmone verde di Polonia.

Hanno una concessione per fare ispezioni sismiche valida fino al dicembre 2013.

Inizialmente i residenti non sono contro la Chevron o contro il fracking. Semplicemente nessuno gli ha detto niente. E poi, quando iniziano ad informarsi si rendono conto che forse non e' tanto una buona idea.

Iniziano a mobilitarsi contro la Chevron - il quarto piu' grande colosso petrolifero del mondo.  Si appellano ai politici, alle istituzioni governative ma nessuno gli da retta. La Chevron manda le ruspe.
I contadini continuano a protestare. E alla fine, il miracolo. La Chevron misteriosamente rinununcia a trivellare.

Passano 2 anni. Tutti pensano che sia tutto finito.

 Il 3 Giugno 2013 pero', proprio qualche mese prima della scadenza del permesso di ispezioni sismiche, nello stesso paesino ritornano i camion della Chevron. Vogliono riprovarci.

Li vedono per primi dei ragazzini sulle biciclette. Ritorna l'allarme.

E dal 3 Giugno fino ad adesso i contadini hanno assediato l'area dove la Chevron vuole trivellare. Sono in 300 e si danno i turni, con i trattori a tenere occupata l'area.  Hanno messo su una tenda, hanno preso un fornello della seconda guerra mondiale e si sono accampati li. Vengono in tanti anche da fuori a condividere la lotta, a mangiare, a resistere.

Le piu' agguerrite sono le donne che da un lato tengono il campo pulito e raccolgono i fiori, dall'altro rincorrono a male parole e pure a bastonate quelli della Chevron che ogni tanto cercano di avvicinare i contadini per trovare il famoso "compromesso".

Hanno tutti sui 65/70 anni.

Come gia' detto, lo shale gas della Polonia era una sorta di bolla - molte ditte se ne sono gia' andate perche' il gas e' molto meno di quanto si pensasse - o propagandasse.  Fra le ditte partite dalla Polonia, le Americane North American oil, Talisman Energy Inc. e Marathon Oil, nonche' la ExxonMobil. 

La Chevron resta. Non si sa perche'. 

La protesta monta. Arrivano da Cracovia - a sei ore di distanza. Solidarnosc si e' rimessa in azione. La stampa polacca tace. I contadini chiedono il supporto di noi tutti. E' un semplice like su Facebook.


Lech Kowalski avec les villageois.