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Friday, January 30, 2009

I misteri dell' Acqua dell'Abete



All'interno del parco nazionale dell'appennino lucano della Val D'Agri c'e' una area attrezzata che si chiama Acqua dell'Abete. Poco distante, sempre all'interno del parco (!!), c'e' il pozzo detto Cerro-Falcone dell'ENI.

Il 20 Novembre 2008, il Corpo Forestale dello Stato ha dovuto sequestrare la zona, che fa parte del comune di Calvello (PZ), a causa del ritrovamento di non meglio specificate sostanze tossiche vicino alla fontana in un area picnic. Data la vicinanza dell'area, boschiva e naturale, al pozzo di petrolio, non mi pare molto difficile collegare le misteriose sostanze tossiche dell'area sotto sequestro alla presenza del pozzo ENI, tanto piu' che si sentono pure i rumori delle trivelle dall'area picnic.

Gia' nel 2004 si erano scoperti riversamenti di liquami rossastri oleosi e di idrocarburi. I carabinieri ed il NOE (nucleo operativo ecologico) fecero la loro parte, denunciando il tutto alla Procura di Potenza, ma poi nessuno fece piu' nulla. In Italia, purtroppo, la precauzione non e' una virtu' ed oggi la situazione si ripete. Intanto per quattro anni centinaia di turisti, abitanti e bimbi, hanno bevuto l'acqua di quella fonte inquinata.

Si pensa che tutto l'inquinamento sia dovuto a sversamenti di sostanze tossiche durante l'estrazione del petrolio, com'e' gia' accaduto tante volte in passato. La zona e' stata classificata dal CNR e dall'Universita' della Basilicata ad alta vulnerabilita' per le falde acquifere. Nel 2000 avevano anche trovato dei pozzi dove l'acqua da bere era "frammista a greggio". Il sindaco di Viggiano aveva vietato di usarla. Poco lontano, un altra sorgente naturale detta 'Acqua sulfurea' risulta inquinata da sostanze non presenti in natura. Si pensa che siano fanghi di scarto delle trivelle.

Quello che fa scandalo e' che dopo due mesi dal sequestro i lucani non sanno nulla dei motivi, dei perche' dei responsabili. NESSUNA AUTORITA' GLIELO HA MAI DETTO, nonostante le richieste di cittadini e comitati. Nessuno ha mai risposto, ne adesso ne in passato a nessuna domanda. Cosa c'e' nel terreno a contaminarlo? Quanto c'e' n'e'? Cosa e' stato fatto per salvare la salute pubblica, quella degli animali e della vegetazione locale? Che tipo di monitoraggio ambientale viene fatto ora e quale sara' quella fatta dopo il sequestro? Di chi e' la colpa ufficiale? Chi paghera' i danni? Chi ripristinera l'area? Chi chiedera' scusa alla gente per un nuovo ennesimo attacco alla salute, a cio' che gli appartiene: il proprio territorio?

Intanto i comitati invitano la gente a non bere l'acqua delle fontanelle nel parco e di non far abbeverare gli animali nelle varie vasche della zona. Hanno scritto al "ministro dell'ambiente" Stefania Prestigiacomo e pure al direttore generale nazionale della protezione della natura, Aldo Cosentino. Chissa' se avranno la decenza di rispondere.

Dall'assessore all'ambiente della regione Basilicata, Vincenzo Santochirico, neanche una parola, ne' di scusa, ne' di spiegazione, ne' di informazione. I lucani ne chiedono le dimissioni, giustamente. Dall'ENI non si e' sentita nemmeno una mosca volare, infatti le hanno uccise tutte con i loro fumi tossici di H2S.

E' scandaloso che nel 2009 ci si senta in diritto di maltrattare in questa maniera i cittadini. Dell ' ENI sappiamo tanti malaffari. Vorrei non scandalizzarmi piu'. Eppure ogni volta mi arrabbio. Ai miei occhi questo e' un ente sporco, indegno di avere nella sua sigla la dicitura 'nazionale' perche' non rappresenta l'Italia. Sono solo una banda di opportunisti: purtroppo questo caso e' l'ennesimo di sfruttammento, inganno e disumanita'.

Non va bene.

Fonti: OLA, Aqaa news, Il giornale di Calvello

Thursday, January 29, 2009

Petrolio ad Arcore?


Su in alto la concessione petrolifera accordata il 19 dicembre alla Petroceltic per estrarre petrolio a Colle San Giovanni, nel teramano.

A Luglio, sul Corriere della Sera, fu pubblicato un articolo a firma di Cesare Zapperi secondo cui la ditta australiana Po Valley avrebbe intenzione di sondare il terreno per ispezioni petrolifere nel nord Italia. Il permesso estrattivo si chiama Ossola, copre un area di 300 chilometri quadrati e riguarda ben 80 comuni nelle provincie di Lecco, Bergamo e Milano.

Fanno sul serio gli Australiani. Notare che in Italia vogliamo bene a tutti, irlandesi, americani, italiani, inglesi, olandesi, francesi, australiani e chi piu' ne ha piu ne metta. Tutti a scavare petrolio in Italia, la nuova Nigeria d'Europa!

Restando con la nostra amica australiana, risulta che fra le citta' interessate nel bergamasco ci sono: Dalmine, Ponte S. Pietro, Caprino Bergamasco, Pontida, Sotto il Monte, Martinengo, Suisio e Villa d' Adda.

Venti invece sono i comuni in provincia di Lecco tra i quali Brivio, Calco, Paderno d' Adda, Robbiate, Verderio Inferiore e Superiore, Viganò.

Creme de la creme, diciassette paesi del Milanese. Oltre Milano stessa (roba da matti!) vogliono trivellare anche ARCORE, Carnate, Cornate, Lesmo, Trezzo d' Adda.

Arcore e' la citta' di provenienza del primo ministro Italiano, Silvio Berlusconi. Chissa' che ne pensa di pozzi con tanto di oleodotti, trivelle, puzze e magari raffinerie nel suo territorio. Dopo la Sky di Murdock, ora anche il petrolio ad Arcore!

I sindaci del comprensorio pero', a differenza del sindaco di Ortona Nicola Fratino che coi petrolieri e' andato quasi a nozze, si sono mostrati preoccupati ed hanno posto il veto alle perforazioni, almeno temporalmente. Evidententemente nessuno loro gestisce i porti o fa parte di societa' nate APPOSTA per fornire servizi ai petrolieri.

Come da copione, anche i petrolieri australiani minimizzano. Pierluigi Vecchia, manager della Po Valley afferma:

Nell'immaginario collettivo l'attività petrolifera è considerata una delle più inquinanti del mondo. Lo è stato in passato, ma oggi le cose vanno diversamente. Questo tipo di attività è così nell'occhio del ciclone che ormai si fa di tutto per limitare al minimo l'impatto. Negli ultimi 130 anni in Italia sono stati realizzati più di 6 mila pozzi. Ebbene, c'è stato solo un caso di incidente rilevante, quello di Tradate all'inizio degli anni ?90. L'incidenza degli incidenti è quindi irrilevante».

In aree urbanizzate si possono tranquillamente realizzare pozzi. Si badi inoltre che i pozzi sono meno impattanti di una fabbrica chimica. Inoltre la nostra presenza è limitata nel tempo. Quanto poi agli oleodotti, non si dimentichi che si tratta soltanto di tubi che passano nel sottosuolo. Forse ci dimentichiamo di quanti tubi ci passano sotto i piedi e nelle zone agricole per i cosiddetti sottoservizi.

Innanzitutto, si vede proprio quanto bene il signor Pierluigi Vecchia conosca la zona che vuole trivellare. Il comune interessato allo scoppio fu Trecate, in provincia di Novara e non Tradate. Quello e' in provincia di Varese, mio caro.

Forse il signor Vecchia non legge i giornali esteri, ma scoppi di pozzi di petrolio continuano ad accadere in tutto il mondo. Negli ultimi anni sono scopiate raffinerie in Texas, pozzi in
mare ed in terra, in Egitto, India, Korea. Queste cose abbisognano di ANNI per essere rimediate. Per cui non e' vero che l'incidenza degli incidenti e' irrilevante. Quelli piu' spettacolari (come appunto Trecate) sono forse meno frequenti, ma portano con se conseguenze che durano a lungo. I siti di Trecate sono stati inquinati per anni e il terreno ancora ne mostra le traccie.

Vogliamo poi parlare dei piccoli e medi incidenti? Quelli che non arrivano ai giornali ma che ogni giorno rilasciano fughe di idrogeno solforato o risversamenti nelle campagne? In Basilicata sono all'ordine del giorno.

La cosa piu' vile e' che ancora si va avanti con la storia del "c'e' di peggio". Ancora con la storia del "moriamo del male minore". Invece del "c'e' di peggio", caro signor Vecchia, io le dico che c'e' molto di meglio che scavare petrolio scadente e in quantita' insignificante in Italia. C'e'
l'energia solare. Obama non fa altro che parlare di opere statali per dar lavoro alla gente che siano focalizzate sull' energia alternativa e sull'ammodernare edifici federali in questa direzione.
So che questo non porterebbe pane a casa alla Po Valley, ma questo e' un problema della Po Valley, non degli italiani.

Intanto, nonostante le balle del Signor Vecchia a cui la Brianza non ha creduto, e a causa delle prese di posizione negative dei sindaci della zona, il 20 ottobre 2008, il ministero dello sviluppo economico ha sospeso i permessi estrattivi per sei mesi per meglio analizzare la situazione.

Occorre seguire questa storia perche' quello che non puo' essere accettato in Brianza, non puo' nemmeno essere accettato in Abruzzo, anche se da noi le concessioni le hanno gia' date. Spero che oltre al sindaco di Pineto, Luciano Monticelli, anche altri possano far sentire la propria voce, in maniera ferma e assoluta.

Come ha detto ieri Salvatore Borsellino: Resistere, Resistere, Resistere.


Fonti: Corriere della Sera, Po Valley Legambiente

Tuesday, January 27, 2009

Parlare a vanvera


Un nuovo incontro il 31 gennaio a Giulianova, questa volta per sensibilizzare al problema anche gli operatori turistici (Hotel Katia del lido Riccio di Ortona, ci senti? )

Intanto, leggo da primadanoi, che proprio oggi il segretario regionale della Filcem (che sta per Federazione Italiana Lavoratori Chimici), Nicola Primavera, dice che sulla raffineria di Ortona occorre decidere 'obiettivamente e dati alla mano'. Assieme a lui a difendere l'indifendibile il segretario provinciale, Carmine Torricella.

Sono pronta alla sfida dell'obiettivita' e dei dati alla mano.

Ma quanti piu' dati vogliono i signori Primavera e Torricella?

Non gli sono bastate le centinaia e centinaia di articoli scientifici prodotti sui danni alle persone da raffinerie ed opere petrolifere in centri abitati? Non gli bastato il fatto che circa 100 medici della zona abbiano detto no? Non gli basta il fatto che dei 50 siti inquinati di interesse nazionale LA META' sono a firma ENI? Non gli basta il fatto che a Viggiano l'agricoltura sia in ginocchio? Non gli basta il fatto che la gente emigra a piu' non posso dalla Basilicata devastata dall'ENI e dalla Total? Non gli basta l'esperienza di Gela? Di Falconara? Di Augusta? Di Melilli? Di Sarroch?

Quali dati vogliono o possono portare dal canto loro i signori Primavera e Torricella a parte affermazioni insensate sparate li a casaccio e prive di ogni fondamento scientifico o anche di buon senso? Cosa puo' dire il signor Primavera in difesa del petolio in Abruzzo che NON ABBIA LO STAMPINO ENI? Che venga da un qualche accademico, medico, scienziato che sia svincolato da ogni interesse personale? Quali sono le credenziali scientifiche del signor Primavera o del signor Torricelli? Ci sono mai stati i signori Primavera e Torricella a Viggiano?

Dice l'intelligente signor Primavera:

Noi siamo convinti che tutte le nuove iniziative siano esse industriali, artigianali, agricole, turistiche, e tutte le innovazioni previste dai nuovi piani di sviluppo, in qualsiasi settore produttivo, provocano immancabilmente delle trasformazioni degli equilibri del sistema. Questo deve significare l'obbligo per chi realmente rappresenta la popolazione di chiedere garanzie e verifiche continue ed aggiornate soprattutto in materia ambientale. Non bisogna rischiare, come sta avvenendo, di porsi come un freno al progresso cercando di trovare per qualsiasi investimento ed innovazione un motivo per essere sempre contro.

Beh, se vuol vivere in un posto dove il progresso non e' stato frenato, il signor Primavera
puo' benissimo andare a Viggiano, e cosi risolvere tutti i suoi problemi. Ci si trasferisca a Viggiano per un mese. Ci si trasferisca assieme a figli e mogli inuna delle tante case abbandonate a ridosso del centro petrolifero di Viggiano. Sopratutto per un mese nutra i suoi familiari solo con i prodotti della terra di Viggiano. Se il signor Primavera questo non lo sa, TUTTO IL CICLO VEGETALE LUCANO E' STATO COMPROMESSO! Dal miele, all'uva, al bestiame. Non e' rimasto nulla. E lei questo lo chiama progresso? Forse nel 1950 lo era!

Aggiunge poi Torricella:


La presenza dell'Eni nella nostra regione rappresenta da oltre cinquant'anni un forte volano per lo sviluppo industriale», ha spiegato il segretario provinciale Filcem, Carmine Torricella, «lo testimoniano gli insediamenti di Valle Cupa di Alanno, Montalfano di Cupello, Pineto, Torrente Tona di Rotello e Santa Maria Imbaro di Lanciano, impianti che si sono sempre caratterizzati per la grande capacità tecnica ed il forte rispetto per la tutela dell'ambiente, della sicurezza e della salute dei procuratori, intorno ai quali si trovano anche i più grandi insediamenti industriali del centro sud».

Certo, anche la pompa della benzina e' un impianto AGIP/ENI, ma ci sono vari livelli di intromissione in un territorio. Le estrazioni e la lavorazione del petrolio sulla scala e sulla portata attuale SONO INCOMPATIBILI con l'Abruzzo che conosciamo. Punto e basta.

Il progesso, caro signor Torricella, sta altrove. Il progresso non sta nell'avelenare i proprio figli, vivendo da struzzi e con la testa sottoterrra quanto invece nel cercare di coniugare benessere economico con la salute e iol rispetto della terra. Il petrolio in Abruzzo non portera' a nessuna di queste cose.

Mai sentito parlare di energie alternative? Mai sentito parlare di sviluppo sostenibile?

Infine, si, caro Primavera, caro Torricelli, caro Febbo, cara ENI, caro Fratino.

Io parlo, e con convinzione, di distruzione di un territorio, io sono terrorizzata alla prospettiva che possiamo diventare come la Basilicata, per me non esistono compromessi, zone grigie, ambigiuta' di qualsiasi tipo. E perche' sono cosi' forte nelle mie idee? Perche' ho letto, perche' ho visto, perche' ho analizzato referti, articoli da persona libera, perche' ho avuto l'umilta' di ascoltare chi ne sapeva piu di me, perche' ho avuto la mente ed il cuore svincolati da interessi chimici, petroliferi, monetari, politici.

Le estrazioni petrolifere non porteranno nulla buono all'Abruzzo e al suo futuro, del quale vi ricordo, fanno parte anche i vostri figli.

Vorrei tanto sapere chi finanzia la Finchem....

Sunday, January 25, 2009

Forte e gentile, o pesante ed amaro?


Ho notato, dagli email che mi giungono e dalla provenienza dei lettori del blog, che ci sono molte persone nuove. Voglio allora fare un breve punto della situazione e questa volta essere un po piu' precisa dal punto di vista scientifico. Il mio amico Charles, un geologo americano che ringrazio vivissimamente (thanks Charlie, I owe you one!), mi aiutato a compilare questa piccola prima inchiesta sul nostro petrolio, pesante ed amaro.

Innanzitutto ricordo a tutti che la partita petrolio deve ancora cominiciare. Non e' vero ne' che "tanto alla fine non si fa", tanto meno che "tanto alla fine si fa". Cio' che sappiamo e' che il problema riguarda tutto l'Abruzzo e che occorre l'azione coordinata di tutti: in qualsiasi modo possiamo dare il nostro contributo DOBBIAMO farlo. Incominciamo. Questa battaglia non e' per gli ammosciati.

Il petrolio abruzzese e' PESANTE.

Il petrolio migliore e' quello piu' leggero, con le molecole di lunghezza giusta per farci la benzina. Per accertare la bonta' del petrolio esiste l'indice API (American Petroleum Institute). Piu' e' alto questo indice, migliore e' il petrolio.

Il petrolio ideale ha indice API fra 40 e 45.
Il petrolio leggero ha indice API fra 31.1 e 40.
Il petrolio medio ha indice API fra 22.3 e 31.1.
Il petrolio pesante ha indice API minore di 22.3.
Il petrolio con indice API minore di 10 e' petrolio extra pesante o bitume, detto anche asfaltene.

Il petrolio peggiore del mondo e' quello delle sabbie dell'Alberta in Canada, con indice API 8. Il petrolio che si estrae nei mari del nord ha un indice API 38. Il petrolio Texano ha indice 40. Quello di Dubai 31.

E in Abruzzo? Come diciamo spesso, e come dice l'ENI, il nostro petrolio e' molto viscoso, con densita' specifica di circa 0,9860. La formula matematica e' semplicissima: Indice API = 141.5/densita' specifica - 131.5. Per noi allora l'indice e' di 12 GRADI API.

TEXAS 40, ABRUZZO 12: IL NOSTRO PETROLIO FA SCHIFO !

Naturalmente piu' l'indice API e' basso, piu' difficile, costosa ed inquinante e' l'opera di raffinamento. Non tutte le raffinerie in Europa o nel mondo sono in grado di trattare petrolio come il nostro. I posti utili sarebbero la IPLOM di Busalla (Genova), la raffineria di Tarragona in Spagna oppure la Brunsbuttell (Germania). Falconara, per esempio non sarebbe in grado di trattare il petrolio abruzzese, con o senza impurita' sulfuree. Logisticamente pero' trasportare il nostro petrolio in qualche altra parte del mondo sarebbe troppo costoso. Ecco allora il rischio e la volonta' del petrolieri di riempire Abruzzo e Basilicata con questi bei "centri oli". Immaginate voi.

Il petrolio di tutto l'Adriatico ha queste caratteristiche a causa della conformazione geofisica del territorio: siamo un continente ancora relativamente giovane. Geologicamente, potremmo perforare ovunque, trovando sempre un greggio con le caratteristiche simili al petrolio di Ortona, Pineto o LettoManoppello. Ecco dunque il fioccare di richieste di trivelle sul 35% della regione. Io non mi stanchero' mai di dire che IL PROBLEMA E' DI TUTTO L'ABRUZZO


Il petrolio abruzzese e' AMARO.

Come ripetuto all'inverosimile, il nostro petrolio ha un forte tasso di impurita' sulfuree al suo interno come l'idrogeno solforato (H2S). Il costo di perforazione e di coltivazione di questo tipo di petrolio e' molto rilevante. La perforazione richiede tecnologie e materiali speciali anticorrosivi, perche' l'H2S a contatto con l'ossigeno si combina in H2(SO)4, un acido ancora piu' corrosivo. Occorre personale altamente specializzato, capace di far fronte, per esempio, ad una fuga diH2S nella fase di perforazione. In Italia sono rarissimi i casi di figure professionali in grado di gestire situazioni simili. Non si puo' pensare di assumere giovani per prima occupazione e, dopo brevi corsi di qualificazione, ritenerli capaci di saper fronteggiare scenari potenzialmente catastrofici.

E gli Abruzzesi? Chi ci insegna a far fronte a fughe di H2S durante l'estrazione del petrolio? Quale politico si e' degnato di indagare su che tipo di petrolio esiste in Abruzzo?

Se ho capito bene il nuovo assessore all'ambiente e' Daniela Stati. Angelo di Paolo invece dovra' occuparsi della difesa del suolo. Spero che i due abbiano l'umilta' di indagare sul gravissimo problema del petrolio in Abruzzo, dal mio punto di vista il piu' importante, per la sua irreversibilita' e per la sua estensione territoriale, dei pur tanti che affliggono la difesa e la valorizzazione dell'Abruzzo e della sua gente.

Thursday, January 22, 2009

Gian Marco e Massimo Moratti e il Cip6


Come riferisce il Corriere della Sera alcuni medici di Harvard hanno mostrato che vivere in un ambiente sano allunga la vita. Diciamo che la nozione e' abbastanza logica e plausibile, e non ci voleva Harvard per giungere a questa conclusione. Qui pero' hanno quantificato questa longevita': 10 microgrammi per metrocubo di PM (particulate matter o particelle fini) in meno corrispondono a circa 7 mesi in piu di vita.

Ne deduco che 10 microgrammi in piu' accorciano la vita di sette mesi.

Queste particelle, i PM, specie le piu' piccole, arrivano fino ai polmoni e non possono essere piu' espulse dall'organismo. Chissa' se a Mr Gian Marco Moratti gli sono fischiate le orecchie, visto che la sua Saras, a Sarroch emette un po' di tutto e che i limiti del PM a Sarroch li sfondano una volta alla settimana. Chissa' se lui abbia letto quell'articolo del Corriere ed abbia calcolato a quanti mesi di vita umana equivalgono quegli sfioramenti di cui e' moralmente responsabile. Chissa' se un po si sia sentito in colpa.

Scopro poi da un report della Repubblica che nel 2006 la Saras ha fatturato 5.196 milioni di euro, con un utile netto di 293 milioni di euro.

IN UN ANNO OLTRE 500 MILIARDI DELLA VECCHIE LIRE SOLO DI UTILE.

L'utile, nel 2000 era 'solo' di 36 milioni di euro. Ma come hanno fatto quelli della Saras? Aumentare gli utili di quasi 10 volte in pochi anni e' da maghi degli affari.

Ma c'e' il barbatrucco. Non sono stati i bravi manager Saras a fare svettare questi introiti: e' stato il magico Cip6 !! Elementare Watson. Ma come fa la Saras a ricevere i soldi del Cip6, che in teoria e' per industrie che producono energia rinnovabile?

Facciamo un passo indietro. Prima del 2004, gli scarti della raffineria Saras andavano smaltiti, a caro prezzo, come rifiuti speciali. Nel 2004 allora l'idea brillante dei Moratti: bruciamoli quei rifiuti. E nel farlo ci ricaviamo un po' di energia che facciamo passare per alternativa. Nessuno se ne accorgera', avranno pensato.

E siccome l'hanno fatto passare per un metodo nuovo e 'alternativo' per produrre energia ecco che arriva il Cip6. Non ha importanza quanto schifo immettono in aria. Gli diamo la dicitura di 'assimilata' e siamo apposto. Lo Stato italiano (noi) abbiamo dunque regalato 200 milioni di euro alla famiglia Moratti. Neanche fossimo tutti interisti.

Furbo Mr Moratti, eh?

Cosi' accanto alla raffineria vera e propria (completa di desolforatore come vogliono fare ad Ortona) hanno costruito questo inceneritori di rifiuti petroliferi, dal nome luminoso, e intriso di virilita' sarda: Sarlux.

Ogni giorno, 3500 tonnellate di scarti della raffineria, fangosi e puzzolenti (immaginate voi di che robaccia si tratta) arrivano alla Sarlux e vengono bruciati. Dietro di se lasciano una scia di anidride carbonica, ossidi di azoto, solfati e concentrati di vanadio e il nichel che vanno dritti dritti nelle case, nei pesci, nell'aria di Sarroch.

Ma non e' finita qui. L'energia viene venduta poi ad enti pubblici, e non a prezzo di mercato, ma ad un prezzo che e' il DOPPIO del suo valore effettivo. Questo perche', di nuovo, la Sarlux e' un impianto di energia "alternativa".

In piu' come parte degli accordi per il Cip6 si sarebbero dovuti creare dei nuovi posti di lavoro anche in industrie non petrolifere. Dei tanti progetti vaporosi presenati dalla Saras a tuttoggi non ne e' stato realizzato neanche uno. Solo i lavori riguardanti la raffineria sono stati portati a termine. La Repubblica calcola che ogni nuovo posto di lavoro sia costato fra i 400mila e il milione di euro.

A capo della Saras i due fratelli Moratti, Gian Marco e Massimo Moratti. Con tutti i soldi del petrolio Gian Marco ha potuto donare ben 6 milioni di euro alla campagna elettorale della candidata a sindaco di Milano: sua moglie Letizia! Il suo concorrente, che non ha una moglie petrolifera, ha potuto disporre solo di 600,000 euro.

Immaginate chi ha vinto.

Per farsi bella pero' la nostra Letizia ha dato ad Al Gore la citttadinanza onoraria a Milano

e si e' impegnata ad abbracciare nuove poltiche ambientali. E a Sarroch? Quando va ad abbracciare le politiche ambientali per i sardi?

Anche la moglie di Massimo Moratti fa poltica: Milly Moratti (nata Emilia Bossi) e' capogruppo dei Verdi al comune di Milano, regala le bici blu agli assessori (cosi non devono andare in macchina) e addirittura durante la campagna elettorale di Milano diceva ai lombardi che tutto quel PM fa male ed occorre ridurlo perche' favosricono tumori ed infarti.

In una intervista disse che a Milano "la situazione e' drammatica". Perche' questo non lo dice anche ai sardi? O che i loro polmoni sono meno importanti di quelli dei milanesi?

Care Letizia e Milly: Mentre per ridurre lo smog delle automobili ci vuole l'azione concertata della popolazione, controlli e sensibilizzazione, nel caso della Saras/Sarlux ci vuole l'azione di due sole persone: Mr Gian Marco e Mr Massimo Moratti. I capi della Saras.

Evidentemente la coerenza non e' di casa nella famiglia Moratti.

Fonti: La Repubblica,
Sardegna e Liberta',
Sarlux Saras e la salute?

Wednesday, January 21, 2009

Con la coscienza sporca di petrolio




Della storia di Sarroch e della raffineria Saras, in Sardegna abbiamo gia' parlato su questo blog. Il filmato alla fine di questo post e' di Massilimano Mazzotta che ha realizzato un documentario su come si vive per davvero a Sarroch. E' tutto agghiacciante anche per me che vado predicando le conseguenze del petrolio da mesi. Come a Viggiano, sentire e vedere di persona cosa il petrolio porta alle comunita' mi fa male, perche' tutto questo SI SAPEVA ANCHE PRIMA CHE INSTALLASSERO LA RAFFINERIA A SARROCH.

Mi viene rabbia perche' se solo ci fosse stato un minimo di informazione in piu fra la gente e i politici non si sarebbe arrivati a questo punto. E' qui la risposta al tizio di rete otto che mi chiedeva perche' io faccia tutto questo. Come puo' qualsiasi persona con un minimo di sensibilita' e di amore per la propria terra sapere e non indignarsi? Sapere e far finta di niente? Sapere e tacere?

Non e' giusto.

Come descrive il video, a Sarroch lo zolfo lo trovano nei pesci. Il lavoro e' inesistente. L'amianto e' nei corpi delle persone. I controlli sui lavoratori sono fatti superficialmente e usando metodi scorretti. L'esposizione al benzene e agli idrocarburi ha portato danni al DNA delle persone. La gente si ammala di tumori rari.

La Saras appartiene alla famiglia Moratti. Il suo CEO, l'amministratore delegato, e' Massimo Moratti, lo stesso dell'Inter che con i soldi della raffineria poi va a pagare gli acquisti dei calciatori. Della stessa famiglia fa parte anche Letizia Moratti che mette l'ecopass a Milano per contenere l'inquinamento mentre a Sarroch non si degna neppure di far fare i controlli sulla gente come si deve.

Una vergogna.

La Saras del gruppo Moratti riceve, beffa delle beffe, anche i finanziamenti del Cip6, la tassa che i cittadini italiani pagano per incentivare l'energia alternativa, quella vera, tramite la bolletta della luce.

Il sito dell'autorita' per l'energia elettrica ed il gas infatti mostra l'elenco delle prime 10 societa' nazionali che ricevono finanziamenti del Cip6. Sotto la bella dicitura 'fonti assimilate', che comprendono raffinerie e centrali a carbone, compare anche la bella Saras, che riceve circa l'11% dei finanziamenti disponibili! Anche l'ENI ne prende, in quota pari al 3%. La parte del leone la fa il gruppo Edison, operativa anche lei in campo idrocarburi, con il 52%.

In riassunto, i soldi delle tassi dei cittadini di Sarroch finiscono in parte a finanziare i petrolieri che li avvelenano.




Fonti: L'espresso

Tuesday, January 20, 2009

Se questo e' il prezzo da pagare, benvenga.


"We will restore science to its rightful place, and wield technology's wonders to raise health care's quality and lower its cost. We will harness the sun and the winds and the soil to fuel our cars and run our factories."

Barack Obama, discorso d'inaugurazione, Washington 20 gennaio 2009


Qualche tempo fa Al Gore parlo' di disobbedienza civile per salvare i territori dalle invasioni di petrolieri, carbonizzatori e persone con zero cognizione di sviluppo sostenibile, interessati solo al denaro facile. Il governo Bush ha usato i suoi ultimi giorni per far regali a destra e a manca ai petrolieri.

Alla fine di dicembre fu decisa la vendita all'asta di permessi esplorativi nello Utah da parte del Bureau of Land Management, un ufficio federale per la gestione del territorio pubblico.

Tim de Christopher, 27 anni, originario di Pittsburg si era trasferito nello Utah per studiare economia all'univerista'. Pittsburg per molti anni e' stata la capitale delle acciaierie e dell'industria pesante, e Tim fu stregato dalla bellezza del panorama dello Utah. Decise che non poteva permettere a Bush di distruggere tutta quella bellezza.

Cosi', dopo aver sostenuto il suo ultimo esame dela sessione invernale, Tim decise di andare all'asta. Il suo piano era si disrompere lo svolgimento della sessione con urla di protesta e di farla rimandare. Ma poi qualcuno gli chiese: 'lei e' qui per partecipare all'asta?' e lui, senza sapere cosa faceva, disse si. Si sedette fra la gente, gli assegnarono il numero di bidder 70, e inizio' a piazzare scommesse. Qualcuno trovo' i suoi metodi un po bizzarri (non c'era mai stato ad un asta prima!) ma tutti rispettarono questo tizio, apparentemente ricco, che cercava di comprare tutta quella terra.

Fece salire di molto i prezzi e fini con l'acquistare circa 10,000 ettari di terra alla cifra di quasi 2 milioni di dollari. Lui pero' i soldi non ce li ha mai avuti!

Naturalmente, ci sono state grida di scandalo, da parte dei petrolieri e di altri acquirenti e si parla di conseguenze legali. A suo modo pero', Tim ha vinto, perche' la procedura giusta sarebbe di rifare l'asta, cosa impossibile sotto la nuova ammministrazione Obama, che si e' dichiarata contraria allo sfruttamento minerario di quelle terre. Un tribunale dello Utah ha anche disposto che prima di tornare all'asta quelle terre dovranno essere soggette ad uno speciale studio ambientale, data la loro naturale bellezza ed importanza storica.

Intanto, Robert Redford ha dato il suo appoggio alla causa, chiamando la vendita moralmente criminale. Esiste anche un sito web per raccogliere il denaro per pagare le spese legali di Tim. In un mese sono stati raccolti $45,000, la maggior parte del denaro sotto forma di donazioni di dieci o venti dollari.

Un giornalista della CBS ha chiesto a Tim se ha paura del fatto che potrebbe finire in prigione per frode. Lui, tranquillo ha detto: "Se questo e' il prezzo da pagare per la difesa di questa terra che amo, benvenga."

Fra le ditte interessate alle trivelle, la nostra beneamata ENI. Ad Ortona e' stato l'eroico e dignitoso signor Orsini a resistere, qui invece si e' trattato di un ventisettenne squattrinato a fargli lo scherzetto.

Fonti: CBS News, CBS News 2, La nuova ecologia