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Saturday, September 20, 2014

Progetto Eleonora: Arborea sconfigge la Saras dei Moratti




Il consiglio di Stato dice che l'idea della Saras di trivellare oltre 40mila ettari ad Arborea (Oristano)  
e' incompatibile con il Piano paesaggistico regionale.

Il progetto e' cosi definitivamente bocciato: 
non ci sono piu' altri ricorsi possiibli per la Saras.

Ciao Signori Moratti, ciao Saras! 

Bravi al sindaco Manuela Pintus, Davide Rullo 
e tutta Arborea 

:)




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 Arborea, provincia di Oristano - si e no 4000 abitanti.

Un tempo questa localita' si chiamava Mussolinia, perche' fu fondata durante gli anni del fascismo. Molti residenti sono figli e nipoti di veneti giunti qui all'inizio del '900 per bonficare l'area. Non distante da Arborea il magnifico stagno di S’Ena Arrubia, protetto da ogni trattato possibile  -- zona a protezione speciale,  sito di interesse comunitario, important bird area --  dove se sei fortunato puoi vedere i fenicotteri rosa e che si estende pacifica e verdeggiante davanti agli occhi di turisti, birdwatchers e chiunque abbia voglia di un po di pace.

Arborea fino a qualche anno fa era una cittadina tranquilla, dove la gente si occupava di agricoltura, turismo e produzione di latticini.  La cooperativa 3A e' all'avanguardia ed esporta latte e derivati in tutto il mondo.

E poi... nel 2009 arriva il lupus in fabula. Che qui si chiama Saras. La Saras dei fratelli Moratti che  presenta il suo bel "Progetto Eleonora" per trivellare un pozzo esplorativo a 200 metri da S'Ena Arrubia e a 400 metri dalle case di Arborea per la ricerca di gas naturale e a 3000 metri di profondita'. E quindi vai con il solito bla bla dei petrolieri: Eleonora portera' lavoro, e metano ai sardi, Eleonora non causera' problemi ambientali e non ci saranno modifiche al territorio.

Ma poi perche' Eleonora? Forse come Eleonora D'Arborea - l'ultima reggente di uno stato sardo autoctono,  il giudicato di Arborea?

Chissa.

E quindi Arborea, 4000 abitanti si ritrova contro il colosso di proprieta' della famiglia Moratti: Giammarco ne e' il presidente e Massimo l'amministratore delegato. Questa famiglia possiede altre raffinerie in tutta Italia,  fra cui quella a Sarroch, citta' letteralmente devastata come lo sono tutte le altre prese di mira dai petrolieri.  A Sarroch c'e' aria avvelenata, morti sul lavoro, tassi di tumori alle stelle, frequenti sversamenti e rilasci di materiale tossico nell'ambiente. Massimo Moratti ha controllato l'Inter per tanti anni,  e la moglie di Giammarco e' Letizia, gia' sindaco di Milano e ministro. Notare che Milly Moratti, moglie di Massimo, e' una "politica ambientalista moglie di un petroliere". Un po incoerente no?

E allora, cosa puo' fare un paesino cosi piccolo di fronte a contanto denaro ed influenza?

La risposta e': molto. Nel 2011 e' partita una bellissima campagna di informazione e di attivismo guidata da poche persone, ma preparate e determinate - Manuela Pintus, Davide Rullo, Paolo Piras,  Federico Torresan, Paolo Pinos, Federico Panetto, Antonella Cenghialta, Irene Nuvoli e tutto il comitato No al Progetto Eleonora che hanno fatto il lavoro giorno per giorno, sensibilizzando, parlando ai propri concittadini, dal basso e con sempre piu' coraggio, mettendo pressione agli enti locali e al governatore Ugo Cappellacci di Sardegna.

Molte sono state le puntate di questa saga, troppo lunghe da raccontare qui. Ma per chi le vive so che sono state un miscuglio di stanchezza, impotenza, gioia, rabbia, coraggio, perseveranza, voglia di non dargliela vinta. Con Manuela, persona di scienza come me, siamo diventate amiche e ci siamo scambiate tutte queste sensazioni che solo chi sta in trincea puo' veramente capire. Ma alla fine, tutta Arborea, tutta la provincia di Oristano, era contro la Saras.

Oggi la bella notizia: il progetto Eleonora e' stato bocciato dalla regione Sardegna. Un risultato che sembrava insperabile nel 2011 ma che invece si e' avverato.  Tutto questo non succede a caso ed e' un altro esempio ancora di quanto potere abbiamo noi cittadini se usiamo l'arma dell'intelligenza, se sappiamo essere organizzati e persistere e senza paura, mettendo pressione a chi ci governa.

Brava Manuela Pintus, brava tutta Arborea. Sono sicura che Eleonora D'Arborea, quella vera e non quella petrolifera che goffamente la Saras voleva propinarvi, da qualche parte sorride ed e' orgogliosa dei suoi discendenti.

Alla famiglia Moratti, lasciate la Sardegna in santa pace. Non si puo' fare gli ambientalisti e le mogli dei petrolieri al contempo.

Qui sulla raffineria Saras in Sardegna.

Tuesday, April 12, 2011

Saras: la morte per idrogeno solforato made in Moratti



Ancora un morto targato Moratti. Ancora un morto targato Saras. Non ho fatto neanche a tempo a finire di leggere il libro "Nel paese dei Moratti" che la storia si ripete.

Paolo Pulvirenti, 25 anni, siciliano. Una vita giovane stroncata dall'idrogeno solforato e dall'incuria di Giammarco e di Massimo Moratti.

Il film del 26 Maggio 2009, quando sono morti altri tre operai si ripete, senza che sia cambiato nulla.

Un impianto fermo per manutenzione, da pulire il piu' in fretta possibile. Tre operai di ditte esterne, probabilmente pagati di meno e con meno formazione.

Aprono l'oblo' dell'impianto, arriva l'idrogeno solforato.

Cadono. Paolo Pulvirenti muore stecchito. Cosi'. In un attimo.

Il tempo e' denaro, e che importa se li c'e' in gioco la vita di qualcun altro?

E' tutto uguale a due anni fa. La CGIL proclama lo sciopero, la gente prega, piange, protesta. Per un giorno almeno. Ugo Cappellacci manifesta solidarieta' a tutti.

Per un po ci scandalizzermo e ci arrabbieremo. Poi passera' tutto, come passa tutto in Italia, senza che sia stato fatto niente.

E ci ritroveremo qui fra 1, 2, 5 anni a parlare ancora di morti per idrogeno solforato, di morti per formazione non fatta, di morti per mancanza di strumentazione, di morte di gente pagata 900 euro al mese mentre i Moratti non sanno piu' come spendere i soldi. Di morte perche' il tempo e' denaro si, ma dei Moratti.

Dai Moratti, in giudizio per omicidio colposo per l'incidente del 2009, neanche una parola.

Spero che si vergognino.

Fonte: La Repubblica

Sunday, April 3, 2011

Nel paese dei Moratti - Sarroch, Italia


No, non e' cambiato niente. 
Fiamme e fumo.
Nessun sistema di allarme.
Tuttapposto, come sempre.



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"Cambiera' tutto."
Massimo Moratti, 27 Maggio 2009

"Non e' cambiato niente."
Luca Melis, fratello di Daniele,
morto a Sarroch, 7 Gennaio 2010

Sono stata via per quasi tre settimane. Roberto, un mio amico sardo, mi ha regalato il libro di Giorgio Meletti dallo stesso titolo di questo post, sulla storia della raffineria dei Moratti, di cui abbiamo parlato qui tante volte, con tristezza e rabbia.

L'ho letto tutto di un fiato, all'andata da Atlanta fino a Buenos Aires e di nuovo, da cima a fondo, al ritorno. Il libro si legge bene, e' scorrevole, e' un miscuglio giusto di storia della raffineria, della tragedia del 2009, dei morti di Sarroch e delle loro storie personali, di analisi dell'Italia di questi anni, fatta di spolpamenti di tutte le grandi industrie - da Telecom alla Fiat - da gente che non ne sa niente di futuro e di programmazione ma che sta li a capire come sfruttare la situazione adesso e per se stessi.

E' la storia degli eleganti signori Moratti, con gli scheletri nell'armadio e poca istruzione.

Il libro fa male al cuore perche' la morte di tre persone giovani, morte asfissiate dentro una cisterna velenosa, si poteva evitare, ed evitare davvero. Eccoli:

Gigi Solinas, 27 anni,
Daniele Melis, 29 anni
Bruno Montoni, 58 anni

Sono morti due anni fa e non tornano piu'. Qualcuno di loro era precario, qualcuno lavorava per ditte esterne, qualcuno era li da poco, altri da una vita. Dal libro li vedi e li senti non come morti astratti, ma come persone normali, con una vita, degli affetti, dei problemi, dei sogni.

Sono morti per tante colpe, per leggerezza, perche' la produttivita' Saras viene prima della sicurezza, e perche' nessuno gli aveva dato uno stupidissimo strumento per accertarsi che dentro la cisterna killer ci fosse l'ossigeno.

In due righe. Occorreva pulire le cisterne della Saras in fretta - il tempo e' denaro pure per i gia' ricchi Moratti. Il metodo standard con dei vapori ad alta temperatura avrebbe richiesto troppo tempo per il successivo raffreddamento e cosi' qualcuno ha deciso di usare un getto di azoto, un metodo piu' veloce, ma non standard.

Peccato che nessuno ha detto niente agli operai. Non c'erano cartelli, non c'era formazione, e i tre lavoratori non avevano strumenti per rivelare il contenuto dell'aria. Non solo non sapevano di questo getto di azoto, ma non potevano nemmeno pensarci, perche' l'azoto li non era previsto.

Si sono calati nella cisterna uno dopo l'altro, in un ambiente saturo al 100% di azoto, con zero ossigneno, senza saperlo. Sono morti all'istante.

L'azoto ha continuato a soffiare, senza che nessuno lo sapesse, per 72 ore.

Le indagini hanno verificato DIECI violazioni di leggi da parte della Saras.

Alla Saras c'erano gia' stati problemi in passato con la sicurezza, di cui nessuno si era mai preoccupato.

Di chi e' la colpa di tutto questo?

In un paese normale il capo dell'azienda - i signori Moratti - si sarebbero presi ogni responsabilita' e avrebbero fatto si che le cose cambiassero subito e per davvero.

Invece secondo il libro, dopo la tragedia il loro unico problema era quello di curarsi l'immagine, di mostrarsi tristi e dispiaciuti che membri della loro "grande famiglia" erano morti per colpa del destino invece che della negligenza dentro un loro stabilimento.

Letizia Moratti dice che "tutta Milano" e' vicina ai morti Sarroch. Giancarlo e Massimo - gentleman dell'anno 2009 - piombano in Sardegna e la prima cosa che fanno e' di andare a parlare con i tecnici e coi giornalisti per mostrare il loro dolore in pubblico.

Parlano di tragedia, fatalita', mai di responsabilita'.

Hanno incontrato i familiari 18 ore dopo il loro arrivo.

Si dira' i Moratti non erano presenti all'ora dell'incidente. E' vero, ma quando uno e' il capo, e' il capo sempre, e di tutto quello che succede dentro la tua azienda, alla fine, il responsabilile ultimo sei tu.

Qualcuno ha anche cercato di insinuare che era colpa degli operai che fumavano o che avevano bevuto (non era vero niente) o che addirituttura andavano a lavorare senza il permesso, come se uno si sveglia alla mattina e si cala in una cisterna perche' gli piace.

Sono passati due anni da allora. Ci sono indagini, ci sono perizie, ci sono libri.

I Moratti continuano ad arricchirsi, la Saras continua a sputare veleni, le banche a dargli i soldi, il governo a dargliene altri col Cip6 e l'Inter continua a vincere.

E' solo che tre persone non ci sono piu'.

Thursday, October 1, 2009

La censura Moratti


Saras recognises the importance of safety and protecting the environment.
www.saras.it

La storia di Massimiliano Mazzotta mi rattrista e mi fa rabbia nello stesso tempo.

Massimo e Gianmarco Moratti. Il primo e' il presidente dell'Inter sposato con Emilia Bossi, detta Milly, che milita nel partito dei Verdi, il secondo e' marito della 'ecologissima' Letizia Moratti, che regala le bici ai dipendenti di Milano e che mette l'ecopass per migliorare la qualita' dell'aria ai milanesi. Che bravi questi Moratti.

I due di cui sopra pero' sono anche i proprietari della Saras, la raffineria piu' grande del mediterraneo, e una delle piu' inquinanti. Questa raffineria fu installata dal padre dei signori Moratti, Angelo nel 1962. I suoi metodi erano un po', come dire, poco ortodossi. Angelo Moratti inizio' con una raffineria simile a Melilli, in provincia di Siracusa. Questa raffineria era in realta' un rottame texano che stavano smantellando da Longview (Texas) perche' obsoleta.

Mr. Moratti senior venne, la prese e la mollo' ai siciliani. Bell'affare, eh?

Nel corso degli anni, a Siracusa come a Sarroch le raffinerie Moratti non hanno portato altro che devastazione ambientale, malati, incidenti di vario genere. Ogni tanto muore qualcuno, ogni tanto c'e' una fuga di gas. Sfondano i limiti legali un giorno si e uno no. Fanno affidamento nella rassegnazione del popolo.

Un giovane regista leccese-milanese pero', Massimiliano Mazzotta, decide di fare un documentario sulla vita a Sarroch. Si parla di tutte le verita' scomode della Saras, delle analisi fatte male, dei pesci allo zolfo, dei morti. La cosa triste di questo e' dopo quasi 50 anni di Saras nessuno degli abitanti pareva sapere cosa uscisse dall'Ecomostro dei Moratti. Nessuno sa che la puzza di uova marce e' l'idrogeno solforato. Nessuno gli ha spiegato che quella roba fa male.

Il Mazzotta inizia a proiettarlo in giro per l'Italia, all'accademia di Brera, a Cagliari, nella stessa Sarroch, a Roma. La notizia di questo video vero ma scomodo, incuriosisce i Moratti. E' meglio che nessuno sappia e che l'Italia pensi ai Moratti come ai proprietari dell'Inter, o al massimo come quelli delle biciclette di Letizia.

A Marzo del 2009, arriva a Mazzotta una a raccomandata dagli uffici legali della Saras: blocca ogni altra proiezione del tuo video. Come se fossimo in un regime stalinista. Come se la liberta' di espressione non esistesse. Quanta paura hanno i Moratti che la verita' venga fuori?

Mazzotta decide di non lasciarsi intimidire, e continua a proiettare il suo video per l'Italia durante tutta l'estate. Qualche volta ci riesce, qualche volta no.

I Moratti continuano a mettergli i bastoni fra le ruote con tutto il loro potere, economico e sociale. C'e' il sequestro della pellicola, la resituzione del materiale (legalmente filmato) all'interno della raffineria, citazioni presso il tribunale di Cagliari.

Subito si vedono le persone con la spina dorsale e quelle che invece non ce l'hanno. Il Festival internazionale di reportage ambientale di Genova, coraggiosi difenditori della verita' ne annulla la proiezione. L'Ecologico International Film Festival di Lecce invece gli assegna il primo premio ex-aequo per la rabbia militante con cui documenta la delittuosità di un sistema industriale.

Qui c'e' l'intervista a Mazzotta come fattagli da L'Espresso. I Moratti non hanno mai voluto partecipare ad un dibattito pubblico e preferiscono far fare il lavoro dai loro avvocati, cosi' poverini non devono rovinare la loro immagine di signori della Milano per bene.

Intanto, la Saras torna a colpire. In estate muoiono tre operai perche' inalano idrogeno solforato.
Proprio ieri 30 settembre una nube bianca, fatta di polveri cancerogne, proveniente dalla raffineria avvolge tutta la citta'. Dopo un po' si innalza la fiaccola del desolforatore con una lunga fiammata nera.

Qualcuno paghera' multe? Qualcuno decidera' di installare misure di sicurezza piu' forti? Qualcuno fara' una indagine seria sugli abitanti di Sarroch? E' piu' facile zittire Mazzotta e pensare al campionato di serie A.

Infatti, per tutta risposta la Saras indice una delicata conferenza dal titolo vuoto: "L'ambiente come fonte di sviluppo, la salute come principio di vita”.

A Milano forse, non a Sarroch.

Altri post su Sarroch:
Saras1, Saras2, Saras3, Saras4



Thursday, January 22, 2009

Gian Marco e Massimo Moratti e il Cip6


Come riferisce il Corriere della Sera alcuni medici di Harvard hanno mostrato che vivere in un ambiente sano allunga la vita. Diciamo che la nozione e' abbastanza logica e plausibile, e non ci voleva Harvard per giungere a questa conclusione. Qui pero' hanno quantificato questa longevita': 10 microgrammi per metrocubo di PM (particulate matter o particelle fini) in meno corrispondono a circa 7 mesi in piu di vita.

Ne deduco che 10 microgrammi in piu' accorciano la vita di sette mesi.

Queste particelle, i PM, specie le piu' piccole, arrivano fino ai polmoni e non possono essere piu' espulse dall'organismo. Chissa' se a Mr Gian Marco Moratti gli sono fischiate le orecchie, visto che la sua Saras, a Sarroch emette un po' di tutto e che i limiti del PM a Sarroch li sfondano una volta alla settimana. Chissa' se lui abbia letto quell'articolo del Corriere ed abbia calcolato a quanti mesi di vita umana equivalgono quegli sfioramenti di cui e' moralmente responsabile. Chissa' se un po si sia sentito in colpa.

Scopro poi da un report della Repubblica che nel 2006 la Saras ha fatturato 5.196 milioni di euro, con un utile netto di 293 milioni di euro.

IN UN ANNO OLTRE 500 MILIARDI DELLA VECCHIE LIRE SOLO DI UTILE.

L'utile, nel 2000 era 'solo' di 36 milioni di euro. Ma come hanno fatto quelli della Saras? Aumentare gli utili di quasi 10 volte in pochi anni e' da maghi degli affari.

Ma c'e' il barbatrucco. Non sono stati i bravi manager Saras a fare svettare questi introiti: e' stato il magico Cip6 !! Elementare Watson. Ma come fa la Saras a ricevere i soldi del Cip6, che in teoria e' per industrie che producono energia rinnovabile?

Facciamo un passo indietro. Prima del 2004, gli scarti della raffineria Saras andavano smaltiti, a caro prezzo, come rifiuti speciali. Nel 2004 allora l'idea brillante dei Moratti: bruciamoli quei rifiuti. E nel farlo ci ricaviamo un po' di energia che facciamo passare per alternativa. Nessuno se ne accorgera', avranno pensato.

E siccome l'hanno fatto passare per un metodo nuovo e 'alternativo' per produrre energia ecco che arriva il Cip6. Non ha importanza quanto schifo immettono in aria. Gli diamo la dicitura di 'assimilata' e siamo apposto. Lo Stato italiano (noi) abbiamo dunque regalato 200 milioni di euro alla famiglia Moratti. Neanche fossimo tutti interisti.

Furbo Mr Moratti, eh?

Cosi' accanto alla raffineria vera e propria (completa di desolforatore come vogliono fare ad Ortona) hanno costruito questo inceneritori di rifiuti petroliferi, dal nome luminoso, e intriso di virilita' sarda: Sarlux.

Ogni giorno, 3500 tonnellate di scarti della raffineria, fangosi e puzzolenti (immaginate voi di che robaccia si tratta) arrivano alla Sarlux e vengono bruciati. Dietro di se lasciano una scia di anidride carbonica, ossidi di azoto, solfati e concentrati di vanadio e il nichel che vanno dritti dritti nelle case, nei pesci, nell'aria di Sarroch.

Ma non e' finita qui. L'energia viene venduta poi ad enti pubblici, e non a prezzo di mercato, ma ad un prezzo che e' il DOPPIO del suo valore effettivo. Questo perche', di nuovo, la Sarlux e' un impianto di energia "alternativa".

In piu' come parte degli accordi per il Cip6 si sarebbero dovuti creare dei nuovi posti di lavoro anche in industrie non petrolifere. Dei tanti progetti vaporosi presenati dalla Saras a tuttoggi non ne e' stato realizzato neanche uno. Solo i lavori riguardanti la raffineria sono stati portati a termine. La Repubblica calcola che ogni nuovo posto di lavoro sia costato fra i 400mila e il milione di euro.

A capo della Saras i due fratelli Moratti, Gian Marco e Massimo Moratti. Con tutti i soldi del petrolio Gian Marco ha potuto donare ben 6 milioni di euro alla campagna elettorale della candidata a sindaco di Milano: sua moglie Letizia! Il suo concorrente, che non ha una moglie petrolifera, ha potuto disporre solo di 600,000 euro.

Immaginate chi ha vinto.

Per farsi bella pero' la nostra Letizia ha dato ad Al Gore la citttadinanza onoraria a Milano

e si e' impegnata ad abbracciare nuove poltiche ambientali. E a Sarroch? Quando va ad abbracciare le politiche ambientali per i sardi?

Anche la moglie di Massimo Moratti fa poltica: Milly Moratti (nata Emilia Bossi) e' capogruppo dei Verdi al comune di Milano, regala le bici blu agli assessori (cosi non devono andare in macchina) e addirittura durante la campagna elettorale di Milano diceva ai lombardi che tutto quel PM fa male ed occorre ridurlo perche' favosricono tumori ed infarti.

In una intervista disse che a Milano "la situazione e' drammatica". Perche' questo non lo dice anche ai sardi? O che i loro polmoni sono meno importanti di quelli dei milanesi?

Care Letizia e Milly: Mentre per ridurre lo smog delle automobili ci vuole l'azione concertata della popolazione, controlli e sensibilizzazione, nel caso della Saras/Sarlux ci vuole l'azione di due sole persone: Mr Gian Marco e Mr Massimo Moratti. I capi della Saras.

Evidentemente la coerenza non e' di casa nella famiglia Moratti.

Fonti: La Repubblica,
Sardegna e Liberta',
Sarlux Saras e la salute?

Wednesday, January 21, 2009

Con la coscienza sporca di petrolio




Della storia di Sarroch e della raffineria Saras, in Sardegna abbiamo gia' parlato su questo blog. Il filmato alla fine di questo post e' di Massilimano Mazzotta che ha realizzato un documentario su come si vive per davvero a Sarroch. E' tutto agghiacciante anche per me che vado predicando le conseguenze del petrolio da mesi. Come a Viggiano, sentire e vedere di persona cosa il petrolio porta alle comunita' mi fa male, perche' tutto questo SI SAPEVA ANCHE PRIMA CHE INSTALLASSERO LA RAFFINERIA A SARROCH.

Mi viene rabbia perche' se solo ci fosse stato un minimo di informazione in piu fra la gente e i politici non si sarebbe arrivati a questo punto. E' qui la risposta al tizio di rete otto che mi chiedeva perche' io faccia tutto questo. Come puo' qualsiasi persona con un minimo di sensibilita' e di amore per la propria terra sapere e non indignarsi? Sapere e far finta di niente? Sapere e tacere?

Non e' giusto.

Come descrive il video, a Sarroch lo zolfo lo trovano nei pesci. Il lavoro e' inesistente. L'amianto e' nei corpi delle persone. I controlli sui lavoratori sono fatti superficialmente e usando metodi scorretti. L'esposizione al benzene e agli idrocarburi ha portato danni al DNA delle persone. La gente si ammala di tumori rari.

La Saras appartiene alla famiglia Moratti. Il suo CEO, l'amministratore delegato, e' Massimo Moratti, lo stesso dell'Inter che con i soldi della raffineria poi va a pagare gli acquisti dei calciatori. Della stessa famiglia fa parte anche Letizia Moratti che mette l'ecopass a Milano per contenere l'inquinamento mentre a Sarroch non si degna neppure di far fare i controlli sulla gente come si deve.

Una vergogna.

La Saras del gruppo Moratti riceve, beffa delle beffe, anche i finanziamenti del Cip6, la tassa che i cittadini italiani pagano per incentivare l'energia alternativa, quella vera, tramite la bolletta della luce.

Il sito dell'autorita' per l'energia elettrica ed il gas infatti mostra l'elenco delle prime 10 societa' nazionali che ricevono finanziamenti del Cip6. Sotto la bella dicitura 'fonti assimilate', che comprendono raffinerie e centrali a carbone, compare anche la bella Saras, che riceve circa l'11% dei finanziamenti disponibili! Anche l'ENI ne prende, in quota pari al 3%. La parte del leone la fa il gruppo Edison, operativa anche lei in campo idrocarburi, con il 52%.

In riassunto, i soldi delle tassi dei cittadini di Sarroch finiscono in parte a finanziare i petrolieri che li avvelenano.




Fonti: L'espresso

Thursday, June 5, 2008

Sarroch, Sardegna e l'aria fine


Sarroch e' un paese di seimila anime in provincia di Cagliari dove sorge una raffineria di petrolio della Saras, raffinerie sarde SPA. Lo stabilimento di Sarroch e' uno dei e piu' grandi del Mediterraneo e la principale raffineria in Italia. Il direttore e' Massimo Moratti. A meno di omonimie, credo che sia il fratello di Letizia e il presidente dell'Inter. La raffinieria esiste dagli anni sessanta, ma continua ad ingrandirsi, e nel 2006 la Foster Wheeler Italiana ha avuto una concessione per costruire un nuovo impianto di idrodesulfurizzazione per il trattamento del petrolio amaro. Una sorta di "centro oli" sardo da aggiungere agli impianti che gia' hanno.

Intanto, la qualita' dell'aria di Sarroch e' pessima, stando ai dati elaborati dalla provincia di Cagliari nel 2005. In quell'anno vennero superati anche i limiti legali italiani (spesso piu' larghi di quelli altre societa' occidentali) per le emissioni in aria di SO2, diossido di zolfo. Questo accadde non una, non due volte ma per ben 126 volte - un giorno si e due no. Il limite massimo raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanita' per l'SO2 e' di 0.2 parti per milione (0.2ppm). A Sarroch si sono registrate punte finanche di 500 ppm, cioe' duemila volte maggiori!

La concentrazione di polveri sottili di 10 micron di diametro, i PM 10 (1 micron = 0.001 millimetri. PM significa particulate matter in inglese) nella zona ha superato per 55 volte il limite massimo di 50 microgrammi/metro cubo come stabilito dalla comunita' europea.

Dagli studi effettuati sulla popolazione si scopre che (in Italia e' tutto preliminare e i report definitivi sono sempre piu' rari!):

"I risultati preliminari dello studio DRIAS (Disturbi Respiratori nell'Infanzia e Ambiente in Sardegna hanno rilevato nei bambini delle scuole elementari di Sarroch una frequenza più elevata di sintomi ostruttivi e bronchitici rispetto ai coetanei delle scuole nei comuni di confronto"

Fra gli altri inquinati, oltre al diossido di zolfo, il benzene, il toluene, il cilene. Il benzene e' un cancerogeno certificato, e dunque non ci sorprende come a Sarroch, i tumori siano, come a Falconara, sempre piu in crescendo. Sarroch supera la media regionale sarda per il cancro al polmone. La percentuale di bimbi con asma e' il DOPPIO rispetto a quelli che vivono lontano dal polo di Mr. Moratti.

"L'evidenza epidemiologica relativa alla raffinazione del petrolio documenta un aumento di rischio per il tumore della cute, e i tumori del sistema linfoematopoietico; essa suggerisce incrementi di rischio per il tumore del polmone, della vescica, e del fegato"

"Sulla base dell'evidenza epidemiologica disponibile il ruolo delle esposizioni occupazionali negli incrementi di rischio osservati negli uomini per malattie dell'apparato respiratorio, tumori di polmone, pleura, fegato e tessuto linfoematopoietico può essere considerato possibile;"

"A Sarroch si verificano eccessi rispetto alla media regionale tra gli uomini del 10% per le malattie dell'apparato respiratorio e del 13-24 % per i tumori al polmone, tra le donne del 10-16% per le malattie dell'apparato respiratorio e del 20 % per i tumori al polmone".

Oltre alla raffineria Sarroch vanta operazioni della Sasol Italy, della Liquigas e della Polimeri Europa, la stessa dell'incendio di Gela dell'altro giorno e che emette pesanti quantita' di SO2 e di idrocarburi policiclici aromatici (fra cui il benzene).

L'otto marzo 2008 ci fu anche una fuga di "notevoli quantita' di idrogeno solforato". Non si sa quanto, non si sa per quanto tempo, non si sa di chi sia la colpa. Si sa solo che e' sopra i limiti di legge, il che vuol dire che e' di gran lunga superiore a quanto possa far bene al corpo umano.

"Le centraline di controllo delle emissioni di idrogeno solforato hanno registrato per l’ennesima volta valori fuori norma. L’aspetto più inquietante – sottolinea Vincenzo Tiana, Presidente di Legambiente Sardegna - è che la centralina che nella sola giornata di ieri, ha rilevato sei superamenti dei valori di soglia di legge è situata al di fuori dell’impianto. Questo può far solo desumere che i valori devono essere necessariamente più alti nei punti di emissione ai camini.

La ditta che fa i controlli e' pagata dalla Saras.

Fonti: L'altra voce 1, L'altra voce 2,
Regione Sardegna
Fuga di H2S

In quest'ultimo sito ci sono i commenti di chi a Sarroch ci vive.