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Sunday, September 16, 2012

Forest Oil: la parodia della democrazia







"La sovranita' appartiene al popolo che la 
esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."


"Stante la particolare complessita' del procedimento"

Elsa Fiorillo, che riapre i giochi,
Ministero Sviluppo Economico


Cara Elsa, qui non c'e' niente di complesso. 
No significa no e l'Italia, 
fino a prova contraria,
 e' una democrazia.


Questa mattina un po di email sulle mosse prossime venture della Forest Oil.

Non contenti che tutti loro miseri tentativi di fare il lavaggio del cervello agli abruzzesi sulla bonta' del loro mostro desolforante sono falliti, decidono di andare a chiedere a Roma di poter trivellare, scavalcando tutto e tutti.

La prepotenza di Giorgio Mazzenga non ha limiti. 
L'accondiscendenza, la sfrontatezza e l'antidemocraticita' dei ministeri italiani che sono dalla parte dei petrolieri, neanche.

A Bomba vogliono costruire una raffineria per trattare gas ad alto tenore di zolfo, in riva ad un lago, il lago di Bomba, interessato da forti rischi di subsidenza, con esalazioni tossiche oltre i limiti di legge direttamente nelle case delle persone, e vicino a zone protette e con vasche a cielo aperto per la monnezza prodotta. Gli stessi dirigenti della Forest Oil parlano di "rischio Vajont" e ricordano come l'ENI stessa decise di non trivellare la zona a causa della sua pericolosita' .

Loro stessi lo ammettono, ma vogliono trivellare lo stesso: metteranno delle "centraline" e tuttapposto.

Il tutto per 2 settimane di fabbisogno nazionale di gas, spalmati su 30 anni di tempo.

In questi anni gli Abruzzesi hanno combattuto il mostro in maniera eroica: 19 comuni e la provincia di Chieti si sono espresse contro, e cosi pure la Chiesa, la Confcommercio, cittadini ed associazioni. Ancora adesso Bomba e' coperta da teli anti-Forest Oil.

Abbiamo manifestato, scritto testi, controbbatutto ad ogni balla e ad ogni tentativo di manipolazione della Forest Oil fra cui le promesse di lavoro, di centraline, di soldi, e di pittura azzurra della raffineria "cosi non si vede".

Tutto e' stato fatto nelle forme e nei modi espressi dalla Costituzione italiana.

Abbiamo ricordato a tutti che il trattato di Aarhus, ratificato anche dall'Italia, afferma che la volonta' popolare e' vincolante e che non ci sono dubbi sulla volonta' dei residenti: nessuno, nessuno, vuole la Forest Oil in Abruzzo.

Infatti, la commissione VIA di Antonio Sorgi in Aprile ha bocciato il progetto della Forest Oil: non potevano fare altrimenti, tutto l'Abruzzo gli era contro.

Non che si fossero sprecati: 9 righe hanno partorito, dopo due anni di dibattiti e dopo 250 osservazioni mandate.

9 righe.

Interssante che il responsabile di quelle 9 righe, Antonio Sorgi, avesse gia' firmato un altro documento come direttore VIA per l'approvazione della soprintendenza al paesaggio d'Abruzzo in cui si diceva si. Un uomo, due pareri opposti!

E poi, colpo di scena.  Con abile mano di inciuci, segreti, non si sa che strani giri dietro, il TAR Abruzzo -- che generalmente impiega mesi se non anni per dare verdetti -- decide di invalidare il pronunciamento del parere della Commissione VIA.

Tutto da rifare.

E adesso, grazie al magnifico ministero Passera la Forest Oil di Giorgio Mazzenga va a Roma a chiedere una "Conferenza dei Servizi", leggi: un incontro per fare inciuci e per trovare un modo di dare alla Forest Oil quel che vuole.

Dice che ci si incontra a Roma alle 11:30 di Lunedi' 1 ottobre per discutere la questione

stante la particolare complessita' del procedimento

Ma no, non c'e' niente di complesso, ma proprio niente, caro governo, cara Forest Oil, caro Clini, caro Passera.  No significa no.

Quello che c'e' di complesso e' solo lo strano meccanismo che dovrete inventarvi per giustificare l'ingiustificabile.

Volete dire si, e non sapete come.

Volete calpestare i diritti democratici e non sapete come.

Volete far vincere Giorgio Mazzenga in nome del PIL e di Assomineraria, di Federpetroli e non sapete come.

Volete ancora una volta dar prova che vi interessano piu le lobby che il buonsenso e non sapete come.

La cosa che fa ridere e' che nella lista degli invitati non compare la Commissione VIA ma ci sono invece le varie Soprintendenze d'Abruzzo.

E perche'?

Perche' come detto sopra fanno entrambe capo ad Antonio Sorgi. Nel primo caso ha detto di no, nel secondo caso ha detto di si.

Come potevano allora invitare due enti che fanno capo alla stessa persona e che deve difendere due posizioni opposte?

Cosi invitano solo Sorgi come Soprintendenza e nella sue veste di "si".

Solo in Italia.

Una gran presa in giro.

Vergognatevi di questa parodia di democrazia che promulgate in Italia. Vergognatevi.

Alle disgrazie ci si deve pensare PRIMA e non dopo che sono successe.

Dopo si piange solo.




Saturday, September 15, 2012

Pozzi di reiniezione - il veleno sotto i nostri piedi






Ronald Reese, geologo presso l'United States Geological Survey 
che ha studiato le perdite dai pozzi di reiniezione


Secondo un bellissimo reportage di ProPublica, fra trivelle normali e fracking, negli USA sono stati pompati nel sottosuolo nel corso dei decenni scorsi la bellezza di 30 trillioni di galloni di sostanze tossiche e di scarto dalle operazioni petrolifere.

30 trillioni di galloni sono 120,000,000,000,000 litri.

Fino a poco tempo fa si pensava che la geologia del sottosuolo sarebbe stata a prova di bomba e che tutti questi litri e litri di materiale tossico pompati sottoterra - che mai e poi mai avrebbero potuto essere scaricati legalmente a mare o nei fiumi - sarebbero stati isolati da tutto il resto, per sempre.

E invece si sbagliavano.

Le perdite sono frequenti, e spesso ci sono stati riscontri di materiale tossico nelle falde acquifere e in superficie. Il sito Propublica in un bellissimo reportage riporta che ci sono state vere e proprie fontane di monnezza tossica che sono improvvisamente comparse in Oklahoma and Louisiana e in Florida.

Negli USA ci sono la bellezza di 680,000 pozzi di petrolio dismessi ed usati come punto di reiniziezione. In totale siamo a parla di 2 milioni di pozzi di petrolio abbandonati.

Non si sa quanti siano integri, e quanti perdano.

Mario Salazar, responsabile dell'EPA - l'ente di protezione dell'ambiente USA - dice

"In 10 to 100 years we are going to find out that most of our groundwater is polluted. A lot of people are going to get sick, and a lot of people may die."

Fra 10 o 100 anni scopriremo che la maggior parte della nostra acqua di falda e' inquinata. Un sacco di gente si ammalera', un sacco di gente potrebbe morire.

Aggiungici le tecniche di fracking ed il disastro e' presto preannunciato. Stefan Finsterle, un idro-geologo presso il Lawrence Berkeley National Laboratory che studia le proprieta' degli strati di roccia sotterranea e come i fluidi li possano attraversare dice infatti

"There is no certainty at all in any of this, and whoever tells you the opposite is not telling you the truth. You have changed the system with pressure and temperature and fracturing, so you don't know how it will behave."

"Non c'e' certezza alcuna in tutto cio' e chiunque dica il contrario, non dice la verita'. Abbiamo noi uomini cambiato il sistema con le alte temperature e le alte pressioni, percio' non si sa come il sistema si comportera'."

Anche Anthony Ingraffea, professore di ingegneria presso la Cornell University e' molto critico su chi dice che i pozzi di reiniezione non perdano. Dice che una volta scoperte le perdite, i danni potrebbero essere irreversibili.

"Are we heading down a path we might regret in the future? Yes."

"Ci stiamo incamminando su una strada di cui ci pentiremo in futuro? Si."

Su 220,000 ispezioni eseguite dagli enti di protezione ambientale USA e' emerso che i fallimenti strutturali dei pozzi di reiniezione sono all'ordine del giorno.

Uno ogni sei pozzi aveva problemi.

Settemila pozzi di quelli esaminati perdevano.

Da un punto di vista strutturale, un pozzo di reiniezione e' simile ad un pozzo di petrolio normale. Ci sono tubi di cemento e di acciaio che vanno giu', e poi si aprono nel sottosuolo. L'unica accortezza che si usa e' quella di scavare in profondita', sperando di oltrepassare - e di non intaccare - le falde idriche. Alla fine del processo di scavo, non ci sono recipienti di contenimento per i fluidi reiniettati.

Semplicemente la monnezza viene lasciata giu' a riempire i pori e le vacuita' del sottosuolo, come una spugna.  A volte addirittura si eccedono le pressioni massime di pompaggio consentite: nei quattro anni dal 2008 al 2012, l'EPA ha registrato 1,100 violazioni. 

Pensavamo che la terra-spugna avrebbe assorbito per sempre, e invece...

I modelli matematici e le analisi del rischio eseguite dall'EPA mostrano che le probabilita' di perdite sono di uno su un milione.

Ma chi controlla? Come si fa ad andare a 3,4,5 chilometri sotto la crosta terrestre e verificare l'esattezza dei modelli matematici? Io faccio queste cose per mestiere, e so bene che il tuo modello non sara' mai perfetto, e quello che tiri fuori e' collegato a quello che dentro il modello ci metti,
e che non e' necessariamente esaustivo di quello che puo' succedere.

Come dice John Apps - geologo del Department of Energy for Lawrence Berkeley National Labs: quando non hai dati certi e modo di verificare quello che stai modellando "it really doesn't mean anything scientifically."

Quando un pozzo da reiniezione fallisce, questo accade per crepe o per fessure nelle cementificazioni che possono lasciare fuoriuscire i fluidi nel sottosuolo.  Negli USA gli operatori petroliferi sono chiamati ad eseguire dei test di "integrita' meccanica" ogni anno per i pozzi che contengono materiale piu' pericoloso, e una volta ogni cinque anni per materiale meno tossico.

Nel Texas per ogni tre pozzi di reiniezione esaminati nel 2010, uno aveva qualche tipo di irregolarita'. Fanno il 33% del totale.  Tra il 2008 ed il 2011, in tutti gli USA ci sono stati 150 casi di acqua contaminata dai pozzi di reinizione.

Dato che ci sono finestre di cinque anni fra una ispezione e l'altra ci possono essere perdite anche significative. Molti dei fallimenti strutturali sono sistemati entro sei mesi da quando vengono scoperti, ma a volte non si possono sistemare. Nel Kansas nel 2010 sono stati ri-cementificati 47 pozzi di reiniezione. In Louisiana 82, in Wyoming 144.

Nel 1989 nel sud dell'Ohio, alcuni lavoratori petroliferi furono sopraffatti dal profumo di fenolo. Questi composti chimici erano riusciti a migrare di 400 metri e stavano avvicinandosi alle falde.
Dopo 15 anni di indagini si conlcuse che i pozzi erano integri ma che i rifiuti petroliferi erano stati
pompati a pressioni ed in quantita' eccessive. 

A volte si possono creare delle connessioni sotterranee fra pozzi diversi, separati anche di mezzo miglio.

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La pratica di iniettare monnezza sottoterra fu inventata durante la prima meta del ventesimo secolo. I rifiuti petroliferi venivano messi in vasche di contenimenti, gettati in fiumi vari o sparsi su terreni incolti. Puzze e inquinamento seguirono finche' ci si rese conto che non si poteva piu' andare avanti cosi.

Che fare? Il vecchio motto occhio non vede cuore non duole funzionava allora come funziona adesso: nascondiamola la monnezza. E quale altro posto migliore che non reiniettarla sottoterra? A 3,4,5 chilometri sotto la crosta terrestre. Chi andra' mai a vedere?  E cosi, mentre aria ed acqua restavano pulite, il sottosuolo diventava una enorme spugna di petrol-monnezza.

Ma siccome non puoi sempre imbrogliarla madre natura, ecco i primi problemi.

Nel 1967 una ditta chimica getto' giu' monnezza da una ditta di pesticidi nei pressi di Denver, e della sua Rocky Mountain Arsenal. Ci fu' un terremoto di magnitudo 5 in una zona non sismica. L'evento attrasse l'attenzione di molti geologi dell'epoca che non avevano mai visto una cosa del genere. 

Nel 1968 un pozzo in cui rigettavano materiale tossico usata dalle cartiere di Pennsylvania ebbe delle perdite sotterranee a causa della corrosione -- trovarono liquami a sette chilometri di distanza, in un parco. La monnezza aveva camminato per chilometri e chilometri. 

Nel 1975 nel Texas iniettarono sottoterra diossina e diserbanti altamente tossici. La ditta responsabile era la Velsicol Chemical Corp. Ma il diavolo sta nei dettagli, e ci fu un buco nella cementificazione del pozzo che mando' circa 20 milioni di litri di acqua tossica nelle falde idriche.

Nel 1984 as Oak Ridge nel Tennessee scoprirono materiale radioattivo tornare in superficie da un pozzo di reinizione dove finiva il materiale dismesso dall'industria nucleare.

E le leggi?

Gia' nel 1974 fu stabilito il Safe Drinking Water Act per proteggere l'acqua del sottosuolo. Nel 1980 si decise che la reiniezione potesse andare avanti ma che ci dovessero essere dei controlli periodici. Alcuni stati pero' capirono la pericolosita' del tutto e li vietarono. Fra questi l'Alabama, il North Carolina, il South Carolina e il Wisconsin - erano considerati troppo pericolosi. 

Ma nonostante controlli e i primi timidi tentativi di regolamentare la dismissione di monnezza, le storie di falde inquinate sono andate avanti, e anzi vari report parlavano della possibilita' di molto piu' inquinamento di quanto accertato. I pozzi continuavano a fallire.

Nel 1989 arriva una lunga e accurata indagine governativa su questi pozzi di reinizione da parte del GAO - Government Accounting Office, cioe' l'ente che si occupa di stimare costi e far quadrare conti, una specie di mega ragioneria del governo USA. Nel rapporto finale dicono:

"The full extent to which injected brines have contaminated underground sources of drinking water is unknown." 

Cioe' non erano riusciti a capire il danno delle brine sull'acqua potabile nel sottosuolo. Il fallimento totale. Quello che pero' sapevano e' che i costi sarebbero stati cosi proibitivi che non si poteva neanche pensare al ripristino.

Ancora piu' fallimento.

Che fare?

All'epoca non c'erano troppo regole e test, e si poteva un po bucare e gettare la monnezza un po ovunque. Si decise di vietare alcuni tipi di pozzi di reiniezione di materiale tossico: quelli vicino o sopra le falde acquifere, e si decise che i pozzi di reiniezione dovessero essere piu' profondi. Si imposero standard piu stringenti: si doveva mostrare che la monnezza non migrasse vicino alle fonti idriche per almeno 10,000 anni.  Si decise che dovevano studiare meglio la geologia del sottosuolo e identificare falde sismiche. 

Bene, almeno un passo in avanti. O cosi pareva.

Ma che deve fare un petroliere? I signori petrolieri hanno capito subito che queste leggi sulla monnezza del sottosuolo erano troppo stringenti e che era meglio (per loro!) se fossero rese piu' snelle.

E cosi cosa fanno? Non cercano di cambiare le leggi, ma la definzione di monnezza!

E infatti nel 1988, fecero passare la definizione di scarto petrolifero come non tossico, quale che fosse stato il contenuto di tale rifiuto chimico. 

E quindi se la monnezza petrolifera non e' tossica, le regole sulla monnezza tossica non si applicano. Dei geni!


E tutto cio vale finora.

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E poi ci fu un piccolo grande disastro a Miami.

Alcuni pozzi di monnezza fognaria finirono nell'acquedotto della citta'. Era tutto a norma di legge, le tubature erano solide. Gli studi matematici, ingegnieristici e geologici  prima del fallimento del pozzo, avevano portato alla conclusione che quella monnezza sarebbe rimasta per sempre sottoterra, lontana dall'acquifero e dalle falde.

Invece non fu cosi.

Perche'?

Perche' i modelli non erano giusti. Si continuava a pompare monnezza sottoterra pensando che il sottoterra fosse una grande spugna ma non era cosi. La roccia non aveva la struttura porosa che i geologi avevano previsto, non aveva la struttura a strati che i geologi avevano previsto e la tenuta "assorbente" non era quella giusta.

Spesso la roccia era capace di deformarsi sotto pressione, e le alte pressioni avevano portato a cedimenti lungo zone di scarsa resistenza.

A volte, e questo accadeva spesso con il petrolio,  si pompavano fluidi di "stimolo" per spingere il petrolio o il gas in zone desiderate cosi da essere piu facili da estrarre. Ma magicamente i fluidi non finivano dove dovevano finire. E questo proprio perche' nessuno veramente piu' conoscere al 100% la dinamica del sottosuolo.  A volte i fluidi viaggiano in orizzontale piu' in fretta di quello che si prevede e in direzioni diverse. A volte anche 80 volte di piu' di quello che si era calcolato!

E i movimenti verticali?

Beh, quelli dovrebbero essere proprio impossibili. Cioe' una volta pompato materiale sottoterra ci si aspetta che non possa piu' tornare in alto.

Ma in realta' a volte capita anche questo, come testimonia uno Tom Mayers, esperto di falde acquifere ed idrologo.

Myers, ricorda che fratture e faglie del sottsuolo sono molto piu' frequenti di quel che si pensa e che e' difficile prevedere il moto di sostanze fluide chimiche sottoterra. Anche in cavita' che in teoria dovrebbero essere "impermeabili". E una volta che escono, voila', i giochi sono fatti.


Ma siccome tutto accade sottoterra non si vede.

E come sempre, occhio non vede, cuore non duole, pecunia non olet.


Friday, September 14, 2012

Clini: io applico


Corrado Clini Bari, 14 Settembre 2012
Ponzio Pilato era piu' coraggioso.

Ecco, questo e' il nostro burocrate - ministro dell'ambiente Corrado Clini, uomo senza spina dorsale che dalla sua scrivania di Roma, "approva" - dando la colpa a tutti gli altri.

La domanda e' - seppure questo suo pensiero malato fosse accettabile - :


 COSA HA FATTO LEI, CORRADO CLINI
MINISTRO DELL'AMBIENTE 
PER SPIEGARE E PER SENSIBILIZZARE I PARLAMENTARI ITALIANI
PRIMA DI QUESTO VOTO?

PERCHE' NON CI HA RESI PARTE DEL 
PROCESSO DECISIONALE PRIMA DI 
FIRMARE, 
APPROVARE, 
APPLICARE?  

COSA E' VENUTO A FARE A BARI? 
A DIRE CHE QUI COMANDA LEI? 



tra i principi fondamentali (artt. 1-12) della nostra Costituzione (principi cioe' che dovrebbero "venir prima" di ogni altro diritto individuale o di iniziativa economica) vi e' l'art. 9 che impone la "tutela del paesaggio" oltre che del patrimonio storico ed artistico della nazione.

Se per altri articoli (primo fra tutti l'art. 3) l'incostituzionalita' di moltissime leggi e provvedimenti e' stata spesso invocata ed anche accertata, sarebbe interessante sapere quante volte e' stato invocato l'art. 9 per sollevare analoghi rilievi a fronte di norme di legge e di provvedimenti che qui in Italia hanno consentito di fare di tutto e di piu', svuotando di ogni effettivo contenuto pratico un"principio fondamentale" di pari rango di quello contenuto nell'art. 3.


Cosa, queste leggi qui non le vuole "applicare"? 

Oppure si sceglie quello che e' piu' facile "applicare"?

Ma che ci ' andato a fare a Bari? Non ha ascoltato nessuno,  e' andato li solo con prepotenza e non per dialogare. 

Un Ministro dell'Ambiente a cui non importa niente dell'ambiente, e tantomeno di chi in quell'ambiente ci vive, ma solo delle trivelle!!!! 

Ministro Clini: nella vita ci vuole il testosterone. Lei si e' preso l'impegno di difendere l'ambiente italiano, nessuno glielo ha ordinato. E quando lei si e' preso questo impegno, ha implicitamente deciso che quel ruolo era piu' importante di qualsiasi altra pressione, speculazione,  miraggio economico o diktat dall'alto.

Lei deve avere il coraggio di fare le cose giuste, nonostante i deliri di Passera, le balle di Assomineraria e della Federpetroli perche' lei e' il ministro dell'ambiente e non del petrolio. Capisce?

E' questo per cui i cittadini la pagano.

Ma poi alla fine, ciascuno ha quel che merita. A suo tempo nessuno si prese la briga di leggersi le carte, di presentare osservazioni, di lavorare per tempo. E adesso ce ne sono altre di concessioni di cui ugualmente nessuno sa, nessuno si preoccupa, finche' un giorno tutto scoppiera'.

Ci vuole, come sempre, l'organizzazione, l'intelligenza e la tenacia degli adulti, per tempo e non la stizza dell'ultimo minuto dei bambini quando non c'e' piu' niente da fare.

Wednesday, September 12, 2012

Ottobre 2012

Per ora sono qui tutti gli appuntamenti di Ottobre 2012. Grazie a tutti quelli che hanno reso questo viaggio possibile, c'e' dietro tanta organizzazione e scambio di email, e come sempre grazie a Fabrizia Arduini per la locandina.


Tuesday, September 11, 2012

L'ENI e i diritti umani violati in Kazakhstan



The oil workers have faced serious violations of their rights by both their employers and the government of Kazakhstan. It’s shocking that workers should have to endure mass firings and being thrown in prison in retaliation for participating in a peaceful strike. 

 Fra questi benevolenti employers, l'ENI di Paolo Scaroni.


Secondo il New York Times tre ditte petrolifere, fra cui una di co-proprieta' dell'ENI, sono accusate di avere violato i diritti umani dei lavoratori nei campi petroliferi del Kazakhstan.

Le accuse sono di abuso e di repressione.

Gli eventi sono centrati sulla citta' di Zhanaozen, nella zona occidentale del paese, dove il 16 dicembre del 2011, 12 persone sono morte quando la polizia ha aperto fuoco sui manifestanti. Altre tre sono morte a causa delle ferite riportate, ed altri due in seguito a tafferugli vari.

Fanno 17 morti.

I manifestanti protestavano per chiedere migliori condizioni di lavoro e migliori paghe ed il diritto di creare un movimento politico.

Secondo Human Rights Watch, un gruppo non governativo con sede a New York, la Ersai Caspian Contractors di proprieta' mista ENI e kazaka e' stata coinvolta in metodi repressivi per disperdere in maniera violenta una protesta di lavoratori del tutto leggittima.

Le ditte incriminate sono:

Ersai Caspian Contractor
OzenMunaiGas
KarazhanbasMunai JSC

Di queste tre, la prima e' di proprieta' dell'ENI-Saipem, la seconda e' una joint venture di vari enti kazaki, l'ultima e' una collaborazione kazako-cinese.

Il rapporto ha per titolo "Striking Oil, Striking Workers" che e' un gioco di parole per dire "Trovi petrolio, maltratti i tuoi lavoratori". Sono 153 pagine di denuncia scritte da Mihra Rittmann.

Human Rights Watch ha ascoltato ed intervistato decine di residenti e i lavoratori, ed anche i petrolieri ed evidenzia che tutte e tre le ditte citate sopra non hanno rispettato i diritti umani, rendendo impossibili manifestazioni pacifiche, con violenza, licenziamenti di massa, ricatti e minacce.

Tutto inizia nel Maggio 2011 quando i lavoratori stanchi di essere pagati poco, di non avere rappresentanza sindacale e di non esser parte della bonanza petrolifera del Kazakhstan, decidono di scioperare e di manifestare ad oltranza. Ci sono stati scioperi della fame, e le proteste del tutto pacifiche hanno coinvolto migliaia di persone.

Per un mese tutto bene, o si fa per dire, ma nel Giugno 2011 le autorita' intervengono e fermano le manifestazioni presso la Erasi - la ditta di coproprieta' dell'ENI. Queste continuano fino al Dicembre del 2011 nelle altre due ditte, finche' la violenza non aumenta e ci scappano i morti.

Il rapporto ricorda che tutte e tre le ditte hanno sisttematicamente violato i diritti umani prima del Maggio 2011,  rifiutandosi di ascoltare i lavoratori, usando la forza, arrestando i rappresentanti dei lavoratori, ostracizzando chi osava fare domande difficili, vietando il diritto di manifestare o anche di riunirsi in piccoli gruppi.

In totale hanno licenziato 2000 persone.

Un avvocato che cerco' di spiegare ai lavoratori i propri diritti, Natalia Sokolova, e le disparita' retributive e' stata condannata a 6 anni di carcere, anche se dopo lo scandalo a livello mondiale e' stata rilasciata.

Ecco cosa dice un lavoratore della Ersai-ENI

As for our union, the company completely ignored us. The company didn’t want a union that would open people’s eyes, that would provide legal consultation, that workers could appeal to to defend their rights. It’s easier for them when the workers don’t know anything, and just did their work, silently.”

Per quanto riguarda il nostro sindacato, la compagnia ci ha completamente ignorato. La compagina non voleva un sindacato che potesse aprire gli occhi alle persone, che potesse fornire consulenze legali, a cui i lavoratori potevano rivolgersi per difendere i loro diritti. E' piu' facile per loro quando i lavoratori non sanno niente e fanno il loro lavoro, in silenzio.

Rittman si rivolge anche all'UE e ricorda che l'Europa si e' presa l'impegno di

promote human rights in all areas of its external action without exception in particular in trade and investment.

promuovere i diritti umani in tutte le aree della sua azione esterna senza eccezione ed in particolare negli scambi commerciali e negli investimenti.

Aggiunge che

The EU can do much more to promote protection of workers’ rights in Kazakhstan, where EU member states invest heavily. Acting now will ensure that European companies are not benefiting from a poor rights climate for workers and lax government enforcement of labor laws.

L'UE puo' fare molto di piu' per promuovere i diritti dei lavoratori in Kazakhstan, dove i membri dell'UE hanno grandi investimenti. Agire adesso fara' si che le ditte europee non stanno sfruttando un clima di scarsi diritti per i lavoratori e controlli superficiali delle leggi sul lavoro.

La cosa interessante e' che in governo Kazako ha chiesto scusa, tramite il rappresentante ufficiale Altay Abibullayev che dice

We acknowledge that the failure of the authorities and company management to resolve the dispute with striking workers set the context for the outbreak of violence” 

Riconosciamo che il fallimento delle autorita' e del managment delle compagnie di risolvere i problemi con i manifestanti ha creato il contesto per lo scoppio della violenza.

L'ENI di Paolo Scaroni invece, in perfetto stile me-ne-lavo-le-mani dice che i suoi impiegati non sono stati coinvolti nella violenza e che la sua politica e' di rispettare i diritti dei lavoratori Kazaki secondo le leggi Kazake e che sono dei santi.

E poi sono andati a contarsi i quattrini.

Dimmi con chi vai...


...


There's no one who wants this over more than I do. I would like my life back.

Tony Hayward 2010

e si, vallo a dire a quelli che nel golfo del Messico ci vivono...





Tony Hayward e' il responsabile numero uno dello scoppio nel golfo nel Messico. A suo tempo era infatti l'amministratore delegato della BP e fece una gaffe dopo l'altra, affermando, impassibile che era stanco delle polemiche all'indomani dello scoppio nel golfo del Messico e che avrebbe tanto voluto che non fosse mai successo perche' "rivoleva la sua vecchia vita indietro".  E poi il giorno dopo e' volato in Inghilterra a fare un tranquillo giro in barca.

Continuava a ripetere che il suo obiettivo era di soddisfare gli azionisti non di salvare il mondo, che il petrolio disperso era poco in confronto all'acqua del mare (!), che non era pericoloso usare i dispersanti, che avevano a cuore anche i "little people" che era tuttapposto.

Insomma figuraccia dopo figuraccia.

Obama disse "he wouldn't be working for me after any of those statements".

E infatti pochi mesi dopo lo scoppio e' stato licenziato.

Non soddisfatto, Tony passa ad una nuova ditta petrolifera la Genel Energy che ha comprato assieme ad un partner. La Genel e' una ditta basata in Turchia e come molte altre micro-aziende petrolifere, ha come scopo quello di ingrandirsi e di diventare "media", concentrandosi sulle sue concessioni in Iraq  e in Kurdistan.

Anche i due ex capi della Genel,  Mehmet Sepil e Mehmet Emin Karamehmet hanno avuto i loro guai: multa da un milione di sterline per il primo per insider trading e condanna di 11 anni per il secondo, contro cui ha fatto appello, per frode.

E cosi, questo bella Genel con ora a capo Tony Hayward decide di unire risorse, esperienze e personale per trivellare assieme alla... Medoilgas, si, quella che vuole trivellare Ombrina, Scerni e Villa Mazzarosa in Abruzzo!

Per ora parlano di lavorare assieme su alcuni pozzi in Libia, Tunisia e Malta per tre anni, ma l'Italia non e' certo lontana.

A Malta dove la Genel ha acquistato il 75% di varie concessioni della Medoilgas sono un po preoccupati, perche' l'isola non ha dei veri e propri standard ambientali di sicurezza e perche' tutto sta al buon cuore delle ditte trivellanti - in questo caso di Tony Hayward!

"Tony Hayward is not much of an inspiration when it comes to such standards," dice Peter Gatt, un geologo maltese.

Secondo le stime della Genel e di Tony Hayward Malta potrebbe essere ricca di petrolio, tanto quanto la Libia, visto la vicinanza con le coste nord-africane e visto che lui conosce bene la geologia della zona in quanto con la BP fece affari su affari con la Libia.

Ecco a chi corriamo il rischio di regalare le coste d'Abruzzo: a Tony Hayward della BP, responsabile del piu' grande disastro ambientale petrolifero della storia.

Gianni Chiodi, Enrico Di Giuseppantonio, Remo di Martino, Eugenio Caporella, Fabrizio Di Stefano, Giovanni Legnini,  avete qualcosa da dire o vi piace l'idea di avere Tony Hayward a Rocca san Giovanni?


Sunday, September 9, 2012

Ombrina: a che punto siamo




Contrasteremo ogni forma di trivellazione
Gianni Chiodi 2010

Ecco la tua occasione caro governatore


E cosi, siccome nessuno dei nostri politici - nessuno - ha pensato di chiedere ai ministeri che ne sara' di Ombrina Mare dopo il decreto trivellante di Passera/Monti, o se l'hanno fatto nessuno ha pensato di rendere noto qualcosa a noi cittadini, ho preso e scritto al ministero qualche giorno fa.

Ometto il nome del funzionario, per rispetto e per non creare problemi a chi mi ha scritto, ma in calce c'e' la nostra corrispondenza finora.

La pubblico perche' in un paese normale i cittadini dovrebbero avere diritto a sapere cosa succede a casa loro, ed i loro rappresentanti si occuperebbero loro di questa operazione di informazione e disseminazione.

Ma qui siamo nella Catalogna d'Italia, e non gliene importa niente. Qui dobbiamo andare a portare omaggio a Paolo Scaroni e alle sue balle su petrolio e ambiente.

All'ultimo email con quelli del ministero ho chiesto cosa possiamo fare noi cittadini per far si che la nostra voce sia parte del processo decisionale, ma finora nessuna risposta.

Ricordo che Ombrina Mare prevedeva la costruzione di piattaforma a 5km da riva e nave desolforatore FPSO a 9km da riva, con fiamma costante brucia idrogeno solforato in bella vista da cui verranno inceneriti i rifiuti petroliferi vicino a spiaggie bandiera blu 24 ore su 24, 365 giorni l'anno.

Gianni Chiodi, Enrico Di Giuseppantonio, i sindaci di San Vito ed Ortona, Remo Di Martino, Giovanni Legnini, Fabrizio Di Stefano e compagnia varia: non e' affar loro chiedere, non e' affar loro spiegare a noi comuni mortali, non se lo pongono neanche il problema, anche se gli stipendi a tanti zeri, pagati da noi altri, li incassano tutti i mesi.

A differenza della Tremiti, Ombrina Mare fu bocciata dal Ministero nel 2010 grazie all'enorme partecipazione popolare nei tempi decisionali giusti, sebbene la stampa nazionale neanche se ne sia accorta, ed io non voglio che tutto quel lavoro eseguito fra il 2009 ed il 2010 vada buttato al vento.

Spero che qualcuno di questi pseudo-politici possa prendere l'inziativa - io sono un semplice privato cittadino e ho fatto tutto quello che potevo fare.


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30 Agosto 2012, Los Angeles, CA

Gentile Dr. XXX

le scrivo in merito alla questione Ombrina Mare, in Abruzzo e al famoso "Decreto Sviluppo" del governo Monti/Passera secondo il quale le concessioni presentate prima di questo decreto sono esenti dal limite di 12 miglia da riva, come invece imposto dal precendente Decreto Prestigiacomo.

Come lei forse sapra' Ombrina Mare fu bocciata nel 2010 non solo grazie al decreto Prestigiacomo - questo fu uno solo dei tanti motivi che elenco' il Ministero dell'Ambiente.

I motivi principali della bocciatura furono nel voler proteggere la biodiversita' della costa teatina, la presenza di siti protetti che sarebbero stati intaccati dalle operazioni petrolifere, l'impatto sull'industria turistica, la presenza di vincoli ambientali, la vicinanza della piattaforma e della nave FPSO da riva, la presenza di un sito di ripopolamento ittico finanziato dall'UE dentro la concessione.

Tutti questi motivi sono stati espressi dal Ministero dall'Ambiente e non sono cambiati. C'e' il decreto sviluppo adesso, ma tutti gli altri motivi per dire no, sono gli stessi di prima.

Vorrei allora sapere quale sara' il destino di Ombrina Mare.

La bocciatura resta? Occorrera' rifare l'iter?

Grazie dell'attenzione
e buon lavoro

MRD

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3 Settembre 2012, Roma

Gentile Signora D'Orsogna

Quanto alla questione delle 12 miglia stiamo affrontando l'applicazione
della norma da poco approvata in senso generale, perché la cosa riguarda
tante altre concessioni. Comunicheremo a tutti gli interessati gli sviluppi
conseguenti dall'articolo di legge. Comunque come lei ha giustamente
sottolineato, i motivi della bocciatura, nel caso di Ombrina, sono stati
anche altri, ma in ogni caso bisognerà fare una riflessione sulla quale al
momento non posso darle la risposta.

Cordiali saluti
XXX

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4 Settembre, Los Angeles, CA

Grazie mille della risposta.

cosa possiamo fare noi cittadini per assicurarci che le nostre opinioni siano tenute in considerazione?

A suo tempo abbiamo inviato centinaia di lettere di contrarieta' - secondo quanto stipulato dalle leggi italiane e secondo il trattato di Aarhus - e vogliamo
essere partecipi di questa nuova decisione che riguardera' il futuro di noi tutti.

In questo caso, con Ombrina Mare, si tratta di una struttura permanente
con pozzo e nave desolforatore (con fiamma inceneritrice 24 ore su 24 a ridosso
di una spiaggia bandiera blu ) a 9 km da riva. Di navi desolforatore non ce ne sono in tutto il golfo del Messico...


Grazie ancora e buon lavoro

MRD