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Monday, February 14, 2011

San Valentino per l'Ecuador


A great step that we have made
toward the crystalization of justice


Pablo Fajardo, avvocato e
contadino ecuadoriano


Un regalo bellissimo.


Oggi, la Chevron e' stata condannata da un tribunale dell'Ecuador a pagare 8 billioni di dollari - 8 mila milioni di dollari - agli indigeni di Lago Agrio, inquinata da anni di soprusi da parte della Chevron e della Texaco.

La Texaco e' stata proprietaria del campo di petrolio di Lago Agrio dagli anni '60 fino al 2001, quando e' stata poi comprata dalla Chevron. Per decenni la Texaco e la Chevron hanno inquinato giungla, acqua, e salute delle persone i cui tassi di tumori sono saliti alle stelle. Per decenni hanno iniettato circa 18 milioni di galloni di acqua tossica nel sottosuolo della giungla. Oltre sessanta milioni di litri di robaccia.

Pablo Fajardo, l'avvocato-contadino che rappresenta gli indigeni aveva inzialmente chiesto 27 billioni di dollari. Dicono oggi che non sono soddisfatti dell'ammonto economico e che vogliono di piu'. Buon per loro!

La parabola di Fajardo e' bellissima - era un contadino semi-analfabeta che decise di studiare legge solo per combattere la Texaco-Chevron ed oggi e' il portavoce principale della sua gente.

Della storia avevamo parlato qui e poi qui. Ovviamente l'ENI non sta certo a guardare e ha i suoi bei scheletri nell'armadio in Ecuador pure lei.
La Chevron oggi dice che e' tutto illeggittimo e che faranno appello - cosa vuoi che dicano? La battaglia e' durata 18 anni, e non credo che finisca qui.

Spero che a Chieti il 18 si possa essere cosi' determinati e cosi' forti contro Rainone, Primavera e gli speculatori di turno.

Fonti: The Huffington Post, San Francisco Chronicle, Vanity Fair, MSNBC

Wednesday, February 9, 2011

Gli "inviti" di Rainone - part 2




** Comunicato Stampa **

Compare oggi sulla stampa una comunicazione da parte di Mario Rainone sulla tavola rotonda organizzata a Chieti in data 18 Febbraio 2011 per riaprire il capitolo petrolio in Abruzzo.

Il professor Rainone afferma di avermi inclusa nella rosa dei partecipanti.

Ci tengo a sottolineare che il programma iniziale, circolato in gran segreto, non prevedeva affatto la mia partecipazione.

Solo quando l'organizzazione del convegno e' stata resa pubblica dal comunicato da me circolato in data 7 Febbraio 2011, il professor Rainone si e' affrettato a modificare il programma includendomi nella rosa degli invitati, dieci giorni prima del convegno.

Come sa la maggior parte degli Abruzzesi, vivo a Los Angeles, a circa 15 ore di volo dall'Italia e ho un calendario fitto di impegni. E' ridicolo pensare che io possa essere a Chieti con dieci giorni di pre-avviso. Allo stesso modo e' ridicolo cambiare le carte in tavola dopo essere stati scoperti a organizzare convegni poco trasparenti,
e dove a relazionare sono persone che hanno legami diretti o indiretti con l'industria del petrolio.

Non mi sono mai sottratta al dibattito con i petrolieri - ho dibattuto i piu' alti vertici ENI all'Universita' di Pescara durante l'estate del 2008. Erano venuti da Milano, Pisa e Londra, e nessuno, nemmeno l'ENI, ha saputo confutare l'enorme abbondanza di dati da tutto il mondo che mostrano gli effetti nefasti delle trivellazioni petrolifere per chi ci vive vicino. A conferma di questo, l'ENI declino' di partecipare a qualsiasi altro dibattito organizzato successivamente in cui ero presente, e questo in Abruzzo, ma anche in Veneto, Lombardia e Basilicata.

Le prove di quanto dico sono tutte qui


Al tempo di internet, la verita' non si puo' nascondere.


MRD

Tuesday, February 8, 2011

Gli "inviti" di Mario Rainone


Ma questo non sa ancora che all'epoca di internet le cose e' meglio farle seriamente? Roba da matti.

Oggi, con mia grande sorpresa, trovo un email di Rainone. Dice che:

ho avuto notizia che sul Suo blog ha manifestato, tra le altre cose, molte perplessità sull'organizzazione della Giornata di Studio che il Ce.R.-GEO ha deciso di organizzare sul Tema "Idrocarburi in Abruzzo".

Spero, pertanto, che Lei accolga questo invito a partecipare alla Tavola Rotonda prevista dopo le relazioni tecniche programmate, in modo da portare il Suo contributo alla discussione.

Le invio, in tal senso, l'ultima bozza del Programma della Giornata, restando a Sua completa disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento in merito.

La cosa interessante e' che - guarda caso - hanno cambiato la locandina del programma per "far vedere" che invitano una pluralita' di persone, inclusa me, la loro spina nel fianco.

Questa la prima versione della giornata, quando pensavano di potersela cantare fra loro.

Questa la versione dopo che ho mandato il comunicato stampa, denunciando gli inganni.
Mmmh!


Tutto questo non e' serio! A parte la locandina, ma che secondo lui io sono superman e magicamente arrivo in Abruzzo con 10 giorni di anticipo - a spese mia natuaralmente! - per partecipare alla sua tavola rotonda a porte chiuse?

Buoni soldi pubblici delle Universita'! Le conferenze SERIE si organizzano con mesi di anticipo. Ho gia' in fila convegni fino a Luglio 2011, programmati fin da Settembre 2010. Budapest, Buenos Aires, Ohio, Santa Barbara, Vancouver e Rio de Janeiro.

E poi, riguardo al petrolio sono abituata a parlare alla gente e con la gente, e non a fare inciuci dietro le quinte, con gente che di Abruzzo non sa niente, se non che sotto la Majella, sotto le nostre vigne, e dentro ai nostri mari c'e' il petrolio.

Rainone - con me lei casca male.

Monday, February 7, 2011

Tutti a Chieti il 18 Febbraio 2011


In data 18 Febbraio 2010, il professor Mario Rainone dell'Universita' degli studi d'Annunzio ha organizzato l'ennesimo ingannevole tentativo di creare consenso attorno al tema della petrolizzazione d'Abruzzo con la tavola rotonda dal titolo "Gli idrocarburi in Abruzzo - conoscenza, territorio, impresa e lavoro".

La conferenza si svolgera' presso il Centro Ricerche e Studi Sperimentali per le geotecnologie di Chieti dell'universita' e spicca per l'enorme sbilanciamento di partecipanti a favore di Confindustria o con interessi diretti nell'industria del
petrolio. La cittadinanza non e' stata invitata a partecipare.

Gli unici tre relatori ad invito sono:

Vittorio Scisciani, dell'Universita' di Chieti, che si occupa della creazione di profili sismici per l'esplorazione petrolifera per conto di ENI-Agip. Fa parte del gruppo TaskForceMajella, creato dal'ENI nel 1998 al solo scopo dichiarato di trivellare il Parco Nazionale della Majella, assieme alla Exxon, la British Gas, e la norvegese Norsko Hydrom, nel silenzio generale.

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, una ditta privata con sede a Bologna che si occupa di strategie di mercato per conto terzi, inclusa l'industria del petrolio.

Nel 2008 dichiaro': "Sono necessari grandi investimenti per sviluppare piu' capacita' produttiva e tirare fuori il petrolio che c'e'". Fra i suoi clienti anche la A2A che indirettamente la centrale a turbogas di Gissi.

Franco Terlizzese, Direttore per le risorse minerarie ed enegetiche dello sviluppo economico che in un convegno di Assomineraria ha affermato che lo scopo del gruppo che dirige e' quello di "snellire le procedure burocratiche per lo sfruttamento degli idrocarburi", rendendo dunque la vita facile ai petrolieri e lasciando i cittadini sempre piu' soli.

L'organizzatore e' il professor Rainone, direttore del Ce.R.S.-GEO- Universita' G. D'Annunzio, sebbene il suo H-index, che misura il successo professionale in ambito
accademico, sia bassissimo, solo uno secondo il sito americano Isiknowledge. Per fare un confronto, altri geologi dell'Universita' di Chieti, non invitati al convegno, hanno invece un H-index di 15.

Riteniamo molto sgradevole e profondamente offensivo il fatto che si voglia discutere del nostro futuro senza includere i cittadini e che ad essere invitati a relazionare siano personaggi che non conoscono minimamente, ne tantomeno amano, la realta'
abruzzese.

Riteniamo altresi' gravissimo tentare di strumentalizzare l'attuale crisi economica, facendo pressione su sindacati, con la falsa promessa di posti di lavoro che mai si realizzeranno.

Come sempre, e' tutto gia' scritto e basta andare in Basilicata a vederlo.

Il petrolio non porta lavoro ma malattie. Il petrolio non porta soldi se non agli speculatori di turno.

Invitiamo Gianni Chiodi a denunciare con piu' coraggio questi continui tentativi di falsa propaganda in favore del gas e del petrolio - ugualmente dannosi e spesso
l'uno un cavallo di Troia per l'altro - e di farsi interprete con maggiore incisivita' della volonta' popolare, irreversibilmente cementificatasi contro lo sfruttamento minerario dell'Abruzzo, grazie a 4 anni di informazione, vera, indipendente e capillare.

Alla Confindustria, a Rainone e a Primavera, rivolgiamo invece l'invito di fare un passo verso la modernita' - gli anni sessanta sono passati da un pezzo.

Soprattutto invitiamo il popolo abruzzese ad organizzarsi via Facebook, blog e predendo contatti con le associziazioni sul territorio per protestare a Chieti in data 18 Febbraio 2011.

Siamo uniti, compatti e numerosi e non lasceremo il nostro territorio indifeso davanti a vili interessi speculativi da parte di petrolieri e di industriali senza scrupoli.


Maria Rita D'Orsogna, PhD
Assistant Professor
Department of Mathematics
Institute for Sustainability
California State University at Northridge
Los Angeles, CA 91330
dorsogna@csun.edu
1 818 677 2703

assieme a tutte le associazioni che lottano eroicamente contro l'Abruzzo petrolifero

Nuovo Senso Civico - presidente Alessandro Lanci
Comitato No Petrolio - presidente Gabriele di Clerico
Comitato Abruzzese del Paesaggio
Abruzzo in Movimento
Le Colonne d'Ercole
Emergenza Petrolio Abruzzo

Friday, February 4, 2011

Petrolio in Alaska



We can no longer rely on the oil industry's shallow assurances

Cindy Shogan - Alaska Wilderness League

E se sono infondate in Alaska le rassicurazioni dei petrolieri,
figuriamoci in Italia, dove si inventano un po' quel che gli pare.


A causa del riscaldamento globale - che esiste ed e' vero - le zone artiche, prima considerate inaccessibili, sono ora diventate di piu' facile accesso grazie allo scioglimento di ghiacciai e alla maggiore possibilita' di navigazione.

E allora, via. Tutti a cercare petrolio e gas, a testa fitta.

Fra i protagoisti, la Shell, che non ha nulla da invidiare all'ENI quanto a distruzione dell'ambiente - anzi.

Questi signori, con a capo avevano deciso di inziare a trivellare nel 2011 in Alaska, in una zona marina detta Beaufort Sea.

Dopo il disastro del golfo del Messico pero' il segretario dell'interno Ken Salazar, ha congelato l'assegnazione di tutte le nuove concessioni di petrolio.

Ambientalisti e abitanti della zona hanno protestato a lungo contro questi progetti della Shell, a causa della pericolosita', inquinamento, della popolazione di orsi polari, e delle difficolta' climatiche. Sono circa 4 anni che combattono.

Circa un mese fa, l'Agenzia di protezione dell'ambiente EPA ha detto che lo studio di impatto ambientale della Shell sottostimava di molto le emissioni di nitrati dalle navi che avrebbero usato per l'estrazione e il trasporto del petrolio.

Come sentiamo propagandare anche noi, piu' e piu' volte, la Shell ha conitnuato a ripetere che era tutto sicuro, che le acque erano poco profonde, che i rischi di incidenti sono bassi, che hanno speso oltre 50 milioni di dollari per fare lo studio di impatto ambientale (!!!) e che insomma, loro sono santi.

Anche qui i politici - repubblicani - hanno detto che senza questo pozzo si perdevano 800 posti di lavoro, migliaia nell'indotto, che il costo della benzina sarebbe aumentato, che saremmo stati succubi di Arabi e di rivoluzionari egiziani, e che si sarebbero persi milioni e milioni di dollari.

Familiare eh?

Ma per la Shell non c'e' stato niente da fare. Il governo americano non ha rilasciato concessioni, e cosi' la Shell ha annunciato che i progetti - per il 2011 almeno - sono sospesi.

Vedremo come va a finire.

Wednesday, February 2, 2011

Mario Rainone, isiknowledge e la monnezza


Sono quasi sicura che le affermazioni di Paolo Primavera di questi giorni non cadono nel vuoto, ma che c'e' dell'altro e che presto verra' fuori qualcosa di nuovo da parte di questa gente.

Magari con a supporto le tesi degli illustri professori delle universita' locali che in tutte le loro carriere non hanno mai fatto niente di buono e di utile per il popolo.

Proporranno di trivellare Bomba?

Di riaprire la discussione sul centro oli?

Di trivellare il mare?

Non lo so, ma ci scommetto che bolle dell'altro. E allora mandiamo un bel profilo di cosiddetti professori universitari che appoggiano il petrolio.

Mario Rainone e' un "professore" dell'Universita' di Chieti che va propagandando la bonta' delle estrazioni petrolifere. E' pure il capo del dipartmento di geologia dell'universita' di Chieti.

Isiknowledge invece e' il sito universitario interdisciplinare americano che consente di valutare i docenti, sulla base delle proprie pubblicazioni. Non puoi scappare da loro. C'e' dentro tutto quello che viene considerato una pubblicazione autorevole e ufficiale.

Stando ad Isiknowledge, Mario Rainone in tutta la sua carriera ha un solo articolo che e' stato pubblicato e citato. Ci sono 17 autori, di cui lui e' il numero 12. Un po' poco, no?

Tradotto in quello che si chiama H-index, il suo indice e' 1.

Maggiore e' l'H-index, piu' sei autorevole.

Il suo e' 1. Il mio e' 9.

Ho circa 20 anni di meno di lui.

Dico tutto questo, non perche' voglia dire quanto io sia brava, ma per dire che tutta la mia carriera e' stata costriuita sull'onesta', sul duro lavoro, sulla sincerita'. Negli USA non potrebbe essere altrimenti. Nessuno qui sarebbe capo di un dipartimento con una lista di pubblicazioni cosi' misera come Rainone.

E allora proprio come mi chiedo come abbia fatto Rainone ad arrivare a fare il capo del dipartimento, mi chiedo dove era Rainone negli ultimi 4 anni ? Possibile che non si sia accorto negli anni precedenti che si parlava di petrolio ? Possibile che solo ora abbia trovato la forza di andare a giornali e TV a raccontare la sua storia con Confindustria ? Cosa e' cambiato ? Cosa c'e' sotto?

Diffido da coloro che rimangono in silenzio per anni e poi decidono,tutto di un colpo, di iniziare ad esternare le loro opinioni: qualcosa non funziona, qualcosa non torna.

A me la vita non cambia se trivellano Ortona, o l'Abruzzo o l'Italia. Agli Ortonesi si, agli Abruzzesi si, agli Italiani si.

Non sono qui a fare la battaglia del petrolio perche' mi porta pane a casa. E come sempre resto esterreffatta che sono sempre piu combattiva di altri enti, di altre persone, dei politici che non hanno voglia e che svolazzano come svolazza il vento.

Ho dato tutto quello che avevo - tempo, soldi, veleni ingoiati, rughe, slides, nottate, blog.

Veramente, non avrei potuto dare niente di piu'. Sono quattro anni - sono passate associazioni, attivisti, presidenti di regione, vescovi. Sono ancora qui. C'e chi ha scritto libri, chi ha chiesto soldi, chi ci si e' creato una carriera con tutto questo. Io no. Non ho tempo. L'unico motivo che mi spinge a fare tutto cio' e' la certezza matematica che l'Abruzzo peggiorera' se ci trasformiamo in zona mineraria.

E' il tempo che ciascuno decida cosa e' importante e cosa non lo e', e vada a fare sentire la propria voce a questi qui che vogliono farci il lavaggio del cervello. E' solo nei numeri che vinciamo e lo sanno anche loro.

Scrivete alla stampa locale, siate piu' attivi, arrabbiatevi, inondate Rainone e Primavera o il Centro d'Abruzzo con lettere di indignazione. Siate vivi. Con Internet e' tutto facile, possibile. Basta solo la volonta' di lavorare e di crederci.

Solo cosi' puo' funzionare la democrazia.

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PS: Oltre al petrolio, ecco un altro progetto di Rainone - H-index 1 :


Seppellire per sempre sotto i calanchi 1200 tonnellate di immondizia di due disacriche attorno a Guardiagrele. La monnezza ha hanno inquinato in profondità e quasi irremediabilmente il Fosso Laio dove prima si faceva la pesca all’anguilla ma che ora e' chiamato il fiume di plastica.

Il fosso e' inquinato da ferro, arsenico e solfati ormai incorporatisi nel terreno, e dal piombo entrato nella falda acquifera. Le concentrazioni sono fino a sette volte il valore massimo prescritto dalla legge.

Rainone vuole semplicemente prendere la monnezza, seppellire il tutto tal quale e crearci un cimitero, senza bonifiche di piombo, arsenico e fosfati che continuano a avvelenare la zona. Stile Gomorra insomma.

Pensate che le sue idee riguardo il petrolio saranno migliori? Mmh. Gia' ce li vedo i rifiuti petroliferi scomparire nei nostri parchi....

The time is now.

Tuesday, February 1, 2011

Fracking in Italia?



This inevitably leads to environmental damage.
Apart from huge water consumption, this production method may lead to pollution of underground water and even provoke seismic activity.

Questo porta inevetabilmente a danni ambientali.
A parte gli enormi consumi di acqua, questo metodo produttivo puo' causare l'inquinamento delle acque sotterranee e anche provocare l'attivita' sismica.

Il CEO di Gazprom, Alexei Miller
parlando delle estrazioni di gas con il metodo del fracking

Gianni Chiodi oggi annuncia - stoltamente - che in Abruzzo "il petrolio no e il gas si".

Ah, la stoltezza. Ah l'ignoranza.

Questa presa di posizione e' stolta per vari motivi, primo fra tutti che nessuno sa cosa c'e' sottoterra prima di fare buchi ed esplorazioni. Infatti i petrolieri nei loro progetti parlano sempre di idrocarburi - dicitura che comprende entrambe le sostanze- e mai di gas o di petrolio separatamente.

E poi siamo pur sempre in Italia ed e' molto facile dire gas ed intendere petrolio, e usare l'appiglio del gas per azzannare tutto il territorio. Sono film gia' visti.

Ma il motivo principale per cui questa posizione e' stolta e' che le trivellazioni di gas non sono meno nocive e tossiche che quelle di petrolio.

I metodi sono gli stessi, sempre fanghi e fluidi perforanti si usano, sempre monnezza cacci dal sottosuolo, sempre rischi di scoppi ci sono, sempre subsidenza puoi causare.

Un pozzo per l'estrazione di gas a Policoro, scoppio' nel 1991 in Basilicata. Brucio' per 15 giorni senza che nessuno riusci' a spegnerlo. Nessuno lo sa, nessuno ne parla, l'ENI come sempre mette tutti a tacere.

In questi ultimi anni pero' c'e' un jolly - il famoso fracking che qui negli USA inizia ad essere bannato per la sua pericolosita' e per il suo potenziale di inquinare le falde acquifere.

Lo stato di New York ha una moratoria annuale, cosi pure lo stato della Pennsylvania. Le citta' di Filadelfia e di Pittsburg l'hanno bannato. La gente e' arrabbiata. Lo vogliono sospendere pure in Texas!

Tutto questo Gianni Chiodi non lo sa, perche' nella mia opinione non solo e' ignorante in materia ma vuole restarci.

Un politico sano di mente, si informerebbe prima e imparerebbe dagli sbagli degli altri. Il fracking e' stato devastante per le comunita' americane che sono state soggette alle trivelle selvaggie di Mr. Dick Cheney, con tutto che qui i diritti dei cittadini sono forse fra i piu' protetti al mondo, e nonostante cause e denunucie da parte delle parti civili coinvolte.

Un politico sano di mente avrebbe bannato tutte le estrazioni future di idrocarburi sul suolo abruzzese quale che sia la loro composizione chimica, quale che sia il metodo usato, e per precauzione. Si deve agire prima, non dopo. Se in America hanno gia' sperimentato e distrutto, perche' non possiamo imparare prima che vengano a fare queste cose da noi?

Sorge allora la domanda - ma ci sono i depositi di gas adatti al trivellamento via fracking in Italia? Questo tipo di gas si chiama shale gas.

Secondo l'ente Europeo "Economic Research Policy Center" il potenziale per i depositi di shale gas sono molto elevati per il nord Italia, nella gia' martoriata pianura padana, affetta da subsidenza in passato, a causa delle estrazioni di metano.

Ovviamente siamo solo all'inizio, potrebbe essere che le riserve e la densita' abitativa rendano il tutto economicamente non praticabile, ma in linea di principio nulla vieta che potrebbero esserci altri giacimenti in altre parti d'Italia, Basilicata, Abruzzo o Sicilia.

Dopotutto l'ENI si e' gia' messa in pole position per trivellare la Polonia alla ricerca di questo gas. Se ne trovano in Italia scommetto che si piazzeranno anche da noi a bucare il territorio alla cieca, come fanno da 50 anni a questa parte, senza rispetto per niente e per nessuno.

Chi mai andra' a spiegare queste cose agli Italiani? Non certo i petrolieri, non certo i politici che hanno paura a parlare del disastro sardo o di quello del fiume Lambro. Non certo Gianni Chiodi.

E cosi, nella pianura padana c'e' gia' un gruppo - la Po Valley che dice che trivella l'Italia per ragioni "geologiche, economiche e affettive"...

Siamo a cavallo.