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Tuesday, November 25, 2008

Il bitume dei Canadesi



 :Prima

Dopo:

















Il maggior esportatore di petrolio negli USA, contrariamente a quanto si pensi, non e' l'Arabia Saudita. Da pochi anni questo "privilegio" va ai nostri vicini a nord, i Canadesi. Nello stato dell'Alberta infatti, vicino a Calgary, esiste una enorme riserva di bitume.

Si chiama Athabasca tar sands e la materia prima non sarebbe neppure da classificare come petrolio perche' si tratta di una mistura di argilla e sabbia impregnata di idrocarburi che formano una roccia piuttosto dura, il bitume. In generale con questo tipo di materiale ci si fa l'asfalto. Gli indiani d'America lo usavano per rivestirci le canoe e nulla piu'.

Di per se, il bitume non si presta ad essere lavorato o commercializzato. E' infatti troppo denso e non scorre nelle tubature. Occorre prima scavare il terreno, creando delle buche abbastanza grandi, e poi cercare di ridurre la viscosita' delle sabbie petrolizzate con apposite sostanze chimiche, vapori o mescolando il bitume a petrolio piu' liquido per favorirne la mobilita'. Occorrono ingenti dosi di acqua, piu' che per il petrolio normale, per trattare questo tipo di roccia, il cui petrolio e' chiamato "extra pesante" a causa delle molte impurita' presenti. La percentuale di zolfo nel bitume canadese e' attorno al 5%, una percentuale elevatissima.

Fino al 1996 questa "risorsa" non venne commercializzata perche' i costi furono calcolati essere proibitivi: per creare un barile di petrolio (circa 160 litri) occorre scavare due tonnellate e mezzo di terreno, occorre il triplo dell'energia per raffinarlo se confrontato con il petrolio piu' pulito, e circa 1000 litri d'acqua.

Circa dieci anni fa pero' lo stato dell'Alberta decise di aprire questi terreni allo sfruttamento pensando di poterne trarre dei benefici economici, offrendo ai petrolieri sconti sulle concessioni, tasse basse e soprattutto quello che il medio oriente non potra' mai garantire: un governo amico ed occidentale. Praticamente svendettero la terra ai petrolieri.

Le ditte petrolifere di mezzo mondo fioccarono in Alberta. Tutti a scavare, tutti a creare buche nel terreno che si possono vedere anche dallo spazio e riempite di acque tossiche di scarto. La crescita petrolifera e' stata inarrestabile: nel giro di dieci anni diventare i maggiori esportatori negli USA significa ritmi spaventosi. Oggi, pero' ci si accorge che ci si e' lasciati dietro disastri ambientale di ogni genere, un panorama sociale devastato e una nazione che non riuscira' a stare nei parametri di Kyoto.

Il governo dell'Alberta non ha mai detto di no a nessuna ditta petrolifera in questi dieci anni e ci sono progetti per continuamente aumentare le estrazioni. I risultati? Puzza permanente di idrogeno solforato e di idrocarburi nelle maggiori citta' della zona, specie Fort McMurray, la scomparsa della pesca e delle alci. Fiumi inquinati. Pesci deformi. Fuoriuscite di petrolio nei laghetti e nei fiumi un tempo prisitini. Morie di animali. Tumori e malattie rare. Concentrazioni di arsenico 500 volte maggiore che i limiti di legge. Tubature, pozzi di scarto sparsi ovunque. Enormi quantita' di terreno scavato con sostanze tossiche rilasciate in aria. Acqua scarseggiante mentre le acque di risulta sono pari a quanto tutta l'acqua utilizzata dall'Egitto in un anno. Il popolo indigeno, circa seimila indiani d'America dice i pesci hanno un sapore diverso. Intanto il cancro aumenta. Coincidenza?

We think the water is giving us cancer.

Fra il fegato e il piccolo intestino ci sono dei vasi sanguigni che ne facilitano il collegamento. Il tumore di questi vasi, detto cholangiocarcinoma e' molto raro. Si stima che l'incidenza sia di un caso su 100,000. In un paese dell'Alberta dove fino a dieci anni fa non si erano registrati casi di questa malattia, nel solo 2008 si sono avuti sei morti su 1,200 persone di questo tumore raro.
Invece che uno su 100,000 qui il rischio e' di uno su 200.

Alcune di queste sabbie bituminiche si trovano molto al di sotto della crosta terrestre ed e' motlo difficile estrarle. Occorre pompare forti dosi di acqua, secondo una tecnica che si chiama SAGD,
steam assisted gravity drainage. Questa operazione spesso provoca micro-scosse di terremoto e
spostamenti di terreno che possono anche essere di 20 centimetri. In alcuni casi la pressione dell'acqua puo' fratturare le roccie del sottosuolo causando perdite di acque di risulta nel sottosuolo.

La Shell e' diventata ricchissima, e non ha fatto nulla per ripulire il disastro che si e' lasciata dietro, ne per mitigare le emissioni di CO2. Tutti incravattati e sorridenti dicono che ci vuole tempo, e che non esiste la tecnologia giusta e che devono pensarci il governo centrale e reginonale dell'Alberta. Chissa' perche' la tecnologia per scavare la sabbia petrolizzata, che prima non esisteva, l' hanno trovata invece.

Perche' racconto tutto questo? Perche' una delle maggiori ditte che operano in Canada e' la Shell. Questa ditta ha anche di recente sponsorizzato lo studio di un altra zona dove sorge roccia al bitume, e che e' molto piu' vicina a noi dell'Alberta: Lettomanoppello. L'ENI ha acquistato i diritti per scavare le sabbie al petrolio in Congo e se vogliono farlo in Africa, stiamo tranquilli che almeno un pensierino per l'Abruzzo non se lo sono fatti scappare.

E si, anche noi americani siamo responsabili di questo schifo che hanno fatto in Canada. Il governo americano (Obama, non Bush) parla ora di bannare l'importo di questo tipo di petrolio, ma il danno e' fatto. Ecco perche' occorre liberarsi dalla dipendenza dal petrolio: ora che di petrolio e' rimasto solo lo scarto, e' una catastrofe ambientale ovunque. I canadesi stessi con cui ho parlato aggiungono: hanno potuto fare tutto questo perche' li non ci abita nessuno e nessuno ha protestato troppo. In Abruzzo invece ci abitiamo noi. Il bitume di Lettomanoppello DEVE restare sottoterra.

Un giornalista Canadese, Andrew Nikiforuk ne ha scritto un libro agghiacciante, da cui sono tratte la maggior parte di queste informazioni. Il libro si chiama "Tar sands: dirty oil and the future of a continent."

Fonti:Oils and truth 1, Oils and truth 2 , The Guardian, The Guardian 2, Amazon.com

Sunday, November 23, 2008

Lettera ai futuri consiglieri regionali



Oggi ho voluto essere propositiva ed ho iniziato a scrivere lettere a tutti i candidati consiglieri di cui ho potuto trovare l'email online. Vi allego qui la lettera. Non si puo' essere contro il centro oli a parole come molti vanno allegramente scrivendo sui loro siti. Che significa "no al centro oli" da un politico? Secondo me, deve significare non tanto un'opinione personale quanto un impegno vero.

Occorre dunque che i politici si impegnino per delle leggi concrete contro il petrolio e che devono essere approvate da persone adulte e responsabili, senza stare a litigare su futili questioni destra/sinistra.

In fondo gli email che ho trovato. Se ne conoscete altri, saro' ben felice di mandare email anche a loro. Potete anche stampare e dare a chiunque conosciate che voglia presentarsi alle elezioni. Io non mi stanchero' tanto facilmente, ma voglio che questa questione sia affrontata in modo permanente e senza che fra un anno stiamo ancora qui a discutere di moratorie di un anno alla volta.


Email usati:

giuseppecellucci@libero.it,
annamarialanci@alice.it,
info@rosarianelli.com,
segreteria@antoniotavani.net,
dibattista.domenico@tiscali.it,
maurizioacerbo@tiscali.it,
camillo.dalessandro@regione.abruzzo.it,
nazario.pagano@gmail.com,


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Gentile Dr. XXX,

mi chiamo Maria Rita D'Orsogna, sono di origini abruzzesi, e da vari anni vivo e lavoro negli Stati Uniti. Sono un fisico, ho 36 anni ed attualmente sono docente di matematica applicata qui a Los Angeles.

Forse lei ha sentito parlare di me in merito alla questione petrolizzazione d'Abruzzo. Da oltre un anno, ed assieme a varie associazioni locali, mi sono impegnata per far conoscere alla cittadinanza abruzzese i pericoli legati alle estrazioni petrolifere e le conseguenze deleterie per la salute delle persone e dell'ambiente.

Io vorrei da lei un impegno preciso, che se votato lei si impegnera' ad approvare, CHIUNQUE SIA IL PROPONENTE POLITICO, in maniera assolutamente svincolata da logiche destra/sinistra, e senza piegarsi a pressioni di qualunque genere del governo centrale, delle leggi che:

1) impongano una MORATORIA DI 20 ANNI sulle trivelle in Abruzzo, di qualsiasi genere, contro l'esplorazione, estrazione o coltivazione di idrocarburi.

2) estendino anche all'Abruzzo il decreto Ronchi che copre il Veneto e che impone il divieto di trivelle nel mare a 12 miglia marine cioe' a 22 km dalla costa.

La prego di rispondere in modo preciso e focalizzato a queste domande con un netto si o no. Pubblichero' qualsiasi risposta sul mio blog, www.dorsogna.blogspot.com.

Io ho fatto la mia parte, ora spetta a voi politici dare il vostro contributo in modo onesto e chiaro. La salute non ha colori politici.

Grazie,

MR

Thursday, November 20, 2008

Il gioco degli scarica barili



Ormai siamo in piena campagna elettorale e tutti dicono a parole di essere contro la raffineria di petrolio ad Ortona. Per molti si tratta solo di parole vuote, messe li solo perche' ormai siamo tanti, e dire qualsiasi altra cosa sarebbe un suicidio politico. Siamo davvero stati bravi ad informare, a non mollare e ora ciascun politico, almeno sui siti web, ha un trafiletto dedicato al centro oli. Tutto questo e' merito di noi cittadini!

Mi sono allora chiesta, cosa dicono ai propri potenziali elettori quelli che hanno MESSO LE FIRME al progetto dal 2001 ad oggi? Il web e' fantastico e offre a noi cittadini la stessa possibilita' di far sentire la nostra opinione al pari dei politici che ora con tanta nonchalance vanno propagando di essere contro.

Nella fattispecie, sono andata a vedere cosa dice nel suo sito web Franco Caramanico, che e' stato per vari anni l'assessore all'ambiente per l'Abruzzo. Per la precisione dal 2005 fino al Giugno del 2008. Per sua stessa ammissione (gliel'ho chiesto io stessa a Paglieta), e' stato in quel periodo l'uomo piu' importante d'Abruzzo sulle tematiche ambientali.

A differenza degli altri, le sue affermazioni sulla raffineria di Ortona si aprono con una serie di scusanti di vario genere che in sostanza si riducono a tre punti:

1) le leggi non sono retroattive e ci sono termini massimi per l’impugnazione di alcuni atti

2) fu tutto deciso dalle giunte passate, di centro destra

3) non si e' discusso di questo tema dal 2001 fino al 2006

Non dice mai che lui stesso ha firmato una serie di documenti e provvedimenti. La conclusione di tutto non scritta ma che, credo, si vorrebbe passare ai lettori, e' che non e' colpa sua. Certamente non e' SOLO colpa sua, ma, siccome era l'autorita' piu' importante dell'Abruzzo su questo tema, Franco Caramanico, secondo me, ha delle enormi RESPONSABILITA. Cosi funziona: chi sta in alto deve assumersi il peso delle decisioni fatte e non fatte. Il non sapere o il non potere non sono scusanti quando si ricoprono dei ruoli cosi importanti.

Innanzitutto, io non so che titoli abbia Caramanico per poter fare l'Assessore all'Ambiente, visto che e' laureato in ingegneria elettronica. Forse non sapeva all'inizio cosa avrebbe significato una raffineria di petrolio in Abruzzo. Forse e' stato superficiale e ha pensato che fosse qualcosa di poco conto. Questa non e' una colpa, non possiamo tutti sapere tutto. Ma, se non lo sapeva doveva informarsi. Era pagato per quello. Una persona competente di fronte ad un progetto del genere avrebbe studiato, avrebbe chiesto, avrebbe indagato su cosa significasse per davvero una raffineria fra le vigne. Qualsiasi persona di media intelligenza avrebbe capito che e' un progetto deleterio, e si sarebbe data da fare, ma per davvero, a prescindere dalle colpe del passato.

Di li, il passo successivo: una volta capito che le trivelle riguardano il 35% del territorio e che e' una scelta irriversibile e nefasta, si poteva INFORMARE la gente. Renderla partecipe, spiegarci, che fra l'altro e' un nostro diritto.

In quegli anni dal 2005 fino al 2007, quando la popolazione NON SAPEVA NULLA, cosa ha fatto di concreto l'Assessore Caramanico? Si potevano investire risorse e tempo per fare quello che ora sta facendo la gente di buona volonta'. Di chi e' questo compito? Dei volontari? A tutt'oggi e' stato tutto delegato alla cittadinanza. Non ho mai sentito di un incontro fatto dalla regione per SPIEGARE alla gente cosa significa il petrolio. MAI.

E, parallelamente, a qualunque stato dei permessi ci si trovava, chiunque li avesse emanati, Roma, l'ENI o il comune di Ortona, una persona che ha davvero a cuore l'Abruzzo avrebbe trovato un modo legale per fermare l'iter del centro oli. Noi bloggers e cittadini non siamo nessuno, eppure dritte e storte qualcosa abbiamo fatto! La legge del 4 Marzo e' stata approvata. Chissa perche' a Caramanico non e' venuto in mente di proporre questa legge PRIMA che seimila persone si presentassero all'Aquila. Chissa' perche' non l'ha proposta lui invece che Fabrizio di Stefano, che ancora ringrazio. Abbiamo fatto di piu' noi per il bene dell'Abruzzo che l'Assessore all'ambiente.

E poi, ammettiamo pure che sia vero che gli atti non si potevano rescindere. Uno avrebbe potuto NON FIRMARE quelli nuovi. Uno si sarebbe potuto dimettere. Uno avrebbe potuto andare in televisione e dire: "Cari Abruzzesi, io non posso essere uno strumento di morte, e dunque, per il vostro bene, mi dimetto."

Sarebbe stato un eroe!

Chissa', forse era piu' importante non contrariare l'allora presidente della regione Ottaviano Del Turco, poi finito in galera per tangenti, e che del si all'ENI fece una bandiera, piuttosto che difendere la nostra salute.

Io non ce l'ho con Caramanico nel particolare. Sono sicura che un altro al suo posto si sarebbe comportato ugualmente. Ce l'ho con il tipo di politica che rappresenta, dove il contatto con la gente e' minimale e si pensa sempre di potersi nascondere dietro a delle scuse vaghe. Dove non si vogliono fare le scelte difficili, dove non si ha coraggio e si va con la corrente piuttosto che fare cio' che e' giusto fare. Dove non si chiede mai scusa. Accetterei anche se dicesse "ho sbagliato, ora mi impegno a fare meglio". Non e' piu' elegante che nascondersi dietro: non e' colpa mia? Ripeto, la maggior parte dei poltici italiani e' come lui. Purtroppo per loro pero' la musica e' cambiata. Una volta alla gente gli si poteva raccontare quattro frottole, ma ora non e' piu' cosi'.

Ci vorra' del tempo, ma prima o poi saremo una democrazia vera anche in Italia. Se la gente si indigna, se ci diamo da fare, se non ci arrendiamo, se ci rendiamo conto del potere che abbiamo come collettivita', saremo noi i padroni del nostro destino. E' inevitabile. Spero che questa del petrolio sia un primo passo verso qualcosa di migliore, non solo per la terra, ma per la nostra coscienza civica e democratica.

Wednesday, November 19, 2008

Commenti e pensieri


Due articoli sulla stampa nazionale di questi giorni:

Il primo e' quello riportato anche dal sito di Vastesi.com, dove si parla di spaventose discariche di sostanze tossiche nella provincia di Chieti. Perche' nessuno in questi anni non ha fatto niente? Non e' il caso di agire con urgenza, ma davvero con urgenza e di andare a bonficare quella zona ADESSO? Possibile che sia sempre la gente comune a dover pagare il prezzo di scelte scellerate?

E poi, a chi appartiene quel terreno? Chi ha messo li quella roba? E perdonatemi la domanda a bruciapelo, ma credo che sia arrivato il momento di porcelo questo interrogativo. C'e' la mano della Camorra o di altri tipi di mafie non solo in questo episodio di scarichi tossici, ma in tutto l'Abruzzo? Portare carichi di robaccia dal nord Italia non credo sia un operazione semplice che puo' fare un delinquentello qualunque. Ci vuole una organizzazione, ci vogliono contatti, negoziazioni, preparazione del terreno e cosi via.

Questa della mafia in Abruzzo in realta' e' la mia piu' grande preoccupazione, forse anche di piu' del petrolio. Quella gente non e' umana e dove vanno portano solo imbarbarimento di ogni tipo. I giornali abruzzesi continuano a riportare notizie di sparatorie, incendi dolosi, proiettili recapitati, interramenti di zozzerie nel terreno, stoccaggi di amianto, usura, giri vortiginosi di droga e forse anche il pizzo. Spero che se ne parli con coraggio. Tutti dobbiamo essere vigili e chi copre posti di rilievo, nei comuni, province e alla regione, deve darsi da fare per non farci ingoiare dalle piovre mafiose prima che sia troppo tardi.

La mafia non arriva da un giorno all'altro, e' come i petrolieri, lavorano piano piano, cercando di capire dove possono infiltrarsi e dove la gente e' debole e da li cercano di spargersi. E come per il petrolio occorre essere preventivi e resistere adesso e non fra venti anni. Spero di sbagliarmi, e che la mafia non ci sia in Abruzzo, ma l'inquietudine resta.

L'altra notizia e' dal Corriere della Sera di ieri. Meno spermatozoii e piu tumori: tutta colpa dell'ambiente inquinato. Nel cinquanta per cento degli uomini la qualita' dello sperma si e' abbassata mentre i tumori ai testicoli, che sono considerati rari, sono aumentati del venti per cento. Queste cose ce el aveva dette gia' il Prof. Ledda che ci aveva anche ricordato che i manuali di urologia sono stati riscritti varie volte negli ultimi anni per cambiare i valori medi di sperm-count e di metterli sempre piu' al ribasso. Cioe' uno che cinquanta anni fa era un normodotato oggi sarebbe un potentissimo "inseminator".

Dove andremo a finire di questo passo?

Monday, November 17, 2008

Nuova lettera a Chiodi


Ecco qui cosa ho risposto stamattina al candidato presidente della regione per il Partito della Liberta' Gianni Chiodi. Non e' stato semplice mettere insieme questa lettera e spero di avere almeno un po' incarnato il pensiero di noi tutti. Posso solo sperare nella sincerita' sua e di Costantini, e che chiunque venga eletto si renda conto della gravita' della situazione. Io ancora adesso, dopo un anno intero di questa battaglia di noi Abruzzesi contro i petrolieri, ne sento ancora tutta l'urgenza, lo scandalo, lo schifo e la voglia di urlare a tutti che non e' giusto.


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Gentile Dr. Chiodi,

grazie per la sua risposta in merito al problema del petrolio in Abruzzo. In seguito al suo email ho ricevuto molti messaggi, sia privati che pubblici, e che hanno animato i numerosi blog attivi sull'argomento. Tutto questo testimonia quanto sia importante e sentito questo tema dall'elettorato abruzzese.

Innanzittuto, ci tengo a precisare che la questione petrolio non riguarda solo Ortona ma tutto l'Abruzzo e si estende da Vasto a Teramo. L'Abruzzo infatti e' stato ufficialmente declassificato dal Governo centrale in regione mineraria, al pari della Basilicata. Questo e' stato fatto senza informare ne chiedere il parere degli abitanti, contrariamente a quanto previsto da leggi italiane ed europee. Non va bene.

Dal mio punto di vista, il problema petrolio e' il piu' importante della nostra generazione di Abruzzesi. Ho visto il suo programma elettorale e in tutta sincerita' non trovo soddisfacenti le tre brevi righe dedicate al tema e concentrato sulla raffineria di Ortona. Questo perche' non parliamo solo di una frazioncina del chietino, ma di tutta una regione e perche' dire si al petrolio significa cambiare il volto di tutto l'Abruzzo in peggio.

Grazie all'azione capillare di comitati locali, migliaia di persone sono state informate e sensibilizzate sull'argomento. Vogliamo certezze e sapere che chi eleggeremo, a prescindere dal colore politico e di chi siano le responsabilita' del passato, avra' il coraggio e la fermezza di bloccare questo scempio, costi quel che costi e senza paura.

Quel che conta adesso e' che siamo tutti d'accordo che il petrolio d'Abruzzo, scarso e di bassa qualita', DEVE restare sottoterra assieme a tutti i suoi inquinanti ed ai problemi sociali, economici e sanitari che esso racchiude e come le esperienze di altri territori dimostrano. Basta solo leggere un qualsiasi articolo di stampa sulla realta' lucana degli ultimi dieci anni per rendersene conto.

La storia della democrazia, anche abruzzese, insgena che nessuna multinazionale, nemmeno l'ENI, e nessun governo o regime puo' essere piu' forte della volonta' popolare. Vogliamo governanti coraggiosi e forti che, nel prendere decisioni anche difficili, si circondino di persone esperte e libere da compromessi con i petrolieri,
il potere finanziario e politico. Governanti che, se necessario, sappiano resistere l'ENI, il governo centrale e l'attuale ministro Scajola, che ha deciso il nostro declassamento a regione mineraria. Governanti che rendano i cittadini partecipi di
decisioni cosi importanti e che siano dalla nostra parte.

Le chiedo di impegnarsi pubblicamente e prima delle elezioni affinche' se eletto, lei si adoperera' per far approvare:

1) una moratoria ventennale valida per tutto l'Abruzzo sulle concessioni, la coltivazione e le lavorazioni riguardanti gli idrocarburi, di qualsiasi genere.

2) leggi regionali che impediscano le installazioni di piattaforme in mare per l'estrazione e le lavorazioni di idrocarburi a meno di 30 km dalla costa.

Assieme a tutti i cittadini abruzzesi, ci aspettiamo una posizione chiara ed un impegno verso atti concreti.

La invito a prendere contatti per organizzare una proiezione pubblica di uno dei tanti video che i comitati spontanei, fra cui il Comitato Natura Verde e Nuovo Senso Civico, stanno divulgando da mesi nelle piazze, nei consigli comunali, scuole, fabbriche, parrocchie e teatri della nostra Regione. L'invito e' aperto anche ai suoi candiati consiglieri, compresi quelli, e so per certo che ce ne sono, che sono ancora anacronisticamente convinti che il petrolio sia occasione di sviluppo.

Tutti noi, ed io in particolar modo, non siamo guidati da ideologie e di partito, semplicemente vogliamo il bene dell'Abruzzo e vogliamo poter lasciare alle generazioni future una regione migliore, piu' bella, prospera e salutare.

Ho scritto in passato anche al suo opponente politico, Carlo Costantini, che nei suoi vari interventi pubblici e nel suo programma ha affermato di volersi adoperarsi per far
approvare i due punti di cui sopra. La questione e' grave, e ci vogliono piani precisi e focalizzati, e su cui tutti possiamo concordare a prescindere dalle idee politiche. I polmoni sono uguali per tutti, e le malattie e le deformita' non guardano a tessere politiche di alcun genere.

Lei ha la possibilita' di scegliere se essere ricordato come il difensore dell'Abruzzo ed un alleato delle battaglie civili dei cittadini o dimenticato e disprezzato, come gran parte dei nostri opportunisti governanti degli ultimi anni.

Saro' ben felice di chiarirle qualsiasi eventuale dubbio in merito e in caso lei fosse eletto di venire personalmente ad illustrare i fondamenti scientifici del mio no al petrolio in Abruzzo, anche in sedi istituzionali e alla presenza del consiglio regionale.

Cordialmente,

MR

Friday, November 14, 2008

Risposta di Chiodi


Oggi e' una giornata un po difficile di lavoro per me e non ho molto tempo per scrivere.
Vi lascio pero' la lettera che mi e' giunta da parte di Gianni Chiodi, a cui avevo scritto ai primi di Novembre. Grazie anche a tutti gli altri bloggers e non che hanno scritto assieme a me. Ho fatto copia e incolla di quello che mi e' arrivato e non ho cambiato una virgola. Rispondero' appena avro' un po di tempo questo fine settimana. Naturalmente vi rendero' partecipi di ogni altro tipo di comunicazione che mi verra' inviato. Il disegno e' di Maruska da Archi. Buon fine settimana a tutti.



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Comitato elettorale per la candidatura alla Presidenza della Regione Abruzzo


Gentile dottoressa Maria Rita D'Orsogna,

parola dopo parola ho letto e riletto la sua lettera. Il Suo non è un ambientalismo ideologico la cui cifra dominante degenera spesso in fondamentalismo strumentalizzato da politicanti senza scrupoli.

Lei è figlia di questa terra d'Abruzzo come lo sono io. A Lei l'onore dell'alto riconoscimento per meriti scientifici in America, il grande paese della democrazia e della libertà, come ci insegna Alexis de Tocqueville. A me la responsabilità di essere candidato al governo della Regione dopo l'enorme disastro politico e morale compiuto dal centrosinistra.

Lei opera nella scienza, io nell'economia politica: le nostre strade s'incontrano in un'unica strada. La strada del bene comune. Perché anch'io, come lei, sono una persona libera.

Lei, dopo aver argomentato scientificamente il suo NO al Centro Olii, ha sottolineato che sarebbe una scelta di sviluppo contro le persone, contro la nostra gente. Sarebbe una scelta non etica di progresso economico. Mi ha ricordato don Luigi Sturzo: “L'economia senza etica è diseconomia”.

Più volte in questi ultimi giorni ho pronunciato pubblicamente il mio "NO al Centro Olii" e l'ho scritto nel mio programma di candidato a Presidente dell'Abruzzo: "(...) particolare attenzione merita il progetto definito "Centro Olii"; alla luce di una rigorosa analisi della questione si ritiene che l'intervento, per i sacrifici che comporta su un territorio ad alta vocazione agricolo-turistico-ambientale, non debba essere perseguito".

Da questa vicenda ho imparato che – soprattutto con l'ausilio di persone come lei - sarà necessario introdurre un nuovo modello comportamentale per elevare l'autorevolezza del livello di interlocuzione – non soltanto con ENI – della classe dirigente politica della Regione. Sono convinto che lei mi intenderà.

Spero presto di poterla conoscere personalmente. Intanto La saluto rinnovandoLe la mia stima.

Cordialmente,

Gianni Chiodi


Teramo, giovedì 13 novembre 2008

Wednesday, November 12, 2008

"Forse" non basta


Leggo dal giornale della Frentania che "forse" l'ENI ci ripensa ad abbandona il progetto del centro oli si Ortona. A quanto pare le nostre proteste e l'abbassarsi del prezzo del petrolio gli hanno fatto cambiare idea. Naturalmente la notizia non puo' che farmi piacere, ma non e' sufficiente secondo me, ed occorre continuare a spingere per una moratoria ventennale, a prescindere da cio' che dice o fa l'ENI.

E se il tutto fosse una montatura in tempi di campagna elettorale? E se domani il prezzo del petrolio torna ad aumentare? E se scoprono piu' petrolio ancora nelle nostra campagne? E se domani il centro oli lo vogliono fare a Roseto? A Chieti Scalo? Ad Ofena? Non possiamo mica mollare adesso che l'ENI tentenna!

Ci vuole una legge che resti e che dia una pianificazione del terreno a lungo termine, cosicche' se uno vuole fare il turismo, l'agricoltura, il vino lo puo' fare senza l'incubo trivelle dopodomani sotto casa sua. Non dimentichiamo che il 35% del nostro territorio e' coperto da permessi petroliferi e che quelli restano, a prescindere dai disegni dell'ENI.

Non e' dunque solo l'ENI che decide di andarsene perche' non gli conviene piu'. Siamo noi che dobbiamo prenderci in mano le redini della nostra regione e decidere che non vogliamo piu' stare alla merce' dei petrolieri. E' per questo che dobbiamo continuare ad andare avanti, e a non adagiarci finche' chiunque scriva o proponga leggi metta nero su bianco che nessuno mai potra' pensare di venire in Abruzzo e poter fare il comodo suo e di scavare petrolio dove gli pare o di aprire una raffineria in mezzo alla gente o di mettere piattaforme a pochi chilometri dalla nostra costa.

Tutti i politici aprono blog dove dicono di essere contrari alle piattaforme, al centro oli e all'Abruzzo petrolizzato. Bene. Allora visto che sono tutti concordi, che l'ENi bisbiglia di volersene andare, mi aspetto che sara' facilissimo passare una moratoria di lungo respiro e con appoggio bipartisan, no?

Possiamo pero' essere un po soddisfatti. Secondo i rapporti ENI, checche' ne dicano adesso, Miglianico era il loro fiore all'occhiello o cosi dicevano agli investitori USA. In piu' secondo l'ENI noi Abruzzesi eravamo a punti 23 su 100 in scala di resistenza. Se fossimo a scuola questo sarebbe 2+. Mi sa che qualche punto l'abbiamo guadagnato! Magari ora siamo almeno a sei.

Il tutto solo con la persistenza, la forza del sapere e della coscienza civile. Questo deve darci fiducia per tutte le altre battaglie che ci sono ancora da fare in Abruzzo, dalla difesa dei fiumi, all'installazione del parco della costa teatina, al disastro Bussi, e piu in generale al progresso morale della nostra societa'.

C'e' ancora molto lavoro avanti. Andiamo avanti imperterriti.

Il disegno sopra e' di Micaela di Archi.