.

.

Thursday, December 21, 2017

Francia: firmata la legge che vieta le trivelle dal 2040








** Update 25 Gennaio 2018 **

Oggi, al World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, Svizzera il presidente francese 
Emmanuel Macron ribadisce che vuole che la Francia sia un modello nella lotta ai cambiamenti climatici e vuole avere piu' obiettivi concreti entro il 2020.

Cosi' annuncia pure che entro il 2021 il paese avra' chiuso tutte le sue centrali a carbone. E' una buona notizia certo, ma anche questa e' piu' che altro simbolica, visto che la Francia deriva solo l'1% della sua elettricita' dal carbone.

L'elefante nella stanza e' invece il nucleare che fa la parte del leone nello scenario energetico nazionale di Francia. 


-----

Il giorno 19 Dicembre 2017, la Francia ha approvato e finalizzato la legge che vietera' le estrazioni di petrolio sul suo suolo dal 2040.

Saranno vietate nuove licenze, e rinnovi di licenze, come spiegato dal ministro dell'ambiente Nicolas Hunt.

La legge pero', per tutto il suo parlare, e' simbolica: la Francia produce solo l'1% del suo fabbisongo nazionale di idrocarburi. La legge non sara' certo una rivoluzione epocale nei fatti. Potrebbe pero' esserlo a mo' di esempio.

Pero' non e' tutto oro quello che luccica, visto che anche se si tratta solo dell'1%, ci sono anche qui, varie "eccezioni".

Il Coal Bed Methane sara' ancora sfruttato - questi sono giacimenti metaniferi in strati carboniferi. Un po come volevano (vogliono?) fare ancora in Sulcis.

Verra; ancora sfruttato il gas della regione di Lacq, una sorta di capitale francese del gas, che fra l'altro e' qui particolarmente carico di idrogeno solforato e altre impurita'.

Alcuni permessi, in realta', potranno essere estesi nel tempo, per motivi economici, se riescono a dimostrare che non sono riusciti a recuperare i soldi del loro investimento iniziale. Perche' appunto, non devono perdere soldi!

Se si hanno gia' permessi, e' possibile continuare ad esercitare il diritto alle trivelle anche dopo il 2040.

Nessuna discussione sulle importazioni da altri stati. E attivita' di trivelle... all'estero?

Beh, la Total certo non molla. Hanno appena apprvato il loroLibra project, nel Santos Basin del Brasile per trivellare offshore, con tanto di FPSO con capacita' produttiva di 150,000 barili al giorno.

In Italia non si parla di trivelle pre o post 2040. Anzi, qui la Total prevede di operare il 50% di Tempa Rossa, ed e' comproprietaria dei permessi Teana (80%, operatore), Aliano (60%, operatore), Fosso Valdienna (83.4%, operatore), Tempa Moliano (83.4%, operatore) e Serra San Bernardo (13.77%).

Operatore significa che e' lei che pompa.


Wednesday, December 20, 2017

Morire di fame in Venezuela















Il Venezuela ha le piu' grandi riserve di petrolio del mondo.

Da tre anni la gente soffre per la mancanza di cibo.

Adesso arriva la morte per fame.

Le prime vittime sono i bambini. 

Tutte le foto sono del New York Times.

----

Quello che scrivo e' per maggior parte tratto da un bellissimo articolo del New York Times, che ha seguito, per cinque mesi, le vicende di malnutrizione in 21 osepdali del Venezuela.

Non ne parla quasi nessuno, un po perche' e' difficile raccontare il Venezuela in questo tempo, e chissa un po per pigrizia giornalistica. 

Il New York Times racconta  la storia di Kenyerber Aquino Merchán, 17 mesi. Morto di fame a San Casimiro, Venezuela. La famiglia era cosi povera che la camera mortuaria e' stata allestita da un gruppo di volontari. Non avevano soldi per pagare le pompe funebri.

L'economia e' in collasso dal 2014. Proteste e risse, mancanza di cibo, lunghe file ai supermercati, l'esercito a monitorare le panetterie, il contrabbando con Brasile e Colombia sono solo alcuni degli indicatori della profonda crisi del paese.

Ma la morte per fame e' stata a lungo un segreto. Il New York Times ha appunto condotto le sue indagini lungo il corso di 5 mesi in varie localita' del paese.

Le stanze del pronto soccorso sono ormai colme di bambini malnutriti, condizioni mai viste prima. Il presidente della societa' di pediatria e di cura dei bambini si chiama Huníades Urbina Medina. Dice che gli pare di stare in un campo profughi e che prima della crisi mai si erano viste condizioni simili.

Ovviamente la crisi colpisce non solo i bambini, ma i bambini piu' poveri prima di tutto.

Le mamme vanno via per giorni senza mangiare. Le cliniche di sterilizzazione operano senza sosta, con donne che cerano di evitare di mettere al mondo bimbi per cui non hanno pane. I ragazzini vanno in giro alla ricerca di avanzi di cibo. A volte arrivano le risse fra competitori. I bidoni dell'immondizia sono spesso circondati di persone affamate, specie quelli vicino ai ristoranti. Manca di tutto, anche il latte in polvere. Anche negli ospedali.

Si muore per fame, si muore per disidratazione. Il dottor Milagros Hernández che opera nella citta' di Barquisimeto dice che l'aumento di bamibini malnutriti e' iniziato alla fine del 2016 e che e' aumentato vertiginosamente nel 2017.

E mentre altrove si muore per guerre o per terremoti, qui si muore per mancanza di cibo. Il governo non tiene piu' conto di statistiche sanitarie e spesso i dottori hanno paura di parlare. Essenzialmente c'e' un "tuttapposto" di regime.

Una delle ultime statistiche e' stata per il 2015: il tasso di mortalita' infantile per i bambini al di sotto delle 4 settimane era aumentato di un fattore 100: da 0.02 percento nel 2012 a circa il 2 percento nel 2015. La mortalita' delle mamme era aumentata invece di un fattore 5.

E poi, il silenzio per quasi due anni. Non si sa come pero' nell'Aprile del 2017 spuntano dal siti ministeriali altri dati. Morti circa 11,500 bambini al di sotto di un anno.

L'aumento e' statao del 30 percento in un solo anno. La notizia fece il giro del Venezuela, ma il  governo cerco' di rassicurare tutti che c'era stato un hacker. Il ministro della salute venne licenziato. Da allora altro silenzio.  Nei ministeri, negli ospedali. Spesso viene detto loro di non includere la malnutrizione come voce nelle cartelle cliniche.

Ma il New York Times li ha intervistati anonimanente. Alcuni di loro dicono di avere tenuto delle statistiche informali. Si arriva cosi a circa 2800 bambini malnutriti. Di questi 400 sono morti. A volte viene detto ai genitori che non ci sono letti o medicinali adeguati e che e' meglio riportare i bambini a casa.

E il presidente Nicolás Maduro? Riconosce che ci sono problemi, ma e' troppo orgoglioso per ricevere aiuti internazionali. Dice che la colpa e' dei cattivissimi americani che vogliono mettere in ginocchio il Venezuela.

Come gia' scritto qui, il Venezuela ha le maggiori riserve provate di petrolio al mondo. Ma non sono stati capaci di usare il petrolio per generare una economia stabile e indiependente. E cosi, mentre i prezzi erano elevati, tutto andava bene. Appena i prezzi sono crollati, cosi pure e' crollata l'economia del paese.

L'inflazione per il 2018 sara' del 2,300 secondo il fondo monterario interazionale.

---

Il bimbo di cui sopra, Kenyerber, era nato sano. Ma sua madre venne punta da una zanzara e divenne vittima del Zika virus quando il bimbo aveva soli 3 mesi. Le venne detto di non allattare piu' dai dottori. Siccome non c'e' latte in polvere i genitori hanno cercato di improvvisare. Ma l'improvvisazione non ha dato nutrienti a sufficenza a Kenyerber che e' stato portato in ospedale.

Come lui altri bimbi, nati sani, ma le cui madri non potevano piu' allattare al seno, per malattie, o perche', affamate anche loro, non ne avevano piu di latte.  A volte viene chiesto a vicini di casa di allattare i propri figli. Se ne hanno di latte in piu'.

Una farmacia su 64 vende latte in polvere. E non solo occorre cercarlo dappertutto questo latte. I costi sono proibitivi. Un mese di latter in polvere costa il doppio del salario di un contadino.

Neanche gli ospedali ne hanno. Il 96% degli ospedali ha quantita' inferiori a quanto serve loro. Il 63% non ha niente.


Agli ospedali c'e' la fila di bambini malnutriti che spesso muoiono per malattie collegate alla mancanza di cibo: fallimento respiratorio, crisi cardiaca.  Le mamme non si danno pace. I dottori nemmeno.

Gli ospedali non hanno neanche garze, siringhe, pannolini, guanti, sapone. E' tutto improvvisato ed a volte viene detto agli stessi genitori di cercare di recuperare quel che possono sul mercato nero. A volte non ci sono neanche i letti e cosi i bambini vengono messi due per letto.

----

E non ci sono solo i neonati, ma anche i bambini piu' grandi. Famiglie intere che sperano di trovare qualcosa da mangiare dalla Caritas.  Mamme che pensano al suidicio perche' non sanno cosa fare per dar mangiare ai figli. Ragazzini che svengono in classe per la fame.  Ragazzi che vagano per immondezzai alla ricerca di qualcosa da mangiare. Spesso i gentori hanno anche un lavoro, ma l'inflazione e' cosi forte che essenzialmente ha distrutto salari e risparmi

La gente che soffre per fame a causa della crisi del paese, secondo le statistiche delle Nazioni Unite e' circa 1.3 milioni di persone. Nove famiglie su dieci in Venezuela hanno problemi a trovare cibo.
La Caritas dice che il 54% dei bambini nelle zone in cui opera soffre la fame.

Fra quelli che bazziacano attorno ai bidoni della spazzatura persone che prima della crisi del 2014 non ne avevano bisogno. La citta di Puerto Cabello era un porto florido. Adesso e' vuoto e la gente e' immersa fino alle ginocchia nella discarica comunale alla ricerca di cibo.

Si vendono sempre piu bambini a chiedere l'elemosina, a lavorare in cambio di cibo. A volte i ragazzini scappano di casa alla ricerca di cibo, e diventano parte di gang del cibo. Ci si divide le aree dove chiedere l'elemosina o i ristoranti dove aspettare gli avanzi, e il controllo di territorio spesso si accoppia alla violenza e alle coltellate o agli attacchi a colpo di machete.

Sono bambini di 10 anni.

Dicono che almeno cosi mangiano.

Prima della crisi i ragazzini in strada erano per la maggior parte provenienti da famiglie in crisi, o da situazioni difficili. Adesso e' per fame.

----

Intanto molte donne chiedono di essere sterilizzate. A volte sono programmi governativi offerti gratuitamente negli ospedali.  In genere sono donne che hanno gia' figli e che non ne vogliono piu' proprio per la mancanza di generi di prima necessita'.

In generale si preferirebbe l'uso di pillole anti-concezionali e di profilattici. Spesso pero' c'e' carenza, e si preferisce la sterilizzazione ad una gravidanza non voluta.

----

Ma perche' Maduro rifiuta gli aiuti internazionali?

Perche' accettarli significherebbe accettare che c'e' una crisi e che le sue politiche, e quelle del suo precedessore Hugo Chavez, non sono state poi cosi utili alla popolazione del Venezuela. Che non hanno saputo gesitire i petro-dollari dei tempi delle vacche grasse. Che il petrolio non e' servito a fare crescere l'economia del paese. Che hanno fallito la loro gente.

----

I genitori di Kenyerber Aquino Merchán soffrono ancora la fame.
Temono che presto morira' un altro dei loro figli.


----

Altre immagini ed altri link del Venezuela.



































Tuesday, December 19, 2017

Scoperte nuove rane, lucertole, pipistrelli, targarughe e pellicani in Asia, Sud America ed Africa



Shinisaurus crocodilurus vietnamensis: la lucertola-coccodrillo, Vietnam e Cina del Nord. E' stata appena scoperta e gia' si teme che sia in via di estinzione a causa del suo habitat in forte pericolo. Vive nelle foreste vicino a zone di estrazione di carbone. In Vietnam e' diventata subito un idolo grazie al cartone "Shini" che spiega ai bimbi l'importanza di preseverare le lucertole. Si calcola che ci siano solo 200 esemplari. 

Malayemys isan: la tartaruga che mangia le lumache.  E' stata scoperta in un mercato in Thailandia dove i venditori dicono di averla pescata da un canale.  Si teme che il suo habitat sia molto limitato e che sia minacciato da nuove costruzioni


Varie specie di talpe sono state trovate in Vietnam, in fiumi e canali. I numeri sono abbondanti anche perche' riescono a fuggire i predatori (fra cui l'uomo!) rifugiandosi sottoterra. 

Odorrana Mutschmanni: una delle cinque specie di ranocchie scoperte in Vietnam. Anche qui la foresta che rappresenta l'habitat di queste rane e' minacciata da cave per cemento e dalla costruzione di strade.


Pesci d'acqua dolce della famiglia Cobitidae di Cambodia. Questi esemplari sono stati trovati tutti solo in rivoli e canali. Non e' chiaro perche', ma forse a causa di concentrazioni troppo elevate di fertilizzanti nei fiumi principali.



Rhinolophus monticolus: il pipistrello-ferrocavallo,  scoperto in Laos and Thailandia.

Quanto poco sappiamo del nostro pianeta, e quanto velocemente lo stiamo distruggenodo senza nemmeno sapere cosa stiamo facendo?

Qualche tempo fa si e' parlato delle circa 2000 nuove specie scoperte in Brasile, in Amazzonia. Questa volta e' il turno del fiume Mekong, a cavallo fra Cambogia, Laos, Birmania (ora Myanmar) e Vietnam, da dove arrivano 115 specie nuove, scoperte tutte nel 2016.

Fra queste, una lucertola-coccodrillo, una tartaruga che mangia le lumache e un pipistrello con il volto a forma di ferro di cavallo.  E poi altri anfibi, pesci, rettili, piante e mammiferi.

Il report completo e' qui,  si chiama Stranger Species e contiene il lavoro di tutti i biologi che hanno lavorato all'identificazione e alla catalogazione di queste creature.

Un po' di queste specie sono in alto.

Dal 1997 ad oggi sono state scoperte piu' di 2,500 specie animali e vegetali lungo il Mekong, un ottimo esempio di biodiversita', nonostante le mille minaccie dall'uomo - dighe, strade, miniere, cave, compravendita illegale di fauna.

Non so quale sia la soluzione, ma certo e' triste che alcune di queste specie, appena scoperte, siano gia' nella lista di specie a rischio estinzione.



Monday, December 18, 2017

Costa Rica: arrivano incentivi alle auto elettriche per una nazione zero fonti fossili











Il Costa Rica ci tiene davvero alla sua immagine di paese green, e questo non solo a parole quanto ai fatti.

Sappiamo tutti dei tentativi del paese verso l'energia elettrica 100% green, e che ormai da tre anni a questa parte il contributo elettrico da vento, sole ed idroelettrico e' quasi completo. E questo non solo grazie a risorse naturali, quanto anche ad investimenti intelligenti alla rete elettrica che permette la condivisione di elettricita' in modo funzionale.

Quello che pero' manca per una indipendenza vera dal petrolio e' il settore trasporti. E cosi, la nazione il giorno 15 Dicembre 2017 ha approvato una nuova legge per sussidi verso il trasporto elettrico.

I gas di scarico da fonti fossili rappresentano circa il 50% delle emissioni di CO2 del Costa Rica. La nuova legge ha per obiettivo quello di mettere in strada 37,000 veicoli elettrici entro 5 anni.

La nazione ha 5 milioni di persone, e 1.4 milioni di autovetture.  Queste automobili elettriche rappresenteranno dunque circa il 2.6% del totale.

Siccome tutto il resto e' gia' virtualmente 100% green, questa percentuale cosi bassa di auto elettriche, si calcola, sara' capace di portare il paese alla neutralita' da carbone. Cioe' verra' emessa meno CO2 in atmosfera di quanto il paese ne assorbe con la sua vegetazione.

E non c'e' solo il Costa Rica. L'America Centrale sta cercando di instaurare un corridoio green fra Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama per condividere l'energia fra loro.

E non importa che sono piccoli, o grandi, o che la natura ha dato loro risorse utili. Quello che conta e' che l'hanno voluto,  e che hanno usato cio' che avevano in modo intelligente, con intento, programmazione e lungimiranza.

Anche noi abbiamo potenzialita' in Italia (e non solo per l'energia, ma per milioni di cose, storia, cibo, geografia, creativita', bellezza) e' solo che non siamo capaci di volerlo, di pensare lontano, di fare squadra, e siamo cosi, fermi al lamento, e al passato.

Un giorno ci arriveranno in Costa Rica e noi staremo ancora a guardare: una piccola completamente libera dal petrolio e solo perche' "volli, fortissimamente volli".

Saturday, December 16, 2017

L'India a costruire il piu' grande impianto di stoccaggio di energia rinnovabile del mondo


Mentre in Italia disquisiamo di stoccaggio gas, trivelle, scoppi austriaci e scellerate TAP, il mondo cambia e va avanti, con o senza di noi.

La Banca Mondiale, come gia' ricordato, ha appena annunciato che non finanziera' piu' progetti in oil and gas. Oggi, l'annuncio che invece finanzieranno un nuovo progetto: il piu' grande impianto di stoccaggio di energia rinnovabile del mondo.

Nascera' nello stato di Andhra Pradesh, in India.

Si tratta di un impianto che stocchera' 120 megawatt di energia solare e 40 megawatt di energia eolica
e she sara' costruito nel distretto di Anantapur. Al costo di 155 milioni di dollari, e' stato sviluppato in concomitanza dal Solar Energy Corporation of India, dall'agenzia per le energie rinnovabili dello stato dell'Andhra Pradesh, appunto con i fondi della Banca Mondiale.

Non e' la prima volta che la Banca Mondiale investe in solare indiano: all'inizio del 2017 hanno offerto fondi per la costruzione di un progetto da 750 megawatt da impianto solare nello stato di Madhya Pradesh. L'offerta all'asta e' stata da record, con prezzi bassissimi. Questo vuol dire che il progetto si puo' realizzare a costi molto moderati, e che le rinnovabili, il sole, sono competitivi piu' che mai.

In realta' l'India ha molti progetti di energia rinnovabile in porto: l'idea e' di elettrizzare la parte del paese che e' ancora non connessa alla rete pubblica direttamente con le rinnovabili e di eliminare il bisogno di una rete alimentata da energie tradizionali.

Per esempio, un altro impianto di stoccaggio rinnovabile, piu' piccolo di quello dell'Andhra Pradesh, e' stato sviluppato piu' a sud in Kerala e sara' aperto a Gennaio 2018.

Siamo in localita' Ramakkalmedu, e qui saranno stoccati 3 megawatt di energia solare e 4 di energia dal vento. La zona e' turistica (ci sono pure stata in Kerala, e se tenessi un blog di viaggi Cochin sarebbe fra le mie localita' preferite in tutto il mondo) e l'idea di installare anche un centro di formazione per i giovani.

Il viaggio dell'India sulla strada delle rinnovabili e' stato lungo e fruttuoso, specie considerato che si tratta di una nazione dalle mille contraddizioni e dai mille problemi.

L'obiettivo e' di arrivare a 175 GW entro il 2022. 
Siamo adesso a 57 GW.

In questo momento i prezzi sono bassissimi: sole e vento costano 3-4 centesimi a kilowattora, mentre nel 2013 il prezzo variava fra i 14-18 centesimi a kilowattora.

Ci sono 10,000 ditte che operano nel sole e nel vento.

I tetti vengono solarizzati a passi da gigante: finora per il 2017, pannelli per circa 715 megawatt sono stati installati sui tetti. Nel 2016 erano solo 227. Nel 2022 saremo a 9.5, secondo le proiezioni.
Il sole sui tetti e' l'opzione energetica piu' economica in tutta la nazione.  Il solare costa qui la meta' che nel resto del mondo, proprio a causa della forte competizione e grazie alle politiche di incentivi del governo.

Ecco. 

In Italia invece si continua a pensare che la soluzione sia un tubo di migliaia di chilometri pieno di gas dell'Azerbaijan.

  

Thursday, December 14, 2017

Nigeria: la morte dei bimbi per petrolio

Queste sono tutte le concesioni ENI in Nigeria.





Nascere vicino a aree colpite da perdite di petrolio aumenta la possibilita' di morte dei neonati.
Piu' nello specifico, la raddoppia. 

In un certo senso, e' pura logica: l'inquinamento certo bene non fa, gli idrocarburi sono spesso misti a sostanze altamente cancerogene, come il benzene, e i bambini sono piu' delicati degli adulti.

Ma chi vive vicino a zone colpite da perdite di petrolio?  Saranno eventi eccezionali, no?  E se ci sono queste perdite, le operazioni di puliziia saranno fatte in modo da minimizzare gli effetti su persone, adulti e bambini, no?

Non e' cosi in Nigeria, dove le perdite sono frequenti, e le operazioni di pulizia spesso sono fatte alla meno peggio.  

Ogni anno in Nigeria circa 240 mila barili di petrolio vengono rilasciati nell'ambiente, spesso nel Delta del fiume Niger.

240 mila barili di petrolio sono quaranta milioni di litri di petrolio.

Quaranta milioni di litri di petrolio.

Ho dovuto controllare questa cifra perche' pare sproporzionata,  ma e' cosi.

Non e' un caso che gli effetti sui neonati siano cosi devastanti.

La conclusione, cioe' che vivere vicino a perdite di petrolio e' dannoso per i neonati, emerge da uno studio fatto da ricercatori dell'universita' svizzera di Saint Gallen guidato da Rodland Hodler.

Gli stessi ricercatori hanno affermato che cio' che hanno trovato e' "scioccante".

Le probabilita' di morte dei neonati nel Niger Delta sono il doppio della media se le madri sono state esposte agli idrocarburi durante o prima della gravidanza.  Sono state analizzate le gravidanze di 2,700 madri di Nigeria e i loro parti sono stati correlati con 6,600 perdite di petrolio come registrati dai tabulati ufficiali di Nigeria.

Anche l'essere stati esposti a perdite di petrolio *cinque* anni prima di restare incinte e in un raggio di dieci chilometri dal punto delle perdite, aumenta i rischi di morte dei neonati. Appunto, del doppio.

Invece, gli effetti sui neonati di perdite di petrolio accadute durante la gravidanza sembra non avere troppi effetti sulla mortalita'.  Quello che invece cambia, per chi sopravvive, e' la qualita' della vita. Spesso i bimbi nati in zone petrolifere hanno problemi di salute cagionevole che perdurano a volte anche da adulti.

Cosa significa questo?

Secondo Hodler, significa che gli effetti negativi nel petrolio nei corpi delle future mamme e' cumulativo e cresce nel tempo tramite il contatto del petrolio con la pelle, il bere acqua contaminata, il mangiare ortaggi e pesci inquinati, il respirare aria malsana.

Uno deve pensare che qui quando ci sono incidenti le operazioni di ripristino sono rare, che i fumi tossici possono coprire villaggi per giornate intere, che intanto la gente continua a respirare e a mangiare e a bere, inquinamento o non inquinamento.

E dunque, quant'anche ripulissimo tutto il Niger Delta, che l'ONU dice essere un lavoro trentennale, cotinueremo per anni a vedere effetti negativi sulla salute delle persone.

Il tutto lontano dagli occhi dell'occidente.

Interpellata, la Shell che e' il principale produttore del petrolio del paese, non ha avuto nessun commento da offrire.

Wednesday, December 13, 2017

La Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti in oil and gas dal 2019



A partire dal 2019, la Banca Mondiale non finanziera' piu' progetti oil and gas a causa di forti pressioni a livello planetario affinche' si transizioni al piu' presto verso sole e vento.

Sara' piu facile cosi arrivare a rispettare gli accordi di Parigi del 2015.

Lo scopo della Banca Mondiale e' in generale di provvedere supporto economico per le economie emergenti, investendo in infrastruttura e progetti energetici. Dicono che dopo il 2019 solo sotto "circostanze eccezionali" si potranno finanziare progetti a gas in paesi poveri, ma solo se ci sono in cambio chiari benefici per i residenti. Per ora l'obiettivo resta di usare almeno il 28% dei loro fondi per finanziare progetti green entro il 2020.

L'annuncio e' arrivato da Parigi, ad un summit convocato dal presidente francese Emmanuel Macron. Ci vogliono non milioni, non miliardi, ma trillioni (un milione di milioni!) di investimento in energia rinnovabile se vogliamo arrivare a rispettare gli accordi di Parigi e per evitare che l'aumento della temperatura a livello mondiale non superi i due gradi celsius.

Come sempre, sono i soldi che dettano legge, e spesso i fondi per fare la cosa giusta mancano, considerato anche che ora gli USA sono diventati ostili all'azione concreta contro i cambiamenti climatici. Trump non e' stato nemmeno invitato e al suo posto c'era un esponente dell'ambasciata USA a Parigi. Ma c'era John Kerry, precedente segretario di stato USA che ha definito le azioni di Trump in merito al clima una vergogna.

A disgrace.

Ha detto che ci sono voluti 26 anni per arrivare a questo benedetto trattato e che Trump senza capirne niente, arriva e distrugge tutto il lavoro fatto negli anni passati. Erano presenti anche il governatore di California Jerry Brown e l'ex sindaco di New York, Mike Bloomberg.

Nel 2016 la Banca Mondiale aveva investito circa 3 miliardi di dollari in industrie "estrattive", petrolio e miniere, tre volte quanto investito nel 2015.