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Saturday, May 9, 2009

La "scuola-dottrina" dell'ENI


E cosi visto che non sono riusciti a domarci come pensavano, ora l'ENI passa ad altri metodi: cercano di comprare la nostra terra spacciandosi per salvatori della patria. Nel nostro caso, cercano di fare la figura degli amici dell'Abruzzo ai tempi del terremoto per infiltrarsi squallidamente nel tessuto umano della nostra regione.

Leggo infatti da primadanoi che Paolo Scaroni, pluri-processato, pluri-condannato per inquinamento, disastro ambientale, tangenti e corruzione sia all'ENI che in altre ditte a partire dalla fine degli anni '90 e' andato all'Aquila a dire che vogliono "investire" nella ricerca. Da notare come l'ENI si e' scelta un amministratore delegato gia condannato PRIMA di arrivare da loro.

Scaroni ha cosi' ha deciso di portare avanti all'Aquila una "centrale di teleriscaldamento" sotto il nome di ENIpower. Pagheranno 50 dottorandi e ricercatori a cui daranno anche da mangiare e bere e che potranno lavorare su progetti ad hoc per loro. Metteranno su 50 laboratori usando fonti rinnovabili. Le loro strutture potranno ospitare fino a 100 persone. Scaroni dice che il tutto gli costera' 20 milioni di euro ma che lo fanno a scopo di bene.

Ma chi gli crede?

Che cos'e' esattamente questa centrale di teleriscaldamento, non si sa bene. Si dice solo che funzionera' a gas e per il 10% dalle biomasse. Dal canto opposto pero' Scaroni non si risparmia niente sul piano della pura propaganda.

Dice infatti di fare tutto questo per aiutare l'Universita' abruzzese, cosi' messa in ginocchio dal terremoto. Vogliono darci la possibilita' di svilupparci in modo "autonomo e sostenibile" e che "guardi al futuro". Vedono potenzialita' enormi all'Aquila. Ci aiutano come possono ed usando cio' che sanno fare meglio, come ad esempio l'attivita' di ricerca nel petrolio e nel gas.


QUESTO E' PURO SCIACALLAGGIO!


Innanzitutto, se davvero volevano fare qualcosa di utile e buono per l'Abruzzo, prendevano quei 20 milioni di euro (bazzeccole per l'ENI) e li davano all'Universita' "no strings attached", come dicono qui in America, cioe' senza condizioni. Avrebbero detto al rettore, ecco qui il nostro contributo, usateli come meglio potete. Non ci aspettiamo niente in cambio.

Madonna, americana e che conosce l'Abruzzo solo vagamente e solo perche' e' la terra dei suoi nonni, ha preso e ha staccato un assegno di 500,000 sterline senza fiatare e senza chiedere nulla. E i ricchi d'Italia? E il cittadino privato Paolo Scaroni? Questo uomo ha lasciato l'ENEL (da condannato) con una buonuscita di 10,300,000 euro nel 2005, con bonus di 500,000 euro per avere venduto Wind. All'ENI questo condannato guadagna circa 3,000,000 di euro l'anno, secondo il libro "La paga dei padroni". Penso che il conto in banca di Scaroni abbia molti zeri.

Cosa ha dato di tasca sua Scaroni ai terremotati? Perche' Madonna, che con l'Abruzzo ha poco a da spartire offre 500,000 sterline e lui invece usa il terremoto come un modo per corrompere moralmente l'Abruzzo?

Non so cosa dire del rettore, Ferdinando di Orio, che ha accettato di trasformare la sua universita' in una succursale dell'ENI cosi a cuor leggero. Si vede che pecunia non olet.

Ma secondo voi questi saranno davvero universitari liberi, seri, che formeranno la gente in modo corretto e indipendente, o il centro ENI sara' piuttosto una grande scuola di lavaggio del cervello ed indottrinamento?

Chi glieli fara' i corsi di ingegneria ambientale? Paolo Andreussi di Pisa, consulente ENI da 20 anni che sugli articoli scrive che l'idrogeno solforato fa male, e poi invece quando viene a parlare con la gente mente spudoratamente e dice che va tutto bene, i lucani hanno l'odorato sensibile ed e' tutto sotto la norma? Quando messi di fronte a fatti incontestabili di inquinamento e di corruzione, diranno ai loro studenti, come fatto con me "signorina lei e' troppo giovane per capire come funziona il mondo"?

Glielo diranno a questi studenti di tutte le porcherie che l'ENI ha fatto sul suolo italiano?

Oppure inviteranno quei medici di Bari che dicono che gli operai morti a Manfredonia si sono ammalati di tumore per colpa delle troppe aragoste e non certo perche' l'ENI gli ha avvelenato terra ed aria?

Glielo diranno che la meta' dei siti inquinati di interesse nazionale porta la firma ENI?

I loro dipendenti, ingegneri e tecnici, stileranno rapporti di compatibilita' ambientale che guardino in faccia alla realta' e senza ricordare che e' il loro padrone a commissionarli, oppure chuideranno un occhio o tutti e due in favore del petrolio?

Sotto queste condizioni, sentiremo mai una voce ufficiale dell'Universita' dell'Aquila dire il suo no all'Abruzzo petrolizzato?

Come sempre, non ci si puo' aspettare che tutti vivano da eroi, specie in Italia, e io sono convinta che la maggior parte di quei 50 o 100 ricercatori aquilani non sputera' mai nel piatto in cui mangia. Ci ritroveremo, nella migliore delle ipotesi, con 50 o 100 nuovi yes-men aquilani che convinceranno le proprie famiglie, i propri amici sulla santita' dell'ENI. Gli sara' molto piu' facile dire che Maria Rita e' matta.

L'Abruzzo petrolizzato passa anche per qui.


Non bisogna mai credere ad una sola parola, a nessun buon sentimento dell'ENI. E' tutto finto, e' tutto fatto solo perche' ci devono guadagnare qualcosa. Ai miei occhi sono solo una patetica banda di criminali e corruttori, dal primo all'ultimo.

Friday, May 8, 2009

Il piu' bravo


Uno dei commenti di oggi parlava di una possibile presentazione di Remo di Martino alle liste europee. Questo personaggio e' attualmente presidente del consiglio comunale di Ortona, ed assieme al sindaco Nicola Fratino ha approvato tutte le autorizzazioni comunali per l'installazione della raffineria di petrolio a 500 metri dal mare e fra i vigneti del Montepulciano doc.

Sono allora andata ad indagare, per l'ennesima volta, sul suddetto personaggio in rete. Meraviglia delle meraviglie, trovo in rete il suo blog baffuto! Guardatelo, e' un capolavoro dell'autocelebrazione e del potere dei sogni.

Seguiro' questo blog con molta attenzione, se non altro per farmici due risate. A Remo, amante della democrazia, io non posso scrivere piu' perche' gli sono "molesta", come mi scrisse qualche tempo fa. Continua anche a dire che io sia una figura immaginaria della rete. Forse dovro' crescermi i baffi anche io e metterne una foto nel blog per convincerlo che sono viva e vegeta.

Sul sito di Remo Di Martino c'e' una lettera, postata in data 1 Aprile 2009, scritta dal nostro eroe a Gianni Lannes, giornalista che scrive per La Stampa e che e' venuto ad Ortona per indagare maggiormente la questione del petrolio in Abruzzo. Non si sa quando esattamente questo messaggio sia stato scritto.

Comunque, di questa lettera, alcuni modi di fare, di presentarsi mi sono familiari. Ricordo che Remo Di Martino fu uno dei primi politici di Ortona che contattai all'inizio di questa faccenda nel tardo 2007. Anche con me cerco' di dipingersi come di un eroe dal lavoro "diuturno e absoleto". Anche a me cerco' di minimizzare la questione petrolio in Abruzzo dicendo "lei e' poco informata", anche con me cerco' di fare gli inciuci dicendo "venga che le faccio vedere Ortona e ci prendiamo un caffe'". Non mi feci ingannare e gli diventai "molesta".

Torniamo alla lettera. Si inizia con un complotto contro di lui. Addirittura! Scrive il nostro eroe, riferendosi a Gianni Lannes:

Qualcuno ha tentato di armare la sua penna, per eseguire una sentenza di condanna che non sarebbe “del popolo”, ma di una ben individuata parte politica.

Secondo lui questi corruttori innominabili di Ortona sono cosi potenti da arrivare a un giornalista di cosi grande notorieta' per fargli dispetto a lui, Remo di Martino? E poi se ben individuati perche' non dirlo? Forse perche' non esiste?

Gli e' mai sorto il dubbio a Remo di Martino che forse non e' poi cosi' amato ad Ortona come crede di essere nei suoi deliri di onnipotenza?

Andiamo avanti. La lettera continua con la storia quasi strappalacrime della sua carriera. Non manca di tirare in ballo sua mamma, le case popolari, il fatto che nessuno lo voleva ad Ortona a fare pratica perche' non era "inserito un contesto sociopolitico ragguardevole" . Potrebbe essere che non lo volevano perche' forse non era poi un cosi bravo avvocato? Potrebbe essere una possibilita' no? Ma, si sa, fa piu' audience la figura dell'eroe solo contro tutti. Continua:

Sto quattro anni a Pescara e divento il beniamino di quel foro

Mi alzo alle sei vado a lavorare alle sei e mezza smetto alle 22.

In poco tempo il mio studio diventa uno dei migliori della città.

La logica clientelare affaristica di basso cabotaggio non consentiva alcun progresso della città.

TUTTI VEDONO CHE SONO IL PIU' BRAVO, IL PIU' ONESTO ED IL PIU' LEALE

Non ho neppure la stanza, uso quella del Sindaco e FACCIO DELLE COSE MIRABOLANTI, dal porto alla società per la trasformazione, passando per il teatro, il Ciavocco, l’Orientale

Non c’è una parte di Ortona che non viene investita dalla nostra operosità.

Per farla breve FACCIO TUTTO DA SOLO e con pochi, veramente pochi collaboratori.

Uno sforzo diuturno e continuo che porta Ortona, rinnovata nelle sue strutture, ad essere LA CITTA' PIU' IMPORTANTE DELL'ABRUZZO


San Tommaso diventa IL TRAINO DEL TURISMO RELIGIOSO REGIONALE

C’è qualcuno che ha una visione strategica della città.

Divento il primo partito


Infine, la chicca sulla raffineria di Ortona:

Del “centro oli” non mi interesso sino alla fine del 2006 quando il Sindaco mi dice che lui non può occuparsene, perchè non vuole che si dica che ha interessi con l’Eni.

Vedo di che si tratta e sembra UNA COSA NON BUONA MA STRORDINARIA!

Per il centro oli non c’è una voce contraria.

Non vado in ferie, vede tra le fortune che ho è quella di avere una casa vicino a Madonna di Campiglio, veramente è dei genitori di mia moglie, dove vado tutti gli anni.

Tra agosto e settembre organizzo riunioni pubbliche nella sala del consiglio comunale con tutti: con i sindacati, con l’Eni, con gli imprenditori, perfino con Natura Verde, che si è costituita in quei giorni (le mando anche i verbali di tutte le riunioni).


Che esiste la D’Orsogna (famosa scienziata sic!) nessuno lo sa.

Viene approvata la delibera, nonostante che il Presidente della Provincia con “revireman” degno del miglior trasformismo, dichiari che vuole affidare al Mario Negri sud una perizia per verificare la pericolosità dell’impianto.

Perizia che arriva dopo mesi senza che dica una cosa diversa da quella che sapevamo già.

I contadini avevano venduto tranquillamente la terra, gli imprenditori, c’è un indotto con circa 60 ditte e 400.000 addetti, erano contenti, i sindacati ancora di più,

LA CITTADINANZA NON ASPETTAVA ALTRO.

Facciamo una convenzione con la quale per il comune, oltre che le “royaltis”, strappiamo letteralmente perchè le trattative sono lunghe e difficili: 100.000 euro per la squadra di calcio, 100.000 per il Teatro, 100.000 per la pesca e tanto altro, totale 6.000.000,oo di euro “cash”.


Dunque, secondo Di Martino l'indotto Eni rappresenta con 400,000 unita' circa la meta' dell'Abruzzo, compresi neonati, bambini e pensionati.

Del 1,100,000 euro che si e' presa la ditta di Fratino, neppure un rigo.

Del contento del report del Mario Negri sud e della tonnellata e mezza di inquinanti "diuturni" che il petrolchimico avrebbe dato ad Ortona, nemmeno una virgola.

Del fatto che la popolazione ne e' venuta a sapere per caso e non certo perche' li avesse informati lui nell'ottobre 2007, se n'e' dimenticato.

Dei contadini discesi su Ortona nel 2007 con una sfilza di trattori in piazza per dire no, non se ne parla.

Di quegli altri seimila che sono andati a pretendere la moratoria regionale all'Aquila, costringendo finanche Del Turco a firmarla, non c'e' traccia.

Dei quasi 100 medici di Ortona che si sono pronuciati contro i progetti petroliferi perche' dannosi alla salute, non si fa menzione.

Del fatto che anche l'intera conferenza episcopale abruzzese e molisana abbiano detto no n'e' scordato.

Del fatto che l'ENI abbia minacciato i contadini "diuturnamente", non se ne parla.

Della salute dei suoi cittadini, non sembra essere preoccupato. Sara', ha la casa a Madonna di Campiglio, mica alla contrade Feudo o Savini.


Remo Di Martino e Nicola Fratino si sono venduti Ortona in cambio di 300,000 euro per il calcetto, la pesca e il teatro. E poi per sei milioni in contanti. (Stai con l'italiano che l'inglese non e' il tuo forte, Remo). Chissa' chi li spendera' e controllera' questi soldi. Chissa' se in quella conta ci sono anche i soldi per gli affari della Buonefra, del sindaco Fratino e per non meglio specificate parcelle legali.

Wednesday, May 6, 2009

La realta e l'immaginario


L'altra sera in televisione hanno mostrato un film su Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI e dai metodi crimininali e corrotti. Non ho visto il film e neppure la discussione tenutasi a Porta a Porta da Bruno Vespa, ma, come riportato nel link sopra, questi aggettivi sono stati usati dagli stessi ospiti in studio per descrivere l'uomo in questione da parte di giornalisti e attuali dirigenti ENI. Per la precisione si parla di un "corruttore dalla straordinaria onesta' personale". Chissa' che vuol dire. O sei corrotto o sei onesto, non ci sono vie di mezzo.

Comunque, messuno ha pensato di parlare, ne' da Bruno Vespa, ne' nel film, di storie attuali dell'ENI, di cosa stanno facendo al nostro gia' martoriato Abruzzo, di cosa hanno gia' fatto alla Basilicata, di parchi violentati, di gente soffocata dall'idrogeno solforato, di inquinamento, di pozzi scoppiati, di illegalita' di ogni genere. Ma dopotutto, l'ENI e' nata da un corruttore, che ci aspettiamo?

L'Abruzzo si appresta a diventare una regione mineraria. Gli effetti gia' si vedono: il porto di Ortona e' irriconoscibile, con tubi, infrastutture petrolifere dai colori sgargianti che fanno quasi male agli occhi. Gli Ortonesi, a parte qualche sporadica anima nobile, dormono e il sindaco Nicola Fratino - felice - conta il milioncino di euro che l'ENI ha dato alla sua ditta in cambio di permessi e nuovi piani regolatori pro petrolio. Sara' anche lui un "corrotto dalla straordinaria onesta' personale?"

Passiamo a San Vito Marina. Circa un anno fa comparsero delle macchie nere nelle spiaggie della citta'. Era catrame. Il "Turchino" e' (o era) una delle piu' belle spiaggie del chietino per la quale la citta' ogni anno prendeva la Bandiera Blu. Il catrame non si vedeva mai da quelle parti. Il WWF denuncio' l'accaduto e mise in relazione il catrame con le piattaforme petrolifere sorte come funghi nel mare Adriatico. Cos'altro poteva essere quella patina nera oleastra in tutto e per tutto simile agli idrocarburi, se non roba di scarto dalle trivelle nostrane?

Il sindaco Rocco Catenaro pero' (che fra l'altro si appresta pure a cementificare l'eremo di dannunziano), invece di denunciare i petrolieri, disse di voler portare il WWF in tribunale per procurato allarme. Il mondo alla rovescia! La colpa non era di chi aveva messo quel catrame li, ma di chi ne parlava.

I fatti pero' mostrarono che quello era veramente petrolio, come confermo' dopo l'ARTA. Cos'altro poteva essere? Venne anche fuori che vicino alle trivelle, l'inquinamento era
passato da basso a medio nel giro di soli tre mesi.

Successivamente l'ARTA accerto' che a San Vito ci sono 500 metri di costa non balneabile a causa di limiti sfondati per coliformi fecali (anche 40 volte maggiore!), streptococchi (6 volte in piu') e batteri (il doppio dei limiti consentiti). La maggior parte di questa robaccia e' dovuta a scarti di ogni genere che vengono gettati nel fiume Feltrino che sfocia a San Vito, e a depuratori che non funzionano come si deve.

Dopo un anno da queste rilevazioni, cosa ha fatto il sindaco di San Vito? Ha promosso opere di educazione per la gente per dire loro: il Feltrino non e' la vostra discarica personale? Ha promosso la miglioria dei depuratori? Ha cercato di indagare se ci sono industrie che scaricano in modo illegale? Si e' dato da fare per combattere l'Abruzzo (e San Vito) pertrolizzata? Ha chiesto scusa al WWF?

Non so, ma almeno da quanto leggo sui giornali, non mi pare si sentire nulla di tutto questo.

Ricordo solo che in occasione dell'incontro di San Giovanni in Venere del luglio 2008, mi vennero vicino due tizi in rappresentanza del comune, all'improvviso, tirando fuori una lettera che avevo scritto ad una commissione europea per denunciare l'opera di petrolizzazione nei mari di San Vito, dicendo che il petrolio non si accompagna alle bandiere blu. I due bravi mi intimidarono di star zitta, dicendomi che parlare di tutto cio' agli enti europei avrebbe significato per loro una brutta figura. Anche qui, meglio venire a prendersela con me, piuttosto con chi gli va a mettere le trivelle nel mare.

Quest' anno la bandiera blu non gliel'hanno data a San Vito. Se per colpa del petrolio o per colpa del Feltrino, non lo so. So solo che quello e' il mio mare. Il mare che ogni volta che ci vado mi porto dietro il sacchetto dell'immondizia per raccogliere la robaccia che la gente ignorante ci lascia. Voglio solo che resti cosi' com'e, piu' bello, piu' pulito, piu' sano, senza trivelle.

Spero che perdere la bandiera blu faccia capire agli amministratori di San Vito che occorre lavorare sul serio per i prossimi anni, e che invece di perdere tempo con patetiche minaccie di denuncia contro il WWF, occorre invece lavorare per pulire il mare, per fermare gli inquinatori locali, i costruttori senza scrupoli, i petrolieri di mezzo mondo, affinche' San Vito migliori e non muoia.

Si raccoglie cio' che si semina.

Monday, May 4, 2009

Il tubo di Sulmona


La SNAM - societa' nazionale auto-metanodotti che l'ENI controlla al 100% - progetta di costruire un gasdotto da Brindisi a Minerbio, in provincia di Bologna, che attraversera' l'Abruzzo. Le citta' principalmente coinvolte sono Sulmona e L'Aquila a sismicita' "elevata e catastrofica", passando per altre citta' sismiche ed artistiche di Umbria, Lazio, Marche, Puglie, Molise ed Emilia Romagna.

Il punto di partenza e' il costruendo rigassificatore di Brindisi che assieme al metano che passera' nei tubi e' di proprieta' della British gas. La SNAM gli costruisce solo l'infrastruttura nel suolo italiano. Il gas arriva liquefatto dall'Algeria, viene poi riportato allo stato gassoso nel rigassificatore, e spedito nel Nord Europa.

Un piccolo dettaglio degno di nota e' che i lavori per il rigassificatore sono fermi a causa di 5 arresti, 27 avvisi di garanzia 52 perquisizioni in tutta Italia e il sequestro del cantiere per "corruzione continuata e aggravata". Un affare da 330 milioni di euro, intrallazzi e ruberie esclusi.

Minerbio invece e' il punto d'arrivo dove esistono gia' altre tubature per il gas che arrivano dalla Russia e dalla Tunisia, e che gia' attraversano l'Italia, soddisfacendo al nostro fabbisogno nazionale.

Il gasdotto, di circa 637 chilometri, prevede la presenza di un tubo di circa un metro di diametro, interrato a tre metri di profondita'. Necessita di circa 40 metri di scasso, 20 a destra e 20 a sinistra.

Inutile dire che nei progetti della SNAM non si tiene conto ne' di aree protette, ne' di fiumi, boschi, falde acquifere, centri abitati e sismicita', come denunciano gli umbri che si sono riuniti in varie associazioni no-tubo.

In piu' il gas delle tubature ogni tanto deve essere spinto per farlo andare nella direzione desiderata, ed ecco dunque la comparsa di cosiddette stazioni di compressione. La SNAM ne vorrebbe mettere una a Sulmona. Che sia una citta' di sismicita' a grado uno, "elevata e catastrofica", non importa.

Come riporta Primadanoi, l'unita' di compressione dovrebbe sorgere a due chilometri dalla citta', in 12 ettari di terra coltivati ad uliveti in una area di 'preminente interesse agricolo', vicino ad un sito archeologico, e vicinissimo al parco nazionale della Majella.

Anche qui la storia si ripete: come per la raffieria di Ortona ci sara' la necessita' di una modifica del piano regolatore che trasformi questi terreni da agricoli ad industriali. L'ENI-SNAM non esclude la possbilita' di futuri ampliamenti.

Come da copione, la SNAM-ENI dice che va tutto bene, nonostante i loro stessi studi mostrano come i fumi di turbocompressione e del riscaldamento del gas emetteranno, 12 microgrammi per metrocubo l'ora (=11 ppm) di monossido di carbonio, e 52 microgrammi l'ora (=0.022ppm) di ossidi di azoto. La centrale funzionera' 24 ore su 24. I limiti americani in materia sono si 9ppm per il CO e di 0.053 ppm per i nitrati.

La centrale negli USA sarebbe considerata fuorilegge per le troppe emissione di CO. Ma si sa, gli italiani nascono con i polmoni di ferro.

Infine, proprio come ad Ortona, la centrale di Sulmona portera' a sei o sette posti di lavoro perche' tutto verra' manovrato elettronicamente da San Donato Milanese.

L'unica (e ottima) differenza con il caso Ortona, dove la ditta del sindaco Fratino ha portato a casa in un anno 1 milione di euro in appalti ENI, e' che il consiglio comunale di Sulmona ha espresso all'unanimita' parere negativo a questa centrale, il 23 febbraio 2009.

Vedremo come si svolgera' la situazione. Voglio pero' precisare una cosa. Uno potrebbe dire: beh, il gas ci serve, alla fine dei conti e' solo un tubo sotterrato e il metano lo usiamo tutti. In effetti, potrebbe anche essere cosi', se non fosse per due lievi dettagli:

1) la SNAM in tutti questi progetti non chiede niente a nessuno, traccia linee come se il territorio gli appartenesse, non spiega, non parla, non chiede. Pensano che Sulmona, L'Abruzzo, l'Umbria gli appartengono. Questa mentalita' non va assolutamente bene.

2) Il fatto piu' grave, e' che il gas non e' ne per abruzzesi, umbri o laziali, ne per gli italiani, ma solo per farci correre il gas della British Gas. In Italia abbiamo gia' metanodotti a sufficienza per il fabbisogno nazionale. Lo stesso Scaroni afferma che lo scopo piu' grande e' quello di trasformare l'Italia "nell'hub del gas internazionale", una specie di autostrada dove gli altri mettono tubi, inquinamento e centrali di compressione a loro uso e consumo e noi stiamo zitti, come dei fessi.

Cosa resta agli italiani? Niente, perche' la British gas, e chiunque altro usera' questo gasdotto, paghera' i diritti di passaggio allla SNAM (=ENI), e non certo a noi.

Ecco le parole di Scaroni alla Commissione attivita' produttive della Camera:

"Certamente l’Italia ha più pipelines di qualsiasi altro paese europeo. Nessun altro ne ha così tanti, se poi avessimo anche 7-8-10 rigassificatori potremmo essere un hub. Ma vedo che si fa fatica a farne 1 o 2, mentre in Spagna se ne fanno ben 9. Mi sembra che sia un treno già partito sul quale faremo fatica a saltare”.

Di grazia, ci puo' spiegare perche' dovremmo saltare su questo treno? Cosa ne guadagnano gli italiani? A chi andranno i benefici?



Fonti: Petrolio.Blogosfere, Il Corriere dell'Umbria, Il Corriere del web, La Nazione, Il Corriere della Sera

Friday, May 1, 2009

Petrolio nelle falde di Cremona


Della storia della raffineria Tamoil di Cremona abbiamo gia' parlato su questo blog. Li c'hanno gia' tutto: desolforatore, colonna di distillazione, tubi, fumi e scoppi a pochi metri dalle case e dalla vita delle persone.

Il sottosuolo di Cremona e' fortemente inquinato da scarti della lavorazione petrolifera: le concentrazioni di idrocarburi superano i (larghi) limiti italiani anche di un fattore 2000, dalla superficie del terreno e fino a 20 metri sottoterra. Secondo la relazione del dottor Paolo Beati, gli imputati oltre agli idrocarburi, sono il MTBE (vietato in Calfiornia dal 2004 perche' a forte potenziale inquinante) e il benzene (cancerogeno), e i cosiddetti clorurati alifatici cancerogeni (di abbreviazione TCE). Cliccando su wikipedia si vede l'impressionante lista di effetti benevoli di queste sostanze.

Siccome la Tamoil e' grande e prepotente, e siccome (come l'ENI) ogni tanto elargiscono soldi per attrezzature ed altre iniziative, possono fare quello che vogliono. Anche seppellire sottoterra gli scarti tossici e inquinare il sottosuolo. Infatti hanno trovato fusti di materiale cancerogeno proprio sotto la raffineria.

Non c'e' nemmeno bisogno di andare a riversarli in Campania!

Dal 2007 c'e' una indagine seguita dai procuratori di Cremona Roberto di Martino e Cinzia Piccioni per l'inquinamento della falde acquifere. In teoria, la legge dice che: "Chiunque avveleni acque prima che siano attinte o distribuite è punito con la reclusione non inferiore a 15 anni". Sono stati indagati 10 dirigenti del consiglio di amministrazione della Tamoil degli scorsi 10 anni.

Ma si sa, le indagini italiane durano a lungo, e spesso e' troppo tardi. La gente ha gia' bevuto, si e' gia' ammalata, e' gia' morta. Chissa' quanto tempo ancora dovra' passare. Vedi Bussi. Intanto Cremona continua ad essere la citta' lombarda con maggior incidenza di tumori e leucemie.

Lo stato di salute degli operai, della gente che vive a Cremona non e' mai stato propriamente monitorato. Il direttore della ASL di Cremona, Walter Locatelli, dice che hanno avviato una analisi epidemiologica ma che "occorre indagare su un’arco temporale lunghissimo e su migliaia di persone". Cioe' anche qui, chissa se e quando qualcosa verra' mai fuori.

Intanto hanno iniziato a bonficare la falda. Finora hanno portato via ben 650,000 litri di benzina gia' raffinata sotto lo stabilimento, anche se molta piu' robaccia si e' infiltrata fino al Po inquinandolo in maniera grave. Infatti ogni tanto devono chiudere gli stabilimenti ricreativi lungo il fiume perche' alcuni gas riconducibili agli scarti Tamoil provocano "pericolo di esplosione". L'ultima il 29 Aprile 2009, quando il comune ha chiuso i circoli ricreativi di canottaggio e di tennis perche'

"Sono stati registrati valori critici di esplosivita' in corrispondenza del pozzetto presente nella sala rimessaggio barche e nel pozzetto esterno presso i campi da tennis n.4 e 5. Il monitoraggio effettuato in continuo in essere presso le Societa' Canottieri interessate sta segnalando un incremento dei livelli di concentrazione tale da lasciare presagire il raggiungimento in tempi brevi dei livelli di saturazione in altri pozzetti oltre quelli segnalati"

Ho cercato di indagare di che gas si potesse trattare, ma non era scritto da nessuna parte.

Perche' racconto tutto questo? Perche' la petrolizzazione dell'Abruzzo si accompagnera' di certo a infrastrutture pericolose ed inquinanti di questo genere. Non e' pensabile che ENI e compari trivelleranno il 50% del territorio abruzzese e che non gli servira' una raffineria. Ortona o Teramo e' la stessa cosa. In piu' questo episodio mostra ancora una volta come le dinamiche dell'inquinamento siano difficili da immaginare. Nel caso del petrolio poi diventa anche difficilissimo rimediare. Uno seppellisce robaccia vicino alla raffineria, e dopo un po di anni ci sono "pericoli di esplosione" lungo il Po.

Da ultimo una testimonianza di come si vive a Cremona:

"Immaginate di prendere il sole, d’estate, in un centro sportivo tradizionale, con prati, alberi e piscina. Immaginate di avvertire sulla vostra pelle l’adagiarsi di qualcosa di color nero petrolio. Non è una mosca... o un moscerino... è proprio petrolio; per la precisione, il prodotto di scarto della sua combustione. Sorpresi, amareggiati?! Gli oltre ventimila cittadini cremonesi che affollano le canottieri dislocate lungo il Po, sono abituati ai “regalini” che la vicinissima raffineria Tamoil rilascia giornalmente da oltre tre decenni."

Questo e' l'Abruzzo in anteprima.

Fonti: Il Vascello, Corriere della Sera, Daniele Martinelli, Cremona.it

Saturday, April 25, 2009

L'ENI a Manfredonia


Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerà con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale.

Ippocrate


Il 26 settembre 1976 lo stabilimento ENIchem di Manfredonia, in provincia di Foggia, esplose e rilascio' trentadue tonnellate di anidride arseniosa, di formula chimica As2 O3. L'arsenico veniva usato nella formazione di fertilizzanti prodotti dall'ENIchem.

Fu tutto messo subito a tacere. Alla popolazione, terrificata, si disse che la nube nera che avvolgeva la citta' era dannosa tanto quanto il fumo di sigaretta e che non c'erano danni anche se gia' da allora si sapeva che l'arsenico era fortemente tossico.

L'arsenico e l'anidride arseniosa infatti sono cancerogeni. A dosi piu' o meno basse, quest'ultima causa vomito, dolori addominali, perdita di sangue, diarrea, problemi agli occhi, cardiovascolari, infiammazione del fegato e dei reni, problemi alla coaugulazione del sangue. Spesso le unghia diventano fragili e si perdono i capelli. Fra i problemi riproduttivi dovuti ai derivati d'arsenico ci sono aborti spontanei, feti sottosviluppati e deformazioni congenite.

Bene, l'ENIchem, che fa capo alla benefattrice dell'umanita' ENI, dopo avere riversato questa robaccia su duemila operai e su 50,000 cittadini di Manfredonia, mando' alcuni dei suoi lavoratori a ripulire la zona alla meno peggio. Strumenti in dotazione: la scopa. Tipo di precauzione per proteggere le vie respiratorie, la pelle o l'apparato digerente: nessuno. Toglievano il veleno a mani nude.

Fra questi operai un uomo di 30 anni, Nicola Lovecchio. Per mesi lavoro' alla pulizia dell'area contaminata, e continuo' a lavorare nello stabilimento Enichem fino al 1996 quando ando' in pensione perche' colpito da tumore ai polmoni qualche tempo prima, a 47 anni. Era un non-fumatore.

In tutti quegli anni, prima e dopo l'esplosione, l'ENIchem aveva continuato ad usare e a produrre arsenico senza un minimo di precauzione verso i propri operai e la citta'. Gli incidenti si sono ripetuti. La falda acquifera e il ciclo alimentare sono stati inquinati. Alcuni bambini sono nati con il fegato liquefatto per colpa dell'arsenico. Nel 1988 la produzione di caprolattame (l'ingrediente di base per fare il nylon) dell'Enichem venne fermata perché gli scarichi a mare causarono una moria di delfini e tartarughe nell' Adriatico.

Nel 1994 il colpo di scena. La Regione Puglia decide di autorizzare la reindustrializzazione dell’area di Manfredonia senza una valutazione d’impatto ambientale, e dando pure le sovvnezioni all'ENichem. Nel 2002 l’Unione Europea apre una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia che

"non ha adottato le misure necessarie ad assicurare che i rifiuti, stoccati o depositati in discarica presenti nel sito Enichem, fossero recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e pregiudizio per l’ambiente”.

Intanto, le analisi delle urine dei lavoratori continuarono a mostrare valori troppo alti di arsenico: ben quattordicimila volte superiore alla norma. Mica uno o due, quattordici mila!

E allora, facile facile, ci furono alcuni "medici" che decretarono che l'arsenico era dovuto ai troppi crostacei mangiati dagli operai. Le aragoste infatti bioaccumulano arsenico. Ecco dunque il colpevole di tutto quell'arsenico: i due chili al giorno di aragoste mangiate dai lavoratori!

Con questa spiegazioncina si pote' tornare a vivere tranquilli. Invece che a tarallucci e vino qui fini' ad aragoste e vino per vent'anni. Intanto l'infermieria ENIchem nascondeva le cartelle cliniche.

Verso la meta' degli anni '90, dopo avergli diagnosticato il tumore, l'oncologo Maurizio Portaluri, decise di unire le sue forze a quelle di Nicola Lovecchio. Fanno indagini fra amici, ex lavoratori, persone che erano in ENIchem quella mattina del 1976. Degli operai messi a pulire l'arsenico, 23 sono morti o hanno avuto patologie tumorali in eta' relativamente giovane. Nicola Lovecchio presenta un esposto alla magistratura di Foggia che sfocia in un processo per dieci dirigenti ENIchem e due professori universitari di medicina del lavoro consulenti per l' Enichem all’epoca dei fatti.

I nomi dei docenti-consulenti dell'Universtia' di Bari accusati sono

LUIGI AMBROSI
VITO FOA'


Le accuse per tutti furono di disastro colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni e omissioni di controllo.

Nel 2001 parte di processo. Furono diciannove le famiglie che si costituirono contro l'ENIchem, assieme a varie centinaia di persone collegate ad associazioni ambientali fra cui Medicina Democratica e un gruppo di sole donne detto Bianca Lancia.

L'ENIchem decide allora di usare una strategia infame: diamo delle somme di denaro agli accusanti in cambio del ritiro della denuncia. Oltre a diciassette famiglie, i comuni di Manfredonia nella persona del sindaco Paolo Campo, e altri due comuni vicini, Mattinata e Monte Sant'Angelo, se li presero quei soldi e NON si sono presentati parte civile al processo.

Alla fine del processo, nel 2007, oltre alle associazioni ambientaliste, a combattere l'ENIchem era rimasta solo la famiglia di Nicola Lovecchio, nella persona di sua moglie AnnaMaria, e quella di un altro operaio, Elio Amicarelli. Tre sindaci e diciassette famiglie su diciannove presero i soldi. Sono colpevoli anche loro.

Il 5 Ottobre 2007 la "giudice" Michela Valente da ragione all'ENIchem: tutti innocenti. Il fatto non sussiste. La colpa e' delle aragoste.

Intanto, da una parte lo studio promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2003 a Manfredonia dove si conclude che nella citta' c'e'

"un eccesso di mortalità per tumore allo stomaco nei maschi e un aumento dei tumori alla laringe, alla pleura e mielomi multipli nelle donne, nonche' aumenti generali di leucemie e malattie non tumorali all'apparato genito-urinario. Gli eccessi riscontrati possono essere indicativi di effetti dalle esposizioni da arsenico, e in particolare all'emergere dei primi effetti a lunga latenza che potrebbero aggravarsi negli anni successivi"

Dall'altro lato, nel 2008 i professori di Bari e di Foggia ripetono le proprie analisi e dicono che si tratta ancora di aragoste come riferisce il sito sicurezzaonline. Gli illustri scienziati pugliesi che ci salvano dalle aragoste sono:

LUIGI VIMERCATI,
ANTONIO CARRUS,
TOMMASO GAGLIARDI,
GIUSEPPE SCIANNAMBLO,
FRANCESCA CAPUTO,
VIVIVANA MINUNNI,
MARIA ROSARIA BELLOTTA,
GIGLIOLA DE NICHILO,
LUCIA BISCEGLIA,
VINCENZO CORRADO,
P. DE PASQUALE,
GIORGIO ASSENNATO.

Queste sono le ultime dichiarazioni di Nicola Lovecchio:

Il senso della mia vita è quello di continuare a lottare: voglio vivere, non voglio andarmene così. Non posso stare seduto ad aspettare la fine che questa malattia mi consuma del tutto e senza aver fatto nulla per riacquistare la mia dignità di uomo. Dirò ai miei tre figli: vedete nella mia sfortuna lotto perché ho un debito nei vostri e nei miei confronti. Se sentite di stare nel giusto andate avanti senza alcun timore.

Nicola Lovecchio e' morto di tumore a 50 anni nel 1997.

Dopo 30 anni, la bonifica di Manfredonia in seguito ai riversamenti di arsenico non e' ancora completa. Trecento ettari di terra e centro cinquanta in mare sono ancora contaminati.

La gente continua a morire.

Il 1976 e' un ricordo lontano.

Non esistono colpevoli, ma solo aragoste assassine.

Io mi vergogno di essere parte di un paese cosi'.



Fonti dirette: Damiano Cafiero cittadino di Manfredonia,
Fonti: Peacelink, Panorama, Medicina Democratica, Medicina Democratica 2, La Repubblica, Il Manifesto, Wikipedia

Friday, April 24, 2009

E' sera, sono stanca


Ho appena finito di leggere il post di ApocalisseItalia sul fatto che la Buonefra (ditta abruzzese di cui fa parte il sindaco di Ortona, l'eloquente Nicola Fratino) ha ricevuto ben 300,000 euro dall'ENI dopo averne gia' preso 800,000 un anno fa per "Esplorazione ed estrazione di gas e di petrolio".

Piu' chiaro di cosi si muore. L'Abruzzo petrolizzato va avanti, a partire da Ortona e alla faccia degli Abruzzesi che nemmeno lo sanno, o che anestetizzati, credono alla propaganda di Chiodi che dice che il centro oli non si fa. E' molto comodo crederci e tornare alla vita di tutti i giorni. E' facile lasciare che a vigilare, a denunciare, a scrivere, a fare, siano gli altri, e pensare che "tanto l'ha detto Berlusconi, tanto l'ha detto Chiodi", mentre intanto dietro le quinte i programmi petroliferi vanno avanti a gonfie vele. Beata ignoranza.

1,100,000 euro. Che ci faranno? Buchi nel mare, nella terra, oleodotti? Magari anche le basi della raffineria di Ortona, aspettando il primo gennaio 2010, o i risultati della anticostuzionalita' del mangia-pane-a-tradimento Daniele Toto? O magari la raffineria la Buonefra la costruisce a Piana di Navelli, a Teramo. Chi lo sa.

Ma gli Abruzzesi di buona volonta' dove sono? Non sarebbe forse un nostro diritto sapere che ci deve fare l'ENI con queste oeprazioni sul NOSTRO territorio? E il giornalismo d'inchiesta dov'e'? E la stampa? E la provincia? E la regione? Perche' queste notizie devono partire da bloggers d'oltreoceano che lo fanno per volontariato? Quanta amarezza.

Dovrei sentirmi felice di vivere cosi lontano, e di non vedere la tragedia annunciata che si sta per spiegare davanti ai miei occhi. Dopotutto ho vissuto in Abruzzo solo 10 anni, ed e' ormai piu' il tempo che ho trascorso negli USA che laggiu'. Sarebbe cosi facile metterci una pietra sopra e dire: ho dato tutto quello che potevo, ora basta.

Piu' in generale sarebbe molto piu facile dimenticarsi dell'Italia, e maledire un paese che lascia la Mafia essere la prima azienda della nazione, che lascia ai costruttori di fare case di pastafrolla in zone supersismiche, dove la liberta di stampa e' allo stesso livello del Burundi, dove Gabriella Carlucci si permette di insultare uno dei fisici piu' rispettati in ambito internazionale, e dove la quasi interezza della classe poltica e' fatta di gente corrotta, stupida, piccola, provinciale.

Come mi piacerebbe pensare pure a me che tanto ci pensera' qualcun'altro, o che il petrolio ci fara' bene.

Il mio angolo del pianeta non e' perfetto, ma qui come cittadino conto qualcosa, la mia voce, e quella di tutti, ha un peso, un significato. Qui si discute, si parla con la gente, la si ascolta. Un mese fa mi hanno invitata ad un incontro per parlare di come vogliamo la Los Angeles del 2030! Piccole riunioni di quartiere per parlare di reciclaggio, compostaggio, rifiuti zero, come piantare gli alberi, disposizione dei pannelli solari e cose di questo tipo. Questa e' una citta' di 10 milioni di persone e ci chiedevano a uno a uno che vogliamo fra 20 anni!

Non riesco ad accettare che in Italia la democrazia debba essere soltanto una parola vuota. Non lo accetto, non e' giusto, non va bene, e non per me, che sono grande e vaccinata, ma per un ideale piu' grande di me: il bene comune del proprio popolo, della propria terra, delle generazioni future.

Che Abruzzo lasciamo ai nostri figli? Cosa gli insegnamo? Che 800,000 euro sono piu' importanti della volonta' e del benessere della propria gente? Che basta farsi i fatti propri perche' tanto il sistema e' tutto marcio? Non sapete che tristezza quando andavo nelle scuole e qualche ragazzo di 16, 17 anni mi diceva "si sa' che le cose vanno cosi, e non ci possiamo fare niente". A 16 anni si erano gia' arresi. Anche io mi sento impotente adesso, ma domani mi inventero' qualcosa.

Per motivi che non so spiegami, mi pare di non avere scelta che continuare fino alla fine, che io lo voglia o no. Mi dispiace solo che questo fuoco nelle vene io non possa darlo agli altri Abruzzesi. Io non conto niente, ma se fossimo un milione di Abruzzesi, a scrviere, a protestare, a rompere le scatole, e chi ci ferma?

Ma il sentimento piu' profondo che provo e' il disgusto pietoso per Nicola Fratino, Gianni Chiodi, Daniela Stati, Mauro Febbo, Ottaviano del Turco, Franco Caramanico e tutti gli altri amministratori che non hanno saputo o voluto far nulla. Possono raccontare tutte le balle di questo mondo a tutti quelli che vogliono, ma io so che la responsabilita' e' loro, per ignavia o ignoranza non e' importante, ed e' questo sapere che mi fa sentire libera, pulita e forte per il domani.

Fonti: e-gazzette, dgmarket1 , dgmarket2