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Wednesday, July 11, 2012

Morire di piattaforma



"We saw thick smoke coming out of the open hole, and we were all scared like hell because we could see a disaster happening any moment yet Chevron did not evacuate us"

Operatore Chevron, Nigeria, 2012


L'ingordigia non ha limiti.

Delle piattaforme Chevron in Nigeria abbiamo parlato piu' e piu' volte su questo blog, specie dello scoppio di una di queste che duro' in totale circa 46 giorni, dal 16 Gennaio 2012 fino al 2 Marzo 2012.

Qui le foto e i video di allora.

Ma.. nelle piattaforme ci lavorano persone come me e come te, e che fine hanno fatto quelli che erano su queste piattaforme nello specifico?

Sono morti mentre supplicavano - ed e' proprio questa la parola che usa Reuters - supplicavano, pleaded, di essere evacuati dalla piattaforma in fiamme.

Gli ufficiali della Chevron hanno detto che non ci sono state richieste di evacuazione e cosi non hanno evacuato nessuno.

Invece ben 154 testimoni dicono che appena sono iniziati i dubbi fra i lavoratori delle condizioni di sicurezza della piattaforma, con aumenti di pressione del gas, fumi, puzze e perdite, invece di evacuarli come da prassi, la Chevron ha mandato altri lavoratori sulla piattaforma in questione per cercare di mettere le pezze ai problemi.

Per vari giorni il personale aveva delle vere e proprie crisi di panico e ogni giorno si controllavano i livelli di fumo e di pressione dalla piattaforma che andavano aumentando spaventosamente.

E cosi, sono morti Bruno Marce, francese, un manager petrolifero e Albert Devadas, indiano, trivellatore. Lavoravano come subcontrattori per ditte secondarie.

Uno dei sopravvissuti ricorda che molti hanno chiesto di essere evauati, ma che non e' mai successo, sebbene i problemi persistevano per settimane.

Tre giorni prima dello scoppio alcuni tecnici proposero di fermare le operazoni a causa dell'enorme pressione che andava montando ma che la Chevron disse no.

Tutti sapevano che qualcosa sarebbe successo e cosi tutti si sono preparati al peggio al meglio che potevano. Per ordine del manager della piattaforma le scialuppe erano state meticolsamente preparate proprio perche' si sapeva che sarebbero servite.

Infatti, appena la situazione e' precipitata Bruno Marce, il manager, ha incitato tutti a saltare su tali scialuppe, gridando di fare in fretta.

Erano quasi tutti saliti.

E poi .., poi,  una nube di gas, uno scoppio deflagrante e il cielo arancione  - di fuoco, di petrolio, di alba.

Erano le 5:30 del mattino.

Bruno Marce non c'e' l'ha fatta, e il manager che ha messo in salvo 150 persone assicurandosi che le scialuppe fossero preparate e funzionali, e' stato uno dei due a morire.

Alcune delle scialuppe si sono sciolte e i superstiti sono stati successivamente presi su da barche di pescatori in zona.

E la Chevron?

Dicono che non e' colpa loro e che non hanno dato nessun ordine di non evacuare.

L'ingordigia non ha limiti.


Wednesday, May 6, 2009

La realta e l'immaginario


L'altra sera in televisione hanno mostrato un film su Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI e dai metodi crimininali e corrotti. Non ho visto il film e neppure la discussione tenutasi a Porta a Porta da Bruno Vespa, ma, come riportato nel link sopra, questi aggettivi sono stati usati dagli stessi ospiti in studio per descrivere l'uomo in questione da parte di giornalisti e attuali dirigenti ENI. Per la precisione si parla di un "corruttore dalla straordinaria onesta' personale". Chissa' che vuol dire. O sei corrotto o sei onesto, non ci sono vie di mezzo.

Comunque, messuno ha pensato di parlare, ne' da Bruno Vespa, ne' nel film, di storie attuali dell'ENI, di cosa stanno facendo al nostro gia' martoriato Abruzzo, di cosa hanno gia' fatto alla Basilicata, di parchi violentati, di gente soffocata dall'idrogeno solforato, di inquinamento, di pozzi scoppiati, di illegalita' di ogni genere. Ma dopotutto, l'ENI e' nata da un corruttore, che ci aspettiamo?

L'Abruzzo si appresta a diventare una regione mineraria. Gli effetti gia' si vedono: il porto di Ortona e' irriconoscibile, con tubi, infrastutture petrolifere dai colori sgargianti che fanno quasi male agli occhi. Gli Ortonesi, a parte qualche sporadica anima nobile, dormono e il sindaco Nicola Fratino - felice - conta il milioncino di euro che l'ENI ha dato alla sua ditta in cambio di permessi e nuovi piani regolatori pro petrolio. Sara' anche lui un "corrotto dalla straordinaria onesta' personale?"

Passiamo a San Vito Marina. Circa un anno fa comparsero delle macchie nere nelle spiaggie della citta'. Era catrame. Il "Turchino" e' (o era) una delle piu' belle spiaggie del chietino per la quale la citta' ogni anno prendeva la Bandiera Blu. Il catrame non si vedeva mai da quelle parti. Il WWF denuncio' l'accaduto e mise in relazione il catrame con le piattaforme petrolifere sorte come funghi nel mare Adriatico. Cos'altro poteva essere quella patina nera oleastra in tutto e per tutto simile agli idrocarburi, se non roba di scarto dalle trivelle nostrane?

Il sindaco Rocco Catenaro pero' (che fra l'altro si appresta pure a cementificare l'eremo di dannunziano), invece di denunciare i petrolieri, disse di voler portare il WWF in tribunale per procurato allarme. Il mondo alla rovescia! La colpa non era di chi aveva messo quel catrame li, ma di chi ne parlava.

I fatti pero' mostrarono che quello era veramente petrolio, come confermo' dopo l'ARTA. Cos'altro poteva essere? Venne anche fuori che vicino alle trivelle, l'inquinamento era
passato da basso a medio nel giro di soli tre mesi.

Successivamente l'ARTA accerto' che a San Vito ci sono 500 metri di costa non balneabile a causa di limiti sfondati per coliformi fecali (anche 40 volte maggiore!), streptococchi (6 volte in piu') e batteri (il doppio dei limiti consentiti). La maggior parte di questa robaccia e' dovuta a scarti di ogni genere che vengono gettati nel fiume Feltrino che sfocia a San Vito, e a depuratori che non funzionano come si deve.

Dopo un anno da queste rilevazioni, cosa ha fatto il sindaco di San Vito? Ha promosso opere di educazione per la gente per dire loro: il Feltrino non e' la vostra discarica personale? Ha promosso la miglioria dei depuratori? Ha cercato di indagare se ci sono industrie che scaricano in modo illegale? Si e' dato da fare per combattere l'Abruzzo (e San Vito) pertrolizzata? Ha chiesto scusa al WWF?

Non so, ma almeno da quanto leggo sui giornali, non mi pare si sentire nulla di tutto questo.

Ricordo solo che in occasione dell'incontro di San Giovanni in Venere del luglio 2008, mi vennero vicino due tizi in rappresentanza del comune, all'improvviso, tirando fuori una lettera che avevo scritto ad una commissione europea per denunciare l'opera di petrolizzazione nei mari di San Vito, dicendo che il petrolio non si accompagna alle bandiere blu. I due bravi mi intimidarono di star zitta, dicendomi che parlare di tutto cio' agli enti europei avrebbe significato per loro una brutta figura. Anche qui, meglio venire a prendersela con me, piuttosto con chi gli va a mettere le trivelle nel mare.

Quest' anno la bandiera blu non gliel'hanno data a San Vito. Se per colpa del petrolio o per colpa del Feltrino, non lo so. So solo che quello e' il mio mare. Il mare che ogni volta che ci vado mi porto dietro il sacchetto dell'immondizia per raccogliere la robaccia che la gente ignorante ci lascia. Voglio solo che resti cosi' com'e, piu' bello, piu' pulito, piu' sano, senza trivelle.

Spero che perdere la bandiera blu faccia capire agli amministratori di San Vito che occorre lavorare sul serio per i prossimi anni, e che invece di perdere tempo con patetiche minaccie di denuncia contro il WWF, occorre invece lavorare per pulire il mare, per fermare gli inquinatori locali, i costruttori senza scrupoli, i petrolieri di mezzo mondo, affinche' San Vito migliori e non muoia.

Si raccoglie cio' che si semina.

Sunday, June 29, 2008

Arcivescovo, parte terza


Durante il fine settimana mi sono giunti vari email sul fatto che finalmente anche l'arcivescovo di Lanciano ed Ortona, Carlo Ghidelli, ha detto qualcosa sul centro oli. Non so bene cosa precisamente abbia dichiarato Ghidelli, ma spero che si sia trattato di qualcosa di forte, netto, inconfondibile. Che posso dire, c'e' voluto un anno, ma meglio tardi che mai.

Intanto, dopo la risposta dell'arcivescovo di Pescara, monsignor Valentinetti, ecco qui l'ultimo email che gli ho mandato, in data 9 maggio 2008. Dopo questo ultimo email non ci siamo piu' sentiti per varie settimane ed io ho pensato che non mi avrebbe mai piu' scritto. E invece, magicamente, dopo aver messo tutto sul blog qualche giorno fa Valentinetti mi ha chiamato al telefono per chiedermi di incontrarmi quando vengo in Italia. Coincidenza? Chissa...


Vescovo Valentinetti,

Grazie di cuore per la risposta immediata, lo apprezzo molto, ma resto molto preoccupata.

Di mia natura sono una persona preventiva e penso sempre che i guai vadano evitati piuttosto che dolersi dopo per le conseguenze, specie in questo caso che si tratta di circostanze veramente gravi.

Il discorso non riguarda piu' il centro oli di Ortona soltanto. Sono andata a guardare tutti i documenti che le varie ditte petrolifere che operano da noi rilasciano ai propri investitori. Ce ne sono tre: la Mediterranean Oil and Gas (inglese) la Petroceltic (irlandese) e l'ENI.

Nel complesso queste ditte vogliono trivellare tutto l'Abruzzo, dal mare all'entroterra, creando una vasta rete di oleodotti fra pozzi, mare, raffineria. Ci sono concessioni per oltre trenta pozzi marini ed altrettanti sulla terraferma, per trivellare a Sulmona, a Teramo, a Vasto, a Santa Maria Imbaro. Alcuni sono gia' operativi, come a Ortona, San Vito e Vasto.

Tutto questo e' scritto nei vari bollettini geologici e degli idrocarburi, pubblicati dal governo italiano e che, con lavoro certosino, ho scovato per internet. Le ditte a cui le estrazioni sono state concesse dichiarano senza mezzi termini che trivellare in Abruzzo e' facile: non ci sono grandi opposizioni da parte dei politici locali, la gente e' quieta, si pagano poche tasse, e le infrastrutture sono a portata di mano.

I loro programmi sono chiari: mandare il petrolio estratto in giro per la regione, ad Ortona via oleodotti o navi. Il mio punto di vista e' che data la portata del progetto e visto che il centro oli e' temporaneamente bloccato, intanto si portano avanti nelle cose che possono fare. Poi alla fine diranno: beh, abbiamo messo tutte queste tubature, aperto tutti questi pozzi, come non potete farci fare anche la raffinieria? Infatti, non solo le trivelle marine continuano ad operare nel mare, ma il porto di Ortona e' invaso da tubature pronte per essere installate.

Qual'e' il pericolo?

Le modalita' con cui operano i pozzi petroliferi in mare sono standard: ci sono vari fanghi e fluidi che aiutano il processo di perforamento e che sono composti di sostanze chimiche tossiche all'uomo, alla pesca, al mare. Queste sostanze vengone abitualmente riversate in mare. Uno studio canadese rifersice che un sola piattaforma rilascia nel mare cira 90 mila tonnellate di sostanze chimiche nel corso della sua esistenza. Le sostanze chimiche coinvolte sono benzene, cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame.

Studi sui pesci vicino alle piattaforme rivelano alto tasso di inquinamento ed in maggior parte di mercurio. Il fondale marino, ugualmente risulta contaminato, e a lungo andare la pesca scompare.

Gli incidenti sono sempre possibili, il piu' grave avvenne in Inghilterra nel 1988 con quasi 200 morti e innumeveroli quantita' di petrolio riversati in mare. La piattaforma si chiamava Piper Alpha.

A San Vito i giornali parlano solo di sassi sporchi di catrame, in realta' sono in contatto coi pescatori della zona che riferiscono che da circa due settimane i pesci sono molto meno abbondanti che prima, che periodicamente si vedono delle fumate nere che escono dai pozzi nel mare, e che ogni tanto ci sono delle strane schiume bianche chimiche che affiornano e che prima non si erano mai viste. Remote coincidenze? Forse, ma e' meglio prevenire certe cose piuttosto che poi dover riguardare con il senno di poi e dolersi.

E' di oggi che il sindaco di San Vito si pone contro il WWF per "procurato allarme". Questo attegiamento non portera' da nessuna parte secondo me, perche' il pericolo esiste. Dovunque uno voglia guardare l'esperienza petrolifera non porta mai nulla di buono: a Gela sono nati bimbi deformi a causa del benzene, a Falconara dove esiste
una raffineria i tassi di tumore al cervello e al sistemza linfatico sono di gran lunga superiori alla norma, cosi pure a Priolo e Ragusa dove sorgono impianti nel mare e dove per anni il mercurio e' stato buttato nel mare senza problemi.

In Florida esiste una cittadina che si chiama Pensacola, e al largo di quella citta' esistono dei giacimenti di petrolio non trivellati. Ebbene l'anno scorso decisero di vietare in maniera definitiva qualsiasi forma di sfruttamento dei pozzi perche' l'impatto sulla salute del mare e dell'uomo sarebbe stato troppo elevato. Li erano a 160 chilometri dalla costa qui siamo si e no a 10.

Molti di questi documenti sono sul web, se lei volesse qualche
riferimento sarei ben lieta di madarle qualsiasi testo. Alcuni sono qui:

www.csun.edu/~dorsogna/byron

e altre considerazioni sul mio blog: www.dorsogna.blogspot.com

In ogni modo, la esorto, se puo', a dire qualcosa adesso, ogni giorno piu che passa e' un altro giorno che regaliamo alle compagnie petrolifere per portarci indisturbati morte e distruzione. E' importante che la gente sappia che non abbiamo solo politici e petrolieri contro, ma che la chiesa e' con noi. Il vescovo della val di Noto si e'
apertamente schierato contro le trivelle, e cosi pure il Vescovo di Potenza che ha detto no ad una nuova raffineria a soli 20 chilometri da quella gia' esistente. E' veramente importante, e servirebbe per risvegliare le coscienze.

Di mia natura sono anche una persona pacifica, e mai mi sarei aspettata che questo ruolo di "attivista" venisse affidato proprio a me. Ma cos'altro avrei potuto fare? Qualcuno deve impegnarsi, ed e' toccato a me. Me la sono presa veramente a cuore, e non sarei tranquilla con la mia coscienza se non facessi tutto cio' che posso per salvare la mia terra. Il mio lavoro e' ora quasi un passatempo, nel senso che
trascorro la maggior parte del tempo, a scrivere email, a parlare con questo o quel gruppo di pescatori, documentaristi, studenti, e documentarmi su cosa significhino trivelle in mare, a leggere, a contattare giornali italiani nella speranza che qualcuno voglia parlare di questa storia a livello nazionale. L'Abruzzo, la gente, io, abbiamo bisogno di una sua parola.

Grazie mille,

Maria Rita

Thursday, June 26, 2008

La risposta dell'arcivescovo


Pubblico qui la risposta che mi diede l'arcivescovo Valentinetti dopo il mio email dell'8 Maggio. Ricordo che l'email era indirizzato oltre che a lui anche a Forte e a Ghidelli, arcivescovi di Chieti/Vasto e di Lanciano/Ortona, rispettivamente. Valentinetti invece e' l'arcivescovo di Pescara/Penne. Ghidelli e Forte non hanno risposto. Ecco cosa mi ha scritto Valentinetti:


Gentile dottoressa.
Ho appena letto la sua lettera molto sincera e schietta e per questa mattina mi sono dispensato dalla meditazione, visto che le sue affermazioni fanno molto riflettere. Le dico sinceramente comunque che la riflessione su questo argomento e su temi similari a quello da lei esposto mi accompagnano in continuazione. Chi le risponde sa molto bene quali sono i rischi e i pericoli di una raffineria petrolifera a ridosso della costa abruzzese e di tutti gli altri pericoli dovuti all'inquinamento in generale e a quello delle falde acquifere, problema molto scottante qui a Pescara.

Ma andiamo con ordine nel chiarire lo stato della questione a proposito di una presa di posizione dei vescovi dell'Abruzzo-Moliise. Nell'utima riunione della nostra conferenza episcopale avevamo deciso una dichiarazione comune. Lo stesso giorno e' uscita la notizia che la regione Abruzzo aveva bloccato, fino ad anno nuovo 2009, la decisione definitiva per la realizzazione dell'impianto, che doveva comunque essere riconsiderato. Pertanto, dopo rapida consultazione abbiamo deciso di aspettare nel dire la nostra parola che in quel momento sarebbe caduta praticamente nel vuoto.

Siamo gia' pronti ad uscire con una dichiarazione pubblica nel momento in cui questa decisione dovesse essere rimessa in discussione con la conseguenza di riprendere il
progetto della costruzione dell'impianto in contrada Feudo di Ortona. Vorremmo uscire con modalita' ben precise, in modo da essere efficaci incisivi e perche' no anche un tantino profetici (spero che questo lei ce lo vorra' ancora concedere, data la schiettezza della sua lettera). Se Lei ha notizie diverse a questo proposito, me lo faccia sapere e affronteremo la situazione, tra le tante altre di cui di solito ci occupiamo.

Per quanto riguarda la chiazza di petrolio a largo di Ortona - San Vito, non so da che cosa possa dipendere, del resto il porto di Ortona da decenni ospita lo scarico di derivati del petrolio a causa del deposito costiero dell'AGIP. Non mi risulta ad oggi che siano iniziati lavori per l'estrazione e la raffineria in contrada Feudo. Il Dott.Tanino Basti, direttore generale dell'ARTA, agenzia regionale per la verifica dell'ambiente, da me chiamato per avere notizie in merito a questa questione, mi tiene continuamente aggiornato sugli sviluppi della situazione. Comunque, ripeto se lei ha altre notizie sono ben lieto di conoscerle.

Concludo sperando di averle dato le notizie che desiderava, riconfermando la disponibilita' ad un intervento al momento giusto e chiedendo il dono di un po' di credito a noi poveri vescovi, che portiamo la carretta ed il peso della responsabilit? delle nostre comunita' locali. Su questo tema faremo il possibile ma spetta anche a laici maturi e seri come lei mobilitarsi per dire una parola non solo da un punto di vista scientifico e di salute pubblica ma anche da un punta di vista di salvaguardia del creato, in nome della fede. Lei l'ha fatto e la ringrazio, la comunita' cristiana purtroppo su questi e su altri temi e' un po lenta. Sono fiducioso pero' che qualcosa di positivo possa nascere e crescere.

Con il mio augurio e la mia benedizione. + Tommaso Valentinetti Arcivescovo di Pescara - Penne

Friday, June 20, 2008

Un silenzio assordante


L'otto maggio 2008 scrissi per l'ennesima volta ai rappresentanti della chiesa cattolica abruzzese chiedendo loro di prendere posizioni nette e decise sulla questione della petrolizzazione dell'Abruzzo. Avevo scritto gia' ai tre vescovi Valentinetti, Forte e Ghidelli fin dallo scorso inverno. Sia Valentinetti che Forte mi risposero in modo privato, dicendomi che avrebbero pensato ad un intervento comune ma che intanto occorreva pregare (Forte) e che ci avrebbero lavorato (Valentinetti). Da Ghidelli il nulla.

Non approvo molte cose dell'operato della chiesa in Italia, troppe ingerenze nella vita di un paese che si proclama laico (vedi leggi sulla fecondazioni artificiali e l'invito a non votare (!!), i matrimoni vietati agli invalidi, una difesa quasi ossessiva della famiglia tradizionale), ma mi ritengo cattolica perche' alla fine dei conti il messaggio che e' alla base del cristianesimo e' fra i piu' belli che io abbia mai sentito - ama il prossimo tuo come io ho amato voi. Cattolica si, ma da persona critica.

Fatta questa premessa, e data l'enorme influenza della chiesa dalle nostre parti, ho pensato fin dall'inzio che una volta spiegato ai vari vescovi i problemi legati al petrolchimico in Abruzzo, e che io sono contraria da persona informata e libera, che parlo sulla base di dati scientifici, che sono diniteressata e che non me ne viene in tasca niente, loro avrebbero detto o fatto qualche cosa e che ci sarebbero rimasti sbalorditi e impazienti di agire tanto quanto me all'inizio di questa storia. Alla fine dei conti, la vita e' vita sempre, no? Che differenza c'e' fra la difesa di un bimbo abortito ed uno che respira idrogeno solforato a regime costante?

Ho mandato a tutti a tre copie stampate del report di 40 pagine che ho scritto, una lettera dettagliata, ho speigato tutto quello che c'era da spiegare, e sono stata paziente finora. Il risultato? Silenzio. La cosa mi sgomenta, mi arrabbia, mi fa vergognare. L'ho gia' detto, non mi interessano le ragioni di stato, la realpolitik, gli intrallazzi e i castelli di carta che si devono tenere in piedi. Lo trovo vergognoso che non un membro della chiesa in Abruzzo abbia detto nulla, almeno a quanto mi risulti.

Dunque, visto che non posso fare molto di piu' su questo tema, pubblico qui l'ultima lettera che scrissi loro, appunto in data 8 Maggio 2008. Ho atteso finora un qualche presa di posizione, ma non c'e' stato nulla. Il silenzio. Nei prossimi giorni mettero' su, l' unica risposta, privata, che ho ottenuto.

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Carissimi Vescovi,

ho gia' scritto a tutti in precedenza, e a parte vaghe promesse fatte a me personalmente, non ho, a tuttoggi, visto alcuna presa di posizione pubblica della chiesa abruzzese contro il petrolio in abruzzo. E' scandaloso che non abbiate fatto nulla finora.

Da cattolica praticante, sono profondamente ferita ed indignata del vostro silenzio e mi sento abbandonata. Non usero' mezze parole ma saro' schietta. Non e' accettabile che non diciate nulla. Ponzio Pilato, se posso ricordarvelo, non e' stato giudicato troppo bene dalla storia
ed il vostro silenzio, secondo me, vi rende piu vicini al suo comportamento che al messaggio autentico di Gesu' Cristo.

Pregare non e' sufficiente, occorre sporcarsi le mani, occorre prendere posizioni, occorre stare con il popolo, aiutarli, guidarli, darsi da fare. Gesu' amava la gente e non aveva paura a sporcarsi le mani con questioni pratiche, volte anche al benessere fisico e di salute dei suoi
seguaci. Gesu' diede da mangiare alla sua gente, li risuscito' dai morti, li curo' dalle malattie. Sono sicura che non sarebbe stato zitto di fronte alla possibilita' di dare ai suoi fratelli un bel tumore a causa di impianti petroliferi.

NON E' UNA QUESTIONE DI POLITICA: la salute e' un bene prezioso, e la chiesa DEVE difendere la vita dei vivi al pari di quella dei nascituri e dei moribondi. E' cosi difficile capirlo?

Perche' la morte di un neonato per aborto terapautico e' piu' importante di quella di un bimbo che morira' perche' la mamma ha respirato i fumi velenosi delle raffinerie? Questo fatto e' scientificamente provato: le donne che vivono vicino agli impianti petroliferi hanno maggiori rischi di aborti spontanei. Quelle non sono forse vite? E la gente che si ammalera' di tumore? Quella non e' vita? A Falconara dove gia' esiste una raffineria i tassi di leucemie e di tumore sono superiori e di gran lunga che in altre parti delle Marche.

Al largo di San Vito e di Ortona gia' si sono osservate delle macchie di catrame ed e' solo l'inizio. Quella roba e' CANCEROGENA e finira' nella catena alimentare. La raffineria di Ortona emettera' veleni che la gente respirera'. Vi ho mandato un report, a ciascuno di voi, con oltre 100 citazioni medico-scientifiche. E' tutto chiaro, e solo chi e' in malafede puo' contestare le veridicita' dei fatti: il petrolio si estrae e si raffina nei deserti e non fra la gente.

La TV ha fatto dei servizi su Gela e i bimbi che nascono deformi a causa degli inquinanti petroliferi, su Viggiano e la fine dell'agricoltura li, il papa ha detto che inquinare e' un peccato, di quante piu prove avete bisogno?

Quanto e' difficile essere UOMINI di Chiesa e non timidi prelatini alla Don Abbondio? Se non prendete posizioni voi e chi deve farlo? La gente normale sta facendo degli sforzi sovrumani per proteggere la terra, e voi cosa fate? Dove siete? Perche' tacete? Di cosa avete paura? Abbiamo
bisogno di voi, ora piu' che mai.

Esiste anche il peccato di omissione. Star zitti, secondo me, e' inaccettabile. Non mi importa il quieto vivere, non mi importano gli accordi che avete per promuovere il turismo religioso coi vari sindaci, non mi importa se siete di destra o di sinistra, non mi importa quale arcidiocesi sia competente, la VITA deve venire prima di ogni altro calcolo, prima di ogni altra paura, prima di ogni altro compromesso.

Questo e' quello che il Vangelo ha insegnato a me. Spero che vogliate essere piu' attivi ed impegnarvi maggiormente. Attendo che prendiate posizioni pubbliche.


Sincerely,

Maria R D'Orsogna