.

.

Wednesday, March 21, 2018

L'ultimo rinoceronte bianco



E' morto in Kenya. Si chiamava Sudan ed aveva 45 anni.

Era l'ultimo esemplare maschio del rinoceronte bianco del nord sul pianeta. Restano solo due altri esemplari di questa specie: la figlia di Sudan, che si chiama Najin e la nipote Faru, entrambe femmine.

Sudan, il rinoceronte gentile e' stato sottoposto ad eutanasia perche' afflitto da dolori tipici della vecchiaia.

Tutto il mondo ne ha parlato, tutto il mondo avrebbe voluto salvarlo.

Ma nessuno ci e' riuscito.

Qui il racconto commovente del fotografo Ami Vitale di National Geographic che ha immortalato Sudan piu' volte.

Manca poco allora all'estinzione completa della specie del rinoceronte bianco del nord, visto che non ci sono piu' maschi viventi. E non sarebbe neanche la prima delle estinzioni di una specie di rinoceronte, visto che il rinoceronte nero del nord e' gia' scomparso.

Non ci sono piu' ne maschi ne femmine.

Restano invece alcuni esemplari di rinoceronti bianchi del sud. 

La storia di Sudan e' una storia di bracconaggio, dell'uomo che non si cura della vita animale sul pianeta finche' non diventa troppo tardi, degli habitat che scompaiono, di gente disperata.

Sudan era nato in Sudan, ma era stato trasportato quando aveva pochi anni nella repubblica Ceca, in uno zoo, assieme ad altri quattro esemplari. Erano tempi in cui sul pianeta ce ne erano abbastanza di rinoceronti come Sudan. Poi, nove anni fa ci rese conto che la specie stava scomparendo.

Restavano solo otto esemplari sul pianeta.

E cosi nove anni fa, nel 2009, si penso di portare Sudan in Kenya assieme a tutti gli altri.  La speranza era che tornati al loro habitat naturale i rinoceronti potessero riprodursi piu' facilmente fra loro o magari con altre specie di rinoceronte.

Ma non e' successo.

Sudan ha vissuto gli scorsi nove anni in una riserva privata chiamata Ol Pejeta Conservancy che, fra le altre cose, cerca di proteggere gli animali dai bracconieri.

Ami Vitale fece delle foto a Sudan la prima volta che ha fatto un bagno di fango nella riserva, e quella che ha potuto interpretare come gioia del rinoceronte di fronte al suo habitat naturale.

Ma Sudan aveva sicurezza armata 24 ore su 24.

Perche'?

Per proteggerlo dai cacciatori.

Esagerazione?

Non proprio: basta pensare che in Francia un rinoceronte di 4 anni e' stato ucciso  con un colpo di pistola dentro uno zoo per rubargli le corna.

E se questo accade in uno zoo a 40 miglia da Parigi, figuriamoci in Kenya quanta maggior protezione e' necessaria!

Non e' nemmeno una esagerazione dire che i bracconieri hanno decimato la specie dei rinoceronti, spinti dall'ingordigia, o dal piu' banale spirito di sopravvivenza.

Le corna di rinoceronti sono considerate pregiate in Cina e in Vietname e vengono usate per scopi "medici".

La morte di un rinoceronte significa soldi per chi li ammazza.

E non c'e' sensibilizzazione che tenga quando si vede la morte di un animale come l'unico modo per tirare avanti e per sfamare le proprie famiglie.

E probabilmente Sudan e' sopravvissuto per 45 anni proprio grazie a quello zoo della repubblica Ceca che l'ha tenuto lontano dai bracconieri cosi a lungo.

Secondo CNN, la corruzione in Kenya e' cosi endemica che il Kenya Wildlife Service, l'organismo che gestisce i parchi nazionaili del paese e' accusata di avere assassinato e fatto scomparire persone, spesso minoranze etniche, in nome della sua lotta anti-bracconaggio. E la corruzione fa si che non sempre lo scopo di proteggere la vita animale viene rispettato.
A volte si chiude un occhio o due. 

Non e' un caso che il rifugio dove viveva Sudan e' gestito da privati e non dal Kenya Wildlife Service.

E che dire della Cina, dove tutte queste corna di rinoceronte finiscono?

L'appetito dei cinesi per l'avorio di elefante e corna di rinoceronte pare essere senza limiti. Nel 2017 hanno finalmente vietato l'avorio grazie alle pressioni internazionali, ma manca qui una vera coscienza ecologica. I cinesi hanno una enorme influenza in Africa grazie a tutti gli scambi commericiali in atto, lo sfruttamento cinese della risorse africane.

Ma mancano programmi di assistenza alle comunita' locali in cambio di tale sfruttamento; programmi che davvero facciano gli interessi degli africani.

Siamo tutti abituati a puntare, giustamente, il dito contro ENI e Shell, Nestle e Nike che arrivano e distruggono l'Africa e tutte le comunita' meno sensibili e istruite, ma le ditte cinesi non sono meglio. Potrebbero fare tanto considenrata tutta l'influenza che hanno in Africa, ma finiscono con il non fare niente e a concentrarsi solo su cio che gli fa comodo.

Degli USA di Trump meglio non parlarne, e' tutto un gran disastro sull'ambiente, le trivelle, la cancellazioni di leggi dell'era Obama per l'aria pulita e il (sognato) ritorno del carbone. L'Africa non interessa nessuno. Anzi, il figlio di Trump, Donald Junior, pare che sia un gran patito di caccia di specie esotiche in Africa.

Figuriamoci che gli importa di rinoceronti in via di estinzione.

L'unione Europea? Non pervenuta.

E infine, sono le nazioni africane stesse che, per la maggior parte, non hanno progetti a lungo termine e che vanno avanti con lo status quo di corruzione, di improvvisazione, di natalita' esplosiva, di giovani che non sanno cosa fare di se stessi. E di sfruttamento senza intelligenza delle proprie risorse.

Ed e' in questo clima di abuso cieco delle risorse che si inseriscono i bracconieri.

E' un altro modo per spremere tutto lo spremibile da cio' che ci circonda senza pensare alle conseguenze. E questo vale ancora di piu' quando uno non sa cosa mettere sulla tavola la sera a cena e quando ammazzare rinoceronti e' visto come un modo per sbarcare il lunario.

Che fare?

Da un lato ci sono alcuni scienziati che parlano di nuovi metodi per salvare la specie. Da Sudan il rinoceronte appena morto sono stati prelevati campioni con il suo materiale genetico e si pensa di usare la fecondazione artificiale per creare nuovi rinocerontini. 
Ma ne Najin and Fatu sono in grado di portare avanti alcuna gravidanza, essendo imparentate a Sudan.

Esiste pero' una associazione non profit chiamata Helping Rhinos che ha per obiettivo l'uso di specie terze per creare nuovi rinoceronti.

Non sarebbe la prima volta che specie quasi estinte ritornano in vita. Presso le isole Galapagos dell'Ecuador si sta sperimentando il ritorno in vita di una specie di tartaruga estinta, la tartaruga Floreana, usando come "mamma" esemplari di specie diverse ma facendo si che le nuove generazioni somiglino geneticamente di piu' all'animale scomparso invece che alla mamma.

Ripetendo il processo per varie generazioni si pensa che alla fine si possa arrivare ad una nuova tartaruga Floreana. In teoria questo si potrebbe fare anche per il rinoceronte bianco del nord, se si trovano campioni genetici "mamma" adeguati.

Ed e' anche gia' successo. Nel 1895 si pensava che il rinoceronte bianco del sud fosse estinto. Ma quello stesso anno si scoprirono circa 100 animali. Con le cure adeguate da quella popolazione di 100 si e' ora arrivati a 20,000 esemplari.

Ovviamente, tutto questo non e' facile.

Ci sono sul pianeta solo altre cinque specie di rinoceronti: tutti a rischio di estinzione. 

I rinoceronti di Javan e di Sumatra sono pochissimi, alcune dozzine i primi e circa 200 i secondi. Ironicamente solo i rinoceronti bianchi del sud, quelli che si pensavano estinti nel 1895, sopravvivono in numeri adeguati.

Dall'altro canto, c'e' invece qualcosa di molto meno sexy e pratico. Come sempre e' il buon senso.

Occorre che tutti ci rendiamo conto che decimare la vita animale sul pianeta e' controproducente per tutti noi. Ci vogliono campagne di informazione, dall Cina al Vietnam che l'avorio non risolve alcun problema medico, ci vogliono maggior investimenti affinche queste specie animali vengano viste come risorse per il turismo invece che utili solo da morti, ci vogliono multe, ci vogliono opportunita' per una vita dignitosa che non sia ammazzare rinoceronti, e istruzione, istruzione, istruzione, specie per le donne, con l'obiettivo di dimunire la natalita'.

Degli uomini, non dei rinoceronti.

Saturday, March 17, 2018

Amnesty International: ENI e Shell hanno mentito ai nigeriani sull'inquinamento






















Non e' che non lo sapessimo, o che la cosa purtroppo sia una novita'.

Ma fa un po impressione sentire che adesso anche Amnesty International punta il dito contro Shell ed Eni per le loro malefatte in Nigeria che vanno avanti da decenni ormai.

Immagine dopo immagine della Nigeria al petrolio ci mostrano quanto devastante sia stato l'arrivo dei petrolieri italiani e olandesi in questa nazione. E siccome l'ENI e' del 30% nelle mani pubbliche, tutto questo deve farci arrabbiare perche' viene fatto in nome di ciascuno di noi.

Che la Nigeria sia stata distrutta dal petrolio e' innegabile. E non solo l'ambiente, ma anche la politica, la corruzione, tutto cio' che poteva essere e non e' stato, tutto cio' che era e che ora non e' piu'.

Alcune di queste cose sono fuori il controllo di ENI e Shell, come la corruzione o il modo di gestire l'enorme quantita' di denaro che e' arrivata alla Nigeria.  Di certo ENI e Shell non si sono tirate indietro quando la corruzione gli ha fatto comodo, sono state anzi attive partecipanti ai giochi di potere ogni volta che e' stato possibile.

Altre cose invece non erano fuori dal loro controllo. e hanno sempre tirato la corda facendo cose che non avrebbero potuto fare in occidente, perche' la legge non glielo avrebbe permesso, perche' sarebbe stato troppo.

Cosa?

Gas flaring da 50 anni, campi intrisi di petrolio mai bonificati, fiumi al petrolio, monnezza a cielo aperto, rifiuti petroliferi a mare. La regione che soffre di piu' e' il Niger Delta, a sud del paese un tempo terra di mangrovie e di pesca.

Tutto questo inquinamento, tutti questi incidenti spesso arrivano senza che nessuno ripulisca in tempi ottimali, chieda scusa, risarcisca chiccessia. A volte i compensi non arrivano mai. Ovviamente a pagare il prezzo piu' alto e' stato il popolo di Nigeria, afflitto da morte della pesca, agricoltura, acqua inqunata, terra inquinata, aria inquinata.  E queste cose si vedono ed ENI e Shell non possono negarle.

E cosi' una delle cose che l'ENI e la Shell cercano di propagandare e' che le perdite di petrolio dai loro impianti non e' dovuta alla loro negligenza, al fatto che i protocolli di sicurezza sono obsoleti, al fatto che essenzialmente non gliene importa niente.

No, l'inquinamento e' colpa del sabotaggio.

Cioe' sono i nigeriani stessi, i ribelli e le gang di sabotatori che vanno a distruggere i campi di petrolio e le raffinerie o per far dispetto ad ENI e Shell o per rivendere il petrolio sul mercato nero.

E certo, queste cose esistono in Nigeria. Ma ENI e Shell, secondo Amnesty International hanno usato questa scusa per evitare di pagare compensi ai Nigeriani in almeno 89 casi di perdite petrolifere.

Perche'? Perche' dare la colpa ai sabotatori per l'inquinamento fa si che loro stessi debbano pagare meno compensi alle comunita' locali.



Di queste perdite, 46 sono della Shell (dal 2011 in poi) e 43 sono dell'ENI (dal 2014 in poi). Fanno varie dozzine di comunita' che avrebbero dovuto essere compensate dai petrolieri e che non lo sono state.

Perche' ENI e Shell? Perche' sono loro le piu' grandi multinazionali del petrolio nel paese. A seguire ExxonMobil, Chevron e Total che lavorano tutte in concerto con la Nigerian National Petroleum Corporation, la petrolditta di stato.

E che possono dire ENI e Shell?

Ma certo, che e' Amnesty International che dice cose false:

“The allegations leveled by Amnesty International are false, without merit and fail to recognize the complex environment in which the company operates,” 

La Shell risponde cosi e dice che la Nigeria e' "complessa".  E dicono pure che loro stessi “responds to spill incidents as quickly as it can and cleans up spills from its facilities regardless of the cause.”
 
Questo fa ridere perche' l'evidenza pluriannuale e' totalmente opposta a quello che dicono, e infatti pure l'ONU dice che a ripulire tutto lo schifo che hanno fatto in Nigeria, ci vorrebbero 30 anni! E certo non ci sono state solo ENI e Shell in Nigeria, ma la parte del leone l'hanno fatta loro.

Dal canto suo l'ENI dice che hanno diminuito i volumi di monnezza riversata accidentalmente in ambiente del 50% nel 2017 se raffrontato al 2014.  E danno addosso pure loro ad Amnesty International dicendo da San Donato Milanese che

“Amnesty International statements are not correct and, in some cases, not acceptable”

Intanto Amnesty International stessa ha mandato tutti i dettagli al governo di Nigeria che promette di investigare.

Per chi non lo ricordasse, ENI e Shell sono a processo in Italia dal 5 Marzo per questioni di tangenti in Nigeria.

Sono accusati di avere pagato la bellezza di $1.1 miliardi di dollari al governo di Nigeria per trivellare le loro coste nel 2011.

E' uno schifo, da qualunque visuale uno adotti. 

Friday, March 16, 2018

20,000 scienziati lanciano un Avviso all'Umanita' sui cambiamenti climatici










L'articolo si chiama: "World Scientists' Warning to Humanity: A Second Notice" ed e' stato
pubblicato a Novembre del 2017 nella rivista Bioscience.

Era un appello da parte di un gruppo di scienziati al resto dell'umanita' affinche' ci svegliassimo e agissimo sui cambiamenti climatici, il piu' grande rischio alla vita sul pianeta. Alla vita di tutti.

Nel giro di pochi mesi la lettera aperta ha ricevuto il supporto di circa 20,000 persone da tutto il mondo, ben 184 nazioni ed e' in questo momento il sesto articolo piu' discusso su uno dei principali contatori di lavori scientifici mondiali, su un totale di 9 milioni di articoli. Il contatore si chiama Altmetric. E ancora, l'articolo e' stato usato da vari gruppi politici ed ambientali per chiedere maggiore impegno da parte della politica in decisioni concrete, dal Canada fino ad Israele.

Insomma, e' stato un articolo che ha causato discussioni e presa di coscienza e di posizione in tutto il mondo, dagli scienziati al pubblico, come dice il principale autore, un professore di ecologia, William Ripple della Oregon State University.

Perche' l'articolo si chiama "A Second Notice"?  Qual'era il primo?

Perche'  nel 1993 venne pubblicato il primo notice,   da parte del gruppo no-profit Union of Concerned Scientists. A quel tempo gia' si parlava dei danni causati dall'uomo sul pianeta e venne firmato da 1,700 persone di scienza, inclusi la maggior parte dei premi Nobel nelle scienze che fossero viventi.

Diceva cosi

"Human beings and the natural world are on a collision course."

E cioe' che l'uomo e la natura sono destinate a scontrarsi, a causa del buco nell'ozono, inquinamento, la perdita di acqua potabile, eccesso di pesca, deforestazione, attacchi agli habitat della vita selvatica, aumenti dei gas serra, della temperatura e troppi esseri  umani sul pianeta.

Venticinque anni fa.

Venticinque anni dopo i nuovi autori ricordano che purtroppo non ci sono stati molti progressi sulla protezione dell'ambiente e, di conseguenza, di noi stessi.

Aggiungono che il tempo sta per finire e che i cambiamenti climatici hanno davvero potenzialita' catastrofiche, in primo luogo grazie all'uso di fonti fossili.

Cosa fare? Gli autori del secondo notice dicono che occorrono misure urgenti per evitare il disastro, e dicono che sta a noi cittadini normali mettere pressione ai nostri governanti affinche' prendano iniziative adeguate per salvare il pianeta. E' un imperativo morale per l'umanita' presente e futura.

A causa della grande risonanza dell'articolo, BioScience ha pubblicato una aggiunta in queste settimane.

Thursday, March 15, 2018

Norvegia: la petrolditta di stato Statoil cancella l'oil dal suo nome e diventa Equinor. Meno petrolio, piu rinnovabili





Per quarantacinque anni si e' chiamata Statoil ASA, ed e' la piu' grande ditta petrolifera di Norvegia, responsabile dell'enorme ricchezza del paese.

Ma ora decidono di cambiare.

Non si chiameranno piu' Statoil ma Equinor. Equi come equita', equilibrio, uguaglianza; Nor come Novergia.

Il capo della ditta si chiama Jon Erik Reinhardsen e dice che il mondo cambia, e cosi pure Statoil dovra' cambiare per forza di cose. Dicono che vogliono essere alla guida della transizione energetica che si svolge sotto i nostri occhi e quindi non solo cambiano nome ma anche focus.

La Statoil-Equinor e' del 67% nelle mani del governo di Norvegia ed e' stata grazie a lei che il paese ha accumulato 1 trillione di dollari in fondo pensioni, una cifra esorbitante. Anche il fondo ora non e' piu' investito in petrolio e gas, visto che non e' considerato prudente far dipendere troppo le sorti economiche del paese da un settore solo.

E cosi, gia' dal 2017 e' stato deciso che entro il 2030 fra il 15 e il 20% delle sue operazioni dovranno dirette verso soluzioni diverse dalle fonti fossili, aumentando gli investimenti in eolico offshore e solare. E' dal 2014 che la Statoil-Equinor investe nel vento.

I costi del "rebranding " sono di circa 30 milioni di dollarie la cosa interessante e' che il nome Equinor ora appartiene ad un veterniario di Oslo che pero' cedra' il suo nome al governo.

Certo, sono sempre petrolieri nella loro essenza, ma il fatto che questi cambiamenti vengano da una ditta che e' nata petrolifera e che non vuole morire tale la dice lunga su dove il mondo sta andando.

E l'ENI? Arriveranno a scoppio ritardato anche qui? Faremo come Marchionne, l'ultimo a parlare di automobili elettriche? Contineueremo a trivellare lo stivale a piu' non posso?

Purtroppo per i petrolieri pero' il loro tempo finira', prima o poi finira'.

E prima lo capiscono ENI e compari, meglio sara' per noi, e alla fine, anche per loro.

Wednesday, March 14, 2018

Tesla a Santa Monica: il ristorante con stazione di ricarica






Per la precisione 1401 Santa Monica Blvd. Sorge qui ora una concessionaria Volvo. Tutta la strada in quel tratto e' fatta di concessionarie, car wash e meccanici. Pian piano pero' la gentrificazione arriva qui e le cose cambiano.  Edifici bassi e datati che diventano condomini di lusso, mom and pop stores, cioe' di singoli privati, che diventano catene e/o ristoranti un po' presuntuosi e costosi.

Ci vorrebbe un altro blog per raccontare tutti i cambiamenti di questa mia citta',  alcuni in positivo, altri secondo me, un po meno.  Ma non e' questo il punto di questo blog e cosi racconto un piccolo dettaglio di questa trasformazione in atto, buona o cattiva che sia.

E infatti e' qui, sul sito della concessionaria Volvo che Elon Musk vuole costruire una sorta di drive-in per le macchine elettriche: l'automobile si ricarica mentre la gente mangia. 

E' un idea un po retro', stile anni 1950 dove invece di guardare il film appunto si mangia. La Tesla ha proprio in questi giorni fatto richiesta di permesso di aprire tale ristorante-ricarica. Il posto si chiamera' The Drive e non solo l'idea e' anni 1950 ma anche il tipo di ristorante e' ispirato a quel periodo. Elon Musk lo descrive come "Tesla restaurant and supercharger station.”

Il tutto e' parte di un progetto piu' grande in cui la Tesla vorrebbe unire l'utile al dilettevole mentre le macchine si ricaricano, dando opportunita' agli autisti di fare shopping e/o mangiare durante i tempi morti della ricarica. Un prototipo limitato e' stato gia' costruito nella citta' di Kettleman, a meta' strada fra Los Angeles e San Francisco. C'e' qui un caffe' e una centrale di informazione su vari prodotti Tesla e come integrare l'alimentazione elettrica fra tetto, automobile e casa. 


Secondo i progetti della Tesla la stazione-ristorante aprira' alla fine del 2018. 

Monday, March 12, 2018

Arnold Schwarzenegger a denunciare i petrolieri per omicidio volontario



Non e' uno che fa le cose a meta'. Arnold, il Terminator, ha annunciato in questi giorni che fara' causa di petrolieri per avere letteralmente ucciso le persone con le loro politiche, scelte, inganni.

Dice di star lavorando con i suoi avvocati, e che la questione non e' assolutamente diversa dalla questione big tobacco. E cioe' che i produttori di sigarette hanno saputo per anni e anni che i loro prodotti erano dannosi alla gente e che avrebbero portato all'insorgenza del cancro. E invece di parlare ai loro consumatori, hanno nascosto la verita' e incassato finche' hanno potuto.

E alla fine sono stati denunciati, hanno perso svariate cause in tribunale e hanno dovuto pagare milioni di dollari.

Secondo Schwarzenegger i petrolieri non sono diversi dai produttori di sigarette.

Sapevano dal 1959 secondo alcuni studi, che l'uso smodato di fonti fosili avrebbe portato ai cambiamenti climatici, avrebbe inquinato il pianeta e danneggiato chi ci viveva vicino, e hanno continuato a trivellare, nascondendo la verita' al resto del mondo.

Le carte verrano depositate in tribunale nelle settimane a venire e probabilmente la causa sara' pronta per una grande conferenza sul clima che lui stesso sta organizzando per Maggio a Vienna.

Dice che e' assolutamente irresponsabile che i prodotti petroliferi uccidano la gente e che nessuno faccia niente. Dice che ogni automobile, ogni pompa di benzina in tutto il mondo dovrebbe avere un monito sulla pericolosita' del petrolio e dei suoi derivati. Dice che tutto questo quanto meno portara' ad una maggiore presa di coscienza da parte del pubblico.

Aggiunge che lui non vede alcuna differenza fra quello che stanno facendo le ditte del petrolio e chi intenzionalmente uccide un altro.

E poi spiega che lui e’ un repubblicano, lo stesso partito di Donald Trump che non ha proprio tanto a cuore l’ambiente. Dice che non e’ lui che e’ cambiato, quanto i valori dei repubblicani che hanno dimenticato che la difesa dell’ambiente deve essere un valore universale.

Ora, sicuramente questo potrebbe essere una sorta di mossa pubblicitaria, o qualcosa di megalomaniaco. Due cose sono certe pero': in tutta la sua carriera di politico qui in California il governatore Arnold Schwarzenegger e' stato sempre molto attento all'ambiente.

E l'altra e' che almeno ha il coraggio delle sue posizioni e di dare pane al pane e vino al vino. Qualcuno mai mai sentito un politico, un attore famoso italiano dire qualcosa di similmente chiaro e forte? 








Saturday, March 10, 2018

Arizona: i Navajo chiudono la centrale a carbone e installano pannelli solari





Si chiama Kayenta Solar Facility ed e' il primo impianto a grande scala costruito dai Navajo sulle loro terre e per la loro tribu' in Arizona.

Kayenta e' una cittadina di 5000 abitanti che sorge nei pressi di Monument Valley, tecnicamente in Arizona e vicina al confine con lo Utah. Prima di questo impianto solare la riserva era nota per l'estrazione del carbone da parte della Peabody Energy che da decenni sfruttava e commercializzava energia fossile dalla cosiddetta Kayenta Mine.

Ma la Kayenta Mine chiude. Non ci sono piu' acquirenti, la miniera non e' piu' competitiva.

Al suo posto la Kayenta Solar Facility che occupa 80 ettari di deserto, e che per ora genera 27 megawatt di energia, sufficiente per portare elettricita' a 13,000 famiglie.

L'energia solare dal Kayenta Solar Facility arriva non solo in concomitanza con la chiusura della Kayenta mine ma cbe proprio in concomitanza con la chiusura della Navajo Generating Station, una centrale a carbone nella vicina citta' di Page che e' in via di smantellamento e che chiudera' le porte pure lei e definitivamente nel Dicembre del 2019.

L'agenzia che opera la centrale a carbone, e che adesso gestira' l'impianto solare, si chiama Navajo Tribal Utility Authority ed e' gestita dai Navajo stessi. Secondo Walter Haase, il capo dell'agenzia in questione, la transizione dal carbone al solare e' la cosa giusta da fare e da un segnale forte a investitori, pubblico e politici che e' possibile portare avanti progetti di green economy anche in una riserva indiana.

Erano anni che si progettava, si parlava, si pensava, e alla fine tutti gli ostacoli sono stati superati, logistici, economici, infrastrutturali. Buona parte della manodopera e' arrivata dai Navajo stessi, portando lavoro a 200 persone, il governo centrale ha contribuito 60 milioni di dollari al progetto, sono stati gia' firmati contratti a lungo termine che ripagheranno il resto degli investimenti.

Ovviamente si pensa gia' al futuro. Adesso che i Navajo hanno mostrato di essere competenti e adesso che hanno una forza lavoro con esperienza possono anche pensare di espandersi. L'area utilizzata infatti e' solo meta' di quella disponibile a Kayenta, e ci sono opportunita' per stoccaggio energia, aumenti dei megawatt (da 27 fino a 500) e anche lo sfruttamento dell'energia eolica.

Ovviamente c'e' ancora molto da fare: per ora la capacita' dell'impianto di Kayenta e' solo l'1% della capacita' dell'impianto a carbone all'apice della sua produttivita', e ci sono ancora 15,000 Navajo *senza energia elettrica*.

Ma e' innegabile che tutto questo sia un passo in avanti e che e' solo l'inizio. Non a caso la Peabody Energy ha protestato vivissimamente contro la centrale solare. Non possono accettare che il loro modello di sviluppo stia tramontando, che nessuno vuole piu' energia da carbone, che i costi del solare sono ora competitivi con le fossili, che possa arrivare qualcos'altro a prendere il loro posto.

Il carbone e il petrolio e il gas estratti in tutto lo stato, nonche' una classe politica amica delle fossili ha non solo paralizzato a lungo le rinovabili qui in Arizona, ma ha anche portato ad inquinamento di acqua e terra.

E' innegabile che di tutte le opzioni il sole sia fra le piu' promettenti qui, data la geografia e le mille opportunita'.

Non a caso la Arizona Corporation Commission, l'ente dello stato che si occupa di gestire l'energia nello stato ha proposto la generazione di energia elettrica all'80% dal sole entro il 2050, e del 50% entro il 2030.

Come?

Tramite l'uso di piccoli e medi progetti di sole e vento, con maggiore stoccaggio, usando per esempio reservoir d'acqua come batteria, con reti elettriche piu' flessibili, con maggiori incentivi alle auto elettriche, e offrendo incentivi per usare energia durante le ore non di punta.

Come sempre, a volerlo, a programmarlo, ad insistere, alla fine tutto si puo' fare.
Per ora celebriamo con i Navajo.