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Thursday, October 20, 2016

A Lino Banfi: dica mille parole sulle trivelle in Puglia




Caro Lino Banfi,

Sono appena tornata a casa, dopo il lavoro, dopo la palestra, e dopo un altro dibattito non proprio esaltante di questa deprimente saga Clinton-Trump. Vorrei solo mettermi a letto e leggere un libro, imparare una cosa nuova, pensare a cose belle, costruttive.

E invece sono qui che le scrivo, perche' non posso fare niente altro, anche se so che possibilita' che lei legga quel che scrivo sono molto basse.

Non sono nessuno, lo so. Ma qualcuno deve pur parlare.  Sono stanca. Di una stanchezza antica, che nasce da quando piu di nove anni fa mi dissero che l'ENI voleva trivellare l'Abruzzo. Sono quasi dieci anni, sa?

Leggo le sue parole su Manfredonia, sulla costruzione di un impianto GPL  nella cittadina pugliese, e della sua *libera* scelta di fare pubblicita' per la ditta Energas coinvolta in questo impianto.

E' Manfredonia ed e' Lino Banfi, ma avrebbe potuto essere Jovanotti e l'ENI, Papaleo e la Basilicata, o Benigni e la costituzione italiana. Non sono importanti i dettagli. Sono importanti i protagonisti e le circostanze. Perche' e' sempre lo stesso il concetto: gente con potere, con immagine, che potrebbe fare del bene e che invece in qualche modo supporta lo status quo perche' il proprio orto e' piu importante che il giardino della nazione.

Dice Banfi sul tema dell'impianto a gas:

Su questo argomento non ho un'opinione precisa perché non me ne intendo. È pericoloso, è sicuro? Non lo so. Credo che come me la maggioranza dei cittadini non sappia esattamente quali sono i termini della questione ma capisco che quando ti dicono 'distrugge l'ambientè ci rimani male, ti spaventi. 


In ogni caso col referendum di Manfredonia non c'entro nulla. Comunque penso che sia un bene che ci sia, così i cittadini di Manfredonia potranno esprimersi e decidere. Io faccio l'attore. Più di un anno fa ho firmato un contratto con Energas per quegli spot. Li ho girati 8 mesi fa. Poteva essere Eni, Q8, Esso o chi volete voi: per me è lavoro, il mio lavoro. 

Però nessuno può mettere in discussione l'amore che ho per la mia Puglia e anche per Manfredonia (famosa oltretutto per il pesce freschissimo). Vi prego - conclude - non mi tirate dentro una polemica politica che non mi riguarda affatto. Grazie. Una parola è troppa e due sono poche

Che tristezza leggere queste parole.

In Italia nessuno c'entra mai nulla con niente. 

Posso dirlo? A me nessuno ha mai chiesto di fare pubblicita', ma quando mi dissero che arrivava l'ENI in Abruzzo a differenza di lei non mi sono detta "io con le trivelle di Ortona non c'entro nulla"
"io con le trivelle di Ombrina non c'entro nulla". 

Mi sono messa li a voler *capire* e a fare la mia parte.

E ci sono voluta entrare perche' la res publica e' di tutti, anche mia e anche sua, a prescindere da dove viviamo e cosa facciamo per vivere.

Nel mio caso vivevo in California, eppure non mi e' mai passato per l'anticamera del cervello di dire che la "polemica" sul petrolio non mi riguardava o che "non ho un opinone precisa".

Ci ho perso del tempo e me la sono fatta questa opinione.

Perche' l'ambiente, il territorio, 'Abruzzo, la Puglia, l'Italia non sono concetti astratti che *qualcuno* difendera'. Sono concetti reali che tocca a noi tutti difendere.

E chi piu potere ha, di qualsiasi genere, piu' responsabilita' ha.

E lei?  

Lei non e' la massaia di Manfredonia. Lei e' una persona famosa. E in quanto tale ha un *dovere* etico, morale, civile, io credo, di usare quel che si e' in modo costruttivo.

Se lei dice una parola per difendere Manfredonia, la Puglia, o qualsiasi altro angolo d'Italia, il tutto rimbalzerebbe sulle cronache nazionali in un batter d'occhio. Proprio come e' successo adesso. Solo che adesso invece che finire sulle stampa per cose costruttive, lei ci e' finito per critiche piu o meno inutili.

Che significa "Io faccio l'attore"? 

Chi deve cambiare l'Italia? Chi deve proteggere l'ambiente? Chi deve dare l'esempio?

Perche' queste cose sono cosi lampanti ai miei occhi, e la maggior parte degli italiani famosi non riesce a capirlo?

Anche io potevo dire: io faccio il professore universitario negli USA e chi si e' visto si e' visto. Il petorlio non era il mio lavoro. Eppure ho dato quello che potevo perche' era giusto cosi.

E lei?

*Prima* di sottoscrivere pubblicita' non le e' venuto in mente di voler studiare esattamente cosa questa ditta faceva?

Chi c'era dietro?

Ma poi, caro Lino Banfi, quanti miliardi deve accumulare uno ad 80 anni?

Quanti miliardi le servono ancora?  Possibile che uno ad 80 anni non si renda conto che forse e' meglio lasciare *altre* eredita'?  Non materiali, ma civiche?

Ed ecco qui una occasione per lei: perche' non fa lo spot contro le trivelle in Puglia che lo scellerato governo di Renzi continua ad approvare?

Sono anni e anni -- appunto almeno nove per quello che mi riguarda -- che se ne parla, e credo che le argomentazioni sono diffuse a sufficenza sulla stampa nazionale e regionale che tutti a questo punto possano avere una idea.

E anche se non ce l'ha, ci si metta, indaghi, si faccia consigliare, e vedra' che queste Renzi-trivelle non porteranno niente di buono alla Puglia che lei dice di tanto amare.

E quindi, ecco per lei l'occasione di agire. Dica qualcosa sulle trivelle in Puglia. Lasci questa eredita' qui.  Difenda il suo mare. Dica una, due, mille parole sul mare di Puglia.

Rileggo quello che lei scrive.

Cosa significa che lei ama la Puglia? La ama a parole o nei fatti? Perche' l'amore si mostra con cio che si fa, e non a chiacchere. L'amore ci spinge a muovere le cose, a cambiare quello che c'e' di storto e a metterci in gioco per difendere o migliorare quello che amiamo. A parole siamo tutti bravi.

A che serve avere della notorieta' senno'?

Ma poi, non pretendo che lei capisca. Dopotutto l'Italia e' quasi fondata sul concetto che la res publica non e' di nessuno, che basta che uno pensi al proprio tornaconto, e al resto che ci pensi qualcun altro. E lei e' figlio di quella cultura.

Vorrei tanto invece che invece i giovani che arrivano alla vita civica adesso, capiscano che c'e' un altro modo di viverlo questo vivere civico che non sia fondato sul "io non c'entro niente" quanto sul "io voglio fare la mia parte per rendere questa nazione migliore, per quanto piccola".

Ricorda le parole di Kennedy?

Ask not what your country can do for you, ask what you can do for your country.

In questi tempi, in cui l'ambiente viene massacrato a destra e a manca, caro Lino Banfi, una parola e' poca, due pure, e mille pure.

Ci vorrebbero le trombe dai tetti a dire: salviamo quel poco che ci resta da salvare -- in Italia e nel resto del pianeta.






Monday, October 10, 2016

La Norvegia a gettare monnezza mineraria in mare: dal monte ai fiordi

 
 
 



“Norway is the worst of the worst environmental offenders. Not only do we stand for half of all mining waste deposits in the sea already, we are planning new ones”

 Silje Lundberg, Friends of the Earth Norway


“This is a fjord full of life – to smother it with toxins is insane"

Arnstein Vestre,  Young Friends of the Earth Norway,



La Norvegia, il paese dove tutto e' green, dove vendono il 29% di automobili elettriche adesso, il paese che vuole mettere al bando il motore a scoppio, dove tutti reciclano e tutto e' sustainable .... si rifiuta di smettere di gettare monnezza mineraria a mare, pianifica di gettarne altra, e si rifiuta pure di firmare i trattati internazionali!

Si proprio cosi.   Una Norvegia un po meno green e un po piu black.

Cosa e' successo?

L'International Union for Conservation of Nature organizza un congresso alle Hawaii per parlare di monnezza a mare, da operazioni minerarie di varia origine.

I paesi invitati erano 53. Quasti tutti hanno accettato la proposta di vietare lo scarico di monnezza mineraria a mare da nuove miniere, e di fare tutto il possibile per fermare lo scarico a mare dalle miniere gia' esistenti.

La Cina ha detto si al divieto. La Russia pure. E cosi anche l'Iran, quelli della Repubblica Ceca, le Filippine. Anzi, queste ultime tre -- Iran, Repubblica Ceca e Filippine -- sono state le nazioni a promuovere questo divieto.

A dire di no dei 53 paesi invitanti solo in due. La Turchia e ... la civilissima Norvegia.

Si la civilissima Norvegia!

La civilissima Norvegia con il suoi quasi 1200 fiordi.

La civilissima Norvegia dove tutto e' perfetto.

Perche' hanno detto di no?

Perche' ad Aprile del 2015 il governo della Norvegia decise di dare il via libera ad una miniera a cielo aperto da una montagna chiamata Engebø, nei pressi del villaggio Vevring.

La cima della montagna scomparira' e restera' una sorta di miniera a cielo aperto.

A trivellare la Nordic Mining che cerca non petrolio ma rutile, un materiale a base di titanio usato come pigmento nella pittura, nella plastica e nella carta. Il deposito di Engebø fu acquistato dalla Nordic Mining nel 2006 e da allora fino ad adesso il prezzo del rutile e' aumentato di quattro volte.

L'area e' considerata fra le piu' ricche in termini di materia prima di questo rutile a livello globale.

E siccome i campi petroliferi sono in declino, perche' sono vecchi ed il prezzo basso del greggio certo non aiuta, ad Oslo hanno pensato di puntare su altro.

Sul rutile!

Il ministro Monica Mæland dice

If Norway wants future workplaces and welfare, we must be competitive. The minerals industry can be a motor for business and jobs in rural areas. The mine could generate up to 500 jobs.

Aggiunge che non c'e' da temere perche' ci saranno controlli "severissimi" e tutto sara' controllato.

Quindi addio montagna Engebø, salve rutile, salve 500 posti di lavoro ma salve anche monnezza!

E' per salvare questo progetto che la Norvegia non firma il trattato firmato invece dagli altri 51 paesi per vietare il rilascio a mare di sostanze di scarto da miniere.

E infatti da Engebø verranno prodotte, secondo il gruppo Save the Fjords, circa 250 milioni di tonnellate di monnezza chimica in 50 anni.

Il piano e' proprio di rigettare questa monnezza nel Forde fjord, vicino a Engebø.

E' questo uno dei fiordi piu' importanti per la deposizione delle uova di salmone e di merluzzi, e perche' l'area e' l'habitat di balene ed altri animali marini.

Mmh.

Se mi dicevano in Cina.... ma in Norvegia???

La gente ovviamente non ci sta e per ora sono riusciti a bloccare i primi tentativi di trivellare la montagna, nonostante le minaccie ricevute dalla Nordic Mining.

Anzi, per 3 settimane a Febbraio 2016, circa 100 persone hanno fisicamente impedito alla Nordic Mining di iniziare i lavori. Per tutta risposta la Nordic Mining dice che portera' in tribunale chi protesta. 

I primi ad essere arrestati, a Febbraio,  erano in 14, fra cui Ingrid Skjoldvær, presidente di Young Friends of the Earth Norway. La gente infuriata, e' allora accorsa in massa per dare supporto agli arrestati e per dimostrare la propria contrarieta'.

Alla fine la protesta e' durata 21 giorni.  La Nordic Mining non e' riuscita nel suo intento, cioe' di iniziare i lavori sulla montagna. Ma sono stati arrestati in 80, e a ciascuno di loro e' stata data una multa di circa 1000 euro.  E' stata la piu' grande azione di disobbedienza civile in Norvegia. 

Tutto bene? No perche' ovviamente la Nordic Mining non molla l'osso cosi facilmente. E nemmeno il rutile. 

Non sappiamo come andra' a finire.  Sappiamo pero' che alla miniera cielo aperto sono contrari quelli della Norwegian Fishermen’s Association perche' temono l'arrivo di metalli pesanti, fra cui cromo, ad inquinare la pesca. Vari biologi marini hanno denunciato la possibilita' che le "particelle piu' fino possono diffondere ampiamente con le correnti marini anche lontano dai fiordi" (questa frase mi e' familiare!)  danneggiando la catena alimentare e l'ecosistema.

Ma il capo della Nordic Mining, Ivar Fossum dice che sara' tuttapposto.

Interessante che non dice che non ci sara' inquinamento ma che dopo 50 anni, i materiali di scarto della montagna copriranno "solo" il 13% dei fondali del fiordo in questione, a 200 metri di profondita'.  Ovviamente garantiscono la totale assenza di materiale radioattivo, di metalli pesanti e di qualsiasi elemento tossico.

Il governo e' dalla sua parte.

E quindi, da un lato i residenti, i biologi, la gente con un minimo di buonsenso, dall'altra il governo centrale, i minatori,  i tuttapposti. 

In mezzo la montagna. 

Ovviamente al congresso dell'International Union for Conservation of Nature alle Hawaii il governo della Norvegia non poteva votare a favore del divieto contro il rigetto di rifiuti minerari a mare, visto che loro stessi hanno in progetti di farlo!

E infatti hanno votato no.

Cos'e' lo IUCN (International Union for Conservation of Nature)? E' un corpo internazionale che ogni 4 decide gli stantard per la conservazione del pianeta, fra cui degli oceani e del mare.

Come ha giustificato la Norvegia il fatto di avere votato contro il divieto, sola assieme alla Turchia?

Beh, Vidar Helgesen, il ministro del clima e dell'ambiente di Norvegia dice che la Norvegia e' 30 anni che getta monnezza a mare, sia localmente che sulla scena internazionale e che le restrizioni sono adesso ancora piu' vigorose che non ci sono problemi.

Dice che e' gettare la monnezza a mare non e' poi cosi male: le discariche a terra non sono migliori di quelle a mare!

“Norway is a very special case because of its topography with lots of fjords surrounded by high mountains. There is no evidence to support that deposits of mining waste on land are generally better than those at sea"

Ipse Dixit.

Come si dice tuttapposto in norvegese? 

Friday, October 7, 2016

Polonia: la pista solare che si illumina di blu alla notte


Arrivano le piste ciclabili al sole anche in Polonia. 

E' questa una nazione che ha puntato molto sul bici-turismo e che adesso apre la strada ad una pista azzurra di sole nei pressi di Lidzbark Warminski, nella regione Mazury.

Per ora sono 100 metri di strada, creata dalla ditta TPA Instytut Badan Technicznych ed in fase di sperimentazione.

La pista si illumina di notte grazie a del materiale sintentico, i luminofori, che si caricano dal sole di giorno e di notte brillano. Si possono scegliere varie tonalita'. Hanno scelto il blue perche' si intonava meglio con i colori della regione.  Il luccichio puo' durare fino a 10 ore di tempo. Quindi si ricarica di giorno e tutta la notte da luce azzurra.

Come ci hanno pensato? Beh, semplicemente si sono lasciati ispirare dalla "Starry Night" d'Olanda, la strada al sole dei paesi bassi che e' stata aperta un paio di anni fa ed ideata da Daan Roosegaarde a Nuenen, 100 km a sud di Amsterdam e dove era vissuto Vincent van Gogh nel 1883. Anzi, il disegno sulla pista olandese e' stato ispirato dai dipinti del pittore.


Ma in Olanda la strada si illumina con le luci LED alimentate dal sole, qui in Polonia invece non servono luci. E' il materiale da solo che si illumina. E' tutto indipendente ed automatico.


E in Italia quando arrivano queste piste ciclabili?

In Abruzzo sono dieci ( o venti? ) anni che si parla di pista ciclabile lungo l'Adriatico. Non possiamo anche noi pensare qualcosa di unico, di innovativo, che faccia pensare al futuro? Che sia speranza?

Incrocio le dita che non sia un altro disastro all'italiana. 


Tuesday, October 4, 2016

BP: il petrolio in mare dalla piattaforma Clair si "dissolvera' naturalmente"






At present, we believe the most appropriate response is to allow the oil to disperse naturally at sea, but contingencies for other action are being prepared. Oil has been observed on the sea surface and we are monitoring its movement. Both direct observation and oil spill modelling indicate the oil to be moving in a northerly direction away from land.


E' successo a 75 miglia dalle isole Shetland.  Una piattaforma offshore della BP, detta Clair, ha rilasciato 95 tonnellate di petrolio in mare.

Cosa faranno? 

Niente.

Secondo la BP la cosa migliore da fare e' di lasciare il petrolio diffondere in modo "naturale" nel mare. Per di piu' il petrolio si dirige al largo, invece che verso la terraferma, per cui... perche' preoccuparsi?

Hanno fermato la produzione da Clair ed ora fanno "monitoraggio".

Pesci e uccelli? Che vuoi che sia, alla fine quelli non protestano. 

Monday, October 3, 2016

UK: strade al sole che ricaricano le macchine mentre si viaggia








Che alla fine verra' realizzata o no, non e' importante davvero. Ma gia' che ci si pensi, che lo si voglia, che se ne parli, e' un segno dei tempi: la voglia, la necessita' di abbandonare l'uso di fonti fossili per un futuro benzina-free.

Siamo nel Regno Unito dove dal 2015 e' corso una sperimentazione della Highways England per gli automobilisti con macchina elettrica. 

L'idea e' semplice: le macchine saranno dotate di tecnologia wireless e viaggeranno su strade con un campo elettromagnetico sottoterra. Le macchine comunicheranno il loro passaggio alla strada, facendo "accendere" il campo elettromagnetico. A sua volta il campo elettromagnetico attivera' un solenoide dentro l'automobile che le fornira' energia. 

E' un esperimento gia' provato nel 2013 nella Corea del Sud dove la citta' di Gumi realizzo' un tracciato simile per 12 chilometri e per gli autobus. 

L'idea e' di aiutare gli automobilisti e di rendere meno complicato il processo di ricarcica delle auto elettriche (o la percezione che sia complicato!) e di far si che ci sia piu' autonomia.  Il test e' per ora limitato su strade dove non ci sono ancora macchine "normali" ma circuiti dedicati.

L'esperimento terminera' nel 2018 e costa circa 500 milioni di sterline.

Questo in Inghilterra.

E in Italia? Quali esperimenti abbiamo? Quali obiettivi abbiamo? Chi vogliamo essere, caro Matteo Renzi?

Dovunque ci giriamo ci sono progetti di strade elettriche, di piste al sole, di idee, di esperimenti, di tentativi.

E noi?

Perche' lei continua a fossilizzarsi sulle fossili? Su buchi ed altri buchi? Su airgun e raffinerie, su morte e distruzione?  Non le basta quello che accade in Basilicata e in tutti i posti del mondo dove si trivella? Non le basta il *no* di tutte le comunita' trivellate e trivellande?

Perche' per una volta non possiamo *pensare* a qualcosa di grande, di nuovo, di emozionante, che ci renda orgogliosi? Siamo gli eredi di Leonardo da Vinci in questa nazione, sa?

E invece siamo qui, a rincorrere, paralizzati nella melma petrolifera, mentre il mondo scappa avanti.

OIl gas: 100 ditte fallite. Tesla: raddoppio vendite. Energia: rinnovabili costano meno che fossili.









“Solar power delivers cheapest unsubsidised electricity ever, anywhere, by any technology"

 Michael Liebreich
Bloomberg New Energy Finance, direttore



E' una rivoluzione che forse arriva tardi, ma che e' stata messa in moto.

Dopo due anni di prezzi follemente bassi, l'industria del petrolio e' in ginocchio.

Le ditte con costi alti e petrolio difficile da estrarre -- cioe' il greggio-monnezza con alti livelli di impurita' e posti in giacimenti scomodi -- sono andate all'oblio.

Ci sono stati nel solo Nord America ben 100 fallimenti di petrolieri. Cento in due anni!

Molte altre ditte hanno dovuto ridimensionarsi.

Ma non e' finita qui: gli analisti predicono che ci saranno altrettanti fallimenti nei mesi a venire.  Bill Rhea, consulente petrolifero dice che molte delle compagnie che non sono (ancora) fallite sono riuscite a salvarsi perche' avevano dei cuscinetti-salvezza dal passato. Avevano per esempio dei contratti gia' fissati in anni precedenti a prezzi piu' alti di quelli di mercato, e che quindi sono riuscite a tirare avanti per il rotto della cuffia. Ma i prezzi continuano a restare bassi e quindi, questi cuscinetti-salvezza svaniscono:

"I think we've got easily another 12 to 18 months, and we could see as many filed bankruptcies from here on out as have (already) filed in the upstream sector"

E poi ci sono i creditori che hanno atteso a lungo e con pazienza per riavere i soldi prestati, nella speranza di vedere i prezzi del greggio risalire. Ma a un certo punto subentra il realismo e... magari decidono di chiedere i pagamenti indietro, quale che sia il prezzo ma *adesso*. Ergo... occorre pagare!

Dunque, considerate le perdite e la mancanza di liquidita', l'unico modo per venirne fuori e' la bancarotta.  Dalle parole di un altro analista, Patrick Hughes:

"The only way you can solve those problems is through the bankruptcy process"

Sara' una catastrofe?  Beh, per i petrolieri forse si. Ma non certo per noialtri.

Intanto, arrivano i report della Tesla. Le vendite rispetto al 2015 sono raddoppiate grazie all'arrivo di nuovi modelli: il marchio di lusso Model S ma anche la Model X, una SUV. Sono queste ancora macchine costose, ma si prevede che i numeri cresceranno ancora grazie al Model 3 che invece verra' messo in vendita nel 2017 e che, a $35,000 meno ribassi che variano da stato a stato negli USA, e' considerato un prezzo abbordabile.

Si calcola che la Model 3 eliminiera' i consumi di petrolio di circa 300,000 barili di petrolio *ogni giorno* se tutto va secondo le previsioni. Visto che qui negli USA ne consumiamo circa 20 milioni al giorno, non e' una cifra proprio trascurabile. E' l'1.5%. Solo dalla vendita delle Tesla nuove. Un piccolo-grande passo.

E poi c'e' la Chevrolet Bolt, la macchina elettrica "normale" anche lei nello stesso regime di prezzo della Model 3 che presto sara' immessa sul mercato.  Tutte o quasi le ditte automobilistiche hanno progetti di lanciare autombili elettriche nei prossimi anni. Per moda o per amore, non conta. L'importante e' che lo facciano. Succedera' e succedera' prima di quanto ce lo aspettiamo.

E dulcis in fundo....

Le rinnovabili iniziano a costare meno delle fonti fossili.

Secondo il Carbon Tracker Initiative (CTI) i costi dell'energia nel 2016 sono inferiori per il solare e per l'eolico rispetto all'energia prodotta da carbone e del gas.  Per di piu' se costruissimo *oggi* quattro nuove centrali a carbone, a gas, a vento e solari, le prime e due a lungo termine sarebbero antieconomiche. Cioe' costerebbe di piu il loro mantenimento e la loro costruzione rispetto all'effettivo guadagno, considerando i costi a priori e le proiezioni future di guadagno.

Tutto cio', assieme con gli accordi di Parigi che sicuramente incentiveranno ancora le fonti rinnovabili,  faranno si che sole e vento diventeranno sempre piu' convenienti, anche senza sussidi di nessun genere. Anzi, quelli del Carbon Track Initiative dicono che le fonti fossili non torneranno mai alla competitivita' con sole e vento, pure senza incentivi statali.

E questo si inizia a vedere in varie parti del mondo.

Anzi, in alcuni posti, per esempio in Cile, il costo dell'energia elettrica da carbone e'  il doppio di quello dall'energia solare!

Sara' qui costruito il piu' grande impianto solare del mondo *senza* sussidi secondo Bloomberg. Ogni kilo-wattora costera' 2.91 centesimi, il record assoluto di basso costo. Per fare un raffronto, negli USA dove il 67% dell'energia e' generato da fonti fossili, il costo e' di 12 centesimi per kilo-wattora. 

In Cile l'uso di rinnovabili e' aumentato di quattro volte dal 2013.

Anche in Australia, le rinnovabili costano gia' adesso meno dell'energia generata da centrali fossili secondo Bloomberg. Secondo il governo del paese, conservatore, non ci siamo ancora, ma manca poco. Anzi per bocca del suo ministro dell'ambiente e dei cambiamenti climatici, Simon Corbell, l'Australia dice che i prezzi sono quasi "in parita'".

Stessa conclusione in India, dove le vendite di energia elettrica dal sole sono state meno costose di quelle del carbone. Lo dice il ministro dell'energia del paese, Piyush Goyal. In India l'obiettivo e' grandioso: arrivare a 100GW di solare entro il 2022.
  
A livello mondiale, gli investimenti in rinnovabili sono due volte di piu' che in carbone e gas,  e la tendenza rimarra' favorevole alle rinnovabili a lungo ancora.

E quindi, tutto cio' che si continua a propagandare sulle fonti fossili e' solo il canto del cigno morente.

La storia e' dalla nostra parte e non dalla parte di ENI, di Matteo Renzi, di Gianluca Galletti, di Chicco Testa, di Dario Franeschini e del loro petrol-pensiero. 






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Sunday, October 2, 2016

Le api nella lista delle specie a rischio









"The bees help maintain the structure of the whole forest" 

Karl Magnacca, Universita' delle Hawaii

Ecco - siamo ora arrivati come umanita' anche a far del male ad alcune delle specie piu' importanti per la nostra sopravvivenza: le api.

Negli USA, per la prima volta, sette specie di api originarie delle Hawaii sono sulla lista delle specie a rischio di estizione. Sono le Hylaeus anthracinus, Hylaeus assimulans, Hyaleus facilis, Hylaeus hilaris, Hylaeus kuakea, Hylaeus longiceps, and Hylaeus mana che ufficialmente entreranno nella lista il 31 Ottobre 2016.

Si chiama Endagered Species Act e contiene la lista delle specie protette dal governo americano come stilato dal U.S. Fish and Wildlife Service. La decisione di includere le api hawaiane e' giunta dopo anni di ricerca -- dal 2010 ad oggi! -- sull'abbondanza e sul declino di queste api.

Del declino delle api si parla gia' da tanto ma non e' facile finire sulla lista delle endagered species. In questo caso la Xerces Society, una non profit dedicata allo studio della pollinazione, ha coordinato tutti gli studi necessari. Viene fuori che il declino e' dovuto a vari fattori: pesticidi, perdita di habitat, perdita di terreno, perdita di diversita' genetica. 
D'altro canto le api sono fondamentali per pollinare alberi di frutta, noci, e senza di loro non avremmo una agricoltura sana, dalle mele alle mandorle.  Durante la fase di pollinazione insetti, uccelli ed api trasportano polline fra le piante, facilitandone la riproduzione.
Si calcola che grazie alle api negli USA circa 9 miliardi di prodotti agricoli sono frutto del lavoro delle api, e che il loro declino potrebbe portare danni economici gravi. 

Le sette specie a rischio, sono tutte originarie delle Hawaii, anzi sono le uniche originarie di qui e sono cruciali per mantenere un ambiente naturale sano e bilanciato nell'arcipelago. A volte sono presenti anche in altre parti del pianeta. La fine delle api signficherebbe la fine non solo degli alberi che dipendono dalla loro azione di impollinazione ma anche di tutte le specie animali che usano questi alberi come habitat. Una sorta di effetto domino. 

All'inizio degli anni 1990, le api di cui sopra, chamate anche "dalla faccia gialla" nel loro complesso, erano fra gli insetti piu' abbondanti dell'arcipelago, dal mare ai vulcani.  Ma proprio a causa della perdita di habitat adesso sono rimasti pochi esemplari.  Nel 2010 lo stato delle Hawaii si mise a studiare le api assieme con la non profit Xerces Society. Era tutto parte di un progetto federale per  proteggere le specie di pollinatori.  Ed eccoci qui, dopo sei anni.
A che serve questa inclusione nella lista delle specie a rischio? Beh, per dare a chi decide maggiore liberta' nel passare leggi e provvedimenti per intraprendere decisoni che possano arrestarne il declino, e per attirare l'attenzione sui motivi che hanno portato fin qui.  

Io non so che pianeta lasciamo a chi verra' dopo di noi.