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Thursday, August 12, 2010

Monsignore, Fossacesia e MR


Ad Ortona - la tana del lupo - in data 10 Agosto 2010 la rivista D'Abruzzo mi ha dato un premio
per la difesa dell'ambiente e piu' precisamente

per il suo impegno scientifico vissuto non come momento di separazione, ma come stimolo alla condivisione dei saperi. Contro la deriva petrolifera in Abruzzo e in Italia si è spesa con grande energia e passione

Assieme a me, anche l'arcivescovo Monsignor Ghidelli premiato per il suo impegno nella
salvaguardia del creato, della casa a noi affidata da Dio.

Non me lo sarei mai aspettato, e men che meno di sentire il vescovo parlare cosi' vicino a noi persone normali durante il suo discorso di accettazione e senza peli sulla lingua. Ha ricordato che durante l'estate del 2008 l'ENI lo ha supplicato di approvare il centro oli, ricordandogli che "abbiamo gia' speso tanti soldi nell'investimento". Invece Monsignor Ghidelli gli ha detto non solo che era piu importante difendere la vita, ma che non era affar suo se l'ENI aveva fatto un investimento sbagliato!

Anche qui, i signori dell'ENI ne sono andati via con la coda fra le gambe, inciampando per la strada con tutte le loro sei zampe!

Grazie allora all'arcivescovo Ghidelli, e a tutta la Conferenza Episcopale d'Abruzzo e di Molise per essersi espressa, non solo contro la petrolizzazione, ma a favore di altri temi sociali di cui io non posso occuparmi, ma che sono ugualmente importanti, l'acqua pubblica, e una sanita' giusta e funzionale.

E' stato un bel pomeriggio e sono stata anche contenta di avere sentito persone intelligenti dire cose interessanti ed utili. Con me c'erano anche il Prof. Francesco Stoppa, geologo dell'Univerista' di Chieti e il Prof. Franco Farinelli, geografo dell'Universita' di Bologna a raccontare perche' l'ambiente va difeso e protetto.

Non posso fare a meno di ringraziare anche la citta' di Fossacesia, il sindaco Stante e l'assessore Natale per avermi dato il premio Citta' di Fossacesia la sera dell'8 agosto presso la Cantina Sangro, durante la degustazione di vini ed un concerto di musica Jazz.

Ovviamente il grazie piu grande di tutti va a Fabrizia, mia amica.

In Italia la parola ambientalismo e' quasi un peccato. Invece dovremmo tutti essere ambientalisti, nel modo piu' autentico di questa parola. Curare l'ambiente per curare l'uomo, perche' se l'ambiente e' malato sei malato pure tu.

Oggi a San Vito, costa dei trabocchi, bandiera blu. Me ne sono tornata a casa con una busta piena di monnezza gettata in riva - bottiglie d'acqua, polistirolo, cartaccie, cicche di sigarette, cannuccie.

E' cosi difficile non buttare in giro monnezza? E' cosi difficile raccogliere qualche cosa che non ci fa troppo schifo e metterla nei cassonetti, per dare l'esempio? E' cosi' difficile cercare di usare meno buste di plastica, o chiudere l'acqua mentre ci laviamo i denti? E da qui mille altre cose.

Ora esco per andare al TG3. ore 7:30, in diretta con Roberta Mancinelli... queste cose ancora adesso mi mettono il terrore.

Tuesday, August 10, 2010

La BP e i pesci al petrolio




Come da copione ancora una volta. Nel golfo del Messico hanno iniziato a studiare le larve dei granchi attorno al pozzo scoppiato tre mesi fa.

C'e' dentro del petrolio.

Questo e' molto grave, perche' mostra che il petrolio in cosi poco tempo e' riuscito ad infiltrarsi nella catena alimentare e pian piano potra' risalire all'uomo. Un pesce piu' grande mangera' quelle larve, e uno piu' grande ancora, fino ad arrivare a noi.

Mentre le specie piu' piccole accumulano poche quantita' di roba tossica perche' hanno una vita piu' breve, le specie piu' alto alla catena alimentare diventano dei veri e propri accumulatori di porcherie, perche' vivono piu' a lungo e continuamente si cibano di pescetti inquinati. E dai oggi e dai domani, si arriva alle megadosi di roba tossica.

I granchi sono degli ottimi indicatori della salute del mare perche' sono una via di mezzo nella catena alimentare, essendo sia predatori che predati. Sono un considerati "a living repository of information on the health of the environment", e cioe' un repositorio vivente di informazioni sulla salute del mare.

Come gia' detto all'inifito i pesci hanno la tendenza al bioaccumulo, mangiano robaccia e non la espellono, restando a volte piu' inquinati dell'ambiente in cui vivono.

"In my 42 years of studying crabs I've never seen this," ha detto una biologa dell'Univiersita' del Mississippi del sud, in riferimento alle macchie arancioni di petrolio ritrovate su molti pesci e crostacei della zona.

Oltre al petrolio, portrebbe esserci anche traccia dei dispersanti illegali che la BP ha usato per nascondere meglio le macchie di petrolio e che sono molto tossiche.

Ma tanto in Italia questo non succedera' mai.

Monday, August 9, 2010

Pesci al veleno




Livorno, Civitavecchia, Genova, Viareggio e Lerici in provincia di La Spezia. Che hanno in comune queste citta'? Hanno tutte industria pesante, inclusa la raffinazione, la lavorazione e lo smistamento petrolifero e una gestione scellerata del territorio e dell'ambiente, come un po' in tutta Italia del resto.

Livorno - la seconda provincia piu' inquinata d'Italia, dopo Taranto. La ditta chimica Solvay lancia in acqua 3000 chili l'anno di arsenico e mercurio e 6000 di piombo, la ditta Lucchini 9000 chili di cianuro. La centrale Enel ogni anno inquina per 800 mila tonnellate e l'ENI con 500 mila tonnellate, fra ossidi di azoto, composti a base di zolfo ed anidride carbonica.

Civitavecchia - due centrali termoelettriche Enel, una centrale di petrolio convertita a carbone, e una 'torre petrolifera' della Italpetroli a 2km da riva dove scaricano petrolio, benzina e e olio combustible e che vogliono trasformare in un rigassificatore. A 2 km da riva. Segno che una volta che l' industria pesante arriva, non se ne va piu', anzi cresce smisuratamente.

Genova - inquinamento alle stelle, raffineria Iplom nella zona Busalla che periodicamente esplode, acciaierie Italsider a Cornigliano, con il piu' alto tasso di inquinamento acustico d'Italia. Altoforni, cokerie del signor Emilio Riva, lo stesso dell'Ilva di Taranto. Il Castello Raggio demolito per fare spazio alle industrie. Alti tassi di tumori e di morti per inquinamento

Viareggio e Lerici - scarichi in mare di oli lubrificanti, Depuratori che non funzionano e che rigettano a mare fanghi di scarto.

Bene, in mezzo a tutto questo schifo, Greenpeace ha pescato vari campioni di sogliole - che la gente mangia - e ha trovato mercurio, piombo, cromo, idrocarburi, bisfenolo A, metalli pesanti, idrocaruri aromatici policiclici.

LE CONCENTRAZIONI DI INQUINANTI ERANO TUTTI OLTRE I LIMITI DI LEGGE.

E non solo di un pochino, qualche volta anche dieci volte in piu'! Molta di questa roba e' cancerogena. Li vicino ce pure un santuario di cetacei nei quali hanno trovato batteri fecali.

Come gia' detto, le leggi della fisica e della biologia non si possono ignorare.

La colpa e' dei fiumi tutti inquinati che portano in mare ogni sorta di schifezza.

La colpa e' delle industrie di cui sopra, incluse le ditte petrolifere, che scaricano di tutto e di piu' in quei fiumi, nella nostra aria, nella nostra acqua, dove gli capita.

La colpa e' degli amministratori locali e ai piani alti che non hanno il coraggio di contrapporsi veramente agli inquinatori di turno, spesso potenti e incuranti della gente, incluso il signor Emilio Riva che da Cornigliano a Taranto ha portato solo morte e disperazione.

La colpa e' del popolo che non si indigna, che non esige di meglio, che non si arrabbia, che non protesta.

La colpa e' di noi che ci rassegnamo a mangiare sogliole tossiche, cullati da una dolce vita che pian piano marcisce.


Fonti: Corriere Fiorentino

Friday, August 6, 2010

In Val d'Agri petrolio nelle sorgenti



Purtroppo non ho tempo di aggiornare il blog con tanta assiduita' in questi giorni in cui sono in giro per l'Abruzzo a parlare di petrolio. Ecco allora un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno su cui riflettere. Come sempre, non c'e' piu' rispetto, non c'e' piu' sacralita' per niente.

Qui il testo originale


Dal nostro inviato FABIO AMENDOLARA

CALVELLO - La parte di schifezza oleosa è visibile a occhio nudo. E tutti si chiedono dove arriverà. Perché quello che passa da contrada Autiero di Calvello è un piccolo ruscello che scende fino a valle. E a valle, lo tengono ben presente gli investigatori che hanno sequestrato l’area, c’è la diga del Camastra.

Il nastro bianco e rosso tiene a bada i turisti ma non le vacche che qui, quando l’area non è sfruttata per i «picnic», pascolano indisturbate. Il tour dell’acqua sotto inchiesta comincia da Calvello. La prima sorgente che s’incontra salendo verso la montagna è lungo la strada comunale. «Sorgente dell’Acqua Sulfurea». Il cartello indica che l’acqua non è potabile per inquinamento «chimico e batteriologico». «È lì dal 2004, ma nessuno ha pensato di rifare le analisi», dice Alfonso Fragomeni, avvocato calabrese appassionato di mountain bike e di natura che vive a Calvello da anni.

È stato lui a segnalare, qualche anno fa, che vicino al ponticello di località Acqua dell’abete, a oltre mille metri d’altezza, «c’erano liquami oleosi». E sul «Giornale di Calvello», un foglio d’assalto locale che tengono in vita tra mille difficoltà Pinuccio Vitacca e Luigi Casalaro, già da tempo si chiede: «Ma come è che in un’area incontaminata affiorano liquami oleosi?».

Quei liquami sono riaffiorati nei giorni scorsi. Gli investigatori del Corpo forestale dello Stato hanno effettuato un sopralluogo e depositato un’informativa in Procura. I magistrati Sergio Marotta e Salvatore Colella hanno disposto il sequestro.

«Io quest’acqua l’ho bevuta sempre», dice Nunzio, di professione cuoco. È fermo davanti al cartello dell’acqua sulfurea in compagnia di un amico. «Veniamo qui dopo pranzo, per stare un po’ al fresco», dice. «E vorremmo proprio sapere se la sorgente è ancora inquinata».

Poco più su c’è l’area attrezzata di contrada Autiero. I sigilli della Forestale sono in bella vista. L’acqua è sporca, melmosa e di color ruggine. «Qualche anno fa era limpida e pulita», dice Giampiero D’Ecclesis, geologo, che per l’Università della Basilicata fece un monitoraggio.

E la sospetta presenza di idrocarburi? «Quando facemmo i prelievi e le analisi - dice il geologo - in quell’acqua non ne trovammo». Gli altri sigilli della Procura sono all’Acqua dell’abe - te, un’area attrezzata con tavoli, panche e fornaci per l’arrosto. Qui l’amministrazione, in via preventiva, ha chiuso la fontana. Nelle pozzanghere che costeggiano il piccolo ruscello c’è la stessa acqua oleosa che è arrivata più giù. Un cartello avverte: «Area sottoposta a sequestro giudiziario ». A dieci giorni dal ferragosto.

petrolio"NON E' LA PRIMA VOLTA CHE ACCADONO COSE DEL GENERE"
«Ci troviamo di fronte a strani liquidi che minacciano delicatissime e vulnerabili falde acquifere dovute a vicine installazioni petrolifere ed oleodotti. In attesa di conoscere l’origine dell’incidente e nel sollecitare gli organi giudiziari ad assicurare alla giustizia i responsabili di questo ennesimo disastro petrolifero che interessa il parco nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese, la Ola ricorda come questo episodio segue analoghi provvedimenti giudiziari relativi alla sorgente Acqua dell’Abete, sempre in territorio di Calvello, in cui il Corpo forestale dello Stato sequestrò l’area nel mese di novembre 2008 e di analogo inquinamento della sorgente Acqua Sulfurea ».

Lo sostiene la Ola, organizzazione lucana ambientalista, in una nota diffusa ieri pomerig gio. «Nonostante la Ola abbia ripetutamente richiesto la natura delle sostanze rinvenute - viene ribadito nel comunicato - nonché la causa dell’inquinamento determinato dalla presenza di liquidi rossastri ed oleosi probabilmente derivanti dall’attività petrolifere».

Secondo l’Organizzazione lucana ambientalista, «a tutt’oggi non vi è stata alcuna risposta da parte degli enti preposti ai monitoraggi ambientali che palesano il giradisco incantanto del tutto a posto in un momento in cui si tenta di nascondere gli evidenti disastri ambientali con l’espediente delle royalties e lo sconto sulla benzina».

E ancora: «Ci meraviglia invece come la Regione Basilicata non abbia ancora provveduto a nominare il nuovo direttore dell’Arpab, con quello attuale che vede il suo mandato scaduto ormai da tempo». «Un ente che - concludono gli ambientalisti della Ola - non garantisce trasparenza e che perpetua la voluta rinuncia nell’assumere un ruolo di garante in una regione in cui la presenza delle compagnie petrolifere sembra divenuta il prezzo da pagare ai sicari dell’economia che rappresentano gli interessi del governo e delle corporazioni che agiscono in quei Paesi a forte debito pubblico, tra cui l’Italia, anche attraverso l’installazione di insediamenti petroliferi realizzati grazie a governanti complici e compiacenti ».

Thursday, August 5, 2010

I Saraceni di Ortona

Non si possono contrastare le leggi della fisica e della biologia. Porcherie metti nel tuo ambiente e porcherie ti ritornano indietro. Non c'e' scampo.

Mi scrive Nicola, che mi racconta le sue avventure al mare 'I Saraceni' di Ortona, dove andavo anche io da bambina. Oggi a destra del molo c'e' la spiaggia dei bagnanti. A sinistra quella delle navi, del porto, e del sindaco Fratino.com, chiusa alla balneazione.

Mia madre, dopo la guerra e prima del porto e fino agli anni sessanta, faceva il bagno sia a destra che a sinistra. Io ho potuto farlo solo a destra. E quelli che verranno dopo chissa pure se potranno farlo del tutto il bagno.

Ecco cosa dice Nicola.

... attenta a dove vai al mare. Sono andato ieri al mare Saraceni ad Ortona e non ci tornerò più. Mi sono rimescolato nel gasolio, pensa che addirittura dopo essermi asciugato e rivestito, mi vado a sciacquare le mani sporche di sabbia, e le mani si sono unte. Questo è il progresso industriale, navi che arrivano al porto e lavano le cisterne in mare ...

Io non lo so se davvero il liquame di Nicola sia gasolio delle navi, so solo che la Confindustria proclama che il 70% dell'attivita' del porto di Ortona e' collegata all'industria del petrolio e del gas, che e' pratica comune che le navi lancino robaccia dalle loro cisterne in mare, e che e' un dato di fatto che la spiaggia dei Saraceni non e' piu' la stessa di prima.

Wednesday, August 4, 2010

Sul Daily Finance




Qui l'originale del Daily Finance

The effects of the BP (BP) disaster in the Gulf of Mexico have reached all the way to Abruzzo, Italy, where several oil companies -- including Petroceltic, Mediterranean Oil & Gas and Forest Oil (FST) -- have obtained permits to drill for oil beneath the Adriatic Sea and in rural areas famous for their farms and vineyards.

The Italian media is honing in on the risks of drilling, joining locals who are protesting on Abruzzo's pristine beaches. Local newspapers and publications like Liquida Magazine are fueling fears, and Il Tempo newspaper recently published a frightening image showing what a large oil spill would look like in the Adriatic Sea.

One of the most vocal protesters is Dr. Maria Rita D'Orsogna, a physicist and math professor at the California State University at Northridge. "We have all seen the devastation caused by BP," she says, adding that a similar spill would ruin Abruzzo's coast. Born in America, D'Orsogna spent much of her childhood near Abruzzo; now she has made it her business to raise awareness about oil drilling in the area. She has spent the last three years sifting through legal documents and traveling from town to town in Italy to explain the situation to local citizens. "In Italy, the word 'environmentalist' has a bad connotation," she tells DailyFinance. "I knew that the only way of turning the tables around was to educate normal people who would not have necessarily thought of themselves as environmentalists."

Taking On an Industry

D'Orsogna's determination to raise awareness of the ramifications of drilling in Abruzzo has earned the nickname "The Erin Brokovich of Abruzzo." "We are not talking about one oil rig," she says. "Fifty percent of the land and all of the coastline are currently covered by drilling permits."

AOL Video


While oil companies have had to file environmental impact statements in order to obtain permission to drill, D'Orsogna says she believes they have been rubber-stamped by office workers with little relevant expertise. "I am an independent physicist who reviewed Petroceltic's environmental statement on behalf of the Province of Chieti, and sent it to the Ministry of the Environment. It was crap. There was no risk assessment, no emergency plan, no simulations of pollutants in the water, in the air. They will not even tell us what garbage they will pollute our waters with. They repeatedly assured the Ministry (not the people!) that their drilling will have little to no environmental impacts." It's passionate analysis like this that is helping turn the tide in Italy, making it equivalent to what she calls "political suicide" for politicians to say they are in favor of drilling.

Drilling in America is highly regulated, but -- as D'Orsogna notes "Italy has very lax regulations when it comes to drilling and in general protecting the environment." The country is just beginning to enact rules and regulations to govern the industry: only last week, the Italian government passed a law requiring off-shore oil wells to be located at least five kilometers (roughly three miles) from the shore. Previously, there was no restriction on placement, and permits had been granted for wells to be drilled extraordinarily close to the shoreline. By comparison, in order to gain permission to drill within 200 miles of the U.S. coast, companies must go through a "lengthy and transparent" application process, throughout which there are many opportunities for the public to voice their concerns, according to John Romero of the U.S. Department of the Interior.

A Natural Jewel

Even with the new five kilometer restriction, Abruzzo's budding tourism industry could be in danger. This year, thanks to hefty investment from both local sources and the E.U., Abruzzo has been featured as the place to visit in many international publications. The Times of London counted it among the "10 Best Adventures of a Lifetime," The Wall Street Journal featured it as an Editor's Pick in its travel section, and Matt Gross wrote of the joys of tasting the region's delicacies in The New York Times. "Abruzzo is being recognized for its natural beauty and pristine natural settings, almost wild," says D'Orsogna. "Who will want to come visit an oil-rig and oil-tanker-infested coast? Do you know of anyone that thinks of Texas as prime beach destination?"

Hollywood is also in love with Abruzzo. George Clooney's recent film, The American was shot in Abruzzo and the film's director, Anton Corbijn, has joined the "No Oil Abruzzo" campaign. "One of the main characters in our new film is the landscape of Abruzzo," Corbijin told lifeinabruzzo.com. "To think that anyone in their right mind would for some lousy profit and product destroy a large part of this largely unspoilt paradise is beyond me."

If a spill like the one in the Gulf of Mexico were to happen in Abruzzo, D'Orsogna says, the area would never recover. The Adriatic Sea is shallow, with very slow currents that are too weak to carry spilled oil out to sea. "Even a smaller explosion could cause a lot of damage: the oil will get to the coast right away and stagnate there," says D'Orsogna. "And since drilling is so close to shore we will not have the luxury of waiting two months for the oil to reach shore."

Drilling in Fish Sanctuaries

Even without a spill, oil drilling contaminates the surrounding waters. For years, companies like Italian oil giant ENI (ENI) have been drilling into the seabed to test the quality of the oil. D'Orsogna says that even these small tests have led to tar-covered rocks washing up on the beach. Her website features photos of what has been found and she says that after one such incident, "the mayor of the town was so terrified, fearful of seeing these rocks and was so scared that this was going to impact the tourism over there that instead of attacking the oil companies that were doing this, he went ahead and said that people should not be divulging this news because it's going to hurt the reputation of the place." These test sites operate for short periods of only three or four months, but analysis performed by the local water safety office suggest that the waters around these temporary rigs are far more polluted than the rest of the sea.

Abruzzo is also home to a number of fish sanctuaries, some of which have been subsidized by the E.U. in an effort to support the region's active fishing industry, which together with agriculture has annual earnings of around 36 million euros. Astonishingly, many drilling permits have been granted for areas in extremely close proximity to these protected areas: according to D'Orsogna, Petroceltic, an Irish oil company, has filed a request to drill near two E.U. subsidized fish hatcheries. Included in the area of the permit granted to Mediterranean Oil & Gas are two hatcheries, and D'Orsogna says Mediterranean Oil & Gas's rig would be located less than 1 km from them.

Anti-drilling protest in Abruzzo, ItalyD'Orsogna has raised awareness among both citizens and politicians. "It is not about political ideology but simple common sense," says Carlo Constantini, who is a member of Abruzzo's Regional Council. "The citizens of Abruzzo spent hundreds of millions of Euros in agriculture, fishing and to promote tourism. Those investments cannot be sacrificed for the building of the extraction industry, incompatible with agriculture, fishing and tourism." After all, this is the source of the award-winning Montepulciano d'Abruzzo wine, prized organic cheeses and olive oil. "How do we expect to keep labeling our food and wine as organic and natural if they are produced next to oil wells and refineries?" asks D'Orsogna.

Ironically, the oil beneath Abruzzo is of extremely poor quality, with an API Index of 12. The API Index, set up by the American Petroleum Institute, grades oil from a low of 8, which applies to extremely impure oil found in the tar sands of Canada, to highs of 40-50, given to sweet light crude extracted in places like Texas. Abruzzo's oil is categorized as "heavy crude oil," making it difficult to extract, expensive to process and less valuable. Its impurity would also make it extremely tough to clean up in the event of a disaster. "Imagine, what would be more difficult to get rid of: gasoline or motor oil?" says D'Orsogna. "Instead of gasoline, we have the equivalent of thick motor oil, laden with impurities, and that smells of sulfur."

D'Orsogna says that, in exchange for offering up its natural resources, Abruzzo will get very little in return, but could potentially suffer major damage to its main industries of tourism, fishing and agriculture. The area would make money in the form of royalties, but these numbers are not impressive: they would receive 4% of the value of oil extracted from the sea once it is processed and sold on and about 10% from oil extracted from the land. And these small profits must then be shared between Abruzzo and the central government in Rome.

Nearby Warnings

Critics of the Abruzzo drilling plans point out that several nearby areas were changed forever when the oil industry got a foothold. In the region of Basilicata, oil extraction began 20 years ago. At the time, locals who were desperate for jobs welcomed the oil industry, but the cost to the local environment has been steep. In 1998, ENI began exploration in the region's Vall d'Agri National Park in the Apennine mountains. Since then, the list of environmental problems has grown.

According to CEE Bankwatch, an NGO focused on the effects of E.U. investments in industries like mining and drilling, Basilicata's groundwater table has fallen, causing water wells to dry up. Meanwhile, the pollution in the area has had a negative effect on local agriculture, and the oil plant and pipeline have released an intense, noxious smell. D'Orsogna cites numerous studies showing that cancer rates have skyrocketed, while property prices have plummeted. Pollution is so pervasive that byproducts like hydrocarbons have even been found in samples of the local honey.

Meanwhile, unemployment in Basilicata is still a problem: over the past 15 years. the regional population has actually fallen 25% as locals emigrate away from the area's industrial fallout. "About 20 years ago, when the talk of oil first surfaced everyone was happy, but now citizens think that they spoiled their land for very little in return," says D'Orsogna. "There has been no trickle-down effect for the benefit of the people."

In Abruzzo, too, jobs and cash have been promised by oil companies, but here both locals and politicians seem more concerned with preserving a way of life. D'Orsogna tells of farmers who have refused on principle to sell their land to oil companies for millions of Euros. Costantini says that in Basilicata "they had to give up their agriculture when they chose oil. The Abruzzo region would put at stake its fishing and tourism industries, too, besides all of its agriculture."

Abruzzo has another serious environmental concern: the entire region is riddled with fault lines, and is highly susceptible to earthquakes. Last year, L'Aquila, a medieval city in the area, was decimated by a 6.3 magnitude earthquake. Tremors would obviously have devastating effects on an oil well, and there is ample evidence that drilling for oil can trigger earthquakes.

D'Orsogna points out that Basel, Switzerland was hit by a series of earthquakes in 2007, which many scientists have directly linked to a geothermal mining project using a technique that -- she says -- is extremely similar to the drilling process planned for Abruzzo. In fact, according to Treehugger.com, engineers and officials had warned of the risk of earthquakes in Basel before they even began. Similar quakes occurred in Cleburne, Texas, where The Wall Street Journal reported that the town hired its own geophysicist to investigate the connection between the seismic activity and the thousands of mines drilled in the area. Before drilling began, the area had never experienced a single earthquake. "How can we be sure this will not happen to us, given that it is already a highly seismic area?" asks D'Orsogna.

Abruzzo is not the only area in Italy that oil companies would like to exploit. D'Orsogna says that there are plans to drill in the waters just outside of Venice's famous lagoon. It's projects like this that horrify her. "The more time you spend reading about these things, the more disgusted you become, " D'Orsogna sighs. "You're, like, how did we ever get to this point?"

See full article from DailyFinance: http://srph.it/9A2WKF

Monday, August 2, 2010

Daniela Stati

E come poteva interessarsi al petrolio, se non le importava nemmeno del sangue versato dalla sua gente? La cosa fa veramente pieta'. Non se ne salva uno. Una cosa schifosa.

Il vero nome dei termovalorizzatori e' inceneritore. All'Abruzzo non servono. Siamo un milione di persone, con una densita' abitativa bassa. Se solo sapessimo impostare raccolta differenziata, riuso, vuoto a rendere in maniera intelligente, staremmo qui a discutere di altre cose, piu' serie, piu' volte al futuro.

Invece no ci devono qui fare affari e speculazioni su tutto. Sulla monnezza, sul sangue degli aquilani, sul petrolio, sui parchi. Non si puo' andare avanti cosi. Possibile che non ci sia nulla di sacro? La tua gente muore e tu stai li a pensare ai regalini da dare ad amici e parenti?

Ma poi e' questa la gente che ci comanda. Ovviamente, la vergogna e' anche per Gianni Chiodi che l'ha scelta, sebbene suo padre fosse gia' implicato in questioni di illegalita' da prima. Ma poi, lo stesso Gianni Chiodi ha avuto guai con la monnezza di Teramo.

Daniela Stati. Arrestato suo padre, il suo compagno, l'ex amministratore di Telespazio, dove Daniela Stati lavorava.

Una vergogna infinita.

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TANGENTI: ARRESTATI ABRUZZO VOLEVANO SPECULARE SU TERREMOTO LO AFFERMA PROCURATORE L'AQUILA ROSSINI

L'AQUILA, 2 AGO - L'assessore regionale alla protezione civile, ambiente, rifiuti, Daniela Stati - destinataria della misura cautelare interdittiva dalla carica
- e le quattro persone arrestate stamani sarebbero implicate in un'attivita' illecita ''al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009''.

Lo afferma il Procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, chiarendo che non si tratterebbe di un'inchiesta legata al termovalorizzatore. La Procura della repubblica dell'Aquila - si afferma in una nota - all'esito delle indagini svolte dalla Squadra mobile di Pescara, ha chiesto alcune misure cautelari
personali a carico di cinque persone, tra cui l'assessore regionale alla Protezione Civile e all'Ambiente, Daniela Stati, per episodi di corruzione''.

Gli altri quattro coinvolti nell'inchiesta sono il padre, Ezio, e il compagno della Stati, Marco Buzzelli, l'ex deputato di Fi, Vincenzo Angeloni, e Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Telespazio e attuale amministratore delegato di Selex service management, societa' di Finmeccanica.

ANSA 2010-08-02 13:24
TANGENTI: ARRESTI ABRUZZO; SI DIMETTE ASSESSORE STATI L'AQUILA, 2 AGO -

Daniela Stati si è dimessa da assessore regionale alla Protezione civile, rifiuti e ambiente. Lo si è appreso da fonti regionali. La decisione e' conseguente al
provvedimento della magistratura che l'ha interdetta dai pubblici uffici nell'ambito
dell'inchiesta per corruzione su presunti favoritismi nella ricostruzione post sisma. La vicenda giudiziaria ha determinato un terremoto politico nella Regione
Abruzzo. Il presidente, Gianni Chiodi, dovrà procedere a un mini rimpasto forzato,
sostituendo la Stati con un'altra donna, visto che lo statuto regionale impone la
presenza di due donne nell'esecutivo. In tal senso, si apre una corsa all'assessorato alla quale non sarà estranea L'Aquila, che rivendica una rappresentanza in Giunta. Della vicenda giudiziaria si sta parlando nel corso della riunione della Giunta regionale, in corso a Pescara, e alla quale, naturalmente, non sta partecipando l'assessore Stati. Da fonti regionali si apprende che sono imminenti dichiarazioni del presidente Chiodi.